SANREMO 1970-1979 – STORIA E STORIE DEL FESTIVAL

SANREMO IN PILLOLE 

In questa sezione, anno per anno, titoli, interpreti, autori, presentatori e classifiche.

•SANREMO 1970 (20a Edizione). Giovedì 26, Venerdì 27, Sabato 28 Febbraio 1970

  • Presentano: Enrico Maria Salerno, Ira Furstenberg e Nuccio Costa
  • Orchestra diretta da: del Festival
  • Totale brani: 26
  • Organizzazione: Ezio Radaelli
  • La Formula: Due interpretazioni per brano, 14 brani qualificati per la serata finale.
  • Canzone vincitrice: “Chi non lavora non fa l’amore”, cantata da Adriano Celentano e Claudia Mori

– È il Festival del ventennale. Lo precede una serata di gala con i vincitori di tutte le edizioni

– La fortuna dell’ultimo momento: Morandi rinuncia e in extremis vengono coinvolti gli sconosciuti Ricchi e Poveri. Arriveranno secondi e sarà l’inizio del loro successo

– Fa sentire la sua voce l’Unione Cantanti per mano di Edoardo Vianello. Risultato: limiti all’invasione di artisti stranieri, cachet per gli artisti italiani in gara e numero limitato per i debuttanti

– Famiglie a Sanremo: Adriano Celentano e la moglie Claudia Mori

– Celentano dimentica le parole della canzone nella prima serata. La canzone, che affronta il tema degli scioperi in un periodo davvero bollente, suscita numerose polemiche tra cui quella di Sergio Endrigo, che la critica pubblicamente

– Minacciato un attentato contro il vincitore o la vincitrice del Festival. La Polizia presidia il palco

– Sul palco Antoine improvvisa un balletto con la fidanzata

– La canzone Taxi, di Antoine, viene giustamente accusata di plagio. Antoine e la casa discografica saranno condannati al risarcimento danni e alla distruzione di spartiti e copie fonografiche. E’ il primo caso di plagio sanremese riconosciuto ufficialmente e sanzionato

– Debutto sanremese per Patty Pravo e per Ron

– Curiosità: molti attribuiscono la canzone della Pravo (La spada nel cuore) a Lucio Battisti perché esiste un provino con la sua voce

– Stupisce Sandie Shaw, che arriva sul palco a piedi scalzi

– Tra gli ospiti c’è Nino Manfredi che canta Tanto pè cantà

– Mina, che da tempo è in rotta con il Festival, si sposa proprio nei giorni della manifestazione rubando grandi spazi su giornali e Tv. Molti dicono che abbia scelto questa data proprio per fare un dispetto al Festival

– Altre canzoni del Festival: La prima cosa bella (Ricchi e Poveri – Nicola Di Bari), L’Arca di Noè(Sergio Endrigo – Iva Zanicchi), Eternità (Ornalla Vanoni – I Camaleonti), La spada nel cuore(Little Tony – Patty Pravo), Io mi fermo qui (Dik Dik – Donatello)

La prima edizione del decennio settanta inizia sotto stelle rivoluzionarie infatti nel nostro paese continua la rivolta degli studenti iniziata nel 1968 e a questa si affianca una rivolta degli operai che desiderano la revisione dei contratti e soprattutto più potere nei confronti dei datori di lavoro che fino a questo momento li hanno sfruttati e non rispettati.

Ecco che si sciopera parecchi giorni a settimana ed a “singhiozzo”, per creare un certo disagio a tutta la popolazione che necessita di beni e servizi. Peggiore atmosfera non si poteva avere per l’edizione ventennale della manifestazione, la cui organizzazione è affidata a due patron: Ezio Radaelli e Gianni Ravera i quali garantiscono serietà e professionalità a tutti: editori, case discografiche, cantanti Viene ingaggiato il coro dei 4 + 4 di Nora Orlandi per affiancare l’orchestra Sanremese, al top del loro successo; infatti questa formazione di cui leader sono Nora e Paola Orlandi era stata alcune presente alla manifestazione ed aveva raggiunto popolarità supportando tutti i più noti esecutori nell’incisione dei loro dischi alla conduzione dapprima si pensa ad Ugo Tognazzi, ma poi si ricade su Nuccio Costa distintosi l’anno prima per eleganza e professionalità, su Enrico Maria Salerno noto attore già giudice di gara di altre manifestazioni ed Ira Fustenberg, principessa e quella che doveva essere ricordata per l’edizione “titolata” del festival, passa alla storia come l’edizione “paperata” della manifestazione per le tante papere e per i tanti errori fatti da quest’ultima.

Vengono invitati degli ospiti: Nino Manfredi, Florinda Bolkan per creare lo stacco con la tanta musica proposta i sindacati della categoria cantanti protestano perché desiderano un numero esiguo di artisti stranieri in gara fissando il numero massimo in cinque che sono: Mal, Rocky Roberts, Antoine, Nino Ferrer e Sandie Shaw tra l’altro tutti quanti italianizzati.

Tante sono le canzoni presentate alla Commissione che ne deve scegliere 24, ma poi in gara ne ammette 26 in quanto non si trova concorde nell’eliminazione di due brani.

Le giurie cambiano ogni sera e sono composte da 550 votanti riuniti in 22 sedi di quotidiani con il compito di scegliere le sette canzoni a sera che accederanno alle finali Tanti sono i big che lottano per un posto alla manifestazione alcuni però resteranno fuori: Maurizio, Wess, Giuliano dei Notturni, Renato dei Profeti, Adamo, Tony Astarita, Patrick Samson, Leonardo, Le Orme, Dominga, Niky, Donatella Moretti, Angela Bini oltre Armando Stula che tenta un suicidio per non essere stato ammesso Celentano cerca di rilanciare il suo Clan e iscrive alla manifestazione tutti i suoi artisti: Brenda Bis, Ketty Line, I Ragazzi della Via Gluck, Pio, Fiammetta e Claudia Mori inizialmente vengono ammessi in gara oltre il molleggiato, sua moglie, Pio, I Ragazzi della Via gluck e Fiammetta, ma poi quest’ultima non compare più nella lista definitiva ed il suo brano viene assegnato ad un altro interprete.

Tornando direttore artistico Ravera, ritorna anche l’acquisizione di diritto di partecipazione al festival da parte dei vincitori del Festival di Castrocaro; e da lì provengono Dino Drusiani e Lucia Rizzi vincitori di quest’ultima edizione, ma il buon Ravera si ricorda anche dei vincitori della passata edizione che non hanno avuto la possibilità di partecipare al Festival quell’anno non organizzato da lui ed invita alla manifestazione Paolo Mengoli e Rosalba Archilletti. Quest’ultima figura tra i partecipanti come interprete del brano di Mal, ma poi Luciano Tajoli si innamora del brano e spodesta la giovane cantante irritando così Mal con la sua partecipazione.

Dal punto di vista artistico tanti sono i cantautori che approdano: Fausto Leali inneggia alla libertà ed alla pace tanto invocata dai figli dei fiori con un brano di sua composizione intitolato “Hippy” e ripetuto dalla brava Carmen Villani che però non riesce a riscattare un brano deboluccio, Tony Renis che con Sergio Leonardi canta la sua “Canzone blu” orecchiabile quanto basta per accedere alla finale, Ricky Gianco autore del brano “Accidenti” proposto da Rocky Roberts e dal Supergruppo composto per l’occasione oltre che dallo stesso Gianco da Montalbetti dei Dik Dik, Sogliani dell’Equipe 84, Di Martino M dei Giganti e Dall’Aglio dei Ribelli, Pino Donaggio in gara con la cantante scalza Sandie Shaw presenta un brano accattivante ma non della sua produzione felice dal titolo “Che effetto mi fa” che viene eliminato alla prima esecuzione.

Debuttano come autori Toto Cutugno con il brano “Ahi che male che mi fai” proposto dal castrocarino Mengoli e dal gruppo del clan I ragazzi della Via Gluck, e Luciano Rossi che scrive “La Stagione in un fiore” proposto dai Gens forti del loro recente successo e da Emiliana.

Torna sulle scene sanremesi anche un altro cantautore Plinio Maggi autore del brano “L’addio” qui proposto da un inadatto Michele e dalla giovane Lucia Rizzi.

Altri due giovani interpreti presenti sono Francesco Banti e Dino Drusiani che propongono la loro scattante “Ora Vivo”. Numerose sono le signore della musica leggera italiana che si contendono la palma della vittoria: Ornella Vanoni interpreta magistralmente “Eternità” un ottimo brano di Bigazzi ripetuto dai Camaleonti, Patty Pravo che esegue con raffinatezza “La spada nel cuore” in coppia con Little Tony giungendo in prima posizione nella prima serata, Gigliola Cinquetti che con Bobby Solo esegue elegantemente “Romantico blues” un blues di stampo sin troppo melodico, la rivelazione dell’anno precedente Nada che tiene a battesimo Rosalino Cellamare in un brano scritto da Jimmy Fontana intitolato “Pà diglielo a mà” brano con due testi differenti uno femminile e l’altro maschile, la delicata Marisa Sannia che sussurra “L’amore è una colomba” riproposta dal bel tenebroso Gianni Nazzaro, la genuina Orietta Berti che in gonna pantalone presenta la sua marcetta-tormentone intitolata “Tipitipiti” e rieseguita da Mario Tessuto, la graffiante Rita Pavone che in coppia con l’emergente Valeria Mongardini presenta un accattivante brano di Umberto Napolitano “Ahi ahi ragazzo” che non accede in finale ma che trova successo sul mercato iberico, la mediterranea Rosanna Fratello che ha dalla sua parte il tifo di Celentano compositore del brano da lei proposto “Ciao anni verdi” e dall’altra quello di Mina che le invia 24 rose rosse nel suo camerino, perché suo padre è il discografico dei Domodossola, gruppo vocale che ripete il brano in seconda esecuzione, la recente sposa Caterina Caselli che in coppia con Nino Ferrer presenta “Re di cuori”, la malinconica Anna Identici che raccoglie successo con “Taxi” ripetuta da Antoine il quale sul palco addirittura balla un valzer con una belloccia di turno e l’outsider Dori Ghezzi che con Rossano gareggia con il brano “Occhi a mandorla”.

Presente alla manifestazione anche Claudio Villa che con Tony Del Monaco propone “Serenata”, senza accedere alla finale, appreso il verdetto si infuria perché Tajoli è giunto in finale con un brano di cui aveva chiesto l’esecuzione.

Debutta al festival inoltre Donatello che con i Dik Dik propone un ottimo brano “Io mi fermo qui” di Albertelli senza accedere alla finale, ma che venderà bene sul nostro mercato discografico.

Sul podio sale Adriano Celentano con la sua “Chi non lavora non fa l’amore” ispirata dalla rivoluzione degli operai di cui ho sopra esposto. Nel corso delle serate fa finta di dimenticarsi le parole della sua canzone, chiedendo scusa al pubblico e pregando il direttore di riattaccare, affinché il pubblico memorizzi meglio la sua canzone che diviene quasi uno slogan. A ripeterla c’è sua moglie Claudia Mori che con la sua bellezza e la sua sensualità cerca di aiutarlo nella vittoria piuttosto criticata dalla stampa che definisce il brano “Qualunquista”.

Nella sera finale si fa coadiuvare da i ragazzi della via gluck nella ripetizione del ritornello e fa impazzire il coro di Nora Orlandi perché non rispetta i ritornelli.

Medaglia d’argento per “La prima cosa bella” uno dei più bei brani di quest’edizione presentato dal suo autore Nicola Di Bari e dal gruppo dei Ricchi e Poveri noto per i suoi impasti vocali (almeno fino a quando è stata presente Marina Occhiena).

Inizialmente l’esecuzione di questo brano fu proposto a Morandi che poi finalista a Canzonissima decise di partecipare a quella trasmissione e rinunciò a sanremo. Allora venne scelto Don Backy che la ascoltò ma la rifiutò.

Al terzo posto Sergio Endrigo si classifica con la sua canzone “ermetica” ma molto suggestiva dal titolo “L’arca di Noè” ripetuta da una Iva Zanicchi sempre più in cerca di un nuovo percorso artistico.

Si chiudono i giochi con i Mintrels già conosciuti nella riviera sanremese che ripetono i refrain dei brani da sottoporre alle giurie e cantano in una nuova formazione la sigla di chiusura.

CANZONI FINALISTE:

NON IN FINALE:

•SANREMO 1971 (21a Edizione). Giovedì 25, Venerdì 26, Sabato 27 Febbraio 1971

  • Presentano: Carlo Giuffrè ed Elsa Martinelli
  • Orchestra diretta da: del Festival
  • Totale brani: 24
  • Organizzazione:Gianni Ravera e Ezio Radaelli
  • La Formula: Due interpretazioni per brano, 14 brani qualificati per la serata finale.
  • Canzone vincitrice: “Il cuore è uno zingaro”, cantata da Nada e Nicola Di Bari

– Novità e polemiche: alla Commissione Selezionatrice si aggiunge in una seconda fase la Commissione di Rinnovamento : ha il compito di riammettere quattro canzoni scartate in precedenza. Tra le quattro ripescate c’è Gesù Bambino, di Lucio Dalla. Viene però imposto di cambiare il titolo in 4 marzo 1943 e di apportare qualche modifica al testo

– Scrive il giornalista Nino Longobardi su Il Messaggero: “La gente avverte uno straordinario bisogno di una tregua sia pur motivata da canzoni. Quasi uno scudo protettivo che la gente metterà tra sé e la realtà italiana, per vivere serate che le diano l’illusione che niente sia cambiato e niente cambierà”

– Doveva esserci anche Orietta Berti ma la sua casa discografica si ritira. Lei rinuncia alla gara ma non alla canzone, che infatti prima del Festival è già nei negozi e alla radio

– Ancora novità: il mega elaboratore elettronico che immagazzina e sforna dati sul gusto del pubblico e sul grado di popolarità dei cantanti. In base a questi dati l’elaboratore indica quale canzone potrebbe essere la vincitrice. E ci riesce

– Ancora contestazioni politiche: il lancio di uova e pomodori da parte dei Maoisti

– Ad aprire il Festival è Antoine con Il dirigibile, e al termine della sua esibizione esce dal palco… volando, con un gancio attaccato alla giacca

– I Ricchi e Poveri bissano il risultato della precedente edizione e sono nuovamente secondi con Che sarà, interpretata anche dal portoricano Josè Feliciano. Anche questa volta c’è il fortunato zampino di Gianni Morandi, che rinuncia a questa canzone

– Strane accoppiate: Adriano Celentano con Sotto le lenzuola insieme al Coro Alpino Milanese. 

– Altre canzoni del Festival: Come stai? (Domenico Modugno – Carmen Villani), La folle corsa(Little Tony – Formula 3).

La XXI edizione della manifestazione inizia con grandi difficoltà; infatti le case editrici, discografiche ed i cantanti hanno scoperto che esistono anche altri canali per promuovere i loro prodotti e disertano la manifestazione, creando un certo malcontento tra gli organizzatori ed il Comune sanremese.

Al timone organizzativo è riconfermato il binomio Ravera-Radaelli che decidono di affidare la conduzione a Carlo Giuffrè supportato dalla ex modella ed ora attrice Elsa Martinelli che si rivela però un poco fredda e distante dal canone delle presentatrici che finora hanno sfilato sul palco del Salone delle feste. Le canzoni presentate alla Commissione sono notevolmente ridotte (110 per l’esattezza) che ne sceglie venti.

Un’altra Commissione denominata di “rinnovamento” seleziona altri quattro brani su dodici da inserire in gara, che si sono distinti per i testi. Le quattro scelte sono: “4/3/1943”, “La folle corsa”, “I ragazzi come noi”, “Bianchi cristalli sereni”.

Tanti sono i cantanti scontenti che non vengono accettati alla rassegna: Mirelle Mathieu, James Brown, Beppe Cardile, Elio Gandolfi, Nancy Cuomo, Ombretta Colli, Manila Renato dei profeti, Ada Mori, Le particelle, i Camaleonti che vorrebbero come partner Iva Zanicchi o Patty Pravo.

Don Backy gradirebbe avere al suo fianco Mina ma sa di certo che la “Tigre” non accetterà. Diffidenti sono anche Claudio Villa, Mino Reitano ed Orietta berti che dapprima viene scelta per un brano ma poi d’accordo con la sua casa discografica decide di non partecipare.

Nessun elemento proviene da Castrocaro in quanto Ravera non sicuro di organizzare il festival decide di non promettere la partecipazione ai vincitori. Si punta moltissimo sullo spettacolo meno sulle canzoni; questo sta a significare come quanto già da questa edizione si punti all’immagine; infatti inizia Antoine che trova in Anna Identici la sua ideale compagna per ripetere la sua canzone “il dirigibile”; alla fine del brano si fa tirare in alto per la giacca da una carrucola in ferro ed acciaio.

Nino Ferrer arriva sul palco in Rolls Royce e con un cane in braccio per promuovere la sua “Amsterdam” , mentre Rosanna Fratello escogita un balletto con 5 ballerini provvisti di cappello per ripetere questo spensierato brano di Pino Calvi dedicato alla cittadina olandese. Anche Piero Focaccia si fa accompagnare da alcune ballerine di diversa nazionalità per presentare la sua orrenda “Santo Antonio Santo Francisco” tra l’altro ripetuta da Mungo Jerry in testa a tutte le classifiche mondiali per la sua “In the summertime”. Mal al contrario sceglie il complesso dei “Quelli” per supportare il suo valido brano dal titolo “Non dimenticarti di me” rieseguito dai Nomadi.

Tutti questi accorgimenti spettacolari non servono per accedere alla finale. Nessuno di questo brano infatti giungerà alla serata conclusiva.

Un Festival all’insegna dei tanti complessi musicali: dai catalani Aguaviva che accompagnano Albano in “13 storia d’oggi”, un brano adatto per le corde del cantante pugliese ai Dik Dik presenti alla manifestazione con il brano “Ninna Nanna” ripetuta da Caterina Caselli, dalla Formula tre in gara con “La folle corsa” brano del quale si attribuisce la paternità a Lucio Battisti, rieseguito da Little Tony, ai New Trolls che usando le loro chitarre e i loro falsetti supportano Sergio Endrigo nel brano “Una storia”, senz’altro minore rispetto alla produzione del cantautore istriano.

Inoltre i siciliani Gens accompagnano Jordan nel presentare “lo schiaffo” e i Giganti che vengono ben presto eliminati nonostante il loro pezzo “Il viso di lei” non sia minore rispetto ad alcuni brani giunti in finale.

Alcuni sono i debutti: Sergio Menegale (poi autore) che presenta “Il sorriso il paradiso”, Maurizio e Fabrizio (noti autori in seguito basti pensare ad “Almeno tu nell’universo”) che propongono l’incolore “Andata e ritorno”. Di certo i brani migliori guadagnano la finale: Donatello e Marisa Sannia con la delicata “Com’è dolce la sera”, Don Backy con la sua “Bianchi cristalli sereni” una canzone di sua composizione a metà tra la romanza e la serenata trova in Gianni Nazzaro un perfetto interprete, Pino Donaggio con la sua melodica “L’ultimo romantico” riproposta con bravura da Peppino Di Capri, Gigliola Cinquetti elegante come non mai canta con energia la sua “Rose nel buio” ripetuta dall’orchestra diretta dall’internazionale Ray Conniff che si stupisce della serietà professionale e della competenze vocale e musicale del coro diretto da Nora Orlandi (che è presente alla manifestazione) tanto da volerli al fianco dei suoi vocalist, nell’esecuzione del suo brano, Adriano Celentano con la sua “Sotto le lenzuola” che parla di un tradimento extraconiugale stupendo il pubblico con il suo look da contadino e volendo al suo fianco un coro di alpini per ripetere il brano e Domenico Modugno che punta tutto sul suo brano “Come stai?” tanto da propinare il brano dapprima ad Iva Zanicchi, poi a Patty Pravo, Annarita Spinaci, Anna Marchetti, Anna Identici, Gigliola Cinquetti, Milva per poi scegliere Carmen Villani che ne farà un piccolo capolavoro di interpretazione rendendo suggestivo ed emozionante, tanto che l’autore si colpevolizzerà per non averlo eseguito a sua volta così bene come la sua partner, si attribuirà la colpa della mancata vittoria e lascerà alla Villani l’esclusiva di cantare questo brano eliminandolo dal suo repertorio.

Tra i brani eliminati degno di nota è “L’ora giusta” interpretato con bravura dalla voce suadente di Edda Ollari che di certo non viene aiutata dalla sua partner Lorenza Visconti una ex fotomodella che di voce ne ha davvero pochina.

A vincere quest’annata sarà Nicola Di Bari con la sua “Il cuore è uno zingaro” ripetuta da una convincente Nada che piange a più non posso dopo la vittoria, non riuscendo a riproporre la sua canzone.

Al secondo posto si piazza Josè Feliciano un portoricano non vedente che ha nel suo sound, beat, folk, country e l’anima latino-americana che con il suo accento straniero propone “Che sarà” un brano di Jimmy Fontana dapprima proposto a Gianni Morandi che lo rifiuta e ripetuto in seconda esecuzione dai Ricchi e Poveri al top del successo.

Terza posizione per Lucio Dalla con la sua “4 Marzo 1943” scritto in poche ore con Paola Pallottino, canzone innovativa per il festival. Tra l’altro è costretto a cambiare titolo ed alcune parole per non cadere nella censura televisiva. Questo brano e’ cantato anche dalla Nuova Equipe 84(nuova perché annovera tra le sue fila alcuni nuovi componenti). Questo brano fa il giro del mondo nelle versioni di Chiquo Barque, Maria Bethania e Dalida.

Che brani sono usciti da questa rassegna, nonostante la critica l’abbia sempre blasonato ! Se lo rapportiamo ai tempi odierni però……

CANZONI FINALISTE:

NON IN FINALE:

•SANREMO 1972 (22a Edizione). Giovedì 24, Venerdì 25, Sabato 26 Febbraio 1972

  • Presentano: Mike Bongiorno con Sylva Koscina e Paolo Villaggio
  • Orchestra diretta da: del Festival, Franck Pourcel (ripetizione brani)
  • Totale brani: 28
  • Organizzazione: Comune di Sanremo (Vittorio Salvetti)
  • La Formula: Due interpretazioni per brano, 14 brani qualificati per la serata finale.
  • Canzone vincitrice: “I giorni dell’arcobaleno”, cantata da Nicola Di Bari

– Eliminata, per la prima volta da quando esiste il Festival, la doppia interpretazione delle canzoni in gara. È l’orchestra di Franc Purcel a ripetere soltanto i refrain delle canzoni

– L’ordine di presentazione sul palco delle varie canzoni è affidato ad un sorteggio. A effettuare questo sorteggio è una bambina di nome Raffaella

– Si rischia di non andare in scena: sciopero sindacale per presunta violazione del regolamento su esclusioni e ripescaggi di talune canzoni. L’assemblea infuocata va avanti per una nottata intera, ma tutto si risolverà per il meglio

– È l’esordio al Festival per Gianni Morandi: “In otto anni di carriera non sono mai stato così emozionato”

– La censura: addirittura il casto Nicola Di Bari incappa nelle forbici della censura e deve cambiare il testo, dedicato alla prima volta di un’adolescente : “A 13 anni hai già avuto l’amante”diventa “A 16 anni hai già avuto l’amante”

– Colpisce l’esibizione colorata, in puro stile hippy, dei Delirium di Ivano Fossati: in tutto 5 componenti della Band e un coro composto da 12 amici

– Debutto per l’esordiente Marcella Bella. Per via della sua capigliatura, che l’indomani diverrà un must tra le ragazze italiane, i giornali la ribattezzeranno cespuglio

– Paolo Villaggio affianca Mike Bongiorno, con il ruolo di guastatore

– Altre canzoni del Festival: Come le viole (Peppino Gagliardi), Vado a lavorare (Gianni Morandi), Jesahel (Delirium), Montagne verdi (Marcella), Il re di denari (Nada).

Roventi sono le polemiche all’inizio e durante il corso del Festival 1972.

Tante sono le innovazioni apportate quest’anno. Dapprima si elimina la doppia esecuzione e si invitano direttamente gli artisti a presentarsi con una canzona scelta per i propri mezzi vocali.

Questa decisione crea un certo malcontento tra gli artisti, ma soprattutto tra i discografici che vedono ridurre notevolmente il numero degli artisti ammessi in gara. Per offrire ai telespettatori un programma di qualità, si ingaggia alla conduzione della rassegna nuovamente Mike Bongiorno affiancato questa volta dalla bella e brava attrice Sylva Koscina, inadatta però nel ruolo di conduttrice dove risulta impacciata. Paolo Villaggio invece viene scelto con il ruolo di “disturbatore”, ma nonostante la sua bravura, il Festival lo intimorisce e solo parzialmente riesce ad assolvere il suo compito.

La gestione torna nelle mani del Comune che affida la direzione artistica ad Elio Gigante, noto per essere il più onesto tra gli impresari, per di più impresario storico di Mina.

Le canzoni pervenute alla Commissione di ascolto sono centodue. La commissione è presieduta da Pippo Barzizza e vanta la presenza di Mario Soldati e Roberto Gervaso. Viene ingaggiato anche Frank Pourcel noto direttore d’orchestra per ripetere i refrain in gara. A Nora Orlandi ed ai 4+4 il compito di supportare i cantanti nelle loro esecuzioni.

Tanti i cantanti non ammessi alla gara: Claudio Villa, Tony Renis, Robertino, Sergio Leonardi, Mino Reitano, Dino, Luciana Turina, Louiselle, I Capitolo sei, Orietta Berti.

Alla vigilia della manifestazione L’Unione Cantanti italiani (un sindacato) chiede la sospensione del Festival ed il rinvio di circa un mese, questo perché la Commissione e l’organizzazione non avrebbe tenuto conto di un articolo previsto nel regolamento festivaliero: ossia quello di includere nella rosa dei partecipanti, artisti di accertata fama.

Secondo il sindacato, sarebbero stati scelti nomi sconosciuti o poco noti. Dunque ecco che viene fatta una denuncia alla pretura chiedendo di verificare tutte le operazioni sinora svolte. Gli esclusi chiedono ai colleghi in gara di essere solidali con loro e la sera antecedente alla prima, la pretura effettua i controlli dalle ore ventidue alle ore 9.00 del giorno successivo per constatare che le operazioni effettuate sono regolari.

Dal punto di vista artistico tanti sono i cantanti noti con brani piuttosto scadenti: Gianni Morandi al suo debutto presenta un brano dal titolo “Vado a lavorare”, Domenico Modugno con una canzone ecologica incita gli ascoltatori all’assenteismo sul lavoro, Gianni Nazzaro giura di non cadere più nelle morse dell’amore con la sua “Non voglio innamorarmi più”. Anche Milva e Gigliola Cinquetti presentano due brani minori rispettivamente “Mediterraneo” e “Gira l’amore”.

Tra i finalisti c’è anche Donatello con la sua ossessionante “Ti voglio”e i Ricchi e Poveri ai quali viene assegnata un brano composto da Romano Bertola vincitore di un concorso “Una canzone per Sanremo”, dal titolo “Un diadema di ciliegie”.

Davvero pochine sono le canzoni degne di nota che non giungono in finale: “Amici mai” un ottimo brano presentato da una raffinata Rita Pavone ormai lontana dallo stereotipo del “maschiaccio”, Angelica una giovane e brava emergente che propone un brano di ispirazione folk “Portami via”ed Anna Identici che per prima porta al Festival una canzone di chiaro contenuto politico “Era bello il mio ragazzo” che tratta degli omicidi bianchi, canzone che viene ripresa dal Pci per la sua prossima campagna elettorale. Addirittura il Tg dedica un servizio alla cantante esclusa dalla manifestazione, cosa assai rara finora.

Gli Aguaviva e Roberto Carlos, unici stranieri in gara deludono con le loro scialbe canzoni, cosi come I Nuovi Angeli, Bobby Solo, Tony Cucchiara e Michele. Escluse anche Carla Bissi (in seguito Alice) con un brano scritto da Memo Remigi “il mio cuore se ne va”, Marisa Sacchetto, pupilla di Mina con un pessimo brano scritto da Paolo Limiti dal titolo “La foresta selvaggia”. Queste due cantanti provengono dal Festival di Castrocaro avendolo vinto in anni precedenti.

L’altra vincitrice è Mara Nanni che viene inserita nell’organico della Orlandi. Debutto anche per Delia con un brano scritto da Ciro D’Ammicco.

Tante sono i successi che ancora una volta nonostante i dubbi di tutti riescono a vendere: “Piazza grande” un sirtaki cantautoriale proposto da Lucio Dalla e dedicato alla sua città, “Montagne verdi” orecchiabile brano scritto da Gianni Bella ed interpretato da Marcella Bella che si rivela al grande pubblico, “Se non fosse tra queste mie braccia lo inventerei” un’ottima canzone tendente al soul scritta dalla Suligoj per Lara Saint Paul che riceve l’applauso più lungo della manifestazione e l’orientaleggiante “Jesahel” con tanto di assolo flautistico alla Jethro Tull, dei Delirium, gruppo capitanato da Ivano Fossati.

Sul podio ancora una volta però canzoni tradizionali: Vince Nicola Di Bari riuscendo a conquistare ben tre vincite nello stesso anno con “I giorni dell’arcobaleno” delicata composizione che parla della “prima volta” di una ragazza.

Segue Peppino Gagliardi con la sua “Come le viole”, canzone melodica aiutata dalla interpretazione lacrimosa e sentita di Gagliardi.

Al terzo posto si piazza Nada con la sua “Re di denari”brano che conquista successivamente il pubblico spagnolo e francese.

A fine manifestazione calano le vendite e gran parte dei partecipanti si dicono delusi. L’unico ad essere soddisfatto è Pietro Parise all’epoca sindaco di Sanremo il quale sostiene che il festival è patrimonio pubblico e come tale va conservato.

CANZONI FINALISTE:

NON IN FINALE:

•SANREMO 1973 (23a Edizione). Giovedì 8, Venerdì 9, Sabato 10 Marzo 1973

  • Presentano: Mike Bongiorno con Gabriella Farinon
  • Orchestra diretta da: del Festival, Raymond Lefevre (ripetizione brani)
  • Totale brani: 30
  • Organizzazione: Elio Gigante, Gianni Ravera e Vittorio Salvetti
  • La Formula:Una interpretazione per brano, 16 brani qualificati per la serata finale. I brani selezionati erano 32 ma risultano esclusi: Terra che non senti di Rosa Balistreri (risultato non inedito) e L’unica chance di Adriano.Celentano, dichiaratosi ammalato.
  • Canzone vincitrice: “Un grande amore niente di più”, cantata da Peppino Di Capri

– Inizia il periodo di crisi più nera per il Festival. La Rai, su indicazione della Commissione Parlamentare di Vigilanza, trasmette in Tv soltanto la serata finale

– Polemica Celentano: Adriano dà forfait all’ultimo momento presentando un certificato medico molto provocatorio, che tra l’altro dice: “Causa sopravvenuta piccola gastrite sono impossibilitato partecipare 23° Festival – Stop. Medico habet consigliato 5 giorni assoluto riposo nonostante mia preghiera darmene solo 3 – Stop. Pertanto mia guarigione est prevista per domenica 11 marzo. Conoscendo mia sensibilità credo che scintilla di questa infiammazione est scoccata nel momento in cui Commissione Selezionatrice ha bocciato notori personaggi della canzone italiana”.

– Altra polemica: la canzone Terra che non senti, interpretata da Rosa Balistreri, viene esclusa perchè si scopre che era già stata eseguita durante una trasmissione della Rai l’anno prima. Lei è simpatizzante del PCI e questo aumenta il casus, qualcuno pensa ad una censura

– Unica partecipazione di Roberto Vecchioni al Festival con L’uomo che si gioca il cielo a dadi

– In gara c’è anche Christian De Sica con Mondo mio, mentre il suo illustre papà è ospite d’onore

– Per la prima volta il Festival viene registrato a colori e inciso su videocassetta. Scrive Luca Goldoni: “Il televisore è stato definito il caminetto dell’era spaziale. Con la videocassetta il caminetto va a farsi benedire”. I tempi iniziano a cambiare!

– Goliardia al Festival: le mitiche Figlie del Vento e la loro Sugli sugli bane bane

– Altre canzoni del Festival: Come un ragazzino (Peppino Gagliardi), Tu nella mia vita (Dori Grezzi e Wess), Vado via (Drupi)

La crisi discografica colpisce anche il festival e questa edizione è contrassegnata da questa crisi.

Il sindaco di Sanremo Pietro Parise si infuria tantissimo quando la Rai gli comunica la sua intenzione a trasmettere le prime due serate solamente via radio e l’ultima in Eurovisione televisiva. Ma i dirigenti rai non se la sentono di sospendere un programma di successo come “Rischiatutto” per mettere in onda un Festival che interessa a pochi telespettatori. Mantengono così la loro decisione. Sarà per questo che il clima è più calmo.

Endrigo canta indossando un golf e rinuncia alla giacca, Vecchioni senza cravatta e la Cinquetti indossando un abito scelto per le vie sanremesi il giorno prima.

Organizzatore di questa edizione incolore è Vittorio Salvetti. A condurla c’è Mike Bongiorno e Gabriella Farinon che un sondaggio indica come la miglior conduttrice passata per il festival.

Viene istituita una commissione composta da giornalisti che decreta “Elisa Elisa” il miglior brano in gara e Junior Magli e Milva i migliori interpreti della rassegna.

Le canzoni selezionate sono trentadue ma si riducono a trenta successivamente; infatti questo festival è soprannominato “il festival del telegramma” in quanto due sono i telegrammi ricevuti durante il corso del Festival. Il primo riguarda Rosa Balistreri, nota folk singer siciliana. Infatti alcuni sostengono che il brano da Lei proposto “Terra che non senti” non è inedito per cui non può gareggiare. La Rai conferma.

Il secondo lo invia Adriano Celentano artista in gara con il brano “L’unica chance”. Celentano sostiene di essere malato di gastrite, a causa dei tanti nomi di prestigio non ammessi alla gara, per dar spazio a numerosi giovani sconosciuti che non godranno, a suo dire, della notorietà che il festival imminente dovrebbe dare un emergente; infatti il molleggiato aggiunge che un giovane può ottenere popolarità solo se affiancato a personaggi di spiccato successo che in questa edizione mancano. Conclude il telegramma scusandosi se questo festival sarà più pallido del solito per la mancanza della sua presenza. A ripetere i refrain si chiama il noto direttore Raymod Levrier.

A dire vero c’è di tutto in questa edizione. Debutta Christian De Sica che presenta un brano dal titolo “Mondo mio”. Tanti sono i gruppi presenti ma eliminati: Mocedades, i Pop tops ai vertici delle classifiche mondiali, i Jet (formazione composta da tre elementi dei futuri Matia Bazar) che si convertono al pop per presentare “Anika na o”, Le Figlie del vento che propongono la prima canzone “ironico-demenziale” del festival dal titolo “Sugli sugli bane bane” che pur non giungendo in finale salgono in hit parade.

Sergio Endrigo vince il premio della critica, ma non giunge in finale, Gigliola Cinquetti presenta un discreto brano di Claudio Mattone dal titolo “Mistero” ma non raccoglie il successo sperato ed anche la brava Lolita in gara con un pezzo scritto dal molleggiato non giunge in finale nonostante la validità del pezzo ed il suo sicuro piglio interpretativo.

Debutto per Drupi che giunge ultimo con il suo brano “Vado via”. Questo brano però convince il pubblico non solo italiano ma anche iberico e francese regalando al cantante un successo inaspettato. Anche Tony Santagata rappresentante folk per eccellenza presenta un brano di sua composizione “Via Garibaldi” senza accedere alla finale. Tante sono le nuove proposte ammesse a questa edizione: Carmen Amato, Bassano, Alberto Feri, Alessandro ma non lasciano traccia.

Le uniche due novità di rilievo sono date dal debutto di Roberto Vecchioni con la canzone “L’uomo che si gioca il cielo a dadi” dedicata a suo padre e Gilda Giuliani che con la sua voce tremula che ricorda molto quella della Piaf ottiene un clamoroso successo con la sua “Serena”.

Analizzando le canzoni giunte in finale, discreto successo lo ottengono i Camaleonti con la loro “Come sei bella” il duo di recente formazione composto da Wess e Dori Ghezzi che con la loro “Tu nella vita mia” conquistano i posti alti delle classifiche e Lara Saint Paul che propone un ottimo brano dal titolo “Una casa grande”.

Brani minori vengono proposti da Donatello, Memo Remigi, Fausto Leali, Lionello, Anna Identici che nonostante questo accedono in finale grazie alla loro popolarità rispetto ai tanti giovani presenti. Debutto cantautoriale per Umberto Balsamo che presenta la sua incolore “Amore mio”, autore anche del pezzo cantato da i Ricchi e Poveri “Dolce frutto”.

Come già detto in precedenza Junior Magli interprete del brano “Povero” vince il premio della Commissione dei giornalisti accreditrati al festival, ma non raccoglie i voti delle giurie.

Vince Peppino Di Capri con “Un grande amore e niente più” un delicato brano con atmosfere da night mentre in seconda posizione si piazza “l’altro Peppino” ossia Peppino Gagliardi con la sua melodica “Come un ragazzino”.

Milva è la prima delle donne classificata e si piazza al terzo posto con la malinconica e struggente “Da troppo tempo” scritta per Lei da Giancarlo Colonnello.

Le vendite dei dischi sono assai minori di quelle preventivate e lontane anni luce da quelle raggiunte nel decennio passato.

Il festival non attira più. Discografici, editori cantanti sono tutti d’accordo con la sperimentazione di altri canali promozionali. Solo il Comune ha i suoi interessi. Sarà perché intorno gravitano sempre paste e pastette?

CANZONI FINALISTE:

NON IN FINALE:

•SANREMO 1974 (24a Edizione). Giovedì 7, Venerdì 8, Sabato 9 Marzo 1974

  • Presentano: Corrado e Gabriella Farinon
  • Orchestra diretta da: del Festival
  • Totale brani: 28 (14 categoria A + 14 cantanti “Giovani”)
  • Organizzazione:Ezio Radaelli
  • La Formula:Una interpretazione per brano, qualificati: 14 cantanti Categoria A di diritto + 4 cantanti della Categoria Giovani.
  • Canzone vincitrice: “Ciao cara come stai?”, cantata da Iva Zanicchi

– Padre Ugolino da Grosseto si offre come impresario per le successive edizioni del Festival, probabilmente nella speranza di moralizzare testi e costumi

– Nel tentativo di attirare i Big, si decide di limitare la classifica al solo primo posto. Le altre posizioni saranno parimerito

– Viene introdotta la “Categoria Giovani”

– È l’anno del Referendum sul divorzio, e c’è molta paura che da una parte o dall’altra il Festival possa dare segnali

– Come l’anno precedente la televisione trasmette soltanto la serata finale

– La più bella emozione del Festival la regala Domenico Modugno con il brano dal sapore autobiografico Questa è la mia vita

– La censura impone modifiche alla canzone Innamorati di Mino Reitano

– I dischi del Festival vendono complessivamente 100.000 copie, davvero niente

Difficile sembra organizzare questa edizione. Il Festival torna nelle mani del Comune che stenta a trovare un organizzatore della manifestazione. Dopo la crisi dello scorso anno nessuno vuole organizzarlo. Si candida Padre Ugolino da Grosseto (padre spirituale di Celentano) che assicura il Comune che riuscirà a far gareggiare Celentano, Mina e Battisti. Alcuni giornalisti sostengono che il Padre si candida per scremare i testi delle canzoni dalle impurità letterarie; infatti oggi i testi si sono evoluti e contengono generalmente parole leggermente peccaminose.

Alla fine il Comune ingaggia la cosiddetta “troika” composta da Ravera, Gigante e Salvetti. A condurre questa edizione c’è Corrado come al solito, garbato, ironico, divertente e professionale affiancato da Gabriella Farinon che presentando questa edizione raggiunge il record delle conduzioni al femminile.

Si cercano anche degli ospiti, ma la Rai decide di trasmettere le prime due serate solo via radio e la terza in diretta tv, così solo Walter Chiari allieta con le sue gag l’ultima serata.

Anche i cantanti non vogliono partecipare quest’anno e si fa davvero fatica a trovarne alcuni disposti a rischiare un’eliminazione a questa gara. Ecco che la troika invita alcuni big abituati a gareggiare, assicurandogli l’accesso alla finale, mentre la gara interessa solo la categoria giovani che da quattordici ai nastri di partenza si riducono a quattro nella serata conclusiva.

Artisticamente tutte le canzoni presentate sono incolore più del solito; Tra i giovani riescono ad accedere alla finale i Domodossola che presentano il brano “Se hai paura”, Anna Melato con la sua “Sta piovendo dolcemente” a conferma della sua popolarità ricevuta nel corso dell’ultima edizione di Canzonissima, la melodica “Il mio volo bianco” presentato da Emanuela Cortesi vincitrice dell’ultima edizione di Castrocaro e l’inutile e sin troppo orecchiabile “Notte dell’estate” che parla delle paure di una giovane ragazza che rimane incinta fuori del matrimonio, riscattata solamente dalla voce di Valentina Greco.

Tra i brani da segnalare in questa categoria degni di nota sono “Fiume grande” una discreta composizione di Franco Simone, “Qui” scritta da Riccardo Cocciante e non certo aiutata dalla esibizione di Rossella che si emoziona e stona un pochino, “Per una donna donna” delicata composizione di Antonella Bottazzi e “La donna quando pensa” brano che vanta la sensibile interpretazione di Paola Musiani; questi due ultimi brani che affrontano temi assai cari al movimento femminista che sta riscuotendo grande successo.

Grande perplessità lascia l’eliminazione di Raoul Casadei che con la sua orchestra presenta “La canta”. Tra i debutti si segnala quello di Donatella Rettore con la sua “Capelli sciolti”, Riccardo Fogli appena staccatosi dai Pooh con il brano “Complici” e Sonia Conti con un brano deboluccio scritto da Gian Pieretti “Ricomincerei” che non riesce a riscattare con la sua valida voce. Torna di moda il tango e due sono gli artisti che si cimentano con questo ballo: Piero Focaccia con la sua “Valentintango” e Les Charlots noti attori al top della loro carriera con l’ironica “Mon ami tango”; ambedue però non convincono e solamente quest’ultimi che gareggiano nella categoria big accedono alla finale, mentre Focaccia già noto per tanti successi si deve accontentare di gareggiare nei giovani subendo l’eliminazione.

Tra i big tanti sono gli artisti che presentano brani minori: Albano con la sua “In controluce” scritta da Paolo Limiti, Mino Reitano che presenta una sua composizione dal titolo “Innamorati”, Nicola Di Bari in gara con “Il matto del villaggio”, Little Tony che sfodera un nuovo look interpretando la sua “Cavalli bianchi”.

Anche gli stranieri Middle of the road presentano un inutile brano dal titolo “Sole giallo” e gli olandesi Mouth and Mcneal sono in gara con l’orecchiabile “Ah l’amore” un brano che certo non ha la qualità dei brani di successo sinora proposti da questo duo.

Tra i debutti c’è quello di Claudio Baglioni autore del brano di Gianni Nazzaro “A modo mio”. Anche Rosanna Fratello delude un poco le aspettative dei suoi fan con “Un po’ di coraggio”.

Tra i brani da segnalare invece c’è quello di Gilda Giuliani “Senza Titolo” un brano di ottima fattura che ha una strana costruzione musicale e non presenta ritornello e quello di Milva che si intitola “Monica delle bambole” che parla di una donna che affronta nonostante l’età, la vita in maniera fanciullesca come quando giocava con le bambole.

Vince sicuramente il miglior brano della rassegna scritto da Cristiano Malgioglio ed interpretato da una convincente Iva Zanicchi dal titolo “Ciao Cara come stai?”.

Tutti gli altri sono secondi a pari merito, così come promesso dagli organizzatori in fase di preparazione. Comunque la stampa accreditata al Festival soffia i nomi del secondo e del terzo classificato.

Al secondo posto si piazza Domenico Modugno con un ottimo brano scritto dalla brava Suligoj “Questa è la mia vita” che parla del bilancio della vita fatto da un uomo di mezza età, mentre la sempre più sexy Orietta Berti in abito di tulle nero interpreta con voce cristallina “Occhi rossi” piazzandosi in terza posizione e confermando la sua popolarità.

A fine manifestazione si registra davvero il crollo delle vendite dei dischi festivalieri: meno di centomila copie, una cifra davvero esigua!Solamente l’edizione 1951 diede dei risultati così deludenti, ma se si pensa che sono passati ormai più di vent’anni dalla nascita del festival, ci si sorprende….. in maniera negativa!!!!!!!!!!!!!!!!!

CANZONI FINALISTE:

NON IN FINALE:

•SANREMO 1975 (25a Edizione). Giovedì 27, Venerdì 28 Febbraio, Sabato 1 Marzo 1975

  • Presentano: Mike Bongiorno e Sabina Ciuffini
  • Orchestra diretta da: Enrico Simonetti
  • Ripetizione brani di: Johnny Sax e Piergiorgio Farina
  • Totale brani: 30
  • Organizzazione: Comune di Sanremo
  • La Formula: Una interpretazione per brano, 12 brani qualificati per la finale.
  • Canzone vincitrice: “Ragazza del Sud”, cantata da Gilda

– Nell’anno in cui nascono le prime radio libere, l’organizzazione del Festival passa dalle mani dei privati a quelle del Comune di Sanremo

– Per il Festival prosegue inarrestabile il periodo di grande declino, anche per quel che concerne le vendite discografiche: sono soltanto 45 mila le copie vendute

– Abbondano gli sconosciuti nella lista dei 30 partecipanti: Kriss and Saratoga, Le Nuove Erbe, Eva 2000. Su 30 cantanti ci sono ben 26 esordienti

– Le canzoni sono votate da giurati che sarebbero stati selezionati a caso dall’elenco telefonico

– Si mette in luce, in tutti i sensi, Valentina Greco. Bella voce… e abito trasparentissimo che lascia vedere quasi tutto

– La polemica: la canzone di Emy Cesaroni “1975… amore mio” viene accusata di non esser inedita perché cantata con un altro titolo in uno special della Tv svizzera. La Commissione prima la esclude, poi la riammette con l’escamotage che lo show non è mai andato in onda. Sei anni più tardi il brano verrà ufficialmente dichiarato non inedito e il Comune di Sanremo sarà costretto a pagare 10 milioni di lire di multa

– La Rai trasmette soltanto la serata finale e neanche per intero. La diretta è infatti interrotta prima della proclamazione della vincitrice, e così si dovrà attendere il telegiornale della notte per sapere chi ha vinto

Nel 1975 l’organizzazione del Festival è ad appannaggio del Comune. Tante sono le polemiche per questa scelta ma la giunta comunale ritiene che per dare credito alla manifestazione bisogna che il Comune se la organizzi da solo. Mai scelta più sbagliata.

Alla direzione artistica c’è Bruno Pallesi, noto cantante, autore e discografico che sin da quando riceve il compito arduo di organizzare questa edizione lamenta il fatto che alla Commissione sono giunte canzoni brutte per la maggior parte presentate da illustri sconosciuti. Ed è proprio così dal momento che i big si uniscono e decidono di snobbare il tanto amato festival.

Mike Bongiorno è al timone di questa nave che fa acqua dappertutto ed è aiutato dalla brava e bella Sabina Ciuffini, già sua valletta nei tanti quiz televisivi proposti. Per quanto concerne la gara le canzoni selezionate sono trenta; gareggiano in due serate trasmesse radiofonicamente e solamente sei brani accedono alla finale che viene trasmessa in diretta tv.

L’interesse per questa edizione è scarso tanto da far prendere ai dirigenti Rai la decisione di non trasmettere le votazioni finali né la ripetizione del brano vincitore.

La direzione orchestrale è affidata al maestro Enrico Simonetti ed a ripetere i refrain dei brani prima di sottoporli alle votazioni delle giurie(inesperte) si chiamano due bravi musicisti: Johnny Sax (sassofonista) e Piergiorgio Farina (violinista). Nella stesura del cast viene eliminata Giulietta Sacco grande interprete della canzone partenopea(ma forse ha fatto bene a restare a casa). Nicoletta cantante francese al top delle classifiche rinuncia e Marisa Frigerio una cantante italiana di successo soprattutto all’estero dà forfait poco prima dell’inizio della manifestazione.

Tante sono le polemiche iniziali: alcuni dei partecipanti affermano di aver sborsato svariati milioni per poter partecipare al festival assicurandosi la finale (alla quale poi non hanno partecipato). Alcuni autori di un brano non ammesso alla gara dal titolo “Chiaro”, spifferano che uno dei brani proposti in gara “1975 amore mio” non è inedito. Non si riesce per tempo a notificare questa eliminazione, per cui il brano partecipa comunque guadagnandosi prima delle votazioni l’eliminazione assicurata.

Quattro sono i big in gara: Angela Luce, Rosanna Fratello, Nico (ex componente e leader dei Gabbiani) e Paola Musiani. Dal punto di vista artistico molti sono i brani discreti che vengono eliminati, forse troppo complicate per i palati sanremesi abituati alla melodia ed all’orecchiabilità. Tra questi: “Innamorarsi” proposta dal cantante francese al top delle classifiche Jean Francois Michael, “La paura di morire” scritta da Pino Calvi per la voce duttile di Annagloria, “Scarafaggi” un brano “nero” sia per il colore degli animali di cui si parla nella canzone sia per la voce del suo autore e cantante Goffredo Canarini più volte censurato per i contenuti dei suoi testi, “Sotto le stelle” brano in vernacolo romanesco del famosissimo autore Romolo Balzani(quello di Barcarolo romano) proposto dall’interprete folk Nannarella e la raffinata canzone “Se nasco un’altra volta” proposta da una delle più sensibili interpreti della canzone, Paola Musiani che propone a mio avviso il brano più interessante di questa edizione.

Bravi sono gli interpreti delle altre canzoni in gara, ma purtroppo sono i brani inconsistenti, tra l’altro essendo il mercato discografico in crisi nessuno di questi cantanti godrà di una promozione adeguata. Gabriella Sanna interprete di un brano composto da Gianni Meccia “Adesso basti tu”, Lorenzo Pilat che presenta “Madonna d’amore”, l’easy listening delle Volpi blu in gara con “Senza impegno”ed il liscio tradizionale di Ely Neri che propone “Tango di casa mia”, così come Antonella Bellan e Leila Selli sono discreti artisti che hanno dimostrato in precedenza di possedere del talento.

Vince questa edizione Gilda con il brano “Ragazza del sud”. La cantautrice si fa accompagnare da un gruppo e da quattro ragazze in costume tradizionale della Sicilia, Basilicata, Sardegna e Calabria. La sua canzone tradizionalissima conquista sin dalla prima sera i giurati.

Seconda classificata Angela Luce con “Ipocrisia” un brano sceneggiata che la cantante ed attrice interpreta alla maniera di Amalia Rodriguez. Rosanna Fratello risulta essere ad aex aequo con il suo brano “Va speranza va” orecchiabile e di discreta fattura.

Tra i brani in finale segnalo ancora “Il telegramma” composto da Pino Donaggio e proposto con l’energia vocale del suo interprete Piero Cotto ed “Un grande addio” un brano sussurrato dalla brava e bella Valentina Greco che si presenta con un abito trasparentissimo, forse per contendere la vittoria ad Angela Luce che risulta essere la favorita e che rimane piuttosto stizzita dai risultati.

Tutto il resto come dice “il califfo” della canzone italiana… È noia. Canzoni trite e ritrite che neanche i bravi artisti in gara, ma senza una spiccata personalità riescono a riscattare. E’ sfacelo!!!!!!!!!!! Vendite discografiche: zero sia perché queste canzoni non interessano nessuno sia perché le case discografiche con le quali gli artisti hanno inciso non hanno distribuzione.

Alcuni giornalisti affermano che il festival è morto!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

CANZONI FINALISTE:

NON IN FINALE:

•SANREMO 1976 (26a Edizione). Giovedì 19, Venerdì 20, Sabato 21 Febbraio 1976

  • Presentano: Giancarlo Guardabassi
  • Orchestra diretta da: Riccardo Vantellini 
  • Ripetizione brani di:Orchestra Azzurra (Hengel Gualdi, Bruno Martino, Glauco Masetti, Ely Neri
  • Totale brani: 30
  • Organizzazione: Vittorio Salvetti
  • La Formula: Una interpretazione per brano, 18 brani qualificati per la finale. C’è anche stata una gara a squadre, vinta da: Camaleonti, Sandro Giacobbe e Opera.
  • Canzone vincitrice: “Non lo faccio più”, cantata da Peppino Di Capri

– Segni di ripresa del Festival, tornato nel frattempo nelle mani dei privati: quelle di Vittorio Salvetti, per la precisione

– Si cercano formule nuove per riconquistare audience e salvaguardare i Big da umilianti eliminazioni (ragione di tante defezioni). Si creano così teste di serie, cioè canzoni sicuramente finaliste

– Ci sono ben 17 canzoni che hanno riferimenti all’eros. Non piccolo problema per la Radio Vaticana, che per la prima volta trasmette il Festival

– Altra novità è la presenza di famosi artisti fuori gara tra cui Rita Pavone, Julio Iglesias, Adamo, Suzi Quatro

– Da ricordare che la Rai non ha voluto tra gli ospiti Carol Andrè (la Perla di Labuan nello sceneggiato Sandokan) e Kabir Bedi, che ha chiesto una cifra eccessiva

– Il cantante Antonio Buonuomo è aggredito da un gruppetto di femministe nell’atrio del suo albergo. La sera prima aveva interpretato in gara la canzone intitolata “La femminista”. In realtà era una trovata pubblicitaria organizzata dallo stesso cantante. Peraltro il testo subisce una censura: “Mentre è chiaro che combatti se sul letto tu mi sbatti” diventa “Mentre è chiaro che combatti con degli argomenti adatti”

– Tra le altre canzoni del Festival: Gli occhi di tua madre (Sandro Giacobbe), Volo AZ 504(Albatros, la band di cui faceva parte Toto Cotugno), Sambariò (Drupi), Linda Bella Linda(Daniel Sentacruz Ensemble).

Dopo la disastrosa e precedente edizione, il Comune torna ad affidare l’organizzazione ad un vero patron Vittorio Salvetti, il quale cerca di riportare agli antichi fasti la manifestazione.

Dapprima ingaggia tutta una serie di ospiti importanti per ridare linfa ad un festival che spera in una rinascita; Domenico Modugno che lancia dalla riviera sanremese il suo nuovo singolo di successo”Il maestro di violino”, Rita Pavone che propone un medley di suoi successi, Erminio Macario che con “pel di carota” recita dei frammenti da una commedia musicale di prossima rappresentazione nei maggiori teatri italiani, Mario Del Monaco per gli amanti della lirica, Adamo ed Julio Jglesias quali esponenti della musica internazionale di successo e la star del momento Suzi Quatro.

La direzione d’orchestra viene affidata a Riccardo Vantellini. L’orchestra Azzurra composta da Hengel Gualdi, Ely Neri, Glauco Masetti, Bruno Martino, ripete i motivi in gara per sottoporli alle votazioni.

I giovani sono attirati dalla dance che si balla in discoteca, quindi il buon Salvetti ingaggia un ex cantante oggi apprezzato dj per condurre questa edizione: Giancarlo Guardabassi noto per la sua “erre” francese che conduce la rassegna appollaiato su uno sgabello (il massimo della non formalità).

Tutto questo per adeguare la manifestazione a gusti più moderni. Inoltre si escogita un meccanismo nuovo di gara: Le canzoni trenta per l’esattezza vengono divise in 5 squadre di 6 cantanti, di cui 2 “caposquadra” (big) accedono direttamente alla finale.

Dei rimanenti quattro brani in gara per squadra, quello che ha raggiunto più voti accede alla terza serata ed il secondo classificato viene ripescato per poi tornare a proporre il brano la serata successiva; infatti le cinque canzoni piazzatesi al secondo posto di ogni squadra torneranno a sfidarsi e su cinque pezzi solamente tre accederanno alla finale.

Le serate vengono trasmesse via radio e la terza serata in diretta televisiva. Gli ospiti registrano la loro performance per cui si esibiranno in playback. Viene invitata Radio Montecarlo (al top del successo) che istituisce due premi: il premio alla miglior canzone vinto dagli Albatros e quello dell’eleganza vinto da Dori Ghezzi soprannominata “Lady Festival”.

Artisticamente parlando non ci si aspetta alcune eliminazioni: Leano Morelli che propone un brano cantautoriale di buona fattura “Nata libera”, Santino Rocchetti che si fa notare per la sua voce possente e roca con il brano “E mi manchi”, Rosanna Fratello sensuale come non mai con la sua “Il mio primo rossetto” scritta da Umberto Napolitano, Romina Power versione solista con “Non in due”, Vanna Leali che presenta con disinvoltura vocale un brano scritto da Paolo Limiti intitolato “Torno a casa”.

Anche due esponenti della canzone partenopea vengono sbattuti fuori senza ritegno: Gloriana regina della sceneggiata napoletana Meroliana con “La canzone dei poveri” che esalta la sensibilità ed il gran cuore di chi non possiede nulla ma ha tanto amore ed Antonio Buonomo che presenta una canzone “La femminista”. Tale canzone non piace però alle esponenti di questo movimento che si presentano fuori dal Casinò e lo riempiono di insulti e botte tanto che ci vuole la forza dell’ordine a ripristinare la tranquillità.

Anche Ezio Maria Picciotta viene abbastanza criticato dalle donne perché propone un brano dal titolo “Uomo qualunque” parlandodi quanto oggi il sesso maschile sia diventato oggetto di sesso e niente più. Quanto tempo è passato da quando Villa e Latilla cantava “Il pericolo numero uno” (La donna!). Oggi la situazione si è capovolta.

Il Kitsch è però rappresentato da Maggie Mae con l’orrenda “Syng my song”. Tra i giovani che si guadagnano la finale da segnalare Paolo Frescura con la sua delicata “Due anelli”, Patrizio Sandrelli con “Piccola donna addio” che ripercorre anche se con atmosfere nuove la canzone melodica d’autore, Miko con “Signora tu” che ha per tema l’amore tra una donna matura ed un giovane ragazzino e i Daniel Sentacruz Ensemble che propongono una canzone da ballare “Linda balla Linda” che sarà il vero tormentone di questa edizione.

Tra i big che accedono direttamente alla serata conclusiva sono molti quelli che deludono: I Camaleonti con la loro “Cuore di vetro”, Sergio Endrigo con “Quando c’era il mare”, I Profeti con “Cercati un’anima” e la Strana Società che annovera tra le sue fila Umberto Tozzi con la sua “Andiamo via”.

Anche i Ricchi e Poveri sono a corto di idee e scelgono un brano dalla buona costruzione musicale ma destinato ad un pubblico di bambini. Orietta Berti tenta un rinnovamento con la sua “Omar” dedicata a suo figlio nato da pochi mesi, affidandosi ad arie gitane e facendosi accompagnare sul palco da veri e propri zingari, ma è solo un rinnovamento a metà dunque non riesce del tutto. Drupi al contrario convince con la sua “Sambariò” e parla anche di uso di droghe leggere.

Vince Peppino Di Capri con la sua “Non lo faccio più” che ha per tema il primo rapporto di una ragazza che alla fine però decide di rimanere illibata.

Al secondo posto si classificano Wess e Dori Ghezzi con la loro accattivante “Come stai con chi sei”. In terza posizione si verifica un aex-equo quello di Sandro Giacobbe che con la sua “Gli occhi di tua madre” ottiene un clamoroso successo di vendita e Gli Albatros gruppo capitanato da Toto Cutugno che propone “Volo az 504” che parla della fine di un amore in aeroporto e che presenta l’effetto “aereo” alla fine della canzone. Questa canzone fa il giro del mondo mietendo successo in tutte le classifiche.

A fine manifestazione si può ben dire che Vittorio Salvetti ha compiuto una magia! Non resta al momento che accontentarci di questa modesta ripresa, visibile anche come risultati di vendita.

CANZONI FINALISTE:

NON IN FINALE:

•SANREMO 1977 (27a Edizione). Giovedì 3, Venerdì 4, Sabato 5 Marzo 1977

  • Presentano: Mike Bongiorno con Maria Giovanna Elmi
  • Orchestra diretta da: Riccardo Vantellini 
  • Ripetizione brani di: Orchestra Azzurra (Hengel Gualdi, Bruno Martino, Glauco Masetti, Ely Neri)
  • Totale brani: 12
  • Organizzazione: Vittorio Salvetti
  • La Formula: Una interpretazione per brano, tutti i 12 brani partecipanti sono ripetuti nelle 2 serate e partecipano alla finale, ridotti prima a 6 e poi a 3.
  • Canzone vincitrice: “Bella da morire”, cantata da Homo Sapiens

– Il Casinò è inagibile per lavori, ci si sposta per la prima volta al Teatro Ariston

– Novità, mai piu’ ripetuta: nelle prime due serate i cantanti in gara si possono esibire per 15 minuti ciascuno, con l’obbligo di chiudere con il brano in gara.

– Le canzoni in gara sono soltanto 12, minimo storico, e accedono direttamente alla finale

– E’ l’edizione delle band: Homo Sapiens, Collage, Matia Bazar, Santo California, Albatros, Giardino dei Semplici, La Strana Società

– La Radio Rai invita il pubblico a vedere il festival alla tv abbassando però l’audio ed alzando, invece, quello della radio. Tra i commentatori radiofonici del Festival c’e’ Umberto Eco

– E’ il primo Festival di Sanremo a colori, ma l’apparecchio a colori ce l’ha soltanto il 4% degli italiani

– La finale viene interrotta alle 22.30 per lasciare spazio ad un programma sul dibattito parlamentare delle Camere riunite in merito allo scandalo “Lockheed” che vede coinvolti gli ex Ministri Gui e Tanassi

– La curiosità: durante la sua esibizione, Donatella Rettore distribuisce caramelle al pubblico

– Per la prima volta una band vince il Festival di Sanremo (in precedenza era capitato ai “Minstrels” ma erano ancora i tempi della doppia interpretazione)

– Altre canzoni del Festival: “Tu mi rubi l’anima” (Collage), “Monica” (Santo California)

L’edizione 1977 viene nuovamente affidata all’organizzatore Vittorio Salvetti che ha fatto cose discrete lo scorso anno riportando in auge un festival da alcuni anni in declino.

Questo festival è denominato “il festival del domani”in quanto si fa attenzione nella scelta dei cantanti in gara; infatti vengono selezionati solo quei personaggi in cerca di successo il cui talento è indiscutibile, ma ancora acerbo. Ecco che grandi nomi della canzone vengono eliminati da Claudio Villa, a Gianni Nazzaro, dai I Vianella, a Walter Foini, lasciando perplessi molti addetti ai lavori e suscitando le ire dei tanti fans di questo o quell’artista.

Innanzitutto grandi news da segnalare: lo spostamento della manifestazione dal Casinò delle Feste al Teatro Ariston per motivi di ristrutturazione in corso nella vecchie sede del Casinò. L’altra novità è rappresentata dalla messa in onda della rassegna a colori. In questa nuovo corso festivaliero si affida la direzione d’orchestra al maestro Vantellini per gli stacchetti, ma tornano ad alternarsi vari direttori d’orchestra nell’accompagnamento dei cantanti.

La conduzione è affidata a Mike Bongiorno che si destreggia benissimo anche con i tanti ospiti presenti alla rassegna(grazie alla sua perfetta conoscenza della lingua inglese) ed a Maria Giovanna Elmi, annunciatrice tanto cara sia a grandi che a piccini.

Tante sono le star invitate nel corso dell’ultima serata trasmessa in tv ed in radio che sperimenta un nuovo sistema di programmazione(quello di abbassare l’audio televisivo ed alzare quello radiofonico più pulito, mentre si continuano a vedere le immagini via tv).

Le prime due serate vengono trasmesse solamente via radio. Ad Adriana Asti ed a Umberto Eco è affidato il commento radiofonico del festival; Domenico Modugno che approfitta della manifestazione per presentare il suo nuovo singolo di successo “Il Vecchietto” accompagnato da uno stuolo di bambini, Iva Zanicchi che promuove la sua “Arrivederci Padre”, Marcella che dedica al Mimmo Nazionale una sua versione dance di “Resta cumm’e”, Gigliola Cinquetti, Wess e Dori Ghezzi, i Daniel Sentacruz Ensemble, July and Julie, Les Chocolats, John Miles, Barry White re della discomusic, e l’attore Duilio Del Prete.

Nuovo meccanismo di gara per le dodici canzoni ammesse (il mimimo storico); infatti l’ultima serata le canzoni vengono sorteggiate da un notaio a coppia, ossia si formano sei coppie di canzoni che gareggiano l’una contro l’altra.

Vengono sottoposte alle votazione delle giurie che hanno a disposizione 25 voti che vengono registrati all’interno di due caselle-display visibili nel Teatro. Dopo la prima esecuzione restano in gara 6 canzoni in tre coppie, vengono riascoltate parzialmente e rivotate sempre con la stessa procedura.

La vittoria è però annunciata direttamente nel corso dell’edizione notturna del telegiornale. Dal lato artistico segnaliamo la presenza di tanti gruppi: La Strana Società che propone “Tesoro mio”, Il Giardino dei Semplici “Miele” canzoni un poco sdolcinate tanto di moda in questo periodo, Gli Albatros vincitori morali della scorsa edizione con “Gran premio” che parla delle paure di una donna che ama un ragazzo con l’hobby della corsa.

Si affermano anche svariati autori come Leano Morelli che propone la delicata “Io ti porterei”, Umberto Napolitano in gara con la sua “Con te ci sto” e Santino Rocchetti con la sua melodica “dedicato a te”. Debuttano i Matia Bazar con la loro “Ma perché” proposta dalla voce-strumento di Antonella Ruggiero. Di rilievo la presenza di Donatella Rettore che presentando il suo brano “Oh Carmela” lancia caramelle al pubblico ed il debutto di Michele Zarrillo coautore del brano “E invece con te” presentato dalla brava Daniela Davoli, a mio avviso il brano più bello della manifestazione e l’unico che darà filo da torcere alla canzone vincitrice contro la quale si scontra. Tre sono i gruppi che si piazzano nelle posizioni d’onore.

Vincono la manifestazione Gli Homo Sapiens (primo complesso ad aggiudicarsi la palma della vittoria) con la loro delicata e smielata “Bella da morire”, seguono I Collage gruppo sardo proveniente da Castrocaro con l’orecchiabile “Tu mi rubi l’anima” ed in terza posizione si classificano I Santo California gruppo salentino che propone “Monica”.

Un festival tutto organizzato quale evento televisivo e di spettacolo piuttosto che come gara di canzoni da ricordare. Ma forse anche questo serve per riportarlo al successo?!

CANZONI FINALISTE:

NON IN FINALE:

•SANREMO 1978 (28a Edizione). Giovedì 26, Venerdì 27, Sabato 28 Gennaio 1978

  • Presentano: Beppe Grillo, Stefania Casini e Maria Giovanna Elmi
  • Orchestra diretta da: El Pasador 
  • Totale brani: 14
  • Organizzazione: Vittorio Salvetti
  • La Formula: Una interpretazione per brano, tutti i 14 brani partecipanti sono ripetuti nelle 2 serate e partecipano alla finale.
  • Canzone vincitrice: “… E dirsi ciao!”, cantata dai Matia Bazar

– Per risollevare il Festival, si tenta con i comici

– Il patron del Festival si dichiara demoralizzato per lo scarso livello delle canzoni inviate alla Commissione Selezionatrice. Le canzoni arrivate sono soltanto 30, e la Commissione ne deve selezionare ben 14. Quindi quasi il 50% verrá scelto comunque, mentre in altri tempi le escluse rasentavano il 95%.

– Emergono due personaggi destinati a lasciare il segno: Rino Gaetano con la sua inconfondibile tuba, e Anna Oxa versione punk

– Tanti gli ospiti, tra cui i Village People, Julio Iglesias, Grace Jones

– Il Festival perde sempre di più pubblico giovane. Eppure la musica è tornata a farla da padrona insieme al ballo grazie alla Disco Music

– Polemica tra Rete Uno e Rete Due per una troupe della trasmissione televisiva L’altra Domenica di Renzo Arbore, con Silvia Annichiarico che fa interviste ironiche sul Festival

– Altre canzoni del Festival: Gianna (Rino Gaetano), Un’emozione da poco (Anna Oxa),Quando Teresa verrà (Marco Ferradini)

La ventottesima edizione viene ancora una volta organizzata da Vittorio Salvetti. Il patron del Festivalbar decide di affidare l’orchestra a El Pasador.

Per la conduzione si sceglie di miscelare bene gli ingredienti per far si che tutto scivoli meglio e risulti digeribile da un pubblico sempre più attento ed esigente. Per gli spazi comici c’è la presenza di Beppe Grillo che offrirà una satira pungente sui cantanti e le canzoni mentre Stefania Casini curerà i collegamenti con il pubblico in sala essendo a Lei caro il giornalismo. Lo stesso patron Salvetti conduce la gara e i collegamenti con le giurie, mentre Maria Giovanna Elmi legge il regolamento festivaliero e si limita a presentare qualche sporadico ospite dei tanti presenti, ritenendosi insoddisfatta delle sue mansioni.

Tanti sono gli ospiti invitati alla manifestazione: da Riccardo Cocciante che propone il suo nuovo brano “A mano a mano”, a Patty Pravo che spopola nelle classifiche con “Pensiero stupendo”, ai Village People la delicata cantante indiana Asha Puthly che in abito rosa confetto ammalia il pubblico con la sua “The devil is loose”. Grande successo ancora per Grace Jones che propone una versione dance di un successo storico francese “La vie en rose” e per Sheila cantante francese nota in tutto il mondo che accompagnata dai B Devotion presenta in chiave moderna un successo da musical “The singing in the rain”.

Nuovo meccanismo di gara: le canzoni inizialmente 15 sono divise in tre categorie: interpreti, complessi musicali, cantautori per accontentare tutti i palati. Ma ad inizio manifestazione si constata che nella categoria complessi musicali anziché 5 partecipanti ce ne sono 4 in quanto i Romans che avrebbero dovuto partecipare vengono esclusi perché il loro brano risulta già edito.

Artisticamente nella categoria cantautori si segnala il debutto di Marco Ferradini con la scanzonata “Quando Teresa verrà”, Anselmo Genovese presenta la discreta “Sola tu” e la presenza di due esponenti della nuova canzone d’autore partenopea: Roberto Carrino con “N’addore e castagne” e Ciro Sebastianelli che riscuote successo con la sua “Il buio e tu”.

Nella categoria gruppi, ottimi sono gli impasti vocali della Schola Cantorum in gara con il brano “Un amore” e dei Beans che con il loro ottimo falsetto presentano “Soli”.

Discreto successo ottengono anche i Daniel Sentacruz Ensemble con “Mezzanotte”.

Tra gli interpreti segnaliamo l’ottimo debutto di Laura Luca che con la sua chitarra e la sua dolce vocalità propone un brano di Gian Pieretti dal titolo “Domani domani”, la carica interpretativa di Santino Rocchetti con la sua “Armonia e poesia” e la partecipazione della bella e brava Dora Moroni (valletta di successo di “Domenica in”) che gareggia con un brano composto da Donatella Rettore, tutto imperniato su una voce di contrappunto ai cori.

Tre sono i brani per ogni sezione che accedono alla finalissima trasmessa in tv mentre le altre due sere si continua a trasmetterle via radio.

Vince la manifestazione ancora una volta un gruppo: I Matia Bazar con “E dirsi ciao” un ottimo brano cantato dalla voce solista di Cassano ma impreziosito dai virtuosismi canori della brava e sexy Antonella Ruggiero, al secondo posto si piazza la categoria interpreti con un Anna Oxa debuttante in versione punk con tanto di cappello, pipa e valigetta, con labbra viola e capelli neri corvino che propone l’ottima “un’emozione da poco” scritta per lei da Ivano Fossati.

Terza posizione per la categoria cantautori è ad appannaggio di Rino Gaetano che propone la sua surreale “Gianna”.

Dal punto di vista del mercato si registra un incremento delle vendite per quasi tutte le proposte sanremesi ma soprattutto per tutti gli ospiti che si sono susseguiti sul palco dell’Ariston. Ci si può ritenere soddisfatti? Ai posteri l’ardua sentenza!!!!!!!!!!!!

CANZONI FINALISTE:

NON IN FINALE:

•SANREMO 1979 (29a Edizione). Giovedì 11, Venerdì 12 e Sabato13 Gennaio 1979

  • Presentano: Mike Bongiorno e Anna Maria Rizzoli
  • Orchestra diretta da: El Pasador 
  • Totale brani: 22
  • Organizzazione: Gianni Ravera
  • La Formula: Una interpretazione per brano, 12 brani qualificati per la finale.
  • Canzone vincitrice: “Amare”, cantata da Mino Vergnaghi

– Chiusa la stagione politica della contestazione, è il tempo del disimpegno…del Riflusso. Anche a Sanremo arriva l’aria degli anni Ottanta. Qualche esempio? Enzo Carella cantaBarbara affiancato da due ragazze in calzamaglia aderentissima. Sul palco bamboleggia la procace Anna Maria Rizzoli, tra le reginette del filone eroticomico

– Per alcune canzoni si punta su effetti coreografici: ballerini per gli Ayx, cartelloniste per lepagine gialle di Marinella

– Tra i titoli in gara “l’elegante” Tu fai schifo sempre dei Pandemonium

– Spicca la canzone di Franco Fanigliulo, A me mi piace vivere alla grande, sfrondata di alcuni riferimenti alla cocaina: “bagni di cocaina” diventa “bagni di candeggina.”

– Il Festival rinuncia all’Orchestra ed utilizza le basi musicali preregistrate

– L’ironia del vincente: la vittoria va a Mino Vergnaghi con Amare. Vergnaghi sa di non essere conosciuto dal grande pubblico e capisce che, nonostante la vittoria, il suo nome e il suo volto sono passati via troppo rapidamente. Così l’anno seguente si presta ad un divertente sketch televisivo: davanti all’Ariston si finge intervistatore e chiede al pubblico se ricorda chi ha vinto l’edizione precedente (la sua!). Morale? Nessuno lo ricorda!!! 

– Tra gli ospiti, Demis Roussos, Tina Turner e… Pippo Franco con al sua Mi scappa la pipì che sarà il maggior successo del Festival

– Altre canzoni del Festival: Barbara (Enzo Carella)

L’edizione 1979 del Festival di Sanremo torna ad essere organizzata da Gianni Ravera, il quale cerca di rinverdire la manifestazione.

Al timone del Festival c’è Mike Bongiorno affiancato dalla bambola-sexy Anna Maria Rizzoli che certamente non aiuta il re del quiz, con la sua poca preparazione artistica.

La direzione orchestrale viene affidata ad El Pasador. Questo festival è soprannominato il “festival del riflusso” da Mike Bongiorno che dice di capire che anche i giovani stanno recuperando i vecchi valori che si erano andati perdendo negli anni passati. Dunque tra i vecchi valori viene recuperato anche il Festival di Sanremo.

Questa edizione è ricca di ospiti di spicco che hanno a disposizione sei minuti ciascuno per presentare brani della loro nuova produzione. Così si alternano sul palco sanremese Riccardo Cocciante che presenta “Canzone ad un amico”, Iva Zanicchi che propone alcuni brani dal suo ultimo album “D’Iva”, i Matia Bazar che cantano “Tu semplicità”, Mia Martini che sponsorizza il suo nuovo album scritto interamente da Ivano Fossati e dal quale trae “Danza” da regalare al pubblico sanremese.

Tanti sono gli ospiti stranieri dalla rocker Tina Turner al greco Demis Roussos che è in cima alle classifiche con la sua “Dolce veleno” all’argentina Susana Rinaldi. Completano il cast degli ospiti i comici Gigi Proietti e Pippo Franco che strizza l’occhio ai più piccoli con “Mi scappa la pipì papà”. La sigla di chiusura è affidata alla Schola Cantorum. Anche Alan Sorrenti avrebbe dovuto essere ospite al Festival con la sua “Tu sei l’unica donna per me” ma alla fine dà forfait.

Alla vigilia del Festival c’è grande fervore. Si aspettano con ansia i nomi dei designati partecipanti. Tanti sono gli esclusi da Luisa Bucciarelli ad Anna Rusticano, dai Santarosa a Michele Pecora. Ventidue sono le canzoni in gara di cui solo dodici accedono alla serata conclusiva che viene trasmessa in diretta ed in Eurovisione, così come delle serate precedenti la Rai manda in differita i momenti più salienti della serata.

Molto eterogenee sono le canzoni in gara: dalle easy-listening dei Collage che propongono “La gente parla” alla sdolcinata “Il diario dei segreti” degli Opera, alla supermelodica “In due” proposta da Michele Vicino, alla rockeggiante “Talismano Nero” presentata da Gianni Mocchetti. Massimo Abbate presenta invece “Napule cagnarrà” che si è guadagnata l’ammissione al Festival essendo la vincitrice del concorso “Una canzone per il Festival” vinto dalla sua autrice Wanda Montanelli.

Anche la canzone d’autore è presenta grazie alla surreale “A me mi piace vivere alla grande” di Fanigliulo che otterrà immediato successo, all’incalzante “Ciao Barbarella” del partenopeo Ciro Sebastianelli, dall’orecchiabile “Bimba mia” proposta da Umberto Napolitano alla raffinata “Grande Mago” presentata con bravura da Nicoletta Bauce. Dal Festival di Castrocaro proviene Roberta alla quale è affidata però l’insulsa “Il sole la pioggia” che non va nemmeno in finale.

Numerosi sono i gruppi presenti: i Kim and the Cadillacs che rockeggiano la loro “C’era un atmosfera” scritta da alcuni componenti dei Matia Bazar, i Pandemonium che cantano la provocante e dissacratoria “Tu fai schifo sempre” che presto diventa lo slogan di questo Festival, i Grimm con la loro debole “Liana”.

Tra i partecipanti ancora da segnalare gli Ayx che mascherati propongono la dance “Ayx disco”, il gruppo francese Il etait une fois con il loro brano “Impazzirò” ed Antoine in gara con un brano fiabesco dedicato all’infanzia “Nocciolino”. Da ricordare che questo è anche il festival dell’immagine. Tutto è imperniato sulle coreografie alle canzoni che vengono presentate alla manifestazione; per questo Marinella goliardica cantautrice bolognese propone la sua “Autunno cadono le pagine gialle” portando sul palco una Fiat 500 tutta tappezzata di pagine stralciate dall’elenco telefonico, Enrico Beruschi noto comico per presentare la sua demenziale canzone, utilizza un coro numeroso di ragazze con cosce di fuori che si chiedono “Cos’è un fiore” alludendo all’organo genitale dell’uomo e Lorella Pescerelli appare con un abito che lascia intravedere quasi tutto per interpretare la sua “New York”.

Ai posti d’onore si piazzano i Camaleonti con la più bella canzone di quest’edizione “Quell’attimo in più” che regala al gruppo una nuova giovinezza. Al secondo posto Enzo Carella che con Panella ha scritto “Barbara”. Il cantautore viene accompagnato sul palco da quattro ragazze con calzamaglia aderentissima e trasparente. A vincere questo festival è però Mino Vergnaghi autore del brano “Amare”, una delicata composizione poco adatta al clima festivaliero anche per al sua flebile costruzione musicale.Si chiude il sipario su quest’edizione che con la sua grande importanza al look ed all’immagine ci traghetta nel nuovo decennio che avrà il tanto sospirato “riflusso” anticipatoci dal buon Mike.

CANZONI FINALISTE:

NON IN FINALE:

(Tratto da: Festival di Sanremo – Sito ufficiale)