Festival di Sanremo – Storia

Festival di Sanremo. Il Festival della canzone italiana, più comunemente Festival di Sanremo (per sineddoche chiamato semplicemente Sanremo), è un festival musicale che dal 1951 si tiene annualmente a Sanremo, in Italia. Vi hanno preso parte come concorrenti, ospiti o compositori, molti dei personaggi più noti della musica leggera italiana ed è considerato uno dei più importanti e longevi festival musicali al mondo.

Rappresenta uno dei principali eventi mediatici italiani, con un certo riscontro anche all’estero, in quanto viene trasmesso in diretta sia televisiva, sulla Rai e in Eurovisione, sia radiofonica. Al vincitore del Festival viene consegnata la statuetta del “Leone di Sanremo”, simbolo dello stemma comunale, che è il riconoscimento più prestigioso per i musicisti e gli interpreti italiani di musica leggera. La proprietà intellettuale della kermesse appartiene al Comune di Sanremo, che ne affida a terzi l’organizzazione.

Il formato del festival si basa da sempre su una gara tra brani obbligatoriamente inediti e scritti da autori italiani, selezionati nei mesi immediatamente precedenti da commissioni apposite o dagli organizzatori del festival stesso.

I brani devono essere composti con testi in lingua italiana oppure in una delle altre lingue locali d’Italia. Essi, dopo essersi esibiti, vengono votati da giurie scelte (demoscopiche, di addetti ai lavori, di consumatori) e/o mediante il voto popolare sotto forma di televoto (in passato anche tramite concorsi di vario genere, come il Totip dal 1984 al 1989), le quali proclamano e premiano i tre brani più votati, o in alcuni casi i soli vincitori assoluti, tra quelli in gara nella sezione principale, denominata a seconda delle edizioni “Big”, “Campioni” o “Artisti”, e in quella degli artisti emergenti, definita generalmente “Nuove proposte” o “Giovani”. Vengono assegnati anche altri riconoscimenti speciali, tra cui il Premio della critica, creato ad hoc dalla stampa specializzata nel 1982 per premiare la qualità del brano di Mia Martini E non finisce mica il cielo, intitolato alla stessa cantante a partire dall’edizione del 1996, l’anno successivo alla sua scomparsa (12 maggio 1995). Altri premi speciali che negli ultimi anni hanno ottenuto rilevanza sono il Premio Sergio Bardotti per il testo, il Premio Sala Stampa Radio e Tv, il Premio al miglior arrangiamento conferito dall’Orchestra del Festival e il Premio Lunezia per il valore musical-letterario, assegnato in collaborazione con Rai Radio Uno e TV Sorrisi e Canzoni.

Non sempre la musica e il canto sono stati eseguiti dal vivo: oltre a sporadiche esecuzioni con basi musicali preregistrate nel corso degli anni, durante le edizioni degli anni ’80 l’orchestra fu sempre assente e gli artisti si esibirono su basi musicali preregistrate, arrivando a cantare completamente in playback a partire dalla serata finale di Sanremo 1983 (a causa di problemi tecnici nelle prime due serate) e continuando così per altre tre edizioni, ritornando al solo canto dal vivo dall’edizione del 1987 e all’orchestra dal 1990. Il playback fu alle volte utilizzato anche per ottenere degli effetti particolari (come la simulazione di particolari effetti eco o di riverbero, oppure per la simulazione della voce della coscienza interiore, come nell’esibizione di Eros Ramazzotti nell’edizione del 1985 mentre presentava la canzone Una storia importante).

In origine la sede della kermesse era il salone delle feste del Casinò di Sanremo e il periodo di svolgimento era variabile tra gennaio e marzo, mentre dal 1977 si svolge presso il teatro Ariston della città ligure (a parte l’edizione del 1990, svoltasi al nuovo mercato dei fiori nella frazione di Bussana), in un periodo che, dal 1983, oscilla tra i primi giorni di febbraio e la prima decade di marzo.

Dal 1956 (con alcune interruzioni ed eccezioni) il vincitore della competizione ottiene il diritto di rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest; tuttavia, ciò non rappresenta un obbligo per il cantante, che può rimettere alla Rai la decisione sul rappresentante italiano.

Storia.

Antefatti (1932-1950). Nel 1932, in un momento di crescita turistica di Sanremo, il concessionario del locale Casinò municipale, il napoletano Luigi De Santis, organizzò una kermesse natalizia della canzone napoletana, che si svolse proprio nel salone delle feste del Casinò dal 24 dicembre 1931 al 1º gennaio 1932 con il titolo di Festival partenopeo di canti, tradizioni e costumi, ripreso dalle cineprese del regime fascista.

Nell’estate del 1936 venne organizzato nel parco del Kursaal di Rimini il Festival della Canzone Italiana, competizione canora di brani in italiano e inediti, promosso dall’Azienda autonoma di Soggiorno, con il patrocinio del Ministero per la stampa e la propaganda, e del quale l’Ente Italiano Audizioni Radiofoniche trasmise in diretta le canzoni finaliste. L’evento, organizzato da Valfredo Montanari e dal direttore della banda “Città di Rimini”, Antonio Di Jorio, riscosse grande successo di pubblico, ma venne invece stroncato dalla critica, in particolare da Michele Campagna. L’anno seguente il concorso venne nuovamente organizzato, con le stesse diverse accoglienze: positiva da parte del pubblico e negativa dalla critica.

Nel 1938 l’evento riminese cambiò invece nome in Le due serate della canzone italiana e assunse un nuovo format: non più brani inediti e non più competizione, ma questa volta non ottenne un riscontro positivo da parte del pubblico, che perse interesse. Nel 1939, Le due serate della canzone italiana vennero nuovamente proposte, questa volta per iniziativa di privati al Cinema Parco, ottenendo un riscontro ancora minore, e di conseguenza non venendo più ripetute.

Immediatamente dopo la guerra, nel 1945, l’ex partigiano e floricoltore Amilcare Rambaldi fu incaricato dal Comitato di Liberazione Nazionale di ideare degli eventi per rilanciare l’economia di Sanremo. Memore del Festival partenopeo di canti, tradizioni e costumi al quale aveva assistito nel 1932 al Casinò di Sanremo, tra le varie ipotesi, propose di indire un concorso di canzoni italiane nel salone delle feste del Casinò, ma la proposta fu bocciata.

Nell’estate del 1947, a Viareggio, Aldo Valleroni propose di realizzare un concorso canoro per presentare i nuovi brani musicali e al tempo stesso allietare la stagione balneare viareggina. Preparò il bando di gara e prese contatti con le case discografiche; il primo cantante che aderì fu Tino Vailati. Tuttavia, l’Azienda Autonoma di Soggiorno di Viareggio bocciò l’iniziativa e, rifiutandosi di contribuire economicamente, non ne permise la realizzazione. Tuttavia, l’idea piacque molto ad Alberto Sargentini, presidente del “Comitato Festeggiamenti” del comune, ente che organizzava anche il celebre Carnevale di Viareggio, che si impegnò a realizzarla l’anno seguente.

L’11 agosto 1947 fu invece Rimini a organizzare al Teatro Novelli il Festival della Canzone Italiana, promosso dall’Azienda Autonoma di Soggiorno. L’evento fu pubblicizzato sulla stampa nazionale, e si iscrissero alla gara 129 composizioni provenienti da tutta Italia, delle quali ne furono selezionate 17. Fra i cantanti che parteciparono si annoverano Silvana Pampanini, Corrado Lojacono, Vittorio Caprioli e Vittorio Corcelli. La commissione esaminatrice, indecisa su quale brano premiare, decise di non assegnare premio di 50.000 lire, ma di rimetterlo in palio per l’edizione del 1948, che tuttavia non avrebbe mai avuto luogo.

Così, il 25 agosto 1948 fu la volta di Viareggio. Alla Capannina del Marco Polo di Sergio Bernardini, nella Pineta di Ponente, su iniziativa di Alberto Sargentini e di Aldo Valleroni, andò in scena il Festival della Canzone Italiana.

L’edizione viareggina del 1948 fu trasmessa in diretta radiofonica e fu presentata da Amerigo Gomez della RAI di Firenze. Vide l’accompagnamento dell’orchestra diretta dal maestro Francesco Ferrari e la partecipazione di dieci cantanti, tra i quali Narciso Parigi, Brenda Gjoi e Silvano Lalli. All’organizzazione presero parte anche il direttore della RAI di Firenze Aldo Angelini, l’editore musicale romano Silvio Da Rovere, che contribuì alla stesura del regolamento, Ruggero Righini e Giancarlo Fusco. Le spese furono coperte dal Comitato Festeggiamenti per 100.00 lire e da Sergio Bernardini per 50.000 lire, mentre gli accumulatori elettrici furono messi a disposizione dalle truppe USA di stanza a Camp Darby presso Tirrenia e le sedie per il pubblico dalle parrocchie cittadine. La competizione fu vinta da Serenata al primo amore di Pino Moschini.

La manifestazione fu replicata anche il 25 agosto dell’anno successivo, con maggiori investimenti, sempre ripartiti tra il Comitato Festeggiamenti e Sergio Bernardini, e più canzoni in gara, riscontrando ancora una volta un notevole successo. L’edizione del 1949 vide la vittoria de Il topo di campagna di Narciso Parigi, samba scritto da Aldo Valleroni, inciso poi per la Cetra da Francesco Ferrari e dal Quartetto Stars.

Nel 1950, condizioni meteorologiche avverse penalizzarono il Carnevale di Viareggio, e di conseguenza il comune tagliò alcune spese, tra le quali quelle per il Festival della Canzone Italiana. Dal momento che Sergio Bernardini non poteva coprire da solo tutte le spese, si tentò nuovamente di avere un contributo dall’azienda autonoma di soggiorno, ma l’allora direttore, il marchese Bottini, non credendo nel potenziale della manifestazione, nonostante il successo riscosso, rispose in modo sarcastico e sprezzante, rifiutando la richiesta. A causa di mancanza di fondi, il festival non ebbe quindi luogo.

Il successo delle edizioni viareggine del 1948 e 1949 e il loro successivo abbandono da parte della cittadina versiliese avrebbe portato alla nascita dell’attuale Festival di Sanremo.

Infatti, il gestore del casinò di Sanremo, Pier Busseti, essendosi trovato a Viareggio nell’estate del 1949, aveva intuito il potenziale del festival e si era convinto a riproporlo a Sanremo.

Sulla falsariga dell’esperienza delle edizioni viareggine del Festival della Canzone Italiana, Aldo Valleroni fondò dieci anni dopo il Burlamacco d’oro, o Festival di Viareggio, che ebbe luogo nella cittadina versiliese dal 1958 al 1965.

Nascita e primi anni (1951-1959). Accadde così che Pier Busseti, memore del successo ottenuto dal festival viareggino, riprese i contatti con Amilcare Rambaldi al fine di recuperare la sua vecchia idea: insieme ispirarono il giornalista e conduttore radiofonico torinese Angelo Nizza, che cercò di trovare un accordo con le Radio Audizioni Italiane, mentre il direttore del Casinò Angelo Nicola Amato sparse la voce tra le case discografiche di Milano per spingerle ad inviare i propri cantanti.

L’organizzazione scelse di far svolgere la manifestazione nei mesi invernali, probabilmente per incrementare il turismo nella città, che a differenza di Viareggio non poteva contare sul traino delle località vicine e su un carnevale con un richiamo di pubblico altrettanto elevato. La prima edizione del Festival venne così organizzata per il 29 gennaio 1951 e si svolse nel salone delle feste del Casinò, la stessa location dell’antesignano festival partenopeo. Condotta da Nunzio Filogamo, particolarmente noto per il suo saluto radiofonico agli «amici vicini e lontani», a questa edizione presero parte 3 interpreti, Nilla Pizzi, il Duo Fasano e Achille Togliani, che si alternarono nell’esibizione di 20 brani inediti. L’evento fu accolto molto freddamente dalla stampa e dai critici musicali dell’epoca, così come dal pubblico in sala che continuò a cenare e parlottare durante le esecuzioni. A vincere la prima storica edizione fu Nilla Pizzi con Grazie dei fiori.

Sulla falsariga del festival di canzoni napoletane che si svolse nella città dei fiori più di vent’anni prima, le case discografiche di Napoli sollecitarono alla Rai anche un festival della canzone partenopea. Poco più di un anno dopo la prima edizione della kermesse sanremese, il 28 settembre 1952, prese il via anche il Festival della Canzone napoletana, nella cornice del Teatro Mediterraneo, all’interno della moderna Mostra d’Oltremare.

La seconda edizione del Festival di Sanremo trovò un maggiore riscontro dagli autori e dagli editori musicali. I partecipanti salirono a 5, ma a vincere, come l’anno prima, fu Nilla Pizzi con la «serenata popolareggiante» Vola colomba, che si aggiudicò anche il resto del podio con Papaveri e papere e Una donna prega, risultato mai più ripetuto nella storia del Festival.

L’edizione del 1953 segnò il primo cambio nel regolamento di un certo rilievo: venne infatti introdotto l’obbligo della doppia interpretazione per ogni brano musicale con una diversa orchestra: una di tipo “classico” (in quell’anno diretta da Cinico Angelini) e una di tipo più “moderno” (condotta in quell’occasione da Armando Trovajoli).

La quinta edizione fu la prima ad essere trasmessa in diretta radio-televisiva dal Programma Nazionale, nonché la prima in cui la finale fu trasmessa in Eurovisione. Nell’edizione del 1956, in via del tutto eccezionale, i sei partecipanti al Festival furono selezionati con un concorso per “voci nuove”, a cui presero parte 6.656 aspiranti. Nello stesso anno, ispirandosi al Festival, la neonata Unione europea di radiodiffusione diede vita all’Eurovision Song Contest, la cui prima edizione – al quale prese parte anche l’Italia con la vincitrice dell’edizione, Franca Raimondi, e la seconda classificata, Tonina Torrielli – si svolse a Lugano, in Svizzera.

A dominare il Festival nelle sue prime edizioni fu la canzone tradizionale italiana, all’epoca poco apprezzata, il cui testo «non esce di un millimetro dal solco Dio-Patria-Famiglia». Tuttavia, già con Papaveri e papere (oggi nota come una sottile presa in giro rivolta alla Democrazia Cristiana e, al contempo, come un accenno di denuncia della condizione di subalternità della donna nella società italiana dell’epoca) e poi con Canzone da due soldi di Katyna Ranieri, iniziò a farsi spazio un tipo di canzone diversa da quelle «così proverbialmente sciroppose e stucchevoli», con un lessico più colloquiale e allegro. Fu comunque solo nell’edizione del 1958, con la vittoria di Domenico Modugno (in coppia con Johnny Dorelli) e la sua Nel blu dipinto di blu, diventata negli anni una delle canzoni italiane più conosciute ed eseguite di sempre in tutto il mondo, che si aprì una nuova fase per il Festival e per la canzone italiana: quella della «commistione di autore e interprete» che fu confermata nel 1960 con la vittoria di Renato Rascel con Romantica in coppia con Tony Dallara.

L’esplosione negli anni ’60 e il declino negli anni ’70. Gli anni sessanta si aprirono con l’improvvisa decisione della SIAE di vietare la partecipazione dei propri autori all’edizione del 1961, che però non fu seguita dalla maggioranza degli aderenti. Negli anni successivi si registrò l’inizio della cosiddetta “era Bongiorno”, dal nome del conduttore Mike Bongiorno, che presentò le edizioni dal 1963 al 1967, e fecero il loro esordio sul palco gli “urlatori” come Mina (la quale, dopo la delusione per non essere nemmeno salita sul podio nel 1961, decise di non prendere mai più parte al Festival come concorrente), Adriano Celentano e Bobby Solo, i cantautori come Gino Paoli e Umberto Bindi e i gruppi beat (questi ultimi «sopportati più che supportati», anche per problemi di organizzazione).

A vincere però fu perlopiù la musica melodica: la vittoria più rilevante del periodo fu quella di Gigliola Cinquetti al Festival del 1964 con Non ho l’età (per amarti), con la quale vinse anche l’Eurovision Song Contest dello stesso anno. Sempre nel 1964 venne estesa la partecipazione anche ai cantanti stranieri, che parteciparono in forze a quell’edizione (fra i tanti Paul Anka, Gene Pitney, Ben E. King e Antonio Prieto): la nuova regola fu «pensata come confronto tra interpreti italiani e stranieri», ma soprattutto «aspirava sia ad arricchire di nuova linfa la musica leggera sia a esportare oltre i pochi consueti mercati la nostra produzione». Questa innovazione fu tuttavia abbandonata già con l’edizione del 1966.

Nel frattempo, i temi sociali e la contestazione iniziarono ad apparire sul palco del Casinò. Nell’edizione del 1966, Adriano Celentano presentò Il ragazzo della via Gluck, subito eliminata dalla competizione; l’anno successivo, gli intenti “rivoluzionari” (sebbene estremamente edulcorati) dei giovani fecero capolino con La rivoluzione di Gianni Pettenati e Proposta de I Giganti. Il 1967 viene ricordato soprattutto per il suicidio del cantautore genovese Luigi Tenco, dopo che la sua canzone Ciao amore ciao (cantata in coppia con Dalida e che raccontava il disagio di un Paese che, nonostante il miracolo economico, aveva «ancora sacche paurose di povertà e di indigenza») era stata eliminata dalla finale.

La morte di Tenco, semplicemente accennata, «tacendo persino il nome della vittima», durante il festival da Mike Bongiorno, «concluse la fase aurea del racconto di Sanremo», dando inizio ad «un convulso lungo periodo dopo il quale l’Italia non fu più la stessa e, conseguentemente, neppure la trama che il Festival ne forniva».

Nonostante questo, l’edizione del 1968 «costituì il maggiore sforzo dell’aspirazione del Festival a rappresentare sul piano della musica leggera tutto ciò che si muoveva nel paese»: presentata per la prima volta da Pippo Baudo, vide la vittoria di Sergio Endrigo (tanto a testimonianza dell’imporsi dei cantautori nel mercato musicale, quanto una sorta di “vittoria di compensazione” per quanto accaduto con Tenco). Sempre in quella edizione esordirono anche Fausto Leali, Al Bano e Massimo Ranieri, «tutti e tre, in modi diversi, ben piantati nei caratteri eterogenei dei ragazzi di allora».

Le tre edizioni del 1969 (vinta da Iva Zanicchi e Bobby Solo con Zingara), 1970 (vinta da Celentano e Claudia Mori con Chi non lavora non fa l’amore) e 1971 (vinta da Nada e Nicola Di Bari con Il cuore è uno zingaro), ma soprattutto i grandi successi di Lucio Dalla (4/3/1943 nel 1971 e Piazza Grande nel 1972) e Roberto Vecchioni (L’uomo che si gioca il cielo a dadi nel 1973) «non evidenziarono pienamente la crisi della manifestazione», che ormai si avviava a un periodo di declino.

La Rai, nel 1971, privò il Festival della Canzone napoletana delle sue telecamere, decretandone la fine, e decise, a partire dal 1973, di trasmettere solo la serata finale del Festival di Sanremo. «Anche la tanto sbandierata trasmissione in Eurovisione accomunava in realtà l’Italia alle aree arretrate dell’Est e dell’Ovest: nel 1973, infatti, si collegarono l’URSS e i paesi del socialismo reale» così come «Turchia, Cipro, Spagna e Portogallo, ove ancora per poco sopravvissero i fascismi», mentre dal punto di vista musicale, il Festival virò pesantemente sulla via «dell’erotismo in pillole e della pornografia casareccia», in «un trionfo di seni e cosce» e di canzoni che fanno riferimento agli stessi «irritanti stereotipi dell’erotismo da celluloide», al punto che l’edizione del 1975 «fu la più infelice e, se si vuole, la più insulsa nello scollamento tra realtà e rappresentazione».

Fu comunque in tale periodo che si sperimentarono varie formule per il Festival. L’edizione 1974 vide i 28 interpreti in gara divisi in due gruppi, ossia 14 “Big” (già qualificati alla serata finale) e 14 “aspiranti”, che si sarebbero sfidati per gli ultimi 4 posti disponibili. L’edizione del 1976 vide i partecipanti divisi in cinque gruppi, ciascuno con due interpreti “capigruppo” automaticamente qualificati alla finale, ma soprattutto per la prima volta scomparve l’orchestra (sostituita dalle basi musicali). Eliminazioni e gruppi furono aboliti nel 1977, anche perché le canzoni in gara quell’anno erano solo 12, ma già nell’edizione successiva venne ripristinata la divisione in categorie (“Solisti”, “Complessi” e “Cantautori”), i cui vincitori si sarebbero poi affrontati per il titolo. In ultimo si assistette al “trasloco”, inizialmente provvisorio causa lavori di ristrutturazione ma in seguito divenuto definitivo, del Festival dal Casinò al teatro Ariston.

La rivalsa negli anni ’80. Il Festival 1980 segnò il primo segnale di rottura dell’andamento declinante: la presentazione di Claudio Cecchetto, Roberto Benigni e Olimpia Carlisi rappresentò la prima occasione in cui il presentatore non svolgeva un ruolo di «mero officiante», ma di «protagonista del racconto», fu ripristinata la suddivisione in due categorie, una per le “nuove proposte italiane” (che si sarebbero contesi 8 posti alla serata finale) e una per i “Big italiani e stranieri” (18 canzoni già qualificate alla serata finale), ma soprattutto fu nuovamente abbandonata l’orchestra per le basi registrate (nel corso degli anni ottanta vi furono edizioni in cui i cantanti si esibirono addirittura in playback).

Questo portò la Rai a “riappropriarsi” del Festival e a procedere a una “ristrutturazione” dello stesso, culminata nella “prima era Baudo” (1984-1987): con lui Sanremo riconquistò la credibilità perduta, portando «la cronaca e l’attualità sul palcoscenico dell’Ariston» e istituendo col Festival del 1984 una competizione separata per le “Nuove proposte italiane”, con tanto di eliminazioni, assenti invece per la categoria dei “Campioni”. Nel 1982, infine, fu creato un Premio della Critica, che «ufficializzò l’esistenza di una frattura» fra i gusti del pubblico e quelli «delle nicchie del gusto».

L’edizione del 1986 si ricorda anche come la prima ad aver avuto una donna, Loretta Goggi, come conduttrice principale dell’evento ma, nonostante il rilancio, molti dei grandi nomi della scena musicale sorti lungo gli anni settanta mantennero una certa distanza dalla competizione, accettando invece di esibirsi come ospiti o (più raramente) di concorrere come autori. A partecipare più attivamente furono i cantanti divenuti famosi negli anni sessanta e nei primi anni settanta (Iva Zanicchi, Peppino di Capri, Bobby Solo, Fred Bongusto), quelli la cui carriera aveva necessità di un rilancio o di una conferma (Loredana Bertè, Alberto Camerini, Donatella Rettore, Alan Sorrenti, Renato Zero, Anna Oxa, Mango, Mia Martini, Raf) o quelli che legarono indissolubilmente il loro nome alla manifestazione (Matia Bazar, Fiordaliso, Riccardo Fogli).

Con l’eccezione di Per Elisa di Alice (vincitrice del Festival di Sanremo 1981), Sarà quel che sarà di Tiziana Rivale (vincitrice del Festival di Sanremo 1983) e di Adesso tu di Eros Ramazzotti (vincitore di Sanremo 1986, dopo la vittoria nella sezione Nuove proposte del 1984 con Terra promessa), nel resto dei casi «Sanremo si limitò a laureare personaggi già laureati, che avevano già scritto le loro pagine più ricche di senso», quasi come se la vittoria a Sanremo costituisse un «premio alla carriera» per questi interpreti. In questo modo, il voto popolare (espresso tramite il concorso Totip) legittimò le vittorie di Al Bano e Romina Power nel 1984, dei Ricchi e Poveri nel 1985, di Eros Ramazzotti nel 1986, del trio Morandi-Ruggeri-Tozzi nell’edizione del 1987, di Massimo Ranieri nel 1988 e di Anna Oxa e Fausto Leali al Festival del 1989. Il ritorno della giuria popolare non cambiò di fatto la situazione: il primo posto fu dei Pooh nell’edizione 1990 e di Riccardo Cocciante nell’edizione 1991.

Il Festival, tuttavia, funse da trampolino di lancio per una generazione di cantanti che, una volta famosi, recisero il proprio rapporto con la manifestazione: è il caso del già citato Eros Ramazzotti, ma anche di Vasco Rossi, Jovanotti, Fiorella Mannoia e Zucchero Fornaciari, che portarono sul palco nuove sonorità e nuovi temi ma che furono penalizzati in classifica (e dunque conquistarono «credibilità agli occhi di un pubblico più attento alla qualità»).

Il successo degli anni ’90. Gli anni novanta sancirono il ritorno di Sanremo come appuntamento fisso per la società italiana, al punto tale che la frase «Perché Sanremo è Sanremo», ripetuta più volte nella sigla d’apertura delle edizioni 1995 e 1996, divenne una sorta di slogan informale della manifestazione. Per il Festival di Sanremo 1990, come già detto, tornarono le giurie popolari, ma anche l’orchestra e gli interpreti stranieri in gara,[70] seguite due anni dopo dal ritorno alla conduzione di Pippo Baudo (che nel 1994 assunse anche la direzione artistica del Festival) e delle eliminatorie fra i “Big”. Queste, al contrario delle edizioni precedenti, colpirono stavolta gli esponenti della musica dell’ultimo trentennio a tutto vantaggio delle “nuove voci” emergenti, come Laura Pausini (vincitrice della categoria Giovani nel 1993 e terza l’anno dopo fra i “Campioni”), Biagio Antonacci, Andrea Bocelli e Giorgia (vincitrice del Festival di Sanremo 1995).

L’edizione del 1997, vinta dai Jalisse con Fiumi di parole, segnò l’ultima discussa partecipazione dell’Italia all’Eurovision Song Contest prima di non prendervi più parte fino al 2011. Il duo, infatti, dato per favorito anche all’estero, raggiunse solo il quarto posto, lasciando spazio alle voci riguardanti un possibile sabotaggio interno da parte della Rai, che si sarebbe fatta carico malvolentieri delle spese d’organizzazione dell’edizione seguente della kermesse europea in caso di vittoria.

A confermare il tentativo di svecchiamento della canzone italiana, a partire dal 1995 fu garantito l’accesso alla finale dei “Campioni” ai primi classificati fra i giovani: se la regola funzionò in quell’anno, garantendo proprio l’affermazione di Giorgia, il meccanismo produsse in seguito una serie di cantanti (come i Jalisse, vincitori nel 1997, e Annalisa Minetti, che vinse nel 1998) destinati a finire ben presto nell’oblio. Addirittura, nessuna delle canzoni dell’edizione del 1998 riuscì a rientrare nella classifica dei 100 singoli più venduti di quell’anno. Anche per questo motivo, a partire dal 1999, il Festival iniziò ad aprirsi al circuito della “musica indipendente” con mutuo beneficio, visto che il primo recuperò autorevolezza e il secondo approfittò della visibilità sanremese per ottenere migliori vendite.

Il cambiamento negli anni 2000. Questo, però, non fermò il calo degli ascolti dei primi anni duemila, culminato con l’edizione del 2004 (con Tony Renis alla direzione artistica e Simona Ventura alla conduzione), dove per la prima volta un programma della concorrenza (la quarta edizione del Grande Fratello) superò in ascolti il Festival, complice anche il boicottaggio delle major discografiche e il successo della “contro-rassegna” musicale organizzata a Mantova quell’anno. Questo nuovo periodo di flessione del Festival si interruppe nel 2007, con la conduzione ancora una volta di Baudo e la vittoria fra i Campioni di Simone Cristicchi con Ti regalerò una rosa e di Fabrizio Moro fra i giovani con Pensa.

Nonostante il calo di ascolti e le polemiche, Sanremo si affermò sempre più nei primi anni del XXI secolo come palcoscenico dove lanciare o confermare artisti emergenti come Dolcenera (fra i vincitori di Destinazione Sanremo nel 2002), Sergio Cammariere (terzo a Sanremo 2003), Povia (vincitore dell’edizione 2006), Francesco Renga (ex-Timoria, vincitore dell’edizione 2005), Giò Di Tonno e Lola Ponce (vincitori dell’edizione 2008), Tricarico (vincitore del Premio della critica nel 2008), Arisa (vincitrice di SanremoLab 2008, della sezione Proposte nel 2009 e della sezione Campioni nel 2014), Paolo Meneguzzi, Irene Fornaciari ed i Sonohra (vincitori della sezione Giovani nel 2008).

Sul finire del decennio, invece, con la vittoria di Marco Carta nel 2009 (già vincitore della settima edizione di Amici nel 2008), si inizia a notare una “saldatura” fra «i nuovi “palcoscenici” della canzone virtuale» come Amici di Maria De Filippi e X Factor e «la madre di tutti i palchi della canzone italiana».

Il rilancio negli anni 2010. Il nuovo decennio conferma e consolida la “saldatura” creatasi tra il Festival e i talent, vedendo la partecipazione consistente alla kermesse, spesso con ottimi risultati, di cantanti provenienti da questi ultimi come Valerio Scanu (finalista dell’ottava edizione di Amici nel 2009 e vincitore del Festival di Sanremo 2010), Giusy Ferreri (finalista della prima edizione di X Factor nel 2008), Noemi (partecipante alla seconda edizione di X Factor nel 2009 e terza classificata al Festival di Sanremo 2012), Marco Mengoni (vincitore della terza edizione di X Factor nel 2009, terzo classificato al Festival di Sanremo 2010 e vincitore nel 2013 e nel 2023), Emma (vincitrice della nona edizione di Amici nel 2010, seconda classificata nel Festival di Sanremo 2011 in duetto con i Modà e vincitrice nel 2012), Il Volo (partecipanti alla seconda edizione di Ti lascio una canzone nel 2009, vincitori del Festival di Sanremo 2015 e terzi classificati nel 2019), Annalisa (finalista della decima edizione di Amici nel 2011 e terza classificata ai Festival di Sanremo 2018 e 2024), Francesca Michielin (vincitrice della quinta edizione di X Factor nel 2012 e seconda classificata ai Festival di Sanremo 2016 e 2021) e così via. L’eccezione di questo scenario è data da tre interpreti femminili: Arisa (vincitrice, Premio della Critica “Mia Martini” e della Sala Stampa “Lucio Dalla” nella sezione “Proposte” al Festival di Sanremo 2009 e successivamente seconda classificata e premio della Sala Stampa “Lucio Dalla” nella sezione “Artisti” nel 2012 e vincitrice nella sezione “Campioni” nel 2014), Malika Ayane (seconda classificata nella sezione “Proposte” al Festival di Sanremo 2009 e successivamente Premio della Critica “Mia Martini” e della Sala Stampa “Lucio Dalla” nella sezione “Artisti” nel 2010 e terza classificata e Premio della Critica “Mia Martini” nella sezione “Campioni” nel 2015) e Nina Zilli (terza classificata e Premio della Critica “Mia Martini” nella sezione “Nuova Generazione” al Festival di Sanremo 2010).

Inoltre, a partire dall’edizione del 2011, il Festival di Sanremo torna ad essere il meccanismo di selezione per il rappresentante italiano all’Eurovision Song Contest,[82] segnando così anche il ritorno in gara dell’Italia alla kermesse europea dopo 13 anni di assenza.

Con la direzione artistica di Fabio Fazio nelle edizioni 2013 e 2014 si assiste a una significativa diminuzione del numero di artisti provenienti dai talent show, a beneficio di rappresentanti di generi musicali meno tipici per la kermesse sanremese, con artisti come The Bloody Beetroots (musica elettronica), Giuliano Palma (ska) ed i Perturbazione (indie rock). Sebbene la seconda edizione condotta e diretta da Fazio non rappresenti un successo in termini di ascolti, funge da apripista per scelte stilistiche che si consolideranno nelle successive edizioni. Con Carlo Conti, conduttore e direttore delle edizioni 2015, 2016 e 2017, viene privilegiata la radiofonicità come criterio per la scelta dei brani in concorso, spezzando il paradigma per cui fino a quel momento la scelta ricadesse prevalentemente su ballate d’amore.[83] Con l’edizione 2015, il Festival viene inoltre definitivamente agganciato all’Eurovision Song Contest, in quanto a partire da quell’anno il regolamento stabilisce che il vincitore del Festival sia automaticamente designato, salvo rinuncia, a rappresentare l’Italia al concorso canoro europeo.

Il successo e la qualità di queste edizioni è testimoniato anche dai partecipanti nella categoria “Giovani”: nell’edizione 2016, in particolare, tre dei quattro finalisti di tale sezione avrebbero in seguito vinto nella sezione principale. Si tratta di Francesco Gabbani (vincitore dell’edizione 2017), Ermal Meta (2018) e Mahmood (2019 e 2022).

Con le successive edizioni del 2018 e 2019, condotte e dirette da Claudio Baglioni, vengono rimosse le eliminazioni dei brani dalla gara su esplicita richiesta dei cantanti. Viene inoltre aumentata la durata massima dei brani da tre minuti e mezzo a quattro, influenzando in positivo anche la qualità stessa delle canzoni in gara. Nell’edizione del 2019, la vittoria di Mahmood con il brano Soldi è considerata il segno di una chiusura netta con il passato, poiché appartenente a un genere, l’urban, fino ad allora rimasto ai margini di Sanremo, riavvicinando così il pubblico più giovane al Festival e attirando le attenzioni delle case discografiche, le quali colgono l’opportunità di allargare il pubblico di determinati cantanti.[83] Con lo stesso brano Mahmood si piazzerà al secondo posto all’Eurovision Song Contest 2019, acquisendo notorietà internazionale.

Il ritrovato successo negli anni 2020. Terminata la parentesi di Baglioni, nel 2020 le redini del Festival passano in mano ad Amadeus, che riesce a ottenere buoni risultati in termini di ascolti, sbloccando una nuova era di successo anche in termini di discografia. La successiva edizione, però, si rivela complicata da gestire sin dal principio in quanto segnata dalla pandemia di COVID-19: a causa delle misure di contenimento in vigore nei primi mesi del 2021, il Festival si svolge per la prima e finora unica volta nella sua storia senza il pubblico all’interno del teatro Ariston; inoltre, come già accaduto negli anni dal 2002 al 2005, si svolge nel mese di marzo, precisamente dal 2 al 6. Nonostante le evidenti difficoltà e i risultati d’ascolto nettamente più bassi rispetto all’anno precedente, per la prima volta il Festival vede trionfare un gruppo pop rock, i Måneskin, che con il brano Zitti e buoni vincono non soltanto la kermesse italiana ma anche l’Eurovision Song Contest 2021, raggiungendo un successo planetario e riportando l’Italia sul gradino più alto del podio della kermesse europea a distanza di 31 anni dalla precedente vittoria, ottenuta da Toto Cutugno con il brano Insieme: 1992 nel 1990. In generale, tale edizione del Festival (al netto di un calo d’ascolti) ha avuto enorme riscontro mediatico: le canzoni, infatti, hanno ottenuto ancor più successo di quelle dell’anno precedente in termini di vendite e streaming, mentre l’evento ha visto un incremento di visualizzazioni su RaiPlay, risultando il programma più visualizzato sulla piattaforma fino a quel momento.

L’edizione del 2022 vede il ritorno degli spettatori in sala, nonché numerosi cambiamenti nella formula – si ritorna a quella adottata nel 2019, ovvero una gara non più suddivisa in categorie in cui artisti noti ed emergenti concorrono per un unico premio – ed è caratterizzata da ascolti record grazie anche a un aumento del pubblico giovane. La vittoria va al brano Brividi di Blanco e Mahmood, già vincitore dell’edizione 2019; il duo rappresenta quindi l’Italia, classificandosi al sesto posto, all’Eurovision Song Contest 2022, svoltosi in casa a Torino per la prima volta dopo 31 anni a seguito della vittoria ottenuta dai Måneskin alla manifestazione l’anno precedente.

Le edizioni guidate da Amadeus sono caratterizzate da un cospicuo aumento del numero di cantanti in gara, innovazione che ha garantito varietà nella scelta dei partecipanti: nei cast di tali edizioni sono infatti presenti sia vecchie glorie della musica italiana (come Iva Zanicchi, Rita Pavone, Gianni Morandi, Massimo Ranieri, Orietta Berti, Donatella Rettore, Anna Oxa, i Cugini di Campagna e i Ricchi e Poveri) sia cantanti più contemporanei e di successo tra i giovani (i già citati Måneskin, Mahmood e Blanco ma anche nomi come Lazza, Geolier, Elodie, Irama, Angelina Mango, i Pinguini Tattici Nucleari, Achille Lauro, Sangiovanni e Mr. Rain), arrivando a lanciare anche artisti più di nicchia o emergenti (ad esempio Madame, Fulminacci, Levante, i Coma Cose, Tananai, Rosa Chemical, BigMama e Rose Villain).

Grazie all’aumento della reputazione del Festival, si è anche assistito al ritorno in gara di artisti italiani di rilievo internazionale che non partecipavano da diversi anni alla manifestazione (tra cui Giorgia, Elisa e Marco Mengoni) e all’esordio di artisti già assai noti ma che nelle loro carriere decennali o pluridecennali non vi avevano mai preso parte (come Piero Pelù, Alessandra Amoroso, Fedez, gli Articolo 31 e, già citati, i Cugini di Campagna).

Nelle prime edizioni degli anni 2020, in seguito all’assegnazione dei XXV Giochi olimpici invernali a Milano e Cortina d’Ampezzo, il Festival ha fatto parte del cammino d’avvicinamento alla manifestazione: si è partiti, infatti, con l’edizione 2021, in cui sono state presentate da Alberto Tomba e Federica Pellegrini due proposte che sarebbero state poi sottoposte a votazione online pubblica per la scelta dell’emblema ufficiale della rassegna olimpica. Al Festival del 2022 sono state invece presentate le due proposte per l’inno ufficiale; nel 2023 è la volta di quelle per le mascotte ufficiali, entrambe poi scelte tramite una votazione online e presentate nella seconda serata dell’edizione 2024, gli ermellini Tina e Milo; infine nel 2025 è apparsa l’ex pattinatrice Carolina Kostner nelle vesti di ambassador a poco meno di un anno dall’evento.

L’edizione del 2023, che vede la vittoria del brano Due vite di Marco Mengoni (già vincitore dieci anni prima con la canzone L’essenziale), registra un evento storico per il Festival: per la prima volta in assoluto, infatti, un Presidente della Repubblica Italiana in carica, Sergio Mattarella, presenzia direttamente al teatro Ariston alla serata d’apertura.

Amadeus resta al timone della kermesse anche nel 2024: in tal modo il conduttore entra nella storia del Festival, arrivando ad eguagliare Nunzio Filogamo, Mike Bongiorno e Pippo Baudo nel primato della conduzione di cinque edizioni consecutive. Inoltre, tale edizione vede tornare alla vittoria per la prima volta dopo dieci anni un’artista donna: Angelina Mango, con il brano La noia.

A dieci anni dalla sua prima conduzione e direzione artistica, per l’edizione 2025 torna invece Carlo Conti. In questa edizione avviene un altro momento storico per il Festival, ovvero la prima partecipazione di un Pontefice: infatti Papa Francesco, in occasione della serata di apertura, invia un videomessaggio per lanciare un appello di pace.

Nel dicembre 2024, il TAR della Liguria ha stabilito che il comune di Sanremo non poteva nominare direttamente la RAI come organizzatrice dell’evento e che, a partire dal 2026, doveva essere indetto un bando di gara pubblico per determinare la società organizzatrice. Due mesi dopo, la RAI ha impugnato la sentenza, sostenendo che “il marchio [RAI] è inscindibile dal format [del festival]”;  tuttavia, il Consiglio di Stato ha successivamente confermato la decisione del TAR nel maggio 2025. Agli inizi di marzo 2025, il comune ha definito i termini dei bandi da indire per l’assegnazione dei festival 2026-28, che sono stati pubblicati il 9 aprile, con le emittenti che potevano presentare domanda entro 40 giorni. Alla fine, l’unico richiedente era la RAI, che si era offerta di ottenere i diritti esclusivi del festival almeno fino al 2028. Successivamente è stato riferito che la RAI stava pianificando di spostare il concorso in una diversa sede italiana dall’edizione del 2027 in poi, al fine di evitare ulteriori problemi legali e finanziari con il comune di Sanremo.