Sanremo e le giurie

La selezione della canzone vincitrice al Festival di Sanremo è stata ottenuta attraverso diverse modalità nel corso del tempo: in alcuni periodi tramite delle giurie in loco o di qualità, altre volte tramite giurie popolari/demoscopiche, altre volte ancora mediante il voto diretto del popolo italiano e a volte attraverso una combinazione di tali metodi.

Numero di voti espressi mediante schedine Totip al Festival di Sanremo dall’edizione del 1984 a quella del 1989.

Modalità di votazione.

Dalla fondazione fino agli anni ’70. Per molte edizioni si è votato attraverso il metodo delle cartoline, anche abbinate al concorso dell’Enalotto. A causa della necessità di far pervenire fisicamente le cartoline da tutta Italia, i risultati venivano annunciati una settimana dopo il festival stesso.

A tale metodo si alternò, fino al 1983, quello delle giurie di qualità e demoscopiche sia presenti direttamente a Sanremo, sia distribuite in tutta Italia e facenti parte anche di specifiche categorie di persone.

Marchio del Totip, visibile anche sul palco del Festival.

Anni ’80: l’abbinamento al Totip. Particolare interesse ed esposizione mediatica ricevette nelle edizioni degli anni ’80 il voto diretto dei cittadini attraverso le schedine del concorso Totip: inaugurato nell’edizione del 1983 in via sperimentale, da quella del 1984 a quella del 1989 fu il metodo utilizzato per scegliere la canzone vincitrice. Il successo di tale abbinamento fu enorme, anche grazie alla visibilità del marchio Totip direttamente sul palco dell’Ariston: partendo da poco meno di 7 milioni di voti espressi nell’edizione del 1984, si arrivò rapidamente agli oltre 30 milioni in quella del 1987.

La canzone vincitrice più votata fu Perdere l’amore di Massimo Ranieri nell’edizione del 1988, con oltre 7 milioni di voti polarizzatisi su di essa.

Il ritorno delle giurie demoscopiche (1990) e l’introduzione del televoto (2004). Dall’edizione del 1990 il voto diretto del pubblico fu sostituito da quello di giurie di qualità e demoscopiche.

Esso verrà reintrodotto soltanto dal 2004: in tale occasione viene usato per la prima volta il meccanismo del televoto, in un mix che sostanzialmente dura fino a oggi senza importanti modifiche.

Le critiche alle giurie. Da sempre oggetto di discussione sono state le discordanze tra i verdetti delle giurie e le vendite dei rispettivi dischi, le quali sono state ritenute l’autentico verdetto del pubblico, quindi più veritiero in quanto in grado di distribuirsi nel corso del tempo e non a seguito di un ascolto da parte di alcuni giurati.

Molte canzoni penalizzate dalle giurie sono state ritenute canzoni non immediate, tali da non essere apprezzate al primo ascolto, fino a decretare, tramite l’insieme dei consensi di pubblico e critica, un vincitore morale, molto spesso differente dal vincitore ufficiale, e spesso anche dai premi assegnati dagli addetti ai lavori. Soprattutto nelle gare che comprendevano serate a eliminazione, e quindi il verdetto di alcuni giurati, l’estromissione di alcune canzoni ha fatto gridare allo scandalo; spesso il responso degli acquirenti di dischi ha dato torto ad alcune giurie che sono state definite “miopi”, della cui competenza in materia l’opinione pubblica ha spesso dubitato fino a ipotizzare (senza mai riscontri concreti) una certa manipolabilità delle stesse da parte dei discografici.

Meno indicativi, invece, i piazzamenti nelle gare in cui tutte le canzoni in gara avevano assicurata la serata finale ma in maggior misura i risultati dei voti popolari, dov’era logico aspettarsi delle preferenze che non potessero rispecchiare la qualità delle canzoni; in questo caso la presenza dei giurati appunto esigeva (e quasi mai otteneva) un giudizio più obiettivo che potesse distinguere le canzoni degne di nota da quelle più corrive o di cattivo gusto, come i festival di Sanremo definiti dalla critica negli ultimi anni come trash.

Numerosi sono stati i casi di quest’ampio divario tra il consenso delle giurie e quello del pubblico. Tralasciando quelli che sono stati semplicemente dei trampolini di lancio per molti artisti al di là dei loro risultati e delle stesse canzoni proposte, si possono citare numerosi esempi di canzoni che hanno ottenuto piazzamenti modesti o sono state escluse dalla serata finale, ma che in seguito sono state rivalutate ottenendo grande successo: E se domani di Fausto Cigliano e Gene Pitney del 1964, affermatasi nella successiva versione di Mina; Io che non vivo (senza te) di Pino Donaggio e Jody Miller del 1965, in seguito reinterpretata da numerosi artisti; Il ragazzo della via Gluck di Adriano Celentano del 1966; Una rosa blu di Michele Zarrillo del 1982, rilanciata dallo stesso artista nel 1998; 1950 di Amedeo Minghi e Vita spericolata di Vasco Rossi del 1983; Donne di Zucchero Fornaciari del 1985; Confusa e felice di Carmen Consoli del 1997; Mentre tutto scorre dei Negramaro del 2005.

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