Sanremo 2026: Max Pezzali ospite ogni sera a bordo della Costa Toscana durante il Festival di Sanremo 2026

Max Pezzali sarà l’artista che ogni sera animerà la festa su Costa Toscana, durante il Festival di Sanremo 2026, in onda su Rai1 dal 24 al 28 febbraio 2026. 

Sanremo entra nel vivo con l’annuncio del primo ospite della 76ª edizione. Il direttore artistico e conduttore Carlo Conti ha ufficializzato la scelta di Max Pezzali nella serata del 7 gennaio 2026, durante l’edizione delle 20 del Tg1. È sicuramente il primo degli ‘annunci’ previsti nel corso dei prossimi giorni, in attesa del Festival di febbraio.

Sulla nave da crociera Costa Toscana che ogni anno, da alcuni anni, è sulle coste davanti alla città di Sanremo, vedremo Max Pezzali, icona musicale italiana degli anni ’90 che, con gli 883 ha mietuto successi in serie e che lo ha visto protagonista (con un attore che lo ha impersonato) nella fortunata serie di Sky ‘Hanno ucciso l’uomo ragno’. Pezzali (non è ancora dato sapere se ci sarà qualche incursione di Mauro Repetto) sarà sulla nave da crociera per tutta la settimana.

Anche se Conti non lo ha annunciato è probabile che Max, oltre ad allietare con la sua musica le serate della Costa Toscana, si colleghi con l’Ariston nel corso delle serate del Festival.

A differenza di altri anni, Max Pezzali non sarà ospite di una sola serata, ma di tutte le serate. ‘Max Forever The Party Boat!’, questo il nome dello show che il cantautore pavese porterà sul palco in mezzo al mare della Città dei Fiori.

“Lui sarà la ciliegina di questa grande torta che si sta componendo!”, queste le parole con cui Carlo Conti ha annunciato l’approdo di Max Pezzali al Festival di Sanremo 2026.

Il direttore artistico e conduttore Carlo Conti ha ufficializzato la scelta di Max Pezzali durante l’edizione delle 20 del Tg1. Quest’anno l’unico e solo protagonista di quello che accadrà sul “palco sul mare” sarà il cantautore pavese: cinque serate a tema per trasformare Sanremo in una grande festa, attraverso le canzoni di Pezzali, quelle stesse che cantiamo da trent’anni e che continuano a unire generazioni.

Max Pezzali non ha mai avuto un rapporto facile con Sanremo. L’edizione 2026 ha tutte le carte in regola per permettere al cantautore di fare pace con la kermesse. 

Carlo Conti ha contestualmente annunciato che lunedì prossimo avrà un nuovo annuncio per gli spettatori del TG1.

Aggiornamento: Il jingle di Sanremo 2026 sarà ispirato a Emigrato, il brano di Welo, giovane rapper salentino finalista a Sarà Sanremo, eliminato a un passo dall’ Ariston ma scelto direttamente da Carlo Conti per accompagnare musicalmente il Festival.

Una decisione che ha colto di sorpresa lo stesso artista, come raccontato in un’intervista al Corriere della Sera: «È stato così inaspettato che lì per lì me ne sono persino dimenticato. Solo il giorno dopo ho realizzato davvero cosa stava succedendo. Per me, a 26 anni, è un onore incredibile».

Welo è il nome d’arte di Manuel Mariano, cresciuto a Lecce e formatosi artisticamente nel rap. Il suo percorso a Sanremo Giovani si è fermato prima dell’Ariston, ma Emigrato ha lasciato un segno profondo, tanto da convincere Carlo Conti a trasformarlo nel jingle ufficiale del Festival, ruolo che nel 2025 era stato di Tutta l’Italia di Gabry Ponte.

Il jingle è già stato consegnato: «Ci ho messo due giorni, non ho perso tempo. Sarà sostanzialmente Emigrato, ma un po’ rivista», spiega Welo.

Il brano Emigrato è una fotografia diretta e autentica del Sud Italia, lontana da stereotipi e idealizzazioni. Welo racconta la realtà di chi resta o di chi è costretto ad andare via: lo Stato assente, il lavoro in nero, le speranze tradite, ma anche il senso di appartenenza e di identità.

«Racconto quello che vedo intorno a me, le cose belle e quelle brutte. La cosa fondamentale è che sia tutto vero», spiega l’artista. Un realismo che nasce da esperienze personali vissute nei quartieri di Lecce, tra difficoltà familiari e crescita precoce: «Sono cresciuto come se la città e il quartiere fossero stati i miei genitori».

Nel suo rap c’è spazio anche per la memoria più intima. Sul volto, Welo porta tatuati il nome Giulia e l’anno 1968, in ricordo della madre, scomparsa quando era bambino: «Ho sentito il bisogno di averla sempre con me, in ogni traguardo».

Musicalmente, le sue radici affondano nel rap italiano: Fabri Fibra, Guè, Marracash sono i riferimenti principali. L’obiettivo, però, è chiaro: «Fare musica orecchiabile che arrivi a tutti, ma che abbia un significato».

Nel racconto di Welo emerge anche un forte senso di comunità. Tra i messaggi ricevuti dopo Sanremo Giovani, spicca quello di Giuliano Sangiorgi: «Qui al Sud il sostegno è reale, non di convenienza. Senza conoscermi mi ha scritto per incoraggiarmi. È una cosa che vale tantissimo».

E sul futuro non ci sono dubbi: lasciare la Puglia non è un’opzione. «Viaggio tanto e spero di farlo sempre di più con la musica, ma casa mia resta qui».

Il jingle di Sanremo 2026 segna una scelta simbolica e potente: dare voce a un artista giovane, autentico e profondamente legato al territorio. Con Emigrato, Welo non salirà sul palco dell’Ariston, ma sarà la colonna sonora del Festival, trasformando una mancata qualificazione in una delle opportunità più prestigiose della sua carriera.

Un segnale chiaro: a Sanremo, non sempre vince chi arriva in finale. A volte vince chi lascia il segno.

Aggiornamento: Nicola Savino torna in Rai e conquista Sanremo 2026: dal Dopofestival alla musica, il racconto libero e ironico di uno dei volti più amati della radio e della  TV.

Il 2026 segna una svolta importante nella carriera di Nicola Savino. Storica voce di Radio Deejay, volto televisivo capace di attraversare Rai, Mediaset e Sky senza mai perdere identità, Savino torna ora al servizio pubblico con un doppio ruolo centrale: il debutto su Rai1 alla guida di Tali e quali e, soprattutto, la conduzione del Dopofestival di Sanremo, uno degli spazi più iconici e liberi del racconto sanremese.

Un ritorno che non è solo professionale, ma profondamente legato alla musica, linguaggio che Savino sente come casa fin dagli esordi radiofonici.

«Siamo della stessa stirpe: quella dei disc jockey». Così Nicola Savino descrive a Repubblica il legame con Carlo Conti, direttore artistico e conduttore del Festival, sottolineando una passione comune che va oltre la televisione: la radio, l’ascolto, il ritmo.

Savino nasce artisticamente in radio e non ha mai smesso di considerarla il suo vero habitat. È da lì che arriva il suo modo di raccontare la musica: non giudicante, curioso, aperto. Un approccio che porterà anche al Dopofestival, che lui stesso definisce come «un dopo partita», uno spazio in cui si commenta, si analizza, si ride, si sbaglia.

Per Nicola Savino il Dopofestival non è un programma da imbrigliare in schemi rigidi. Al contrario: «Devi arrivare lì con il foglio bianco. L’errore è la bellezza».

Un’idea chiara: improvvisazione totale, ascolto dell’attualità, reazione immediata a ciò che accade sul palco dell’ Ariston. Un approccio coerente con la natura stessa del Festival, imprevedibile e spesso sorprendente.

Il Dopofestival 2026 sarà ospitato al Casinò di Sanremo, con porte aperte, atmosfera da happening e una concezione volutamente “grezza”: uno spazio dove possono entrare anche i “senza giacca”, dove si entra e si esce, dove la musica continua a vivere anche dopo la diretta ufficiale.

Accanto a Savino, un cast che mescola generazioni e linguaggi: Enrico Cremonesi, maestro e riferimento musicale; Aurora Leone (The Jackal), classe 1999, osservatrice ironica e lucidissima; e Federico Basso, stand up comedian torinese.

Una squadra pensata per commentare la musica, non solo per intrattenere, ma per leggere il Festival da più punti di vista, senza prendersi troppo sul serio.

Alla domanda se sogni di condurre Sanremo, Savino risponde con onestà: «Chi dice che Sanremo non gli interessa, mente».

Per lui il Festival è come la Champions League per un calciatore. Ma non nasconde il peso umano e creativo che comporta: scegliere gli artisti, mediare i gusti, tenere insieme passato e presente. Il suo modello? Un Festival capace di mescolare Lucio Corsi e il pop mainstream, senza snobismi.

Savino non si pone come “ladro culturale” delle nuove generazioni, ma come osservatore curioso. Anche grazie al rapporto con la figlia Matilde, vent’anni, mantiene uno sguardo aperto sulla musica contemporanea: «Non puoi dire: questa fa schifo, la mia musica è migliore. Se no diventi un padre castrante».

Una filosofia che si riflette anche nel suo modo di raccontare Sanremo: nessuna gerarchia rigida, ma ascolto e dialogo.

Dopo una carriera costruita con intelligenza e ironia, Savino vede il ritorno in Rai come un approdo: «Spero sia un punto di arrivo. È un sogno a occhi aperti».

E forse è proprio questa consapevolezza a renderlo la scelta giusta per il Dopofestival: uno spazio che ha bisogno di esperienza, libertà e amore autentico per la musica.

Il Dopofestival 2026 promette così di tornare a essere un luogo di commento vero, leggero ma mai superficiale. E Nicola Savino sembra pronto a guidarlo con la naturalezza di chi, la musica, non l’ha mai solo presentata: l’ha sempre vissuta.

Aggiornamenti: Festival, voci su una maxi struttura in spiaggia. Indiscrezioni parlano di una struttura temporanea tra i 400 e i 500 metri quadrati in corso Trento Trieste durante la settimana del Festival. 

Le voci circolano da ore, rimbalzano tra gli operatori del centro e della zona mare e stanno alimentando un clima di attenzione – più che di polemica – tra i commercianti di Sanremo. Al centro delle indiscrezioni, tutte da confermare e prive al momento di riscontri ufficiali, ci sarebbe la possibile realizzazione di una nuova struttura temporanea sulla spiaggia dell’Arenella di corso Trento Trieste in occasione della settimana del Festival.

Secondo quanto filtra negli ambienti commerciali, si tratterebbe di una struttura di dimensioni importanti, tra i 400 e i 500 metri quadrati, con al suo interno servizi di ristorazione e, stando alle stesse voci, anche uno spazio dedicato all’intrattenimento serale. Un’ipotesi che, se confermata, porterebbe alla nascita di un polo con caratteristiche molto simili a quelle di attività già presenti a pochi metri di distanza, operative tutto l’anno e non solo durante i grandi eventi. È proprio questo il punto che sta facendo emergere preoccupazioni tra gli operatori economici della città. Non si parla di contrarietà a prescindere, né di accuse o prese di posizione contro eventuali nuovi soggetti, ma di un tema più ampio che riguarda l’equilibrio del tessuto commerciale locale durante uno dei momenti più delicati e redditizi dell’anno.

A intervenire sul tema è Andrea Di Baldassare, presidente di Confcommercio Sanremo, che invita alla prudenza nei giudizi ma chiarisce il sentimento diffuso tra molti esercenti: “Ben vengano le nuove aperture e tutto ciò che porta business a Sanremo. Quello che mi sento di dire, però, è questo: tuteliamo chi c’è tutto l’anno sul territorio, chi durante tutto l’anno è una luce accesa su tutta Sanremo”. Parole che non chiudono la porta a possibili novità, ma pongono una condizione chiara. “Se tutto quello che arriva di nuovo è in regola, non c’è alcun tipo di problema e saremo i primi a dare il benvenuto”, prosegue Di Baldassare. “Quello che chiediamo è che ci sia una partita alla pari. Il commercio locale va salvaguardato”.

Al momento, va ribadito, non risultano comunicazioni ufficiali: si tratta di indiscrezioni, di voci che si rincorrono, sempre di più, in una fase in cui Sanremo è già proiettata verso il Festival e ogni movimento viene osservato con particolare attenzione. Proprio per questo, tra i commercianti prevale un atteggiamento di attesa vigile: la richiesta è che, qualora il progetto dovesse prendere forma, siano garantite regole chiare, trasparenza e parità di condizioni rispetto a chi opera stabilmente sul territorio. Una questione che, al di là del singolo caso, riporta al centro il rapporto tra grandi eventi, strutture temporanee e commercio di prossimità. Un equilibrio delicato, soprattutto in una città come Sanremo, dove il Festival rappresenta un’enorme opportunità ma anche un banco di prova per la convivenza tra chi arriva e chi resta, tutto l’anno.

Aggiornamenti: Le indiscrezioni su strutture temporanee si intrecciano con il quadro normativo: dalla gestione dell’arenile ai titoli necessari per eventi, fino alle ricadute su sicurezza e commercio locale. 

Le voci continuano a circolare e, pur restando prive di conferme ufficiali, si sono fatte nel tempo più articolate. Al centro delle indiscrezioni c’è l’ipotesi della realizzazione di grandi strutture temporanee sulla spiaggia dell’Arenella, in corso Trento Trieste, durante la settimana del Festival. Secondo quanto riferito da più fonti, si parlerebbe oggi di due strutture di dimensioni rilevanti, da circa 400 metri quadrati ciascuna (in una prima fase le voci facevano riferimento a un’unica struttura da circa 500 metri quadrati), destinate a ospitare eventi, ristorazione e intrattenimento.

Ad oggi non risultano progetti depositati né atti pubblici che confermino l’operazione. Ma proprio l’assenza di documentazione rende necessario guardare al contesto amministrativo e normativo in cui un’ipotesi del genere dovrebbe collocarsi. L’Arenella, infatti, non è un’area “libera” in senso generico: si tratta di un bene demaniale, sottoposto a regole precise, e ogni utilizzo dell’arenile deve essere sorretto da titoli formali.

Un primo nodo riguarda il titolo di utilizzo dell’area nel periodo del Festival. L’affidamento della gestione tecnica dell’Arenella aveva una scadenza fissata al 31 dicembre 2025, mentre il Festival si svolge tradizionalmente tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, con lavori preparatori che partirebbero già nelle settimane precedenti. Questo elemento rende, di fatto, irrilevante il riferimento all’ultimo gestore dell’area per quanto riguarda l’evento: alla data del Festival, infatti, la concessione risulta scaduta e l’arenile rientra nella piena disponibilità dell’ente concedente, salvo proroghe o nuovi provvedimenti formali.

È qui che emerge il vero interrogativo. Con quale titolo verrebbe utilizzata la spiaggia durante la settimana del Festival? Un eventuale coinvolgimento di soggetti privati non potrebbe prescindere da un nuovo atto dell’amministrazione, sotto forma di concessione temporanea, autorizzazione per evento o altro provvedimento specifico. In assenza di questi passaggi, non esiste alcun soggetto legittimato a “mettere a disposizione” l’arenile né a trarne utilità economica.

In questo quadro va ricordato che una delibera comunale dello scorso dicembre ha già individuato la spiaggia dell’Arenella tra le location destinate a ospitare iniziative aperte al pubblico durante la settimana del Festival, nell’ambito del programma di eventi collaterali diffusi in città, senza però entrare nel dettaglio delle modalità attuative, né degli allestimenti, delle dimensioni o delle tipologie di strutture previste.

La dimensione dell’intervento ipotizzato apre poi un secondo fronte. Ottocento metri quadrati complessivi, anche se temporanei, non rientrano nella categoria degli allestimenti leggeri. Si tratterebbe di strutture con un impatto rilevante, destinate a chiamare in causa autorizzazioni paesaggistiche, titoli edilizi anche per opere stagionali e una verifica puntuale di compatibilità con il Piano di utilizzo del demanio marittimo. Un percorso che, per sua natura, difficilmente si presta a soluzioni rapide o semplificate.

C’è infine il capitolo sicurezza, che rappresenta uno dei punti più sensibili. Eventi, musica e intrattenimento comportano l’applicazione delle norme sul pubblico spettacolo, con obblighi stringenti in termini di capienze, vie di fuga, gestione dei flussi, piani di safety e security. In un contesto come quello della spiaggia, con accessi limitati e una conformazione non pensata per grandi afflussi serali, questi aspetti diventano centrali. Non a caso, le attività assimilabili a vere e proprie discoteche sull’arenile sono spesso vietate o fortemente limitate, soprattutto in ambiti urbani.

Ma al di là delle carte e delle autorizzazioni, la questione tocca un nervo scoperto della città. Sanremo, durante la settimana del Festival, diventa una vetrina internazionale. Accoglie imprenditori, operatori e investitori da tutta Italia e dal mondo, ma lo fa poggiandosi su un tessuto commerciale che vive e lavora dodici mesi l’anno. Un sistema che affronta costi, concessioni e vincoli ordinari e che proprio in quei giorni concentra una parte decisiva del proprio fatturato annuale.

È qui che il tema assume una dimensione più ampia. Non si tratta di una contrapposizione ideologica tra apertura e chiusura, né di una resistenza al nuovo. Sanremo ha sempre dimostrato di saper accogliere il Festival e le opportunità che porta con sé. Ma ha anche imparato quanto sia fragile l’equilibrio tra grandi eventi e commercio di prossimità. Difendere quel modello, in una settimana cruciale come quella della musica, significa difendere l’identità economica della città, che da sempre tutela il proprio commercio con i denti e con le unghie.

Ad oggi il quadro resta sospeso, in attesa di eventuali chiarimenti ufficiali. Restano tuttavia aperti alcuni interrogativi sul piano amministrativo e organizzativo: con quali titoli verrebbe utilizzata l’area, attraverso quali autorizzazioni e con quali limiti, anche in relazione agli aspetti di sicurezza. Questioni che non chiamano in causa polemiche, ma la necessità di un quadro chiaro e definito, soprattutto quando si interviene su spazi pubblici e in occasione di eventi di rilevanza nazionale.

Aggiornamenti: Allarme truffe sui biglietti: spuntano profili fake sui social. La registrazione è ancora aperta e nessun tagliando è stato assegnato, ma online compaiono già false offerte per finale e serata delle cover.

I primi tentativi di truffa sui biglietti del Festival di Sanremo iniziano a circolare sui social ancor prima dell’apertura ufficiale della fase di acquisto. Un segnale prevedibile, ma che richiede attenzione, soprattutto in un momento in cui la procedura di vendita è ancora nelle sue fasi preliminari e nessun biglietto è stato assegnato.

Lo scorso 22 dicembre è infatti partita la registrazione preliminare per l’acquisto dei biglietti della Festival della Canzone Italiana – 76ª edizione, in programma a Sanremo dal 24 al 28 febbraio 2026. Fin dalle prime ore, migliaia di appassionati hanno tentato di mettersi “in coda” online per completare la procedura, necessaria per sperare di accedere alle serate al Teatro Ariston.

La registrazione, completamente gratuita, è obbligatoria per chiunque voglia partecipare al processo di selezione e resterà aperta fino alle 18 di domani, giovedì 8 gennaio. Possono registrarsi esclusivamente i maggiorenni, in possesso di documento di identità valido, codice fiscale e carta di pagamento intestata, che verrà utilizzata solo in caso di selezione positiva. È bene chiarirlo: la registrazione non garantisce l’acquisto dei biglietti, ma consente unicamente di entrare nel meccanismo di selezione.

Quest’anno la gestione dell’intera procedura è stata affidata a Vivaticket, che curerà tutte le fasi online. Considerato il numero limitato di posti disponibili all’interno dell’Ariston, gli utenti registrati verranno selezionati in modo casuale tramite software, alla presenza di un notaio. Solo chi verrà estratto riceverà una comunicazione ufficiale via e-mail con le indicazioni e le tempistiche per procedere all’acquisto, per un massimo di due biglietti. È ammessa una sola registrazione per utente e i tentativi multipli, con dati duplicati o ripetuti, saranno automaticamente bloccati o eliminati.

Nonostante la procedura sia dunque ancora aperta e gli esiti delle selezioni saranno disponibili solo a partire dal 15 gennaio, sui social network stanno già comparendo profili fake che propongono la vendita di presunti biglietti, spesso per le serate più ambite come la finale o la serata delle cover. Offerte che, allo stato attuale, non possono essere reali, dal momento che nessun utente è ancora stato selezionato e nessun titolo di accesso è stato emesso.

Il consiglio è quindi uno solo: diffidare da qualsiasi annuncio di vendita anticipata, evitare contatti privati, richieste di pagamento o “prenotazioni” informali e fare riferimento esclusivamente ai canali ufficiali indicati dall’organizzazione. Il Festival di Sanremo è, da sempre, terreno fertile per truffe e raggiri online: riconoscerli in anticipo è il primo passo per evitarli.

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