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ESC 2026 – Svezia: L’EBU-UER richiama la Svezia dopo le dichiarazioni di FELICIA su Israele

Polemica sulla cantante svedese FELICIA dopo le dichiarazioni contro la partecipazione di Israele. L’EBU-UER richiama SVT al rispetto delle regole del concorso.

Scoppia una nuova polemica in vista di Eurovision Song Contest 2026. L’European Broadcasting Union (EBU-UER) ha confermato di aver contattato l’emittente pubblica svedese SVT e la cantante FELICIA dopo alcune dichiarazioni rilasciate dall’artista subito dopo aver vinto il Melodifestivalen 2026, sulla partecipazione di Israele alla competizione.

La cantante, vincitrice del Melodifestivalen 2026 e scelta per rappresentare la Svezia all’Eurovision con il brano “My System”, aveva affermato in un’intervista di ritenere che Israele non dovrebbe partecipare al concorso, spiegando che è difficile concentrarsi sulla musica mentre nel mondo accadono eventi tragici: “Non credo che dovrebbero esserci, in realtà, questo è il punto. Ci sono molti omicidi che stanno accadendo, quindi non credo sia giusto. Non credo sia una buona idea per Israele partecipare ad Eurovision. Stavo pensando se dovevo farlo io, e alla fine ho deciso. Andrò ad assicurarmi che non vincano.”

Dopo le dichiarazioni della cantante, l’EBU-UER ha ricordato le regole che disciplinano la partecipazione al concorso, sottolineando la necessità di mantenere la neutralità politica dell’evento.

In una nota ufficiale, l’organizzazione ha spiegato: ” L’EBU sostiene il diritto alla libertà di espressione, tuttavia l’Eurovision Song Contest opera secondo regole che garantiscono neutralità e un ambiente di rispetto reciproco. I partecipanti non possono usare l’Eurovision come palcoscenico politico o creare controversie che possano distogliere l’attenzione dalla musica. ll protocollo Code of Conduct and Duty of Care, sviluppato dai membri del sindacato, afferma chiaramente che i partecipanti ‘non devono sfruttare l’Eurovision Song Contest’ o utilizzare l’evento ‘come strumento di pressione attraverso dichiarazioni politiche o creando controversie, distogliendo così l’attenzione dallo scopo dell’evento, che è la celebrazione della musica e la promozione dell’unità’. Il codice sottolinea anche che il rispetto reciproco tra gli artisti è essenziale. Siamo in contatto con SVT per assicurare che la loro artista abbia chiare le regole e le responsabilità dopo essere stata selezionata per il concorso. Proseguiremo il dialogo con tutti quelli che sono coinvolti, per assicurarsi che le regole siano rispettate e venga protetta l’integrità e la neutralità dell’evento”.

Il regolamento stabilisce infatti che gli artisti non possono utilizzare la manifestazione come piattaforma politica né creare controversie che possano distogliere l’attenzione dalla musica. L’EBU-UER ha inoltre confermato di essere in contatto con SVT per assicurarsi che l’artista sia stata informata delle responsabilità legate alla partecipazione al concorso.

Anche SVT è dovuta intervenire. Parlando ad Aftonbladet, Hanna Dowling, capo della comunicazione di SVT sottolinea: “Gli artisti svedesi che partecipano ad Eurovision hanno il diritto di esprimere la loro opinione, come ciascuno in Svezia. Felicia è stata informata delle regole e delle linee guida di EBU e questa è adesso una questione in mano al team dell’artista.” 

La vicenda ha provocato reazioni anche nel panorama televisivo europeo. Il presidente dell’emittente pubblica spagnola José Pablo López ha criticato duramente l’intervento dell’EBU-UER, definendolo ‘vergognoso’ e accusando l’organizzazione di comportarsi come una “macchina di sorveglianza”.

Nel frattempo Felicia si prepara a esibirsi nella prima semifinale del 12 maggio, dove porterà sul palco di Eurovision 2026 il brano “My System”. La polemica, però, continua ad alimentare il dibattito sulla difficile separazione tra musica e politica all’interno del concorso europeo.

SVT / SVT

Inoltre, si dimette il direttore di ÖRF dopo accuse di molestie sessuali. 

Mentre crescono le tensioni per la controversa partecipazione di Israele all’Eurovision Song Contest 2026, la 70ª edizione è scossa dalle dimissioni del direttore generale dell’emittente austriaca ÖRF, accusato di molestie sessuali.

Come se l’Eurovision Song Contest di quest’anno non avesse già abbastanza polemiche Roland Weissmann, direttore generale dell’emittente pubblica austriaca ÖRF, che tra due mesi ospiterà l’Eurovision Song Contest 2026 già finito al centro delle polemiche, si è dimesso in seguito ad accuse di molestie sessuali.

Weissmann, 57 anni, respinge le accuse, ha fatto sapere l’ÖRF, che nel comunicato con cui ha annunciato le sue dimissioni ‘con effetto immediato’ lo ha ringraziato per i suoi 30 anni in azienda.

“Negli ultimi giorni un dipendente dell’ÖRF ha avanzato accuse di molestie sessuali contro il direttore generale. Roland Weissmann respinge queste accuse”, ha dichiarato l’emittente, aggiungendo che sarà necessario indagare in modo rapido e trasparente.

L’avvocato di Weissmann, Oliver Scherbaum, ha diffuso una nota in cui afferma che al suo assistito non sono stati forniti tutti i dettagli delle accuse mosse contro di lui e che si è dimesso “per evitare danni all’azienda”.

Secondo l’ÖRF, la direttrice di ÖRF Radio, Ingrid Thurnher, assumerà ad interim l’incarico di direttrice generale.

L’Eurovision Song Contest 2026 si terrà a Vienna il 12 e 14 maggio 2026 (le due semifinali) e il 16 maggio 2026 (la finale).

Parteciperanno in tutto 35 Paesi al più grande evento musicale televisivo in diretta al mondo. Quest’anno non saranno in gara Spagna, Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia e Islanda, che si sono tutti ritirati per la conferma della partecipazione di Israele all’Eurovision Song Contest del prossimo anno, nonostante le richieste di esclusione del Paese a causa della guerra a Gaza e le accuse di manipolazione delle votazioni del concorso di quest’anno a favore del concorrente israeliano.

È la prima volta che la Spagna non partecipa al concorso dal 1961 e la sua assenza avrà l’effetto più grande per l’Eurovision Song Contest, in quanto la Spagna è una delle “Big Five” emittenti – un gruppo che contribuisce maggiormente all’organizzazione del concorso, che comprende anche Francia, Germania, Italia e Regno Unito.

Questi Paesi sostengono che partecipare sarebbe ‘inaccettabile’ alla luce delle vittime civili a Gaza, provocate dalla risposta di Israele all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.

Nonostante lo slogan ‘United by Music’ e il fatto che l’ÖRF abbia già confermato che non proibirà la bandiera palestinese né coprirà eventuali fischi contro l’esibizione israeliana, le tensioni diplomatiche e i diffusi boicottaggi continuano a gettare un’ombra sulla 70ª edizione del concorso.

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