Italia: Nina Zilli, l’intervista: «Benvenuti nel mio mondo vintage, colorato e un pò folle»

La prima domanda è d’obbligo: la “cofana” è vera o finta? Nina Zilli è intonata pure nella sonora risata che si fa prima di rispondere: «Parrucca no, mai. Per anni mi sono cotonata i capelli. Ma da un pò di tempo per non rovinarli mi metto “un bel gatto” sulla testa; non uno vivo eh…. sennò poi gli animalisti se la prendono. È una palla di crespo, di capelli sintetici che sovrappongo alla coda. La preparazione non è lunga. Mi “cofano da sola” in dieci minuti scarsi».

Benvenuti nel mondo vintage, colorato e un pò folle di Nina Zilli, talento rivelato a Sanremo già due anni fa e stavolta definitivamente in orbita. Ora fa pure la primadonna in tv, nello show di Canale 5 «Panariello non esiste», si prepara a rappresentare l’Italia in Azerbaigian all’Eurovision Song Contest e a breve porterà in tournée un repertorio originale arricchito dalle 12 canzoni dell’album «L’amore è femmina».

Come si sente in questa fase frenetica della sua carriera?
«Praticamente sbronza. Ha presente il tasto più veloce del frullatore? Così. Ma io sono già frenetica di mio. Non cambia molto, giusto la stanchezza».

La sua immagine, a metà tra donna glamour e fumetto autoironico, sembra in contraddizione con i suoi pezzi grondanti dispiaceri amorosi.
«Se sono felice non ho niente da dire. Scrivo solo quando sono triste. Ora sto bene, sono fidanzata ma in passato ho avuto delusioni tra apparecchi ai denti e amori andati a male. E “rosico” davanti a quelli come Jovanotti capaci di fare odi all’amore tipo “A te”».

Ma poi, davvero l’amore è femmina come canta nella canzone del titolo?
«È un concetto con molte valenze, perché è vero che, come si dice, l’amore è una cosa da femmine. C’è l’aspetto romantico, ma anche quello sensuale».

Il testo fa venire in mente l’aspetto utilitaristico.
«Beh, vabbè, se tu dai sempre tanto, e da parte degli uomini non arriva niente, alla fine sei autorizzata a pensarla anche così. Ma la mia non voleva essere la versione aggiornata di “Material girl”».

Anche la collaborazione è femmina: Carmen Consoli firma «Un’altra estate». Com’è andata?
«Era un mio sogno da fan. L’avrò vista in concerto almeno 15 volte. Quando era venuta fuori, mi ero detta: “Wow che figata, una cantautrice donna”. Tempo fa le ho scritto una mail ma siccome con la tecnologia siamo due dinosauri, alla fine le ho mandato un piccione viaggiatore in Sicilia con un pezzo in inglese e lei mi ha rimandato il testo. L’ho lasciato così. Le divine non si toccano».

Musicalmente il disco è un caleidoscopio. Si è proprio sbizzarrita.
«Sì, anche perché ho lavorato con geni del suono come Michele Canova e Pino Pischetola. Ci sono atmosfere passate rivisitate in chiave moderna, un calore vinilico tra blues, r&b, swing, Motown e sintetizzatori Anni 70, un po’ Clash. In alcuni pezzi, compreso “Per sempre”, ho usato un echorec Binson originale, uno scatolotto in ghisa capace di modificare il suono in analogico e non in digitale, e di ridare un vero sapore Anni 60».

E dove l’ha trovato?
«Ho il mio “spacciatore vintage” di fiducia. È un settantenne di Piacenza, si chiama Gianni ed è un invasato peggio di me. Ha un magazzino strapieno di cimeli».

Ma con tutto questo vintage non teme l’effetto macchietta?
«Ma no, adoro inglobare tante anime ma i miei testi non sono bon ton come quelli del passato. E sul palco non ho niente delle signorine rétro. Mi ha visto? Sudo come un muratore».

E per Giorgio è… «brava e discola»

Coppia a sorpresa, il capocomico toscano Panariello e la vedette d’altri tempi. Com’è nata? «Complice una pioggia torrenziale che si è abbattuta sui Wind Music Awards della scorsa estate e i ritardi conseguenti, Giorgio e io abbiamo avuto modo di conoscerci e scherzare. Un giorno mi ha chiamata e ha cominciato a parlare di orchestra, varietà d’altri tempi, Alberto Lupo, Mina. Io non l’ho fatto nemmeno finire di parlare: gli ho detto subito di sì».

Lui, felice dopo il buon debutto di «Panariello non esiste», annota: «È bella, brava e pure simpatica. Ho capito subito che poteva essere la compagna ideale in questa avventura. Come maestro la promuovo a pieni voti, anche se a volte è un po’ discola, chiacchiera e tocca cambiarla di posto… Scherzo, naturalmente. Insieme giocheremo molto, sulle note di canzoni del passato come “Se telefonando” rivisitata in chiave litigarella, ma anche in qualche gag». E lei anticipa: «Mi regalerò omaggi musicali a cominciare dalle Ronettes di “Be my baby”. Sentirete che roba».

(Tratto da: sorrisi)