ESC 2022: Il Comune di Torino approva la variazione di bilancio per l’Eurovision 2022

Dopo l’assegnazione a Torino dell’Eurovision Song Contest 2022, il Consiglio Comunale del capoluogo piemontese ha approvato la variazione di bilancio necessaria affinché si possa svolgere la manifestazione canora. 

Di seguito il comunicato stampa del Comune di Torino: “Il Consiglio Comunale di Torino, nella sessione straordinaria del 13 ottobre 2021, ha approvato – con 32 voti favorevoli e 2 astenuti – una variazione di bilancio per permettere lo svolgimento in città della manifestazione canora Eurovision Song Contest 2022, che la Città si è recentemente aggiudicata. La deliberazione, presentata nella stessa mattinata in una seduta congiunta delle Commissioni Prima e Quinta, prevede lo stanziamento di un fondo di 5 milioni di euro per un periodo limitato di tempo, derivante da recuperi di fondi del bilancio comunale, per garanzie bancarie richieste dalla Rai. Si tratta della decima variazione al Bilancio di previsione finanziario 2021/2023 del Comune di Torino.”

Qui è possibile consultare il testo dell’atto, così commentato dall’attuale prima cittadina torinese nel suo intervento: “Voglio ringraziare gli uffici del consiglio, della Giunta e chi ha portato in aula quest’ultimo atto che è stato molto complesso. Io spero, e so che sarà così, che chiunque sarà il sindaco della Città sentirà suo l’evento perché il lavoro da fare inizia oggi. È un evento che ha ricadute molto significative: parliamo di 140.000.000 di euro di ricadute stimate; più di 40 delegazioni internazionali; 1.500 giornalisti; 2.000 camere fissate per 14 giorni; più di 200.000.000 di persone che guarderanno l’evento in tutto il mondo. Io sono certa che l’evento sarà curato e portato a termine nel miglior modo da chiunque sarà sindaco. Credo che chiudere questo consiglio comunale, che è l’ultimo di questa amministrazione, anche con un voto che vede la convergenza di tutti sia un bel segnale nei confronti della Città.”

Ricordiamo che, la sindaca Chiara Appendino era stata una delle prime a inviare la candidatura della città, forte anche delle mozioni approvate in Consiglio Comunale e del supporto della Regione.

L’Eurovision Song Contest 2022 è stato assegnato alla Città della Mole, dopo l’esame da parte della Rai e dell’EBU-UER dei dossier inviati da 11 delle 17 città che avevano manifestato interesse ad ospitare la kermesse musicale, e dopo aver scremato la lista delle possibili località fino a 5. Alla fine di settembre alcuni rumor davano per certa la predisposizione di un ulteriore contributo economico che avrebbe coinvolto anche la Regione Piemonte, la Camera di Commercio, enti locali ed associazioni territoriali.

La 66ª edizione dell’Eurovision Song Contest 2022 si svolgerà il 10, 12 e 14 maggio 2022 presso il PalaOlimpico di Torino, in Italia, in seguito alla vittoria dei Måneskin con “Zitti e buoni” nell’edizione precedente; sarà la terza edizione della manifestazione musicale a svolgersi in Italia, dopo le edizioni del 1965 e del 1991.

AggiornamentoIn RAI si evidenzia “uno scenario che desta molta preoccupazione”. Carlo Fuortes, Amministratore Delegato della RAI ha suonato l’allarme: nell’audizione tenuta ieri con Commissione di Vigilanza, l’AD del servizio pubblico ha descritto in modo molto dettagliato la precaria situazione dell’azienda, con particolare riferimento all’aspetto economico. Mostrando una serie di slide, il top manager ha evidenziato il trend dei ricavi (da canone, da pubblicità e quelli commerciali) in forte flessione negli ultimi tredici anni e abbozzato alcune proposte per tentare di risalire la china.

“O si garantiscono risorse adeguate alla Rai in linea o avvicinandosi ai principali paesi europei, oppure bisognerà ridurre il perimetro o, in alternativa, lo sviluppo sul digitale e gli investimenti sul prodotto culturale e tecnologico”, ha messo in guarda Fuortes, descrivendo l’attuale canone come “una risorsa del tutto incongrua“. Colpa, in questo caso, dell’ammontare della tassa (in Italia, il più basso d’Europa), definito dall’AD “incongruo rispetto ai grandi impegni della Rai per il futuro”. Al riguardo, tra le varie idee messe sul tavolo dei lavori, il top manager ha avanzato – come riporta Repubblica – quella di far pagare il canone anche alle persone che guardano i programmi tv da tablet e smartphone senza avere un televisore in casa.

Nella sua relazione, Fuortes ha mostrato come i ricavi della Rai si siano ridotti di oltre 702 milioni di euro in soli tredici anni (dal 2008 al 2020). “Un calo del 22% imputabile alla riduzione delle entrate pubblicitarie, per 609.8 milioni di euro, e di altre entrate commerciali”, ha spiegato. La strada da percorrere per invertire la rotta, secondo l’AD Rai, potrebbe passare attraverso quattro “modeste” proposte.

Prima, “il riconoscimento integrale delle risorse del canone, eliminando le trattenute da 110 milioni, finanziando il fondo per il pluralismo con altre risorse“; seconda, “cancellare la tassa sulla concessione sul canone ordinario“; terza, “ampliare il perimetro di applicazione del canone ai device multimediali“; quarta, “ridurre il limite di affollamento pubblicitario per singola fascia all’8%”.

Proprio sul fronte degli introiti pubblicitari, il numero uno di Viale Mazzini ha spiegato che la raccolta sarebbe destinata a ridursi se venisse approvato, così come è, il nuovo Tusmar. Attualmente in discussione nelle commissioni parlamentari di Camera e Senato, lo schema porta l’affollamento medio sulle tre reti Rai dal 4% al 7% nel 2022, al 6% nel 2023, con un impatto riduttivo sulla raccolta di 50 milioni nel 2022, e di oltre i 130 dal 2023. Questo perché esiste anche un limite di affollamento orario (12%+1% da recuperare nell’ora antecedente o successiva). Da qui, la proposta – discussa nei palazzi del governo – di rimodulare il limite per singola fascia all’8%.

“Nel nuovo schema degli affollamenti pubblicitari la Rai ha limiti più stringenti e minore flessibilità, mentre le emittenti private hanno un trattamento in grado di generare risorse incrementali e sono più flessibili”, ha specificato Fuortes, precisando che l’impatto negativo peserebbe in particolare nella fascia 18-24 di Rai1. In numeri, la perdita sarebbe di “50 milioni nel 2022 e oltre 130 nel 2023“. Di conseguenza – ha argomentato – la Rai sarebbe costretta ad “aumentare tantissimo la pubblicità nel daytime a tutto svantaggio dell’esperienza dei teleascoltatori”.

“Abbiamo di fronte un futuro molto incerto. Dobbiamo affrontare grandi sfide: mantenere la centralità della Rai nel sistema dei media, sostenere il sistema produttivo, investire nel rinnovamento tecnologico e immobiliare, sviluppare l’offerta digital e rispondere agli obblighi del contratto di servizio”, ha aggiunto Fuortes nel suo lungo e dettagliato discorso (qui la versione integrale dell’audizione).

Sul fronte editoriale, sollecitato dai parlamentari della Vigilanza, il top manager si è espresso anche sul caso Fedez, e ha affermato: “Non è esatto dire che la Rai abbia ritirato una querela, la Rai non l’ha mai fatta. E sono scaduti i 90 giorni per farlo”.

Sulla vicenda, legata alle polemiche sullo scorso concerto del Primo Maggio, il numero uno della Rai ha sottolineato che si è trattato di un episodio verificatosi prima dell’insediamento della nuova governance.

I recenti problemi di bilancio aziendale potrebbero avere conseguenze considerevole nelle scelti di RaiUno per quanto riguarda la conduzione dell’Eurovision Song Contest 2022. Al sicuro al momento solamente Alessandro Cattelan, forte di un contratto blindatissimo. Salirebbero quindi tutte le quotiazioni del mondo Rai: Milly Carlucci, Ema Stokholma, Camila Raznovic, Carolina Di Domenico, Andrea Delogu. Punto interrogativo quindi per Mika, Chiara Ferragni e Victoria Cabello.