ESC 2026 – 🇪🇸 Spagna: RTVE decide ufficialmente che la Spagna si ritirerà dall’ESC 2026 se Israele ne prenderà parte

La Spagna diventa il primo dei ‘Big Five’, i cinque maggiori contribuenti di EBU-UER, a formalizzare il proprio ritiro nel caso in cui Israele sia ammesso a partecipare alla 70ª edizione dell’Eurovision Song Contest 2026 che si svolgerà presso la Wiener Stadthalle a Vienna, in Austria, dal 12 al 16 maggio 2026. 

In un comunicato RTVE segnala che la decisione non altera i programmi rispetto alla celebrazione del Benidorm Fest, la selezione nazionale per la competizione europea, “un festival con propria identità, totalmente consolidato e che il prossimo anno celebra la sua quinta edizione”.

Per la prima volta da quando è nata la manifestazione canora, nel 1956,  anche la Spagna non parteciperà alla prossima edizione se ci sarrà anche Israele. Una decisione che è stata presa questo martedì 16 settembre 2025 dal Consiglio di Amministrazione della RTVE su proposta dal presidente della corporazione pubblica, José Pablo López.

L’accordo di interrompere la sua partecipazione all’Eurovision Song Contest – RTVE non trasmetterà nemmeno la manifestazione – ha ricevuto il sostegno della maggioranza dei 15 consiglieri, con dieci voti a favore (cinque consiglieri proposti dal PSOE, due da Sumar, e i restanti tre, ERC, PNV e Podemos), quattro voti contrari (i consiglieri proposti dal PP) e un’astensione (del consigliere proposto da Junts). 

Con questa decisione, la Spagna diventa il quinto Paese a confermare il proprio ritiro dall’Eurovision Song Contest nel caso in cui Israele sia ammesso a partecipare alla manifestazione, dopo Paesi Bassi, Slovenia, Islanda e Irlanda che boicotteranno la kermesse internazionale in segno di protesta per il conflitto a Gaza e la mancata esclusione di Israele, come già avvenuto per la rappresentanza della Russia per l’invasione in Ucraina.

Ma con un colpo di scena, diventa il primo Paese dei cosiddetti ‘Big Five’, i cinque Paesi che apportano un maggiore contributo finanziario all’Eurovision Song Contest (con Germania, Francia, Italia e Regno Unito) a formalizzare il proprio ritiro in una mossa di grande significato per il futuro dell’edizione 2026. Inoltre, dei ‘Big Five’ la Spagna è il Paese che assomma più partecipazioni consecutive allo stato attuale delle cose, non mancando mai alcuna partecipazione dal 1961.

Lo scopo è esercitare una maggiore pressione in vista dell’assemblea generale dell’Unione Europea di Radiodiffusione EBU-UER, prevista agli inizi di dicembre, che dovrà decidere se mantenere l’emittente pubblica israeliana KAN nella competizione.

Il governo spagnolo, che ha pubblicamente appoggiato l’escusione di Israele dagli eventi sportivi e culturali internazionali, aveva difeso la decisione di RTVE.

“Se con l’invasione dell’Ucraina è stato chiesto che la Russia si ritirasse dalle competizioni internazionali e non partecipasse all’Eurovision, non dovrebbe farlo nemmeno Israele. Non possiamo permetterci due pesi e due misure nella cultura”, ha dichiarato il primo ministro Pedro Sánchez in occasione di un evento culturale nel maggio 2025.

Un atto che era nell’aria dopo che ieri il ministro della cultura spagnolo, Ernest Urtasun, aveva dichiarato che “bisogna fare di tutto perché Israele non partecipi” alla gara canora. A quel punto il presidente dell’emittente pubblica spagnola, José Pablo López aveva annunciato che avrebbe fatto la proposta oggi al Consiglio di Amministrazione che poi ha dato l’assenso finale, in linea con il governo spagnolo.

La decisione arriva nella stessa mattina in cui le Nazioni Unite certificano, attraverso il rapporto di una Commissione d’inchiesta “ad hoc”, che il governo di Benjamin Netanyahu sta commettendo un genocidio contro la popolazione della Striscia di Gaza da 346 giorni.

La posizione di RTVE non è nuova, già durante l’Eurovision Song Contest 2025 i commentatori spagnoli, Tony Aguilar e Julia Valera, avevano criticato nella diretta la situazione a Gaza, menzionando le vittime palestinesi. E, dopo le pressioni dell’EBU-UER, l’emittente pubblica reagì emettendo giusto prima della finale una grafica a favore dei diritti umani e del popolo palestinese. 

López aveva già inviato l’anno scorso una lettera a EBU-UER in merito alla partecipazione di Israele, in cui chiedeva un dibattito interno ‘in considerazione delle preoccupazioni sollevate da vari gruppi della società civile spagnola in merito alla situazione a Gaza e alla partecipazione dell’emittente pubblica israeliana KAN al concorso’.

Secondo RTVE, la decisione del Consiglio di Amministrazione di RTVE ‘non modifica i piani’ riguardanti il ​​Benidorm Fest, la selezione nazionale spagnola per l’Eurovision Song Contest, ‘un festival con una propria identità, pienamente consolidato, che celebrerà la sua quinta edizione il prossimo anno’.

La misura è stata adottata nel mezzo delle polemiche seguite all’annullamento della tappa finale della Vuelta a España, la corsa ciclistica che quest’anno è stata segnata dalle proteste pro-palestinesi contro il team di ciclisti israeliano.  Le proteste nella tappa finale di domenica scorsa, in un contesto internazionale nel quale crescono le accuse ad Israele di commettere un “genocidio” a Gaza,  hanno portato a una clamorosa cancellazione della gara, che non ha precedenti.

L’emittente pubblica israeliana KAN ha già risposto definendo ‘ingiustificata’ ogni richiesta di esclusione. Il suo direttore, Golan Yochpaz, ha affermato che “Eurovision non può diventare uno strumento politico” e che Israele “rimane una parte importante di questo evento culturale”.

L’Unione Europea di Radiodiffusione – EBU-UER, dal canto suo, non ha ancora preso una decisione ufficiale. Il direttore del concorso Martin Green ha dichiarato che l’organizzazione “rispetta il diritto di ogni emittente di decidere se partecipare o meno”, ma ha anche ricordato che una decisione definitiva verrà presa a dicembre, durante l’assemblea generale a Ginevra.

L’EBU-UER ha comunque spostato la scadenza per la conferma della partecipazione da ottobre a metà dicembre. Questa mossa offre maggiore flessibilità alle emittenti, permettendo loro di prendere una decisione definitiva solo dopo che sarà stato stabilito se Israele parteciperà o meno.

La scelta della Spagna potrebbe rappresentare la miccia per una crisi strutturale all’interno del festival europeo. Se altri membri del ‘Big Five’ dovessero seguire l’esempio spagnolo, la sostenibilità economica e politica dell’Eurovision Song Contest potrebbe essere messa seriamente in discussione.

Molti osservatori ritengono che l’EBU-UER dovrà affrontare rapidamente il dibattito sulla presenza di Israele per evitare il rischio di una diserzione collettiva e perfino una possibile cancellazione dell’edizione 2026 in Austria.

Anche il Direttore Generale della BBC Tim Davie, è intervenuto sulla crescente polemica riguardante la partecipazione di Israele all’EurovisionSong Contest 2026, affermando che la manifestazione “non è mai stata una questione politica” e ribadendo la volontà della BBC di lavorare in sinergia con l’Unione Europea di Radiodiffusione, l’organismo che organizza l’evento.

Durante un’audizione davanti a una Commissione parlamentare per i conti pubblici, Davie ha dichiarato: “Siamo consapevoli delle preoccupazioni. Eurovision dovrebbe essere una celebrazione della musica e della cultura che unisce le persone. È importante preservare questo spirito”.

La mossa della Spagna di annunciare il boicottaggio punta a esercitare una maggiore pressione in vista dell’assemblea generale dell’EBU-UER, prevista agli inizi di dicembre, che dovrà decidere se mantenere l’emittente pubblica israeliana Kan nella competizione.

Da ricordare che la 70ª edizione dell’Eurovision Song Contest 2026 si terrà a Vienna dopo la vittoria di JJ per l’Austria con “Wasted Love” a Basilea. Entrambe le Semifinali sono previste per il 12 e il 14 maggio 2026, mentre la finalissima si terrà il 16 maggio 2026. Il concorso si terrà alla Wiener Stadthalle, la stessa sede utilizzata nel 2015, che può ospitare fino a 16.000 spettatori.

In contesto tanto complicato, viene automatico chiedersi cosa farà invece l’Italia e quale posizione deciderà di prendere. Per il momento, il nostro Paese non si è ancora espresso sull’argomento, ma la verità è che è difficile pensare che possa realmente prendere una decisione radicale facendo un gesto eclatante come quello di Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia, Islanda e Spagna. Per averne certezza, però, non rimane che attendere qualche conferma in più.

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