Sanremo Story › Festival di Sanremo 1951-2015
Il Festival di Sanremo, definito anche il Festival della Canzone Italiana, partirà il 10 Febbraio con la sua sessantacinquesima edizione.
Nato nel 1951 ha visto passare sul suo palco la quasi totalità degli artisti della canzone italiana e molti dei personaggi più famosi del panorama internazionale.
L’importanza di questa manifestazione è data anche dal suo impatto mediatico che non rimane ristretto al solo territorio italiano ma si estende anche all’estero con il coinvolgimento dell’Eurovisione della radio.
Il Festival di Sanremo, per quanto il regolamento sia stato cambiato numerose volte, si basa fondamentalmente su una competizione tra brani selezionati da un’apposita commissione alcuni mesi prima dell’inizio della manifestazione.
Il 2015 vede il ritorno alla formula con big e giovani (nuove proposte) che proporranno un’unica canzone giudicata da tre giurie: il pubblico attraverso il sistema del televoto; la giuria degli Esperti; la giuria Demoscopica.
Le serate in totale saranno cinque con i campioni che si esibiranno tutti tra la prima e la seconda serata. Dalla seconda serata inizieranno anche a esibirsi le nuove proposte e il vincitore sarà eletto nella quarta serata. Sempre nella penultima serata quattro dei big saranno eliminati portando il numero degli artisti in gara a sedici.
Durante la serata finale si esibiranno nuovamente i cantanti rimasti; al termine della manifestazione sarà eletto il vincitore del Festival di Sanremo.
Ecco uno sguardo attraverso gli anni della storia della kermesse:
• Festival di Sanremo 1951: Durante la prima edizione del festival la vittoria va a «Grazie dei fiori», interpretata da Nilla Pizzi, al secondo posto «La luna si veste d’argento», duetto dalla stessa Pizzi con Achille Togliani.
Una rassegna musicale per rilanciare il turismo nella città dei fiori. L’idea, inserita nelle proposte presentate da una commissione coordinata da Amilcare Rambaldi, è del 1945, ma diventa realtà solo sei anni dopo, grazie all’iniziativa del maestro Giulio Razzi, direttore della Radio Italiana. L’intenzione di Razzi è quella di rinnovare la programmazione musicale, ancora legata alle decisioni di una commissione artistica di formazione classica.
Nasce così il Festival della Canzone Italiana, un concorso aperto a tutte le case editrici musicali. Tra le 240 composizioni arrivate ne vengono scelte 20, che verranno eseguite all’interno del Casinò (prezzo del biglietto: 500 lire), davanti al pubblico del Salone delle Feste. Le interpretano la bolognese Nilla Pizzi, il mantovano Achille Togliani e il Duo Fasano (le sorelle torinesi Dina e Delfina Fasano), accompagnati da due orchestre, entrambe dirette dal maestro Cinico Angelini. L’intero cast, compresi i cantanti e il presentatore Nunzio Filogamo, sono dipendenti della Rai.
L’emittente pubblica segue l’evento trasmettendo sulla Rete Rossa, nelle tre serate del Festival (dal 29 al 31 gennaio), le canzoni in gara, interrompendo però la diretta alla fine dell’ultima esecuzione, senza aspettare il verdetto della giuria. Il regolamento prevede che solo metà delle canzoni in gara arrivino in finale. La classifica è decisa dai voti del pubblico in sala, che assiste alle esibizioni durante la cena mentre i camerieri girano tra i tavoli.
Tra lo sparuto gruppo di giornalisti che assiste alla serata finale il più autorevole è Gianni Giannantonio, corrispondente del Radiocorriere. Il pubblico del Casinò assegna la vittoria a «Grazie dei fiori», interpretata da Nilla Pizzi. Il brano, intenso e sofisticato, diventerà un classico della canzone italiana. Al secondo posto, «La luna si veste d’argento», cantata in duetto dalla stessa Pizzi con Achille Togliani, terzo con «Serenata d’autunno». A Nilla Pizzi non va alcun premio per aver portato alla vittoria «Grazie dei fiori».
Per lei soltanto un bouquet di garofani e 30.000 lire di straordinario per aver cantato di sera in trasferta. Nelle settimane successive, il 78 giri della canzone regina venderà 36.000 copie, ma diventeranno popolari anche altri brani come «Sorrentinella» e « Al mercato di Pizzighettone». Un successo che sorprende tutti e assicura un futuro al Festival di Sanremo.
• Festival di Sanremo 1952: Nilla Pizzi realizza una irripetibile tripletta: prima con «Vola colomba», seconda con «Papaveri e Papere», terza con « Nel regno dei sogni»
Giunto alla seconda edizione, il Festival di Sanremo mostra i primi segni di crescita. La commissione esaminatrice riceve dagli editori italiani ben 319 inediti (139 in più rispetto al 1951), 20 dei quali approdano al Salone delle Feste del Casinò. Non ci sono novità nel regolamento: in finale arrivano 10 canzoni, le più votate nelle prime due serate dal pubblico in sala. Il padrone di casa è ancora Nunzio Filogamo, riconfermato con il maestro Cinico Angelini. Da un anno all’altro, la sua Orchestra della Canzone si è arricchita di cinque sassofoni, due violini, quattro trombe e quattro tromboni. Cresce anche il numero degli interpreti: ai confermati Nilla Pizzi,
Achille Togliani e Duo Fasano si aggiungono Gino Latilla e Oscar Carboni. L’interesse della stampa è ancora minimo, ma quello degli addetti ai lavori è altissimo. Non a caso il prezzo del biglietto per poter assistere all’evento passa da 500 lire a 4.000 lire, consumazione compresa.
Nella prima serata, quella di lunedì 28 gennaio, Nunzio Filogamo saluta per la prima volta il pubblico con la frase che diventerà il suo marchio di fabbrica: «Miei cari amici vicini e lontani, buonasera. Buonasera, ovunque voi siate!». Tra le canzoni presentate quella sera emerge « Papaveri e papere», uno dei sette brani cantati da Nilla Pizzi. Il testo di Mario Panzeri, apparentemente demenziale, allude ai potenti, i «papaveri alti alti», mentre le papere sono tutti quelli che massimo della popolarità. Tra Nilla Pizzi sul palco del subiscono il potere.
Nella seconda serata, Nilla Pizzi interpreta la struggente «Vola colomba», canzone patriottica che vincerà il Festival. Il drammatico testo allude alle sorti di Trieste, città occupata dagli Alleati e contesa da Italia e Jugoslavia.
Nella serata finale, la cantante emiliana realizza una irripetibile tripletta: prima con «Vola colomba», seconda con « Papaveri e Papere», terza con «Nel regno dei sogni». In quel momento diventa la « Regina della canzone italiana». Al momento della premiazione, con la voce rotta dalla commozione, Nilla dedica la canzone alla mamma, alle sorelle e alla popolazione di Trieste, protagonista della canzone vincitrice. Nelle settimane successive, però, è «Papaveri e Papere» a conquistare il Salone delle feste del Casinò municipale di Sanremo. Nel 1952 la cantante porta alla vittoria la canzone «Vola colomba».
Nelle settimane successive, però, è «Papaveri e Papere» a conquistare il massimo della popolarità. Tradotta in 40 lingue, frutterà agli autori 40 milioni di lire in diritti d’autore e sarà incisa anche da artisti del calibro di Bing Crosby, Eddie Costatine, Yves Montand e Beniamino Gigli. È la conferma del fatto che il giovanissimo Festival di Sanremo sta diventando una vera e propria fabbrica di successi.
• Festival di Sanremo 1953: Vince «Viale d’autunno», interpretata da Carla Boni e Flo Sandon’s, ma nelle settimane successive, l’Italia canterà « Vecchio scarpone».
Il Festival di Sanremo come lo conosciamo oggi, nel secondo decennio del 21° secolo, inizia a prendere forma nel 1953, l’anno della terza edizione. Per la prima volta, la rassegna canora si svolge dal giovedì al sabato, in un salone finalmente libero da tavoli e camerieri. Intanto, cresce l’attenzione della stampa e del pubblico, mentre in tutta Italia nascono concorsi canori che si ispirano chiaramente al Festival. L’investimento della Rai cresce di conseguenza.
A Sanremo l’emittente pubblica porta due orchestre, inaugurando una tradizione, quella della doppia esecuzione dei brani in gara, che durerà fino al 1971. All’Orchestra Italiana di Cinico Angelini si affianca così l’Eclipse di Radio Roma, diretta da Armando Trovajoli. Aumenta anche il numero degli interpreti con l’ingresso nel cast dei debuttanti Carla Boni, Teddy Reno, Giorgio Consolini, Katyna Ranieri, Flo Sandon’s, Quartetto Stars, Doppio Quintetto Vocale. Non cambia, invece, il regolamento che porta in finale 10 delle 20 canzoni partecipanti.
La canzone che vincerà il Festival, «Viale d’autunno»,viene eseguita la prima sera, così come «Vecchio scarpone», che dal Salone delle Feste prenderà il volo per diventare una delle canzoni più popolari di sempre. Nella seconda serata, è «Acque amare» di Carla Boni e Katyna Ranieri ad arrivare dritta al cuore degli spettatori in sala, che tributano alla versione della Boni un interminabile applauso. Ciononostante, la canzone viene bocciata dalle giurie e non accede alla finale. È il primo di una lunga serie di verdetti sconcertanti che scandiranno la storia del Festival. Nella stessa sera, scoppia il primo caso di sospetto plagio: «Tamburino del reggimento», interpretata da Gino Latilla e Giorgio Consolini, viene accusata di somigliare troppo a «La sagra di Giarabub», firmata da Mario Ruccione.
La finale di sabato termina con la vittoria di «Viale d’autunno», interpretata da Carla Boni e Flo Sandon’s. Si tratta di una composizione del milanese Giovanni D’Anzi, già autore di «Oh mia bela Madunina». Nilla Pizzi e Teddy Reno piazzano al secondo posto « Campanaro» mentre in terza posizione si classificano due canzoni ex aequo: «Lasciami cantare una canzone» di Achille Togliani e Teddy Reno, e «Vecchio scarpone» di Gino Latilla e Giorgio Consolini.
Nelle settimane successive, l’Italia canterà «Vecchio scarpone», mentre Teddy Reno saprà sfruttare il suo debutto sanremese per diventare una grande stella della musica italiana.
• Festival di Sanremo 1954: Vince «Tutte le mamme» di Gino Latilla e Giorgio Consolini, davanti a « Canzone da due soldi» interpretata da Katyna Ranieri.
La cronaca dell’inviato di Sorrisi al quarto Festival di Sanremo inizia con queste parole: «L’entusiasmo degli spettatori, la febbre dell’attesa, il “tifo” dei sostenitori di questo o di quell’autore hanno un riscontro soltanto nelle più emozionanti competizioni sportive». Con queste parole inizia la cronaca dell’inviato di Sorrisi al quarto Festival di Sanremo. Nel titolo dell’articolo la manifestazione è definita «il Paradiso della canzone italiana», un evento che appassiona milioni di italiani, attaccati ogni sera alla radio per godersi le voci dei loro beniamini.
All’inizio di gennaio del 1954 sono partite le trasmissioni ufficiali della televisione, ma a Sanremo le telecamere arriveranno solo a partire dall’anno successivo. Per la prima volta dalla nascita della rassegna, Nilla Pizzi non partecipa. La regina della canzone, infatti, ha da poco rotto il sodalizio artistico con il maestro Angelini. È anche la prima edizione senza Pier Busseti (scomparso l’anno prima, 20 giorni dopo la conclusione del Festival), direttore del Casinò di Sanremo che fu tra i primi sostenitori dell’evento.
Nel cast dei cantanti entrano Vittoria Mongardi, Natalino Otto, il Quartetto Cetra, Franco Ricci e Gianni Ravera, futuro organizzatore del Festival. Per il resto tutto resta com’era: il conduttore (Nunzio Filogamo), il numero delle canzoni in gara (20), la doppia orchestra (Angelini e Semprini) e la doppia esecuzione. Tra gli autori debutta nientemeno che il principe Antonio De Curtis in arte Totò. La sua «Con te» (di cui firma testo e musica) è affidata alla vocalità di Achille Togliani, Natalino Otto e Flo Sandon’s. Il grande attore comico, regolarmente iscritto alla Siae, assiste alla prima serata del Festival seduto in platea.
Le giurie sembrano preferire ancora una volta i cantanti dell’orchestra Angelini, più tradizionali rispetto a quelli dell’orchestra Semprini. A farne le spese è in particolare il Quartetto Cetra, che si vede bocciare cinque delle sue sei canzoni. Alla fine vince «Tutte le mamme» di Gino Latilla e Giorgio Consolini, davanti a «Canzone da due soldi», interpretata da una sorprendente Katyna Ranieri. La cantante entra in scena con un ombrello e improvvisa un’esecuzione originale, assai diversa da quella provata con l’orchestra.
Terminato il Festival, il pubblico premia «Aveva un bavero» del Quartetto Cetra e «Canzone da due soldi» che arriva a vendere 120.000 copie, cifra altissima per un neonato mercato discografico come quello italiano dei primi Anni 50.
• Festival di Sanremo 1955: L’anno dell’esordio tv, vince Claudio Villa, al primo e la secondo posto con “Buogiorno Tristezza” e “Un Torrente”.
Per il suo debutto davanti alle telecamere, il Festival di Sanremo si presenta agli italiani con i numerosi segni di un rinnovamento deciso dalla Rai. Per la prima volta, non è l’emittente del servizio pubblico a scegliere, tra i 412 pervenuti, i 20 brani in gara. L’onere spetta invece a una commissione di cui fanno parte scrittori, cantanti lirici, musicisti e produttori cinematografici. Nuovo di zecca anche il cast degli interpreti: per regolamento, vengono esclusi quelli che hanno già partecipato più di una volta.
Il Festival, dunque, saluta veterani come Nilla Pizzi e Gino Latilla per dare il benvenuto a 13 debuttanti, tra cui Claudio Villa. L’artista romano è già un corteggiatissimo divo della canzone e del cinema. Per lui, il dirigente Rai Giulio Razzi, anima del Festival fin dalla prima edizione, sceglie le canzoni «Buongiorno tristezza», «Il torrente» e «Incantatella».
Cambiano anche il conduttore (a Nunzio Filogamo, ritenuto poco telegenico, subentrano Armando Pizzo e Maria Teresa Ruta) e una delle due orchestre (Cinico Angelini viene sostituito con Francesco Ferrari e la sua orchestra Canzoni e Ritmi). La presenza delle telecamere sembra avere un effetto negativo sull’affluenza al Salone delle Feste del Casinò. Per la prima volta, nonostante i biglietti siano andati esauriti, alcune poltrone restano vuote. In compenso, il Festival varca i confini grazie alla trasmissione in Eurovisione della serata finale, richiesta da cinque Paesi: Belgio, Francia, Germania, Olanda e Svizzera.
L’imprevisto più memorabile della quinta edizione del Festival di Sanremo vede protagonista proprio Claudio Villa, l’artista più atteso, che nel giorno della finale viene colpito da un violento attacco influenzale. Per questo, quando arriva il momento di «Buongiorno tristezza», Maria Teresa Ruta annuncia l’ascolto del disco, durante il quale sarà inquadrato un grammofono. Claudio Villa assiste alla scena dal suo letto di sofferenza, in un albergo di Nizza. È il primo caso di playback legale al Festival. La vicenda colpisce il pubblico in sala, che tributa un lungo applauso a Villa, e porta «Buongiorno tristezza» a una schiacciante vittoria. Claudio Villa è anche secondo (con «Il torrente») e quarto con «Incantatella».
Tuttavia, nonostante il clamore e il debutto in tv, la quinta edizione del Festival non lascia una grande impronta sulle classifiche di vendita. L’unico brano che passa alla storia della musica italiana sarà l’allegra «Era un omino», interpretato da Nella Colombo e Bruno Rosettani.
• Festival di Sanremo 1956: Trionfa « Aprite le finestre » di Franca Raimondi, al secondo posto si piazza « Amami se vuoi» cantata da Tonina Torrielli.
L’edizione del 1955, segnata dal protagonismo di Claudio Villa, ha lasciato il segno. In Rai si ritiene che la popolarità dei cantanti influenzi ormai in modo determinante le giurie, che invece dovrebbero esprimere un voto soprattutto sulla qualità delle canzoni. Su queste basi, per il Festival del 1956 si decide di fare a meno dei divi della canzone, puntando invece su talenti sconosciuti. A questo scopo, viene indetto un concorso nazionale a cui partecipano quasi 6.500 candidati, sei dei quali arriveranno al Salone delle Feste.
La selezione finale va in onda in radio il 12, 13 e 14 gennaio 1956: gli ascoltatori sono chiamati a votare attraverso cartolina postale il proprio preferito tra i 12 finalisti. I prescelti sono Franca Raimondi, Tonina Torrielli, Luciana Gonzales, Ugo Molinari, Gianni Marzocchi e Chiara Vincenzi. L’altra grande novità del sesto Festival di Sanremo è rappresentata dalla presenza dell’inglese George Melachrino, direttore d’orchestra famoso a livello mondiale. Cambia anche il team di conduttori: assieme alla riconfermata Maria Teresa Ruta c’è Fausto Tommei, già presentatore del concorso indetto per selezionare i cantanti del Festival. Tra gli autori delle 20 canzoni in gara ci sono il giovane Domenico Modugno con «Musetto», brano affidato alla voce di Gianni Marzocchi, e Gorni Kramer («Il bosco innamorato»), compositore dei musical di Garinei e Giovannini.
Il Festival si svolge senza grandi imprevisti, salvo il gesto di Serafino Dabbene, un poeta noto come «Il vendicatore di Vercelli», che tenta di disturbare la prima serata lanciando volantini contro il rinnovamento del cast imposto dalla Rai. Il trionfo di «Aprite le finestre», allegra e primaverile interpretata dalla bolognese Franca Raimondi, arriva alla fine di uno degli inverni più rigidi del ventesimo secolo.
Al secondo posto si piazza «Amami se vuoi» cantata da Tonina Torrielli, l’unica tra i sei esordienti di Sanremo 1956 che avrà una brillante carriera. Della Raimondi, invece, si perderanno presto le tracce. È lei la prima grande meteora nella storia del Festival.
La sesta edizione ha una coda il giorno dopo la finale. La Rai, infatti, organizza una serata, presentata da Teddy Reno e Fausto Tommei, cui partecipano i protagonisti delle prime cinque edizioni per ripercorrere in musica il passato della rassegna canora. Ci sono tutti, da Nilla Pizzi e Achille Togliani a Carla Boni e Gino Latilla. Manca soltanto il «poco telegenico» Nunzio Filogamo.
• Festival di Sanremo 1957: Vince Claudio villa con “Corde della mia chitarra” e “Usignolo” che precedono “Scusami” di Gino Latilla.
Dal 7 al 10 febbraio 1957 vanno in scena le quattro serate di quello che sulle pagine di Sorrisi viene definito il Festival delle mille emozioni. L’esperimento del 1956, con sei interpreti sconosciuti al grande pubblico, non ha funzionato. Si rende necessario dunque un ritorno alla tradizione, a partire dal conduttore, quel Nunzio Filogamo finora rifiutato dalla televisione. Il suo debutto davanti alle telecamere del Salone delle Feste avviene accanto a Nicoletta Orsomando, popolare «signorina buonasera» della Rai, e a due promesse del cinema italiano, Marisa Allasio e Fiorella Mari, protagoniste del film «Poveri ma belli».
La restaurazione è completata dal ritorno delle orchestre di Cinico Angelini e Armando Trovajoli e dalla ricomparsa di quasi tutti i cantanti più amati dal pubblico: Claudio Villa, Gino Latilla, Teddy Reno, Carla Boni, Jula De Palma. Ci sono anche Nilla Pizzi e Achille Togliani, ma solo tra il pubblico nelle vesti di giurati. L’unica reduce dell’edizione precedente è Tonina Torrielli, mentre Gianni Ravera, futuro organizzatore del Festival, si presenta per l’ultima volta come cantante. Delle 20 canzoni selezionate, una viene squalificata alla vigilia. È «La cosa più bella», già incisa da Cristina Jorio per la colonna sonora di un film. Si tratta del primo caso di viola-zione della regina di tutte le regole festivaliere: tutte le canzoni in gara devono essere assolutamente inedite.
Come previsto, Claudio Villa porta in finale tutte le sue canzoni e vince per la seconda volta con «Corde della mia chitarra» (insieme con Nunzio Gallo). Al reuccio, però, non riesce la tripletta: «Usignolo» arriva seconda mentre «Cancello tra le rose» è solo quinta, preceduta da «Casetta in Canadà» di Carla Boni, Gino Latilla e Gloria Christian, brano che sarà fischiettato per molte generazioni a venire.
Nel 1957 il Festival di Sanremo prevede un concorso collaterale che si svolge nella quarta serata, domenica 10 febbraio. Vi partecipano dieci autori cosiddetti « liberi», ovvero senza contratto con una casa editrice. Anche qui vince una delle canzoni interpretate da Claudio Villa (e Giorgio Consolini), « Ondamarina», che precede « Venezia mia» (Gianni Ravera e il Duo Fasano) e « La più bella canzone del mondo» (Gino Latilla e Nunzio Gallo). Con la doppia vittoria di Villa si chiude la prima era dei Festival organizzati dalla Rai. Dall’anno successivo sarà il Casinò a realizzare l’evento con la collaborazione delle case discografiche. L’emittente del servizio pubblico si limiterà a trasmetterlo.
• Festival di Sanremo 1958: Domenico Modugno e la sua «Nel blu, dipinto di blu» non solo vincono il Festival, ma diventano un fenomeno mondiale.
Per quanto sia annunciato come il Festival del rinnovamento, quello che va in scena al Salone delle Feste del Casinò dal 30 gennaio al 1° febbraio 1958 è molto di più, ovvero un evento rivoluzionario che entrerà nella leggenda della musica italiana. A prima vista, l’elenco dei cantanti convocati dall’ATA (Azienda Turistico lberghiera), la società che gestisce il Casinò e che da quest’anno organizza il Festival senza l’intervento della Rai, non presenta grandi elementi di rottura. A fare notizia è soprattutto il ritorno in gara di Nilla Pizzi dopo cinque anni di assenza, mentre il debutto di Domenico Modugno con «Nel blu dipinto di blu» è salutato con perplessità dai puristi del Festival. È la prima volta, infatti, che un interprete in gara è anche autore della sua canzone. Il favorito della vigilia, oltre a Nilla Pizzi, è Aurelio Fierro, cantante avellinese popolare anche negli Usa grazie al successo di «Scapricciatella». Gli vengono assegnate ben sei canzoni, una in più di quelle che canta Claudio Villa.
Tra i debuttanti, il più promettente è Johnny Dorelli, ventenne brianzolo cresciuto negli Stati Uniti. Il suo stile e la sua voce ricordano quelli dei grandi crooner italoamericani Frank Sinatra e Tony Bennett. Quando il giovane attore Gianni Agus e l’annunciatrice Rai Furia Colombo danno il via al Festival, il 30 gennaio, non hanno idea di quello che sta per accadere.
Perché Domenico Modugno e la sua « Nel blu, dipinto di blu» non solo vinceranno il Festival ma diventeranno un fenomeno mondiale, arrivando al primo posto della classifica americana e trionfando alla prima cerimonia dei Grammy, gli Oscar della musica statunitense. In tre minuti, insomma, gridando «Volare oh oh» e spalancando le braccia, Modugno spazza via la polvere del passato e proietta la musica italiana verso il futuro.
La tradizione si deve accontentare del secondo e terzo posto di Nilla Pizzi con «L’edera» (che in seguito vincerà la prima edizione di «Canzonissima») e «Amare un’altra». Ancora più giù il reuccio Claudio Villa, quarto con due canzoni ex aequo, «Campana di Santa Lucia» e «Giuro d’amarti così».
Grazie alle vendite di «Nel blu, dipinto di blu», le canzoni del settimo Festival di Sanremo registrano record irripetibili. Solo il brano di Modugno arriverà a vendere circa 30 milioni di copie nel mondo. Il Festival torna a essere una fabbrica di successi intorno al quale l’attenzione del pubblico e della stampa ha raggiunto livelli inimmaginabili nel 1951, quando Nilla Pizzi, Achille Togliani e il Duo Fasano debuttarono davanti a pochi e distratti clienti del Casinò di Sanremo.
• Festival di Sanremo 1959: Vicne Modugno per la seconda volta con “Piove” e il secondo posto è di « Io sono il vento» di Gino Latilla.
Dopo la rivoluzione innescata dalla vittoria di «Nel blu, dipinto di blu» nel 1958, il nono Festival di Sanremo passa alla storia come l’edizione del «crollo degli idoli». Così scrive l’inviato di Sorrisi: «Per i re e le regine spodestati, la sconfitta è resa ancora più amara dalla contemporanea affermazione dei cosiddetti “giovani leoni”». In realtà la vecchia guardia è ben rappresentata e guadagnerà ottimi piazzamenti nella classifica finale, ma la seconda vittoria di Domenico Modugno e Johnny Dorelli rappresenterà, alla fine delle tre serate, un punto di non ritorno per la musica leggera italiana.
La vigilia del Festival è funestata da un incidente automobilistico (avvenuto quando mancano 17 giorni all’inizio della rassegna) che costa la vita all’organizzatore Achille Cajafa. Lo sostituiranno, nei giorni del Festival, Edoardo Fosco e Mario Sogliano. Il cartellone preparato da Cajafa insiste nella strada di rinnovamento intrapresa l’anno prima. Addio dunque ai «vecchi» direttori d’orchestra (Angelini e Trovajoli) e porte aperte al «ritmico» Gianni Ferrio e al «melodico» William Galassini. Novità anche alla conduzione dove debutta Enzo Tortora, affiancato dall’annunciatrice Rai Adriana Serra.
Sono sei i cantanti al primo Festival: Miranda Martino, Wilma De Angelis, Betty Curtis, Fausto Cigliano, Anna D’Amico e Arturo Testa. Quest’ultimo è un giovane baritono che prova a farsi strada in un panorama musicale dominato dai tenori. La vecchia guardia invece è rappresentata, tra gli altri, da Nilla Pizzi, Gino Latilla e Claudio Villa. Il «reuccio», di ritorno da una trionfale trasferta a New York, si vede affidare due canzoni («Un bacio sulla bocca» e «Partir con te») poco adatte alle sue corde. Sorrisi stima che davanti ai televisori, nelle case e nei locali pubblici, 20 milioni di italiani seguiranno ogni minuto del Festival. Allo stesso tempo, gli alberghi di Sanremo sono assediati a ogni ora da centinaia di cacciatori di autografi.
La prima serata scorre senza imprevisti. Resta impressa la performance di Jula De Palma che, grazie al testo del brano «Tua», regala alla platea del Casinò e ai telespettatori i primi sussulti erotici della storia del Festival. La canzone accede alla finale con un ottimo punteggio, secondo solo a quello di «Conoscerti», cantata da Achille Togliani e Teddy Reno.
Supera il turno anche la debuttante Wilma De Angelis, che propone con Betty Curtis «Nessuno», canzone che diventerà, di lì a poco tempo, uno dei più grandi successi di Mina. La seconda serata è segnata dal debutto di due canzoni destinate a guadagnare un posto di rilievo nella storia della musica leggera italiana. La prima, «Piove», è il brano con cui Domenico Modugno tenta il bis un anno dopo il trionfo di «Nel blu, dipinto di blu», canzone che continua a spopolare in tutto il mondo. Il ritornello di «Piove» («Ciao ciao bambina…»), pur non avendo l’impatto di «Volare oh oh» e nonostante i giudizi negativi della stampa, fa subito presa sul pubblico del Casinò.
L’altro picco della serata è rappresentato da « Io sono il vento» (nell’interpretazione di Arturo Testa), canzone in cui lirica e musica leggera si fondono al meglio e che si candida a rivale numero uno di «Piove». Non hanno molta fortuna, invece, i brani presentati da Claudio Villa, che così commenta l’esito delle votazioni della seconda serata: «All’estero ci apprezzano veramente, mentre in Italia noi cantanti siamo costretti a sottostare a questi giuochi di scuderia. Due settimana fa, al “Perry Como Show”, mi hanno dato la bellezza di tremila dollari per cantare una sola canzone».
Finirà con la vittoria della canzone di Modugno e il secondo posto di «Io sono il vento», distaccato di appena cinque voti. Claudio Villa, che si è dovuto esibire con una spalla lussata (colpa dei fan che l’hanno «assalito» nel pomeriggio fuori da una chiesa) è solo ottavo con «Un mondo senza fa». Nilla Pizzi, invece, si piazza al sesto posto con «Sempre con te». Il reuccio troverà il modo di rifarsi, a differenza della regina Nilla che, nel 1960, dirà il suo primo addio al Festival.
• Festival di Sanremo 1960: Vince Tony Dallara con “Romantica” superando Modugno con “Libero”, è l’anno del debutto di Mina.
Nel 1960, Sorrisi pubblica per la prima volta in anteprima i testi di tutte le canzoni. Secondo i sei inviati del settimanale, il decimo Festival di Sanremo è «il più interessante, il più drammatico, il più imprevisto dei festival svoltisi finora nella ridente città dei fiori». La definizione calza a pennello a un’edizione nata all’insegna delle sorprese. Tutto comincia alla fine del 1959, quando l’ATA decide di affidare l’organizzazione a un impresario professionista, Ezio Radaelli, e la presidenza della commissione selezionatrice al grande Totò. È inedita anche la coppia di conduttori: Enza Sampò e Paolo Ferrari. Lei, che ha esordito in tv tre anni prima, è famosa per aver condotto i collegamenti esterni di «Campanile sera» al fianco di Enzo Tortora e per «Il circolo dei castori», una rubrica della tv dei ragazzi. Ferrari, invece, è un attore teatrale noto al pubblico televisivo per il programma «Giallo Club».
Tra i cantanti in gara il grande favorito è Domenico Modugno, che tenta di realizzare una storica tripletta dopo aver vinto nel ’58 e nel ’59. Provano a impedirglielo i cantanti della tradizione (Nilla Pizzi, Achille Togliani, Giorgio Consolini) e gli urlatori del momento: Tony Dallara, la cui «Come prima» è stata un grande successo nel 1958, e la giovane Mina, che arriva per la prima volta a Sanremo ma ha già milioni di fan. C’è anche la superstar Renato Rascel, che ha già alle spalle 27 anni di carriera in teatro, al cinema e in televisione. Come Modugno, l’artista romano partecipa con una sola canzone, «Romantica», di cui è anche autore. La seconda esecuzione arriva a interrompere l’esecuzione perché il tempo dell’orchestra gli pare troppo lento. Segue un interminabile silenzio (in realtà due minuti) durante il quale i due si fissano con «sguardi di fuoco» racconta Sorrisi «davanti ai giornalisti e ai colleghi allibiti».
Intanto, Mina vive con ansia il suo debutto sanremese. Cosi lo raccontano gli inviati di Sorrisi: «La giovane “urlatrice” si è lasciata prendere da una crisi di sconforto e di nervi e ha perduto per un attimo la sua abituale sicurezza quando stava per entrare in scena a cantare “È vero”. La bella canzone di Umberto Bindi le era parsa improvvisamente troppo “impegnativa”, troppo importante per una debuttante. E così la “svampita ragazza di Cremona” ha provato anche lei i suoi attimi di panico come tutti i cantanti sensibili e intelligenti.
Era la tarda mattina di venerdì, Mina si è lasciata cogliere dalla commozione quando, durante le prove, è scoppiata a piangere e si gettata fra le braccia di Bindi, anch’egli commosso fino alle lacrime». Durante la sua esibizione, il pubblico le tributerà cinque applausi a scena aperta. La serata finale è annunciata come una sfida tra «Libero» di Modugno e « Romantica» di Rascel. A fare la differenza è la seconda esecuzione di «Romantica», alla fine della serata: con la sua energia, infatti, l’urlatore Tony Dallara conquista i voti decisivi e porta alla vittoria la canzone che, tra le due sfidanti, è la più tradizionale. Al terzo posto, a sorpresa, si piazza «Quando vien la sera», cantata da Wilma De Angelis e Joe Sentieri, urlatore genovese definito «il cantante del saltello». I dischi del Festival avranno molta fortuna in Hit Parade, soprattutto i 45 giri di Dallara («Romantica»), Mina («È vero») e Sentieri («Quando vien la sera»). Qualcuno parla di definitivo tramonto dei cantanti tradizionali. Certo è che a Sanremo non sembra esserci più spazio per artisti come Gino Latilla, che medita il ritiro dalle scene, e Nilla Pizzi, che rimetterà piede al Festival non prima del 1981.
• Festival di Sanremo 1961: Vincono Luciano Tajoli e Betty Curtis con «Al di là» davanti a Celentano con «24mila baci» e a Milva con «Il mare nel cassetto».
Giunto all’undicesima edizione, il Festival di Sanremo prova a risolvere il problema delle giurie, da sempre accusate di scarza trasparenza. La soluzione adottata è quella di abbinare la gara canora alle schedine Enalotto, concorso a pronostici nato alla fine degli Anni 50. Alle giurie tradizionali resta il compito di determinare, nelle prime due serate, le 12 canzoni finaliste che saranno sottoposte al voto popolare. Due colonne giocate all’Enalotto (100 lire, equivalenti a circa 1,18 euro del 2011) danno il diritto a un voto per Sanremo fino a un massimo di sei.
È evidente come anche questo meccanismo si presti a tentativi di manipolazione, considerando che basterebbero pochi milioni di lire per comprare decine di migliaia di voti e falsare così la classifica. L’adozione di questo nuovo sistema, chiamato VotoFestival, rende necessaria una quarta serata, quella di lunedì 6 febbraio, alla fine della quale sarà annunciato il verdetto. Si vota infatti per tutta la settimana successiva alla serata finale.
Il cast dei cantanti è composto da 42 artisti, un record per il Festival. La tradizione è rappresentata da Gino Latilla con Tonina Torrielli, Teddy Reno, Carla Boni, Aurelio Fierro, Achille Togliani e pochi altri, mentre la nuova leva della canzone italiana dilaga con Mina, Tony Dallara e alcuni debuttanti di prestigio, tra cui molti cantautori: Adriano Celentano, Gino Paoli, Giorgio Gaber, Pino Donaggio, Milva, Tony Renis, Umberto Bindi, Edoardo Vianello e Luciano Tajoli. Quest’ultimo, affetto da un’infermità alle gambe, arriva al Salone delle feste non più giovanissimo (ha già 40 anni) dopo essere stato a lungo escluso per via della sua menomazione che lo costringe a cantare appoggiato a una sedia.
I protagonisti più attesi sono Mina e Gino Paoli. Lei è già una «numero 1» grazie anche al successo avuto l’anno prima con «È vero». Il suo cachet è di 500.000 lire a serata, ma non si ritiene una diva e risponde con ironia all’inviato di Sorrisi che le chiede se, come il reuccio Claudio Villa, anche lei aspiri a una corona: «No, io sono repubblicana. E poi, quando mai ha regnato Claudio Villa? Non c’erano i Savoia prima che si facesse la Repubblica?». Il cantautore Paoli, invece, arriva a Sanremo dopo due grandi successi: «Il cielo in una stanza» e «La gatta». Ha sempre l’aria annoiata come se volesse dimostrare che del Festival non gli importi nulla. All’inviato di Sorrisi che glielo fa notare, Paoli risponde: «È la verità. Ho l’aria annoiata perché in effetti mi annoia. Quanto al Festival ho scoperto una verità formidabile: non siamo noi che abbiamo bisogno del Festival, è il Festival che ha bisogno dei cantanti». La più grande rivelazione di Sanremo ’61 è Milva, che debutta nella seconda serata con «Il mare nel cassetto».
La 21enne emiliana di Goro diventa subito una beniamina del pubblico e della stampa, che contrappone la sua semplicità di ragazza di provincia all’ostentato anticonformismo di Mina, criticata anche per un piccolo incidente: mentre canta «Io amo tu ami» le scappa un colpo di tosse che la riduce in lacrime e la spinge ad abbandonare il palcoscenico. Lascia il segno anche Adriano Celentano, che canta «24mila baci» dimenandosi sul palco e mostrando, per alcuni secondi, le spalle al pubblico. Militare di leva, il molleggiato può cantare a Sanremo grazie a una licenza speciale concessa da Giulio Andreotti, ministro della Difesa.
Dopo una settimana di «campagna elettorale», durante la quale il 45 giri di Celentano vende ben 200.000 copie, lunedì 6 febbraio va in scena l’atto finale dell’undicesimo Festival. Le conduttrici Lilly Lembo e Giuliana Calandra leggono il risultato dello spoglio: vincono Luciano Tajoli e Betty Curtis con «Al di là» (24.6% dei voti) davanti a Celentano con «24mila baci» (23.6%) e a Milva con «Il mare nel cassetto» (22.5%). Le due canzoni di Mina si piazzano al quinto e al sesto posto, un risultato deludente che porta la cantante all’addio definitivo al Festival. Trascurato dal voto popolare, Pino Donaggio dominerà le classifiche con «Come sinfonia», incisa anche da Milva.
• Festival di Sanremo 1962: Vince «Addio… addio…» della coppia Modugno-Villa, davanti a «Tango italiano» di Milva e Sergio Bruni, a terzo posto «Gondolì gondolà» di Bruni ed Ernesto Bonino.
Al culmine del successo, il Festival di Sanremo perde improvvisamente il sostegno della Rai. Il direttore generale Sergio Pugliese decide che tre giorni di copertura televisiva per un evento musicale sono troppi. Secondo lui un’ora di finale al sabato è più che sufficiente. Un ridimensionamento pesante deciso proprio in vista di quello che si annuncia come il Festival dei record: 32 canzoni in gara, 45 interpreti, 42 orchestrali per un totale di 200 esibizioni, comprese le prove.
L’organizzazione passa da Ezio Radaelli a Gianni Ravera (al suo primo Festival da patron dopo tre partecipazioni come cantante), mentre la conduzione è affidata a Renato Tagliani (noto per aver presentato in tv «Telematch», «Campanile sera» e «Canzonissima») affiancato da due promesse del cinema: Laura Efrikian e Vicky Ludovisi. Resta in vigore il VotoFestival, il sistema di voto abbinato all’Enalotto sperimentato con successo nel 1961. La proclamazione dei vincitori, prevista una settimana dopo la serata finale, non sarà trasmessa in diretta dalla Rai, che le dedicherà invece una brevissima sintesi.
I nuovi criteri di selezione delle canzoni in gara penalizzano le nuove leve e favoriscono i 10 autori che hanno conseguito i migliori risultati nelle prime 11 edizioni del Festival. Non si ripete, dunque, l’ondata di cantautori dell’edizione 1962, di cui «sopravvive» solo Tony Renis, che presenta « Quando quando quando», canzone destinata ad avere lo stesso successo planetario di «Nel blu, dipinto di blu». Non è in gara neppure Adriano Celentano: il molleggiato trascorre la settimana del Festival esibendosi a bordo delle imbarcazioni ormeggiate nel porto di Sanremo.
Fa molto clamore l’intesa tra Domenico Modugno e Claudio Villa, interpreti di «Addio.. addio…». La canzone è fin dall’inizio la favorita alla vittoria proprio in virtù dell’insolito abbinamento che riunisce per la prima volta i simboli della tradizione e del rinnovamento. Colpisce soprattutto il fatto che Claudio Villa abbia accettato di fare il «gregario» di Modugno. Il reuccio spiega così la sua scelta: «Ho deciso di scendere dal piedistallo. E poi, a proposito di gregari, avete mai sentito parlare del portaborracce che d’improvviso scappa via e “te saluto” il capo equipe?». I pronostici si concentrano anche su «Tango Italiano» di Milva e Sergio Bruni. La cantante di Goro, visibilmente dimagrita, viene addirittura definita da Sorrisi la «Edith Piaf italiana».
Il gruppo dei debuttanti è pieno di artisti di cui re-steranno poche tracce dopo il Festival: Myriam Del Mare, Lucia Altieri, Corrado Lojacono, Torrebruno, Edda Montanari, Mario D’Alba, Rossana, Gesy Sebena, Gian Costello, Ernesto Bonino, Rocco Montana. L’involuzione è resa più pesante dalla mancanza dei cantautori e dalla riproposizione, ormai usurata, della sfida tra usignoli e urlatori.
Lascia perplessi, inoltre, la presenza in gara di Gino Bramieri, attore noto per le sue parodie di cantanti nel varietà televisivo «L’amico del giaguaro». A Sanremo sono presenti alcune delle sue «vittime» (Modugno, Tajoli, Villa, Fierro, Dorelli) ma nessuno si mostra arrabbiato.
All’improvviso, dunque, Sanremo smette di rappresentare le nuove tendenze del panorama musicale preferendo riproporsi uguale a se stesso. E nemmeno i risultati del Voto Festival riescono a regalare qualche sorpresa. Dopo una settimana di giocate Enalotto vince «Addio… addio…» della coppia Modugno-Villa con il 34.8% delle schedine valide, davanti a «Tango italiano» (29.2%) di Milva e Sergio Bruni. Al terzo posto «Gondolì gondolà» di Bruni ed Ernesto Bonino mentre è solo quarta «Quando quando quando». Nelle settimane successive, la semplice e orecchiabile canzone di Tony Renis conquista le classifiche di vendita (nove settimane al primo posto) e diventa un successo anche negli Usa grazie alla versione dell’americano Pat Boone. Non sfonda invece «Addio… addio…», la canzone vincitrice, che non va oltre il terzo posto in Hit Parade.
• Festival di Sanremo 1963: Vince a sorpresa Tony Renis che, insieme a Pericoli, aveva presentato la fresca e criticata “Uno per tutte”.
Il secondo Festival dell’era Ravera è condotto da Mike Bongiorno, superstar della televisione fin dalle prime trasmissioni del servizio pubblico, partite nel 1954. Per il suo debutto sanremese, il re del quiz si circonda di quattro vallette con cui ha già lavorato in passato: Rosanna Armani (sorella dello stilista Giorgio), Giuliana Copreni, Maria Giovannini ed Edy Campagnoli. Tuttavia, per il timore che la popolarità di Mike possa mettere in ombra le canzoni, l’organizzazione gli impone dei tempi molto limitati, concedendogli solo due minuti per ogni introduzione. La delusione di Mike è acuita dalla decisione della Rai di trasmettere in diretta tv, come nel 1962, solo la serata finale.
Nel frattempo Gianni Ravera ha iniziato a organizzare anche il concorso Voci Nuove di Castrocaro, circostanza che porta a una novità nel regolamento: i vincitori di Castrocaro sono ammessi di diritto al Festival di Sanremo dell’anno dopo. I primi fortunati partecipano nel 1963. Sono Eugenia Foligatti, subito definita dalla stampa la «Leonessa di Massalombarda», e Gianni Lacommare. Per il loro debutto al Salone delle Feste devono ricoprire il ruolo di gregari dei due cantanti più popolari: la Foligatti canterà «Amour, mon amour, my love» di Claudio Villa, Lacommare «Non sapevo» di Milva.
L’altro favorito della vigilia è Tony Renis, reduce da un anno di trionfi raggiunti grazie a «Quando quando quando». La canzone, quarta classificata a Sanremo 1962, ha appena vinto «Canzonissima» ed è ancora popolare in tutto il mondo. Il cantautore milanese cerca la rivincita con «Uno per tutte», canzone allegra, sofisticata e soprattutto molto orecchiabile, definita dall’inviato di Sorrisi «una piccola antologia della musica leggera degli ultimi 20 anni».
Nel 1963 si ritorna al sistema di voto basato esclusivamente sulle giurie: 20 dislocate sul territorio, una composta da 112 spettatori sorteggiati tra il pubblico del Casinò. Si ridimensiona anche il numero delle canzoni che scende da 32 a 20, di cui solo 10 arriveranno in finale. Nella prima serata le giurie promuovono «Sull’acqua», un lento cha cha cha interpretato da Sergio Bruni ed Emilio Pericoli, e bocciano «Fermate il mondo», cantata da Joe Sentieri, urlatore la cui popolarità appare in netto declino. Nella seconda serata, Pino Donaggio raccoglie molti consensi con «Giovane giovane», uno scatenato twist che fa il pieno di voti tra i giurati del Salone delle Feste. Come previsto, Milva («Ricorda») e Claudio Villa («Amour, mon amour, my love») accedono alla finale per quella che tutti, alla vigilia, considerano la sfida decisiva per la vittoria. Le cose, però, vanno diversamente.
Ecco la cronaca dell’inviato di Sorrisi: «Con un colpo di mano i “giovani colonnelli” della canzone s’impossessavano del Festival di Sanremo alla mezzanotte di sabato 9 febbraio. Guidava la congiura Tony Renis che, insieme a Pericoli, aveva presentato la fresca e criticata “Uno per tutte”. Gli altri erano uno scatenato Donaggio che con la Mazzetti aveva lanciato il suo contagioso grido di gioventù, Dorelli e la De Angelis, interpreti della canzone più delicata del Festival, “Non costa niente”. Solo Villa teneva testa all’attacco massiccio delle nuove leve (e di coloro che ad esse si erano associati), resistendo eroicamente al secondo posto. Un secondo posto che, date le circostanze, era più guadagnato di una vittoria».
Si chiude così un’edizione del Festival decisamente in tono minore, come non manca di ricordare Sorrisi: «Si è svolto sui binari della normale amministrazione, a parte la sorpresa finale. Il cast dei cantanti era decoroso ma piuttosto stantio; le canzoni di buon livello, ma non eccezionali; la messa in scena volenterosa ma sacrificata dai limiti che sono stati posti dalla televisione agli exploits di Mike Bongiorno e delle sue quattro vallette». Un’analisi spietata che trova conferma negli scarsi risultati di vendita delle canzoni in gara, fatta eccezione per la vincitrice e «Giovane, giovane».
• Festival di Sanremo 1964: La sedicenne Gigliola Cinquetti trionfa nella prima edi- zione aperta alle star internazionali.
Chiamato a organizzare il Festival per il terzo anno consecutivo, Gianni Ravera decide di rimescolare le carte in tavola con l’intento di rimettere le ali alla rassegna canora. Del resto, il deludente esito della precedente edizione, capace di produrre solo due hit da classifica, ha lasciato il segno. Prima di tutto, Ravera elimina il voto in sala e dispone che le venti giurie dislocate nel territorio siano composte per metà da minorenni. Stabilisce inoltre che le canzoni vengano proposte all’organizzazione già abbinate ai rispettivi interpreti e non successivamente com’era sempre avvenuto dal 1951. Al rilancio del Festival dà il suo contributo la Rai, che oltre alla finale trasmette in diretta anche la seconda serata.
Ma la vera grande novità del 14° Festival è l’introduzione dei cantanti stranieri ai quali viene affidata la seconda esecuzione dei brani in gara. Nella città dei fiori arrivano dunque grandi stelle internazionali come il 22enne Paul Anka. L’artista americano, diventato famoso sette anni prima con «Diana», successo mondiale bissato in seguito da «You Are My Destiny» e «Put A Weight On My Shoulder», è abbinato al debuttante Roby Ferrante, in gara con «Ogni volta». Dagli Stati Uniti arrivano anche Ben E. King (quello di «Stand By Me»), Frankie Avalon (attore e crooner italoamericano), Bobby Rydell (idolo delle teenager americane e interprete di una fortunata versione di «Nel blu, dipinto di blu»), Frankie Laine (superstar di origini salernitane) e la 16enne Little Peggy March, reduce dal successo planetario di «I Will Follow Him». Dall’Inghilterra, invece, arriva Gene Pitney, abbinato a Little Tony («Quando vedrai la mia ragazza») e a Fausto Cigliano, in gara con «E se domani», brano scritto da Carlo Alberto Rossi e Giorgio Calabrese. Tutti gli stranieri, fatta eccezione per Frankie Laine, Ben E. King e la belga Patricia Carli, cantano in italiano. Tra i debuttanti di Sanremo 1964 ci sono i due giovanissimi vincitori del Festival di Castrocaro: la sedicenne Gigliola Cinquetti e il 18enne Bruno Filippini. Sono minorenni anche altre promesse del Festival come Robertino (17 anni), Bobby Solo (18), Lilly Bonato (16) e Fabrizio Ferretti (18). La pattuglia dei Big della canzone italiana è composta da Claudio Villa, Domenico Modugno, Pino Donaggio, Tony Renis, Milva, Giorgio Gaber e Gino Paoli. Modugno è protagonista di una delle poche polemiche di questo Festival. Mister Volare, infatti, si rifiuta di parlare con Paul Anka. Non gli ha perdonato uno sgarbo che risale al 1959, quando Anka gli negò un prestito. «Modugno non è un artista leale» dichiara il cantante americano a Sorrisi. «Ha messo in giro la storia dei dollari che non gli avrei imprestato per danneggiarmi, e questo non è giusto. Gli ho anche scritto una lettera, chiedendo un colloquio che chiarisse definitivamente l’equivoco. Modugno ha creduto di non rispondermi, e questo mi ha molto amareggiato. Gli avrei detto che quando a Los Angeles mi fece quella insolita richiesta di denaro, avevo soltanto 17 anni, e non disponevo personalmente di un cent. Ad esser franchi, non capii neanche la drammaticità della situazione».
L’altro caso del Festival vede protagonista Bobby Solo. Il giovane romano rischia di non potersi esibire a causa di una faringite, ma i suoi discografici lo convincono a cantare in playback. La squalifica è assicurata, ma la canzone avrebbe comunque la sua visibilità. Alla fine viene deciso che «Una lacrima sul viso», qualora sia ammessa alla finale, venga considerata fuori concorso. Ed è proprio ciò che accade: Bobby Solo accede alla serata di sabato insieme con molti altri giovani (Ferrante, Filippini, Cinquetti, Ferretti, Robertino) mentre «tornano a casa» Claudio Villa, Tony Renis e Milva.
Quando inizia la serata finale, i pronostici sono quasi tutti per «Ogni volta» di Roby Ferrante e Gene Pitney e per «Che me ne importa a me» di Domenico Modugno. Solo Mina, seduta in platea per assistere allo spettacolo con Milva e Claudio Villa, prevede la vittoria di Gigliola Cinquetti. Il verdetto delle giurie le dà ragione: «Non ho l’età (per amarti)» trionfa davanti al brano di Modugno e a «Come potrei dimenticarti» di Tony Dallara e Ben E. King. Mister Volare ci resta male («È una buffonata» commenta) mentre la liceale Cinquetti entra a soli 16 anni nella storia del Festival come la più giovane vincitrice nella categoria principale, un record ancora imbattuto nel 2011. Dopo il Festival, « Non ho l’età (per amarti)» diventa un successo internazionale e regala all’Italia la prima vittoria all’Eurofestival. Tuttavia, il 45 giri sanremese più venduto è «Una lacrima sul viso» di Bobby Solo che supera in poche settimane il tra- guardo del milione di copie. Entrano in Hit Parade anche Little Tony e Gene Pitney con « Quando vedrai la mia ragazza» e Paul Anka con «Ogni volta», men- tre «E se domani» nelle versioni di Fausto Cigliano e Gene Pitney non lascia traccia nelle classifiche. Ci penserà Mina, nel 1965, a portarla ai piani alti della Hit Parade contribuendo a farla diventare un classico della canzone italiana.
• Festival di Sanremo 1965: Le grandi star della canzone italiana snobbano in massa il Festival. La qualità dei brani non ne risente ma i risultati di vendite del 1964 non si ripetono. Vince Bobby Solo.
Gli straordinari risultati dell’edizione precedente (sei milioni di dischi venduti, uno e mezzo solo per «Una lacrima sul viso» di Bobby Solo) convincono l’Azienda Turistico Alberghiera e Gianni Ravera a riproporre nel 1965 la stessa formula. Vengono dunque selezionate 24 canzoni, 12 delle quali (le più votate nelle prime due sere) accedono all’ultima serata. Come nel ’64 non è prevista una classifica: dopo la vincente, tutte le altri canzoni finaliste sono considerate seconde a pari merito. Confermata la presenza di una sola orchestra a dirigere la quale si avvicendano 16 direttori. Tra gli altri, Augusto Martelli (e suo padre Giordano Bruno), Enrico Intra, Franco Pisano, Gianfranco Reverberi, Franco Monaldi, Riccardo Vantellini ed Enrico Simonetti. Per il secondo anno consecutivo ognuna delle 24 canzoni in gara viene cantata anche da un artista internazionale. Tuttavia, la pattuglia straniera del 1965 non è all’altezza della precedente. Colpa anche del boicottaggio della RCA. L’etichetta romana avrebbe voluto iscrivere cinque canzoni ma il regolamento prevede un tetto di tre brani per casa discografica. In segno di protesta, la RCA rinuncia al Festival privandolo così della presenza di artisti come Paul Anka, Neil Sedaka e Dalida. Arrivano invece Dusty Springfield, Kiki Dee, Petula Clark, Gene Pitney e Connie Francis. A indebolire il cast contribuiscono anche l’assenza di Claudio Villa e Domenico Modugno, esclusi perché le loro canzoni (rispettivamente «La bandiera dell’amore» e «Un pagliaccio in Paradiso») non sono ritenute adatte alla manifestazione. Intanto, i divi della canzone come Rita Pavone, Mina, Adriano Celentano e Gianni Morandi continuano a snobbare il Festival proprio mentre si affermano nuove rassegne canore come il Festival delle Rose. In compenso, tornano a Sanremo Milva, Pino Donaggio e i protagonisti del ’64, Bobby Solo e Gigliola Cinquetti, mentre si affacciano al Casinò per la prima volta Ornella Vanoni, Iva Zanicchi, Bruno Lauzi (militare di leva in licenza), Fred Bongusto (reduce dal successo estivo di «Una rotonda sul mare»), Nicola di Bari e i vincitori di Castrocaro, Franco Tozzi e Vittorio Inzaina.
L’assenza dei divi viene apprezzata da Sorrisi: «Certe manifestazioni di divismo vecchia maniera conferivano all’avvenimento sanremese un’impronta un pò paesana e dilettantistica. La figura dei “reucci”, degli “idoli a tutti i costi”, è ormai definitivamente scomparsa dal palcoscenico del Casinò Municipale, dove ormai i cantanti vengono apprezzati più per quel che valgono anziché per il nome più o meno illustre che portano. Anzi, come dimostra l’esempio della cantante “oriunda” Timi Yuro, la semplicità e l’umanità riescono ormai a far colpo più dei cappellini stravaganti o delle sontuose pellicce di visone». Timi Yuro, all’anagrafe Rosa Maria Timoteo Iuro, è un’italoamericana di origini molisane, nata a Chicago e famosa per la canzone «Hurt» («A chi» in italiano). Giunta a Sanremo con la madre, impressiona tutti con la sua estensione vocale e il suo accento anglo-molisano. Tuttavia nessuna delle sue canzoni (« Ti credo» con Peppino Gagliardi, «E poi verrà l’autunno» con Don Miko) arriva in finale.
Nelle prime due serate raccoglie consensi «Io che non vivo (senza te)» di Pino Donaggio, brano che ha tutto ciò che serve per diventare un successo internazionale, ma alla fine trionfa «Se piangi se ridi» di Bobby Solo e i New Christy Minstrels, a conferma di una regola non scritta, quella del debito che il Festival paga ai vincitori morali dell’anno precedente. A questo proposito Antonio Lubrano scrive su Sorrisi: «Vince Bobby Solo con un motivo più costruito di “Una lacrima sul viso”, piacevole certo ma senza dubbio meno penetrante del precedente. Rischia di diventare una legge: come se il pubblico dicesse al cantante che poi ha comprato: “Scusa se l’anno scorso ti abbiamo trattato male”».
La vittoria di «Se piangi, se ridi» conferma il talento di un giovane paroliere, Mogol (Giulio Rapetti all’anagrafe), già autore di «Al di là» e «Uno per tutte», canzoni vincitrici rispettivamente nel ’61 e nel ’63. Era sua anche «Una lacrima sul viso», la vincitrice morale del ’64, ma l’eccezionale risultato di vendite di quella canzone non si ripete. Oltre a « Se piangi, se ridi» arrivano al primo posto in Hit Parade anche «Le colline sono in fiore» nella versione dei New Christy Minstrels e «Io che non vivo (senza te)», che lancia la stella di Pino Donaggio a livello internazionale. Il brano entra nelle classifiche inglesi (nella versione di Jody Miller) e viene inciso anche da Elvis Presley e da Dusty Springfield.
Due mesi dopo la conclusione di Sanremo 1965, a Napoli va in scena l’Eurofestival, organizzato dall’Italia in quanto nazione vincitrice dell’edizione precedente. Bobby Solo però non riesce a bissare il successo di «Non ho l’età (per amarti)» e si piazza al quinto posto con «Se piangi, se ridi». Il secondo trionfo italiano, quello di Toto Cutugno con «Insieme: 1992», arriverà nel ’90.
• Festival di Sanremo 1966: Vince «Dio come ti amo» della coppia Modugno-Cinquetti ma è «Nessuno mi può giudicare» il 45 giri più richiesto nei negozi.
Sono 26 le canzoni ammesse al sedicesimo Festival della Canzone Italiana, ma solo 14 accedono alla finale: le sei più votate nella prima serata, le sei della seconda e due ripescate da un’apposita commissione. Nonostante il calo di vendite registrato dai 45 giri dell’edizione precedente, le case discografiche fanno a gara per partecipare, arrivando addirittura a sdoppiarsi per aggirare il limite di tre canzoni imposto dal regolamento. Tra i direttori d’orchestra debuttano Detto Mariano e Nello Ciangherotti mentre alla conduzione è riconfermato Mike Bongiorno, affiancato questa volta da Paola Penni e Carla Maria Puccini. Il cast dei cantanti italiani è decisamente più ricco rispetto a quello del 1965 anche perché l’abbinamento con gli interpreti stranieri non è più un obbligo ma solo una facoltà a disposizione delle case discografiche. E così possono tornare a formarsi coppie ben assortite tra vecchi e nuovi divi della canzone. La più attesa è quella che unisce Domenico Modugno e Gigliola Cinquetti, in gara con «Dio come ti amo». E dire che solo due anni prima mister Volare aveva definito una buffonata la vittoria di «Non ho l’età (per amarti)». Nel frattempo, la Cinquetti ha compiuto 18 anni ed è stata protagonista del varietà televisivo «Io, Gigliola». L’ingenua liceale del 1964 è diventata una donna. «Ha finalmente dato addio al suo personaggio tutto acqua e sapone» scrive ammirata l’inviata di Sorrisi. «Ha girato il mondo, è una diva, sta facendo del cinema e ha davanti a sé una carriera sempre più importante. Così è diventata, con molta semplicità, una vera donna». L’altra « strana coppia» è formata da Claudio Villa e Pino Donaggio («Una casa in cima al mondo») mentre la sofisticata Ornella Vanoni, in gara con « Io ti darò di più», è abbinata all’esordiente Orietta Berti, famosa per le canzoni di Suor Sorriso.
Dopo cinque anni di assenza torna Adriano Celentano con una canzone semiautobiografica, «Il ragazzo della via Gluck», atto d’accusa contro la speculazione edilizia. Nella pattuglia delle celebrità di Sanremo 1966 c’è anche Bobby Solo, mal visto dalla Rai a causa dei suoi atteggiamenti da divo. Fino all’ultimo momento la sua partecipazione è in forse ma poi l’emittente pubblica decide di far cadere il veto. Tra gli stranieri i più attesi sono gli inglesi Yardbirds che vengono abbinati al 23enne Lucio Dalla, in gara con «Paff… bum», e a Bobby Solo («Questa volta»). L’americano Pat Boone, invece, fa il gregario di Giorgio Gaber («Mai mai mai Valentina») e di Peppino Gagliardi («Se tu non fossi qui»).
Nel frattempo l’onda d’urto provocata dal successo dei Beatles ha avuto effetti anche in Italia. Sanremo ne prende atto e accoglie in gara i primi complessi: l’Equipe 84 (con «Un giorno tu mi cercherai») e i Ribelli («A la buena de dios»). I primi sono quattro ragazzi di Modena, guidati da Maurizio Vandelli, che hanno in repertorio cover in italiano di successi inglesi. I Ribelli, invece, sono una scoperta di Adriano Celentano. Il loro leader è il batterista Gianni Dall’Aglio. I due gruppi rappresentano l’elemento più moderno di questo Festival ma le loro canzoni non incontrano il favore delle giurie.
La grande rivelazione delle prime due serate è Caterina Caselli, 19enne di Sassuolo che canta la trascinante «Nessuno mi può giudicare». Di lei colpiscono la grinta nell’interpretazione, la voce potente e l’acconciatura (subito ribattezzata «casco d’oro») creata dai parrucchieri milanesi Vergottini. Le giurie la promuovono alla finale insieme con il favorito Sergio Endrigo («Adesso sì») e l’intensa Iva Zanicchi, in gara con «La notte dell’addio», considerata da molti osservatori la più bella canzone del Festival. Allo stesso tempo bocciano superstar come Bobby Solo, Gino Paoli, Bobby Solo, il tenore Giuseppe Di Stefano e Adriano Celentano. Il molleggiato prende con spirito l’eliminazione del «Ragazzo della via Gluck» e resta a Sanremo per sostenere i Ribelli. Tuttavia, nel corso dell’ultima serata, il complesso sponsorizzato dal Clan è protagonista di una rissa. Alla fine della loro esibizione, infatti, Dall’Aglio e gli altri gettano sul palco le loro lunghe parrucche e restano sulla scena per ricevere i prolungati applausi dei fan. Intanto, Iva Zanicchi si prepara a cantare «La notte dell’addio». Per consentire allo spettacolo di continuare deve addirittura intervenire la polizia. Ne nasce un tafferuglio che porta a una breve sospensione della diretta televisiva e alla denuncia per «minacce a pubblico ufficiale» di quattro persone tra cui Miki del Prete ed Elio Borzoni (parolieri del Clan) e il giornalista-regista Piero Vivarelli.
Vince «Dio come ti amo» della coppia Modugno-Cinquetti ma è «Nessuno mi può giudicare» il 45 giri più richiesto nei negozi. Caterina Caselli, impetuosa cantante yè ye, viene definita sulle pagine di Sorrisi la «Mina dei giovanissimi». È lei la vincitrice morale di Sanremo 1966.
• Festival di Sanremo 1967: In finale trionfa Claudio Villa con Iva Zanicchi davanti ad Annarita Spinaci (« Quando dico che ti amo») e ai Giganti (« Proposta»).
È annunciata come la più ricca nella storia del Festival ma l’edizione del 1967 finirà per essere ricordata soprattutto come il Sanremo della tragedia. In cartellone ci sono 58 cantanti (record assoluto e mai più eguagliato in 60 anni di Festival) e 30 canzoni di cui solo 14 sono ammesse alla finale di sabato. Per il quinto anno consecutivo presenta Mike Bongiorno affiancato questa volta da Renata Mauro, soubrette televisiva reduce da una fortunata partecipazione come cantante al Festival di Napoli del 1966. Dopo 16 anni, il palcoscenico del Festival si allarga: i solisti continuano a esibirsi al Salone delle feste mentre i complessi vanno in scena al Teatro dell’Opera, sempre all’interno del Casinò municipale. Il sistema di voto non cambia e la sua trasparenza viene messa in discussione anche sulle pagine di Sorrisi: « Il criterio di scelta delle sedi di giuria, i nomi dei notai, il meccanismo di trasmissione delle votazioni si prestano per lo meno a qualche interrogativo. Fino a qual punto è rigoroso il sistema di controllo? Chi assicura che le giurie vengano davvero prescelte all’ultimo momento, e perché soprattutto i verbali di votazione non vengono resi pubblici?
Il gruppo dei veterani conta 25 artisti. C’è Claudio Villa che insegue la quarta vittoria (e il record di Modugno) con «Non pensare a me», brano ispirato a «Strangers In The Night» di Frank Sinatra. Al reuccio è abbinata Iva Zanicchi, giunta a Sanremo con una fastidiosa faringite che rischia di metterla ko. Caterina Caselli, invece, torna al Festival da favorita dopo che la sua «Nessuno mi può giudicare» si è rivelata la vincitrice morale dell’edizione precedente. Presenta «Il cammino di ogni speranza» assieme ai divi americani Sonny & Cher. Gli altri habitué sono Domenico Modugno, Bobby Solo, Ornella Vanoni, Johnny Dorelli, Milva, Betty Curtis, Pino Donaggio, Little Tony e Giorgio Gaber. Fra i debuttanti italiani ci sono talenti sul punto di spiccare il volo verso una brillante carriera. Come il calabrese Mino Reitano, in gara con «Non prego per me», scritta da Mogol con un certo Lucio Battisti, chitarrista e autore già molto stimato dagli addetti ai lavori. Si affacciano per la prima volta al Salone delle feste anche Peppino di Capri, Memo Remigi e I Giganti.
Tra gli artisti che si esibiscono nel corso della prima serata c’è Luigi Tenco, 29enne cantautore della scuola genovese. In otto anni di carriera si è fatto apprezzare per splendide canzoni intimiste come «Mi sono innamorato di te», «Lontano lontano», «Angela» e «Un giorno dopo l’altro». In gara con «Ciao amore ciao», un brano sul tema dell’emigrazione, Tenco viene bocciato dalle giurie classificandosi al dodicesimo posto. Nemmeno la commissione di ripescaggio salva la sua canzone preferendogli «La rivoluzione» di Gianni Pettenati e Gene Pitney. Dopo l’eliminazione, Tenco rientra nella sua stanza all’Hotel Savoy. Poche ore dopo Dalida, l’artista francese a cui è stata affidata la seconda esecuzione di «Ciao amore ciao», lo trova morto. A ucciderlo è stato un colpo di pistola. Vicino al corpo c’è un biglietto su cui è scritto: «Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro), ma come atto di protesta contro una giuria che manda in finale “Io tu e le rose” e una commissione che seleziona “La rivoluzione”. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao, Luigi». Da subito la tesi del suicidio viene messa in discussione, soprattutto dal giornalista televisivo Sandro Ciotti, ma tutte le indagini successive confermeranno che Tenco si è tolto la vita. A caldo l’inviato di Sorrisi scrive: « È ancora difficile dire se Luigi Tenco sia stato la vittima occasionale di un delirio d’esaltazione e piuttosto di una nevrosi più profonda. O se sia stato l’alcool a indebolire i freni inibitori di questo ragazzo che godeva fama di irrequieto e di ribelle, ma che forse era soltanto terribilmente solo. Nell’un caso come nell’altro, Luigi Tenco non aveva i numeri per tenersi a galla in un mondo che può anche apparire ai profani tutto cornici dorate, ma che è regolato in effetti da leggi spietate di rivalità personale e concorrenza commerciale e industriale». Lo stesso mondo che all’indomani della tragedia si sforza di comportarsi come se niente sia accaduto o quasi.
In apertura della seconda serata, Mike Bongiorno così accenna alla tragedia: «Questa seconda serata comincia con una nota di mestizia per il lutto che ha colpito il mondo della musica leggera, con la scomparsa di un suo valido esponente». Poche ore dopo le giurie bocciano Milva, Bobby Solo, Caterina Caselli e Domenico Modugno. In finale trionfa Claudio Villa con Iva Zanicchi davanti ad Annarita Spinaci («Quando dico che ti amo») e ai Giganti («Proposta»). Ma sono altre le canzoni che entreranno nella storia della musica leggera italiana: «Cuore matto» di Little Tony e «L’immensità» di Don Backy e Johnny Dorelli.
• Festival di Sanremo 1968: Vittoria a « Canzone per te» di Sergio Endrigo, secondo posto a « Casa bianca» di Marisa Sannia e Ornella Vanoni, terzo a « Canzone» di Celentano e Milva.
Dodici mesi dopo la tragedia nessuno a Sanremo parla del suicidio di Tenco. La camera dell’Hotel Savoy dove il cantautore si tolse la vita è vuota e in riviera regna il sorriso. Persino Adriano Celentano e Don Backy, acerrimi rivali dopo la rottura di qualche mese prima, sembrano aver firmato un patto di non aggressione. In compenso, un mitomane annuncia l’imminente esplosione di alcune bombe per vendicare la morte di Tenco.
Le canzoni in gara sono 24, selezionate da una commissione di cui fa parte anche Renzo Arbore. Sulla carta il cast è prestigioso, e non a caso Sorrisi definisce il 18° Festival come «il più adulto di quelli finora svoltisi nella città dei fiori». Due tra le migliori canzoni in gara sono firmate da Don Backy, «Casa bianca» e «Canzone», ma il cantautore pisano non può interpretarle per il veto imposto da Celentano (editore dei due brani) dopo che Don Backy gli ha chiesto 200 milioni di danni accusandolo di tenere una doppia contabilità. «Casa bianca» viene data a Ornella Vanoni e a Marisa Sannia mentre lo stesso molleggiato si prende «Canzone». Oltre a Celentano, i divi del Festival sono Tony Renis, Milva, Little Tony, Ornella Vanoni, Domenico Modugno, Iva Zanicchi, Gigliola Cinquetti, Johnny Dorelli, Pino Donaggio e Sergio Endrigo. Quest’ultimo, che come sempre si fa notare per la sua modestia (Sorrisi lo definisce «il cantautore che pensa ma che detesta di passare per un intellettuale»), è abbinato al brasiliano Roberto Carlos, una delle prestigiose star internazionali di questo Festival. Le altre sono il già leggendario Louis Armstrong, il soulman americano Wilson Pickett (abbinato a Fausto Leali con «Deborah»), l’inglese Shirley Bassey, gli habitué Paul Anka e Dionne Warwick.
Tra i debuttanti spicca una sedicenne palermitana, Giusy Romeo, in arrivo dal Festival di Castrocaro. Abbinata al francese Sacha Distel, canta «No amore» ma le giurie la bocciano.
Per lei il successo arriverà nel 1982 con un nuovo nome d’arte, Giuni Russo, e il tormentone « Un’estate al mare». Si fa notare anche l’esordiente Al Bano, 24enne pugliese di Cellino San Marco, che arriva al Festival forte del successo estivo di «Nel sole». Da alcune settimane frequenta Romina Power, figlia del divo hollywoodiano Tyrone Power e dell’attrice Linda Christian. Arriva da Napoli, invece, il diciassettenne Giovanni Calone, in arte Massimo Ranieri. Canta «Da bambino» in abbinamento con I Giganti, ma il Festival non è ancora pronto a dargli quelle soddisfazioni che Ranieri troverà negli anni successivi a «Canzonissima».
La classifica della prima serata vede al primo posto Marisa Sannia e Ornella Vanoni con «Casa bianca» davanti a « Gli occhi miei» di Wilma Goich e Dino. Tra i bocciati, Peppino Gagliardi e Pino Donaggio. La seconda serata passa alla storia per l’esibizione di Louis Armstrong, portato in Italia dall’impresario Pier Quinto Carriaggi. Il mostro sacro del jazz esegue la sua versione di «Mi va di cantare», dopodiché attacca subito con un altro pezzo, invitando l’orchestra a seguirlo. Dietro le quinte è il panico fino a quando Pippo Baudo non entra in scena e, scusandosi, interrompe l’esibizione. La serata si conclude con «Canzone per te» di Endrigo al primo posto davanti a «Canzone» di Celentano e a «La tramontana» di Gianni Pettenati e Antoine. Alle giurie è piaciuta molto anche l’orecchiabile «Quando m’innamoro» di Anna Identici, ex valletta di Mike Bongiorno nel programma «La fiera dei sogni». Tra i bocciati ci sono nomi illustri: Tony Renis, Domenico Modugno, Johnny Dorelli (in gara con «La farfalla impazzita» di Lucio Battisti), Shirley Bassey (il suo brano «La vita» diventerà un successo internazionale) e Iva Zanicchi.
La serata finale è vivacizzata dalle star straniere (Armstrong, Pickett e Dionne Warwick) e da Adriano Celentano che offre al pubblico del Casinò un’altra esibizione da ricordare: il molleggiato, infatti, dà la mancia al tecnico che gli sistema l’asta del microfono e si accende un sigaro. Poi, in attesa dell’annuncio dei risultati, Louis Armstrong e Lionel Hampton danno vita a una breve jam session.
Le giurie premiano la qualità dando la vittoria a «Canzone per te» di Sergio Endrigo, il secondo posto a « Casa bianca» di Marisa Sannia e Ornella Vanoni, il terzo a «Canzone» di Celentano e Milva. Ecco il commento di Sorrisi: «Con la vittoria dell’autore più schivo di pubblicità e di chiasso non si potrà più dire d’ora in poi che per affermarsi sul palcoscenico di Sanremo le canzoni da Festival debbono essere costruite con accorgimenti particolari per colpire immediatamente l’orecchio e la memoria delle giurie. L’importante è che le canzoni siano belle e che gli interpreti non cantino con lo spirito di chi gioca al Casinò». Nei negozi di dischi le canzoni più popolari sono «Deborah» di Leali e «La tramontana» di Antoine, ma nelle settimane successive si affermeranno anche «Gli occhi miei» di Dino, «Canzone» nella versione del suo autore Don Backy e «Canzone per te».
• Festival di Sanremo 1969: La vittoria è per i due veterani Bobby Solo e Iva Zanicchi, il secondo posto è di Sergio Endrigo e il terzo di Milva e Don Backy.
Dopo sette anni di gestione Ravera, l’organizzazione del Festival torna nelle mani di Ezio Radaelli che nel frattempo ha rilevato la quota di controllo dell’ATA, l’Azienda Turistico Alberghiera di Sanremo. In conferenza stampa, l’impresario milanese promette un Festival nel segno dei giovani anche se l’elenco dei partecipanti è pieno di veterani ed ex vincitori. Le 24 canzoni in gara sono state scelte da una commissione presieduta dallo stesso Radaelli. Solo 14 arriveranno in finale, le sette più votate in ognuna delle prime due serate. Nel 1969 la contestazione studentesca sbarca anche a Sanremo. A Villa Ormond, uno dei luoghi più belli della città, va in scena un Controfestival organizzato da Dario Fo e Franca Rame con 16 attori del loro collettivo teatrale e il sostegno del Partito Comunista Italiano. Il loro obiettivo è quello di «risvegliare le coscienze dei lavoratori» e distogliere la loro attenzione dal Festival, colpevole ai loro occhi di essere un «prodotto della borghesia».
Agli organizzatori e alle autorità municipali basta solo l’annuncio del Controfestival per andare nel panico. Il comune concede il suo patrocinio alla rassegna di Dario Fo e allo stesso tempo ottiene uno spiegamento di forze dell’ordine mai visto nella storia del Festival: carabinieri, agenti di polizia e soldati pronti a ogni evenienza. Si decide addirittura di registrare il Festival di mattina (con esibizioni in playback) per avere un nastro da mandare in onda nel caso la contestazione impedisse il regolare svolgimento della serata.
Tra i debuttanti del 19° Festival spicca Lucio Battisti. Il 25enne musicista di Poggio Bustone, che ha partecipato finora solo come autore (nel ’67 con «Non prego per me» di Mino Reitano, nel ’68 con «La farfalla impazzita» di Johnny Dorelli), ha già nel curriculum una canzone al primo posto della Hit Parade, «29 settembre» dell’Equipe 84. Per la sua prima (e unica volta) a Sanremo sceglie «Un’avventura», interpretata anche da Wilson Pickett. Davanti alla bolgia del Salone delle feste, a Battisti scappa un «A ’nvedi dove so’ capitato».
Le matricole del Festival sono Rosanna Fratello e Nada. La prima, 17enne di San Severo (Foggia) trapiantata nella periferia milanese, non ha mai inciso un disco ed è entrata nel cast all’ultimo momento per sostituire Anna Identici (pochi giorni prima del Festival la cantante di «Quando m’innamoro» ha tentato il suicidio con i barbiturici); Nada Malanima, invece, è una 16enne di Rosignano Marittimo (Livorno) dotata di un vocione simile a quello di Patty Pravo. Si presenta con «Ma che freddo fa», pezzo vivace e orecchiabile.
Per la prima volta al Festival c’è anche la diva Rita Pavone ma la sua stella è un pò appannata. La stampa si occupa poco di lei e una parte dei suoi fan sembra averla abbandonata, forse a causa della scelta di sposare Teddy Reno, un uomo molto più anziano di lei.
I favoriti della vigilia sono Bobby Solo, visibilmente ingrassato, e Iva Zanicchi. La loro « Zingara» era destinata in origine a Gianni Morandi. Il divo bolognese, però, ha rinunciato a Sanremo per evitare la sovraesposizione. Si dice che l’inciso di «Zingara» (quello che inizia con «Ma se è scritto che la perderò…») se non addirittura tutto il pezzo, sia stato composto proprio da Morandi. Lo scrive Sorrisi: «La vittoria di “Zingara” è data per scontata da mesi, da quando Gianni Morandi (che ne è ufficiosamente l’autore) la suonava in duetto al Cantagiro tutte le sere, accompagnandosi con la chitarra per gli amici e diceva: “Ragazzi, con questa qui il Bobby va a Sanremo e vince». Il debutto del Festival con l’elmetto (così viene soprannominato per via delle rigide misure di sicurezza) va in scena senza imprevisti. La registrazione della mattina viene dunque cestinata e la prima serata può andare in onda in diretta. Le giurie promuovono a pieni voti Don Backy e Milva («Un sorriso»), la Pavone e i Dik Dik («Zucchero»), Gigliola Cinquetti e France Gall («La pioggia»), Battisti e Wilson Pickett. Grande delusione, invece, per Claudio Villa e Mino Reitano, tra i favoriti della vigilia. Scampato il pericolo della contestazione, la seconda serata si svolge in un’atmosfera più serena. Le giurie non fanno vittime illustri tra gli italiani, ma bocciano la superstar americana Stevie Wonder, 18enne con già sette anni di carriera alle spalle. Wonder è giunto a Sanremo come «gregario» di Gabriella Ferri per cantare «Se tu ragazzo mio».
Sabato sera il Festival del «largo ai giovani» si conclude con la vittoria di due veterani (Bobby Solo e Iva Zanicchi), il secondo posto di Sergio Endrigo («Lontano dagli occhi») e il terzo di Milva e Don Backy, mentre Lucio Battisti si piazza in nona posizione. Sorrisi commenta così il verdetto delle giurie: «Trasformato senza drammi il motto iniziale in “Largo ai vecchi”, il 19° Sanremo si è rivelato un’ottima passerella di rilancio per quei cantanti che in partenza tremavano di paura nel leggere nel cast tanti nomi sconosciuti che potevano, tuttavia, nascondere personalità e novità. Tutto questo, invece, non è successo». La vittoria di «Zingara» troverà conferma anche nei negozi di dischi.
• Festival di Sanremo 1970: In finale trionfa la «coppia più bella del mondo». Adriano Celentano vince così il suo primo Festival con (e grazie a) Claudia Mori.
Per l’edizione del ventennale Ezio Radaelli e Gianni Ravera organizzano un’intera setti- mana di eventi che inizia la domenica con una serata rievocativa. Intervengono vecchie glorie come Achille Togliani, Giorgio Consolini e Carla Boni insieme ai vincitori delle recenti edizioni (Iva Zanicchi, Sergio Endrigo, Bobby Solo e Gigliola Cinquetti). Si rivede anche Nunzio Filogamo che presenta la serata con Pippo Baudo, Enzo Tortora e Fausto Tommei. Nei giorni successivi, in attesa del Festival, vanno in scena concerti, recital e l’anteprima del film «Easy Rider» di Dennis Hopper.
Le canzoni in gara sono 26 di cui solo 14 arriveranno in finale. Le interpretano 52 artisti, quasi tutti italiani. Da quest’anno, infatti, il contingente straniero è ridotto a quattro elementi (due dei quali residenti in Italia) su richiesta dell’UCI, l’Unione Cantanti Italiani. Il loro rappresentante, Edoardo Vianello, riesce anche a imporre un tetto al numero dei debuttanti. I quattro stranieri di questo Festival sono Mal, Rocky Roberts, l’inglese Sandie Shaw e Antoine. Alla vigilia Radaelli prova invano a escludere Nino Ferrer, genovese cresciuto in Francia, chiedendogli di dimostrare di avere ancora il passaporto italiano.
Nell’elenco dei debuttanti spicca il nome dell’attrice Claudia Mori, moglie di Adriano Celentano. Nel 1967 i due hanno sbancato le classifiche con «La coppia più bella del mondo» e ora ci riprovano con «Chi non lavora non fa l’amore». I liceali Lucia Rizzi e Dino Drusiani, invece, arrivano dal Festival di Castrocaro ma non sembrano intenzionati a lasciare gli studi. Lucia chiede persino di arrivare a Sanremo con un giorno di ritardo: deve preparare un compito in classe previsto per il primo lunedì dopo il Festival. La bionda Dori Ghezzi cerca a Sanremo la conferma del successo ottenuto con il singolo «Casatshock» mentre i genovesi Ricchi e Poveri sono l’ultima scoperta di Franco Califano. A loro è stata affidata la seconda esecuzione di «La prima cosa bella» di Nicola Di Bari, canzone destinata in origine a Gianni Morandi. Il ragazzo di Monghidoro l’aveva scelta per partecipare al suo primo Festival ma ha cambiato idea all’ultimo momento, rimandando così ancora una volta il suo battesimo sanremese. Tra i giovani del 20° Festival si fa notare anche il sedicenne pavese Rosalino (il futuro Ron), all’anagrafe Rosalino Cellamare, «gregario» di Nada in gara con «Pa’ diglielo a ma’».
Tra le matricole c’è pure la diva Patty Pravo che canta «La spada nel cuore» abbinata a Little Tony. La trasgressiva ragazza del Piper arriva al Festival dopo il successo dei singoli «Ragazzo triste», « La bambola», «Il paradiso». Per l’occasione, Patty adotta un nuovo look: «No, niente parrucche né atteggiamenti divistici» dichiara. «Adesso il pubblico mi deve vedere come sono, una ragazza come tante». Sorrisi apprezza la svolta pur mettendone in dubbio la sincerità: «La malafede non è totale. Forse un tantino più modesta, Patty Pravo ha assorbito un grammo di schietta semplicità dal suo par- tner Little Tony. C’è chi giura che dopo questo Sanremo tirerà di nuovo fuori la grinta di sempre. Ma per adesso è abbastanza sincera nei suoi buoni propositi. Con la parrucca bionda ha lasciato dietro di sé anche il bagaglio di parolacce e di divismo».
La prima serata del 20° Festival è vivacizzata dalle esibizioni di Antoine e di Adriano Celentano. Il primo, durante l’esecuzione della sua «Taxi», danza sul palco con una ragazza; il secondo finge di sbagliare il testo della canzone e ricomincia da capo. È l’inizio di una tendenza, quella di spettacolarizzare ogni esibizione, che diventerà una prassi a partire dagli Anni 80. Il primo verdetto delle giurie non riserva sorprese. Oltre alle coppie Patty Pravo-Little Tony, Celentano-Mori e Antoine-Anna Identici, accedono alla finale Ornella Vanoni e i Camaleonti («Eternità»), Gigliola Cinquetti-Bobby Solo («Romantico Blues»), Tony Renis-Sergio Leonardi («Canzone blu») e Orietta Berti-Mario Tessuto («Tipitipitì»).
La seconda serata si rivela un’ecatombe per i complessi. Le giurie bocciano i Dik Dik («Io mi fermo qui»), i Ragazzi della via Gluck, i Domodossola e il Supergruppo. Eliminata anche Rita Pavone, forse per aver fatto cadere il microfono durante la sua esecuzione di «Ahi ragazzo». Il punteggio più alto è ottenuto da «L’arca di Noè», delicata canzone ecologista interpretata da Sergio Endrigo e Iva Zanicchi. Subito dietro si piazza l’accoppiata Di Bari-Ricchi e Poveri.
In finale trionfa la «coppia più bella del mondo». Adriano Celentano vince così il suo primo Festival con (e grazie a) Claudia Mori. Merito anche di un brano, «Chi non lavora non fa l’amore», che allo stesso tempo intrattiene e fa pensare. Al secondo posto si piazza «La prima cosa bella» davanti a «L’arca di Noè». Secondo Sorrisi ha trionfato chi non ha seguito « le mode e le imposizioni commerciali per usare un linguaggio più genuino».
• Festival di Sanremo 1971: Vince « Il cuore è uno zingaro» davanti a « Che sarà» e « 4/3/1943», premiata anche con un inedito riconoscimento per il testo più bello del Festival.
La vigilia del 21° Festival è assai tormentata. I due organizzatori, Ezio Radaelli e Gianni Ravera, devono fare a meno degli artisti di tre case discografiche (Durium, Fonit Cetra e Phonogram), costrette a dare forfait a causa dei costi sempre più elevati. Di conseguenza, devono rinunciare al Festival artisti come Fausto Leali, Orietta Berti, Demis Roussos e Sergio Endrigo. Quest’ultimo, però, decide di partecipare ugualmente, a titolo personale. In conferenza stampa, Radaelli dichiara: «Quest’anno a Sanremo ci sono almeno 8-10 canzoni che faranno vendere dischi risolvendo la crisi. È vero, mancano i big ma non è colpa nostra e allora abbiamo cercato di presentare qualcosa di nuovo in fatto di interpreti». In realtà i grandi nomi non mancano.
C’è Adriano Celentano (« Sotto le lenzuola»), il campione in carica, che ha scelto come gregari i 32 alpini del Coro Alpino Milanese, ribattezzato dall’organizzazione con un generico «coro alpino». Il boss del Clan vive il suo quinto e ultimo Sanremo come una vacanza. Con lui, all’Hotel Mare di Bordighera, ci sono i tre figli (Rosita, Giacomo e Rosalinda) e la moglie Claudia Mori. Racconta Sorrisi: «Del Festival s’è infischiato sempre preferendo rimanere nel suo eremo a giocare coi figli e con Drin, barboncino nano bianco regalato alla moglie il giorno del suo compleanno e ceduto alla tribù infantile». Gli altri Big di Sanremo 1971 sono Domenico Modugno («Come stai?»), Gigliola Cinquetti («Rose nel buio»), Don Backy («Bianchi cristalli sereni»), Caterina Caselli («Ninna nanna»), Little Tony («La folle corsa»), Sergio Endrigo («Una storia») e Pino Donaggio («L’ultimo romantico»). C’è poi un gruppo di artisti emergenti in cerca della grande affermazione a Sanremo. A partire dal vincitore morale del 1970, Nicola Di Bari, che canta «Un cuore è uno zingaro» in abbinamento con Nada. Il brano, scritto un anno prima e tenuto nel cassetto dagli autori (Franco Migliacci e Claudio Mattone), è fresco e im- mediato. Lo stesso si può dire di «Che sarà», scritta da Jimmy Fontana e cantata dai Ricchi e Poveri in abbinamento con il portoricano José Feliciano, secondo artista non vedente in gara al Festival (il primo fu Stevie Wonder nel 1969).
Tra i debuttanti italiani del 1971, solo due lasceranno una traccia dopo il Festival: la Formula Tre e i Nomadi. I primi, prodotti da Lucio Battisti, si presentano con «La folle corsa», un brano firmato ufficialmente da Mogol-Donida ma nel quale lo zampino di Battisti è molto evidente. Passano quasi inosservati, invece, i Nomadi di Augusto Daolio e Beppe Carletti, destinati a diventare la band italiana più longeva, ancora in attività nel 2011 dopo 47 anni di carriera.
Condotta dall’attore Enrico Maria Salerno con la collega Elsa Martinelli, la prima serata vede protago nisti l’applaudissimo José Feliciano, Donatello (definito da Sorrisi «il giovinetto dall’aria malinco- nica che ha sostituito Mal nel cuore delle ragazzine») e Caterina Caselli, in gara per l’ultima volta prima del suo addio alle scene. Seguendo l’esempio di Antoine, che l’anno prima aveva inserito nella sua esibizione un balletto con una ragazza, Rosanna Fratello si presenta in scena con quattro ballerini di tip tap per cantare «Amsterdam». La coreografia però non è sufficiente a evitare la bocciatura delle giurie che invece promuovono a pieni voti «Che sarà». La tendenza a spettacolarizzare le perfor- mance si fa più evidente nella seconda serata con gli inglesi Mungo Jerry (in scena con una bionda ragazza toscana) e il recidivo Antoine che, alla fine della sua performance, vola via trascinato da una fune. Anche le loro canzoni vengono eliminate mentre passano «Il cuore è uno zingaro», «4/3/1943» e «13, storia d’oggi». Sorrisi stronca senza mezze parole la nuova tendenza definendola «un tentativo di trasformare la passerella canora in una specie di circo equestre».
Nella serata finale Adriano Celentano dà spettacolo presentandosi con un trio di musicisti (fisarmo- nica, banjo, chitarra) ma alla fine le giurie premiano le esibizioni più sobrie. Vince «Il cuore è uno zin- garo» davanti a «Che sarà» e «4/3/1943», premiata anche con un inedito riconoscimento per il testo più bello del Festival. La scelta delle giurie sarà confermata dalle vendite dei dischi.
• Festival di Sanremo 1972: Vince Di Bari con « I giorni dell’arcobaleno» davanti a Peppino Gagliardi « Come le viole» e Nada « Il re di denari».
Nasce nel segno della contestazione il Festival numero 22. A minacciare lo sciopero, alla vigilia della prima edizione organizzata dall’impresario Elio Gigante su mandato del Casinò, sono i cantanti e i direttori d’orchestra. Il leader della protesta è Claudio Villa, che denuncia irregolarità nella selezione dei cantanti in gara. Il fronte degli scioperanti sembra unito, ma dopo una lunga notte di discussioni, martedì 22 febbraio, Gianni Morandi (al suo primo Festival), Lucio Dalla, Nada e altri 19 artisti annunciano ufficialmente che non aderiranno allo sciopero.
Il reuccio però non si dà per vinto e dà il via a una serie di riunioni molto animate, al limite della rissa, con i dissidenti. Alla fine si giunge a un accordo in base al quale la Rai si impegna a registrare una quarta serata dedicata agli artisti esclusi dal Festival.
La grande novità di Sanremo 72 è la scomparsa della doppia esecuzione, in vigore fin dal primo Festival del ’51. A far riascoltare le 28 canzoni in versione strumentale ci pensa il maestro Franck Pourcel. Tra i cantanti in gara, oltre al debuttante di lusso Morandi, spiccano mostri sacri del Festival come Domenico Modugno (alla sua decima edizione), Milva, Bobby Solo, Gigliola Cinquetti e Pino Donaggio. Ci sono anche i vincitori del ’71 (Nicola Di Bari e Nada), i Ricchi e Poveri, i Delirium di Ivano Fossati, Roberto Carlos e cinque giovani debuttanti: Marcella Bella con «Montagne verdi», Carla Bissi (la futura Alice), Delia, Marisa Sacchetto e Angelica.Lucio Dalla presenta «Piazza Grande» scritta con Rosalino Cellamare.
Per la prima volta nel team dei conduttori c’è un attore comico. È Paolo Villaggio la cui irriverenza fa a pugni con il rigore di Mike Bongiorno e dell’attrice Sylva Koscina. Alla vigilia della finale i pronostici si concentrano su Nicola Di Bari e Nada, i più votati nelle prime due sere. Se la gioca anche Morandi, sicuro di salire sul podio. Vince Di Bari con «I giorni dell’arcobaleno» davanti a Peppino Gagliardi («Come le viole») e Nada («Il re di denari»). «L’Eddy Mercks della canzone italiana» scrive Sorrisi « ha accolto la vittoria quasi con disappunto: “Preferisco arrivare secondo o magari terzo perché ne ho visti troppi stancare con le loro vittorie a gogò”».
Il verdetto delle giurie non trova riscontro nei negozi di dischi dove invece spopolano i Delirium di Ivano Fossati con «Jesahel» e «Montagne verdi» di Marcella.
• Festival di Sanremo 1973: Vincono le vecchie volpi: trionfa Peppino Di Capri con «Un grande amore e niente più» davanti a Peppino Gagliardi («Come una ragazzina») e Milva («Da troppo tempo»).
Nel 1973 inizia il periodo più buio nella storia del Festival. L’edizione numero 23, la prima organizzata da Vittorio Salvetti e la sesta condotta da Mike Bongiorno, va in scena senza il sostegno della Rai, che decide di mandare in onda solo la serata finale. A nulla servono le proteste del sindaco di Sanremo, Piero Parise. «Questo Sanremo ha un solo nemico, la Rai-Tv» scrive Sorrisi. «Pur di non farlo vedere avrebbe mandato in onda anche “Ultimo tango a Parigi».
Un altro nemico è Adriano Celentano: due giorni prima del Festival il molleggiato dà forfait per colpa di una gastrite. Nel telegramma inviato all’assessore Napoleone Cavaliere, Celentano scrive che la scintilla dell’infiammazione è scoccata «nel momento in cui la commissione selezionatrice ha bocciato notori personaggi della canzone italiana senza tener alcun conto del loro prestigioso apporto finora dato alla canzone italiana». Tra i bocciati difesi da Celentano ci sono Ivano Fossati, Lucio Dalla e Antonello Venditti mentre in gara figurano almeno dieci sconosciuti (tra gli altri, Alessandro, Lionello e i Pop Tops) destinati a restare tali anche dopo il Festival.
Ma ci sono anche superstar in erba come Drupi («Vado via»), Christian De Sica («Mondo mio»), J.E.T. (i futuri Matia Bazar) e Roberto Vecchioni. Quest’ultimo, 29enne figlio di napoletani e professore di lettere in un liceo lombardo, presenta «L’uomo che si gioca il cielo a dadi», ritratto intimista dedicato a suo padre. Nel 2011, prima di vincere a 67 anni il 61° Festival, Vecchioni ricorderà quel debutto con queste parole: «Avevo paura di non arrivare in finale. Ce la feci per un soffio». Al termine della prima serata, infatti, un voto solo separa «L’uomo che si gioca il cielo a dadi» dalla prima delle canzoni eliminate. Passa il turno anche «Serena» di Gilda Giuliani, 19enne molisana dalla vocalità simile a quella di Edith Piaf. Alla fine, però, vincono le vecchie volpi: trionfa Peppino Di Capri con «Un grande amore e niente più» davanti a Peppino Gagliardi («Come una ragazzina») e Milva («Da troppo tempo»). Nei negozi di dischi andranno a ruba solo il brano di Gilda Giuliani e la canzone vincitrice. Pochi mesi dopo, «Vado via» di Drupi diventerà un successo in tutta Europa.
• Festival di Sanremo 1974: Iva Zanicchi vince il suo terzo Festival, votata in massa per «Ciao, cara come stai?», relegando al secondo posto il favorito Domenico Modugno, per l’undicesima e ultima volta in gara al Festival.
Tradizione e rinnovamento sono gli ingredienti intorno ai quali viene organizzato il 24° Festival. Come nel 1973 l’elenco dei debuttanti è molto lungo, ma per la prima volta nella storia della rassegna i giovani seguono ll’inizio un percorso diverso rispetto a quello degli artisti più affermati. I cantanti vengono infatti divisi in due gruppi: 14 passano di diritto alla finale, gli altri 14 devono affrontare le giurie che ne possono promuovere solo quattro.
Nel primo gruppo ci sono tre ex vincitori del Festival: Domenico Modugno, favorito della vigilia con «Questa è la mia vita», Nicola Di Bari e Iva Zanicchi. Tra gli altri big ci sono Orietta Berti, Little Tony, Milva, Al Bano e Mino Reitano. Nel secondo gruppo c’è Riccardo Fogli, l’ex cantante dei Pooh al suo debutto da solista con il brano «Complici». Con lui il 24enne leccese Franco Simone, vincitore del Festival di Castrocaro nel 1972. «Fiume grande», il brano che presenta al Festival, è destinato a un grande successo internazionale. C’è anche Donatella Rettore, 19enne di Castelfranco Veneto che dichiara di essere più brava di Mina. Per tutti e tre l’appuntamento con il successo è rimandato visto che le giurie bocciano in blocco le loro canzoni.
Tra i respinti c’è pure l’Orchestra di Raoul Casadei ma l’organizzazione decide di riammetterla in gara sfidando il no della Rai. Peccato però che il re del liscio sia già ripartito per un concerto rendendosi di fatto irreperibile. Nel 1974 debutta al Festival Claudio Baglioni ma solo come autore di «A modo mio», interpretata da Gianni Nazzaro. È la prima volta anche di Cristiano Malgioglio, autore del testo di «Ciao cara, come stai?», la canzone con la quale Iva Zanicchi vince il suo terzo Festival. Un’affermazione clamorosa e inaspettata resa possibile dalla giuria di Benevento che vota in massa per «Ciao, cara come stai?» relegando al secondo posto il favorito Domenico Modugno, per l’undicesima e ultima volta in gara al Festival. Mister Volare tornerà fuori concorso nel ’76 e nel ’77.
Si chiude così un’edizione che, secondo Sorrisi, è stata segnata da gravissime lacune, «organizzata frettolosamente e quindi male». La situazione precipiterà 12 mesi dopo.
• Festival di Sanremo 1975: Nell’ultima volata si impone la folkeggiante canzone di Gilda, «Ragazza del Sud», davanti a « Ipocrisia» di Angela Luce e a «Va’ speranza va’» di Rosanna Fratello.
Nell’edizione del venticinquennale il Festival ripristina alcuni meccanismi del passato rivoluzionando il regolamento. In gara vengono iscritte prima le canzoni, come negli Anni 50, e poi si scelgono gli interpreti. Viene ripristinata anche la figura del direttore d’orchestra unico mentre la gara torna ad essere a eliminazione per tutti, a differenza dell’anno precedente quando ai più famosi fu garantito l’accesso alla finale. Il principale effetto di queste novità è un calo d’interesse per il Festival da parte delle case discografiche. E così, dopo aver scelto le 30 canzoni in gara, il direttore artistico Bruno Pallesi, nominato dal comune di Sanremo, incontra grandi difficoltà per trovare gli artisti a cui farle cantare.
Il 27 febbraio 1975 va in scena dunque un Festival di perfetti sconosciuti, fatta eccezione per Rosanna Fratello e Angela Luce. Presentati da Mike Bongiorno e dalla valletta Sabina Ciuffini, si esibiscono al Salone delle Feste cantanti senza passato e senza futuro: La Quinta Faccia, Leila Selli, Le Nuove Erbe, Daniela, Eugenio Alberti e tanti altri. Oltre a Rosanna Fratello c’è un’altra ex, Valentina Greco, reduce dall’edizione precedente. E poi c’è la cantautrice piemontese Gilda, vero nome Rosangela Scalabrino, che debutta al Festival due anni dopo essere stata esclusa dalla commissione selezionatrice.
Nelle prime due serate, trasmesse solo in radio, le giurie fanno strage delle canzoni migliori: «Adesso basti tu» di Gabriella Sanna, «Piccola bambina cara» di Kriss and Saratoga, «Quattro stagioni» dei La Quinta Faccia e «La paura di morire» di Anna gloria, scritta da Pino Calvi e Giorgio Calabrese. Molti danno la colpa al fatto che la giuria in sala è composta in gran parte da napoletani. La polemica trova spazio sulle pagine di Sorrisi: «Non è nemmeno il caso di gridare allo scandalo: come si può pretendere che la sala sia piena di pubblico autentico quando, in partenza, lo spettacolo non è degno di un modesto Festival di Sanremo, per non dire di quello del venticinquennale?».
La finale prevede un’altra eliminazione per ridurre, nel corso della serata, le 12 finaliste a 6. Nell’ultima volata (a telecamere spente perché la Rai interrompe la diretta prima del verdetto finale) si impone la folkeggiante canzone di Gilda, «Ragazza del Sud», davanti a «Ipocrisia» di Angela Luce e a «Va’ speranza va’» di Rosanna Fratello. Né queste ne altre riusciranno a imporsi in Hit Parade. Un’edizione, insomma, da dimenticare.
• Festival di Sanremo 1976: Peppino Di Capri con « Non lo faccio più» a sorpresa vince il 26° Festival.
Dopo aver toccato il fondo, il Festival prova a rialzare la testa. E lo fa, sotto la direzione artistica di Vittorio Salvetti (patron del Festivalbar), introducendo una nuova formula: la gara a squadre. I 30 cantanti sono divisi in cinque gruppi da sei. Ogni squadra ha due capi che accedono direttamente alla finale. Degli altri quattro cantanti passa il turno il più votato. Inoltre, vanno in finale i tre migliori secondi. La conduzione è affidata a Giancarlo Guardabassi, la voce di «Dischi Caldi», programma radiofonico che ogni domenica presenta i 45
giri più venduti dall’undice sima alla ventesima posizione.
Per la prima volta nella storia del Festival il conduttore non sale sul palcoscenico ma rimane sempre seduto a un tavolo sotto il palco, in una postazione simile a uno studio radiofonico. Nell’elenco dei partecipanti non mancano i grandi nomi: Sergio Endrigo, i Ricchi e Poveri, Drupi, Peppino Di Capri, Wess e Dori Ghezzi, i Camaleonti, Orietta Berti. Tra i debuttanti, oltre all’americana Romina Power, moglie di Al Bano, si fanno notare due complessi: gli Albatros, guidati dal 32enne Toto Cutugno, autore che aveva esordito al Festival del 1970 firmando «Ahi che male mi fai» di Paolo Mengoli, e i Daniel Sentacruz Ensemble (quelli di «Soleado», tormen-
tone del 1974), in gara con la ballabile «Linda bella linda».
Per la prima volta nella storia del Festival, oltre la metà dei testi delle canzoni in gara contiene espliciti riferimenti erotici: dal «golfino trasparente» di Julio Iglesias, ospite della finale.
«Due anelli», cantata da Paolo Frescura, alla seducente suocera che fa perdere la testa a Sandro Giacobbe («Gli occhi di tua madre»), fino allo spogliarello descritto da Peppino Di Capri in «Non lo faccio più», canzone che a sorpresa vince il 26° Festival. Il verdetto arriva alla fine di una serata ricca di ospiti tra cui Domenico Modugno. Mister Volare canta un medley dei suoi grandi successi e la nuova «Il maestro di violino». Ci sono anche Rita Pavone e Macario, protagonisti della commedia teatrale «Due sul pianerottolo». Fatta eccezione per i brani di Sandro Giacobbe e dei Daniel Sentacruz Ensemble, Sanremo 1976 non lascia il segno nelle classifiche musicali. Il peggio sembra essere passato ma il Festival non è ancora in grado di spiccare in volo.
• Festival di Sanremo 1977: Trionfano gli Homo Sapiens con «Bella da morire» davanti ad altri due complessi, i Collage («Tu mi rubi l’anima») e i Santo California («Monica»).
Quello che il 3 marzo va in scena al Teatro Ariston (causa lavori in corso al casinò) è un «Sanremo-baby». Il patron Vittorio Salvetti ha deciso infatti di ammettere in gara solo i giovani protagonisti delle classifiche musicali, sei solisti e sei complessi ancora sconosciuti al grande pubblico televisivo ma che hanno già piazzato in hit parade un paio di singoli. L’assenza dei grandi nomi accentua il disinteresse della carta stampata, compensato però dall’arrivo a Sanremo degli inviati delle neonate radio e tv locali.
Dopo la gara a squadre del ’76, Salvetti si inventa l’eliminazione diretta. I 12 artisti in gara (il numero più basso nella storia del Festival) accedono di diritto alla finale. Nelle prime due serate, presentate da Maria Giovanna Elmi, ogni artista porta in scena un minishow di un quarto d’ora nel quale, oltre a presentare la propria canzone, può cantare altri brani da solo o in compagnia di un «padrino». Nella prima serata, Loretta e Daniela Goggi sostengono Il Giardino dei Semplici, Donatella Rettore porta in scena l’attore Duilio del Prete, l’imitatore Franco Rosi accompagna La Strana Società, l’attrice Marina Fabbri fa da madrina a Santino Rocchetti, Paco Andora e i Pennsylvania cantano con i Santo California. Nella seconda serata, prevalgono le coreografie come quella dei Matia Bazar, che salgono sul palco con alcune ragazze-sandwich i cui cartelli compongono il nome della band.
La serata finale, la prima trasmessa a colori, si svolge a eliminazione diretta, una formula innovativa e spettacolare che però non sarà mai più applicata. Due alla volta, i cantanti in gara si sottopongono al giudizio inappellabile di una giuria composta da 25 spettatori dell’Ariston. Si fa notare Donatella Rettore che, mentre canta «Oh! Carmela!», lancia caramelle sul pubblico. I sei sopravvissuti al primo turno si esibiscono di nuovo in una semifinale che determina i primi tre. Si va dunque allo scontro decisivo che determina il vincitore del Festival.
Trionfano gli Homo Sapiens con «Bella da morire» davanti ad altri due complessi, i Collage («Tu mi rubi l’anima») e i Santo California («Monica»). Come nel 1975, la Rai interrompe il collegamento prima della sfida finale. Gli italiani vengono a sapere dal telegiornale il nome del vincitore. È l’ennesimo atto, il più insensato, di quella che Sorrisi definisce la « guerra imbecille tra la Rai-TV e il Festival di Sanremo».
• Festival di Sanremo 1978: È il Sanremo di Rino Gaetano, terzo classificato con «Gianna», e dei Matia Bazar, vincitori con « … E dirsi ciao».
Nei primi mesi del 1978 il Festival viene dichiarato morto da buona parte della stampa. Nonostante il discreto successo dei 45 giri lanciati dall’edizione precedente, il declino degli ultimi anni è giudicato irreversibile, proprio come quello di «Canzonissima» e del Cantagiro, gare canore scomparse da tempo. La Rai rinuncia addirittura alla diretta radiofonica delle prime due sere, limitandosi a trasmettere la finale del sabato. Vittorio Salvetti, però, non si dà per vinto e, forte dei positivi risultati ottenuti nel ’77, organizza con entusiasmo il suo terzo Festival.
Anche quest’anno le 15 canzoni selezionate accedono in blocco alla finale. I cantanti sono divisi in tre ategorie: Solisti, Complessi e Cantautori. All’ultimo momento vengono esclusi i Krisma perché si scopre che il loro brano non è inedito. Il meccanismo della gara prevede un vincitore per ciascuna categoria, e un vincitore assoluto, il più votato dei tre.
A prima vista, il cast dei cantanti non è dei più promettenti. Oltre al complesso del momento, i Matia Bazar (primi in Hit Parade da 11 settimane con «Solo tu»), i più noti sono l’ironico Rino Gaetano e Dora Baudo. C’è anche l’attrice-giornalista Stefania Casini sini, incaricata di intervistare i vip in platea.
La prima serata vede protagonista la sedicenne Anna Oxa, pugliese di origine albanese (il suo vero cognome è Hoxha), che si presenta in abiti maschili con un look punk studiato da Ivan Cattaneo. Di lei, però, colpiscono soprattutto la voce e la grinta nell’interpretare «Un’emozione da poco», scritta da Ivano Fossati e Guido Guglielminetti. È lei la grande rivelazione di Sanremo ’78. Arriverà seconda (prima tra i solisti) dando il via a una carriera ricca di successi, anche televisivi, durante la quale vincerà due Festival.
È anche il Sanremo di Rino Gaetano, terzo classificato con «Gianna», e dei Matia Bazar, vincitori con «… E dirsi ciao». Un podio di alto livello che premia gli sforzi di Vittorio Salvetti, dimostrando anche ai più scettici che Sanremo è ancora in grado di lanciare mode e talenti.
• Festival di Sanremo 1979: Vince Vergnaghi, in gara con la struggente « Amare», un 23enne cantautore piemontese.
Tutto quello che di buono aveva saputo costruire Vittorio Salvetti dal ’76 al ’78 viene vanificato da Gianni Ravera nel ’79. Richiamato dopo 8 anni dal Comune di Sanremo, l’ex cantante cancella tutte le novità ntrodotte dal patron del Festivalbar e ripristina le eliminatorie. È tradizionale anche il conduttore, Mike Bongiorno, affiancato nel suo decimo Festival dall’attrice Anna Maria Rizzoli. Su Sorrisi, Mike spiega così questo improvviso ritorno al passato: «Stiamo tornando, me ne sono accorto negli ultimi sei mesi, a quei valori e a quegli affetti che avevamo dimenticato. Anche i ragazzi della contestazione stanno gradatamente cambiando: vogliono ballare e divertirsi con John Travolta, i giovani sono stanchi di tirare sassi. Stiamo forse ritrovando l’unione e l’equilibrio. Ci vorrà un po’ di tempo ma gli Anni 80 saranno diversi dagli Anni 70».
La Rai torna a coprire l’intero evento: le prime due serate solo in radio, la terza anche in tv. Le canzoni in gara sono 22 ma solo 12 accedono alla finale. Abbondano anche quest’anno gli sconosciuti: Lorella Pescerelli, Grimm, Roberta, Gianni Mocchetti, Michele Vicino, Massimo Abbate. In un cast privo di superstar e aperto ai comici (Enrico Beruschi è in gara con «Sarà un fiore»), i più talentosi sono Franco Fanigliulo e Mino Vergnaghi. Il primo, originale e istrionico, presenta «A me mi piace vivere alla grande», brano che prima di arrivare all’Ariston viene censurato: le «foglie di cocaina» citate nel testo originale diventano «bagni di candeggina». Si parla ingiustamente anche di vilipendio alla religione per quattro versi su Gesù.
Vergnaghi, invece, in gara con la struggente «Amare», è un 23enne cantautore piemontese, sponsorizzato alla RiFi, la casa discografica del marito di Iva Zanicchi. Vince lui (indossando una salopette definita da Mike «tuta da giardiniere») alla fine di una serata ricca di ospiti stranieri tra cui Kate Bush e Tina Turner.
Il bilancio complessivo è comunque negativo. Nessuna delle canzoni in gara sfonderà in Hit Parade, a differenza di «Mi scappa la pipì papà», cantata fuori gara da Pippo Franco, che arriverà al primo posto in classifica. Gli Anni 70, il peggior decennio nella storia del Festival, si chiudono in tono minore. Ma le cose, per fortuna, sono sul punto di cambiare.
• Festival di Sanremo 1980: Vince Toto Cutugno con «Solo noi», brano semplice ma intenso, davanti a Enzo Malepasso (secondo con «Ti voglio bene») e Pupo, terzo con «Su di noi».
Gli Anni 80 del Festival di Sanremo iniziano con l’edizione del rilancio e della riabilitazione dopo un decennio oscuro, chiuso ingloriosamente nel ’79 dalla vittoria della meteoraMino Vernaghi.
La Rai e l’organizzatore Gianni Ravera affidano la conduzione al 27enne Claudio Cecchetto, voce di Radio 105 e presentatore di «Disco ring», programma musicale della domenica pomeriggio. Al suo fianco l’attrice Olimpia Carlisi e l’imprevedibile Roberto Benigni, noto per le sue improbabili recensioni cinematografiche in «L’al-
tra domenica», il varietà domenicale di Renzo Arbore. Dallo stesso programma arriva anche lo scenografo Gianfranco Ramacci, che disegna un palco stile discoteca.
Tra i 30 cantanti in gara, 10 dei quali sono ammessi di diritto alla finale, ci sono grandi nomi in cerca di rilancio, proprio come il Festival. Gianni Morandi porta «Mariù», scritta per lui dagli amici Dalla e De Gregori; Bobby Solo propone l’orecchiabile «Gelosia», mentre Peppino di Capri insegue la terza vittoria con «Tu cioè…». Cercano la conferma, invece, Pupo e Toto Cutugno. Il primo ha già al suo attivo diverse hit («Ti scriverò», «Forse»), il secondo (ex leader degli Albatros) ha composto «Soli», successo di Adriano Celentano dell’estate precedente.
Tra gli sconosciuti, l’attenzione della stampa si concentra sui milanesi Decibel, gruppo punk che accede alla finale con il brano «Contessa». La Rai trasmette integralmente solo la terza e ultima serata, mentre le prime due vanno in onda in sintesi dopo le 23. Vince Toto Cutugno con «Solo noi», brano semplice ma intenso, Morandi sfiora il podio, piazzandosi quarto dietro Enzo Malepasso (secondo con «Ti voglio bene») e Pupo, terzo con «Su di noi», ancora oggi uno dei suoi brani più famosi.
Le polemiche intorno al monologo di Benigni, che affettuosamente prende di mira Papa Wojtyla e bacia con passione Olimpia Carlisi, arrivano come ciliegina sulla torta di un’edizione che ha portato a termine la sua missione: per la prima volta dopo tanti anni gli italiani si sono appassionati al Festival. Quella che oggi viene definita «kermesse festivaliera», fatta di intere pagine sui quotidiani e di innumerevoli collegamenti radio-tv, nasce proprio nel febbraio del 1980.
• Festival di Sanremo 1981: Trionfa la difficile «Per Elisa» scritta da Battiato. Loretta Goggi dimostra di essere una vera cantante.
I consensi raccolti dalla trentesima edizione convincono la Rai a ripristinare, nel 1981, la messa in onda di tutte le serate del Festival. Le prime due, tuttavia, sono trasmesse in leggera differita. È l’occasione per il definitivo rilancio e Gianni Ravera, organizzatore della rassegna per il terzo anno consecutivo, la coglie al meglio perfezionando la formula dell’edizione precedente. Alla conduzione viene riconfermato Claudio Cecchetto, che nel frattempo ha presentato «Scacco Matto», il varietà di Raiuno abbinato alla Lotteria Italia. Con lui c’è Nilla Pizzi, al suo ritorno sul palco di Sanremo dopo 20 anni di assenza. Il ruolo di valletta, invece, è affidato a Eleonora Vallone, figlia dell’attore Raf Vallone, leggenda del cinema italiano.
I 28 artisti in gara sono divisi in due gruppi. Del primo (Gruppo A) fanno parte gli artisti che si de- vono guadagnare l’accesso alla finale. Ci sono, tra gli altri, i vincitori del Concorso «Voci Nuove» di Castrocaro (Luca Barbarossa e Stefano Tosi), un artista selezionato nel corso di «Domenica in» (Paolo Barabani), i quasi esordienti Fiorella Mannoia e Michele Zarrillo insieme con big come Orietta Berti ed Enzo Malepasso (arrivato secondo nell’80), che umilmente accettano il rischio dell’eliminazione. Gli artisti del Gruppo B, invece, accedono direttamente alla finale. L’elenco comprende la stella della tv Loretta Goggi, i Ricchi e Poveri, Marcella Bella e suo fratello Gianni. Tra gli stranieri in gara c’è anche il misterioso Sterling Saint Jacques, un fotomodello americano di colore, noto soprattutto per i suoi occhi azzurri. Si tratta in realtà di un «effetto speciale» ottenuto con un paio di lenti a contatto colorate.
Grazie alla collaborazione di quasi tutte le grandi case discografiche, Ravera raduna un ricco cast di ospiti internazionali come i Dire Straits di Mark Knopfler, che ricevono da Sorrisi un Telegatto speciale per le vendite dell’album «Making Movies». Ci sono anche il re della dance confidenziale Barry White, l’elegante Robert Palmer, gli irriverenti Bad Manners (passa alla storia del Festival il gesto del cantante Buster Bloodvessel, che si abbassa le mutande davanti al pubblico dell’Ari ston), il pianista Stephen Schlacks e la francesina Lio con «Amoreux solitaires», filastrocca in musica destinata a diventare un tormentone. La stessa sorte che toccherà a « Gioca Jouer», originale brano dance proposto da Claudio Cecchetto in apertura della finale con l’aiuto di alcuni ballerini. Tra loro c’è anche il croato Sandy Marton, che nel 1984 conquisterà le classifiche musicali con il tormentone « People from Ibiza».
Fin dalla prima serata le canzoni che lasciano il segno sono «Maledetta primavera» di Loretta Goggi, «Ancora» di Eduardo De Crescenzo (giovane napoletano sostenuto dal clan Arbore) e «Sarà perché ti amo» dei Ricchi e Poveri, rimasti in tre dopo l’allontanamento di Marina Occhiena per contrasti con la «brunetta» Angela. Marina, però, non intende rinunciare alla passerella festivaliera e fa scoppiare il caso più memorabile di questa edizione. Venerdì 6 febbraio, infatti, la Occhiena ottiene dal pretore di Sanremo l’emissione di un provvedimento d’urgenza che la reintegra nella formazione con effetto immediato. Il primo effetto della decisione del giudice si manifesta alle prove del sabato: i Ricchi e Poveri provano la loro «Sarà perché ti amo» in quattro. Tuttavia, poche ore prima dell’inizio della serata finale, Angelo, Angela e Franco raggiungono un accordo economico con Marina, che accetta così di rinunciare a rientrare nel gruppo. Da quel momento, i Ricchi e Poveri saranno sempre e definitivamente in tre. Non è l’unica polemica del 31° Festival. Alla vigilia della finale scoppia anche il caso Massimo Troisi. L’attore napoletano è l’ospite comico dell’ultima serata, ma la Rai, memore delle polemiche provocate l’anno prima dagli interventi di Benigni, pretende di conoscere in anticipo i testi dei tre monologhi scritti da Troisi per la sua performance. Lui allora decide allora di anticipare ai funzionari Rai soltanto i temi (poli- tica, religione e terremoto) dei suoi interventi, provocando così l’irrigidimento della Rai. A Troisi viene dunque ordinato di ridurre a uno i tre interventi e di aggiungerne un altro su un argomento diverso da quelli da lui proposti. L’attore rifiuta e rinuncia ad an- dare in onda. Le risate sono comunque assicurate dalla presenza in sala di Alberto Sordi, membro di una Supergiuria di qualità di cui fanno parte anche Ugo Tognazzi, Giancarlo Giannini, Eleonora Giorgi e il regista Sergio Leone. L’attore romano viene intervi- stato da Claudio Cecchetto e canta in playback l’ironica «E va’… e va’…».
Alla vigilia del Festival sono in pochi a scommettere sulla vittoria di Alice (alias Carla Bissi), al suo secondo festival. La prima partecipazione della cantante veneta risale al 1972 quando ancora si faceva chiamare con il suo vero nome. Alice è una delle favorite della vigilia in quanto reduce dal successo del singolo «Il vento caldo dell’estate». Ma la sua «Per Elisa», al primo ascolto, sembra una canzone troppo difficile per essere apprezzata dalle giurie del Festival. Scritta con Franco Battiato e Giusto Pio, presenta un testo che si presta a molte interpretazioni. Tra le più accreditate c’è anche quella secondo cui l’Elisa della canzone rappresenterebbe la dipendenza dalla droga. Eppure la canzone piace al punto da meritarsi la vittoria. Il trionfo di Alice («cantante giovane che piace ai giovani» scrive Sorrisi), insieme alla scoperta di Eduardo De Crescenzo e Luca Barbarossa, al rilancio dei Ricchi e Poveri e all’alto livello degli ospiti internazionali, re stituisce definitivamente al Festival la credibilità e la popolarità perse all’inizio degli Anni 70.
• Festival di Sanremo 1982: Vince Riccardo Fogli davanti ad Al Bano e Romina. Drupi è terzo.
Forte del successo ottenuto nel 1981, l’organizzatore Gianni Ravera costruisce il Festival dell’82 secondo lo stesso impianto dell’edizione precedente: artisti divisi in due gruppi, grandi ospiti stranieri e la conduzione di Claudio Cecchetto, affiancato questa volta da Patrizia Rossetti (futuro volto di Rete 4), scelta attraverso una selezione a «Domenica in». Riccardo Fogli e Claudio Villa sono i due protagonisti annunciati. L’ex cantante dei Pooh ha vissuto l’anno prima un’estate ricca di soddisfazioni grazie al successo del singolo «Malinconia». È lui il superfavo- rito con la trascinante e orecchia- bile «Storie di tutti i giorni», e non a caso Sorrisi lo mette in co- pertina (con lo strillo «Riccardo Fogli cerca al Festival una con- ferma») prima che inizi la kermesse. A Sanremo arriva con la moglie Viola Valentino, in gara nel gruppo B (quello che accede direttamente alla finale) con il brano «Arriva arriva». Claudio Villa, invece, pur di partecipare al suo 13° Fe- stival accetta il rischio dell’eliminazione e gareggia nel gruppo A con «Facciamo l’amore».
La prima serata si apre con l’intervento del medium televisivo Giucas Casella, sicuro di conoscere il nome del vincitore, che consegna la busta con il suo prono- stico al giornalista Mario Luzzato Fegiz del Corriere della Sera. Pochi minuti dopo debutta un irriconoscibile (se confrontato con il suo look di oggi) Zucchero Fornaciari, che si guadagna la finale con « Una notte che vola via». «Sugar» è anche l’autore di «Lisa», la canzone di un altro debuttante della serata, il toscano Stefano Sani. Molto applaudito anche il ritorno di Mia Martini con « E non finisce mica il cielo», scritta per lei dal suo compagno Ivano Fossati. Alla fine della serata, tra i bocciati dalle giurie c’è Claudio Villa. Ma il «reuccio» non ci sta e accusa Gianni Ravera di poca trasparenza: «Le giurie non esistono» afferma Villa.
«L’unico giurato è Ravera». Il cantante si rivolge addirittura al pretore di Sanremo per chiedere all’organizzazione di rendere pubblici i verbali delle giurie. Ce n’è abbastanza per sospendere il Festival. Quando se ne rende conto, Villa non se la sente di insistere e sceglie di sottoscrivere un compromesso con Ravera: uno degli eliminati, attraverso un sorteggio, sarà ripescato e ammesso alla finale. Il «fortunato» è Michele Zarrillo, in gara con «Una rosa blu» (in una nuova versione, il brano avrà il meritato successo solo alla fine degli Anni 90), ma lui, d’accordo con la sua casa discografica (la Cbs), deciderà di non presentarsi sul palco per solidarietà con Ravera.
La seconda serata passa alla storia per il debutto all’Ariston di Vasco Rossi. L’ex dj di Zocca è ancora sconosciuto al grande pubblico nonostante il discreto successo dei suoi primi album. La sua «Vado al massimo» supera il vaglio delle giurie e accede alla finale, così come il frate brindisino Giuseppe Cionfoli («Solo grazie»), la rediviva Anna Oxa («Io no»), i lanciatissimi Al Bano e Romina («Felicità»), un convincente Drupi («Soli») e la tedesca Lene Lovich.
La serata finale si svolge senza colpi di scena. I pronostici della vigilia, compreso quello di Giucas Casella, si rivelano azzeccati. Vince Riccardo Fogli davanti ad Al Bano e Romina. Drupi è terzo con «Soli» mentre Mia Martini vince il primo Premio della Critica, che dal 1996, dopo la scomparsa della cantante, prenderà il suo nome. Il parco ospiti è di alto livello: Diego Abatantuono in versione «terrunciello» si esibisce con una gamba ingessata in un medley di successi recenti (da «Balla balla ballerino» di Lucio Dalla a «Cervo a primavera» di Riccardo Cocciante»), Claudia Mori canta fuori gara «Non succederà più», destinata a diventare il singolo più venduto di questo Festival. Inoltre, star internazionali come i Van Halen, i Village People, Daryl Hall & John Oates. Un successo che lascia comunque l’amaro in bocca a causa del polverone provocato da Claudio Villa. «Io non ero venuto al Festival per fare questo casino» dice ai giornalisti. «Ero venuto per cantare, per fare il mio mestiere».
• Festival di Sanremo 1983: Vince Tiziana Rivale, davanti a Donatella Milani e Dori Ghezzi.
Nel 1983 Sanremo apre le porte a ben 36 arti- sti, il numero più alto nei 32 anni di storia del Festival. Del resto, dopo i successi delle due edizioni precedenti e i milioni di copie venduti dalle ultime canzoni lanciate all’Ariston (« Sarà perché ti amo», «Per Elisa», «Maledetta primavera», «Storie di tutti i giorni»), la lista di chi vuole partecipare è lun- ghissima. Gianni Ravera, scottato dalle polemiche scatenate l’anno prima dall’elimi- nazione di Claudio Villa, chiede la collaborazione dei Comuni per formare le giurie. Ne vengono co- stituite 60, ciascuna composta da 20 elementi coordinati dal Se- gretario comunale. Ancora una volta, i cantanti in gara sono divisi in due gruppi: 18 Big italiani e stranieri (gruppo A) e 18 Nuove Proposte italiane (gruppo B). Per regolamento accedono alla finale tutti i Big e solo 8 Nuove Proposte. Il team di conduttori è assolutamente inedito: l’attore Andrea Giordana, celebre per essere stato il protagonista dello sceneggiato «Il conte di Montecristo», debutta come presentatore affiancato da Anna Pettinelli, Emanuela Falcetti e Isabel Russinova, conduttrici di «Discoring».
L’unica polemica della vigilia riguarda l’introduzione del playback, chiesta dalle case discografiche. Il Comune di Sanremo si oppone ma alla fine si raggiunge l’ennesimo compromesso: ogni cantante sarà libero di scegliere se cantare dal vivo (sulla base) o in playback. In seguito, scoppia la rivolta dei fotografi accreditati al Festival, che decidono addirittura di scioperare. Pro- testano contro la decisione della Rai di impedire loro l’accesso al parterre per esigenze televisive. Ecco perché, di questa edizione, esistono rarissime immagini di scena.
Tra i big ci sono due vincitori di edizioni recenti: Toto Cutugno e i Matia Bazar. Il primo, tre anni dopo l’affermazione di «Solo noi», propone «L’italiano», scritta due anni prima per Adriano Celentano (che l’aveva rifiutata) e destinata a diventare la sua canzone più famosa. La band di Antonella Ruggiero, invece, tenta il bis senza il fondatore Piero Cassano (nel ’78 vinse con «E dirsi ciao») con un brano retrò ma elettronico, «Vacanze romane», che vincerà il Premio della Critica e resterà una pietra miliare nella storia del Festival. L’assortimento dei Big in gara è decisa- mente variegato: si passa da Dori Ghezzi («Marghe- rita non lo sa»), che arriva a Sanremo accompagnata dal compagno Fabrizio De André, a Barbara Boncompagni («Notte e giorno»), conduttrice televisiva («Drim», «Tre x tre») di cui si ignorano i successi di- scografici. E ancora, Vasco Rossi, che torna in gara con la sua canzone-manifesto «Vita spericolata», la meteora spagnola Bertin Osborne («Eterna malat- tia»), uno dei tre stranieri di questa edizione (gli altri sono Amii Stewart e Richard Sanderson), senza di- menticare gli habitué Christian e Pupo. C’è anche Gianni Morandi, ormai pronto per il grande rilancio dopo anni di oblio (i suoi ultimi successi sono due brani per bambini, «Sei forte papà» e «La befana trul- lallà») e la sfortunata partecipazione del 1980. Della sua canzone, «La mia nemica amatissima», è autore insieme con Mogol e Saro Bella. Tra le nuove proposte, l’attenzione della stampa si concentra sull’adole- scente Giorgia Fiorio («Avrò»), figlia del manager di Formula 1 Cesare Fiorio, e su Amedeo Minghi, in gara con «1950», da molti considerata la canzone più bella di questo Fe- stival. Lei arriverà in finale, lui sarà bocciato dalle giurie. Ci riprova anche Zucchero Fornaciari, ancora in versione pop, ma la sua «Nuvola», pur arrivando in fi- nale, passa inosservata. Gli va meglio come autore di «Volevo dirti», l’orecchiabile brano cantato dall’esordiente Donatella Milani, che sfiora la vittoria. Due anni dopo l’affermazione della loro «Per Elisa», Franco Battiato e Giusto Pio affidano alla sconosciuta Sibilla il brano «Oppio», ma questa volta non arrivano neppure in finale.
La classifica finale sorprende quasi tutti: vince Tiziana Rivale, con un pezzo scritto da Roberto Ferri e Maurizio Fabrizio (già autore di «Storie di tutti i giorni», canzone vincente nell’82), da- vanti a Donatella Milani e Dori Ghezzi. La vittoria della 23enne di Latina, lanciata da «Domenica in», coglie impreparata anche la sua casa discografica, che aveva fatto stampare solo 3.000 copie del 45 giri. Il giorno dopo, in diretta da Sanremo, Pippo Baudo comunica il responso del Totip: il più votato è Toto Cutugno davanti a Gianni Morandi e, a sorpresa, Giorgia Fiorio e Giuseppe Cionfoli.
Si chiude così un’altra edizione di successo dell’era Ravera, impreziosita dagli ormai immancabili ospiti stra- nieri (Peter Gabriel con una indimenticabile interpretazione di «Shock The Monkey» ma anche John Denver, Toquinho, Frida degli Abba, KC and the Sunshine Band e i Ph.D.) e dal ritorno all’Ariston di Ro- berto Benigni. Durante la serata finale, il futuro pre- mio Oscar per «La vita è bella», che ha in promozione il film «Tu mi turbi», manda un bacio a Papa Giovanni Paolo II (una sorta di gesto riparatore per le polemiche di tre anni prima), prende di mira il premier Amintore Fanfani e canta «Vieni via con me» di Paolo Conte, in- serita nella colonna sonora del suo film.
• Festival di Sanremo 1984: Trionfo annunciato di « Ci sarà» di Al Bano e Romina Power davanti a Toto Cutugno.
La vittoria nell’83 dell’esordiente Tiziana Rivale spinge la Rai e Gianni Ravera a varare un nuovo meccanismo di gara. Lo scopo è quello di evitare che un artista emergente prevalga di nuovo sui Big. I 36 partecipanti del 34° Festival vengono dunque divisi in due gruppi (Big e Nuove Proposte) che resteranno separati fino alla fine. Sarà considerato vincitore ufficiale il primo classificato tra i Big. Inoltre, affinché la classifica rispecchi il più fedelmente possibile le preferenze del pubblico televisivo, le canzoni dei Big vengono votate esclusivamente attraverso le schedine del Totip. Per le Nuove Proposte, invece, resta in vigore il sistema basato sui voti delle giurie demoscopiche.
La conduzione è affidata a Pippo Baudo, che torna a presentare il Festival 16 anni dopo il suo battesimo sanremese. Accanto a lui si alternano quattro vallette (Tiziana Pini, Edy Angelillo, Elisabetta Gardini, Iris Peynado) e le bambine Isabella Rocchietta (6 anni) e Viola Simioncioni (7). Quest’anno i cantanti non hanno scelta: per regolamento devono tutti cantare in playback. Lo hanno voluto le case discografiche, determinate a presentare i loro prodotti immuni da stonature e imperfezioni, esaltate dalla pochezza dell’impianto audio.
L’elenco dei Big è quasi tutto all’insegna della tradizione: abbondano vincitori del passato più o meno recente (Toto Cutugno, Bobby Solo, Iva Zanicchi) e affezionati del Festival (Christian, Pupo, Anna Oxa, Drupi). Anche i più giovani (Enrico Ruggeri, Fiorella Mannoia, Donatella Milani, Fiordaliso, Mario Castelnuovo) hanno già qualche Festival alle spalle. Si contano sulle dita di una mano le vere novità: Gruppo Italiano, Alberto Camerini, gli Stadio e Garbo. Ma la protagonista più attesa è la ritrovata Caterina Caselli, di nuovo al Festival 14 anni dopo il successo di «La spada nel cuore» (quinta nel ’70). Il suo rientro dopo un periodo turbolento è «orchestrato» da Caterina Caselli, che sceglie per lei l’enigmatica «Per una bambola», molto apprezzata da pubblico e critica.
Tra le Nuove Proposte c’è un quasi esordiente Eros Ramazzotti, scoperto da Ravera nel 1981 al Festival di Castrocaro, vinto quell’anno da Zucchero e Fiordaliso. Il ventenne Eros non ha rivali: alla fine la sua «Terra promessa» otterrà quasi il doppio dei voti della seconda classificata, «Solo con l’anima mia» di Marco Armani, canzone firmata da Ron e Luca Carboni. Le giurie demoscopiche portano in finale anche Fabio Vanni, la cui «Lei balla sola» diventa negli anni successivi un piccolo cult. Tra i bocciati ci sono i Collage, inseriti tra i Giovani nonostante abbiano già partecipato con successo a tre edizioni.
L’adozione delle schedine Totip come unico sistema di voto per i Big e il playback hanno l’effetto di togliere pathos alla gara. Nonostante la positiva accoglienza ricevuta da «Non voglio mica la luna» di Fiordaliso e «Come si cambia» di Fiorella Mannoia, è chiaro a tutti che la vittoria sarà nel segno della tradizione e che quindi se la giocheranno Al Bano e Romina e Toto Cutugno, peraltro appoggiati dall’intraprendente Baby Records di Freddy Naggiar. Si verifica comunque un imprevisto, ma non c’entra niente con la musica. Ne sono protagonisti gli operai dell’Italsider di Genova Cornigliano, impianto che rischia la chiusura. A migliaia arrivano a Sanremo per manifestare davanti al Teatro Ariston. Quando tentano di entrare con la forza, Baudo fa salire sul palco una delegazione di sei rappresentanti. Il loro capo legge un comunicato, ricevendo dalla platea un caloroso applauso, il più lungo della prima serata.
La serata finale, che si conclude con il trionfo annunciato di «Ci sarà» di Al Bano e Romina Power (primi con 2.122.000 voti Totip, il 32.32% del totale, davanti a Toto Cutugno), è ricca di ospiti internazionali. Tra gli altri, i Culture Club di Boy George, i Queen di Freddie Mercury (cantano «Radio Ga Ga»), Bonnie Tyler, Randy Crawford e Paul Young. Spazio anche a Claudio Villa, pure lui in playback, e ai monologhi di Beppe Grillo. Si conclude così il primo Festival dell’era Totip.
• Festival di Sanremo 1985: Ai Ricchi e Poveri basta il 17% dei voti Totip per vincere il 35° Festival. Dietro di loro, Luis Miguel (9.48%) e Gigliola Cinquetti (8.86%).
Il 35° Festival prosegue sulla linea tracciata dall’edizione precedente: i 22 Big accedono alla finale e sono votati con le schedine del Totip, mentre le 16 Nuove Proposte si affrontano nelle eliminatorie per determinare gli otto finalisti. Pippo Baudo, alla sua terza conduzione, è affiancato dalla sconosciuta Patty Brard, stella della tv olandese e moglie di un nipote di Gianni Agnelli, presidente della Fiat. Come sempre, alla vigilia del Festival fanno notizia le esclusioni. Quest’anno la più clamorosa è quella di Mia Martini che aveva presentato « Spaccami il cuore», scritta per lei da Paolo Conte.
Numerosi gli ospiti internazionali: tra gli altri, Duran Duran, Spandau Ballet, Frankie Goes To Hollywood. L’elenco dei cantanti in gara comprende quattro ex vincitori (Matia Bazar, Peppino Di Capri, Riccardo Fogli e Gigliola Cinquetti, a Sanremo dopo 12 anni di assenza) e le rivelazioni dell’84: Fiordaliso ed Eros Ramazzotti, che cerca la conferma dopo il successo di «Terra promessa». Tra gli habitué si fanno notare Zucchero e Anna Oxa. Il primo si presenta con un look completamente nuovo. Al timido cantautore dei primi Anni 80 si è sostituito un bluesman che fa musica con grandi strumentisti americani e canta «Donne», brano che ricorda «Woman» di John Lennon e «No Woman No Cry» di Bob Marley. La Oxa invece fa scandalo indossando un’aderentissima tutina rossa durante la sua prima esecuzione di « A lei», scritta da Roberto Vecchioni. Toto Cutugno non è in gara come cantante ma è sua la trascinante «Noi ragazzi di oggi», interpretata dal 15enne messicano Luis Miguel, il più giovane concorrente nella storia del Festival.
I favoriti della vigilia sono i Ricchi e Poveri con «Se m’innamoro», scritta da Dario Farina e Popi Minellono, la stessa coppia di autori di «Ci sarà», canzone portata alla vittoria nell’84 da Al Bano e Romina Power. Il pronostico è rispettato: al trio ligure basta il 17% dei voti Totip per vincere il 35° Festival mentre la meteora Cinzia Corrado vince con «Niente di più» tra le nuove proposte. Dietro di loro, Luis Miguel (9.48%) e Gigliola Cinquetti (8.86%). Eros Ramazzotti è solo sesto con «Una storia importante» ma è lui il vincitore morale. In breve tempo, il successo del suo 45 giri e dell’album «Cuori agitati» si estende a tutti i mercati europei. È rimandato invece il grande momento di Zucchero: «Donne» si piazza al penultimo posto e non lascia tracce in Hit Parade.
• Festival di Sanremo 1986: Eros Ramazzotti vince davanti a Renzo Arbore, terza Marcella Bella. Tra le Nuove Proposte vince Lena Biolcati.
Dopo due edizioni in playback, gli interpreti in gara a Sanremo tornano a cantare dal vivo su basi musicali registrate. È l’unica novità del 36° Festival, che per il resto somiglia molto ai due precedenti. I 22 Big accedono di diritto alla finale e vengono votati dal pubblico attraverso le schedine del Totip. Le 14 Nuove Proposte vengono invece dimezzate dalle giurie. Per la seconda volta nella storia di Sanremo una donna conduce il Festival: è Loretta Goggi, che cinque anni prima era arrivata seconda con «Maledetta primavera». Al suo fianco, i conduttori di «Discoring»: Anna Pettinelli (al suo secondo Sanremo), Mauro Micheloni e Sergio Mancinelli.
Che sia un’edizione al femminile lo dimostra la presenza nell’elenco dei Big di otto donne: Rettore, Loredana Berté, Anna Oxa, Marcella, Orietta Berti, Rossana Casale, Fiordaliso e Flavia Fortunato. Oltre alla Oxa che presenta «È tutto un attimo» di Umberto Smaila, ci sono altri due ex vincitori: Toto Cutugno con «Azzurra malinconia» e Sergio Endrigo con «Canzone italiana». Tornano anche Eros Ramazzotti, favorito della vigilia con Adesso tu», Zucchero con la battistiana «Canzone triste», ed Enrico Ruggeri (ex leader dei Decibel) con la raffinata «Rien ne va plus». È tutta nel segno della goliardia la presenza di Renzo Arbore, reduce da un’estate trionfale grazie al successo del varietà di seconda serata «Quelli della notte». La sua «Il clarinetto» è una canzone piena di doppi sensi che diverte il pubblico. Ricchissimo il cast degli ospiti internazionali: tra gli altri, Sting, Spandau Ballet, Depeche Mode e i Menudo, gruppo di adolescenti portoricani in cui milita il 14enne Ricky Martin.
La prima serata fa discutere per l’esibizione di Loredana Berté: la cantante, al suo primo Festival, entra in scena con un abito imbottito che simula una gravidanza. Intanto, dietro le quinte, volano parole di fuoco tra Marcella e Rettore. Nel corso della finale, le prime proiezioni del voto Totip danno in vantaggio Renzo Arbore davanti a Ramazzotti. Alla fine ha la meglio il giovane cantante romano per mezzo milione di voti (tra le Nuove Proposte vince Lena Biolcati con «Grande grande amore»). Terza Marcella Bella con «Senza un briciolo di testa», scritta dal fratello Gianni e da Mogol. Due mesi dopo, i primi due classificati e altri 13 artisti volano a Mosca per un tour a cui non prende parte l’organizzatore Gianni Ravera. Gravemente malato, morirà il 15 maggio a soli 66 anni.
• Festival di Sanremo 1987: Vincono Gianni Morandi, Enrico Ruggeri e Umberto Tozzi, uniti dalla passione per il calcio e da una canzone, « Si può dare di più», scritta da Tozzi con Raf e Giancarlo Bigazzi.
Marco Ravera, succeduto al padre Gianni nel- l’organizzazione del Festival, mette in scena nell’87 la prima edizione allargata della rassegna canora: quattro serate, 40 cantanti in gara, decine di ospiti internazionali che si esibiscono al Palarock, una tensostruttura costruita vicino all’Ariston. Presenta un incontenibile Pippo Baudo, reduce da un’aspra polemica con il Presidente della Rai Enrico Manca, preludio al suo primo addio alla Rai. Baudo, al suo quarto Festival, introduce una novità epocale nella liturgia sanremese: una breve chiacchierata con i cantanti prima di ogni esibizione. La tendenza a rendere meno rigido il cerimoniale è ancora più evidente nel talk show che occupa la prima parte della terza serata: al Casinò, sede storica delle prime 26 edizioni, cantanti e giornalisti discutono del Festival mentre le Nuove Proposte aspettano l’inizio della loro gara.
Fin dalla vigilia, i favoriti sono Gianni Morandi, Enrico Ruggeri e Umberto Tozzi, uniti dalla passione per il calcio e da una canzone, «Si può dare di più», scritta da Tozzi con Raf e Giancarlo Bigazzi. A contendere loro la vittoria una ventina di soliti noti: da Toto Cutugno ai Ricchi e Poveri, da Marcella a Luca Barbarossa, da Christian ad Albano e Romina Power. Si segnalano anche due grandi ritorni: Fausto Leali, che si presenta con «Io amo» (scritta da Toto Cutugno), e l’ex vincitrice Nada con la sofisticata «Bolero». Una delle canzoni più belle è «Quello che le donne non dicono», scritta da Enrico Ruggeri per Fiorella Mannoia.
Il Festival, iniziato con il saluto di Pippo Baudo a Claudio Villa, ricoverato in gravi condizioni in un ospedale di Pavia, si chiude in tono minore con l’annuncio della morte del Reuccio, a soli 61 anni. La triste notizia arriva a metà serata. Poco dopo, quando il Trio viene proclamato vincitore, Morandi dice: «Io non riesco a essere contento fino in fondo, perché cinque minuti prima di venire a cantare ci è arrivata la notizia che mi ha sconvolto. Claudio Villa era parte della mia vita, ho diviso 20 anni di lavoro con lui». Tra le Nuove Proposte vince il «veterano» Zarrillo (al suo terzo Festival) con «La notte dei pensieri». Il Trio trionferà anche nei negozi di dischi conquistando il primo posto in Hit Parade.
• Festival di Sanremo 1988: Sanremo premia il ritorno alla canzone di Massimo Ranieri. La rassegna, però, è affetta da gigantismo: quattro lunghissime serate, 42 canzoni, decine di ospiti stranieri tra cui due Beatles.
L’allargamento a quattro serate sperimentato nell’87 viene confermato un anno dopo. Il Festival rischia di diventare un evento più televisivo che musicale, caratterizzato da un’eccessiva verbosità che mette a dura prova la pazienza dei numerosissimi telespettatori. Con 42 canzoni in gara, tre sedi (Ari- ston, Palarock e Casinò), una ventina di ospiti stranieri e il discusso talk show del venerdì, quella dell’88 si annuncia come l’edizione più ricca e più lunga (sulla carta sono previste almeno 17 ore di diretta) nella storia del Festival. La conducono Miguel Bosé e Gabriella Carlucci.
Nell’elenco dei 26 Big spicca il nome di Massimo Ranieri, considerato ormai un ex cantante visto che dalla metà degli Anni 70 non ha mai inciso un disco preferendo dedicarsi a tempo pieno alla recitazione. Per partecipare al suo primo Festival in 19 anni (nel ’69 arrivò decimo con «Quando l’amore diventa poesia») ha interrotto il tour teatrale di «Rinaldo in campo». Del resto, il cantante napoletano sa di aver trovato il pezzo giusto per il suo grande ritorno: «Perdere l’amore», presentata senza successo da Gianni Nazzaro alle selezioni del 1987, è una canzone che colpisce e commuove al primo ascolto. Ranieri la fa sua da vero fuoriclasse e tutti, fin dalle prime prove, lo danno favorito alla vittoria finale. Agli altri 25 Big non resta che lottare per il secondo posto. Tra loro, i soliti noti (Cutugno, Oxa, Fiordaliso, Di Capri e tanti altri), qualche ritorno (Mino Reitano con la patriottica «Italia», Ron, l’ex Rosalino, con «Il mondo avrà una grande anima), e alcune new entry di talento come Raf («Inevitabile follia») e l’attore-regista Francesco Nuti («Sarà per te»). Nelle Nuove Proposte debuttano Biagio Antonacci e Mietta.
Ognuna delle prime due serate dura oltre cinque ore, il tempo di far cantare 26 Big, 8 Nuove Proposte e una decina di ospiti stranieri (tra gli altri, George Harrison, Bon Jovi, Joe Cocker, Terence Trent D’Arby, Toto, Bryan Ferry). Il venerdì, invece, va in scena «Il processo al Festival» condotto da Aldo Biscardi, che fin dalle prime battute si rivela un autogol. A metà del noioso dibattito tra giornalisti e cantanti, Francesco Nuti lascia la sala seguito pochi minuti dopo da Luca Barbarossa.
Il Festival riprende quota sabato sera grazie a Paul McCartney e al collegamento con Calgary (Canada) per seguire in diretta la vittoria di Alberto Tomba nello slalom gigante olimpico. Infine, a notte fonda, il trionfo di un emozionatissimo Ranieri con oltre 7.300.000 voti Totip. Si conclude così un Festival affetto da gigantismo. Mario Maffucci, capostruttura Rai, è il primo ad ammettere che sette ore di diretta per la finale sono troppe.
• Festival di Sanremo 1989: «Ti lascerò» di Anna Oxa e Fausto Leali stravince con quasi sei milioni di voti Totip, il 30% del totale. Toto Cutugno («Le mamme») è secondo per la quarta volta in sei anni. Terzi Al Bano e Romina con «Cara terra mia».
In meno di due mesi, Adriano Aragozzini, il nuovo organizzatore del Festival, mette in piedi un’edizione gigantesca: cinque serate, 48 canzoni, tre sezioni, quattro conduttori e ospiti internazionali del calibro di Ray Charles, Elton John e Depeche Mode. Per il sesto anno consecutivo (l’ultimo), i Big, rinominati Campioni, sono votati dal pubblico con le schedine del Totip. Le giurie demoscopiche invece votano le canzoni delle Nuove Proposte, ribattezzate Nuovi, e quelle degli Emergenti, categoria riservata agli artisti non ancora famosi ma che hanno inciso almeno un album.
Dopo i rifiuti di Enrico Montesano, Renzo Arbore e Renato Pozzetto, la conduzione viene affidata a quattro figli d’arte: Rosita Celentano, Gianmarco Tognazzi, Paola Dominguin (figlia di Lucia Bosé e sorella di Miguel) e Danny Quinn, figlio di Anthony Quinn. Il cast dei cantanti è il più prestigioso degli ultimi 20 anni. Aragozzini ha infatti orchestrato il ritorno in gara di artisti come Gino Paoli, Ornella Vanoni e Mia Martini. Ed è riuscito a portare al Festival per la prima volta Renato Carosone ed Enzo Jannacci. Ma c’è anche Jovanotti, alias Lorenzo Cherubini, idolo dei giovanissimi.
E, accanto agli habitué come Cutugno, Al Bano e Romina, Fogli, Fiordaliso, ci sono tre volti noti della tv: il comico Francesco Salvi, Gigi Sabani e Marisa Laurito. La stessa favorita, Anna Oxa (in gara con Fausto Leali), ha appena terminato una fortunata esperienza televisiva al fianco di Massimo Ranieri in «Fantastico 9». Nelle prime due serate il maggior numero di consensi va all’esibizione di Mia Martini (al suo ritorno dopo quattro anni di silenzio discografico) con «Almeno tu nell’universo», canzone di Bruno Lauzi e Maurizio Fabrizio rimasta nel cassetto degli autori per 17 anni. Tra i giovani si fanno notare i Ladri di Biciclette, che però non vengono apprezzati dalle giurie, mentre Jovanotti, militare di leva ad Albenga, contagia con il suo entusiasmo la platea dell’Ariston. Alla fine il pronostico è rispettato: «Ti lascerò» di Anna Oxa e Fausto Leali stravince con quasi sei milioni di voti Totip, il 30% del totale. Toto Cutugno («Le mamme») è secondo per la quarta volta in sei anni. Terzi Al Bano e Romina con «Cara terra mia». Paola Turci («Bambini») e Mietta («Canzoni») trionfano tra gli Emergenti e i Nuovi. Il primo Festival di Aragozzini viene archiviato alla voce «Edizioni di successo».
• Festival di Sanremo 1990: Vincono i Pooh davanti a Toto Cutugno e alla coppia Minghi-Mietta. Marco Masini, primo tra i giovani.
L’edizione del quarantennale, la seconda firmata da Adriano Aragozzini, si presenta con tutte le carte in regola per riscrivere la storia del Festival. Dopo 19 anni tornano gli artisti stranieri abbinati ai cantanti in gara: le 20 canzoni dei Campioni, ammesse di diritto alla finale, vengono interpretate nelle serate di venerdì e sabato da altrettante star internazionali. Torna anche l’orchestra, assente dal 1979. Il 40° Festival si svolge ad Arma di Taggia, a sette chilometri dal centro di Sanremo, in una gigantesca struttura chiamata Palafiori, fonte di enormi disagi per tutti: artisti, orchestrali, pubblico e giornalisti.
La presenza in concorso dei Pooh, la più popolare band italiana, toglie suspense alla gara. Possono contare sull’affetto del pubblico ma soprattutto su una canzone, «Uomini soli», che va dritto al cuore. Sono loro i vincitori annunciati anche se nel corso della settimana san- remese si mettono in luce due brani che potrebbero ribaltare il pronostico: «Vattene amore» e «Gli amori». La prima, destinata a raggiungere il primo posto in Hit Parade, è una ballata romantica interpretata da Amedeo Minghi con Mietta. Le parole, compresa l’espressione «trottolino amoroso», sono scritte da Pasquale Panella, autore dei testi degli ultimi dischi di Lucio Battisti. «Gli amori» invece è la canzone del riscatto di Toto Cutugno, che per la prima volta raccoglie i consensi unanimi della sala stampa. Le sue chance di vittoria aumentano quando Ray Charles, nella terza serata, incanta il pubblico con una strepitosa versione di «Gli amori» intitolata «Good Love Gone Bad». Al contrario, il ritorno in gara di Caterina Caselli («Bisognerebbe non pensare che a te») e Milva («Sono felice»), due dive degli anni d’oro del Festival, delude le aspettative. Doveva esserci anche Patty Pravo, ma l’ex ragazza del Piper, insoddisfatta della sua canzone «Donna con te», ha dato forfait a prove già iniziate ed è stata sostituita da Anna Oxa.
Al termine di un’interminabile serata finale, durante la quale si esibiscono i 20 big e i 20 stranieri a loro abbinati (e Marco Masini, primo tra i giovani), i conduttori Johnny Dorelli e Gabriella Carlucci annunciano il verdetto delle giurie: vincono i Pooh davanti a Toto Cutugno e alla coppia Minghi-Mietta. Il bilancio è positivo. Tutte le novità introdotte da Aragozzini, a partire dal ritorno dell’orchestra, sono state apprezzate. L’anno prossimo si replica.
• Festival di Sanremo 1991: Trionfa come da pronostico Riccardo Cocciante, davanti a Zero e a Masini.
• Festival di Sanremo 1995: Giorgia, alla quale viene assegnato il Premio della Critica, trionfa. Morandi e la Cola sono secondi, Spagna è terza.
L’era Baudo prosegue nel 1995 con il primo Festi- val interamente gestito dal conduttore sici- liano. Da quest’anno le canzoni non vengono selezionate da una commissione, ma è lo stesso Pippo, nelle sue funzioni di direttore artistico, a mettere in- sieme il cast dei cantanti. Al suo fianco, sul palco dell’Ariston, due sex symbol femminili: Anna Falchi e Claudia Koll. Il regolamento prevede che i finalisti delle Nuove Proposte dell’anno precedente gareggino tra i Campioni. Tuttavia, a differenza degli altri big, devono affrontare un’eliminatoria: solo i quattro più votati dalle giurie demoscopi che accedono alla finale di sabato.
Tra i big scelti da Baudo ci sono molti personaggi televisivi. Uno su tutti, Fiorello, che vive un momento di grande popolarità grazie al successo di «Karaoke», programma musicale di Italia 1. In gara con «Finalmente tu», scritta da Max Pezzali degli 883 (a sua volta in concorso con « Senza averti qui»), è lui il favorito della vigilia. Su di lui e sulla sua fidanzata Anna Falchi si concentra l’attenzione della stampa rosa. Le altre star del piccolo schermo invitate da Baudo nella categoria Campioni sono Lorella Cuccarini («Un altro amore mio») e Sabina Guzzanti. L’attrice canta accompagnata dalla Riserva Indiana, un coro di cui fanno parte Daria Bignardi, Nichi Vendola, Milo Manara, Antonio Ricci e Mario Capanna. Nel cast dei Campioni ci sono cinque ex vincitori: Toto Cutugno, Massimo Ranieri, Gigliola Cinquetti, Peppino Di Capri (in gara come elemento del Trio Melody insieme con Gigi Proietti e Stefano Palatresi) e Gianni Morandi. Quest’ultimo accompagna la 25enne Barbara Cola, sua corista nel tour 1993-94. Il testo della loro « In amore» è firmato da Pasquale Panella con lo pseudonimo Duchesca.
Sulla carta le primedonne del 45° Festival sono Spa- gna («Gente come noi»), Patty Pravo («I giorni dell’ar- monia») e Loredana Berté («Angeli e angeli»), ma è la voce di Giorgia (settima tra le Nuove Proposte nel ’94) a impressionare pubblico e critica. Fin dalla prima se- rata, con l’intensa «Come saprei» (tra gli autori, Eros Ramazzotti), l’interprete romana viene indicata come unica outsider in grado di ribaltare i pronostici che indicano in Morandi e Fiorello i probabili vincitori. Il Festival si apre martedì con una nuova sigla, «Perché Sanremo è Sanremo», scritta da Pippo Caruso e destinata a diventare negli anni a venire l’inno non ufficiale del Festival. La prima serata segna anche il debutto di «Con te partirò» di Andrea Bocelli, canzone che diverrà un successo internazionale al livello di «Quando quando quando» e «Nel blu, dipinto di blu». Quanto agli ospiti, si comincia in bellezza con il ritorno di Ray Charles. La sera successiva, tra le Nuove Proposte si fanno notare i Neri per Caso (gruppo vocale salernitano che canta «a cappella») e Daniele Silvestri, mentre Sanremo è invasa dai fan di Madonna e dei Take That, illustri ospiti della serata. Si prosegue giovedì con una serata movimentata dal gesto di Pino Pagano, un disoccupato che minaccia di buttarsi dalla galleria dell’Ariston. Pippo Baudo lo raggiunge in pochi secondi e lo convince a desistere.
La quarta serata vede il trionfo dei Neri per Caso («Le ragazze») tra le Nuove Proposte davanti a un convincente Gianluca Grignani («Destinazione paradiso»). Intanto, crescono le quotazioni di Giorgia alla quale viene assegnato il Premio della Critica. La serata finale (ospiti Sting e i Duran Duran) si conclude con il suo trionfo. Morandi e la Cola sono secondi, Spagna è terza, mentre Fiorello è solo quinto dietro Bocelli. Le classifiche di vendita premieranno gli 883 e soprattutto Grignani: il suo «Destinazione paradiso» sarà il terzo album più venduto del ’95. A Bocelli, invece, si aprono le classifiche mondiali, compresa quella americana. Tornerà a Sanremo nel 2006 per ricevere il titolo di Grand’Ufficiale conferitogli dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
• Festival di Sanremo 1996: A 27 anni dal debutto, l’ex Rosalino supera di un soffio Elio e le Storie Tese e Giorgia.
Nel 1996 il Festival della Canzone Italiana si svolge secondo la formula dell’anno precedente: i finalisti delle Nuove Proposte 95 si sfidano in un’eliminatoria che laurea quattro nuovi Campioni da aggiungere all’elenco iniziale di 16 big selezionato da Pippo Baudo e che già comprende i Neri per Caso, ammessi di diritto in quanto vincitori tra i giovani nel’95. Ce la fanno Massimo Di Cataldo, Rossella Marcone, Raffaella Cavalli e Gigi Finizio. Baudo, conduttore e direttore artistico (non solo del Festival ma anche delle tre reti Rai), sceglie come partner la bionda argentina Valeria Mazza e la mora romana Sabrina Ferilli.
Il cast dei Campioni è fatto perlopiù di ex vincitori (Fogli, Barbarossa, Baldi, Ruggeri), veterani (Ron, Umberto Bindi) e protagonisti delle recenti edizioni (Ivana Spagna, Paola Turci, Paolo Vallesi). Tra i ritorni, spicca quello di Al Bano, di nuovo solista dopo cinque partecipazioni con Romina Power. Quello che mette piede all’Ariston è un uomo segnato dalla misteriosa scomparsa della figlia Ylenia e dalla fine del suo matrimonio. Il pubblico in sala accoglie la sua prima esecuzione di «È la mia vita» con una standing ovation. Tra i debuttanti, invece, i più attesi dai critici sono i dissacratori per eccellenza, Elio e le Storie Tese, in gara con «La terra dei cachi». La canzone, ironico e orecchiabile ritratto dell’Italia contemporanea, mantiene le promesse e si candida da subito alla vittoria finale.
La settimana di Sanremo 1996 si apre il lunedì con il talk show «Arriva il Festival», in diretta dal Teatro del- l’Opera del Casinò, mentre martedì il Festival inizia ufficialmente con il superospite Bruce Springsteen (ci sono anche Cher e i Blur) e la gara tra le Nuove Proposte del ’95. La seconda serata (ospiti Tina Turner e gli East 17) si conclude con Elio al primo posto da- vanti a Ivana Spagna. Nella terza, invece, si impon- gono Giorgia e Ron (Carmen Consoli si fa notare tra i giovani con «Amore di plastica»), mentre Celine Dion incanta con la sua voce il pubblico dell’Ariston. La quarta serata, nella quale i superospiti sono i Take That senza Robbie Williams, si conclude con la vitto- ria di Syria («Non ci sto») tra le Nuove Proposte.
La finale vive di momenti memorabili: l’esibizione di Elio e le Storie Tese, che si presentano calvi e dipinti d’argento come i Rockets, le performance degli ospiti internazionali (Bon Jovi, Michael Bolton, Alanis Morrissette), la standing ovation per Al Bano, il testa a testa tra Ron ed Elio. Alla fine vince di un soffio l’ex Rosalino («Vorrei incontrarti tra cent’anni»), 26 anni dopo il 7° posto di «Pa’ diglielo a ma’». «Può sembrare una frase di rito, ma non me l’aspettavo» dichiara. «Quando mi hanno chiamato dietro le quinte pensavo a uno scherzo, sono rimasto letteralmente impietrito. Avevo scritto la prima strofa due anni fa, ma non riuscivo ad andare avanti. Comunque il senso della canzone è tutto in quelle righe». Ron dedica la vittoria a Rosalba Pucci, una ragazza dell’Aquila malata di sclerosi multipla: «Per tre anni mi ha seguito passo dopo passo. Malgrado la sua condizione, è stata lei che mi ha dato, con la sua fede, tanta forza e tanta energia. È scomparsa un mese e mezzo fa, ma sono sicuro che anche in questo momento è qui che mi guarda». Elio e le Storie Tese, invece, commentano così il loro secondo posto: «Tutti ci dicevano che salire sul palco dell’Ariston sarebbe stata un’esperienza drammatica, che ci avrebbero rasato le teste e depilato polsi e caviglie. Fortunatamente si sono limitati ai polsi».
• Festival di Sanremo 1997: Vincitori assoluti i Jalisse (davanti ad Anna Oxa e a Syria) e Paola e Chiara («Amici come prima») tra le Nuove Proposte.
Il secondo divorzio tra Pippo Baudo e la Rai, avvenuto a maggio 1996, apre una nuova era del Festival, caratterizzata da un continuo ricambio nella conduzione e dalla sperimentazione di nuove formule di gara. Si comincia nel ’97 con il ritorno di Mike Bongiorno, 18 anni dopo l’edizione incolore vinta da Mino Vergnaghi. Al suo fianco la prorompente Valeria Marini e, nel ruolo di disturbatore ufficiale, l’irriverente e sarcastico Piero Chiambretti. Il Dopofestival, invece, è condotto da Bruno Vespa, che fatica non poco a far sciogliere i cantanti. La direzione artistica è affidata a una commissione di cui fanno parte Pino Donaggio e Giorgio Moroder assieme all’autrice di testi Carla Vistarini.
La gara si svolge secondo le modalità in vigore negli ultimi due anni: nella prima serata i finalisti delle Nuove Proposte 96 tornano all’Ariston per conquistare un posto tra i Campioni, dopodiché parte la gara. Ce la fanno i Jalisse, Silvia Salemi, gli O.R.O. e Marina Rei, mentre Carmen Consoli, che porta «Confusa e felice», viene bocciata dalle giurie. Contro i neopromossi si schierano inutilmente 16 Campioni bene assortiti. Ci sono sei ex vincitori (Anna Oxa, Fausto Leali, Toto Cutugno, Al Bano, Tosca e Massimo Ranieri), due ex Nuove Proposte (Syria e Nek), due dive della canzone italiana (Patty Pravo e Loredana Berté) e l’intramontabile Al Bano.
Nelle prime due serate si fanno notare tre canzoni: «E dimmi che non vuoi morire», scritta per Patty Pravo da Vasco Rossi con Gaetano Curreri degli Stadio, l’orecchiabile «Laura non c’è» di Nek, e «Fiumi di parole» dei Jalisse, ovvero la coppia Alessandra Drusian – Fabio Ricci, che incantano il pubblico con un pezzo melodico dalle sonorità orientaleggianti e new age. A sorpresa, la prima classifica provvisoria li vede al primo posto, dove resteranno fino alla fine. Nel frattempo, la qualità dello spettacolo si mantiene su ottimi livelli, soprattutto grazie alle incursioni di Chiambretti in versione angelo: ogni sera, Pierino la Peste entra in scena appeso a una fune con indosso un paio d’ali. E il suo augurio ai cantanti («Comunque vada, sarà un successo!») diventa subito un tormentone. Tra le Nuove Proposte ci sono due grandi talenti: Alex Baroni («Cambiare»), ex corista dell’Orchestra del Festival, e il cantautore Niccolò Fabi («Capelli»), esponente della cosiddetta «nuova scuola romana». I verdetti della serata finale premiano come vincitori assoluti i Jalisse (davanti ad Anna Oxa e a Syria) e Paola e Chiara («Amici come prima») tra le Nuove Proposte. La vittoria di «Fiumi di parole» non troverà riscontro nei negozi, dove invece farà il pieno di vendite Nek con «Laura non c’è».
• Festival di Sanremo 1998: L’ironia del grande Raimondo compensa il basso livello delle canzoni. Trionfa Annalisa Minetti, personaggio televi- sivo uscito da Miss Italia.
La principale novità del 48° Festival è la possibilità data ai primi tre classificati nelle Nuove Propo- ste di gareggiare alla pari con i Campioni. Fin dal- l’inizio, dunque, la categoria dei giovani attira su di sé un’attenzione maggiore che in passato. In particolare, Annalisa Minetti sembra avere una marcia in più: 22enne di Rho (Milano), ha da poco perso la vista e si è gia fatta conoscere dal grande pubblico partecipando a Miss Italia 96. Partecipa con «Senza te o con te», gradevole brano pop che conquista al primo ascolto.
Per la conduzione, la scelta della Rai cade per il secondo anno consecutivo su un personaggio Mediaset: dopo Mike Bongiorno è il turno di Raimondo Vianello, affiancato dalla bionda Eva Herzigova, top model ceca, e dalla mora Veronica Pivetti, attrice e doppiatrice. La prima serata vede la partecipazione di Madonna, che canta in anteprima mondiale «Frozen», il singolo che anticipa l’uscita dell’album «Ray of Light». Alla fine della seconda serata (ospiti Robbie Robertson, le All Saints e Michael Bolton), Annalisa Minetti guida la classifica dei Giovani davanti a Luca Sepe. Intanto, è calma piatta tra i Campioni. Le loro canzoni non riescono a fare breccia nel pubblico, e solo «Amore lontanissimo» di Antonella Ruggiero e «Dormi e sogna» della Piccola Orchestra Avion Travel ottengono punteggi alti nelle pagelle dei critici musicali. Nella terza serata (ospiti i Backstreet Boys) crescono i consensi per la giovane Lisa, in gara con «Sempre», brano scritto dagli autori (Maurizio Fabrizio e Guido Morra) che vinsero nell’82 con «Storie di tutti i giorni». La quarta serata (ospiti Raimondo Vianello con Eva Herzigova (a sinistra) e Veronica Pivetti. A lato, da sinistra, Lisa, Annalisa Minetti e Antonella Ruggiero.
Ricky Martin, Celine Dion, gli ex Led Zeppelin Robert Plant e Jimmy Page) si conclude senza sorprese: Annalisa Minetti vince la gara delle Nuove Proposte e, con Lisa e Luca Sepe, accede alla finale dei Campioni. L’ultima serata rischia di fare a meno di Antonella Ruggiero, colpita da faringite. Come già accaduto in passato ad altri cantanti, l’ex voce dei Matia Bazar ha la facoltà di cantare fuori gara in playback. Lei invece si presenta sul palco imbottita di cortisone e, seppure a fatica, porta a termine la sua esibizione. È lei il Campione più votato, ma il maggior numero di presenze in assoluto va ad Annalisa Minetti. Tuttavia, come quella dei Jalisse, la sua vittoria non trova riscontro nelle classifiche di vendita, dove in realtà nessuna canzone del Festival riesce a emergere. Sotto questo punto di vista, dunque, il bilancio è in rosso per il secondo anno consecutivo.
• Festival di Sanremo 1999: Anna Oxa vince con «Senza pietà» il suo secondo Festival, dieci anni dopo « Ti lascerò», davanti alla Ruggiero («Non ti dimentico») e a Mariella Nava («Così è la vita»).
La vittoria, nel ’97 e nel ’98, di due meteore (Jalisse e Annalisa Minetti) convince la Rai a tornare nel ’99 alla separazione netta tra Campioni e Nuove Proposte. Inoltre, per evitare che le canzoni di qualità continuino a essere penalizzate a favore di brani più facili e popolari, viene introdotto un sistema di voto misto: nella finale, le preferenze delle giurie demoscopiche conte- ranno quanto quelle della cosid- detta Giuria di qualità, presieduta da Ennio Morricone. Ne fanno parte, tra gli altri, Umberto Bindi, Toquinho, Carlo Verdone, José Carreras e Fernanda Pivano.
La conduzione del 49° Festival è affidata a Fabio Fazio, apprezzato conduttore televisivo che con «Quelli che il calcio…» e «Anima mia» ha portato in tv un nuovo stile: nostalgico, ironico, elegante e mai sopra le righe. Accanto a lui, la top model francese Laetitia Casta, il premio Nobel per la medicina Renato Dulbecco e l’attore Teo Teocoli (con Fazio già a «Quelli che il calcio…»), che porta al- l’Ariston le sue parodie di personaggi famosi. L’inten- zione di Fazio è quella di mettere in scena un racconto in cinque capitoli, ogni sera con uno spettacolo diffe- rente, basato su due elementi: gioco e divertimento. Con lui sul palco si avvicendano decine di personaggi, più o meno famosi, incaricati di presentare i cantanti: tra gli altri, gli astronauti americani Buzz Aldrin e Neil Armstrong, l’arbitro Pierluigi Collina, gli attori Leslie Nielsen e Roger Moore, l’étoile Carla Fracci. Si prestano al gioco anche alcuni ospiti musicali come Cher e Ricky Martin. La confezione dello spettacolo è di ottima qualità: all’Ariston si esibiscono i REM, Mariah Carey, Alanis Morrissette, Lenny Kravitz, Gianni Morandi, Ivano Fossati e Riccardo Cocciante.
Ma l’ospite più memorabile è Mikhail Gorbaciov, ex presidente dell’Unione Sovietica: nei dieci minuti di conversazione con Fazio, il padre della perestroika elogia il Papa e critica i partiti: «Il mondo ha di fronte scelte nuove,occorre più partecipazione della gente nella gestione e nella soluzione dei problemi». Prima di salutare il pubblico, anche lui si guadagna il diploma di presentatore introducendo l’esibizione di Antonella Ruggiero. Quest’ultima, favorita della vigilia, si vede negare la vittoria in finale dalla Giuria di qualità, ipnotizzata dal look dorato di Anna Oxa. La cantante pugliese vince con «Senza pietà» il suo secondo Festival, dieci anni dopo «Ti lascerò», davanti alla Ruggiero («Non ti dimentico») e a Mariella Nava («Così è la vita»). Tra i Giovani vince Alex Britti con «Oggi sono io», canzone destinata a essere premiata nei negozi, dove invece non brillano le tre Campionesse dell’Ariston.
• Festival di Sanremo 2000: Vince la Piccola Orchestra Avion Travel con «Sentimento», che era solo undicesima nella classifica delle giurie demoscopiche.
Soddisfatto dei risultati ottenuti nel 1999, il direttore di Raiuno Agostino Saccà convince Fabio Fazio a fare il bis. Con lui sul palco dell’Ariston ci sono Luciano Pavarotti (l’artista italiano più famoso al mondo), l’attrice e modella spagnola Inés Sastre e Teo Teocoli. Per il Dopofestival, ribattezzato «Sanremo notte», viene scelta Alessia Marcuzzi, affiancata dai Fichi d’India.
Il regolamento ricalca quello dell’anno precedente e prevede una Giuria di qualità (presieduta da Mike Bongiorno) i cui voti pesano quanto quelli delle giurie demoscopiche. Ne fanno parte, tra gli altri, Dario Argento, Carlo Alberto Rossi e Goran Bregovic. Le canzoni in gara sono state scelte da una commissione artistica senza alcuna interferenza da parte di Fazio. Scorrendo l’elenco è sempre più evidente l’operazione di svecchiamento iniziata nel 1999. La vecchia guardia ha pochi rappresentanti (Matia Bazar, Minghi, Morandi, Masini, Tozzi, Alice), mentre guadagnano spazio le nuove leve della canzone italiana: Irene Grandi, Max Gazzé, Samuele Bersani, Subsonica, Avion Travel. L’unico debuttante è il napoletano Gigi D’Alessio, fenomeno della canzone neomelodica che ha già venduto centinaia di miglia di copie al Sud, ma che è ancora poco noto nel resto del Paese.
La prima serata vede la partecipazione di Jovanotti come superospite italiano. Al grido di «Cancella il debito!», il sempre più impegnato Lorenzo invita il governo Berlusconi ad aderire alla campagna in favore della cancellazione del debito dei Paesi poveri. La classifica provvisoria è guidata da Geraradina Tro- vato («Gechi e vampiri») davanti a Irene Grandi («La tua ragazza sempre», scritta da Vasco Rossi) e ai Matia Bazar («Brivido caldo»). Nella seconda serata (ospiti gli Oasis, Tina Turner e gli Aqua) il pubblico applaude calorosamente la Piccola Orchestra Avion Travel e Mietta, mentre nella terza (ospiti Robbie Williams e Antonello Venditti) crescono i consensi per Gigi D’Alessio e Gianni Morandi. Venerdì sera il 50° Festival pro- clama il vincitore dei Giovani: è Jenny B («Semplice sai») che con- quista anche il Premio della critica. La serata finale, illuminata dalla presenza di Bono e The Edge degli U2, si conclude con un verdetto a sorpresa: grazie ai voti della Giuria di qualità, vince la Piccola Orchestra Avion Travel con «Sentimento», che era solo undicesima nella classifica delle giurie demoscopiche. I giurati non nascondono di aver realiz- zato un disegno preciso: favorire «Sentimento» dando il voto minimo alle canzoni più popolari.
• Festival di Sanremo 2001: Elisa vince il Festival davanti a Giorgia (la più votata dalla giuria popolare) e ai Matia Bazar.
La clamorosa vittoria degli Avion Travel nel 2000, determinata dalla Giuria di qualità in aperto contrasto con le scelte della giuria popolare, porta a un cambiamento nel regolamento del Festival. Il vincitore della 51a edizione sarà l’espressione del voto ponderato di tre giurie: demoscopica, di qualità, dei consumatori. Quest’ultima è composta da un campione di 300 consumatori abituali di musica, che nell’ultimo anno devono aver comprato almeno quattro dischi o assistito a due concerti. La conduzione del Festival è affidata per la prima volta a Raffaella Carrà, icona della televisione italiana, affiancata dalla modella australiana Megan Gale e dall’attore toscano Massimo Ceccherini. Enrico Papi, invece, conduce il Dopofestival. Canzoni e artisti in gara vengono selezionati da una commissione artistica (tra i membri, Pino Donaggio e il produttore Michele Centonze), mentre Gino Paoli presiede la Giuria di qualità di cui fanno parte Iva Zanicchi, Margherita Buy e altri sette personaggi della cultura e dello spettacolo.
La prima serata riscuote il consenso della critica, ma solo per la qualità delle canzoni. Lo spettacolo televisivo, diretto da Sergio Japino, viene invece massacrato. Intanto cresce l’attesa per l’esibizione di Eminem, rapper bianco di Detroit la cui presenza, prevista per la seconda serata, è contestata da più parti per via del contenuto violento di quasi tutti i suoi testi. La Carrà minimizza introducendolo come se fosse uno dei casi di «Carramba, che sorpresa!»: «È un ragazzo che ha bisogno di affetto» dice. L’altro ospite internazionale della seconda serata è l’attore Russell Crowe nelle vesti di leader e cantante della band Thirty Odd Food of Grunts. La terza serata, vivacizzata dall’intervento comico di Fiorello, si conclude con Elisa e la sua Luce (Tramonti a nord est) in testa nella classifica della Giuria di qualità, e con Giorgia («Di sole e d’azzurro») al primo posto in quella dei consumatori.
I primi vincitori del 51° Festival, nella sezione Giovani, vengono proclamati alla fine della quarta serata: sono i Gazosa («Stai con me forever»), rock band di adolescenti scoperta da Caterina Caselli. La finale vede protagonista l’attore spagnolo Antonio Banderas, chiamato all’ultimo momento per risollevare gli ascolti, ed Elisa, che vince il Festival davanti a Giorgia (la più votata dalla giuria popolare) e ai Matia Bazar. Nonostante le modifiche al regolamento, dunque, la giuria di qualità si è ancora una volta rivelata determinante per la scelta della canzone vincitrice. Nei negozi, invece, trionfa Gigi D’Alessio con l’album «Il cammino dell’età».
• Festival di Sanremo 2002: Seconda vittoria in 24 anni dei Matia Bazar. Sul podio anche Alexia (2°) e Gino Paoli con «Un altro amore» (3°).
Annunciato alla fine di luglio del 2001, il ri- torno di Pippo Baudo a Sanremo segna un ri- torno alla normalità dopo cinque edizioni improntate al rinnovamento. Mister Festival, richia- mato dopo la deludente edizione condotta da Raffaella Carrà, torna a essere anche il direttore artistico della rassegna. Con lui rimettono piede all’Ariston le due val- lette (la mora Manuela Arcuri e la bionda Vittoria Bel- vedere) e l’immancabile maestro Pippo Caruso. Inoltre, viene ripristinata la sigla «Perché Sanremo è Sanremo» e tornano le eliminatorie, ma solo per i Giovani. Il ritorno al passato è ben visibile anche nell’elenco dei Campioni, dove abbondano i soliti noti (Zarrillo, Fior- daliso, Leali, Pravo, Berté) che lasciano poco spazio alla nuova leva, rappresentata soltanto da Alexia e da Da- niele Silvestri. Per la prima volta partecipa tra i Campioni un prodotto uscito da un talent Mediaset: sono le Lollipop, la girlband che si è formata nel reality di Italia 1 «Popstars». Da segnalare anche il derby tra Francesco Renga («Tracce di te») e il suo ex gruppo, i Timoria.
Baudo mantiene in vita la Giuria di qualità (ribattezzata Giuria di esperti), che però può votare solo i Giovani: ne fanno parte Claudio Cecchetto, il regista Enrico Vanzina e tre giovani conduttori televisivi: Chiara Tortorella, Victoria Cabello e Daniele Bossari. La prima serata (ospiti Fiorello, Kylie Minogue e Alanis Morissette) si conclude con i Matia Bazar («Messaggio d’amore») in testa alla classifica provvisoria davanti ad Alexia («Dimmi come…») e ad Enrico Ruggeri («Primavera a Sarajevo»). Il Dopofestival torna al suo formato classico con Simona Ventura af- fiancata dal giornalista del Tg1 Francesco Giorgino e dal comico Gene Gnocchi. Nella seconda serata (ospiti Anna Marchesini e Anastacia) parte la gara dei Gio- vani con i primi 8 cantanti, tra i quali Giacomo Celentano, figlio di Adriano e di Claudia Mori. Le giu- rie lo bocciano mentre la sera suc- cessiva (ospiti Teo Teocoli, Michael Bolton e Shakira) promuovono un altro figlio d’arte, Marco Morandi, figlio di Gianni e di Laura Efrikian. La quarta serata (ospiti le Destiny’s Child e Alicia Keys) vede il trionfo tra i Giovani della 15enne Anna Tatangelo («Doppiamente fragile») che prevale su Valentina Giovagnini («Il passo silenzioso della neve»), la più votata dalla Giuria di esperti.
La serata finale (ospiti Britney Spears e i Cranberries) si conclude con la seconda vittoria in 24 anni dei Matia Bazar. In realtà, della formazione che vinse nel 1978 sono rimasti solo Piero Cassano e Giancarlo Golzi. Sul podio anche Alexia (2°) e Gino Paoli con «Un altro amore» (3°). Nelle classifiche di vendità prevarrà la cantante ligure, ma l’unico brano destinato a diventare un tormentone è «Salirò» di Daniele Silvestri, solo 14° all’Ariston.
• Festival di Sanremo 2003: Vince Alexia, al secondo posto si piazza Alex Britti, davanti a Cammariere.
Nel 2003 Pippo Baudo tenta di ripetere il successo dell’anno precedente applicando la stessa formula: 20 Campioni con un’età media superiore ai 40 anni, 16 Giovani (scelti in tv nel talent di Raidue «Destinazione Sanremo), due vallette (Claudia Gerini e Serena Autieri), il Dopofestival. La Giuria di qualità cambia nome per la seconda volta e diventa la Giuria specializzata: quest’anno si rinnova ogni sera e vota anche i Campioni. La prima serata prevede che ognuno dei 20 big abbia a disposizione un minishow di 8 minuti in cui, oltre a cantare il brano in gara, possa interagire con Baudo e le vallette ripercorrendo la propria carriera. L’effetto di questa novità è una dilatazione dei tempi oltre a un calo nella tensione della gara. I primi ospiti internazionali sono Peter Gabriel e Shania Twain, mentre Luciana Littizzetto si diverte a prendere in giro Baudo, scandalizzando i benpensanti: «È passata un’ora e abbiamo già le palle dilaniate. Non possiamo fare un indultino e uscire un quarto d’ora prima?». Luciana chiude il suo intervento baciando in bocca il presentatore. La prima classifica vede in testa Alex Britti con «7000 caffè». La seconda e la terza serata non riservano grandi sorprese. Tra gli ospiti, si distinguono la futura «premiere dame» Carla Bruni e la diva di Hollywood Sharon Stone, intervistata a lungo da Pippo Baudo. La classifica vede in testa Alexia («Per dire di no») da- vanti ad Alex Britti e alla coppia Enrico Ruggeri-Andrea Mirò («Nessuno tocchi Caino»). La quarta serata produce il primo vincitore del 53° Festival, quello della sezione Giovani: è la cantautrice leccese Dolce- nera (al secolo Emanuela Trane) con «Siamo tutti là fuori». Il Premio della Critica, invece, va a Patrizia La- quidara («Lividi e fiori»).
La serata finale si apre con l’ingresso sul palco di Mike Bongiorno, arrivato a Sanremo per complimentarsi con Pippo Baudo, che ha eguagliato il suo record di conduzioni del Festival. I voti della Giuria specializzata, che danno una media del 7 a Sergio Cammariere («Tutto quello che un uomo») e la sufficienza ad altre cinque canzoni (tutte le altre ottengono una media inferiore al 5) non impediscono ad Alexia di vincere il Festival. Al secondo posto si piazza Alex Britti, davanti a Cammariere. Per la prima volta il podio è occupato interamente da canzoni di chiara ispirazione americana, dal soul ritmato di Alexia al blues di Britti fino al malinconico jazz di Cammariere. I dischi di Sanremo 2003, tuttavia, non riusciranno a sbancare le classifiche. Davanti ai dati d’ascolto, che evidenziano un deciso calo rispetto all’edizione precedente, Baudo fa autocritica e si prepara a dire un altro arrivederci a Sanremo. Tornerà nel 2007.
• Festival di Sanremo 2004: La vittoria va a Marco Masini e alla sua « L’uomo volante», ma il vero mattatore dell’ultima serata è stato Adriano Celentano.
Nel 2004 a Sanremo torna il vento dell’innovazione. A causa del boicottaggio delle grandi case discografiche (unica eccezione la Universal), in disaccordo con la Rai per i mancati rimborsi promessi nel 2003, il direttore artistico Tony Renis mette insieme un cast di cantanti sconosciuti al grande pubblico. Si rischia un flop simile a quello del 1975, quando vinse Gilda, ma Renis (primo ex vincitore a organizzare il Festival) non si da per vinto e fa del suo meglio per confezionare un’edizione all’altezza di quelle degli ultimi anni. La principale novità è l’abolizione della sezione Giovani: i 22 artisti in gara si sfidano alla pari, senza eliminazioni. A determinare la classifica è solo il pubblico da casa con il cosiddetto «televoto».
L’elenco dei cantanti, deciso da una commissione artistica presieduta dallo stesso Renis, comprende 15 debuttanti assoluti al Festival, tra i quali il 58enne Adriano Pappalardo, reduce da una fortunata esperienza nel reality «L’Isola dei Famosi». Sono solo due, invece, i partecipanti che possono vantare un discreto successo radiofonico: l’italo-svizzero Paolo Meneguzzi e il favorito Neffa, artista hip hop convertito al jazz. I più noti al grande pubblico sono Mietta (in coppia con Morris Albert, il cantante di «Feelings») e Marco Masini, che torna a cantare tre anni dopo un polemico addio alle scene. «Io sono qui per vendicare una fine amara» dichiara. «La fine di Mia Martini, colpita dalla stessa ingiustizia, accusata come me di portare iella».
La conduzione del Festival, come nel biennio 1999-2000, è affidata al team di «Quelli che il calcio», popolare programma della domenica pomeriggio lanciato da Fabio Fazio nel 1993: Simona Ventura, Maurizio Crozza, Gene Gnocchi con l’aggiunta di Paola Cortellesi. Il loro debutto sanremese, la sera del 2 marzo, è prevedibilmente all’insegna dell’ironia, mentre sorprende la qualità delle canzoni, superiore alle attese. Grazie anche a tre ospiti di rilievo (Black Eyed Peas, Cirque du Soleil, Gino Paoli), lo spettacolo accontenta pubblico e critica.
Gli ascolti della seconda serata si mantengono su ottimi livelli, ma precipitano il giovedì: per la prima volta, un pro- gramma Mediaset (il reality di Canale 5 «Grande Fra- tello») supera il Festival. Va meglio venerdì, con una serata in cui ognuno degli artisti in gara rende omaggio alla storia di Sanremo cantando un successo delle precedenti edizioni. Ma il meglio arriva sabato: Adriano Celentano sale sul palco del Festival per la prima volta in 33 anni. Da sempre amico di Tony Renis, il molleggiato scambia qualche battuta con lui, difen- dendone l’operato («Ehi, hai fatto un bel Festival!»), e poi canta « Rip It Up», un classico del rock and roll. La serata termina con la vittoria di Marco Masini e della sua «L’uomo volante».
• Festival di Sanremo 2005: Vince Francesco Renga con «Angelo» davanti a Cutugno e Minetti, Antonella Ruggiero, Nicky Nicolai e Stefano Di Battista, Jazz Quartet e Laura Bono, prima tra i Gio vani.
La 55a edizione viene concepita nell’estate del 2004. La Rai, delusa dai risultati d’ascolto del 54° Festival, affida la conduzione a Paolo Bonolis e la direzione artistica a Pippo Baudo, che però si dimette dopo due mesi. Al suo posto viene chiamato il veronese Gianmarco Mazzi. Lui e Bonolis, d’accordo con la Rai, cambiano completamente l’ìmpianto della gara: i 32 partecipanti vengono divisi in categorie: 5 Uomini, 5 Donne, 5 Gruppi, 5 Classic e 12 Giovani. Il vincitore assoluto sarà scelto con il televoto tra i primi classificati di ogni sezione. noltre, per aumentare la tensione, Mazzi e Bonolis ripristinano le eliminazioni: di ogni categoria arrivano in finale solo i tre più votati. Il cast dei cantanti comprende sei ex vincitori (Masini, Cutugno, Tozzi, Di Capri, Matia Bazar, Alexia), il re delle classifiche Gigi D’Alessio, i radiofonici Renga, Meneguzzi, Le Vibrazioni, e l’81enne Nicola Arigliano, oltre ad habitué come Antonella Ruggiero e Anna Tatangelo. Tra i giovani ci sono due band, Negramaro e Modà, con un brillante futuro davanti: entrambe, però, saranno bocciate dalle giurie demoscopiche.
Accanto a sé Bonolis ha voluto Antonella Clerici e la sconosciuta Federica Felini. È ben assortito anche il cast degli ospiti: il discusso pugile Mike Tyson, il crooner canadese Michael Bublè, la superstar hollywoodiana Will Smith e Vasco Rossi, atteso per la finale. La prima serata inizia con l’Inno di Mameli, eseguito dal chitarrista Paolo Carta, cui segue l’appello di Bonolis per la liberazione della giornalista Giuliana Sgrena, da un mese prigioniera di un gruppo armato iracheno. Poi, a metà serata, arriva la notizia della morte di Alberto Castagna, uno dei volti più popolari della tv italiana. Fuori gara lo sconosciuto Povia, testimonial della campagna di solidarietà per il Darfur, canta «I bambini fanno oh». I dati d’ascolto sono eccezionali e resteranno su altissimi livelli per tutta la settimana. La serata dei duetti e delle collaborazioni, quella del venerdì, si rivela una piacevole novità grazie al contributo di artisti come Elio, che suona il flauto con Le Vibrazioni, e Rita Pavone, che accompagna Toto Cutugno e Annalisa Minetti.
La vigilia dell’ultimo atto del 55° Festival è turbata dalla notizia della morte di Nicola Calipari, agente segreto ucciso a Bagdad poche ore dopo la liberazione di Giuliana Sgrena. Di conseguenza, la Rai e Bonolis de- cidono di «asciugare» la serata finale, che si conclude sobriamente poco dopo mezzanotte, in coincidenza con il ritorno in Italia della salma di Calipari. Vince Francesco Renga con «Angelo» davanti a Cutugno e Minetti, Antonella Ruggiero, Nicky Nicolai e Stefano Di Battista Jazz Quartet e Laura Bono, prima tra i Giovani. Ma il vincitore morale è indubbiamente Paolo Bonolis: i record d’ascolto del suo Festival resisteranno per tutto il primo decennio del ventunesimo secolo.
• Festival di Sanremo 2006: Trionfa Povia con «Vorrei avere il becco», davanti ai Nomadi e ad Anna Tatangelo.
L’impianto costruito da Paolo Bonolis e Gianmarco Mazzi nel 2005 viene sostanzialmente mantenuto per l’edizione successiva. I 30 artisti in gara nel 2006 sono divisi in quattro categorie: 6 Uomini, 6 Donne, 6 Gruppi e 12 Giovani. Solo i due più votati di ogni gruppo arrivano alla finale, per un totale di otto canzoni, il numero più basso di sempre. Per la conduzione, la scelta di Raiuno cade sul comico toscano Giorgio Panariello, affiancato da Ilary Blasi e Victoria Cabello.
I big sono invitati direttamente da Panariello e Mazzi mentre i Giovani sono selezionati da una commissione artistica. L’abolizione della categoria Classic rende il cast molto più radiofonico di quello del 2005. Ne è la prova la presenza di artisti come Povia, Gianluca Grignani, Alex Britti, Zero Assoluto, Sugarfree e Dolcenera. Quest’ultima torna all’Ariston da favorita: poche settimane prima ha vinto la seconda edizione del reality «Music Farm». Tra i veterani si fanno notare i Nomadi, al Festival dopo 35 anni di assenza, e Anna Oxa, che si nega alla stampa (neppure Sorrisi riesce a pubblicare il testo della sua canzone, «Processo a me stessa», scritto da Pasquale Panella) e pretende di provare sempre a porte chiuse. Dopo una prima serata deludente (i più criticati, lo stesso Panariello e uno svogliato John Travolta), il Festival riprende quota con le prime eliminazioni (Oxa, Grignani e Mario Venuti) e un’emozionante performance di Riccardo Cocciante, arrivato all’Ariston per ritirare un meritato premio alla carriera.
Gli ascolti, tuttavia, crollano. Lo spettacolo migliora ulteriormente nella terza serata, aperta da Leonardo Pieraccioni (amico fraterno del conduttore) che annuncia il (finto) ritiro di Panariello: «Ha deciso di lasciare perché era stufo di tutte le polemiche che hanno accompagnato quest’edizione. Dicono che hanno dato troppi soldi agli artisti stranieri ed è vero. Quel che non hanno spiegato è che John Travolta non è stato pagato in contanti, ma con le fiche del casinò. Gliene hanno dato un quintale e mezzo». È un successo anche la serata dei duetti e delle rivisitazioni, che fa salire le quotazioni dei Nomadi e della loro «Dove si va» (una poesia sul dramma di chi vive quotidianamente l’orrore della guerra), interpretata con Roberto Vecchioni.
Ma in finale (ospiti Andrea Bocelli, Eros Ramazzotti e Laura Pausini) trionfa Povia con «Vorrei avere il becco», davanti alla band emiliana, ad Anna Tatangelo («Essere una donna») e a Riccardo Maffoni («Sole negli occhi»), primo tra i Giovani. Nei giorni successivi gli Zero Assoluto (Matteo Maffucci e Thomas De Gasperi») conquistano le classifiche sia in radio sia nei negozi con « Svegliarsi una mattina».
• Festival di Sanremo 2007: Vince Simone Cristicchi con «Ti regalerò una rosa» davanti ad Al Bano con «Nel perdono» (scritta da Renato Zero) e a «Schiavo d’amore» di Mazzocchetti.
• Festival di Sanremo 2008: Vincono Giò Di Tonno e Lola Ponce davanti ad Anna Tatangelo («Il mio amico») e a Fabrizio Moro.
Soddisfatto dei risultati di Sanremo 2007, Pippo Baudo ne ripropone la formula l’anno successivo. Annunciato dal conduttore (e direttore artistico) a «Domenica in» il giorno dell’Epifania, il cast del 58° Festival della canzone italiana fa storcere il naso alla stampa, mentre alcuni esclusi rilasciano dichiarazioni polemiche. Come Povia, che accusa Pippo Baudo di scegliere solo cantanti di sinistra. E Manuela Villa, fresca vincitrice dell’«Isola dei Famosi», che dichiara: « I giochi, come sempre, erano già fatti: nun me fate parlà!».
Accanto al recordman dei presen- tatori (questa è la sua tredicesima edizione), ci sono Piero Chiam- bretti (promosso all’Ariston dopo il brillante Dopofestival del 2007), la bionda Andrea Osvart e la mora Bianca Guaccero. Sulla carta la favorita è Anna Tatangelo, in gara con un brano dedicato a un amico gay, mentre desta curiosità la coppia Giò Di Tonno-Lola Ponce. Lui è una nuova proposta del 1994, lei è una cantante argentina, ospite al Festival nel 2006. Insieme hanno calcato per anni i palcoscenici italiani come protagonisti del musical di Riccardo Cocciante «Notre Dame de Paris». E proprio con una canzone da musical, «Colpo di fulmine» (da «Pia de’ Tolomei» di Gianna Nannini), si presentano al Festival. La prima serata si apre con un toccante omaggio di Gianni Morandi a «Nel blu, dipinto di blu» nel 50° an- niversario della sua vittoria a Sanremo, ma gli ospiti (Carlo Verdone, Geppi Cucciari, Lenny Kravitz) e le canzoni non entusiasmano il pubblico. Il mattino dopo, gli indici d’ascolto indicano una pesante bocciatura da parte degli spettatori, mai così pochi nel- l’era Auditel, iniziata nel 1986. L’emorragia di pubblico continua la sera dopo, ma Baudo non accetta la sconfitta e, alla conferenza stampa del mercoledì, commenta stizzito i dati Auditel difendendo con forza la qualità del suo Festival: «Se avessi litigato con Chiambretti l’Auditel sarebbe volato. Ora ci scate- niamo, picchiamoci, così il pubblico lo fottiamo. È il conflitto fra la tv di qualità e l’Italia di merda».
La serata finale, cui non partecipa Loredana Berté (squalificata perché il suo brano non era inedito), vede la partecipazione di Sandra Mondaini e Raimondo Vianello, di Elio e le storie tese (brillanti pro- tagonisti del Dopofestival) e di Carlo Verdone con Claudia Gerini. Vincono Giò Di Tonno e Lola Ponce davanti ad Anna Tatangelo (« Il mio amico») e a Fa- brizio Moro («Eppure mi hai cambiato la vita»). La sera prima, il duo Sonohra («L’amore»), la band dei fratelli Fanello, aveva vinto tra i Giovani.
• Festival di Sanremo 2009: La vittoria è di Marco Carta con «La forza mia» davanti a Povia e a Sal Da Vinci.
Quattro anni dopo il suo primo Festival, Paolo Bonolis accetta di tornare a Sanremo per ri- sollevarlo dai minimi storici toccati nel 2008. Con lui torna anche Gianmarco Mazzi nel ruolo di direttore artistico. Si ricompone così la coppia artefice della trionfale edizione del 2005.
Questa volta, Bonolis vuole con sé sul palco Luca Laurenti, il compagno di tante avventure televisive, da «Ciao Darwin» a «Il senso della vita». L’intenzione dichiarata è quella di «contemporaneizzare il Festival», ma in questo senso il cast dei cantanti si distingue solo per la presenza degli Afterhours e di due talenti (Marco Carta tra i big, Karima tra le Proposte) usciti da «Amici», il reality di Maria De Filippi. Quest’ultima accetta di affiancare Bonolis nella serata finale.
L’artista più discusso è Povia, in gara con «Luca era gay». A una prima lettura, il testo della canzone lascia pensare che l’omosessualità sia una condizione dalla quale si può uscire con la psicanalisi. Povia respinge le accuse di omofobia e di- fende con forza la sua canzone, che tra l’altro può con- tare su una melodia molto orecchiabile.
Fin dal debutto, la cura Bonolis guarisce il Festival. Gli ascolti, mai cosi alti dal 2005, premiano la decisione di ripristinare le eliminatorie (tra i bocciati, Iva Zanicchi, Tricarico e Dolcenera), l’introduzione dei ripescaggi, gli ospiti (Roberto Benigni, Kevin Spacey, Katy Perry, Hugh Hefner e le conigliette di Playboy) e la scelta di valorizzare la gara dei Giovani (vinta dall’adorabile Arisa con «Sincerità») abbinandoli a padrini d’eccezione (tra gli altri, Burt Bacharach, Pino Daniele, Roberto Vecchioni, Ornella Vanoni, Lelio Luttazzi, Massimo Ranieri, Zucchero, Riccardo Cocciante).
La vittoria di Marco Carta con «La forza mia» (da- vanti a Povia e a Sal Da Vinci) è anche la vittoria di Maria De Filippi: «La mia felicità si moltiplica perché ero presente sul palco dell’Ariston proprio nella serata della sua incoronazione» scrive lei su Sorrisi poche ore dopo la fine del Festival. «E mi arrabbio se qualcuno vuole vederci una strana coincidenza, perché non si può rovinare e avvilire il sogno di un ragazzino che si è a sorpresa, e per me meritatamente, avverato». A far discutere è il televoto, che avvantaggerebbe artisti come Carta, sostenuti da una comunità di fan molto numerosa e agguerrita, che vota per il proprio beniamino a prescindere, cioè senza tenere conto della qualità degli altri brani. Dopo il Festival, anche le classifiche premiano Marco Carta, mentre in radio si fanno strada Dolcenera e Malika Ayane.
• Festival di Sanremo 2010: Vince Valerio Scanu, il piu televotato nell’ultima sfida a tre con il contestatissimo trio Pupo-Emanuele Filiberto-Luca Canonici e con Marco Mengoni.
Come nel 2006, la Rai decide di mantenere la struttura disegnata l’anno precedente da Paolo Bonolis con Gianmarco Mazzi: eliminatorie per i big, sfida finale al televoto, pochi cantanti in gara e grandi ospiti. La conduzione è affidata a una donna, per la prima volta in 24 anni. È Antonella Clerici, che all’Ariston era già stata nel 2005, proprio accanto a Bonolis. L’elenco dei cantanti è ancora più contemporaneo di quello del 2009. Ci sono Marco Mengoni, il vincitore di «X Factor» (talent show di Raidue), e Valerio Scanu, finalista di «Amici 8». La sua canzone («Per tutte le volte che…») è firmata da Pierdavide Carone, concorrente di «Amici 9». Da «X Factor» è uscita anche Noemi («Per tutta la vita»), mentre Malika Ayane («Ricomincio da qui») è una rivelazione di Sanremo Giovani 2009.
La vigilia del 60° Festival è movimentata da tre polemiche. La prima riguarda Povia, che due anni dopo il successo di «Luca era gay» propone «La verità», un brano ispi- rato a una vicenda (quella di Eluana Englaro) che pochi mesi prima aveva diviso l’opinione pubblica. La seconda polemica travolge Morgan (ex leader dei Bluvertigo e carismatico giudice di «X Factor»), che viene escluso dalla gara pochi giorni prima dell’inizio del Festival. Lo ha deciso la Rai in seguito a un’intervista in cui il cantante aveva dichiarato di usare la cocaina come antidepressivo. La serata inaugurale (premiata dal pubblico con ascolti record) termina con il primo verdetto della giuria demoscopica: vengono bocciati Toto Cutugno, Nino D’Angelo e il trio composto da Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici. Più sorprendente il risultato della seconda serata (ospite la regina Rania di Giordania): non passano Valerio Scanu e i Sonohra. Nella terza serata, dedicata alla storia del Festival (ospiti Elisa, Massimo Ranieri, Fiorella Mannoia, Francesco Renga, Riccardo Cocciante, Miguel Bosé, Carmen Consoli), vengoni ripescati Scanu (che si è esibito con Alessan- dra Amoroso, vincitrice di «Amici 8») e il Trio.
La penultima serata, animata da due scatenate esibizioni di Jennifer Lopez, laurea il primo vincitore, Tony Maiello (anche lui uscito da «X Factor»), primo classificato nella sezione Nuova Generazione con il brano «Il linguaggio della resa». Eliminati definitivamente Fabrizio Moro ed Enrico Ruggeri. I dieci finalisti si affrontano nella serata finale: vince Valerio Scanu, il più televotato nell’ultima sfida a tre con il contestatissino trio Pupo-Emanuele Filiberto-Luca Canonici e con Marco Mengoni. Gli ultimi minuti della serata sono movimentati dalla protesta del pubblico in sala e, soprattutto, dell’orchestra, contro la presenza di Pupo ed Emanuele Filiberto nella rosa dei tre finalisti. I musicisti arrivano persino a strappare gli spartiti in segno di protesta.
• Festival di Sanremo 2011: Vince Roberto Vecchioni e tra i giovani il timido e talentuoso Raphael Gualazzi.
Dal 15 al 19 febbraio, il palco dell’Ariston è condotto da uno dei più grandi nomi della musica italiana: Gianni Morandi. Non è la sua prima volta nella veste di conduttore, ma la prima in quella di padrone di casa del Festival. Al suo fianco, quattro nuovi volti dello spettacolo italiano: il duo comico Luca&Paolo (Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu) e le due soubrette Elisabetta Canalis e Belèn Rodriguez.
Sono 14 gli Artisti in gara, mentre i Giovani sono 10. Tra i protagonisti di maggior spicco, c’è l’esordio tra i big dei Modà in duetto con Emma (per lei è la prima partecipazione al Festival) con il brano «Arriverà» e le grandi dive della musica Anna Oxa e Patty Pravo. Vincitore annunciato è Roberto Vecchioni, con il brano «Chiamami ancora amore», un brano emozionante che ha colpito fin dal primo ascolto pubblico e critica. Degno di nota anche il ritorno in gara di Max Pezzali dopo 16 anni dal suo esordio sul palco dell’Ariston (è stato solo ospite nel 2005 al fianco di DJ Francesco). Il suo brano si intitola «Il mio secondo tempo».
Il motto dell’edizione 2011 è «Stiamo uniti!», frase pronunciata da Gianni Morandi prima di lanciare la pubblicità. È diventato ed è rimasto negli anni una sorta di tormentone. Questa frase nasce come omaggio all’anniversario dei 150 anni dell’Unità d’Italia, per il quale è stata creata una serata, la terza, dedicata alle canzoni che hanno reso grande l’Italia nel mondo.
Ospite della prima puntata è Antonella Clerici con un monologo per il passaggio di testimone alla conduzione. Al suo fianco è presente anche la figlia, Maelle. Nella terza serata invece, arriva il commovente Roberto Benigni, con un monologo dedicato alla storia e al significato dell’Inno di Mameli. Tra i grandi ospiti musicali del programma, ci sono tra gli altri Avril Lavigne e i Take That. Su questi ultimi, è scoppiato uno scandalo.
Un ritardo della boy-band sull’orario delle prove e un rimprovero da parte di Gianni Morandi per l’accaduto, ha creato una frattura tra il conduttore e l’ex membro della band, Robbie Williams. Dopo aver presentato il singolo «The Flood» nella quarta serata, ad accoglierli c’erano solo Belen Rodríguez e Elisabetta Canalis.
Alla fine, come previsto da ogni pronostico, vince Roberto Vecchioni e tra i giovani il timido e talentuoso Raphael Gualazzi, con il brano «Follia d’amore». Sarà lui a inaugurare il rientro dell’Italia nell’Eurovision Song Contest. Sanremo 2011 è ancora un successo, con risultati di spettatori superiori ai 10 milioni e oltre il 47% di share.
Gianni Morandi viene riconfermato alla conduzione per il 2012 con il merito di aver scelto artisti pronti per il primo grande successo discografico: i Modà con l’album d’esordio «Viva i Romantici» ottengono il disco di diamante (oltre 300 mila copie vendute), Emma il multiplatino con la riedizione dell’album “A me piace così”.
• Festival di Sanremo 2012: A trionfare è Emma con il brano «Non è l’inferno», scritta per lei da Kekko Silvestre.
Torna al timone di Sanremo Gianni Morandi, ma cambia la squadra di co-conduttori. Al suo fianco, un sorprendente Rocco Papaleo (memorabile il suo ballo del pinguino) e Ivana Mrázová, modella e conduttrice ceca, afflitta da una cervicalgia nel corso della prima serata, malanno che l’ha costretta in albergo e sotto controllo medico. Doveva esserci anche Tamara Ecclestone, modella e conduttrice croata, esclusa all’ultimo momento dall’evento perché ritenuta troppo esigente e poco disponibile per la produzione del programma.
Questa del 2012 è un’edizione che ha fatto molto parlare di sè. Innanzitutto per la presenza di Adriano Celentano e per i suoi attacchi ai giornali di matrice cattolica come «L’Avvenire» e «Famiglia Cristiana», poi per il ritorno sul palco di Belen Rodriguez. Ha fatto storia la sua discesa dalle scale con il sensualissimo abito che mostrava un tatuaggio a forma di farfalla ben visibile sull’inguine. Un caso di gossip che ha fatto enorme scalpore e che ha fatto poi infuriare i giornalisti musicali: non si parlava d’altro.
Nel cast selezionato da Gianmarco Mazzi, c’è anche Lucio Dalla in gara con Pierdavide Carone. Il grande cantautore è poi scomparso a meno di due settimane dalla fine della manifestazione. Sono molte le donne in gara e tre donne condivideranno poi il podio. A trionfare è Emma, questa volta da sola, dopo la partecipazione dell’anno prima al fianco dei Modà. Vince con il brano «Non è l’inferno», scritta per lei da Kekko Silvestre. Al secondo posto si classifica Arisa con il brano «La notte» e al terzo Noemi con il brano scritto da Fabrizio Moro, «Sono solo parole».
Tra gli altri concorrenti in gara, è rimasta alla storia la partecipazione di Gigi D’Alessio in duetto con Loredana Bertè e con il brano «Respirare», pezzo del quale abbiamo ascoltato nella serata dei duetti una versione remix realizzata da Mario Fargetta. La canzone, anche se era già disponibile sul Facebook degli artisti nella sola parte strumentale prima del Festival, non ha inficiato la loro partecipazione alla gara.
Tra i giovani vince Alessandro Casillo, ex concorrente di «Io canto» su Canale 5. Trionfa con il brano «È vero (che ci sei)». La doppietta di Gianni Morandi è ancora un trionfo in termini di Auditel (con oltre 10 milioni di spettatori in media) ma con una lieve flessione determinata, come dichiarato dalla Rai, dalla fase di passaggio al digitale terrestre su tutto il territorio nazionale.
• Festival di Sanremo 2013: Sul podio a fine gara, troviamo al terzo posto i Modà, al secondo gli Elio e le Storie Tese e al primo Marco Mengoni con «L’Essenziale».
Dopo alcuni anni, il Festival ritorna a utilizzare risorse già interne alla Rai. Tra i grandi nomi del Festival, la scelta ricade su Fabio Fazio, conduttore di «Che Tempo Che Fa» e di grandi eventi in prima serata come «Vieni via con me». Al suo fianco, c’è l’attrice comica Luciana Littizzetto. Per Fabio Fazio è la terza conduzione del Festival dopo le edizioni del 1999 e del 2000, mentre per la Littizzetto è un esordio, anche se è rimasta alla storia la sua partecipazione in veste di ospite nel 2003 nell’edizione condotta da Pippo Baudo in cui ci fu tra i due un famoso bacio sulle labbra.
Il Festival quest’anno si trasforma, unendo le due anime del conduttore di Raitre: quella popolare e quella culturale. Le sue scelte danno vita a un evento dai sapori molto diversi dal passato, fin dalla scenografia. Gli orchestrali non sono più allo stesso livello del palco, ma sono distribuiti in altezza e su più livelli e sospesi, creando delle perplessità nei media su come potessero guardare i movimenti orchestrali. Viene introdotta la doppia canzone in gara, dalla quale viene poi decisa dal pubblico a casa e dai giornalisti in sala stampa, quella giusta per rimanere nella competizione. Gli inediti dei big in gara erano 28, tutti ascoltati in versione integrale.
La gara è divisa tra la sezione Campioni e Giovani: 14 sono gli artisti già noti a salire sul palco, otto gli esordienti. Vengono interrotte le eliminazioni per i Campioni. Nel cast si nota un filo conduttore, la scelta di artisti dalle voci raffinate e cantautori di talento ma non necessariamente conosciuti dal grande pubblico, con alcune scelte alternative come la presenza degli Almamegretta e Marta sui tubi. Sul podio a fine gara, troviamo al terzo posto i Modà con «Se si potesse non morire», al secondo gli Elio e le Storie Tese con «La canzone mononota» e al primo Marco Mengoni con «L’Essenziale».
Tra gli ospiti, la discussa partecipazione nella prima serata di Maurizio Crozza, fischiato da una parte del pubblico in platea, la star Carla Bruni, eccellenze della musica internazionale come Antony and The Johnsons e Asaf Avidan. Ma anche grandi della cultura italiana popolare come Toto Cutugno, Al Bano e Pippo Baudo. Per la sezione Giovani vince con «Mi piacerebbe sapere» di Antonio Maggio, vincitore della prima edizione di X Factor come membro del gruppo vocale Aram Quartet. Tra i grandi momenti di spettacolo, si è distinta Luciana Littizzetto con un suo lungo monologo contro la violenza sulle donne, seguito da un balletto.
• Festival di Sanremo 2014: A vincere il Festival è Arisa con il brano «Controvento» e nei giovani, vince la rivelazione Rocco Hunt con la sua «’Nu juorno buono».
Formula che vince, non si cambia. Questa regola nel Festival 2014, non ha portato però i risultati sperati. Sanremo riporta sul palco Fabio Fazio e Luciana Littizzetto con le stesse dinamiche, lo stesso regolamento del doppio brano e la stessa formulazione delle serate. Eccezione fatta per quella delle cover, intitolata «Sanremo Club» e dedicata non più alle canzoni più belle del Festival, ma ai grandi brani della musica d’autore. Cambia la scenografia, riproduzione di un teatro lirico italano in «ricostruzione».
La scelta dei cast punta tutto sulla qualità, rinunciando ai grandi nomi di richiamo nel mercato. È l’anno dei grandi ritorni, come quello di Giusy Ferreri, ferma dal 2011 e Francesco Renga con i brani «Vivendo Adesso» (scritta per lui da Elisa) e «A un isolato da te». A vincere il Festival è Arisa con il brano «Controvento», ma il vero successo discografico l’ha poi ottenuto Renga con l’album «Tempo reale», certificato multiplatino. Nei giovani, vince la rivelazione Rocco Hunt, rapper di talento che con la sua «’Nu juorno buono» racconta le difficoltà e le meraviglie della sua terra, la Campania. Rimarrà alla storia il suo pianto dopo l’annuncio della vittoria, reazione molto diversa da quella fin troppo composta di Arisa.
Nella prima serata, ci sono numerosi problemi: oltre alle tensioni per la presenza tra il pubblico del comico Beppe Grillo, prima della diretta il sipario non si solleva e due manifestanti disoccupati minacciano il suicidio dalle balconate del teatro. Durante la kermesse, tra i nomi di maggior rilievo, è ospite Luciano Ligabue (il quale chiuderà con una sua esibizione anche l’ultima serata), Raffaella Carrà, Cat Stevens e il ritorno di Maurizio Crozza. Nella quarta puntata, quella dedicata alle cover, salgono sul palco tra gli altri il vincitore di Sanremo 2013 Marco Mengoni e Gino Paoli. Tutte e cinque le serate sono state introdotte dai mini documentari ironici e dissacranti di Pif, il videomaker de «Il testimone» su Mtv. Nel corso della manifestazione, Riccardo Sinigallia viene squalificato perché la sua canzone «Prima di andare via» era già stata eseguita in pubblico. È stato il terzo Festival di Sanremo meno visto nella storia della kermesse.

Devi effettuare l'accesso per postare un commento.