Italia: La festa dei 60 mila fan in delirio al Circo Massimo di Roma per Marco Mengoni 

Un concerto evento per raccontare la carriera di una delle voci più belle del panorama italiano, con tanti ospiti e molti momenti speciali. 

Apoteosi al Circo Massimo per Marco Mengoni, il cantante ha chiuso a Roma un tour trionfale con una vera e propria festa della musica che ha celebrato i 13 anni di carriera di questo straordinario artista, capace di emozionare con la sua voce unica e la sua energia travolgente.

Un’esplosione di gioia, felicità e ottimismo, con uno show indimenticabile al Circo Massimo di fronte a 60mila persone in delirio, giunte da ogni parte d’Italia e anche dall’estero (Croazia, l’Austria, la Germania), fra le quali tanti fedelissimi che lo hanno seguito anche in altre tappe. 

Dagli esordi fino all’ultimo album ‘Materia’, Mengoni ha ripercorso tutte le tappe di una carriera stellare che lo ha portato a collezionare numeri da record: 75 dischi di platino, oltre 2 miliardi di streaming, 8 album in studio e 9 tour di successo.

Sin dalle prime ore del mattino, il Circo Massimo è stato preso d’assalto dai sostenitori che si erano avvicinati all’area già dalla notte, dormendo sul marciapiede. Alle 21.00 circa del venerdi, tanti giovani, soprattutto ragazze, sostavano davanti alle transenne per scattare foto durante l’allestimento del palcoscenico. E nel pomeriggio seguente, in tanti si sono appostati per vedere il cantante arrivare alle prove.

Mengoni, una delle più belle voci dell’attuale panorama musicale italiano, ha festeggiato la chiusura del tour con tanti ospiti saluti sul palco con cui ha cantato alcuni suoi brani: Samuele Bersani (“Ancora una volta”), Bresh (“Chiedimi come sto”), Elodie (“Pazza musica”), Gazzelle (“Il meno possibile”) e Ariete con cui ha cantato “Due Nuvole”. Tutti applauditissimi dal pubblico che ha regalato al cantante un sold out dietro l’altro.

Mengoni si conferma così artista totale capace di spaziare tra generi diversi, dal pop al rock, dall’elettronica al cantautorato. La scaletta ha attraversato i momenti salienti della sua carriera, tra grandi classici come “Credimi ancora” e hit più recenti come “Mi fiderò”, senza dimenticare “Due vite”, il brano vincitore dell’ultimo Festival di Sanremo. Un successo dopo l’altro, accolto da ovazioni e cori da stadio. Persino la pioggia che è scesa sul finale sembrava dare un tocco di magia in più.

Lo show ha raccontato gli ultimi due anni di straordinari successi e racchiuso oltre 13 anni di carriera, dagli esordi fino alla pubblicazione della trilogia multiplatino ‘Materia’. L’evento-festa di Roma arriva a pochi giorni dalla conclusione, lo scorso sabato con il live allo Stadio San Siro di Milano ‘Marco Negli Stadi 2023’, il primo tour negli stadi nelle città più importanti d’Italia completamente sold out.

“Sentitevi liberi di fare ciò che volete: ballate, cantate. Questo è il posto giusto”: Marco Mengoni mette subito le cose in chiaro, all’inizio dello show. Mentre alcuni ballerini si moltiplicano sui maxischermi, alludendo a una liberazione collettiva, sulle note di “No stress” il cantante si scatena davanti ai 60 mila del Circo Massimo in giacca e shorts total white, invitando il pubblico a lasciarsi andare proprio come lui. La festa è appena cominciata e le atmosfere sono già calde, roventi. Sui led compaiono alcune immagini di Mengoni in tenuta sportiva, una citazione dell’iconico allenamento di Christian Bale in “American Psycho”, il film di Mary Harron nel quale l’attore britannico interpretava lo psicopatico assassino assetato di sangue Patrick Bateman.

“Relax”, “Enoy”, “Shout”, “Dance”, “Sing”, “Feel free to be yourself”: le parole chiave dello show vengono ribadite a mo’ di slogan. Sintetizzano il senso del concerto, che tra omaggi alla comunità lgbtqi (su “Guerriero”, alla fine della lunga maratona, il cantante sventolerà la Progress Pride flag di Daniel Quasar, come all’Eurovision Song Contest), tributi alle dive della black music o del pop contemporaneo – da Tina Turner a Beyoncé – e messaggi di stampo sociale, assume subito le sembianze di una riproduzione del Mengoniverso, della filosofia che ruota intorno alla musica di Mengoni e dalla quale spesso viene incarnata: è uno show inclusivo e policromatico, un inno alla libertà di essere sé stessi, senza costrizioni. Capace di parlare a tutti.

“Questo è uno dei regali più belli che mi abbiano mai fatto nella vita”, si commuove sul palco, ancor prima dell’inizio del concerto, al termine di un’era della sua carriera da incorniciare, suggellata dall’immagine dei 60 mila flash che trasformano l’antico stadio romano in una distesa infinita di luci. Il concerto al Circo Massimo non è soltanto una festa di chiusura del tour, è stato anche pensato come una grandissima festa con musica ed esibizioni fin dal pomeriggio: già dalle 16.30 la venue si era animata con l’alternarsi di diversi DJ set di Dardust, Estremo e Whitemary, mentre per l’afterparty dietro la consolle si presenterà la francese Chloé Caillet, eclettica dj, producer e polistrumentista, uno dei nomi di punta della night life internazionale.

Marco Mengoni non racconta solo questi due anni di successi, tra tre dischi (la trilogia di “Materia”, di cui “Pelle”, uscito a maggio, rappresenta l’ultimo tassello), una sfilza di singoli, il ritorno in gara al Festival di Sanremo con “Due vite”, la partecipazione all’Eurovision Song Contest, la prima tournée negli stadi: .davanti al pubblico di una città che sente sua – lui che poco più che ventenne lasciò Ronciglione, in provincia di Viterbo, e si trasferì nella Capitale in cerca di quella strada per il successo che tra le sessioni con il team di lavoro di Giorgia e Alex Baroni e le serate nei locali avrebbe trovato ai provini di “X Factor” – ripercorre anche le tappe di un percorso partito quattordici anni fa. Raccontando la sua crescita.

“Fiori d’orgoglio”, “Sai che”, “Hola”, “Ti ho voluto bene veramente” e “Ma stasera”, “Esseri umani”, “Voglio”, “Muhammad Ali”, “Credimi ancora”, sono solo alcuni dei successi che hanno scandito l’ascesa del cantante, mischiando passato e presente, pescando dai vari titoli della sua discografia, il cantante laziale mette in piedi lo show pop perfetto: il concerto in sé è una bella compilation senza sbavature che suona fin troppo perfetta, iperpop, tra funk, richiami alla dance Anni ’80, ballatone ultraclassiche. Non solo per il repertorio, che è di fatto un greatest hits che vale 75 Dischi di platino e oltre 4 milioni di copie vendute e che rende il concerto una sorta di gigantesco karaoke a cielo aperto. Ad innalzare il livello dello show ci pensa anche la produzione, opera dei Black Skull Creative, studio londinese di architetti, designer e creativi già al fianco di Elton John e Dua Lipa Poco importa che l’allestimento riprenda quello già visto a San Siro e all’Olimpico lo scorso anno e poi in scala ridotta nelle arene, con il palco pensato come lo studio di un programma televisivo musicale di fine Anni ’70 (“Discoring” e dintorni, per intenderci), sormontato da un grosso anello (illuminato dalle luci di Jordan Babev, già dietro i curatissimi show degli Editors, prima di essere chiamato anche dai Maneskin), un maxischermo centrale e due laterali (a dirigere le camere c’è Cristian Biondani, che ha firmato l’Eurovision italiano dello scorso anno) e i musicisti, undici in tutto, disposti sui gradoni intorno al microfono.

Fiamme, Laser show, stelle filanti e coriandoli, effetti speciali rendono tutto più epico. E trovate sceniche di grande effetto rendono l’impatto complessivo notevole. Come quando, dopo aver lasciato spazio ai coristi Moris Pradella, Yvonne Park, Elisabetta Ferrari e Nicole Di Gioacchino, che si cimentano con un mash up tra “Dance to the music” di Sly and the Family Stone, “Respect” di Aretha Franklin, “Move on up” di Curtin Mayfield, “Something got a hold on me” di Etta James e “Something special” di Patti Labelle, Marco Mengoni ricompare statuario in cima ai gradoni del palco e apre con “Luce” il cuore dello show, quello in cui anche le sonorità guardano agli Anni ’70, tra soul e r&b. Lo introduce – per la cronaca – una presentatrice d’eccezione, Drusilla Foer, che tra luci retrò e look gold presenta la band.

Marco Mengoni arriva sul palco sfilando in mezzo alla gente nel prato sulle note di “Cambia un uomo”, mentre sugli schermi si susseguono flash degli ultimi due – intensi – anni della sua carriera. Stringe le mani dei più fortunati attaccati alle transenne, arrivati nell’antico stadio romano già dalle prime ore dell’alba per correre sotto il palco al momento dell’apertura dei cancelli, e sorride agli obiettivi dei cellulari: dirigendosi verso le scalette della passerella che divide in due il pit del Circo Massimo, dove ieri sera ha chiuso il suo primo tour negli stadi da oltre 300 mila biglietti venduti, sembra quasi voler restituire al pubblico un pò di ciò che il pubblico gli ha dato in questi tredici anni.

Ad accompagnare Mengoni nel corso della giornata oltre agli artisti citati, anche amici che sono stati parte del progetto ‘Materia’ tra cui alcuni dei produttori, come Dardust, Crookers, Estremo e Whitemary. Il rapporto di Marco con Samuele Bersani è strettissimo e unisce stima ad una lunga e sincera amicizia e li ha visti insieme nella realizzazione di “Ancora una volta”, un brano intenso e poetico: “un regalo” l’ha definito Mengoni, dove le loro voci si amalgamano perfettamente, dando vita a uno spazio sospeso in cui incontrarsi.

Sul palco del Circo Massimo è salito per “Chiedimi come sto”, anche il rapper genovese Bresh artista considerato da Marco “una delle penne più interessanti del panorama urban contemporaneo”. Elodie con “Pazza musica” (certificato disco d’oro), una delle canzoni più attese in scaletta, ha fatto ballare con Marco il pubblico sulle note di questo singolo estivo attualmente in rotazione nelle radio in queste settimane, che vede per la prima volta insieme i due amici e due tra gli artisti più amati del panorama musicale pop italiano.

Con Gazzelle, invece, c’è una solida amicizia di vecchia data, nata ai tempi della collaborazione su “Calci e pugni”, e un rapporto di stima personale e professionale, che ha portato Marco a volere Flavio anche all’interno del progetto Materia con “Il meno possibile”.

Mengoni al Circo Massimo è stato uno show che ha celebrato la carriera e, per questo, si sono alternate hit del passato come “Credimi Ancora” e altre del presente come “Mi fiderò”, il duetto con Ariete uscito a mezzanotte sulle piattaforme, a sorpresa. “Due Vite”, canzone vincitrice del Festival di Sanremo di quest’anno e brano con cui Marco ha rappresentato l’Italia all’Eurovision Song Contest 2023,  è stata accolta da ovazione.

Tra una canzone e l’altra non si fa mancare un monologo. L’anno scorso il tema era il peso delle parole. Quest’anno ha a che fare con il significato che Mengoni attribuisce al prisma – il poliedro viene anche ricreato sul palco, in uno dei passaggi più spettacolari dello show, all’interno di una struttura sulla quale il cantante si esibisce – esplorando ogni singola sfaccettatura che caratterizza l’essere umano per un’analisi introspettiva, sull’importanza di lavorare su sé stessi per combattere le ingiustizie Prova a sensibilizzare il suo esercito, così come chiama i fan.

Indignandosi: “Mentre proviamo ad essere migliori ogni giorno, tutto intorno a noi sembra diventare più crudele. .È per questo che vorrei saper combattere contro le ingiustizie, quelle che non vanno capite, comprese e giustificate. Che anche passando attraverso un prisma continuano a fare schifo. Questo mondo, questa vita, sono tutto ciò che abbiamo. E sarebbe giusto fossero più belli, più equi, più facili per tutti. Ma così non è. E allora è arrivato il momento di incazzarsi. E di lottare. Perché forse solo tutti insieme possiamo ancora cambiare le cose”. “Sei di sinistra? Li leggi i giornali? / Se vieni da un talent, non puoi avere ideali”, cantava dodici anni fa in “Come ti senti”, una delle canzoni dell’album “Solo 2.0”, un collage di frasi prese dagli articoli che i media gli avevano dedicato dopo la vittoria a X Factor. All’epoca si lasciava intimidire. Oggi chiede di essere preso sul serio. “Proibito” è uno dei passaggi più intensi della serata. “Non ho più armi con te, ma tu sei più nudo di me / stanotte dormo da te, hai detto che lui non c’è”, canta, quasi sussurrando, Mengoni. “È un pezzo molto importante. Racconta di una storia d’amore. Non del tutto corrisposto, questo amore. Ma semore amore è. E siccome è l’ultimo concerto che faccio quest’estate, volevo ripetere questa cosa. Proibizione, limitazione: non esistono questi due aggettivi in amore. L’amore è libero e lo sarà sempre”, chiarisce.

“Pronto a correre” dà al concerto l’ultima spinta elettrorock prima del finale tutto da ballare con “.Io ti aspetto”, che accompagna i titoli di coda non solo della serata, ma dell’intera tournée, mentre Mengoni si muove lungo la passerella per ringraziare il pubblico, sotto una pioggia di stelle filanti e pure di fuochi d’artificio: “È l’ultimo concerto di questa stagione. Sono un po’ triste, ma da domani avrò comunque questo ricordo qui e questa ultima fotografia – dice, guardandosi intorno – mi avete fatto un regalo che non so neanche se meritavo”.

Il concerto è finito alle 23.30 e subito dopo via all’afterparty con Dj set fino a mezzanotte con lo stesso Mengoni sul palco a ballare insieme alla band e allo staff. E in autunno, questo ragazzo che usa la voce come se fosse uno strumento musicale, porterà la sua musica e il repertorio in Europa: Barcellona, Bruxelles, Amsterdam, Parigi, Francoforte, Vienna, Zurigo e Monaco.

• Scaletta:

  • “Cambia un uomo”
  • “Esseri umani”
  • “No stress”
  • “Voglio”
  • “Muhammad Ali”
  • “Credimi ancorà”
  • “Mi fiderò”
  • “Luce”
  • “Proteggiti da me”
  • “Il meno possibile” (con Gazzelle)
  • “Due nuvole” (con Ariete)
  • “L’essenziale”
  • “Pazza musica” (con Elodie)
  • “Due vite”
  • “Fiori d’orgoglio”
  • “Sai che”
  • “Hola”
  • “Chiedimi come sto” (con Bresh)
  • “Ti ho voluto bene veramente”
  • “Ancora una volta” (con Samuele Bersani)
  • “Guerriero”
  • “Proibito”
  • “Ma stasera”
  • “Pronto a correre”
  • “Io ti aspetto”

Marco Mengoni conta 8 album in studio, 75 dischi di platino, oltre 2 miliardi di streaming totali audio/video e 9 tour live. Gli ultimi due anni, e in particolare il 2023, sono stati scanditi da moltissimi traguardi a partire dalla pubblicazione di Materia (Terra) a dicembre 2021, proseguita con i primi show negli stadi di Milano e Roma la scorsa estate e una serie di palazzetti sold out in autunno, in contemporanea all’uscita dell’album Materia (Pelle).

Oltre ad aver vinto la 73esima edizione del Festival di Sanremo con il brano “Due Vite” ed essersi classificato quarto all’Eurovision Song Contest a Liverpool, Marco Mengoni è anche il vincitore del Nastro d’Argento per la miglior canzone originale con “Caro amore lontanissimo”, versione inedita di un brano di Sergio Endrigo e parte della colonna sonora del film “Il Colibri'” di Francesca Archibugi. 

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