
Il Festival di Sanremo 2026 è ancora lontano, ma i primi scossoni non si fanno attendere. Discografici in polemica con il Comune, che ‘beneficia degli investimenti in modo parassitario’.
Secondo quanto riportato da Andrea Laffranchi e Luca Dondoni nel podcast Pezzi: dentro la musica, le case discografiche starebbero trattando con la Rai per ottenere aumenti sostanziali nei rimborsi previsti per gli artisti in gara. E se le richieste non dovessero essere accolte, si ventilerebbe persino un possibile boicottaggio da parte delle major.
Attualmente, il rimborso base per un artista in gara è di circa 62mila euro. Una cifra già aumentata del 12% rispetto al 2024. Tuttavia, le case discografiche ritengono che non sia sufficiente. Per portare un Big all’Ariston, considerando anche le spese vive (viaggi, staff, promozione), i costi reali possono oscillare tra i 120 e i 150mila euro, escluse le spese di produzione musicale.
Gli artisti in gruppo o in duo ricevono una maggiorazione minima: solo 3mila euro in più per ogni membro aggiuntivo. Le nuove proposte, invece, hanno diritto a un rimborso di appena 25mila euro, spesso insufficiente a coprire anche le sole spese logistiche.
Particolarmente critico è anche il capitolo dedicato alla serata delle cover, uno degli appuntamenti più apprezzati dal pubblico, ma economicamente poco sostenibile. I rimborsi attuali sono di 4mila euro per gli artisti italiani ospiti, e 8mila per quelli internazionali. Una cifra che spesso non basta a convincere ospiti di rilievo, costringendo le etichette a intervenire con fondi propri. Inoltre, i brani eseguiti in duetto raramente vengono pubblicati, riducendo di fatto l’impatto discografico dell’evento.
Altro nodo da sciogliere è quello relativo alle limitazioni pubblicitarie imposte da Rai Pubblicità. Nella cosiddetta “zona rossa” dell’Ariston non sono ammessi marchi esterni a quelli già contrattualizzati con l’azienda di Stato. Un vincolo che, secondo i discografici, ostacola la libertà promozionale degli artisti e dei loro team. Il caso Tony Effe è ancora nella memoria: impossibilitato a esibire brand partner anche fuori dal teatro.
Le tensioni potrebbero portare a conseguenze estreme. Come riportato da Luca Dondoni, le etichette starebbero considerando l’ipotesi di boicottare il Festival se non verranno accolte le richieste. “Per le case discografiche, Sanremo rappresenta solo l’1% del business annuo, mentre per gli artisti è un moltiplicatore di visibilità, cachet e concerti. Se l’accordo economico non cambia, potrebbero invitare i loro cantanti a non partecipare”.
Nel frattempo, Carlo Conti, al lavoro da mesi sulla nuova edizione, si trova a fronteggiare una situazione complessa. Mentre seleziona i brani per la kermesse del 2026, l’incertezza su compensi e partecipazioni rischia di compromettere la line-up e l’equilibrio della manifestazione.
Sanremo resta il palco più prestigioso d’Italia, ma le sue fondamenta economiche e contrattuali sembrano più fragili che mai.
Aggiornamento: Discografici in polemica con il Comune, che ‘beneficia degli investimenti in modo parassitario’.
In attesa dell’esito del negoziato tra Comune di Sanremo e RAI in merito all’organizzazione del prossimo Festival della Canzone Italiana, il settore discografico – che da anni reclama un trattamento economico più equo da parte dell’amministrazione cittadina e del servizio pubblico – ha lanciato un ultimatum alle controparti: se la RAI accetterà – come previsto dal bando oggetto trattative in questi giorni – di aumentare il corrispettivo da versare al Comune di Sanremo a discapito delle aziende partecipanti all’evento, le etichette potrebbero entrare in sciopero e decidere di disertare il teatro Ariston. A dichiararlo, a Fanpage, è Enzo Mazza, CEO di FIMI, associazione di categoria che rappresenta in Italia le multinazionali discografiche.
Per Mazza è inaccettabile che al Comune venga aumentato il corrispettivo a fronte di una situazione di sofferenza pregressa del comparto della musica registrata: “Gli unici due soggetti che investono sull’evento sono RAI e l’industria discografica, la cui produzione dei brani in gara alimenta un’intera filiera. (…) L’unico soggetto che in modo parassitario beneficia di questi investimenti è la città di Sanremo, i cui investimenti sono assenti e punta soltanto a massimizzare dal punto di vista turistico e di immagine l’evento. Sarebbe veramente il colmo che RAI aumentasse il corrispettivo per il Comune di Sanremo e addirittura desse una percentuale dei ricavi pubblicitari”.
Quindi, da parte di Mazza, l’annuncio dell’aut aut. Se RAI e Comune non dovessero tenere conto dei costi sostenuti dalle etichette per partecipare al Festival – in media “120mila euro ad artista a fronte di un contributo di RAI inferiore ai 65 mila euro” – FIMI non esiterebbe a disertare la manifestazione: “Siamo pronti disimpegnarci e a tirarci indietro”
Quello minacciato da Mazza non sarebbe il primo “boicottaggio”, da parte della discografia, nella storia del Festival: più che quello del 2004, quando a far fare un passo indietro alle case discografiche furono dissidi con l’allora organizzatore della manifestazione Tony Renis, un precedente di quanto rischierebbbe di succedere il prossimo mese di febbraio potrebbe essere rintracciato nell’edizione del 1975, quando le label rifiutarono di far scendere in gara artisti di punta lasciando il concorso ad artisti emergenti o poco noi. Come ricostruito da Eddy Anselmi nel volume “Il Festival di Sanremo” (De Agostini, 700 pagine, 2020), “alle case discografiche che chiedono di mantenere una categoria di interpreti affermati da inviare direttamente in finale, l’assessore Cavaliere (al quale era stata affidata la supervisione dell’evento, ndr) oppone un secco rifiuto, imponendo, al contrario, agli autori di presentare provini solo strumentali per valorizzare meglio le canzoni e non influenzare la commissione. Gli industriali del disco reagiscono privando il festival dei ‘big’”. L’edizione fu vinta da Gilda con il brano “Ragazza del sud”, seguita Angela Luce (con “Ipocrisia”) e Rosanna Fratello (con “Va’ speranza va’”).
Aggiornamento: A Sanremo ‘Parloa D’Autore’, il festival dedicato alle voci emergenti della canzone d’autore italiana.
Venerdì 20 e sabato 21 giugno, alle ore 19.00, a Sanremo, in provincia di Imperia, la sede del Club Tenco, presso l’ex scalo merci della vecchia stazione ferroviaria, in Piazza Cesare Battisti 33, ospiterà Parlola D’Autore, festival dedicato alle voci emergenti della canzone d’autore italiana dove la parola si fa musica e la musica si fa visione.
Durante le due serate si esibiranno dal vivo – offrendo un’occasione preziosa di confronto e crescita artistica in un luogo simbolico dove passato e futuro della musica d’autore si incontrano – otto giovani talenti selezionati attraverso il format Il Tenco Ascolta, che si alterneranno sul palco per raccontare l’evoluzione e la vitalità della nuova canzone d’autore italiana.
Sul palco il 20 giugno Moà (Martina Maggi), il progetto Neno, Miriam Ricordi e la band Le Canzoni Giuste e il 21 giugno Eleonora Toscani, la band Filodiretto, Mano Manita (Marco Giorio) e Atarde (Leonardo Celsi).
Conduce Tommy Marmo.
Parola D’Autore fa parte della Contemporary Fest, la rassegna diffusa organizzata da Adrimusic, il centro di produzione musicale abruzzese diretto dal Maestro Angelo Valori. Biglietti disponibili su CiaoTickets.
Moà. Cantautrice umbra originaria di Orvieto, Moà (Martina Maggi) ha iniziato giovanissima lo studio della musica. A 16 anni entra nell’Orchestra Popolare Italiana di Ambrogio Sparagna e collabora con artisti del calibro di Francesco De Gregori e Andrea Bocelli. Nel 2022 conquista il prestigioso Premio Bianca d’Aponte, imponendosi per la forza della sua voce e la scrittura intensa, sospesa tra poesia e impegno civile. @theonly.moa
Neno. Il progetto Neno nasce nel 2019 dall’incontro tra la voce di Stefano Farinetti e la musica di Andy Mancini, con un pop romantico e poetico che racconta piccoli momenti di vita quotidiana. Dopo i primi singoli di successo e partecipazioni a importanti eventi come Amici e il Concertone del Primo Maggio, nel 2022 esce l’EP autoprodotto “Neno”. Nel 2025 verranno pubblicati tre nuovi singoli che, insieme a brani del 2024, comporranno l’EP “Canzoni per gli amici”, frutto di una collaborazione con Filippo Ricchiardi, Andy Mancini e Paolo Tamietto.@nenofficial__
Miriam Ricordi. Cantautrice e performer dalla forte presenza scenica, Miriam Ricordi viene da Pescara e ha saputo imporsi grazie a un rock viscerale e testi che affrontano tematiche identitarie e sociali. Dopo collaborazioni con artisti come Finardi e i Modena City Ramblers, ha pubblicato l’album “Cibo e Sesso”, un lavoro di grande impatto che unisce libertà espressiva, energia e consapevolezza. @miriamricordi
Le Canzoni Giuste. Band con base a Pescara, nata nel 2018, unisce ironia tagliente e spirito demenziale a una solida base musicale che spazia dal rock al pop, dal rap al cantautorato. Dopo l’esordio con “Per l’amor del cielo”, la band conquista pubblico e critica con “Felici e contenti” e l’ultimo disco “Deficienza Artificiale” (2024), che affronta in chiave satirica il rapporto con la tecnologia e l’intelligenza artificiale. Un progetto unico nel panorama italiano, che fonde comicità e profondità. @lecanzonigiuste
Eleonora Toscani. Eleonora Toscani è una cantautrice con influenze folk che scrive in italiano e inglese. Formata al Conservatorio, ha studiato anche a Chicago e Mannheim, e nel 2019 ha iniziato a collaborare con Giuseppe Anastasi. Ha pubblicato il singolo 17 PEZZI e si è esibita al MEI di Sanremo. Dopo un biennio di Composizione Pop, ha svolto un tirocinio a Dublino, che l’ha spinta a scrivere in inglese. Nel 2023 è tornata in Italia e sta lavorando anche alla nascita di un progetto musicale in inglese. @to.sca.ni
Filodiretto. Filodiretto è una band pop-rock cantautorale originaria del centro storico di Sanremo, più precisamente del quartiere “La Pigna”. Formata da Tommy (autore, voce, chitarra acustica, piano), Marco Turchetto (cori, chitarra elettrica, tastiere), Ana Bolívar (cori, viola, bandola, percussione minore), Erik Boncore (cori, basso, basso fretless) e Fabio Saccoccia (batteria). Il gruppo presenta un repertorio di brani originali in italiano che spaziano dalla critica sociale alla riflessione dei sentimenti comuni. Nel 2022, si sono esibiti alla sede del Club Tenco di Sanremo, presentando il loro nuovo lavoro discografico. @filodirettoband
Mano Manita. Mano Manita (Marco Giorio) è un cantautore e polistrumentista piemontese, attivo da oltre dieci anni con uno stile eclettico e testi ironici nelle sue “canzonette scorrette”. Dopo esperienze in band, dal 2011 si dedica al progetto solista, pubblicando album apprezzati come La Pulce Nell’Orecchio (2014) e A Pezzi (2017). Ha aperto concerti per artisti noti e collaborato con Luca Morino. Dopo una pausa, è tornato nel 2022 con singoli energici e sarcastici, accompagnato dal vivo dalla violinista Giulia Subba, e sta lavorando a nuovo materiale. @mano.manita
Atarde. Leonardo Celsi, alias Atarde, è un cantautore nato ad Ancona nel 2001. Dopo il debutto con Difetti di forma, ha consolidato la sua identità musicale con l’EP Muschio e la vittoria al concorso 1MNext, che lo ha portato sul palco del Concerto del Primo Maggio 2024 al Circo Massimo. Il suo stile mescola cantautorato, rock e un tocco teatrale, con testi che parlano di disagi generazionali, sogni e solitudini con uno sguardo lucido e autentico. @_atarde_
Il Premio Tenco è un festival di alta qualità artistica, culturale e tecnica, che dal 1974 si tiene nella città del ponente ligure che rappresenta da sempre la musica italiana. Una manifestazione unica in Europa e al mondo alla quale vengono invitati i più interessanti cantanti-autori italiani e stranieri, nonché un’occasione di incontro e confronto fra artisti e operatori del settore musicale. L’associazione culturale Club Tenco, fondata a Sanremo nel 1972 da un gruppo di appassionati di musica, con la guida di Amilcare Rambaldi, per promuovere e sostenere la canzone di qualità, è intitolata al grande artista e cantautore italiano Luigi Tenco e opera senza scopo di lucro, in assoluta e riconosciuta autonomia dall’industria musicale. “Lo scopo del Club è quello di riunire tutti coloro che, raccogliendo il messaggio di Luigi Tenco, si propongono di valorizzare la canzone d’autore, ricercando anche nella musica leggera dignità artistica e poetico realismo”.
Main Sponsor SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori. Media partner Rockol.
www.clubtenco.it INSTAGRAM FACEBOOK
@sanremocittadellamusica_ @comune_di_sanremo @rockol.it
@siae_official #musica #giovanicantautori
Aggiornamiento: In vista dell’edizione 2026, la tensione tra la città di Sanremo, la Rai e il mondo della discografia italiana, rappresentato dalla Fimi, è sempre più alta. Al centro del braccio di ferro c’è il nuovo bando per l’organizzazione del Festival di Sanremo, che impone un incremento significativo del corrispettivo economico da versare al Comune ligure. Una richiesta che la FIMI – la Federazione dell’industria musicale italiana – definisce “inaccettabile”, arrivando a minacciare il disimpegno delle etichette a partire già dall’edizione 2026.
A Fanpage.it, il CEO di FIMI Enzo Mazza spiega con chiarezza la posizione della discografia: «Se la Rai accettasse queste condizioni, siamo pronti a tirarci indietro». Mazza punta il dito contro il Comune di Sanremo, accusato di voler massimizzare il ritorno economico e turistico senza fare reali investimenti sul Festival.
«Gli unici due soggetti che investono sull’evento sono Rai e l’industria discografica», sottolinea Mazza. «La produzione dei brani in gara alimenta un’intera filiera: autori, editori, artisti, musicisti, ma anche il mondo del live e dei tour. Tutti dipendono dall’investimento iniziale delle etichette discografiche».
Il nuovo bando prevede un aumento del corrispettivo economico da 5,3 a 6,5 milioni di euro annui, oltre IVA, più l’1% su tutti gli introiti legati a pubblicità, merchandising, televoto e utilizzo del marchio Festival. «Sarebbe il colmo», attacca Mazza, «che la Rai aumentasse il contributo a favore del Comune, mentre le case discografiche continuano ad andare in perdita. L’unico soggetto che beneficia in modo parassitario è proprio la città di Sanremo».
Mazza denuncia che i costi per portare un artista al Festival sono esplosi: «Oggi partecipare a Sanremo costa intorno ai 120 mila euro per artista, mentre il contributo Rai non arriva a 65 mila. È un disequilibrio inaccettabile». E aggiunge: «Major e indipendenti hanno visto crescere le spese in modo esponenziale. È giusto che Rai e Comune ne tengano conto, altrimenti il rischio è che le etichette decidano di non partecipare più».
Per il CEO di FIMI, la soluzione è semplice: «Rai dovrebbe destinare quei fondi direttamente al Festival, offrendo maggiori rimborsi alle etichette. Alla fine, i soldi spesi per ospitalità e servizi tornano comunque nell’economia locale. Così almeno si sostiene chi lavora per il successo dell’evento».
Se la Rai dovesse accettare le nuove condizioni imposte dal Comune, senza garantire maggiore supporto alle etichette, Mazza è chiaro: «Siamo pronti a tirarci indietro. Non si può continuare a trattare il Festival come un’occasione d’oro solo per alcuni, mentre chi lo costruisce davvero si ritrova sempre più in difficoltà economica».
Il messaggio alla Rai è forte: prima di firmare, occorre rivedere le priorità. E se non si cambia rotta, il Festival rischia di perdere i suoi protagonisti più importanti: la musica.
