
RÚV sosterrebbe l’esclusione di Israele dall’Eurovision Song Contest, qualora l’EBU-UER proponesse che la sua emittente televisiva venisse rimossa dall’EBU-UER o dalla competizione.
RÚV ha preso una posizione netta nei confronti della partecipazione di Israele all’Eurovision Song Contest e all’European Broadcasting Union (EBU-UER).
Durante una riunione del Consiglio di Amministrazione dell’emittente pubblica islandese tenutasi il 28 aprile 2025, il CdA di RÚV ha approvato a maggioranza una mozione che invita il Direttore Generale dell’emittente pubblica islandese a votare a favore dell’esclusione di Israele, qualora il tema dovesse essere affrontato in ambito EBU/UER.
La delibera prevede che RÚV supporti un’eventuale proposta di espulsione dell’emittente pubblica israeliana, motivata dalle azioni del governo israeliano nella Striscia di Gaza. Il riferimento è al precedente dell’esclusione di Russia e Bielorussia, avvenuta in seguito all’invasione dell’Ucraina e alla repressione dei diritti civili.
Il verbale, che è stato pubblicato solo recentemente, afferma: “Se viene avanzata una proposta a livello di EBU/UER per espellere il servizio pubblico di radiodiffusione israeliano dall’organizzazione e/o dal concorso canoro a causa delle azioni del governo israeliano nei confronti dei residenti della Striscia di Gaza, il consiglio di amministrazione raccomanderà che il servizio pubblico di radiodiffusione sostenga tale proposta dopo aver consultato il consiglio. Si fa riferimento al precedente di Russia e Bielorussia a causa delle azioni inaccettabili di quei paesi”.

Su nove membri votanti del consiglio RÚV, cinque si sono espressi a favore della mozione, tra cui Stefán Jón Hafstein, Diljá Ámundadóttir Zoega e Kristin Sóley Björnsdóttir. Non è chiaro se i restanti quattro si siano astenuti o abbiano votato contro, ma una seconda votazione successiva ha evidenziato una chiara spaccatura.
I quattro membri contrari – Ingbar Smári Birgisson, Eiríkur S. Svavarsson, Unnur Brá Konráðsdóttir e Silja Dögg Gunnarsdóttir – non hanno contestato nel merito la possibile esclusione di Israele, ma hanno ritenuto che una decisione di tale portata non spetti al consiglio, bensì debba essere presa in consultazione con il Ministro islandese della Cultura. Lo stesso Svavarsson ha dichiarato che si tratta di una decisione “intralciatamente politica” e che il Direttore Generale dovrebbe coinvolgere il Ministero, come sarebbe avvenuto nel 2022 per l’esclusione della Russia.
La riunione del CdA si è tenuta prima che l’Unione Europea di Radiodiffusione confermasse che avrebbe tenuto discussioni con i suoi membri in merito all’Eurovision Song Contest 2025. Prima dell’Eurovision Song Contest 2025, RÚV e il Ministero della cultura islandese avevano espresso la loro opinione secondo cui Israele non avrebbe dovuto competere all’Eurovision Song Contest.
Dopo la conclusione del concorso del 2025, il 17 maggio 2025, diverse emittenti hanno contattato l’Unione Europea di Radiodiffusione (EBU/UER) per richiedere dettagli sui numeri dei votanti. RTVE (Spagna), VRT (Belgio), RÚV (Islanda), Yle (Finlandia) e RTÉ (Irlanda) hanno tutte sollevato domande in merito al voto al concorso. AVROTROS e NPO nei Paesi Bassi hanno sollevato dubbi in merito allo stato attuale dell’Eurovision Song Contest.
Il 23 maggio 2025, il direttore dell’Eurovision Song Contest, Martin Green, ha pubblicato una lettera aperta riguardante l’Eurovision Song Contest 2025. Nella lettera, ha sottolineato che l’Eurovision Song Contest Reference Group esaminerà i dati delle votazioni nel corso di giugno. Inoltre, esamineranno la promozione dei nostri partecipanti da parte delle loro delegazioni e parti associate e discuteranno se il voto pubblico debba continuare a consentire fino a 20 voti.
Il tema potrebbe essere discusso ufficialmente durante la prossima Assemblea Generale dell’EBU-UER, prevista per il 3 e 4 luglio 2025 a Londra. L’agenda include già un panel dedicato alle “sfide e opportunità” dell’Eurovision Song Contest, con un intervento del direttore dell’ESC Martin Green.
La decisione di RÚV rappresenta una presa di posizione significativa nel contesto europeo e pone l’accento sul ruolo e sui limiti delle emittenti pubbliche nei dibattiti politici internazionali. La domanda resta aperta: fino a che punto le televisioni di Stato possono (o devono) assumere simili responsabilità, in nome della propria indipendenza editoriale?
Intanto, la comunità eurovisiva guarda a Londra, in attesa di sapere se e come il tema Israele verrà affrontato ufficialmente; in questo senso la posizione dell’Islanda è chiara.
Aggiornamento: Il presidente del consiglio direttivo di RÚV delinea le sue proposte per la partecipazione di Israele all’Eurovision Song Contest.
Stefán Jón Hafstein, Presidente del Consiglio di Amministrazione dell’emittente radiotelevisiva islandese, ha espresso il suo punto di vista sulla partecipazione di Israele all’Eurovision Song Contest.
A seguito della pubblicazione del verbale della riunione del Consiglio di Amministrazione di RÚV, che mostra il suo sostegno all’esclusione di Israele dall’Eurovision Song Contest, il Presidente del Consiglio ha esposto più dettagliatamente le proprie preoccupazioni al quotidiano islandese Vísir.
Scrivendo su Vísir, Stefán Jón Hafstein delinea le proposte che, a suo avviso, dovrebbero essere discusse in merito alla partecipazione di Israele al concorso, e ha affermato:
“Le seguenti proposte dovrebbero essere discusse, con tutto il rispetto:
- Sospendere la partecipazione di Israele fino a quando non saranno disponibili indagini internazionali con risultati conclusivi.
- Al massimo, agli artisti israeliani indipendenti è consentito competere sotto una bandiera neutrale, a condizione che dichiarino di sostenere i valori fondamentali dell’Eurovision, inclusi i diritti umani per tutti.
- Rispettare gli standard sui diritti umani previsti dal regolamento dell’Eurovision, nello spirito dello sport e della politica internazionale e tenendo a mente l’esempio della Russia.”
Tra le proposte, degna di nota è la proposta per gli artisti israeliani di competere sotto una bandiera neutrale. Si tratta di un evento mai accaduto nella storia del concorso, con la partecipazione sempre legata all’emittente pubblica della nazione che rappresentano.
Inoltre, la sospensione della partecipazione di un paese legata a un’indagine internazionale non si era mai verificata in precedenza. Solo tre volte nella storia del concorso un paese è stato sospeso dalla competizione: la Yugoslavia, a seguito delle sanzioni delle Nazioni Unite entrate in vigore il 30 maggio 1992; la Bielorussia, la cui emittente è stata sospesa dall’EBU-UER per non aver rispettato gli standard dell’organizzazione; e la Russia, a cui è stata vietata la partecipazione a causa dell’invasione dell’Ucraina e la cui iscrizione all’EBU-UER è stata successivamente sospesa.
L’emittente pubblica israeliana KAN ha dichiarato la sua intenzione di partecipare all’Eurovision Song Contest 2026. La partecipazione di Israele all’Eurovision Song Contest è stata sollevata come una preoccupazione per alcune emittenti membri dell’Unione europea di radiodiffusione (EBU-UER), essendo la partecipazione un argomento molto discusso fin dall’inizio della guerra tra Israele e Hamas, il 7 ottobre 2023.
Le emittenti pubbliche di Slovenia, Spagna e Islanda hanno già espresso preoccupazione per la partecipazione di Israele all’Eurovision Song Contest 2025, mentre RTÉ irlandese ha chiesto un dibattito sulla questione. L’Unione Europea di Radiodiffusione (EBU-UER) si è impegnata a promuovere una “discussione più ampia” sulla partecipazione di Israele al concorso.
Aggiornamento: Sandra Studer, conduttrice della 69ª edizione dell’Eurovision Song Contest, ha sorpreso il pubblico con un’insolita dose di sincerità.
In un’intervista rilasciata a una radio catalano-spagnola, la presentatrice svizzera ha dichiarato che la canzone israeliana era una delle sue preferite di quest’anno.
Una presa di posizione che ha colpito molti, soprattutto in un’edizione del concorso attraversata da tensioni politiche legate alla partecipazione di Israele.
“Mi è piaciuta davvero molto la canzone di Israele. Il mio cuore si è spezzato quando ho dovuto annunciare che la Svizzera ha ricevuto zero punti dal pubblico. Era una canzone che amavo moltissimo e non mi aspettavo questo risultato.”, ha affermato la Studer, sottolineando di essere rimasta toccata anche dalla proposta svizzera.
Il brano israeliano, che ha conquistato il primo posto nel Televoto, ha riscosso grande successo nonostante le polemiche. Milioni di spettatori in tutta Europa hanno votato a favore, dimostrando che l’emozione e la forza della performance sono riuscite a superare il contesto politico.
Le dichiarazioni di Sandra Studer arrivano in un momento delicato per il concorso: l’edizione 2025, ospitata a Basilea (Svizzera), è stata infatti caratterizzata da appelli al boicottaggio, proteste in diverse città europee e rigide limitazioni all’interno del venue, lo St. Jakobshalle. In questo clima teso, le parole della conduttrice suonano come un invito a tornare ai valori fondanti dell’Eurovision Song Contest: musica, emozione, connessione.
Volto noto della televisione elvetica, Sandra Studer non è nuova al mondo dell’Eurovision Song Contest. Nel 1991 ha rappresentato la Svizzera con il nome di Sandra Simo, conquistando un ottimo quinto posto con “Canzone per te”. Da allora ha costruito una carriera come cantante, attrice e conduttrice, rimanendo legata alla manifestazione anche in qualità di presentatrice delle selezioni nazionali e portavoce della giuria elvetica.
A differenza di molti colleghi, Sandra non ha nascosto le proprie emozioni né ha evitato di esprimere giudizi personali. Il suo apprezzamento per Israele – al centro delle controversie dell’anno – ha mostrato una chiara preferenza per l’arte rispetto alle provocazioni.
Alla fine, è stata proprio la musica a trionfare. Mentre il brano svizzero è rimasto escluso dall’affetto del pubblico, quello israeliano ha unito le emozioni della conduttrice e quelle di milioni di spettatori. Un ricordo potente di ciò che l’Eurovision Song Contest dovrebbe essere, uno spazio per cantare, emozionarsi e creare connessioni che vanno oltre la politica.
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