🇧🇬 ESC 2027: Martin Green ha rilasciato un’intervista esclusiva per fare chiarezza sul futuro dell’ESC

In un’intervista esclusiva concessa a Variety, Martin Green, il direttore dell’Eurovision Song Contest, ha affrontato tutti i principali temi che stanno caratterizzando il presente e il futuro del concorso, dall’ingresso del Canada alle polemiche sulla partecipazione di Israele, passando per le indiscrezioni sulle presunte difficoltà economiche dell’evento e i progetti di espansione del marchio Eurovision.

L’Eurovision Song Contest guarda al futuro e prova a lasciarsi alle spalle le polemiche che hanno accompagnato le ultime edizioni. 

In una lunga intervista rilasciata a Variety, il direttore dell’Eurovision Martin Green ha espresso grande entusiasmo per l’ingresso ufficiale di CBC/Radio-Canada nell’Eurovision Song Contest a partire dal 2027, sottolineando che la sua partecipazione è una diretta conseguenza dell’adesione di CBC come membro a pieno titolo dell’EBU-UER.

Green ha spiegato che il percorso che ha portato il Canada all’Eurovision non è nato negli ultimi mesi, ma rappresenta il punto di arrivo di un dialogo avviato da tempo tra la Canadian Broadcasting Corporation e l’European Broadcasting Union.

“Credo che la conversazione sia iniziata già da un pò, perché l’aspetto fondamentale era che la CBC voleva diventare membro a pieno titolo dell’EBU. Vale la pena soffermarsi su questo punto, perché l’EBU è un’organizzazione che riunisce le emittenti di servizio pubblico in un momento in cui il servizio pubblico radiotelevisivo è davvero sotto attacco.”, racconta Green, sottolineando come oggi il ruolo delle emittenti pubbliche sia più importante che mai.

Una volta completato l’iter di adesione all’EBU, per la CBC è arrivata automaticamente anche la possibilità di partecipare all’Eurovision Song Contest, un’opportunità che l’emittente canadese ha deciso di cogliere: “Ora che hanno formalmente espresso la volontà di partecipare, li prepareremo e li accoglieremo a braccia aperte. È davvero emozionante.”

Il Canada parteciperà partendo dalle semifinali ed è il primo Paese extra-europeo a unirsi stabilmente alla kermesse dopo il debutto dell’Australia avvenuto nel 2015. La decisione segue l’enorme interesse del pubblico canadese, che si è posizionato nella top 3 delle votazioni del “Resto del Mondo” durante l’edizione precedente.

Con Australia, Israele e ora anche Canada in gara, qualcuno ha ipotizzato che il concorso possa perdere la propria identità europea o addirittura cambiare nome. Per Green, però, non esiste alcun dubbio: “Eurovision oggi rappresenta molte cose. Nasce come un progetto profondamente europeo, creato per unire l’Europa.”

Secondo il direttore, proprio il successo internazionale raggiunto dalla manifestazione rafforza il valore del nome storico: “Siamo allo stesso livello delle Olimpiadi e degli Oscar per riconoscibilità del marchio. Più ci espandiamo nel mondo e realizziamo nuovi progetti, più il fatto che il nome custodisca l’onore delle nostre origini e del motivo per cui siamo nati diventa qualcosa di speciale.”

Ha inoltre sottolineato che l’ingresso del Canada potrebbe non rappresentare un caso isolato. L’Eurovision Song Contest resta aperto a nuovi paesi, a condizione che aderiscano al sistema di cooperazione tra i servizi delle emittenti di servizio pubblico, aggiungendo che il concorso si sta evolvendo in un marchio globale con una portata significativa anche al di fuori dell’Europa. Pur senza sbilanciarsi sull’eventuale adesione di altri Paesi, compresi gli Stati Uniti, Green lascia intendere che il percorso dell’EBU potrebbe continuare ad allargarsi: “Non seguo direttamente i servizi ai membri. Ma penso che, proprio perché il servizio pubblico sta vivendo un periodo molto delicato, sempre più realtà nel mondo stiano comprendendo il valore di stare insieme e di avere una voce comune più forte.”

Uno dei temi più delicati riguarda la partecipazione di Israele all’Eurovision Song Contest, tema che continua ad alimentare il dibattito internazionale. Green conferma che all’interno dell’EBU la questione è ormai chiusa: “La decisione è stata presa. I membri si sono espressi in maniera definitiva. Quasi il 70% ha stabilito che le emittenti di servizio pubblico non possono essere ritenute responsabili delle azioni dei rispettivi governi e che Kan debba poter partecipare.”

Il direttore dell’Eurovision ha commentato anche le accuse rilanciate nei mesi scorsi dal New York Times, secondo cui Israele avrebbe beneficiato di una possibile manipolazione del televoto. Green respinge completamente questa ricostruzione: “Abbiamo riesaminato tutto. Quest’anno il voto è stato nuovamente pienamente convalidato. Non abbiamo trovato alcuna prova di promozione a pagamento su larga scala e nessuna prova di comportamenti irregolari nel nostro sistema di voto.”

Secondo Green, anche la possibilità per ogni spettatore di votare fino a dieci volte non modifica l’esito finale: “Il nostro voto è equo, autentico e convalidato. È come qualsiasi altra elezione: se il risultato non piace, l’anno prossimo si vota di più e si vota per qualcun altro.”

Alla domanda sull’eventuale ritorno delle emittenti che hanno deciso di non partecipare all’edizione 2026, Green preferisce mantenere il massimo riserbo: “Anche se lo sapessimo, non lo diremmo. È una storia che spetta a loro raccontare e non parlerei mai a nome delle singole emittenti.”

Quanto alla possibilità che altri Paesi decidano di boicottare il concorso del 2027, la risposta è ancora più sintetica: “Non che io sappia.”

Green ricorda anche un aspetto poco noto al grande pubblico: ogni emittente conferma la propria presenza all’Eurovision anno dopo anno: “Ogni settembre c’è una scadenza entro la quale i Paesi ci comunicano se intendono partecipare. Le ragioni per un’eventuale rinuncia possono essere moltissime. Magari vogliono semplicemente prendersi una pausa per qualche anno, perché è un lavoro dannatamente impegnativo, oppure stanno vivendo cambiamenti interni.”

L’elenco definitivo dei partecipanti viene ufficializzato soltanto in autunno: “È solo a ottobre che sappiamo davvero chi sarà presente l’anno successivo. Ed è una cosa che adoro, perché mantiene sempre un pò di suspense.”

Tra gli argomenti affrontati durante l’intervista c’è anche quello relativo alle indiscrezioni che negli ultimi mesi hanno parlato di un’EBU in difficoltà economica, anche a causa dei boicottaggi annunciati da alcune emittenti. La risposta di Green è netta e non lascia spazio a interpretazioni: Lasciatemi sfatare queste voci. Userò innanzitutto il termine tecnico: “Bollocks” (totali sciocchezze).

Il direttore ribadisce che il modello economico dell’Eurovision Song Contest si è dimostrato estremamente solido nel corso dei suoi settant’anni di storia e che il Contest ha saputo superare crisi ben più importanti: “L’Eurovision ha un modello davvero robusto e in settant’anni ha resistito a tutto ciò che il mondo gli ha lanciato contro. Saremo qui per molti, molti, molti anni ancora.”

Green esclude inoltre qualsiasi collegamento tra l’arrivo del Canada e presunte esigenze economiche: “Il Canada stava discutendo da tempo dell’ingresso nell’EBU, sapendo che questo gli avrebbe dato il diritto di partecipare all’Eurovision. L’anno scorso avevamo 35 Paesi in gara e mi aspetto che il prossimo anno ce ne siano ancora di più. Le nostre porte restano aperte perché lo scopo dell’Eurovision è unire il mondo.”

Per le prossime edizioni, l’organizzazione prevede anzi il rientro di alcuni Paesi che si erano temporaneamente ritirati in passato per ragioni di budget.

Guardando al 2027, Green si dice particolarmente entusiasta dell’organizzazione dell’edizione bulgara. Per il direttore del Contest si tratta di un’occasione importante anche dal punto di vista culturale e turistico: “Hanno una squadra molto valida e credo che sarà qualcosa di davvero speciale. L’Eurovision non è mai stato in Bulgaria. Molti dei nostri spettatori non ci sono mai stati e avranno l’opportunità di conoscere il Paese, la sua cultura e le sue persone. È il potere dei grandi eventi internazionali.”

Martin Green ha parlato anche della continua espansione del concorso, che include nuovi format come Eurovision Asia, nonché della crescente popolarità globale del marchio Eurovision. Ha sottolineato che l’Eurovision Song Contest continua ad espandersi, ad attrarre nuovi paesi e a consolidare la sua posizione come uno dei più grandi eventi televisivi al mondo, basato sulla musica, sul servizio pubblico radiotelevisivo e sulla cooperazione internazionale: “Siamo davvero entusiasti. Non abbiamo mai avuto una versione continentale dell’Eurovision. È la prima volta, ma vogliamo crescere gradualmente.”

Green spiega che la scelta di partire con un formato più contenuto è stata intenzionale, pur sottolineando come il numero dei partecipanti sia già superiore a quello della primissima edizione europea. L’evento sarà disponibile almeno attraverso il canale YouTube ufficiale dell’Eurovision e anche gli spettatori al di fuori dell’Asia potranno partecipare al voto grazie al sistema del “Rest of the World”.

L’esperienza dell’American Song Contest viene considerata una lezione importante. Secondo Green, il cuore del format rimane l’incontro tra culture diverse. Questo non significa però che nuovi progetti siano esclusi. Alla domanda su un possibile Eurovision delle Americhe, Green lascia la porta socchiusa; “Abbiamo imparato che non dovremmo realizzare Eurovision dedicati a un solo Paese. Il nostro marchio consiste nel riunire emittenti e artisti provenienti da Paesi differenti attraverso la musica. Se ci saranno conversazioni da affrontare, le affronteremo. Ma non vogliamo correre troppo. Prima vediamo come funzionerà Eurovision Asia.”

Nella parte finale dell’intervista Green riflette sul significato culturale che il concorso ha assunto nel corso della sua storia, ricordando figure simbolo come Dana International, Conchita Wurst e Nemo: “È una delle cose di cui siamo più orgogliosi. L’Eurovision è sempre stato il luogo dove gli emarginati hanno trovato una casa, dove chi si sentiva escluso ha trovato amore e dove persone che pensavano di non appartenere a nessun posto hanno scoperto di essere invece al centro del palco. Questo continuerà ad accadere. È qualcosa di estremamente prezioso che vogliamo proteggere.”

Infine, oltre allo Junior Eurovision 2026 e al musical di Broadway tratto dal film Eurovision Song Contest: The Story of Fire Saga, Green lascia intendere che l’EBU abbia altri progetti in cantiere: “Restate sintonizzati. Spero che prima della fine dell’anno potremo parlare di cose davvero divertenti e interessanti.”

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