ESC 2026 – 🇸🇮 Slovenia: Alenka Gotar conferma il potenziale ritiro della Slovenia dall’ESC 2026

La partecipazione della Slovenia alla 70ª edizione dell’Eurovision Song Contest 2026, che si svolgerà presso la Wiener Stadthalle a Vienna, in Austria, dal 12 al 16 maggio 2026; è sempre più in dubbio. Ipotesi ancora non confermate, ma che alimentano l’attesa.

Come anticipato, la partecipazione della Slovenia a Vienna 2026 è sempre più in dubbio, a lanciare l’allarme è la cantante lirico-pop Alenka Gotar – rappresentante slovena all’Eurovision Song Contest 2007 con il brano  “Cvet z juga” (Flower of the South), conquistando il 15° posto in finale; la sua esibizione, tra lirica e pop, è rimasta iconica e ancora oggi è molto amata dai fan -,  che ha dichiarato come il Paese sia quasi certo di ritirarsi dalla competizione a causa della presenza di Israele.

Negli ultimi anni, RTV Slovenija ha mantenuto rapporti molto difficili con Israele. Alla guida dell’emittente pubblica slovena c’è Ksenija Horvat, che secondo diversi osservatori avrebbe promosso una linea di forte opposizione alla partecipazione israeliana all’interno della stessa EBU-UER. Questa posizione riflette anche l’orientamento dell’attuale governo sloveno, di sinistra, che più volte si è espresso contro Israele.

Una situazione ben diversa da quella vissuta durante la leadership di Janez Janša, ex primo ministro e leader del Partito Democratico Sloveno, noto per le sue posizioni filo-israeliane. All’epoca la stessa Gotar sedeva nel consiglio esecutivo della RTV Slovenija e la Slovenia arrivò perfino a esporre la bandiera israeliana sul Parlamento nazionale durante l’operazione Guardian of the Walls.

Rispondendo a un fan sloveno dell’Eurovision Song Contest che sperava nella conferma della partecipazione nel 2026, Alenka Gotar, che in passato ha ricoperto la carica di Presidente del Comitato Musicale del Consiglio di Programmazione di RTV Slovenija, l’organo consultivo dell’emittente nazionale slovena, è stata chiara e ha confermato: “Purtroppo non faccio più parte del Consiglio, quindi non ho alcuna influenza. Ma non credo che ci sarà da festeggiare. Sono quasi al 100% sicura che, poiché Israele non è stato squalificato, la Slovenia non parteciperà”.

Più recentemente, nel 2025, la Slovenia ha gareggiato con il brano “How Much Time Do We Have Left” di Klemen, senza però riuscire a qualificarsi per la finale: solo un 13° posto in semifinale con 23 punti, dopo due anni consecutivi di successi.

Se le dichiarazioni di Gotar trovassero conferma, per la Slovenia si tratterebbe di una decisione storica e controversa, capace di alimentare ulteriormente il dibattito sull’Eurovision Song Contest come evento musicale ma anche politico. Resta da capire se RTV Slovenija ufficializzerà presto la scelta e se ci saranno sviluppi in merito alla presenza del Paese a Vienna 2026.

Dobbiamo ricordare che il passato mese di maggio l’emittente pubblica slovena RTV Slovenija ha dichiarato che avrebbe riconsiderato la propria partecipazione al concorso se l’EBU-UER non avesse risposto adeguatamente alle preoccupazioni relative alla trasparenza del sistema voto, facendo inoltre riferimento alla vittoria di Israele nel televoto durante la finale dell’edizione precedente. Si attende una conferma ufficiale riguardante la partecipazione.

Aggiornamento: Gli artisti israeliani insieme alle famiglie delle vittime del 7 ottobre 2023.

Nel secondo anniversario del 7 ottobre 2023, artisti israeliani in gara all’Eurovision Song Contest si uniscono alle famiglie delle vittime in una cerimonia di memoria e resilienza (The National Memorial Ceremony of October 7 Families, טקס הזיכרון הלאומי של משפחות 7 באוקטובר).

Nel secondo anniversario del massacro del 7 ottobre 2023, si terrà una cerimonia speciale promossa dal movimento “Kumu” (Wake Up) insieme alle famiglie delle vittime assassinate e dei rapiti. L’evento, guidato dai fondatori Yonatan Shimriz e Omri Shifroni, unirà musica e memoria, con l’obiettivo non solo di onorare chi ha perso la vita, ma anche di rafforzare la richiesta di giustizia e di libertà per gli ostaggi ancora prigionieri.

A testimoniare il legame tra cultura e resilienza collettiva, saliranno sul palco numerosi protagonisti della storia di Eurovision in Israele, voci che da oltre cinquant’anni rappresentano il Paese sulla scena internazionale.

Tra gli artisti presenti ci saranno: Yuval Raphael (יובל רפאל), rappresentante di Israele all’Eurovision Song Contest 2025; Eden Golan (עדן גולן), rappresentante di Israele all’Eurovision Song Contest 2024; Rita (ריטה), amatissima icona della musica israeliana e rappresentante di Israele all’Eurovision Song Contest 1990; Shlomo Artzi (שלמה ארצי), rappresentante di Israele all’Eurovision Song Contest 1975 e poi divenuto una delle figure più iconiche della musica nazionale; Shiri Maimon (שירי מימון), rappresentante di Israele all’Eurovision Song Contest 2005; Yardena Arazi (שירי מימון), rappresentante di Israele all’Eurovision Song Contest nel 1976 con il gruppo Chocolate Menta Mastik e nel 1988 come solista; Amir Dadon (אמיר דדון); Rotem Sela (רותם סלע); Hanoch Daum (חנוך דאום); Rabbi Shmuel Slutzky (סגן-אלוף במילואים); Tamir Granot (הרב תמיר גרנות); Gali Atari (גלי עטרי), rappresentante di Israele all’Eurovision Song Contest 1979 assieme al gruppo Milk & Honey; Corinne Allal (קורין אלאל); Miri Mesika (מירי מסיקה); Keren Peles (קרן פלס); Yigal Cohen (יגאל כהן); Rank Danker (רן דנקר); Ivri Lider (עברי לידר); Yuval Sharvit Trebelsy (יובל שרביט טרבלסי); Rafi Ben Shitrit (רפי בן שטרית); Aviv Geffen (אביב גפן); Shalom Hanoch (שלום חנוך); Agam Buhbut (אגם בוחבוט), Boaz Sharabi (בעז שרעבי); Nitza Korngold (ניצה קורנגולד); Valerie Hamati (ואלרי חמאתי); Margalit Tzan’ani (מרגלית צנעני); Yehuda Poliker (יהודה פוליקר); Knesiyat Hasekhel (כנסיית השכל); Zehava Ben (זהבה בן); Shuli Rand (שולי רנד); Yishai Levi (ישי לוי); Oshira Grinberg (אשירה גרינברג); Erin Habka (ערין חבקה); HaYehudim (היהודים); Mysem Abu Wassel Darousha (מייסם אבו ואסל דראושה); Hadar Gold (אדר גולד); Eden Hason (עדן חסון); Yonatan Shamriz (יונתן שמריז); Yagil Yaakov (יגיל יעקב); Daphna Admati (דפנה אדמתי); Tal Elzam (טל אלזם).

Particolarmente significativa sarà la partecipazione di Daniel Weiss, finalista del talent The Next Star for Eurovision, che nel massacro al Kibbutz Be’eri ha perso entrambi i genitori. La sua presenza sul palco assume il valore di una testimonianza personale, intima e dolorosa.

Negli ultimi due anni, l’ Eurovision Song Contest è diventato, suo malgrado, parte del dibattito politico e sociale seguito agli eventi del 7 ottobre.

Durante l’edizione 2024 a Malmö, la partecipazione di Israele fu fortemente discussa: critiche e polemiche legate al conflitto a Gaza si intrecciarono alla musica, tanto che Eden Golan fu costretta a modificare il testo del suo brano. Nonostante pressioni e contestazioni, l’artista divenne un simbolo di resilienza, conquistando il sostegno del pubblico in patria e all’estero.

Un anno dopo, anche Yuval Raphael dovette affrontare contestazioni e accuse di “strumentalizzazione” della sua esperienza di sopravvissuta al Nova Festival. Ma la sua interpretazione intensa e la frase pronunciata in finale – “Am Yisrael Chai” (“Il popolo di Israele vive”) – hanno fatto breccia, portandola al primo posto nel televoto e al secondo nella classifica generale.

In questo contesto, la cerimonia promossa da “Kumu” vuole ribadire che la musica israeliana, portata per decenni sul palco di Eurovision, non è soltanto spettacolo ma anche memoria, resilienza e impegno civile. Gli artisti, con le loro voci, danno forza a una richiesta condivisa: non dimenticare le vittime e continuare a chiedere il rilascio degli ostaggi.

Da ricordare l’attacco di Hamas a Israele del 2023, ovvero Operazione Diluvio al-Aqṣā (ﻋﻤلية طوفان الأق‎), è consistito in una serie di attacchi di gruppi armati, provenienti dalla Striscia di Gaza, con conseguente uccisione di 1200 civili e militari israeliani, e nel rapimento di circa 250 di questi, avvenuto il 7 ottobre 2023 nel territorio di Israele, pianificato e operato da Ḥamas, con il sostegno di altre milizie palestinesi.

Il massacro del festival musicale Supernova è avvenuto il 7 ottobre 2023, vicino al kibbutz di Re’im. La strage è stata compiuta dalle Brigate Ezzedin al-Qassam provenienti dalla striscia di Gaza. 

In un solo giorno, 859 civili israeliani, 278 soldati (307 secondo altre fonti) e 57 membri delle forze dell’ordine sono stati uccisi in località, kibbutz e basi militari nei dintorni della Striscia di Gaza. I miliziani di Hamas hanno attaccato anche un festival musicale, il Nova festival, a cui partecipavano all’incirca 3 000 giovani, uccidendo 378 (di cui 344 civili) partecipanti, mentre 44 persone sono state prese in ostaggio e portate nella striscia di Gaza. Circa 250 persone, di cui circa 30 bambini, sono state rapite e portate come ostaggi nella Striscia. Sono stati segnalati numerosi casi di stupri e violenze sessuali contro donne israeliane.

L’attacco di Hamas, ufficialmente intrapreso con l’intento di rispondere alle azioni provocatorie delle forze israeliane svolte nella Moschea al-Aqsa di Gerusalemme e alle violenze perpetrate nei campi dei rifugiati in Cisgiordania, è avvenuto nel giorno del cinquantesimo anniversario dello scoppio della guerra arabo-israeliana del 1973.

Si tratta del primo conflitto all’interno del territorio de iure di Israele dalla guerra arabo-israeliana del 1948. Israele, a seguito dell’attacco di Hamas, ha formalmente dichiarato guerra per la prima volta in 50 anni, dalla guerra dello Yom Kippur del 1973,[33] avviando quindi la guerra di Gaza.

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