
«ma solo perché lì c’era l’ospedale, io ho sempre vissuto a Squinzano, in provincia di Lecce», precisa l’ex componente degli Aram Quartet (i vincitori della prima edizione di X Factor) alle prese con una nuova carriera da solista.
Antonio, quando ti sei innamorato della musica?
«Leggende familiari raccontano che quando avevo due anni obbligai mio padre a registrarmi la sigla di Renzo Arbore “Ma la notte no” per ascoltarla e cantarla in continuazione. In fondo credo di essere cresciuto sognando di fare questo: cantare».
Suoni uno strumento?
«Insulto il piano».
Musica di riferimento?
«Il grande cantautorato italiano. Storico e moderno, come Max Gazzè, Daniele Silvestri, Simone Cristicchi…»
Ci descrivi il pezzo che porti a Sanremo?
«Si intitola “Mi servirebbe sapere” e racconta di un uomo conteso tra due donne, che rappresentano il bene e il male. Mi piace giocare tra testo e sottotesto. Musicalmente lo definirei elettro pop con sfumature rétro».
Che look avrai sul palco dell’Ariston?
«Mi piace l’eleganza, ma estrosa: giocherò con le mie spillette, ne ho un centinaio».
Cosa ti aspetti dal Festival?
«Far conoscere la mia musica a una platea vasta, a un pubblico che normalmente non mi ascolta».
E dopo?
«Il mio primo disco da solista “Nonostante tutto” (Universal music) e poi un tour: il palcoscenico è il momento più gratificante per un artista»
Il tuo preferito tra i colleghi?
«Sono tre: Renzo Rubino, Ilaria Porceddu e Il Cile».
(Tratto da: TV Sorrisi e Canzoni)
