Italia: Marco Mengoni racconta “Materia (Terra)”, il nuovo album

Ieri sera Marco Mengoni ha presentato dal vivo “Materia (Terra)”, con una esecuzione integrale del nuovo album per la stampa e addetti ai lavori, in un locale nascosto nel cuore di Milano con le luci soffuse, pubblico seduto ai tavoli come in un club jazz, dove qualche anno fa si sono esibite Alicia Keys e Annie Lennox.

Era la seconda esibizione live in pochi mesi, dopo un’assenza dai palchi di due anni, non solo per la pandemia. A settembre Mengoni aveva cantato in triennale all’inaugurazione del salone del mobile, in quel caso il cantante arrivava da un’estate di buon successo per il suo primo singolo “Ma stasera”, una pezzo elettropop prodotto da Purple Disco Machine.

Nonostante il contesto decisamente glamour, si presentò nella maniera più semplice possibile, con una band di 9 elementi, ha eseguito in anteprima assoluta i brani di ‘Materia (Terra)’, album (il primo di tre capitoli del nuovo progetto musicale) che arriva domani, venerdì 3 dicembre: “Ho deciso di seguire un pò quella che era l’indole di questo disco, doveva essere suonato dopo un pò di mesi senza condividere musica, era il bisogno che avevo io di avere una presentazione live suonata, perché quella è natura dell’album ed era la cosa più giusta da fare”.

Un percorso in tre album che raccontano tre anime differenti ma complementari: “Ho scelto un progetto discografico composto da tre album perché avevo bisogno di descrivere in ciascuno di questi tre dischi una parte diversa del mio percorso artistico e delle influenze che ho avuto nella mia carriera”. Un disco che, rispetto al precedente ‘Atlantico’, non è frutto di un viaggio per il mondo ma più di un viaggio interiore: “Differentemente dall’album precedente per cui sono volato a scoprire delle cose, qui non ho avuto l’opportunità di muovermi materialmente. Essere costretti, per una buona ragione, a rimanere dentro casa mi ha permesso di capire meglio come comportarmi per il futuro”.

“Ma stasera” è l’eccezione, più che la regola. Il tema di questo capitolo iniziale è il ritorno alle radici, alla terra appunto, che per il cantante significa due cose. Da un lato ci sono le radici emotive: “Sono legate alla nascita e alla crescita nel mio paese, che mi tornano sempre utili nei momenti in cui hai bisogno di perderti o di ritrovarti con i piedi per terra. Ho voluto ritornare a qualcosa che istintivamente mi viene facile riconoscere come terreno. La musica afroamericana, il blues il gospel mi hanno sempre riportato alla sostanza, a qualcosa di pragmatico”.

Il primo esempio di questo approccio è stato il secondo singolo “Cambia un uomo”, incisa con Mace e Venerus, una ballata retrò, che ha diversi corrispettivi nel disco, con un suono caldo: “è un disco da club, che odora di legno, di soffitti bassi, di velluto. Ho registrato live con i miei musicisti in fase di preproduzione, ho poi aggiunto produttori diversi per avere quel tocco in più, per avere quella lucidità che si può avere dall’esterno”.

Così all’interno di ‘Materia (Terra)’ anche due collaborazioni, con Gazzelle e Madame: “Una delle voci più soul che abbiamo: magari non tecnicamente, ma di sostanza. In Madame ho sempre sentito una comunicazione molto soul e intensa, insieme cantiamo ‘Mi fiderò’.”. Per quanto riguarda Gazzelle, è un amico, abbiamo fatto un sacco di serate assieme, avevo già collaborato sul repack di ‘atlantico’, in “calci e pugni”, ma senza cantare assieme.. siamo tornati ad unire le nostre due anime in “Una canzone triste”, lui è sicuramente la parte più terrena di questo pezzo e io quella più aerea, quindi è stato un bel binomio.”.

Inoltre, c’è la produzione di Taketo Gohara e Andrea Suriani, oltre a Purple Disco Machine, che è presente anche in un altro brano “Mi fiderò”, che ricorda i Daft Punk e Nile Rodgers in più di un passaggio.

E come saranno i suoi successori non è dato sapere: “Idealmente avevo già molto chiare i tri dischi, cosa dovessero parlare e cosa dovessero dire. Sono già molto avanti sul secondo, mentalmente: il problema è che uscito un disco, ora mi concentro su questo e magari mi farà cambiare il secondo. È ancora tutto in divenire. Anche perché nel frattempo ci sono gli stadi, a giugno 2022, con uno show in fase avanzata di preproduzione. Di solito disegno il mio palco, l’ho già abbozzato. Sarà una sfida portare soprattutto l’ultimo disco sul palco di uno stadio. E un disco da club, che odora di legno, di soffitti bassi, di velluto. Cercherò di ricreare queste atmosfere, almeno per questi pezzi”.

Continua anche l’impegno di Mengoni per l’ambiente, il packaging di questo nuovo disco sarà completamente plastic free: “È una scelta che ho fatto diversi anni fa e continuerò a portare avanti, soprattutto perché stiamo parlando di un disco che si chiama Terra”. In estate invece ci sarà il debutto negli stadi, l’occasione per presentare ‘Materia (Terra)’ dal vivo: “Il 19 e il 22 giugno del prossimo anno farò il mio primo ingresso negli stadi, a San Siro e all’Olimpico. Non nascondo che l’emozione di ritornare sul palco è tantissima, sarà bello condividere con tante persone il cambiamento e la libertà di tornare a una vita ‘normale’”.