🇦🇹 ESC 2026: Ecco i vincitori del Marcel Bezençon Awards 2026

Si è da poco conclusa la cerimonia di consegna dei Marcel Bezençon Awards, i premi collaterali dell’Eurovision Song Contest, intitolati al primo direttore generale dell’EB-UER.  

Poco prima delle esibizioni relative alla finale dell’Eurovision Song Contest 2026 di Basilea, sono stati assegnati i vincitori dei Marcel Bezençon Awards: premiati Delta Goodrem per l’Australia, DARA per la Bulgaria e Søren Torpegaard Lund per la Danimarca.

I premi speciali assegnati ogni anno dal 2002 per riconoscere l’eccellenza artistica e compositiva delle canzoni in gara. Si tratta dei premi di maggior prestigio in tema collaterale che varie parti del consesso continentale sono in grado di assegnare ormai tradizionalmente da più di vent’anni. 

Nel media center di Vienna sono stati consegnati i Marcel Bezençon Awards 2026, i riconoscimenti che ogni anno premiano gli artisti, gli autori e le performance più apprezzate dell’Eurovision Song Contest 2026.

I premi, intitolati al creatore dell’Eurovision Marcel Bezençon, vengono assegnati in tre categorie principali e rappresentano uno dei riconoscimenti più prestigiosi legati alla manifestazione musicale europea.

La cerimonia è stata condotta ancora una volta da Christer Björkman, storico produttore del Melodifestivalen e figura centrale dell’universo Eurovision.

Il Press Award, assegnato dai media accreditati presenti all’Eurovision, è andato a Delta Goodrem per il brano ‘Eclipse’, uno dei pezzi più apprezzati dalla stampa internazionale durante l’edizione 2026.

“Eclipse è stata una delle esibizioni più forti e complete dell’intera competizione.”

L’Artistic Award, dedicato alla migliore interpretazione artistica e votato dai commentatori ufficiali dei broadcaster partecipanti, è stato assegnato a DARA, rappresentante della Bulgaria con “Bangaranga“.

La sua performance è stata considerata una delle più originali e coinvolgenti dell’intero Eurovision Song Contest 2026.

Il Composer Award, votato dai compositori in gara, ha premiato il team creativo dietro il brano danese ‘Før vi går hjem‘.

A ricevere il riconoscimento sono stati Søren Torpegaard Lund insieme agli autori Clara Sofie Fabricius, Thomas Meilstrup e Valdemar Littauer Bendixen.

Il premio celebra l’eccellenza nella scrittura musicale e nella composizione, aspetti sempre più centrali nella competizione europea.

Da quando esistono tutti e tre i premi, è capitato soltanto nel 2011 che tutte le canzoni che hanno ricevuto tali riconoscimenti sono anche rimaste tutte fuori dal podio.

L’Italia ha vinto due Press Award (oggi Media Award), nel 2015 con Il Volo e nel 2017 con Francesco Gabbani, e ha inoltre portato a casa due Composer Award, nel 2019 con Mahmood e nel 2023 con Marco Mengoni.

Marcel Bezençon (1907–1981) è stato un giornalista e dirigente radiotelevisivo svizzero, ideatore dell’Eurovision Song Contest. Ispirandosi al Festival di Sanremo, propose nel 1955 un concorso musicale europeo per unire i paesi attraverso la musica. La prima edizione si tenne nel 1956 a Lugano. 

Per onorare il suo contributo, nel 2002 sono stati creati i Marcel Bezençon Awards, che premiano ogni anno le migliori canzoni in gara secondo stampa, commentatori e compositori. Negli anni sono diventati uno degli appuntamenti più attesi dell’Eurovision Song Contest. I premi permettono infatti di valorizzare non soltanto il vincitore finale della gara, ma anche gli artisti e i professionisti che si distinguono per qualità artistica, innovazione e scrittura musicale.

AggiornamentoESC 2026: sabato 16 maggio la finalissima — a Vienna si incorona il 70° vincitore. Su Rai 1 in prima serata, la telecronaca di Gabriele Corsi ed Elettra Lamborghini preceduta dall'”Anteprima Eurovision” alle 20.35. 

I venticinque Paesi sono pronti, ma il vincitore sarà solo uno. Dalla Wiener Stadthalle, sabato 16 maggio, va in scena la gran finale della 70ª edizione dell’Eurovision Song Contest. La diretta sarà trasmessa in prima serata su Rai 1, preceduta alle 20.35 dall’“Anteprima Eurovision”, che accompagnerà il pubblico verso lo show con racconti dal backstage di Vienna, interventi degli ospiti e un riepilogo dei venti Paesi qualificati e dei cinque con accesso diretto alla finale. I dieci che hanno superato la seconda semifinale di giovedì 14 maggio sono: Bulgaria, Ucraina, Norvegia, Australia, Romania, Cipro, Danimarca, Repubblica Ceca, Albania e Malta.

Alla conduzione italiana, per il terzo e ultimo appuntamento della settimana eurovisiva, Gabriele Corsi (alla sua sesta edizione) ed Elettra Lamborghini, al debutto come telecronista. Sul palco di Vienna, i padroni di casa Victoria Swarovski e Michael Ostrowski.

Venticinque paesi in gara: il running order della Grand Final. Ad aprire la serata sarà la Danimarca con Søren Torpegaard Lund e “Før vi går hjem”; a chiudere il padrone di casa, l’Austria di COSMÓ con “Tanzschein”. L’Italia gareggia in posizione 22 con Sal Da Vinci e “Per sempre sì”, fra la Cipro di Antigoni e la Norvegia di Jonas Lovv.
In allegato l’ordine completo definito dall’EBU e dall’ORF.

I favoriti della vigilia. Alla vigilia della finale, i bookmaker e gli osservatori internazionali indicano la Finlandia di Linda Lampenius e Pete Parkkonen con “Liekinheitin” (Lanciafiamme) come principale candidata alla vittoria. In rimonta nelle ultime ore l’Australia di Delta Goodrem con “Eclipse”, seguita dalla Grecia di Akylas (“Ferto”), dall’Israele di Noam Bettan (“Michelle”), dalla Danimarca di Søren Torpegaard Lund (“Før vi går hjem”), dalla Romania di Alexandra Căpitănescu (“Choke Me”) e dalla Bulgaria di DARA (“Bangaranga”). Tra i candidati c’è anche l’Italia: Sal Da Vinci e “Per sempre sì”, fresca vittoria del 76° Festival di Sanremo, partono con buone aspettative dalla posizione 22 in scaletta.

L’Italia in gara con Sal Da Vinci. Sal Da Vinci – all’anagrafe Salvatore Michael Sorrentino, 57 anni, nato a New York mentre il padre era in tournée negli Stati Uniti, oggi napoletano d’adozione – porta a Vienna “Per sempre sì”, brano eseguito in parte in italiano e in parte in dialetto napoletano. Si presenta sul palco di Vienna dopo il doppio disco di platino di “Rossetto e Caffè” (2024) e con un 2° posto nelle charts italiane di “Per sempre sì”.

Apertura con JJ: dalla “Regina della Notte” a “Unknown”. La serata si apre con il vincitore in carica JJ. Dopo il VT “The Way Home” – che racconta il viaggio di un anno della barchetta di carta della sua esibizione di Basilea, da Reno e Danubio fino alla Vienna State Opera – il controtenore austriaco entra in scena con l’aria della Regina della Notte dal “Flauto Magico” di Mozart, prima di evolvere in “Wasted Love” e nel nuovo singolo “Unknown”. Sul palco con lui 40 ballerini e 6 aerial performer; l’Orchestra Sinfonica della Radio ORF accompagna dal vivo. Nello stesso blocco è integrata la Flag Parade delle 25 delegazioni.

“Celebration!”, “Black Lilies” e l’omaggio a Vienna. Tre i grandi numeri d’intervallo della serata. Il primo, “Celebration!”, è il medley dei 70 anni del concorso: otto Eurovision – Erika Vikman, Lordi, Alexander Rybak, Kristian Kostov, Max Mutzke, Miriana Conte, Ruslana e Verka Serduchka – interpretano i classici della storia di Eurovision (da “Waterloo” a “Euphoria”, da “Puppet on a String” a “Dschinghis Khan”), con un finale italiano: il pubblico di Vienna canterà “Nel blu dipinto di blu” di Domenico Modugno.

Il secondo è la performance dell’austriaco Parov Stelar, pioniere internazionale dell’Electro-Swing, con il nuovo brano “Black Lilies” in anteprima mondiale live insieme all’ORF Radio Symphony Orchestra Vienna: 30 ballerini, 18 archi, finale con piramide umana e Parov Stelar in cima.

Il terzo è un tributo a Vienna città di musica: un VT con Billy Joel che racconta come scrisse il suo brano “Vienna” e il suo legame con la città, poi sul palco César Sampson – secondo classificato per l’Austria nell’edizione 2018 – ne propone una versione live raccolta, accompagnato da un piccolo coro maschile, una fisarmonicista e tre ottoni. Sul LED wall scorrono le immagini dei 72 vincitori (nel 1969 i vincitori furono 4, a pari merito) della storia di Eurovision, introdotte dal voice-over “Settant’anni uniti dalla storia”.

Voto: 50% giurie + 50% pubblico, con Maria Sole Pollio voce dell’Italia. Come previsto dal regolamento, la finale combina il voto delle giurie nazionali (50%) con quello del pubblico (50%), incluso il voto del “Rest of the World” dai paesi non partecipanti, che vale come un paese aggiuntivo. A differenza delle due seminifinali, nella Grand Final, le linee di voto si apriranno poco prima della prima esibizione, resteranno attive durante tutte le performance e proseguiranno per circa 40 minuti dopo l’ultima canzone, fino all’invito “Stop voting now”, affidato quest’anno a una famiglia in collegamento dalla Thailandia.

Tra i 35 portavoce delle giurie nazionali in collegamento dalle rispettive capitali, annuncerà i 12 punti dell’Italia – per la prima volta nel ruolo – Maria Sole Pollio, attrice e conduttrice napoletana, al fianco di alcuni grandi ritorni del concorso: dalla norvegese Elisabeth Andreassen (vincitrice nel 1985 con le Bobbysocks!) alla belga Sandra Kim, all’anagrafe Sanda Caldarone, padre originario di Torrebruna in Abruzzo, vincitrice Eurovision nel 1986 a soli 13 anni e ancora oggi la più giovane vincitrice di sempre, che quest’anno festeggia i 40 anni dalla sua vittoria.

Come votare l’Italia dall’estero. Come da regolamento Eurovision, non è possibile votare per il proprio Paese: il pubblico italiano non potrà quindi votare l’Italia, mentre gli spettatori degli altri Paesi partecipanti potranno sostenere il brano italiano seguendo le istruzioni della propria emittente nazionale.

L’Anteprima Eurovision su Rai 1, dalle 20.35. L’evento è anticipato alle 20.35 su Rai 1 dall’“Anteprima Eurovision”, in onda subito dopo il TG1: un appuntamento speciale per la finalissima che ripercorrerà i venti qualificati delle due semifinali e i cinque che accedono di diritto, le storie degli artisti più attesi, i favoriti dei bookmaker e i collegamenti con il backstage della Wiener Stadthalle. Spazio anche all’Italia di Sal Da Vinci, con immagini delle prove e interviste raccolte nel corso della settimana eurovisiva.

Telecronaca, radio e accessibilità. La finalissima andrà in onda sabato 16 maggio in prima serata su Rai 1 e in streaming live su RaiPlay, oltre che su Rai Radio 2, sul canale 202 del digitale terrestre e su RaiPlay Sound. Su Radio 2 Eurovision la radiocronaca sarà affidata a Diletta Parlangeli e Matteo Osso, con Martina Martorano inviata da Vienna.

Rai Pubblica Utilità conferma il proprio impegno per garantire a tutti la piena fruibilità dell’Eurovision Song Contest 2026, attraverso sottotitoli e audiodescrizione. La finale sarà inoltre resa interamente accessibile anche in Lingua dei Segni su un canale dedicato di RaiPlay. Il servizio coinvolgerà 10 performer, sordi e udenti, che interpreteranno in LIS (Lingua dei segni italiana) e in ISL (Lingua dei segni internazionale) sia le canzoni in gara sia le performance degli ospiti. A loro si affiancheranno due interpreti, incaricati della traduzione in LIS dei momenti di conduzione. L’introduzione della Lingua dei Segni Internazionale accanto alla LIS risponde alla natura globale della manifestazione e alla volontà di avvicinare all’evento un pubblico sempre più ampio, in particolare i giovani sordi che conoscono e utilizzano anche i segni internazionali. Una scelta che rafforza l’obiettivo di un’accessibilità sempre più trasversale, capace di attraversare lingue, culture e comunità diverse.

La tecnologia dello show dei record. Dietro lo spettacolo c’è una delle operazioni televisive dal vivo più sofisticate al mondo: una rete tecnica che dalla Wiener Stadthalle di Vienna passa attraverso i sistemi di distribuzione dell’European Broadcasting Union, coordinati da Ginevra, e raggiunge emittenti, piattaforme streaming e dispositivi connessi in tutto il globo. Per la 70ª edizione, ospitata dall’ORF, decine di telecamere, centinaia di microfoni, regie, grafica e replay lavorano in tempo reale per produrre uno show pensato insieme per televisione, streaming, social e second screen. È l’evoluzione di una storia iniziata nel 1956 con sette paesi e un esperimento di trasmissione transnazionale, passata dai ponti radio ai satelliti, fino alle reti digitali in fibra e IP di oggi.

Una notte sola, settant’anni di Eurovision, venticinque paesi, un’unica corona di cristallo. Vienna è pronta a incoronare il volto del 2026; l’Italia parte con Sal Da Vinci e tutta la forza di un Festival che, in 70 anni, non ha mai smesso di unire l’Europa nel segno della musica.

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