I 14 brani scelti dai Campioni coprono un periodo che va dal 1959 al 2001. I più presenti sono gli Anni 60 (sette brani), seguiti dagli Anni 50 e 80 (tre brani ciascuno). Un brano arriva dagli Anni 70, uno dagli Anni 2000. Non sono rappresentati gli Anni 90.
I Campioni avevano la facoltà di esibirsi con ospiti, ma pochi hanno optato per questa scelta. Ecco l’elenco completo delle canzoni, con curiosità e (ove disponibile) il video della performance originale.
Malika Ayane – «Cosa hai messo nel caffè» (con Paolo Vecchione e Thomas Signorelli): Portata al successo nel 1969 da Riccardo Del Turco, al suo debutto al festival dopo il successo di “Luglio”. Il partner straniero abbinato a Del Turco nell’edizione fu il francese Antoine. Inizialmente il brano, che arrivò in finale e si piazzò al 14esimo posto, doveva chiamarsi “Il veleno nel caffè”. Vinse «Zingara» nelle due versioni di Iva Zanicchi e Bobby Solo.
Daniele Silvestri – «Piazza Grande»: A quasi un anno dalla scomparsa di Lucio Dalla (sopra nella foto a Sanremo 72), la sua musica torna all’Ariston grazie a Silvestri. Lucio Dalla la portò a Sanremo nel 1972, l’anno dopo il successo di 4/3/1943. Il brano, che doveva essere interpretato inizialmente da Gianni Morandi, si classificò all’ottavo posto. Dalla, accompagnato sul palco da tre chitarristi, fu presentato da Mike Bongiorno come “l’uomo dal berretto d’oro”. , vinto da Nicola Di Bari con «I giorni dell’arcobaleno». Passarono 40 anni prima di rivedere Dalla in gara a Sanremo, al fianco di Pierdavide Carone nell’edizione del 2012.
Annalisa – «Per Elisa» (con Emma): Canzone vincitrice nell’edizione 1981 grazie all’interpretazione di Alice, alla sua seconda partecipazione al Festival. Il testo del brano, che raggiunse il primo posto in hit parade, ebbe diverse versioni mentre la musica richiama all’inizio l’omonima sonata di Beethoven. La canzone scritta con Alice da Franco Battiato e Giusto Pio, vinse a sorpresa davanti a «Maledetta primavera» di Loretta Goggi. Questa sera, per interpretare la canzone vincitrice di Sanremo 1981, Annalisa sarà affiancata da Emma, come lei lanciata da «Amici». Un duetto, attesissimo dai fan, che riporta all’Ariston la trionfatrice di un anno fa.
Marta sui Tubi – «Nessuno» (con Antonella Ruggiero): Canzone con cui Betty Curtis debuttò al Festival nel 1959. Il brano, interpretato nell’edizione anche da Wilma De Angelis, fu poi ripreso nell’indimenticabile interpretazione di Mina (uno dei più grandi succesi). Si parlò di un tentativo di sabotaggio perchè, secondo le leggende del Festival, Betty Curtis prima di entrare in scena ricevette un bigliettino contenente una polverina che avrebbe dovuta farla starnutire. Il brano si classificò all’ottavo posto. Uno dei più grandi successi di Mina, «Nessuno», fu lanciato a Sanremo nel 1959 da Betty Curtis e Wilma De Angelis. Vinse «Piove» di Domenico Modugno/Johnny Dorelli, «Nessuno» si classificò all’ottavo posto. I Marta sui Tubi la ripropongono all’Ariston con l’aiuto di Antonella Ruggiero.
Raphael Gualazzi – «Luce (Tramonti a Nord Est)»: Quando Elisa partecipò a Sanremo nel 2001 era al suo primo disco in italiano: in precedenza aveva ottenuto grandi successi cantando in inglese. Scritta con Zucchero e prodotta dalla Sugar di Caterina Caselli, la canzone rivelò al pubblico del Festival il talento straordinario di Elisa che con la sua voce e la sua musicalità fece centro al suo debutto all’Ariston conquistando la vittoria. La canzone più recente tra quelle in programma a «Sanremo Story». Vinse lei davanti a Giorgia («Di sole e d’azzurro»).
Modà – «Io che non vivo (senza te)»: Uno degli esempi più eclatanti di brani che trovano successo ovunque ma non a Sanremo. Pino Donaggio la portò al Festival nel 1965 (48 anni fa), abbinata alla cantante country americana Jody Miller. Il brano si classificò solo settimo ma si impose poi nel mondo con versioni di Mina, Dusty Springfield e Elvis Presley, con il titolo “You Don’t Have To Say You Love Me”. Nel 1965 vinse Bobby Solo con «Se piangi se ridi».
Simone Cristicchi – «Canzone per te»: In gara nel 1968, rappresenta l’unico primo posto ottenuto dal grande Sergio Endrigo a Sanremo. Abbinata all’interpretazione del brasiliano Roberto Carlos, è una delle più belle canzoni della musica italiana in cui si racconta, con una melodia che va dal quasi parlato al melodico, un addio descritto con qualche metafora.
Simona Molinari con Peter Cincotti – «Tua»: In gara nel 1959, la canzone fu al centro di uno dei primi ‘scandali’ di Sanremo perchè il brano, strizzando l’occhio al jazz, era interpretato da Jula De Palma in un modo che alcuni giornali giudicarono troppo sexy con una versione ben diversa da quella classica proposta da Tonina Torrielli. Inoltre, il verso «tua, sulla bocca tua» fu cambiato in «tua, ogni istante tua». Il brano, ricco di sfumature jazz, si classificò al quarto posto.
Maria Nazionale – «Perdere l’amore»: Canzone vincitrice nel 1988 nell’interpretazione di Massimo Ranieri (35 anni fa), alla sua terza partecipazione al Festival. L’anno precedente il brano, cantato da Gianni Nazzaro, non era stato ammesso. Il brano ottenne circa un quarto di tutte le preferenze espresse, tre milioni di voti in più di quelli assegnati al secondo classificato (7.300.000 voti Totip contro i 4,8 della seconda classificata, «Emozioni» di Domenico Modugno). La canzone viene riproposta dalla cantante napoletana. La vittoria di «Perdere l’amore» rilanciò la carriera musicale e televisiva di Ranieri, che a metà degli Anni 70 si era allontanato dal pop per dedicarsi al cinema e al teatro.
Marco Mengoni – «Ciao amore ciao»: Quando Luigi Tenco lo presentò al Festival del 1967 aveva 28 anni. Il brano ebbe varie stesure, Tenco voleva cercare di tracciare una nuova linea per la canzone d’autore italiana. Interprete della doppia versione era Dalida. Fu eseguita la sera del 26 gennaio 1967 e fu eliminata segnando la vita di Tenco, la storia della musica italiana e di Sanremo. Il leader della classifica del televoto ha scelto il brano sull’emigrazione che Luigi Tenco cantò a Sanremo nel 1967, poche ore prima di togliersi la vita, a 28 anni, nella sua stanza dell’hotel Savoy.
Elio e le storie tese – «Un bacio piccolissimo» (con Rocco Siffredi): Il brano venne presentato al Festival nel 1964 dal 18enne Roberto Loreti, in arte Robertino, e dall’americano Bobby Rydell. La canzone riuscì a guadagnarsi l’ingresso in finale e si piazzò undicesima, risultando uno dei 45 giri più venduti dell’edizione. Arrivò alla serata finale, terminata con la vittoria di «Non ho l’età», interpretata dalla 16enne Gigliola Cinquetti.
Max Gazzè – «Ma che freddo fa»: La canzone fu portata a Sanremo nel 1969 dalla 16enne Nada che mostrò per la prima volta al pubblico il suo grande talento. Il brano, interpretato nella doppia versione assieme ai Rokes di Shel Shapiro, si piazzò al quinto posto. La canzone, scritta da Franco Migliacci e Claudio Mattone, ebbe un grande successo con quasi un milione di copie vendute tra Italia e Spagna.
Chiara – «Almeno tu nell’universo»: La canzone, scritta scritta da Bruno Lauzi e Maurizio Fabrizio nel 1972, fu portata al Festival solo nel 1989. Per Mia Martini, che la fece sua con un’interpretazione commovente che è entrata nella storia del Festival, fu l’occasione del ritorno a Sanremo dopo sette anni. Malgrado il successo di critica e di pubblico, si piazzò soltanto al nono posto (all’epoca si votava con le schedine del Totip) ma divenne subito un classico ed una delle più famose della musica italiana.
Almamegretta – «Il ragazzo della via Gluck» (con James Senese, Marcello Coleman, Clementino, Albino D’Amato): Presentata da Adriano Celentano (abbinato con il Trio del Clan) nel 1966, venne bocciata sia dalla giuria popolare che da quella di qualità. Malgrado la canzone non sia arrivata in finale, divenne un brano simbolo della canzone italiana, anche per le tematiche affrontate sul degrado urbano e la cementificazione delle città. Quell’anno vinse «Dio come ti amo» nelle due versioni di Domenico Modugno e Gigliola Cinquetti.
