
Alla Malmö Arena è tutto pronto per ospitare la 68ª edizione dell’Eurovision Song Contest 2024, che si svolgerà presso la Malmö Arena a Malmö, in Svezia, dal 7 all’11 maggio 2024, in seguito alla vittoria di Loreen con Tattoo nell’edizione precedente.
La costruzione del palco si è conclusa e da sabato 27 aprile 2024 cominceranno le prove per le 37 delegazioni.
The stage is set for Malmö! #Eurovision2024https://t.co/AAiEcPMn2m
— Eurovision Song Contest (@Eurovision) April 25, 2024
L’emittente pubblica svedese SVT ha infatti svelato l’imponente palcoscenico che potremo vedere all’opera nei prossimi giorni.
Cubi LED mobili, pavimenti LED, luci, video e tecnologia di scena si combineranno per creare alcune variazioni spettacolari nell’arena, mentre il palco è posto proprio al centro del pubblico, a forma di croce, creando un’esperienza unica a 360 gradi che il pubblico e gli spettatori potranno sperimentare a maggio.
All’interno della Malmö Arena, il palco si trova tra 2.168 apparecchi di illuminazione, ognuno dei quali ha una sorgente LED o laser. Sono state necessarie 4 settimane di pre-programmazione per portare le luci nello stato finale in cui si trovano oggi.
I LED sono quindi una componente importante per dare vita al palco. Ci sono circa 1.000 metri quadrati di schermi LED all’interno e sopra il set. Il solo LED del pavimento del palcoscenico ha una dimensione di 186 metri quadrati, mentre lo schermo LED del fondale misura 340 metri quadrati.
Appesi al soffitto, ci sono i 5 cubi LED, che contribuiscono per 460 metri quadrati all’effetto LED che vedremo durante i tre spettacoli dal vivo.
Insieme a questi cubi, 204 tonnellate di attrezzature tecniche sono sospese al soffitto della Malmö Arena, posizionate e spostate tramite un paranco a velocità variabile di 196 unità.
A Malmö ci sarà un team di gestione del palco di 6 persone per i tre spettacoli dal vivo. Ad assisterli, c’è un’ulteriore troupe di 36 persone.
Avranno solo 55 secondi per sistemare il palco nella posizione perfetta per ognuna delle 37 canzoni, trasportando gli oggetti di scena richiesti sul palco e contemporaneamente togliendo quelli precedenti. Questi movimenti sono stati accuratamente coreografati e provati, proprio come tutto il resto degli spettacoli dal vivo del 68° Eurovision Song Contest.
Good evening Europe! 🇸🇪
It’s time to meet… your stage! 🤩#Eurovision2024 #UnitedByMusic pic.twitter.com/RIkD2NBB2u
— Eurovision Song Contest (@Eurovision) April 25, 2024
I talenti creativi dietro questo concetto sono Florian Wieder, Production Designer, e Fredrik Stormby, Light and Screen Content Designer.
Il Production Designer Florian Wieder si è detto entusiasta dell’evento imminente: “Sono felicissimo di far parte di nuovo della famiglia dell’Eurovision! Mettere insieme uno spettacolo eccezionale è un lavoro di squadra e sono orgoglioso di far parte di un dream team di professionisti, la giusta costellazione di persone per creare qualcosa di diverso e nuovo. Abbiamo tutti la stessa visione di cosa dovrebbe essere questo spettacolo e di come portare l’Eurovision a un livello superiore, e per me la Svezia è sempre garanzia di buona musica e intrattenimento.”
Florian Wieder vive a Los Angeles e a Monaco. Negli ultimi 30 anni ha sviluppato concept creativi e visivi per numerosi spettacoli su larga scala, concerti, tournée, cerimonie, produzioni musicali e televisive in tutto il mondo. Florian ha lavorato con artisti come Beyoncé, Adele, Jennifer Lopez, Robbie Williams, U2, Lady Gaga e Rammstein. È stato designer e produttore creativo di sette MTV Video Music Awards (VMA), 12 MTV Europe Music Awards (EMA) e ha lavorato per sette volte all’Eurovision Song Contest dal 2011. Nel 2022 ha progettato la cerimonia di apertura della Coppa del Mondo FIFA in Qatar. Per gli MTV VMA ha ricevuto un Primetime Emmy per la migliore scenografia.
Fredrik Stormby, designer dei contenuti per le luci e gli schermi, ha aggiunto: “Crediamo di aver creato insieme un concetto inaspettato e aggiornato per l’Eurovision Song Contest 2024 e non vediamo l’ora di mostrarlo davvero! Abbiamo sviluppato insieme un concetto forte e non vedo l’ora di mettermi all’opera e di occuparmi delle trasmissioni!.”
Con quasi 25 anni di esperienza, Fredrik Stormby ha lavorato a concerti, teatro, eventi aziendali e produzioni televisive. La sua attività recente comprende diversi ruoli in progetti come ABBA Voyage, Melodifestivalen, Renaissance Tour di Beyoncé e l’Eurovision Song Contest nel 2013, nel 2016 e con Loreen nel 2023. Fredrik è uno dei fondatori di Green Wall Designs, uno studio creativo specializzato in illuminazione, contenuti per palcoscenici e schermi, con sede a Stoccolma. Adotta un approccio olistico alla progettazione della produzione, integrando perfettamente elementi di illuminazione, video e scenografia.
L’Eurovision Song Contest 2024, a cui parteciperanno 37 Paesi, si svolgerà a Malmö, in Svezia, martedì 7 maggio 2024 (Prima Semi-Finale), giovedì 9 maggio 2024 (Seconda Semi-Finale) e sabato 11 maggio 2024 (Gran Finale).
Con quasi 25 anni di esperienza, Fredrik Stormby ha lavorato a concerti, teatro, eventi aziendali e produzioni televisive. La sua attività recente comprende diversi ruoli in progetti come ABBA Voyage, Melodifestivalen, Renaissance Tour di Beyoncé e l’Eurovision Song Contest nel 2013, nel 2016 e con Loreen nel 2023. Fredrik è uno dei fondatori di Green Wall Designs, uno studio creativo specializzato in illuminazione, contenuti per palcoscenici e schermi, con sede a Stoccolma. Adotta un approccio olistico alla progettazione della produzione, integrando perfettamente elementi di illuminazione, video e scenografia.
L’Eurovision Song Contest 2024, a cui parteciperanno 37 Paesi, si svolgerà a Malmö, in Svezia, martedì 7 maggio 2024 (Prima Semi-Finale), giovedì 9 maggio 2024 (Seconda Semi-Finale) e sabato 11 maggio 2024 (Gran Finale).
Aggiornamento: É sempre più vicina l’edizione 2024 dell’Eurovision Song Contest, la più grande competizione canora del pianeta, in programma per quest’anno alla Malmö Arena di Malmö (Svezia) dopo la vittoria di Loreen solo un anno fa.
Saranno 37 le nazioni che si affronteranno nelle tre serate di questa edizione dell’Eurovision, sempre all’inseguimento dell’ambito microfono di cristallo e della possibilità di ospitare l’evento per l’edizione 2025. Come al solito, vi proponiamo la nostra guida all’ascolto dei brani in gara, per cominciare a conoscere gli artisti e i cantanti che sfideranno Angelina Mango e “La noia” sul palco di Malmö.
L’Eurovision Song Contest 2024 andrà in onda dalla Malmö Arena di Malmö (Svezia), con le due semifinali in onda su Rai 2 martedì 7 e giovedì 9 maggio alle 21.00 mentre la finalissima sarà trasmessa da Rai 1 sabato 11 maggio alle 20.40.
Ventisei nazioni, tra cui l’Italia (ammessa di diritto in quanto membro dei Big 5, le cinque nazioni che contribuiscono maggiormente alle finanze dell’EBU-UER), saranno le qualificate all’atto conclusivo della rassegna. Per la prima volta nella storia dell’Eurovision, le Big 5 si esibiranno dal vivo e per intero in una delle due semifinali: vedremo quindi l’Italia nella serata di giovedì, nella quale saremo anche chiamati a televotare i paesi in gara nella seconda semifinale.
Per il secondo anno di fila troveremo alla conduzione Gabriele Corsi e Mara Maionchi, mentre il commento in simulcast su Rai Radio 2 e sul canale 202 del digitale terrestre vedrà impegnati Matteo Osso e Diletta Parlangeli.
🇦🇱 ALBANIA: Besa Kokëdhima, Titan. Il Festivali i Këngës (Festival della canzone albanese), che da due anni stabilisce il rappresentante dell’Albania all’Eurovision mediante una votazione a parte decisa dal solo televoto, ha premiato un pò a sorpresa questa artista originaria del Kosovo e attiva in patria da oltre vent’anni.
La canzone, che nella versione originale era in albanese e si configurava come una ballata tradizionale con elementi folk, è stata tradotta e riarrangiata da Darko Dimitrov (produttore macedone molto attivo nella scena ESC, con ben 13 canzoni in gara dal 2006 a oggi) ed ha perso un po’ l’unicità e l’originalità che la contraddistingueva nella sua versione originaria, enfatizzando una parte etnica più “parodistica” e uno switch di genere negli ultimi 30 secondi che ricorda abbastanza gratuitamente le hit di Dua Lipa.
L’Albania ha la fortuna di essere inserita nella seconda semifinale con diversi paesi “amici”, che potrebbero dare a Besa la spinta per superare l’asticella (in verità abbastanza bassa) del decimo posto che vale la qualificazione. In finale, però, è difficile aspettarsi un piazzamento al di fuori delle posizioni di rincalzo.
🇦🇲 ARMENIA: Ladaniva, Jako. I Ladaniva sono un duo world music originario di Lille (Francia) e formato dalla cantante Jaklin Baghdasaryan e dallo strumentista Louis Thomas. Portano un pezzo fortemente ispirato alla tradizione musicale armena, con forti elementi etnici e un ritornello trainato da un “la-la-la-la-la” tutto da ballare. Dopo diverse proposte armene che guardavano totalmente ad Ovest (tra cui la stessa Snap di Rosa Linn, che a giorni passerà la soglia del miliardo di streaming su Spotify) questa è la prima entry da diversi anni a puntare tutto sull’eredità culturale della piccola nazione del Caucaso.
La performance promette di essere allegra e caciarona, inserendosi pienamente in una quota “folkloristica” che all’Eurovision finisce molto spesso per pagare dividendi. L’Armenia non vede la top10 dal 2016 (7° posto di Iveta Mukuchyan con LoveWave) e questo potrebbe essere l’anno giusto per ritornare nei piani alti della competizione.
🇦🇺 AUSTRALIA: Electric Fields, One Milkali (One Blood). A ormai nove anni dalla prima partecipazione dell’Australia all’Eurovision (quando l’EBU decise di invitarli “una tantum” per festeggiare la 60° edizione del contest, invito che poi fu esteso diventando una partecipazione in piena regola) si può dire che l’esperimento sia riuscito solo a metà, con l’Eurovision che non è entrato del tutto nella cultura australiana moderna al di là dell’interesse generato dai superfan dell’evento – anche, banalmente, per una ragione di “distanza” fisica tra Europa e Oceania che rende difficile per gli artisti australiani promuovere i loro brani durante la stagione di avvicinamento al contest.
La scelta è caduta quest’anno sugli Electric Fields, duo electro-pop di origini aborigene che aveva già sfiorato la vittoria nella selezione australiana del 2019 venendo sconfitto sul filo di lana da Kate Miller-Heidke. La proposta che hanno concepito per questa edizione porterà sul palco la cultura e la lingua dei più antichi abitanti del continente oceanico, ma non sembra in grado di convincere particolarmente gli spettatori di tutta Europa e potrebbe mettere la parola “fine” sulla storia dell’Australia all’ESC.
🇦🇹 AUSTRIA: Kaleen (Marie-Sophie Kreissl), We Will Rave. L’Austria mette in campo un superteam svedese-danese di autori apprezzati nella scena ESC (Jimmy “Joker” Thörnfeldt, vincitore dell’ultima edizione come firma di Tattoo di Loreen; Anderz Wrethov, Thomas Stengaard e Julie Aagaard) e una proposta che ripercorre l’eurodance e la techno in voga nei primi anni ’00 e in qualche modo riscoperti in questi ultimi anni.
La parte debole del pacchetto è probabilmente l’interprete, una coreografa e insegnante di danza con esperienza quasi nulla nel canto. Nell’avvicinamento all’Eurovision non ha mai convinto, portando a casa diverse performance abbastanza discutibili e dimostrando di non reggere (almeno sulla carta) l’impatto con una canzone molto forte, ma non semplice da eseguire live. L’Austria ha sicuramente la possibilità di portare a casa un risultato dignitoso, ma sarà fondamentale il modo in cui verrà gestita la realizzazione della performance e non va escluso totalmente lo spettro di una sorprendente eliminazione in semifinale.
🇦🇿 AZERBAIGIAN: Fahree feat. Ilkin Dovlatov, Özünlə apar. Dopo essersi storicamente affidato ad autori e produttori occidentali per scrivere i brani da portare in gara all’Eurovision, da un paio d’anni l’Azerbaigian ha deciso di puntare tutto su una partecipazione totalmente autoctona. Per la prima volta in assoluto quest’anno la canzone vedrà la lingua azera come protagonista, con il vocalist Fahree affiancato da un cantante di mugham (tradizionale stile di canto dell’Azerbaigian) in una proposta comunque moderna e dai canoni più o meno contemporanei.
La mossa serve soprattutto a mobilitare i tanti spettatori turchi in giro per l’Europa, orfani della partecipazione della propria nazione (che ha abbandonato l’Eurovision nel 2012 e non si è mai guardata indietro). In una prima semifinale con solo 15 canzoni in gara, potrebbe bastare a riportare l’Azerbaigian in finale dopo due anni: i fasti della scorsa decade, in cui riuscivano a portare a casa cinque top5 consecutive e una vittoria tra il 2009 e il 2013, sembrano però ancora lontani.
🇧🇪 BELGIO: Mustii, Before The Party’s Over. Annunciato a novembre 2023 come rappresentante belga, Mustii sembra voler riportare il Belgio nel solco dei binari che gli hanno garantito un discreto successo negli ultimi anni: proposte pop eleganti e minimaliste, più incentrate sulla “canzone” in sè che sulla messa in scena e sull’impatto visivo dell’esibizione.
Il brano (firmato da Nina Sampermans, autrice di Tout l’univers di Gjon’s Tears, terza classificata all’ESC 2021 per la Svizzera) ha una sezione corale finale molto convincente, ma ci mette veramente tanto a prendere vita e non sembra avere l’impatto che il palco dell’Eurovision spesso richiede: inizialmente era nella rosa dei favoriti, ma ha perso quota dopo le prime esibizioni live di Mustii (apparentemente non il performer più carismatico in circolazione). Sicuramente resta candidato a un posto in finale e a una potenziale top10 grazie a un ricco apporto potenziale da parte delle giurie internazionali.
🇨🇾 CIPRO: Silia Kapsis, Liar. Cipro propone una ricetta già vista spesso negli anni: pop femminile mediterraneo, coreografia pensata e provata al millimetro con quattro ballerini che enfatizzano le movenze della cantante, ritornello che si “appiccica”, ritmo e sex appeal per attrarre il pubblico di tutta Europa. L’interprete è nata in Australia, ha 17 anni e questo Eurovision segna il suo ingresso vero e proprio nella musica che conta; la canzone è scritta da Dimitris Kontopoulos (decano di tante partecipazioni greche all’ESC) e si sa essere stata originariamente scartata proprio dalla Grecia nella selezione interna del 2023.
L’effetto “Eleni Foureira” (seconda classificata nel 2018 con Fuego) è estremamente difficile da ripetere, però è anche vero che questo tipo di proposta ha sempre un certo mercato nella scena ESC e basta una performance ben pensata per elevarlo a un piazzamento più che onorevole. Vedremo se l’isola di Afrodite sarà in grado di tornare nella metà sinistra del tabellone dopo il 12° posto di Andrew Lambrou l’anno passato.
🇭🇷 CROAZIA: Baby Lasagna, Rim tim tagi dim. Originariamente, questo artista di Umago non doveva nemmeno prendere parte alla selezione croata; rientrato in gara per la defezione di un’altra concorrente, ha shockato tutti e vinto il concorso portando a casa oltre il 50% del televoto su 16 proposte in gara. Nella sua proposta si vede – come in diverse altre canzoni in gara quest’anno – l’influenza del finlandese Käärijä, arrivato secondo a furor di popolo nella scorsa edizione con la sua Cha Cha Cha; allo stesso tempo si differenzia mettendo in campo sonorità rock/heavy metal e il tema dei tanti ragazzi che lasciano il suo paese per cercare migliori opportunità in nazioni più ricche.
Una proposta del genere potrebbe fare sfracelli in un anno più “conservativo” dove non sia costretta a disputarsi il voto con altre performance ancora più estreme e provocatorie. Il messaggio della canzone è forte e può fare breccia in tutta l’Europa dell’Est, che però marca quest’anno le defezioni di diverse nazioni (Romania, Bulgaria, Macedonia del Nord, Montenegro, Bosnia-Erzegovina) tutte o quasi ritirate per problemi finanziari. La sensazione è che la Croazia sarà una delle protagoniste di questo Eurovision, ma che le mancherà qualcosa per potersi giocare fino in fondo la sua prima vittoria.
🇩🇰 DANIMARCA: Saba Lykke Oehlenschlæger, Sand. Nata in Etiopia ed adottata da una famiglia danese assieme alla sorella gemella, Saba è un’artista emergente che arriva sul palco dell’Eurovision con una canzone firmata da Melanie Wehbe e Jonas Thander (entrambi autori apprezzati del Melodifestivalen svedese, la più importante fra le selezioni nazionali dell’ESC assieme a Sanremo). Con Sand ha vinto il Dansk Melodi Grand Prix in modo abbastanza controverso, senza conquistare il primo posto al televoto ma emergendo nella superfinale grazie al fortissimo supporto dei giurati.
Non è un pezzo che reinventa la ruota, ma sicuramente si pone come una delle migliori proposte pop dell’edizione e potrebbe riuscire nell’impresa di riportare in finale la Danimarca dopo cinque lunghissimi anni. Se poi riuscisse davvero a raggiungere l’atto conclusivo, potrebbe anche ritagliarsi un’ottima posizione finale con il sostegno delle giurie.
🇪🇪 ESTONIA: 5MIINUST & Puuluup, (Nendest) narkootikumidest ei tea me (küll) midagi. Dopo tanti anni di scelte safe (spesso comunque premiate dai risultati finali, come con l’insperato ottavo posto di Alika Milova l’anno passato) l’Estonia ha deciso improvvisamente di cambiare rotta e affidarsi a una collaborazione inedita fra un collettivo hip hop e un gruppo folk, che ha ottenuto un successo incredibile in patria e vinto senza grossi problemi un’edizione di Eesti Laul con tante proposte spendibili in gara. Sicuro ha contribuito l’impatto della vicina Finlandia e di Cha Cha Cha, vincitrice al televoto dello scorso Eurovision e hit dell’anno solare 2023 anche nella stessa Estonia.Il
vero problema di questa proposta, che ripeteremo per diverse altre proposte in gara, è il fatto che sarà costretta a giocare contro diversi emuli di Käärijä e in questa categoria non sembra decisamente la più competitiva. Il “caos controllato” dell’esibizione nella finale estone ha funzionato davanti a un pubblico ricettivo a questo tipo di proposta e al momento i siti di scommesse li danno tranquillamente in finale, ma non sarei particolarmente stupito se questo tipo di “umorismo” non funzionasse allo stesso modo in tutta Europa e se l’Estonia finisse per rimanere addirittura in semifinale.
🇫🇮 FINLANDIA: Windows95man, No Rules!. In nessuna nazione il secondo posto di Käärijä e Cha Cha Cha ha avuto un impatto quanto in Finlandia, che ha deciso di insistere sulla linea “it’s crazy, it’s party” tracciata dal suo scorso rappresentante e portare una proposta visivamente ancora più estrema. No Rules! è il progetto del disc jockey Windows95man (che ha rischiato modifiche al suo nome d’arte per l’uso del marchio registrato legato al primo sistema operativo “commerciale” lanciato nel 1995 da Microsoft) e del vocalist Henri Piispanen, che lo sorregge nei tre minuti di una trashissima proposta eurodance fuori tempo massimo e incentrata soprattutto sul gimmick della finta nudità dell’artista che nell’ultimo minuto trova sul palco dei provvidenziali pantaloncini di jeans a coprire le sue parti intime.
É un tipo di umorismo che i finlandesi sentono molto vicino, ma che non risuona allo stesso modo nel resto d’Europa, e questo è stato abbastanza dimostrato dalla fredda reazione che la canzone ha ricevuto nella comunità dei fan fin dalla sua vittoria nella selezione finlandese. Potrebbe sicuramente riscontrare il gusto di una certa sezione di pubblico occasionale, che in un’edizione non esattamente super competitiva basta ed avanza per garantire il passaggio del turno: vero è, però, che una proposta del genere è totalmente invotabile da parte delle giurie, e questo inevitabilmente costringerà la Finlandia a ritornare nelle ultime posizioni dopo lo storico argento del 2023.
🇫🇷 FRANCIA: Slimane Nebchi, Mon amour. La Francia ha scelto una strategia particolare per introdurre il suo rappresentante a questo Eurovision: addirittura a inizio novembre ha presentato la sua scelta (Slimane, popolarissimo interprete pop già vincitore della quinta edizione francese di The Voice) e rilasciato la canzone con cui avrebbe preso parte alla manifestazione. Il tutto aveva ovviamente un doppio fine promozionale: cercare di “mungere” il più possibile la popolarità del brano, condizionare le scelte delle altre nazioni portando una proposta con cui sia difficile reggere il confronto (perlomeno nel campo delle ballatone maschili) e utilizzare l’artista come veicolo di promozione della musica francese a livello nazionale, in un anno che la Francia sente come partiolarmente “patriottico” per quello che è l’avvicinamento alle Olimpiadi di Parigi.
Il risultato può dirsi positivo, perché inevitabilmente i transalpini giocheranno per un altro piazzamento di prestigio e potrebbero addirittura vincere la classifica delle giurie. Slimane è l’artista più esperto e carismatico di questa edizione, sicuramente metterà in scena una proposta convincente e se dovesse esibirsi nella seconda metà della finale potrebbe anche convincere abbastanza televotanti da permettere alla Francia di raggiungere l’insperato trionfo che inseguono da anni. Il rischio è di suonare un po’ troppo pretenzioso e autoreferenziale, in un contest che spesso ha premiato proposte più immediate e genuine (ma che ha anche permesso a Voilà di Barbara Pravi di contendere fino all’ultimo la vittoria ai Måneskin).
🇬🇪 GEORGIA: Nutsa Buzaladze, Firefighter. Sono addirittura otto anni che la Georgia non vede la finale dell’Eurovision, tendenza che hanno provato a cambiare sperimentando tanti generi con risultati quasi sempre fallimentari. A questo giro si affidano a un brano pop femminile, moderno e dal sound internazionale, scritto e prodotto da Darko Dimitrov (autore eurovisivo sulla breccia da metà anni Duemila). L’artista è molto popolare in patria – ma anche in buona parte dell’Europa post-sovietica – e ha preso parte all’edizione 2023 di American Idol classificandosi dodicesima.
Sicuramente è una proposta safe e che riconduce a sonorità e situazioni “già sentite”, ma i georgiani hanno investito molto in questa partecipazione e sembra immaginabile ritrovare la nazione del Caucaso finalmente in finale (dopo la doccia fredda del 2023 quando furono eliminati a sorpresa in una semifinale abbordabile). Ad accompagnare Nutsa sul palco ci sarà anche una crew di ballerini italiani.
🇩🇪 GERMANIA: Isaak Guderian, Always On The Run. Il tedesco Isaak ha vinto un po’ a sorpresa una selezione nazionale dove ha battuto diversi favoriti della vigilia grazie a un supporto esagerato delle giurie internazionali. La canzone ha forse il più grande difetto che può avere un brano che si approccia all’Eurovision: è semplicemente “carina”, nel senso che non ha nulla di particolarmente memorabile – nel bene o nel male – e per questo rischia di passare totalmente inosservata al momento del voto, pur rimanendo comunque un bel pezzo dal potenziale soprattutto radiofonico.
Di buono c’è che malgrado lo scetticismo iniziale che ha seguito la sua scelta (per i maligni, influenzata dalla voglia dei giurati stranieri di mettere fuori gioco delle canzoni che avrebbero potuto portare la Germania ben più in alto) Isaak sembra possedere i presupposti per ottenere un risultato dignitoso anche con le giurie eurovisive. Ciò potrebbe salvare i tedeschi dall’ennesimo ultimo posto, e nella migliore delle ipotesi a portare a casa un risultato decoroso con il quale iniziare ad approcciare l’edizione 2025.
🇬🇷 GRECIA: Marina Satti, Zari. Ritmi mediterranei e modernità: queste le parole d’ordine per la Grecia che schiera una cantautrice molto conosciuta nel suo paese d’origine con un pezzo che mischia pop, rap e la tradizione ellenica del laïkó. In un concorso che da sempre “insegue” i trend musicali del mondo reale con una decade buona di ritardo, Zari è indubbiamente la canzone più moderna in concorso e quella che rispecchia più da vicino il panorama musicale del 2024.
Prendendo un po’ da Rosalía e un po’ dalla tradizione culturale del suo paese, Marina Satti si pone come antagonista diretta della nostra Angelina Mango: le due sono seguite dallo stesso coreografo (Mecnun Giasar, già impegnato nei tour internazionali di BTS, Madonna e appunto Rosalía) e portano due proposte che attingono più o meno allo stesso bacino di pubblico. Il palco di Malmö ci dirà chi sarà tra le due a prevalere.
🇮🇪 IRLANDA: Bambie Thug, Doomsday Blue. Dodici mesi fa l’Irlanda, nazione decana dell’Eurovision e powerhouse assoluta degli anni ’90 ormai da un paio di decenni in quasi assoluta disgrazia, è stata raggiunta dalla Svezia al primo posto della classifica delle nazioni più vittoriose nella storia del contest. Per rinverdire i propri fasti, dopo anni di scelte safe e poco ispirate, la strada è stata quella totalmente opposta del rischio più ardito: la selezione nazionale ha premiato Bambie Thug, artista di genere alt-pop con un brano che mischia pop, rock, jazz, elettronica e metal in una sorta di delirio lungo tre minuti.
Le atmosfere dark e spettrali di questa proposta (con l’artista che ha enfatizzato questo concetto presentandosi come una vera e propria “strega” e lanciando l’hashtag #CrownTheWitch) saranno inevitabilmente divisive in un contest dove il gioco è raccogliere il più alto numero possibile di punti in 37 nazioni diverse, ma i fan dell’Irlanda sperano che Doomsday Blue abbia uno zoccolo duro di sostenitori grande abbastanza da garantirle almeno il passaggio del turno. Da lì in poi, tutto quello che arriva sarà un successo.
🇮🇸 ISLANDA: Hera Björk Þórhallsdóttir, Scared Of Heights. Per diverso tempo era sembrato inevitabile che la scelta dell’Islanda sarebbe ricaduta su Bashar Murad, cantante di origini palestinesi la cui partecipazione avrebbe ricoperto un significato particolare quest’anno per la grandissima protesta generata dalla partecipazione di Israele. La finale del Söngvakeppnin ha visto un esito controverso, con la vittoria che è andata invece a Hera Björk (52enne cantante famosissima in patria, già rappresentante islandese e 19° classificata all’ESC 2010 con Je ne sais quoi) per poco più di un punto percentuale.
Scared Of Heights è un brano datato, che non sarebbe risultato fuori posto a un ESC di vent’anni fa ma arriva a Malmö decisamente fuori tempo massimo. Di certo non è una canzone che può giocarsi la vittoria dell’Eurovision e sembra avere bisogno di un vero e proprio miracolo anche solo per passare il turno.
🇮🇱 ISRAELE: Eden Golan, Hurricane. É inevitabile che la presenza in gara dello stato di Israele genererà enormi polemiche dentro e fuori la bolla dell’Eurovision, per motivi che vanno assolutamente al di là della sfera musicale e che è impossibile riassumere in poche righe. La realtà oggettiva delle cose è che Eden Golan porta in gara una delle pochissime ballad femminili di questa edizione, e questa mancanza di concorrenza basterebbe a farla risaltare in un contest che non subisse l’ombra del conflitto che da sei mesi sta dilaniando la Palestina.
A questo si aggiunge la grandissima eco mediatica che la partecipazione di Israele sta avendo e avrà fino alla finale, raggiungendo i media tradizionali di tutto il mondo. Sarà una proposta che catalizzerà grandissima attenzione e di conseguenza moltissimi voti, perché all’Eurovision non si può “votare contro” e basta una fanbase piccola e rumorosa per catalizzare un grandissimo supporto. Israele farà molto bene e solo le giurie fermeranno Hurricane da quello che potrebbe essere un posto sul podio.
🇱🇻 LETTONIA: Dons, Hollow. Fuori dalla finale dal 2016, la Lettonia porta in gara quest’anno una ballata di classe ispirata a modelli eccellenti che hanno fatto sfracelli nelle chart internazionali qualche anno fa (vengono in mente soprattutto Hozier e Rag’n’Bone Man).
La proposta lettone non è mai stata considerata molto dai fan, è passata un po’ inosservata nel giro dei pre-party ed è anche difficile immaginarsi un forte supporto per un brano del genere da chi la sentirà per la prima volta giovedì sera. Fossimo stati nell’era pre-2022 (con le semifinali decise da televoto e giurie invece che dal solo televoto) e avesse giocato nella prima semifinale (indiscutibilmente la meno competitiva tra le due) avrebbe avuto una chance concreta di passare il turno, ma nelle condizioni attuale rischia solamente di marcare la settima NQ consecutiva per i lettoni.
🇱🇹 LITUANIA: Silvester Belt, Luktelk. Sono ormai diversi anni che la Lituania si sta configurando come una tra le nazioni più competitive fra quelle rimaste in gara al di là del Danubio, con quattro piazzamenti in top15 nelle ultime cinque partecipazioni. Quest’anno non fa eccezione: il brano electro-pop di Silvester Belt, 26enne artista emergente di Kaunas, promette di fare ballare tutta la Malmö Arena e raggiungere un piazzamento di prestigio senza troppi patemi.
La canzone è interamente in lituano e segue un solco sempre più visibile in queste ultime edizioni di Eurovision (ben 18 canzoni su 37 includono una lingua diversa dall’inglese). Le uniche perplessità riguardano la tenuta con le giurie internazionali e il rischio di venire un po’ “dimenticata” in una finale dove arriveranno tanti brani uptempo, in particolare se dovrà esibirsi all’inizio dello show.
🇱🇺 LUSSEMBURGO: Tali Golergant, Fighter. Il Lussemburgo torna all’Eurovision dopo 31 anni e lo fa con un’artista di origini israeliane (ma cresciuta musicalmente negli Stati Uniti) e un brano uptempo in inglese e francese firmato anche dal nostro Dardust, uno dei produttori più affermati del panorama musicale italiano ormai da diversi anni. La presenza in gara del Granducato pare non essere uno sforzo estemporaneo e sembra volere porre le basi per una partecipazione di lungo respiro, se non altro per le risorse messe in campo nella produzione della selezione nazionale e nella promozione del brano.
É difficile valutare quanto il pubblico possa supportare una nazione piccola, con pochi “amici” nominali e che non prende parte all’Eurovision da oltre tre decadi. Allo stesso tempo, Tali è stata piazzata in chiusura della semifinale meno competitiva, la posizione migliore per cercare quella che dovrebbe essere una qualificazione più che a portata di mano. In finale, poi, il Lussemburgo potrebbe beneficiare del supporto di tante giurie desiderose di “premiare” il loro ritorno (un po’ come successo all’Italia nel 2011).
🇲🇹 MALTA: Sarah Bonnici, Loop. La maltese Sarah Bonnici prende ispirazione da SloMo di Chanel Terrero (3° classificata all’Eurovision 2022 per la Spagna) e mette in scena un pezzo pop femminile con influenze latine/mediterranee ma firme quasi totalmente nordiche (tra loro Joy e Linnea Deb, vincitori del contest nel 2015 per la Svezia come autori di Heroes di Måns Zelmerlöw).
Inizialmente la proposta maltese non è stata particolarmente considerata, sia perché la piccola isola mediterranea ha fatto molta fatica in queste ultime edizioni a raccogliere consensi al televoto, sia soprattutto per l’inesperienza della cantante e il fatto che fin da subito ha deciso di presentarsi con una dance routine molto complessa. É pur vero però che nel giro delle settimane Sarah è migliorata tantissimo e che abbiamo visto nelle ultime edizioni come ci sia evidentemente un mercato per questo tipo di proposta, abbastanza da garantirle perlomeno di giocarsi le sue carte in chiave qualificazione.
🇲🇩 MOLDAVIA: Natalia Barbu, In The Middle. Dopo svariate partecipazioni all’insegna del folklore e del divertimento, la Moldavia ha deciso di premiare una proposta più “conservativa” e riportare all’Eurovision Natalia Barbu, che prese parte alla competizione 17 anni fa con Fight e si classificò in decima posizione in quel di Helsinki. La canzone è una pop ballad trainata dai violini, caratterizzata da vaghi accenti etnici e un mood introspettivo e vagamente misterioso.
Per quanto (come abbiamo già detto) la prima semifinale sia meno competitiva e lasci la porta aperta a potenziali inserimenti da parte di proposte meno pubblicizzate, sembra abbastanza chiaro che i moldavi siano i primi a non credere particolarmente nelle proprie chance e che si siano abbastanza rassegnati alla prima eliminazione in semifinale dal 2019.
🇳🇴 NORVEGIA: Gåte, Ulveham. La Norvegia presenta un gruppo folk rock attivo da 25 anni e una canzone ispirata alla tradizione musicale norrena, il cui testo ha dovuto essere riscritto in norvegese corrente per evitare problemi di violazione del copyright nei confronti di quella che è una ballata medievale del Duecento (comunque accreditata come “Tradizionale”). La vittoria di Ulveham al Melodi Grand Prix norvegese non era scontata ed è arrivata battendo di stretta misura i KEiiNO, il supergruppo che con Spirit In The Sky ha vinto il televoto e ottenuto il 6° posto finale all’ESC 2019.
Il punto forte di questa proposta è sicuramente la performance live, con la cantante Gunnhild che si pone come punto focale di un’esibizione pensata per coinvolgere e catturare il pubblico a casa. Inizialmente partiti tra i favoriti, le chance dei Gåte sono un po’ scemate con il trascorrere della stagione – ma la canzone e l’esibizione continuano ad avere una grande presa e potrebbero caratterizzarsi come una delle vere sorprese nella classifica finale di questo 69° Eurovision Song Contest.
🇳🇱 PAESI BASSI: Joost Klein, Europapa. Alla luce della cocente eliminazione in semifinale del 2023, i Paesi Bassi hanno deciso di cambiare rotta e puntare sulla selezione interna di uno degli artisti più popolari e amati nel panorama musicale nazionale: Joost Klein, 26enne rapper ed ex YouTuber il cui singolo Friesenjung è entrato nelle chart di mezza Europa durante l’anno solare 2023.
Ovviamente si sprecano i paragoni con Käärijä, secondo classificato della scorsa edizione che fin da subito ha appoggiato la candidatura di Joost ed è apparso con lui in diversi video e photo-op (al punto da fare credere alcuni che potrebbe apparire al suo fianco come guest star sul palco dell’Eurovision). Il team di AVROTROS ha promesso fin da subito grandi cose, con una performance che nelle intenzioni dovrebbe essere ipertecnologica e mettere in scena “qualcosa di mai visto prima”. Resta però il problema che il brano rimane un brutto scarto della Eurodance di fine anni ’90 e che, come è emerso dalle prime prove in arena, è molto difficile che le giurie supportino convintamente una proposta del genere anche se il televoto garantirà comunque un piazzamento importante.
🇵🇱 POLONIA: Luna (Aleksandra Wielgomas), The Tower. La Polonia cerca la terza qualificazione consecutiva con Luna, giovane cantautrice di Varsavia che scende in campo con un brano moderno, dal sound fortemente internazionale e caratterizzato da atmosfere che richiamano inevitabilmente il successo planetario di Taylor Swift. The Tower è un pezzo che solleva il morale e spinge a trarre forza dalla negatività, un messaggio non esattamente inedito nella musica pop mondiale ma venduto bene con una produzione che potrebbe ben figurare nelle radio di tutta Europa.
Più difficile è valutare l’appeal di questa proposta in una competizione dove dovrà sfidare altri 36 brani, molti dei quali avranno inevitabilmente una presa molto più immediata (soprattutto sul televoto). La Polonia conta sull’essere stata inserita nella semifinale più abbordabile, con diversi paesi “vicini” pronti a supportarla, e su una performance incentrata sul mondo degli scacchi che potrebbe rendere il pezzo memorabile e garantire a Luna un piazzamento più che soddisfacente.
🇵🇹 PORTOGALLO: Iolanda Costa, Grito. La tradizione eurovisiva del Portogallo continua nel solco consolidato durante le ultime edizioni, con il Festival da Canção che continua a premiare brani di classe impacchettati in una confezione comunque valida e impattante sul palco eurovisivo (arrivano da una striscia di tre finali consecutive, compresa una top10 nel 2022).
Iolanda porta una delle poche ballate di questa edizione, altro elemento che la farà risaltare nella line-up se dovesse superare lo scoglio della semifinale 100% televoto. La proposta non è la più competitiva della storia ma funziona, è ben coreografata e se venisse accolta positivamente dai giurati internazionali potrebbe anche ritagliarsi un insperato piazzamento nella “metà alta” della finalissima.
🇬🇧 REGNO UNITO: Olly Alexander, Dizzy. Il Regno Unito ha vissuto una forte “rinascita” di spirito eurovisivo dopo il secondo posto di Sam Ryder a Torino 2022 e l’edizione passata organizzata a Liverpool al posto dell’Ucraina (impossibilitata a farlo a causa del conflitto bellico con la Russia). Questo ha portato a un rinnovato interesse nella partecipazione da parte di artisti di maggiore peso, che prima snobbavano l’Eurovision ritenendolo troppo trash o troppo influenzato da dinamiche politiche per permettere alla propria nazione di ottenere buoni piazzamenti.
Quest’anno la scelta di BBC è ricaduta su Olly Alexander, già frontman e voce solista del progetto pop Years & Years che spopolò nelle radio europee a metà anni ’10 con il singolo King: l’Eurovision arriva come occasione per rivitalizzare la sua carriera ed è stato indubbiamente preso sul serio dal suo team, con risorse ingenti messe in campo nella produzione di un brano che però non ha convinto appieno i fan (in quanto un po’ troppo datato e “di poca presa” per gli standard dell’ESC moderno). Non dovrebbe lottare per le posizioni di vertice, ma è forse l’artista più conosciuto in Europa tra quelli in gara e sicuramente metterà in scena uno show degno della sua fama.
🇨🇿 REPUBBLICA CECA: Aiko (Alena Shirmanova-Kostebelova), Pedestal. La partecipazione eurovisiva della Repubblica Ceca continua a raffigurare la parabola del calabrone che non dovrebbe poter volare ma non lo sa e vola lo stesso: partendo da un budget e da un interesse nazionale fra i più bassi in assoluto considerando le 37 nazioni in gara, la delegazione ceca ha ottenuto quattro finali e due top10 nelle ultime cinque partecipazioni.
Sembra difficile ripetere questi risultati con Aiko, artista pop-rock che ha vinto la selezione nazionale con qualche protesta e ha da subito denotato limiti importanti nelle sue prime performance dal vivo. Il pezzo richiama un po’ le sonorità di Olivia Rodrigo, gira bene (in particolare nella nuova versione rilasciata dopo la vittoria della selezione) ma l’attitudine dell’artista è forse un po’ troppo aggressiva e in-your-face per il pubblico generalista. Arrivare di nuovo in finale sarebbe l’ennesimo insperato successo per la delegazione di Praga.
🇸🇲 SAN MARINO: Megara, 11:11. La terza edizione di Una voce per San Marino si è conclusa tra mille polemiche a fine febbraio, premiando la rock band spagnola dei Megara (già in gara nell’edizione 2023 del Benidorm Fest, dove si fecero conoscere al pubblico eurovisivo) davanti alla favoritissima della vigilia Loredana Bertè.
Va subito sfatato un mito: la proposta dei Megara è sicuramente più spendibile sul palco eurovisivo di quanto lo sarebbe stata Pazza, e perlomeno dà alla repubblica del Titano una speranza di superare la semifinale di giovedì 9 (cosa che probabilmente non sarebbe avvenuta a parti inverse). Guardando in faccia la realtà, però, l’impegno che Kenzy e gli altri membri del gruppo hanno investito in questa partecipazione rischia di non essere ripagato – in primis dal pubblico italiano, che difficilmente supporterà San Marino dopo lo sgarbo fatto a Loredana – ed è altamente probabile che anche quest’anno i nostri “vicini” debbano rassegnarsi a seguire l’atto finale dal televisore.
🇷🇸 SERBIA: Teya Dora, Ramonda. L’edizione 2024 di Pesma za Evroviziju è stata vinta da Teya Dora e dalla sua ballata balcanica Ramonda, una dei pochissimi “lentoni” di questa edizione, ispirata ad un fiore riconosciuto come simbolo della resilienza del popolo serbo durante la Prima guerra mondiale. La Serbia non manca la finale dal 2017 (pur senza risultati altisonanti, tolto il 5° posto di In corpore sano di Konstrakta a Torino 2022) ed è una delle poche nazioni nell’Europa dell’Est in cui l’Eurovision è ancora estremamente popolare.
Teya Dora canterà nella semifinale di martedì, che come abbiamo già avuto modo di ripetere più volte dovrebbe essere la più abbordabile tra le due (con solo 15 nazioni in gara per 10 posti in finale). Si esibirà però per seconda, lontana dal momento del voto e con un pezzo non destinato a suscitare una grandissima presa nel pubblico. Paradossalmente potrebbe risaltare maggiormente in finale come una delle pochissime ballad di questa edizione.
🇸🇮 SLOVENIA: Raiven, Veronika. Ufficialmente a causa di problemi finanziari, la Slovenia ha cancellato la selezione nazionale Misija Malmö a bando già ufficialmente aperto e optato per la selezione interna di Raiven – cantautrice che era andata molto vicina a rappresentare la nazione balcanica già nel 2016, 2017 e 2019 con due secondi e un terzo posto.
Il brano portato in gara è scritto da Bojan Cvjetićanin (frontman dei Joker Out, in gara per la Slovenia nell’edizione 2023) ed è ispirato alla storia vera della contessa Veronika di Desenice, la prima donna ad essere stata condannata in Slovenia con l’accusa di stregoneria. La scelta non sembra aver particolarmente convinto il pubblico, malgrado la presenza di un nutrito zoccolo duro di sostenitori tra gli eurofan: sicuramente nella prima semifinale gli sloveni potranno giocarsi le loro carte, ma la strada verso la seconda qualificazione consecutiva sembra già particolarmente in salita.
🇪🇸 SPAGNA: Nebulossa, Zorra. Scelta poco convenzionale per la Spagna, che ha visto emergere a sorpresa dal Benidorm Fest 2024 il duo electropop formato dalla 55enne cantante Mery Bas e dal tastierista e produttore suo marito da oltre 20 anni. Si tratta di un brano provocatorio fin dal titolo, un epiteto sessista spesso rivolto impropriamente alle donne sicure di sè e dei propri mezzi: nel brano la cantante cerca di riappropriarsene e lo rivendica con orgoglio, in un inno all’empowerment femminile che ha riscosso grandissimo successo in tutta la nazione.
Dal punto di vista tecnico Mery non è la migliore vocalist della storia, e non ci si può aspettare che le giurie dell’Eurovision premino particolarmente questa proposta vista anche la messa in scena volutamente “sopra le righe” a ribadire il concetto attorno a cui ruota tutta l’esibizione. Sicuramente la Spagna promette di coinvolgere e far ballare tutta la Malmö Arena e non è da escludere che il tema della canzone possa fare discutere e attirarsi le simpatie del pubblico europeo.
🇸🇪 SVEZIA: Marcus & Martinus, Unforgettable. Curiosamente, i padroni di casa hanno pescato al di fuori dei propri confini per difendere il titolo conquistato nel 2023: la scelta è ricaduta sui gemelli norvegesi Marcus e Martinus Gunnarsen, teen idol popolarissimi in patria sul finire della scorsa decade e attualmente impegnati a ritagliarsi una nuova carriera “adulta” nella vicina Svezia. Già secondi classificati dietro a Loreen nella scorsa edizione del Melodifestivalen, quest’anno hanno sbancato con un brano scritto da firme interamente svedesi (Joy e Linnea Deb e Jimmy “Joker” Thörnfeldt, quest’ultimo già autore della scorsa vincitrice Tattoo).
La Svezia è sempre competitiva all’Eurovision, e anche in un anno dove potrebbe limitarsi a fare presenza mette in campo una performance ipertecnologica e un brano che dovrebbe puntare senza grossi problemi a conquistare la top10. Il limite potrebbe essere rappresentato forse dall’essere una proposta troppo convenzionale, “fredda” e in linea con gli standard svedesi che hanno un po’ perso la presa sul pubblico nelle ultime edizioni, oltre ad essere stati estratti in apertura della finale e quindi esibirsi in un momento molto distante dal voto.
🇨🇭 SVIZZERA: Nemo Mettler, The Code. Sono anni che la Svizzera gioca per vincere e riportare in patria quel microfono di cristallo che manca oramai da 36 anni (ultima vincitrice fu la canadese Céline Dion, che rappresentò gli elvetici nel 1988 e lanciò così la sua sfolgorante carriera internazionale). Quest’anno la scelta è caduta sull’artista non-binary Nemo Mettler e su un brano di produzione norvegese che mette in scena il tema della scoperta della sua identità di genere e dell’accettazione della libertà che questa realizzazione gli ha dato.
Partita quasi da subito come una dei favoriti degli scommettitori alla vittoria di questo Eurovision, la candidatura svizzera ha subito una lieve flessione con le prime prove ufficiali: il brano è un esercizio di stile che può sicuramente convincere le giurie, ma rimangono forti dubbi sulla presa che il tema (e il vistoso abito di scena con cui Nemo si presenta sul palco) può avere sul pubblico più conservatore dell’est Europa. Un piazzamento nelle prime cinque posizioni sarebbe un risultato da festeggiare, ma viste le aspettative createsi in patria su questa partecipazione – con la TV svizzera che ha già apertamente cominciato a discutere le potenziali sedi di un Eurovision 2025 “in casa” – l’impressione è che anche un secondo posto verrebbe accolto come una grande delusione.
🇺🇦 UCRAINA: alyona alyona & Jerry Heil, Teresa & Maria. Unica nazione a non avere mai mancato una finale nei suoi 20 anni di partecipazione all’Eurovision, l’Ucraina ha deciso di puntare su un inedito binomio femminile formato da una cantante e una rapper entrambe molto conosciute in patria. La canzone è dedicata a Madre Teresa di Calcutta e Maria di Nazareth, personaggi utilizzati per promuovere quello che nelle intenzioni delle artiste è un messaggio di carità, amore ed unione fra i popoli.
La situazione che l’Ucraina vive ormai da due anni, con il conflitto bellico contro la Russia che non sembra conoscere tregua, porta inevitabilmente un’attenzione particolare sulla loro partecipazione (soprattutto in un momento in cui la nazione ha forte bisogno di presentarsi al mondo come “sostenuta” dai suoi alleati europei). In quest’ottica fare bene all’Eurovision è estremamente importante sia per la nazione che per il broadcaster UA:PBC, che ha messo in campo risorse importanti – a partire dalla regista di video Tanja Muïn’o, che si è occupata della realizzazione della performance di Jerry e Alyona – e conta sul supporto della diaspora dei tantissimi ucraini sfollati in giro per l’Europa e pronti a votare per questa proposta. Inevitabilmente, nella corsa alla vittoria di questo ESC 2024, l’Ucraina ci sarà e lo farà per vincere.
🇮🇹 ITALIA: Angelina Mango, La noia. É inutile girarci intorno: scaramanzia a parte, l’Italia e Angelina Mango arrivano a questo Eurovision 2024 con chance concrete di sognare la quarta vittoria. RAI scende in campo con un’artista già affermata nel nostro paese, ma la cui carriera ad alto livello dura da poco più di un anno e che molto intelligentemente (grazie al supporto del management di Marta Donà, che ha già curato le partecipazioni eurovisive di Marco Mengoni, Francesca Michielin e Måneskin) ha deciso di puntare tutto su questa partecipazione eurovisiva per lanciarsi alla conquista dell’Europa dopo la vittoria del 74° Festival di Sanremo.
A favore di Angelina gioca il fatto che La noia sia uno dei brani più competitivi di questa edizione, nel senso che potrebbe conquistare un buon supporto da parte di televoto e giurie quando buona parte degli altri favoriti sembrano aver puntato tutto su una sola delle due componenti. Una vincitrice pop femminile manca all’Eurovision da diversi anni e la nostra rappresentante sembra avere le carte in regola per ricoprire questo ruolo, caratterizzandosi come una “novità” nel contesto eurovisivo sia per essere la prima artista solista donna a rappresentare l’Italia dal 2016 sia per proporre un immaginario intrinsecamente molto italiano (a livello di sound ed estetica) ma mai presentato in questa chiave nei 14 anni dal nostro ritorno all’ESC.
Il pubblico internazionale sembra aver premiato la scelta di Angelina, con “La noia” vincitrice o piazza d’onore di quasi tutti i sondaggi pubblici condotti nell’avvicinamento all’evento. A questo ha fatto fronte un certo scetticismo da parte degli scommettitori internazionali, che non sono mai stati del tutto convinti dalle potenzialità della proposta italiana (a parte un breve periodo in seconda posizione, si è attestata sul terzo o quarto posto durante quasi tutta la stagione).
Il tutto per tutto si giocherà però nella serata di sabato 11, e come sempre sarà fondamentale una grandissima esibizione e un’ottima performance vocale della nostra rappresentante per fare sì che l’Italia si possa giocare non solo le posizioni di vertice, ma la vittoria di questo Eurovision Song Contest 2024.
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