ESC 2026 – 🇧🇪 Belgio: RTBF deciderà a dicembre se il Belgio parteciperà all’ESC 2026

Dopo Slovenia, Islanda, Irlanda, forse anche la Spagna; i Paesi Bassi si sono aggiunti ai paesi che esprimono preoccupazione per la partecipazione di Israele alla 70ª edizione dell’Eurovision Song Contest 2026 che si svolgerà presso la Wiener Stadthalle a Vienna, in Austria, dal 12 al 16 maggio 2026; a causa delle continue violenze a Gaza e della conseguente crisi umanitaria. 

In Belgio, l’emittente pubblica francofona RTBF, responsabile della selezione del candidato del paese quest’anno, deciderà a dicembre se il Belgio parteciperà o meno.

L’emittente pubblica belga di lingua fiamminga VRT, che i alterna di anno in anno con l’emittente pubblica belga di lingua francofona RTBF per scegliere la canzone e l’artista, ha commentato l’annuncio dei Paesi Bassi di non partecipare all’Eurovision Song Contest 2026 se Israele dovesse partecipare. VRT ha dichiarato di “condividere e sostenere la posizione dei paesi che stanno valutando il ritiro dalla competizione.” Tuttavia, ha sottolineato che: “È  RTBF che rappresenterà il Belgio nel 2026 e, quindi non spetta alla VRT decidere circa la partecipazione. Attendiamo un segnale forte dall’EBU; se quel segnale non sarà sufficientemente forte, la VRT si riserva il diritto di non trasmettere più la competizione.”

La decisione finale sulla partecipazione del Belgio verrà presa a dicembre 2025, dopo l’Assemblea Generale dell’EBU che si terrà il 4 e il 5 dicembre 2025, che deciderà sulla questione; mentre ai paesi interessati sarà consentito ritirarsi senza incorrere in sanzioni. Si attende quindi una conferma ufficiale.

Rischia di farsi molto intricata la vicenda relativa alla partecipazione di Israele all’Eurovision Song Contest 2026, che celebra i 70 anni del concorso. Ma il clima è tutt’altro che sereno. Se da un lato infatti, sta montando una lista di Paesi schierati apertamente contro la partecipazione che al momento vede Paesi Bassi, Slovenia, Irlanda e Islanda con Spagna, Portogallo e Belgio che starebbero  valutando se seguire la stessa linea, c’è anche un fronte crescente di Paesi che invece saranno in gara a prescindere dalla presenza di Israele o che addirittura minacciano di uscire se KAN venisse esclusa.

A seguito di possibili ritiri dall’Eurovision Song Contest 2026 da parte di alcune emittenti, il direttore del concorso Martin Green ha tentato di placare le acque, affermando che stanno consultando i membri dell’EBU-UER per raccogliere opinioni su come gestire questa situazione esplosiva: “Comprendiamo le preoccupazioni e le opinioni radicate che circondano il conflitto in corso in Medio Oriente. Stiamo ancora consultando tutti i membri dell’EBU per raccogliere opinioni su come gestire la partecipazione e le tensioni geopolitiche che circondano l’Eurovision Song Contest. Le emittenti hanno tempo fino a metà dicembre per confermare la partecipazione all’evento del prossimo anno a Vienna. Spetta a ciascun membro decidere se partecipare o meno al concorso e rispetteremo qualsiasi decisione presa dalle emittenti.”

Il conflitto tra Israele e i paesi partecipanti all’Eurovision Song Contest sta creando una crisi senza precedenti che rischia di compromettere l’immagine stessa del concorso. L’Eurovision Song Contest, evento di celebrazione musicale, si sta trasformando in un campo di battaglia geopolitica. La partecipazione di Israele ha generato un acceso dibattito, con minacce di ritiro da parte di diverse nazioni, creando un contesto di tensione inaspettato. Nel 2024, le performance di Eden Golan erano già state al centro delle polemiche, ma ciò che sta accadendo quest’anno con Yuval Raphael è di gran lunga più grave. Non va dimenticato inoltre che all’inizio di quest’anno oltre 70 ex concorrenti dell’Eurovision Song Contest avevano firmato una lettera aperta chiedendo agli organizzatori di escludere Israele dalla competizione del 2025. Senza risultato, la cantante israeliana Yuval Raphael si è anzi classificata seconda, in mezzo alle polemiche.

L’Eurovision Song Contest 2026 è nel caos, rischia di perdere nazioni storiche in uno scenario senza precedenti. Il tema della partecipazione di Israele, da quando è scoppiato il conflitto in Palestina, è sempre stato dibattuto e oggetto di polemiche infuocate a Eurovision Song Contest. E per la prossima edizione, che si terrà a Vienna dal 12 al 16 maggio 2026, sembra che la tensione resterà molto alta. Quattro Paesi pronti al boicottaggio totale se Israele sarà confermato tra i partecipanti alla kermesse viennese. Si tratta di Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia e Islanda, mentre è in forse la Spagna.

La Slovenia è stata la prima ha dichiarare pubblicamente che si ritirerà dal concorso nel caso in cui Israele resti in gara. Lo scorso maggio 2025 l’emittente pubblica slovena RTV SLO ha dichiarato che avrebbe riconsiderato la propria partecipazione al concorso se l’EBU-UER non avesse risposto adeguatamente alle preoccupazioni relative alla trasparenza del sistema voto, facendo inoltre riferimento alla vittoria di Israele nel televoto durante la finale dell’edizione precedente. Ksenija Horvat, direttrice generale dell’emittente pubblica slovena RTV SLO, si era dichiarata insoddisfatta della gestione delle controversie da parte dell’EBU-UER durante le edizioni 2024 e 2025, sottolineando come le richieste dell’emittente all’ente paneuropeo fossero state «più o meno ignorate». In seguito, la Horvat ha proposto — e ottenuto — la cancellazione di un programma originariamente pensato per selezionare possibili partecipanti per l’EMA, la selezione nazionale utilizzata per scegliere il rappresentante sloveno. Di seguito, RTV SLO ha diffuso un comunicato dichiarando che, in assenza di una risposta adeguate da parte dell’EBU-UER (a causa della mancata risposta dell’EBU-UER alle richieste di informazioni di RTV SLO in merito alle regole di partecipazione all’evento), l’emittente pubblica sloven si sarebbe ritirata dalla manifestazione europea qualora a Israele fosse stato ancora consentito di partecipare.

Anche l’Islanda ha seguito la stessa strada. Nonostante la conferma del Söngvakeppnin 2026 come metodo di selezione del rappresentante nazionale, il presidente del consiglio d’amministrazione dell’emittente pubblica islandese RÚV, Stefán Jón Hafstein, ha dichiarato che la partecipazione dalla nazione era “incerta”, in parte dovuta anche dalla presenza di Israele e al suo coinvolgimento nella guerra di Gaza; ma il paese prenderà in considerazione il ritiro se a Israele fosse consentito di partecipare al concorso di Vienna.

L’Irlanda è il terzo dei paesi che si sono schierati apertamente contro la partecipazione di Israele, con l’emittente pubblica irlandese RTÉ che ha comunicato ufficialmente la propria posizione se non ci sarà un cambiamento nella linea dell’EBU-UER. Nonostante un’iniziale conferma, Kevin Bakhurst, direttore generale di RTÉ, ha affermato: “La partecipazione dell’Irlanda sarebbe inconcepibile, data la continua e terribile perdita di vite umane nella Striscia di Gaza. La RTÉ è anche profondamente preoccupata per l’uccisione mirata di giornalisti a Gaza, la negazione dell’accesso ai giornalisti internazionali al territorio e la situazione degli ostaggi rimanenti”. Bakhurst ha chiarito che la decisione definitiva verrà presa solo dopo l’esito della prossima assemblea generale l’EBU-UER, l’organismo che organizza l’evento, prevista per il mese di dicembre. Già l’anno scorso, l’Irlanda era dello stesso avviso e aveva richiesto l’esclusione di Israele dai giochi.

Completa il quartetto, nonostante un’iniziale conferma con la relativa apertura di candidature per una selezione interna, i Paesi Bassi attraverso un comunicato ufficiale dell’emittente pubblica olandese, AVROTROS, dichiarando il ritiro dalla manifestazione qualora a Israele fosse stato consentito di partecipare e non ci saranno ulteriori commenti finché saranno in corso le trattative con l’EBU-UER.  I Paesi Bassi ha ancora fresco nella memoria il caso Joost Klein, il cantante squalificato dalla finale di Malmö per un incidente con un membro della troupe di produzione. AVROTROS aveva definito “estremamente pesante e sproporzionata” la decisione dell’EBU-UER, e quel malcontento potrebbe ora sfociare in una decisione drastica per il 2026. 

La reazione israeliana è stata immediata. Izchak Sonnenschein, ex capo della delegazione israeliana all’Eurovision, ha definito la scelta dell’Olanda “una delusione maggiore” rispetto ad altri boicottaggi, sottolineando il legame storico tra i due Paesi. Anche il ministro degli Esteri olandese dimissionario, David van Weel, ha commentato la decisione, definendola “un atto politico”, pur precisando che spetta all’emittente e non al governo. 

Anche la Spagna, nonostante la conferma del Benidorm Fest 2026 come metodo di selezione del rappresentante nazionale, per voce del ministro della cultura spagnolo, Ernest Urtasun, ha dichiarato di valutare un possibile boicottaggio, se la partecipazione di Israele verrà confermata.  

“Non penso che possiamo normalizzare la partecipazione di Israele agli eventi internazionali come se nulla stesse accadendo. Non è un artista individuale a partecipare ma qualcuno che rappresenta i cittadini di quel Paese.” ha detto Urtasun durante un’intervista a La hora de La 1 su RTVE.   

Ad ogni modo, ricorda che l’ultima parola spetta all’emittente pubblica spagnola RTVE in tal senso, che ha dichiarato che una decisione relativa alla partecipazione sarà presa dopo la prossima assemblea generale dell’EBU-UER, prevista per il mese di dicembre, quando l’EBU-UER si sarà espressa formalmente sulla questione.

L’EBU-UER ha esteso la scadenza per il ritiro senza penalità fino a dicembre, quando è prevista una decisione finale sulla partecipazione di Israele durante l’Assemblea Generale.

Dall’attacco di Hamas ai cittadini israeliani il 7 ottobre 2023, numerosi esperti di diritti umani delle Nazioni Unite hanno dichiarato che le azioni militari di Israele a Gaza equivalgono a un genocidio, con la Corte Internazionale di Giustizia che ha trovato plausibili le accuse di genocidio. 

Il mese scorso, la Classificazione Integrata della Sicurezza Alimentare ha annunciato che le persone nella Striscia di Gaza stanno ufficialmente affrontando una carestia “causata dall’uomo” nel territorio, nonostante quanto affermato dal governo israeliano.

Aggiornamento: Il quotidiano britannico The Telegraph, nell’articolo di oggi (12 settembre 2025) fa riferimento – in occasione dell’annuncio dell’emittente pubblica irlandese – ai due schieramenti che si stanno formando all’interno dell’EBU, a favore e contro la partecipazione di Israele all’Eurovision Song Contest 2026.

I paesi contrari alla partecipazione di Israele sono già noti, poiché hanno preso posizione pubblicamente, affermando che non prenderanno parte all’imminente concorso se l’EBU-UER consentirà a Israele di competere, oppure riservando la loro decisione per ora, affermando che annunceranno la loro partecipazione o meno solo dopo l’Assemblea Generale dell’EBU del 4 e 5 dicembre a Ginevra.

Paesi Bassi, Irlanda e Slovenia hanno già chiarito che non parteciperanno all’Eurovision Song Contest 2026 se lo farà Israele; mentre Spagna, Islanda e Belgio attendono l’esito dell’Assemblea generale dell’EBU-UER a dicembre prima di confermare la loro partecipazione, lasciando aperta anche la possibilità di ritirarsi dal concorso.

Nell’edizione odierna, il quotidiano The Telegraph presenta anche i paesi che sostengono la partecipazione di Israele al prossimo concorso.

Una menzione speciale va alla Germania e all’Italia, entrambe membri del BIG5 e tra i maggiori finanziatori del concorso. A sostenere la partecipazione di Israele ci sono anche i paesi ospitanti di quest’anno e del prossimo anno, Svizzera e Austria.

Per l’Italia va ricordato che Roberto Sergio, dg di San Marino RTV è anche direttore generale corporate della Rai. Relativamente a SWR, la branca di ARD che alla quale è in capo da quest’anno l’Eurovision, la dichiarazione ufficiale che conferma il sì è arrivata successivamente, riportata dalla versione britannica dell’Huffington Post.

Un portavoce dell’emittente, nello specifico ha dichiarato: “L’ESC è una competizione musicale organizzata dalle emittenti dell’EBU, non dai governi. L’emittente israeliana KAN aderisce alle normative applicabili ed è stata una parte integrante della competizione musicale per più di 60 anni. Confermiamo la sua appartenenza e i valori fondamentali dell’ESC. Accogliamo il processo avviato dal Direttore Generale dell’EBU, Noel Curran. Un ex alto dirigente televisivo si impegnerà in un dialogo strutturato e aperto con i membri nei prossimi mesi per esplorare varie prospettive e identificare percorsi di azione. L’obiettivo dovrebbe essere una soluzione ben fondata e sostenibile, in linea con i valori dell’EBU.”

Secondo il Telegraph, in caso di votazione all’Assemblea generale dell’EBU-UER, i paesi che dovrebbero sostenere Israele sono anche Polonia, Grecia, Cipro e Azerbaigian.

Va notato che, secondo lo statuto dell’EBU-UER, se la questione viene sottoposta a votazione in Assemblea Generale, almeno tre quarti dei membri devono partecipare e, di questi, tre quarti devono votare a favore dell’espulsione di Israele.

La discussione in Finlandia sulla partecipazione del Paese all’Eurovision Song Contest 2026 non è ancora iniziata. Nonostante la conferma dell’UMK 2026 come metodo di selezione del rappresentante nazionale. Sebbene l’emittente pubblica finlandese condanni le azioni militari di Israele a Gaza, ha dichiarato che esprimere posizioni su questioni politiche non rientra nella sua missione.

Johanna Törn-Mangs, direttrice dei contenuti creativi e dei media per conto dell’emittente pubblica finlandese Yle, ha dichiarato che l’emittente non aveva ancora deciso se avrebbe partecipato alla manifestazione europea, aggiungendo inoltre che la stessa emittente aveva avuto dei colloqui straordinari con l’EB-UER in merito alla presenza di Israele al concorso. Finora non si è tenuta alcuna discussione in merito, mentre la finale nazionale UMK si svolgerà come previsto, indipendentemente dalla decisione finale della Finlandia sulla partecipazione o meno all’Eurovision Song Contest 2026.

L’emittente pubblica finlandese, pur criticando Israele per la situazione a Gaza, prende le distanze dai tentativi di politicizzare il concorso musicale da parte di paesi che desiderano inviare un messaggio politico attraverso il loro ritiro.

Il punto chiave è la missione di Yle, sostenere la cultura e la creatività musicale finlandese: “Certo, non accettiamo le sofferenze causate dalla guerra, ma la nostra missione non è prendere posizione su questioni politiche”. 

Altri due paesi scandinavi, NorvegiaDanimarca, hanno dichiarato quest’oggi che non boicotteranno l’Eurovision Song Contest 2026, mentre continuano i preparativi per le finali nazionali per la selezione dei loro rappresentanti a Vienna.

La Norvegia non boicotterà. Nonostante il governo di centro-sinistra norvegese abbia vinto le recenti elezioni parlamentari, adottando una retorica molto più filo-palestinese rispetto all’opposizione di centro-destra, l’emittente pubblica norvegese NRK ha annunciato poco fa che non boicotterà l’Eurovision Song Contest 2026. Sono in corso i preparativi per la finale nazionale, attraverso la quale verrà nuovamente selezionato il concorrente norvegese.

“NRK partecipa attivamente in questo processo, in cui l’EBU condurrà una valutazione approfondita con tutti i paesi membri all’inizio di dicembre. NRK conferma attualmente la sua decisione di partecipare all’Eurovision Song Contest. Confidiamo nel processo e attendiamo con ansia le conclusioni dell’EBU a dicembre.”, ha affermato, l’amministratore delegato della NRK, Charlo Halvorsen, sottolineando inoltre che NRK ha espresso chiaramente le proprie preoccupazioni in merito alla trasparenza del voto e alla sicurezza dell’evento.

La Danimarca sta monitorando gli sviluppi. Anche la vicina Danimarca non prevede di boicottare l’Eurovision Song Contest 2026, almeno per ora. L’emittente pubblica danese DR sta monitorando la situazione mentre si prepara per la propria finale nazionale, prevista per il 14 febbraio 2026.

“Dovrebbe spettare a ogni singolo paese decidere cosa è più giusto  per loro. DR sta monitorando attentamente la situazione e ne discute costantemente con le altre emittenti pubbliche scandinave,” ha affermato Gustav Lützhøft, caporedattore di DR Culture, Debate e Musica, in una risposta scritta al sito ufficiale dell’ente pubblico DR.dk.

Non è una conferma ufficiale della partecipazione, ma non ci sono per ora segnali contrari.

A proposito dei paesi scandinavi, la Svezia, dice SVT in una nota “è in contatto con EBU sulla vicenda” .

L’Austria paese organizzatore c’è la dichiarazione ufficiale di Roland Weißmann, direttore generale di ÖRF: “Come organizzatori, diamo il benvenuto alla partecipazione di Israele ad Eurovision 2026.”

In queste ultime ore, anche l’emittente pubblica sammarinese San Marino RTV, ha confermato che il Paese non boicotterà l’Eurovision Song Contest 2026 se Israele parteciperà alla competizione.

Finora, i paesi che hanno annunciato l’intenzione di ritirarsi dall’Eurovision Song Contest 2026 in caso di partecipazione di Israele sono Slovenia, Paesi Bassi e Irlanda, mentre Spagna, Islanda e Belgio annunceranno le loro decisioni a dicembre, dopo l’Assemblea generale dell’EBU-UER, che deciderà sulla questione.

Se diversi paesi dovessero ritirarsi dall’Eurovision Song Contest, le conseguenze sarebbero gravi. La partecipazione all’Eurovision Song Contest è già a un livello basso, con solo 37 paesi in gara quest’anno. Se altri paesi si ritirassero, la validità del sistema delle due Semifinali verrebbe seriamente messa in discussione. L’EBU-UER potrebbe essere costretta a ricorrere a due soli spettacoli dell’Eurovision Song Contest: una Semi-Finale il giovedì sera e la Finalissima il sabato sera. Ciò avrebbe un impatto significativo sugli introiti del concorso, poiché la settimana dell’Eurovision Song Contest e la quantità di contenuti da trasmettere subirebbero una drastica riduzione. 

Al contrario, il ritiro di importanti finanziatori dell’Eurovision Song Contest, come Spagna e i Paesi Bassi, potrebbe comportare l’impossibilità di organizzare l’evento. La scelta finale dell’EBU-UER sarà decisiva, non solo per il futuro della manifestazione, ma anche per il messaggio che l’Europa deciderà di trasmettere al resto del mondo.

Sono tempi incerti per l’Eurovision Song Contest. Una certezza, però, è che noi di ‘L’Europazzia NEWS – Sull’onda delle tue passione’ vi terremo aggiornati su questa potenziale situazione di boicottaggio in corso.

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