🇦🇹 ESC 2026: Martin Green esclude la possibilità di vietare la partecipazione dei paesi in guerra

Martin Green, il direttore dell’Eurovision Song Contest per conto di EBU, ha rilasciato un’intervista all’emittente olandese NOS in cui ha parlato del concorso e dei dibattiti che lo circondano in vista della sua 70ª edizione.

Martin Green, ha ribadito la posizione dell’Unione Europea di Radiodiffusione (EBU) secondo cui il concorso deve rimanere uno spazio neutrale e apolitico, nonostante le forti tensioni geopolitiche e le richieste di esclusione di paesi coinvolti in conflitti, in particolare riguardo alla partecipazione di Israele per l’edizione 2026 a Vienna. 

In un’intervista rilasciata a Nieuwsuur su NOS, Martin Green, direttore dell’Eurovision Song Contest, ha parlato della situazione attuale della competizione.

Nell’intervista, a Green è stato chiesto se fosse favorevole a una modifica del regolamento per impedire ai paesi in guerra di partecipare all’Eurovision Song Contest, una proposta avanzata dal commentatore Eurovision per i Paesi Bassi Cornald Maas e dall’amministratore delegato di RTVE. Tale modifica, in teoria, escluderebbe Israele e l’Ucraina dalla competizione. Green ha dichiarato a NOS: “Qualsiasi proposta che porti all’esclusione o alla penalizzazione dell’Ucraina è per noi fuori discussione. E noi restiamo un’organizzazione democratica composta da emittenti associate.”.

La partecipazione di Israele all’Eurovision Song Contest rimane una questione controversa e dibattuta, con le emittenti pubbliche di Islanda e Paesi Bassi (che trasmetteranno comunque tutte e tre le serate), Irlanda, Slovenia e Spagna (che non trasmetteranno nessuna delle tre serate) che quest’anno si sono ritirate per protestare contro la partecipazione di Israele al concorso di Vienna. Green ha spiegato che, a differenza della Russia, sospesa dall’EBU in seguito all’invasione dell’Ucraina nel 2022, non esiste un consenso unanime su questo tema. Ha poi aggiunto: “Mi sembra che all’inizio della guerra russo-ucraina ci fosse quasi un consenso globale sulle azioni da intraprendere, cosa che in questo caso è semplicemente assente. E naturalmente i nostri membri hanno votato in modo schiacciante per lo status quo. Quindi, come minimo, questo dimostra che non c’è consenso su questa questione … Possiamo condannare le azioni dei governi quando le riteniamo sbagliate. Ma credo che ci sia una differenza quando si parla di artisti provenienti da determinati luoghi.”

Green dice di comprendere la posizione dei fan che non sono contenti di vedere un artista israeliano cantare mentre a Gaza si muore sotto le bombe, ma anche che l’Eurovision è nato con uno spirito di unione, che mantiene ancora: “Capisco e rispetto pienamente questo punto di vista. Possiamo condannare le azioni dei governi se crediamo che siano sbagliate. Ma credo che ci sia una differenza quando si parla degli artisti o di un popolo  di un governo. Questa situazione apre un confronto globale appassionato sulla geopolitica. Un evento deve essere lo specchio di ciò che accade nel mondo o deve esistere per mostrare che un mondo migliore è possibile? C’è una differenza tra i popoli e le azioni dei loro governi. Ma alla fine siamo qui anche per portare un po’ di gioia e luce. Ci sono 35 artisti di diverse emittenti e diversi Paesi che entrano tutti in contatto tra loro su un palco meraviglioso. Restiamo fedeli al valore di questo festival: un luogo che unisce tutti e che dimostra che il mondo può essere migliore. Chi sceglie di dividerci si sbaglia.”

Un’altro tema è Noam Bettan e la sua esibizione, che ha dichiarato che si preparerà ad entrare “nella tana dei leoni”. Green risponde: “Beh, è ​​triste, non è vero? Ed è qui che si apre un’importante discussione sulle azioni dei governi e sull’esperienza del popolo ebraico. Ora, spero che quando quell’artista salirà sul palco, nonostante la paura che potrebbe aver provato, scoprirà che non è così.”

Riguardo al voting avvenuto negli ultimi anni, come quella del 2025 in cui il governo israeliano sponsorizzò una campagna pubblicitaria che invitava le persone a votare per Israele, Martin Green ha chiarito che l’EBU avrebbe preso provvedimenti qualora si fosse verificato di nuovo quest’anno. Se dovesse verificarsi di nuovo una raccolta voti sproporzionata, l’organizzazione ne trarrà le conseguenze. Sono state introdotte norme che “scoraggiano le campagne promozionali sproporzionate in particolare quando intraprese o sostenute da terzi, inclusi governi o agenzie governative”. Green ha commentato: “Nonostante abbiamo reinserito le giurie per bilanciare il voto, non tollereremo assolutamente questo tipo di attività. Penso che negli ultimi anni forse non siamo stati abbastanza severi”.

Infine, “L’Eurovision non è anche uno strumento di soft power per i governi?”. Green risponde netto: “Non penso che sia il suo fine principale e non e non penso che sia  per questo motivo che i governi delle emittenti lo usino.”

Le due semifinali andranno in onda martedì 12 e giovedì 14 maggio in prima serata su Rai 2 e RaiPlay, oltre che su Rai Radio 2 e sul canale 202 del digitale terrestre. La finale si terrà sabato 16 maggio e sarà trasmessa in prima serata su Rai 1 per l’undicesimo anno consecutivo, oltre che su RaiPlay e Rai Radio 2.

Alla conduzione della versione italiana ci saranno la cantante Elettra Lamborghini, al debutto come telecronista, e il veterano Gabriele Corsi, alla sua sesta edizione. Su Radio2 Eurovision la radiocronaca sarà affidata ai confermati Diletta Parlangeli e Matteo Osso, con Martina Martorano inviata da Vienna.

Anche quest’anno Rai Pubblica Utilità garantirà la piena accessibilità dell’evento. Le semifinali e la finale saranno sottotitolate e audio descritte. Inoltre, la finale sarà disponibile anche con la traduzione integrale nella Lingua Italiana dei Segni su un canale dedicato di RaiPlay. Performer sordi e udenti interpreteranno in LIS e ISL le canzoni in gara e quelle degli ospiti, mentre gli interpreti tradurranno quello che dicono i due conduttori.

La 70ª edizione dell’Eurovision Song Contest si svolgerà presso presso la Wiener Stadthalle a Vienna, in Austria, dal 12 al 16 maggio 2026, in seguito alla vittoria di JJ con la canzone “Wasted Love” nell’edizione precedente; sarà la terza edizione della manifestazione a svolgersi a Vienna, dopo quelle del 1967 e 2015.

A presentare lo show sul palco di Vienna troveremo Victoria Swarovski, Michael Ostrowski e Emily Busvine dalla Green Room. Saranno 35 i Paesi presenti a Vienna, con il ritorno di Romania, Moldavia e Bulgaria e l’assenza di Paesi Bassi, Spagna, Slovenia, Irlanda e Islanda, organizzato dall’European Broadcasting Union (EBU) e dall’emittente austriaca ÖRF. In gara 29 solisti, di cui sedici donne e tredici uomini, un duetto misto – quello finlandese – un trio misto, i georgiani Bzikebi, e tre gruppi, due maschili e uno femminile, le croate LELEK.

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