
Con una nota pubblicata sul proprio sito ufficiale il Comune di Sanremo ha dato annuncio del bando di gara per l’assegnazione delle prossime edizioni del Festival della Canzone Italiana, in ottemperanza alla sentenza dello scorso 6 dicembre emessa dal TAR della Liguria.
La gara riguarda una convenzione per le prossime tre edizioni della manifestazione, quelle del 2026, 2027 e 2028, “eventualmente prorogabile per un massimo di un ulteriore biennio (massimo altre due edizioni: 2029-2030)”, con “obbligo di trasmissione dell’intero evento in diretta integrale e in chiaro, e diritto esclusivo di ripresa e utilizzazione dell’evento in sede televisiva e radiofonica, previa concessione dell’uso dei marchi registrati ‘Festival della Canzone Italiana’ e ‘Festival di Sanremo’, in sede radiotelevisiva, radiofonica e in ogni forma tecnicamente realizzabile”.
“Al partner individuato – precisa il Comune – sarà inoltre concesso, previo accordo, lo sfruttamento di aree pubbliche sul territorio comunale per lo sfruttamento commerciale e pubblicitario dell’evento e l’organizzazione di eventi collaterali e connessi”.
L’operatore che verrà selezionato dal bando dovrà corrispondere al Comune una cifra pari a 6,5 milioni di euro all’anno (“da aggiornarsi annualmente, a partire dalla seconda edizione”) e “una percentuale, che non potrà essere inferiore all’1% su tutti gli introiti comunque definiti e a qualunque titolo incassat, derivanti dai proventi pubblicitari e da quelli derivanti dallo sfruttamento, in qualunque forma”.
Al bando possono essere ammesse solo “emittenti qualificate”, ovvero “emittenti televisive soggette alla giurisdizione italiana in grado di assicurare ad almeno l’80% della popolazione italiana la possibilità di seguire un evento su un palinsesto gratuito senza costi supplementari”, “generaliste” (che propongano “una programmazione generalista, quale i fornitori di servizi di media audiovisivi a diffusione nazionale in chiaro”), che prevedano l’organizzazione di “eventi collaterali”, con l’evento principale – il Festival – da tenersi “territorio del Comune, nei locali del Centro Ariston”, “nel periodo compreso nel mese di febbraio e la prima decade di marzo di ogni anno”, articolato “su non meno di cinque giorni consecutivi settimanali”.
La procedura per la selezione dell’entità alla quale affidare le prossime edizioni della manifestazione prevede due fasi: la prima “è diretta a individuare l’operatore economico”, mentre la seconda “sarà diretta a negoziare, con l’operatore economico individuato a conclusione della prima fase, i termini finali, ivi compresi quelli di natura economica, della/e convenzione/i regolatrice/i del rapporto di partenariato”.
Il termine per la presentazione delle candidature è stato fissato per le 12,30 del prossimo 19 maggio.
Agli operatori è richiesto, tra le altre cose, di “sopportare l’intero costo economico e lo sforzo tecnico-organizzativo di ciascuna edizione del Festival, ivi compresi quelli relativi agli Eventi collaterali e connessi”, “riprendere e trasmettere, interamente a proprie cura e spese, in data e orario da concordare preventivamente con il Comune: una sintesi (non inferiore a 60′) della manifestazione “Sanremo in Fiore” (o il “Corso Fiorito”); non meno di una serata della “Rassegna della Canzone d’autore-Premio Tenco”, “realizzare, interamente a proprie cura e spese, e trasmettere, in diretta e/o leggera differita, almeno due manifestazioni (c.d. “prime serate”), di cui una da svolgersi nel periodo estivo, in location individuate d’intesa con il Comune nell’ambito del proprio territorio”, “realizzare, nell’ambito degli Eventi collaterali, interamente a propria cura e spese, un ‘palco’ sul quale dovranno esibirsi artisti presenti al Festival o ospiti di pari importanza artistica, durante le giornate del Festival e con collegamento con l’Evento Principale durante la diretta televisiva serale”, “dare priorità, nella vendita dei biglietti e/o degli abbonamenti non acquistati dal Comune, alle richieste avanzate dalle strutture ricettive cittadine”, “riservare al Comune, per ogni serata dell’Evento Principale, e a titolo gratuito, almeno il 20% dei biglietti e/o abbonamenti dei posti utili di platea e di quelli di galleria”.
“Si potrà procedere all’espletamento della Procedura anche qualora venga presentata una sola domanda”, ha precisato il Comune, riservandosi “la facoltà di annullare o non dare ulteriore corso alla Procedura, in ogni momento, a suo insindacabile giudizio”.
Tre giorni dopo la scadenza indicata dal bando, il 22 maggio, il Consiglio di Stato si pronuncerà in merito all’appello – presentato dalla RAI – contro la sentenza del tribunale amministrativo ligure dello scorso 7 dicembre, sbloccando definitivamente il processo.
Le condizioni poste dall’avviso pubblico presentato dal municipio ligure hanno già destato forti perplessità presso l’industria discografica. “Il Comune di Sanremo, nell’avviso pubblicato, dove prevede impegni per il partner non considera assolutamente il ruolo della discografica che con investimenti e contenuti consente al festival di prosperare e generare ricavi”, ha commentato Enzo Mazza, CEO di FIMI – Federazione Industria Musicale Italiana: “La prossima edizione del festival dovrà prevedere un consistente rimborso economico per le imprese partecipanti. Senza la discografia sul palco di Sanremo ci sarebbero giusto i fiori. Il festival senza la musica è una scatola vuota”.
Aggiornamento: Come riferisce Repubblica, RAI e Comune di Sanremo hanno ritirato la richiesta di sospensiva sulla quale era attesa la sentenza del Consiglio di Stato. La sentenza del 22 maggio prossimo, pertanto, riguarderà direttamente la legittimità o meno dell’affidamento diretto del Festival della Canzone Italiana al servizio pubblico. In caso di sentenza sfavorevole al servizio pubblico, il Comune di Sanremo dovrà indire un bando di gara europeo per assegnare l’organizzazione della manifestazione all’entità titolare dell’offerta giudicata più vantaggiosa.
Arriverà il prossimo 22 maggio la pronuncia del Consiglio di Stato in merito all’appello – presentato dalla RAI – contro la sentenza del TAR della Liguria che ha giudicato illegittimo l’affidamento diretto del Festival di Sanremo al servizio pubblico. Nel frattempo, riferisce l’agenzia ANSA, nel corso della prossima settimana il Comune di Sanremo – titolare del marchio Festival della Canzone Italiana – riunirà la propria Giunta per una delibera nella quale saranno fissati i “paletti fondamenti della manifestazione di interesse propedeutica all’eventuale affidamento dell’organizzazione del Festival di Sanremo tramite una gara pubblica”: a farlo sapere è stato lo stesso sindaco della città ligure, Alessandro Mager, in Consiglio comunale.
Aggiornamento: Il CEO di FIMI – Federazione Industria Musica Italiana Enzo Mazza è tornato a ipotizzare un Festival della Canzone Italiana non ospitato da Sanremo, eventualità già ventilata dallo stesso Mazza al termine della passata edizione della competizione canora. “Noi ci auguriamo che il Festival della canzone, nella sua dimensione, rimanga, ma bisogna cogliere l’occasione di quello che è accaduto in questi giorni per ridisegnare questo evento rendendo la logistica e anche l’investimento economico di chi lo realizza adeguati a quella che è la portata dell’evento”, ha spiegato il CEO di FIMI all’ADNKronos riguardo la pronuncia del TAR ligure dello scorso giovedì, 5 dicembre: “Chi è messo peggio è il Comune che ha in mano un marchio che, senza i contenuti e senza un broadcaster che realizzi il programma, non vale nulla (…) quello che è importante è che chiunque alla fine parteciperà a questa eventuale gara sappia che ha come fondamentale controparte l’industria discografica, perché senza l’industria discografica il Festival di Sanremo non si fa”. “Sanremo, in questi anni, ha ricevuto tantissimo tramite la convenzione che è stata pagata sostanzialmente da Rai”, ha concluso Mazza: “Parliamo di cifre molto rilevanti che non sono state utilizzate per rimettere a posto la città e, soprattutto, per creare una location ideale per l’evento”. Per il numero uno della Fimi, dunque, “se la città di Sanremo e la Liguria non si impegnano in un’importante riorganizzazione e ammodernamento, è evidente che vanno fatte altre scelte”.
Aggiornamento: Secondo indiscrezioni riferite dal Corriere della Sera, tra le opzioni che la Rai starebbe valutando in caso di “perdita del marchio” ci sarebbe quella di un “festival itinerante” da realizzare con l’eventuale sostegno degli “enti locali interessati”. Il servizio pubblico, in ogni caso, sarebbe orientato a partecipare alla gara indetta dal comune per l’assegnazione della manifestazione nel caso il già annunciato ricorso al Consiglio di Stato dovesse non essere accolto.
Aggiornamento: Walter Vacchino, proprietario del Teatro Ariston di Sanremo, ha proposto la costituzione di una società partecipata da Rai e Comune della città ligure, in seguito alla sentenza del TAR che ha tolto l’affidamento diretto al servizio pubblico del Festival. “Dal momento che si tratta di un sodalizio che va avanti da settantacinque anni forse deve cambiare forma”, ha dichiarato Vacchino all’ADNKronos: “E invece che essere un sodalizio convenzionatorio, potrebbe essere il sodalizio di una società che abbia un presente e un futuro. I soggetti sono due: il comune di Sanremo e la Rai. Auspico dunque che la soluzione sia una forma societaria e non convenzionatoria. Non so se questo sia possibile, ma lancio un’idea. Io sono un sanremese che conosce la storia, e vedo che la manifestazione ha due soggetti, sempre gli stessi, da 75 anni: forse questo un senso ce l’ha”.
Aggiornamento: “Il Festival è uno spettacolo talmente ambìto, visto che genera enormi profitti a partire dalla pubblicità, che in futuro magari più network potrebbero avanzare una manifestazione di interesse. E così lo spettacolo addirittura alla fine potrebbe uscirne migliorato. Dove c’è concorrenza, io non vedo mai negatività. Certo, sarebbe più comodo continuare con la Rai, perché ormai la macchina è rodata, ma se la legge dice che si deve cambiare, noi cambieremo”. A dichiararlo, in un’intervista al Corriere della Sera, è stato il sindaco di Sanremo Alessandro Mager. “Se alla fine la sentenza (al momento di primo grado, ndr) reggerà, faremo il bando, che problema c’è? Di sicuro, Rai o non Rai, il Festival di Sanremo non si tocca”. “Il Tar ha sancito in maniera inequivocabile che il Comune di Sanremo è proprietario del marchio del Festival”, ha spiegato il sindaco riguardo la titolarità del brand: “Cioè è il Comune che lo organizza al di là delle convenzioni, molto articolate, con la Rai. E finché ci sarò io in carica, di certo il marchio non lo venderò a nessuno”.
Aggiornamento: “Ho conosciuto il Giudice di Berlino”. Con queste parole Sergio Cerruti, Managing Director di Just Entertainment e Past President dell’Associazione dei Discografici Italiani, commenta la sentenza del TAR della Liguria che ha dichiarato illegittimo l’affidamento diretto del Festival di Sanremo alla Rai senza gara. “Questa vittoria non è solo mia, è di tutti coloro che credono che la verità sia più forte di qualsiasi potere”, ha dichiarato Cerruti “Quando abbiamo deciso di intraprendere questa battaglia legale, ci dicevano che era impossibile vincere contro un colosso come la Tv di Stato. Nei corridoi delle aule giudiziarie qualcuno sussurrava con aria di superiorità: ‘Noi nei tribunali non perdiamo mai’. Beh, oggi possiamo dire che Davide ha abbattuto Golia, e che in questo Paese ogni tanto le cose vanno nel verso giusto e che c’è speranza anche per i più piccoli”.
“Siamo davvero soddisfatti del risultato raggiunto in una vicenda che, da un punto di vista giuridico, ci è da subito sembrata gravemente anomala”, afferma Damiano Lipani, Managing Partner dello studio Lipani, che ha assistito JE nella vicenda. L’avvocato Francesca Sbrana aggiunge: “è stata una battaglia lunga e ricca di insidie, molto complessa da un punto di vista processuale, e l’abbiamo condotta con rigore e attraverso un lavoro di squadra, interno al nostro Studio e con JE. Il sistema Sanremo-RAI è scardinato.” “Leggere nero su bianco che il Comune di Sanremo era e sarà tenuto a fare gare per affidare l’organizzazione del Festival è il punto di arrivo di una giusta battaglia avviata dalla JE di Sergio Cerruti, che si è rivolto a noi per quella che percepiva come una ingiusta lesione del mercato e che ha messo in luce come non sempre le prassi – anche quelle più radicate – siano conformi a diritto: d’ora in avanti chiunque potrà ambire a contribuire all’organizzazione del Festival.”, aggiunge l’avvocato. Silvia Cossu, che ha seguito i risvolti civilistici della vicenda.
“Il diritto alla ragione, così come il diritto alla salute, non può e non deve essere un privilegio riservato a chi può permetterselo. Non è accettabile che in Italia si salvi solo chi ha i mezzi economici per difendersi. Non posso gioire per l’ottenimento di ciò che dovrebbe essere normale, ma non posso smettere di combattere per ottenerlo. Oggi, però, abbiamo scritto un pezzo di storia perché Sanremo è Sanremo, non è la RAI”, ha concluso Cerruti.
Aggiornamento: “I Giudici amministrativi hanno confermato l’efficacia della convenzione stipulata tra Rai e il Comune di Sanremo per l’edizione 2025, nonché la titolarità in capo a Rai del format televisivo da anni adottato per l’organizzazione del Festival”, ha precisato in un secondo momento, con una nota ufficiale, il servizio pubblico: “Il TAR Liguria ha giudicato irregolari soltanto le delibere con le quali il Comune di Sanremo ha concesso in uso esclusivo a Rai il marchio ‘Festival della Canzone Italiana’, nonche’ alcuni servizi ancillari erogati in occasione dell’organizzazione del Festival stesso. Dunque, nessun rischio che la manifestazione canora, nella sua veste attuale, possa essere organizzata da terzi”.
“Con sentenza nr. 843, depositata in data odierna (5 dicembre 2024, ndr), il Tribunale Amministrativo Regionale della Liguria ha dichiarato illegittimo l’affidamento ‘diretto’ alla Rai, da parte del Comune di Sanremo, dell’organizzazione del Festival della Canzone Italiana (anni 2024/2025)”: a renderlo noto, con una nota ufficiale rilanciata dai maggiori organi d’informazione nazionale, è stato il Tribunale Amministrativo della Liguria, che – pur “salvando” la prossima edizione della manifestazione – ha accolto il ricorso della società Just Entertainment del marzo 2023, che aveva contestato la concessione in esclusiva del marchio “Festival della Canzone Italiana”.
“È evidente che l’intervallo di tempo necessario per la predisposizione degli atti di gara e per lo svolgimento della stessa, in conformità a quanto stabilito con la presente sentenza, nonché per l’organizzazione del Festival e degli eventi collaterali da parte del concessionario del Marchio individuato all’esito della procedura di evidenza pubblica, è del tutto incompatibile con lo svolgimento della manifestazione nel mese di febbraio 2025”, precisa la sentenza.
Come riferito dall’edizione online del Corriere della Sera, fonti della RAI hanno fatto sapere che sarà presentato ricorso al Consiglio di Stato.
I giudici del TAR hanno accolto il ricorso dell’azienda guidata da Sergio Cerruti, che quasi due anni fa aveva manifestato il proprio interesse ad “acquisire la titolarità dei diritti di sfruttamento economico e commerciale del Festival di Sanremo e del relativo Marchio al fine di curare l’organizzazione e lo svolgimento del Festival”, presentata “in vista della scadenza (in data 31 dicembre 2023) della convenzione stipulata dal Comune di Sanremo con RAI per l’organizzazione e la realizzazione della 72esima e della 73esima edizione del Festival della Canzone Italiana, e sul presupposto che il Comune avrebbe dovuto avviare una procedura di evidenza pubblica”.
Il Comune di Sanremo non diede riscontro all’istanza di JE, che di conseguenza impugnò il provvedimento – “non conosciuto”, come iscritto negli atti – con il quale il municipio affidò la concessione del marchio al servizio pubblico.
“È una sentenza inaspettata, articolata e complessa”, ha dichiarato a Sanremonews il sindaco di Sanremo Alessandro Mager: “Ora, insieme ai dirigenti del Comune e ai nostri consulenti legali, l’approfondiremo con scrupolosa attenzione nei prossimi giorni, anche al fine di pianificare le migliori strategie per il futuro”.
“Chi potrebbe partecipare oggi, oltre alla RAI, a una gara per un evento di tale portata?”, ha commentato su LinkedIn il CEO di FIMI Enzo Mazza: “Sky, Mediaset, Amazon, Discovery? Secondo l’ultima analisi della Corte dei Conti, RAI spende per il Festival molti soldi e ne ricava molti di più grazie alla pubblicità. Ad esempio nel 2024 c’è stata una raccolta pubblicitaria da record che ha raggiunto i 60 milioni e 182 mila euro, staccando di una decina di milioni il precedente primato registrato nel 2023”.
Già nel 2022 AFI – Associazione Fonografici italiani (allora presieduta dallo stesso Cerruti) e SIEDAS – Società Italiana Esperti di Diritto delle Arti e dello Spettacolo, con il sostegno di Audiocoop, proposero di istituire un bando pubblico per la produzione televisiva del Festival di Sanremo: l’iniziativa prese le mosse da un precedente accoglimento – da parte del TAR della Liguria – di un ricorso sempre presentato da Cerruti affinché venisse garantito l’accesso “mediante visione ed estrazione copia, agli atti e ai documenti amministrativi” riguardanti “la convenzione (stipulata tra la Rai – Radiotelevisione Italiana S.p.a. e il Comune di Sanremo per gli anni 2018, 2019 e 2020) avente ad oggetto l’affidamento a Rai – Radio Televisione Italiana dei diritti (di titolarità del Comune di Sanremo) di utilizzazione economica e sfruttamento commerciale del ‘Festival della Canzone Italiana’ e del relativo red carpet, su base esclusiva e sul territorio italiano ed estero”.
Mentre il Festival del 2023 era ancora in corso, l’allora sindaco Alberto Biancheri ammise – dopo indiscrezioni di stampa – l’esistenza di “una manifestazione d’interesse” avanzata da “un gruppo di soggetti” composto da “case discografiche, imprenditori e società di comunicazione, che si dicono impegnate ad allestire una cordata per proporre all’amministrazione l’organizzazione della prossima edizione della manifestazione”: “Valuteremo in serenità, conclusa la kermesse 2023”, si limitò a commentare Biancheri.
Aggiornamento: La RAI ha diffidato il Comune di Sanremo dal concedere in licenza i marchi legati al Festival – “Festival di Sanremo” e “Festival della Canzone Italiana” – ad altre emittenti: a riferirlo è l’agenzia ANSA. Il provvedimento segue la pubblicazione dell’avviso pubblico per l’assegnazione della manifestazione da parte del municipio ligure in ottemperanza alla sentenza dello scorso 6 dicembre emessa dal TAR della Liguria. Secondo ANSA il servizio pubblico, in caso di assegnazione dell’evento a un’altra emittente, potrebbe lamentare la violazione del diritto d’autore sul format in caso lo stesso venga mantenuto identico – come, del resto, pare dai termini posti dal bando. In caso di format differente, la RAI potrebbe lamentare un’ipotesi di utilizzo ingannevole dei marchi.
Il Comune di Sanremo, al momento, non ha commentato ufficialmente l’indiscrezione.
La rottura tra il Comune di Sanremo e la Rai si fa sempre più profonda. Dopo la pubblicazione del bando per affidare l’organizzazione e la trasmissione delle edizioni 2026-2028 del Festival della Canzone Italiana a un nuovo partner – come imposto dal Tar della Liguria lo scorso dicembre – Viale Mazzini risponde con una diffida formale. L’ufficio legale della Rai, come indicato dall’Ansa, ha intimato all’amministrazione di non concedere a terzi l’utilizzo dei marchi “Festival di Sanremo” e “Festival della Canzone Italiana”.
Secondo l’azienda, i marchi sono legati in modo indissolubile al format storico della Rai. Qualsiasi tentativo di utilizzo da parte di un’altra emittente, che riproducesse anche solo in parte l’impianto originale, costituirebbe una violazione dei diritti d’autore. Al contrario, un format troppo diverso verrebbe considerato un uso ingannevole dei marchi stessi.
La diffida arriva proprio all’indomani della pubblicazione ufficiale del bando comunale, che prevede la partecipazione di soli operatori in chiaro con comprovata esperienza nell’organizzazione di eventi di rilevanza nazionale. Tra i criteri di selezione: qualità artistica, coerenza culturale con la tradizione del Festival, valorizzazione del marchio e un investimento minimo annuo di 6,5 milioni di euro, più l’1% sugli introiti pubblicitari e sullo sfruttamento del brand.
Una clausola in particolare fa discutere: il Comune si riserva la facoltà di interrompere il rapporto con l’emittente qualora gli ascolti scendano di almeno 15 punti rispetto alla media delle ultime cinque edizioni – una soglia altissima, considerando che Sanremo ha recentemente toccato picchi record del 67,1% di share.
Non manca la polemica da parte della FIMI. Il CEO Enzo Mazza critica duramente il bando, accusando il Comune di ignorare completamente il ruolo della discografia: “Senza la musica, il Festival è solo una scatola vuota. Servono rimborsi economici concreti per le imprese del settore”.
Dal Comune, nessuna dichiarazione ufficiale in merito alla diffida. Ma la Giunta ha deciso di costituirsi in giudizio contro i ricorsi di Rai e Je srl, che contestano la delibera con cui sono stati fissati i criteri del bando. La parola finale spetterà al Consiglio di Stato, che il prossimo 22 maggio affronterà il nodo legale più delicato: la legittimità dell’obbligo di gara imposto dal Tar.
La partita è apertissima, e il futuro del Festival potrebbe davvero cambiare volto.
Aggiornamento: Il bando del Comune di Sanremo per l’assegnazione delle prossime edizioni del Festival della Canzone Italiana apre scenari inediti, incluso un possibile addio alla Rai. Ma a far discutere è soprattutto l’assenza di riferimenti al settore musicale. La FIMI, Federazione dell’industria musicale italiana, insorge: «La discografia è il motore dell’evento, non può essere ignorata».
Il futuro del Festival di Sanremo potrebbe non passare più dalla Rai. Il Comune ligure ha infatti pubblicato un bando per raccogliere manifestazioni d’interesse da parte di emittenti interessate a trasmettere in chiaro la storica kermesse, per un periodo di tre anni, prorogabili a cinque. Ma a scatenare la polemica è la totale assenza di riferimenti al ruolo delle case discografiche, elemento che ha fatto infuriare gli addetti ai lavori.
«Senza musica sul palco di Sanremo ci sarebbero solo i fiori», ha commentato con amarezza Enzo Mazza, Ceo di FIMI. Secondo Mazza, il bando dimentica completamente l’apporto fondamentale della discografia: «Con i nostri investimenti e contenuti rendiamo possibile il Festival, che altrimenti sarebbe una scatola vuota». Il bando, invece, si concentra su aspetti economici e televisivi: chi vorrà gestire la trasmissione dell’evento dovrà versare un corrispettivo minimo di 6,5 milioni di euro, più l’1% dei ricavi pubblicitari e dei diritti di sfruttamento del marchio.
Oltre al Festival principale, l’accordo comprenderà anche la produzione e trasmissione di sei eventi collaterali, tra cui “Sanremoinfiore” e due manifestazioni aggiuntive, una delle quali estiva. Le emittenti interessate avranno 40 giorni per presentare i propri progetti.
Nel frattempo, la musica protesta. I discografici non solo chiedono di essere coinvolti nei processi decisionali, ma sollecitano anche un rimborso economico adeguato per le imprese che parteciperanno alla prossima edizione del Festival. Perché, come ricorda Mazza, «senza la musica Sanremo non esiste».
Aggiornamento: Il bando sul Festival di Sanremo tenga conto degli investimenti dell’industria discografica.
Facendo seguito alla sentenza del TAR della Liguria, il comune di Sanremo ha approvato la delibera relativa all’indizione della procedura per individuare il partner per l’organizzazione e la trasmissione, in chiaro, del Festival della Canzone Italiana per le edizioni 2026, 2027 e 2028, con eventuale proroga per un massimo di due anni.
Tre le richieste ai nuovi potenziali partner, gli operatori economici fornitori di servizi di media audiovisivi a diffusione nazionale in chiaro, titolari di un canale generalista nazionale e che possiedano dimostrate capacità di organizzazione di eventi di particolare rilevanza, una base di convenzione del valore minimo di 6,5 milioni annui (un milione e mezzo in più di oggi) oltre a una percentuale non inferiore all’1% su tutti gli introiti derivanti dai proventi pubblicitari e dallo sfruttamento dei marchi concessi.
Gli ulteriori costi sostenuti per la realizzazione del Festival e degli eventi collaterali sarà a carico del broadcaster, tra cui le spese del palco esterno sul quale dovranno esibirsi artisti presenti al Festival o ospiti di pari importanza artistica, con collegamento con la manifestazione principale durante la diretta televisiva serale. Rimane a carico del Comune la location dell’evento e il pagamento del costo di affitto della stessa.
Tutto bene fino a qui, tuttavia si dimentica che la riuscita del Festival è in buona parte sostenuta dai produttori del contenuto musicale che rappresenta l’elemento portante della manifestazione.
L’industria discografica realizza investimenti ingenti. Le case discografiche, sono da sempre il motore dell’industria musicale italiana, e anche quest’anno si confermate come gli attori indispensabili non solo nella promozione degli artisti e nella produzione musicale, ma anche come volano economico per l’intero settore. Gli investimenti strategici supportano iniziative che abbracciano diversi ambiti, dalla pubblicità alla promozione live, contribuendo a creare un ecosistema virtuoso in cui la creatività si unisce alla crescita economica, in un effetto moltiplicatore di grande rilievo anche se le economie per le imprese restano limitate all’1,5 % dei ricavi del settore (tra vendite di dischi, streaming, ecc.).
Questo, nell’ambito di un indotto, che, secondo le recenti stime di EY, ha generato, con l’edizione 2025 un impatto economico complessivo pari a 245 milioni di euro.
È evidente a tutti che i costi dell’evento per le aziende siano diventati insostenibili e alla lunga non più sopportabili. Alberghi, gestione della logistica, tutti gli operatori necessari intorno agli artisti in quello che ormai è diventato il Superbowl della televisione italiana stanno pesando enormemente sui bilanci delle aziende partecipanti. Solo la serata delle cover del venerdì pesa per metà dei rimborsi attuali dati ad una casa discografica. Complessivamente, a fronte di un rimborso di RAI di 62 mila euro ad artista, i costi nel 2025 hanno superato il 125 mila.
Questo passaggio della scelta di un nuovo partner non può prescindere dall’assunzione, da parte di quest’ultimo, degli oneri collegati.
Chiunque si presentasse, deve prevedere assolutamente un raddoppio dei rimborsi per le case discografiche. Come detto, si tratta di un evento non più sostenibile dal punto di vista economico per le aziende e il nodo costi deve essere affrontato urgentemente prima di qualsiasi pianificazione.
Aggiornamento: Per la prima volta in 74 anni di storia, il Festival di Sanremo potrebbe lasciare la Rai; il Comune della Città dei Fiori ha infatti pubblicato una manifestazione di interesse pubblica per individuare un nuovo partner incaricato di organizzare e trasmettere in chiaro l’evento più importante della musica italiana. Una svolta epocale, figlia di una sentenza del Tar della Liguria e confermata dal Consiglio di Stato, che ha definito “illegittimo” l’affidamento esclusivo alla Rai.
Il bando, valido per le edizioni 2026, 2027 e 2028, prevede anche la possibilità di proroga fino al 2030, con un percorso di selezione in due fasi: la prima, selettiva, per individuare i soggetti idonei; la seconda, negoziale, per definire nel dettaglio i termini della convenzione.
«È un passaggio storico che segna l’inizio di una nuova fase, all’insegna della trasparenza e della crescita», ha dichiarato il sindaco Alessandro Mager, sottolineando come per la prima volta sia il Comune stesso a farsi promotore dell’iter, nel rispetto delle direttive della giustizia amministrativa.
Il bando si rivolge a operatori audiovisivi a diffusione nazionale in chiaro, in possesso di un canale generalista e con comprovata esperienza nell’organizzazione di grandi eventi. Tra i requisiti chiave richiesti: un’offerta artistica solida e coerente con la tradizione sanremese, la capacità di valorizzare il brand “Festival di Sanremo” e una proposta economica non inferiore a 6,5 milioni di euro, più l’1% dei ricavi da pubblicità e sfruttamento del marchio.
Ma non si tratta solo di Festival: l’emittente vincitrice dovrà occuparsi anche della trasmissione di Sanremoinfiore, almeno due eventi extra selezionati dal Comune (di cui uno estivo), e garantire visibilità a Area Sanremo, all’Orchestra Sinfonica e alla cerimonia della targa del vincitore in via Matteotti.
I progetti dovranno essere presentati entro 40 giorni, e l’esito di questa procedura potrebbe riscrivere la storia della manifestazione. Dopo decenni di monopolio Rai, Sanremo potrebbe cambiare casa. Sarà davvero così?
Aggiornamento: Il Consiglio di Stato ha respinto l’istanza cautelare presentata dalla Rai contro la sentenza del Tar Liguria che impone al Comune di Sanremo di indire una gara pubblica per l’assegnazione del marchio “Festival della Canzone Italiana” e della gestione dell’evento. A stabilirlo è stata la Quinta sezione, che ha depositato l’ordinanza nella giornata di oggi.
Secondo i giudici, la fissazione dell’udienza di merito già programmata per il 22 maggio 2025 «esclude ragioni di periculum in mora», ovvero non sussistono danni gravi e irreparabili tali da giustificare la sospensione richiesta. Inoltre, il Consiglio di Stato ha rilevato come le obiezioni della Rai non contestino direttamente la sentenza del Tar, ma le modalità con cui il Comune di Sanremo ha deciso di metterla in pratica, procedendo rapidamente verso la pubblicazione della manifestazione di interesse senza il coinvolgimento diretto della rete pubblica.
Nel frattempo, a Palazzo Bellevue si è tenuto un incontro d’urgenza tra il sindaco Alessandro Mager, l’assessore al Turismo Alessandro Sindoni e gli avvocati del Comune per fare il punto sulla situazione. Il Comune, forte della legittimazione ricevuta anche dal presidente del Tar Liguria Giuseppe Caruso – presente ieri a Sanremo per un convegno – continua a sostenere la correttezza del proprio operato.
I parametri della manifestazione di interesse, che dovrà regolare l’assegnazione del Festival, sono già noti: base d’asta fissata a 6,5 milioni di euro, più l’1% dei ricavi, con un vincolo minimo su tre edizioni consecutive e possibilità di rinnovo annuale fino a un massimo di cinque. Tra i requisiti per l’aggiudicazione: copertura mediatica nazionale, valorizzazione del brand e un piano dettagliato per la crescita e l’internazionalizzazione dell’evento.
A influenzare la scelta del Comune di accelerare i tempi è stata anche la diffida presentata da Sergio Cerruti, presidente dell’Associazione Fonografici Italiani (Afi) e a capo dell’etichetta discografica JE, che ha avviato il ricorso contro Comune e Rai, chiedendo di non procedere con un rinnovo automatico dell’accordo con la televisione di Stato.
Tutti gli occhi ora sono puntati sul 22 maggio, data dell’udienza decisiva che potrebbe segnare un passaggio epocale nella storia del Festival di Sanremo.
Aggiornamento: Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) della Liguria ha stabilito che l’affidamento diretto del Festival di Sanremo alla Rai per gli anni 2024 e 2025 è illegittimo. La decisione segna un punto di svolta nella gestione dell’evento musicale più importante d’Italia, che dal 2026 dovrà essere assegnato tramite gara pubblica, aperta agli operatori del settore. E ora? Cosa succede?
Nonostante la sentenza, l’edizione del 2025 della kermesse non subirà nessuna modifica e resterà sotto la gestione della Rai. Tuttavia, per il futuro, il Comune di Sanremo sarà obbligato a bandire una gara per individuare il prossimo organizzatore del festival.
Alessandro Mager, neo sindaco di Sanremo, ha commentato la sentenza con prudenza: “È una decisione inaspettata, articolata e complessa. Insieme ai dirigenti del Comune e ai nostri consulenti legali, la approfondiremo con scrupolosa attenzione nei prossimi giorni, anche al fine di pianificare le migliori strategie per il futuro.”
La decisione del TAR apre nuovi scenari per il Festival di Sanremo, che potrebbe vedere coinvolti altri operatori nella sua gestione dal 2026. Resta ora da vedere come il Comune si organizzerà per garantire che la gara sia trasparente e competitiva, tutelando la tradizione e il prestigio dell’evento. Mediaset, Sky e, soprattutto, Discovery sono alla finestra.

