FESTIVAL DI SANREMO

Il Festival della Canzone Italiana di Sanremo, comunemente noto come Festival di Sanremo, è una manifestazione canora che ha luogo ogni anno a Sanremo, in Italia, a partire dal 1951.

Le prime edizioni del Festival erano trasmesse per radio e si svolgevano al Casinò di Sanremo. Dal 1977 il concorso si è spostato al Teatro Ariston diventando un evento televisivo, trasmesso in Eurovisione da Raiuno, il primo canale della tv pubblica italiana.

Il Festival nacque quando l’Amministrazione del Comune di Sanremo, città da sempre meta turistica (nel 1874 vi soggiornarono l’Imperatrice di Russia e la famiglia del Duca d’Aosta), decide subito dopo la conclusione della seconda guerra mondiale un rilancio della città, e in particolare del Casinò Municipale che era stato inaugurato il 29 gennaio 1905, affidando ad Amilcare Rambaldi (esportatore di fiori per professione, ma con una grande passione per la musica) la definizione di un progetto per la realizzazione di nuove iniziative culturali. Rambaldi propone tra le altre cose anche un Festival di Canzoni, ma l’idea viene subito accantonata (Anno 1945). 

Sei anni più tardi, grazie anche all’interessamento dall’industriale Pier Busseti, gestore del Casinò di Sanremo, e del nuovo addetto stampa, l’autore radiofonico Angelo Nizza, l’idea finì sulla scrivania del direttore dei programmi radiofonici, il maestro Giulio Razzi.

A Razzi l’idea piacque molto, ed insieme a Busseti, iniziò a svilupparla, definendo il regolamento e prendendo contatto con le Case discografiche dell’epoca. Fino a quando, in quella storica serata del 29 gennaio 1951, Angelini e Filogamo diedero il via al Festival di Sanremo. 

La manifestazione canora italiana più longeva e famosa del panorama musicale italiano nasce nel 1951. 20 canzoni in gara affidate a tre soli interpreti.

Dopo sole quattro edizioni, la manifestazione approda definitivamente in televisione, e ottiene uno straordinario successo fra il pubblico. 

Il Festival di Sanremo, Festival della Canzone Italiana, è una gara canora alla quale partecipano interpreti della musica leggera che propongono canzoni inedite di autori italiani, pena l’esclusione dalla gara. Giurie di esperti e voto popolare decretano il vincitore di ogni edizione.

Oltre a premiare il vincitore della gara canora, il Festival premia, dal 1984, la canzone vincitrice tra le “Nuove Proposte” (o Giovani). Altri premi vengono conferiti ai cantanti in gara di entrambe le categorie, come ad esempio il Premio Mia Martini (il Premio della critica intitolato alla cantante che per prima se lo aggiudicò nel 1982), il Premio Volare (che prende il nome dalla canzone di Domenico Modugno scritta da Franco Migliacci che vinse nel 1958 e che premia il miglior testo) e premi di concorsi collaterali. Durante il Festival di Sanremo vengono assegnati anche alcuni premi “alla carriera” a personaggi del mondo dello spettacolo, in gara o invitati per l’occasione.

La formula del concorso è stata modificata negli anni, ma il Festival solleva puntualmente dibattiti e polemiche che conferiscono alla manifestazione canora risonanza mediatica nazionale e internazionale.

In questi primi anni del Festival si affacciano alla ribalta della gara con le proprie canzoni, voci indimenticabili quali: Claudio Villa, Domenico Modugno, Johnny Dorelli, Renato Rascel e Tony Dallara.

Il decennio successivo è certamente il periodo più florido nella storia del Festival; in un periodo di forte crescita economica, anche il mercato discografico decolla, e la manifestazione sanremese non può che beneficiarne. Calcano in questi anni il palcoscenico del Festival: Adriano Celentano, Little Tony, Milva, Pino Donaggio, Gigliola Cinquetti, Bobby Solo, Iva Zanicchi, Nicola di Bari, Ornella Vanoni, Bruno Lauzi.

Negli anni si sono succeduti presentatori, accompagnati da vallette o spalle. Il record di conduzioni spetta a Pippo Baudo con 13 conduzioni, seguito da Mike Bongiorno, 11, e Nunzio Filogamo che ha presentato la manifestazione per 5 volte. Gabriella Farinon è la conduttrice che detiene il record di conduzioni al femminile (3 edizioni).

Festival della Canzone Italiana di Sanremo
Anni di produzione 1951-1954 (radio)1955-oggi (TV)
Durata 180 – 240 min.
Genere Musicale (Pop, Musica leggera, Rock, Pop Rock,Pop rap)
Presentato da Vari
Rete Rai 1, Rai HD, Rai Radio 1, Rai Radio 2, Eurovisione
Regista Vari

Il 1967 è ricordato per un fatto tragico che turba la rosea atmosfera del Festival: il cantautore Luigi Tenco, a poche ore dall’eliminazione della sua canzone Ciao amore ciao, si suicida nella propria camera d’albergo lasciando un vuoto nel Festival e in tutto il mondo della canzone. Pur attraversando una breve crisi, la manifestazione riesce ad attraversare indenne gli anni ’70.

Il Festival di Sanremo si sposta, proprio in quegli anni dallo storico Salone delle feste del Casinò, al Teatro Ariston, attuale sede della manifestazione.

Dagli anni ’80 fino ai giorni nostri, il Festival ha sempre confermato la propria incontrastata supremazia sulla ribalta del piccolo schermo. Le scenografie, che talvolta hanno trasformato il teatro in una vera e propria discoteca, le diverse conduzioni, le vallette, gli ospiti italiani e stranieri sono stati gli artefici di un Festival che ha saputo negli anni adeguarsi alle mutate esigenze del pubblico.

Sempre campione d’ascolto, la manifestazione canora si afferma definitivamente come lo spettacolo televisivo più premiato e amato dal pubblico. L’evento canoro più famoso d’Italia, possiede una buona fama anche all’estero, viene regolarmente trasmesso da Raiuno in Eurovisione.

Forse nessuno dei suoi ideatori avrebbe creduto che 61 anni dopo, la manifestazione era ancora viva e vegeta. Nonostante le profonde mutazioni della nostra società, il Festival di Sanremo resta lì, inossidabile alle critiche più feroci ed impermeabile a quelle “profezie” che lo danno morto e sepolto. Qui ripercorreremo la sua storia attraverso le finora 61 edizioni, riscopriremo canzoni cancellate dalla nostra memoria e ne ritroveremo altre che hanno fatto da colonna sonora alla nostra vita, nella consapevolezza che nonostante tutto “Sanremo è Sanremo!”. 

Iniziato in sordina nel 1951 in quasi settant’anni si è trasformato in una macchina commerciale perfetta. Tra scandali, polemiche e tanta musica.

Qualcuno nel dopo guerra definì il Festival di Sanremo “la grande evasione”: la colonna sonora di un’Italia canterina che si affacciava alla modernità, con il sole in fronte e la voglia di fischiettare. Dalla prima edizione (1951) ha fatto molta strada, cambiato location, pubblico e soprattutto format. Fino a diventare un prodotto commerciale da migliaia di euro amato, odiato e sempre discusso. Eppure in origine nessuno lo prese davvero sul serio.

Il Festival della Canzone Italiana di Sanremo nasce nel 1951 su iniziativa della RAI e da subito incontra un notevole successo di pubblico, che ascolta alla radio i propri beniamini gareggiare fra loro nel proporre nuove canzoni. Nel 1954 la manifestazione trasloca in televisione, il nuovo mezzo inaugurato poche settimane prima. E la TV lancerà il programma nell’orbita dei più popolari di sempre: inossidabile appuntamento a cui sono affezionate generazioni di italiani e non solo, dal momento che il Festival è seguito da anni in tutto il mondo e per molti rappresenta un’occasione unica per tastare il polso alla canzone e al gusto nazionali. Il meccanismo è quello della gara, che negli anni cambierà più volte, restando tuttavia fedele all’idea di premiare motivi nuovi di zecca scritti appositamente. Il format ispira altri importanti festival, dall’Eurovision Song Contest, che nasce nel 1956 – un anno dopo la diffusione di Sanremo in eurovisione – allo Zecchino d’Oro (oggi Festival Internazionale della Canzone del Bambino) – lanciato nel 1959. La canzone di Sanremo forma un corpo a sé stante nel calderone della canzone italiana non tanto perché presenti caratteristiche poetiche o musicali diverse, quanto per il peso di cui è stata caricata dall’opinione pubblica, specie nelle prime edizioni e ogniqualvolta la competizione ha incrociato motivi d’interesse in grado di travalicare i confini della musica. In oltre sessant’anni Sanremo ha fatto da passerella alle varie anime del mondo canoro italiano, in equilibrio fra tradizione melodica, nuovi generi e sonorità. Ha dato voce anche agli stranieri, che in alcune edizioni – fra il 1964 e il 1969, ad esempio – parteciparono alla gara in coppia con interpreti italiani. Se il Festival è stato il trampolino di lancio per molti artisti (da Modugno a Ramazzotti, dalla Pausini a Bocelli), per altri invece ha rappresentato un’istituzione da cui prendere le distanze, in quanto giudicata un palcoscenico per la canzone mainstream.

La prima edizione si tenne nel Salone delle feste del Casinò Municipale di Sanremo: il pubblico era seduto intorno a tavolini da vecchio café chantant e mentre i cantanti si esibivano, loro cenavano, tra l’andirivieni dei camerieri.

«Il pubblico era scarso, tanto che fu necessario trovare delle persone da sistemare ai tavolini rimasti vuoti nella grande sala», racconta Leonardo Campus nel suo libro Non solo canzonette (Le Monnier): «non tanto per il prezzo – 500 lire non era una cifra impossibile – ma per il fatto che fino a quel momento il pubblico del casinò era abituato a manifestazioni di maggiore livello culturale».

A vincere la gara di allora fu Nilla Pizzi, che stracciò tutti con la canzone Grazie dei fiori. Sarà sempre lei, negli anni successivi, a far cantare gli italiani con Vola colomba, a fare una criptica critica sociale con Papaveri e papere – in cui alcuni videro una satira contro i potenti democristiani – e a inneggiare alla speranza con Una donna prega.

Nel 1953 poi, a due anni dal debutto, qualcosa cambiò: sparirono i tavolini della sala e si decise di far accedere gli ospiti solo se muniti di invito. I bagarini pare ne vendessero sottobanco alcuni all’esorbitante cifra di 10.000 lire (circa 130 euro di oggi). La stampa si interessò seriamente al fenomeno, a cui partecipavano sempre più concorrenti. Il dado era tratto.

Due anni dopo fu la volta infatti della prima diretta televisiva: non andò in onda tutta la trasmissione, ma la Rai si collegò con il Casinò Municipale di Sanremo alle 22:45, in “seconda serata”, al termine del varietà Un due tre di Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello. Il circuito mediatico era attivato. L’opinione pubblica parlava del Festival, si interessava dei suoi cantanti e soprattutto fischiettava le loro canzoni.

Fino a quando Mr Volare (come Oltreoceano ribattezzarono Domenico Modugno) fece LA canzone: dal palco del Festival nel 1958 intonò una delle melodie più celebri della storia della musica italiana Nel blu dipinto di blu (poi nota come “Volare” per via del celebre ritornello). Sembrava un redentore: cantava a braccia aperte e la sua melodia era liberatoria, ottimista, energizzante.

Anni dopo, sembrerà un anticipo del boom economico. La canzone accompagnò infatti la svolta degli Anni ’50, quando il nostro Paese girò pagina, perdendosi “nel blu dipinto di blu” del nuovo benessere. Il Paese cominciò a crescere del 5,8% all’anno, il reddito degli italiani era raddoppiato, i costumi rivoluzionati.

Nel blu dipinto di blu fu un punto di rottura anche musicale: segnò l’inizio di una nuova era per la canzone italiana, influenzata dal rock e dallo swing.

A confermarlo, due anni dopo, fu l’arrivo sul palco di un giovane che si dimenava al grido di 24000 baci e che anagraficamente poteva essere il figlio di Nilla Pizzi. Era Adriano Celentano e portava in scena la modernità: con lui arrivava il rock’n’roll e una nuova categoria sociale, fino a quel momento poco considerata, i giovani.

 Gli Anni ’60 furono infatti dominati da una generazione che rivendicava nuove regole (anche a Sanremo), e tutti entreranno nel mito. C’era una ragazza di Busto Arsizio con i capelli cotonati, nel 1961: era Mina, con le sue Mille bolle blu. Un altro era un “diavolo”, classe 1941. Aveva un ciuffo alla Elvis e un nome americano che mascherava le sue origini umbre: Little Tony, alias Antonio Ciacci.

Con lui c’era Lucio Dalla, che aveva appena fondato un gruppo in salsa bolognese: gli Idoli. E Luigi Tenco, che nel 1967 andò a Sanremo con la sua Ciao amore, ciao. L’esperienza fu tragica: dopo l’eliminazione si suicidò in una camera d’albergo di Sanremo.

La sua morte sembrò un triste presagio. L’energia e la vitalità degli Anni ’60 infatti non durarono a lungo. Dopo la strage di piazza Fontana, a Milano, l’Italia si svegliò dal sogno e si trovò catapultata negli “anni di piombo”. Il Festival della canzone non ne fu immune: il clima pesante che avvolgeva il Paese relegò la kermesse musicale in un cono d’ombra in cui rimase per gran parte degli Anni ’70.

Intanto si mise mano alla formula del Festival, alla location e ai cantanti. Nel 1977 la sede cambiò e si scelse il Teatro Ariston. Poi si sperimentarono nuove formule capaci di interpretare un mondo in trasformazione: si aprì la kermesse alla musica internazionale e sul suo palco si fecero salire ospiti stranieri come Grace Jones. Quando lei arrivò era il 1978. L’anno di Gianna di Rino Gaetano e di Un’emozione da poco di Anna Oxa.

Pochi anni dopo sullo stesso palco salirono i Kiss (1981), i Duran Duran (1985), i R.E.M (1999) e molti altri. E soprattutto Pippo Baudo l’anima del Festival dagli Anni’80 in poi (con le sue 13 conduzioni). L’Italia intanto si era abituata ai varietà, a Fantastico, a Heather Parisi che ballava Cicale, a Romina Power che cantava Il ballo del qua qua e alle televisioni commerciali. Ora era pronta per un festival nuovo.

Nell’edizione del 1980 il conduttore Claudio Cecchetto volle al suo fianco il comico Roberto Benigni. L’edizione passò alla storia per lo “scandaloso” bacio di 45 secondi tra lui e la valletta Olimpia Carlisi e per l’epiteto Wojtilaccio con cui apostrofò il nuovo Papa, Giovanni Paolo II.

Le edizioni successive non furono meno chiacchierate. Tra i comici chiamati oltre al Trio Solenghi ci sarà infatti anche Beppe Grillo, allora una star satirica dei palinsesti. Nell’edizione del 1989 si portò a casa anche una querela. Un vaffa in diretta? No, ma comunicò il suo compenso in diretta e lesse immaginarie penali previste dal contratto nel caso in cui avesse detto che “i socialisti rubano”.

L’edizione alla fine fu vinta da Fausto Leali e Anna Oxa che cantavano Ti lascerò ma la conduzione zoppicante dei cosiddetti “figli d’arte” (figli di personaggi famosi del mondo dello spettacolo) fece discutere, almeno quanto Beppe Grillo.

Ma gli scandali a Sanremo sono mai mancati. E quando non erano per eccesso di satira, erano per eccesso di esibizionismo. Nel 1987 (edizione vinta da Gianni Morandi, Enrico Ruggeri e Umberto Tozzi con Si può dare di più) la cantante Patsy Kensit indossò un vestito minimal e durante la performance una spallina “traditrice” le scoprì il seno. La notizia occupò le riviste di gossip per giorni.

Otto anni dopo ci fu in diretta la protesta un uomo che minacciò di buttarsi dalla galleria dell’Ariston gridando che il festival sarebbe stato vinto da Fausto Leali. Pippo Baudo lo trattenne. E l’Italia intera (o quasi) tirò un sospiro di solievo. Ma gli scandali non erano ancora finiti. Non ultimo quello del 2011: nessuno ricorda che quell’edizione fu vinta da Roberto Vecchioni con la sua canzone Chiamami ancora amore ma tutti ricordano lo spacco rivelatore di Belen Rodriguez.

E anche se è convinzione diffusa che a seguire il Festival sia un pubblico “tradizionale”, magari anche un po’ avanti con gli anni, quest’anno Sanremo fa registrare grandi numeri anche sul digitale e sui social network, con 2 milioni e mezzo di interazioni in ogni serata su Facebook, Instagram & C. e quasi mezzo milione di spettatori che seguono la diretta della kermesse attraverso internet su RaiPlay. “Perché Sanremo è Sanremo” anche in streaming!