
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz (CDU) ha affrontato la questione della partecipazione di Israele all’Eurovision Song Contest 2026 questa domenica.
Friedrich Merz ha avvertito che la Germania non parteciperà all’Eurovision Song Contest del prossimo anno se Israele verrà escluso dalla competizione, rafforzando in questo senso la presa di posizione di SWR che per conto di ARD gestirà da questa edizione le partecipazioni al contest. Una presa di posizione che scuote l’Europa e ridisegna gli equilibri politici del festival.
Il futuro dell’Eurovision Song Contest 2026 si annuncia più incerto che mai. Dopo settimane di tensioni diplomatiche e polemiche tra i Paesi membri, la Germania ha preso una posizione netta. Il Cancelliere tedesco Friedrich Merz ha dichiarato che il Paese è pronto a ritirarsi dalla competizione nel caso in cui Israele venga esclusa dalla prossima edizione del contest europeo.
Una presa di posizione che ha immediatamente scosso l’equilibrio politico e culturale dell’evento, mettendo in discussione la tenuta del sistema Eurovision Song Contest, già sotto pressione dopo l’annuncio di boicottaggio da parte di Spagna, Paesi Bassi, Irlanda e Slovenia, qualora Israele dovesse invece partecipare.
In un’intervista al programma di punta del canale pubblico tedesco ARD Tagesthemen, “Caren Miosga”, il Cancelliere tedesco Friedrich Merz ha dichiarato con fermezza: “Se Israele sarà espulsa, sosterrò la nostra non partecipazione. Israele è parte integrante dell’Eurovision, discutere il contrario è uno scandalo.”
Il leader tedesco ha voluto chiarire che la solidarietà della Germania nei confronti di Israele “non è mai stata in dubbio”, pur riconoscendo che “alcune azioni militari nel conflitto di Gaza hanno superato il limite”. Una posizione complessa, che cerca di bilanciare la storica amicizia tedesco-israeliana con un approccio critico verso la politica militare di Tel Aviv.
Per Merz, il concorso musicale europeo non può essere disgiunto dai valori fondanti dell’Europa del dopoguerra: la tolleranza, l’unità e la responsabilità storica nei confronti del popolo ebraico.
La Germania è uno dei “Big Five” dell’Eurovision Song Contest – insieme a Francia, Italia, Spagna e Regno Unito, che si qualificano automaticamente per la finale in quanto maggiori finanziatori del concorso nonché il terzo per ascolti. La Francia ha confermato la sua partecipazione all’Eurovision Song Contest 2026, mentre la Spagna ha dichiarato che si ritirerà se Israele verrà escluso.
Anche il vincitore dell’Eurovision Song Contest 2025, JJ, ha chiesto l’esclusione di Israele dal concorso canoro di Vienna del prossimo anno.
“Vorrei che il prossimo anno l’Eurovision Song Contest si svolgesse a Vienna senza Israele. Ma la palla è nel campo dell’EBU-UER. Noi artisti possiamo solo alzare la voce su questo tema”, ha dichiarato il 24enne cantante al quotidiano spagnolo El Pais nel maggio di quest’anno.
Nelle ultime settimane la pressione sugli organizzatori del festival è aumentata, a causa della protesta di diversi Paesi partecipanti, l’European Broadcasting Union (EBU-UER), organizzatrice dell’Eurovision Song Contest, ha annunciato una riunione straordinaria per decidere il futuro della partecipazione israeliana. Si tratta di uno degli incontri più delicati nella storia dell’Eurovision Song Contest, dato che la scelta potrebbe ridefinire il ruolo politico e culturale della competizione. Merz ha definito uno scandalo il fatto che se ne stia discutendo e ha sottolineato che Israele deve far parte dell’Eurovision Song Contest: “Lo sosterrei. Penso che sia uno scandalo che se ne parli. Israele ha un posto in quel caso”.
Secondo i media israeliani, il direttore del canale televisivo israeliano Kan, Golan Jochpaz, ha dichiarato che “non c’è motivo per cui Israele non debba continuare a essere una parte importante di questo evento culturale”. Jochpaz ha aggiunto che il CES “non deve diventare politico in nessuna circostanza”.
Diversi Paesi dell’Europa occidentale — tra cui Slovenia, Paesi Bassi, Irlanda, Spagna e Islanda — hanno già espresso l’intenzione di boicottare l’edizione 2026 se Israele sarà ammessa, mentre la Germania ha alzato la voce in direzione opposta, promettendo il ritiro in caso di esclusione dello Stato ebraico.
Germania e Spagna fanno parte dei “Big 5”, i cinque Paesi principali che finanziano il concorso insieme a Francia, Regno Unito e Italia. Tuttavia, il peso politico e culturale della Germania all’interno dell’EBU-UER (Unione Europea di Radiodiffusione) è considerato superiore, il che rende la minaccia di Merz un segnale di forte impatto.
Possibile – ma assolutamente non scontato – che sull’esito della votazione di Novembre possa influire l’esito delle trattative sul piano di pace proposto dalla Casa Bianca e per il quale sono in corso negoziati in Egitto. Qualcuno però, come ad esempio la tv olandese, ha già detto che boicotterà la partecipazione di Israele anche in caso di fine del conflitto.
Va sottolineato, tuttavia, che la decisione finale sulla partecipazione tedesca spetta all’emittente pubblica SWR, membro dell’EBU-UER, che dovrà scegliere se allinearsi alla posizione del Cancelliere o mantenere una linea più neutrale.
Secondo un recente sondaggio, il 65% dei cittadini tedeschi si oppone a qualsiasi forma di esclusione di artisti israeliani da eventi internazionali. La maggioranza ritiene che cultura e sport debbano restare separati dalle tensioni politiche, un dato che rafforza la linea di Merz e l’immagine della Germania come Paese promotore di dialogo e inclusione.
La prossima riunione dell’EBU-UER, prevista per novembre a Vienna, sarà decisiva. In quell’occasione verrà votato se Israele potrà o meno partecipare al concorso. L’esito influenzerà inevitabilmente la presenza di diversi Paesi, tra cui Germania e Spagna, e potrebbe ridefinire il volto del più celebre evento musicale d’Europa.
Dobbiamo ricordare che la guerra nella Striscia di Gaza da parte di Israele dopo l’attacco terroristico dell’islamista Hamas, in cui sono state uccise più di 1.200 persone e ne sono state rapite oltre 250, ha provocato critiche a livello internazionale.
Nell’attacco di Hamas in Israele del 7 ottobre del 2023 furono uccise più di 1.100 persone, tra cui 318 abitanti dei kibbutz costruiti vicino al confine con la Striscia di Gaza. Nei kibbutz di Be’eri, Kfar Azza e Nir Oz, le persone uccise o rapite furono decine e molte delle loro case furono bruciate e distrutte. Nei giorni e mesi successivi 56 kibbutz al confine con Gaza o nel nord, al confine con il Libano, furono evacuati e quasi 40mila persone furono costrette a lasciare le loro case e spostarsi temporaneamente o definitivamente da altre parti.
Secondo il Ministero della Sanità controllato da Hamas, oltre 65.000 palestinesi sono già stati uccisi. Questa cifra è simile a quella citata dall’ex capo di stato maggiore dell’esercito israeliano, Herzi Halewi, in un discorso tenuto in Israele a metà settembre. “A Gaza vivono 2,2 milioni di persone. Oggi, più del 10% della popolazione di Gaza è stato ucciso o ferito, più di 200.000 persone. Questa non è una guerra leggera”, ha dichiarato Halewi.
Il conflitto in Medio Oriente ha raggiunto anche la scena culturale – e quindi anche l’Eurovision Song Content. Gli ultimi due concorsi canori sono stati oscurati da proteste contro i partecipanti israeliani.
Aggiornamento: La FIFA non esclude Israele.
Nessuna decisione su Israele da parte della FIFA. Nel Consiglio di Zurigo il presidente Gianni Infantino ha ribadito che l’organismo calcistico “non può risolvere i problemi geopolitici”, ma deve “unire le persone in un mondo diviso” attraverso i valori del calcio.
“La FIFA non può risolvere i problemi geopolitici, ma può e deve promuovere il calcio in tutto il mondo sfruttandone i valori unificanti, educativi, culturali e umanitari”. Nel discorso di apertura del Consiglio Fifa a Zurigo, il presidente Gianni Infantino ha richiamato l’importanza di promuovere pace e unità, riferendosi anche alla crisi in corso a Gaza, che ha spinto a nuovi appelli verso l’UEFA per sospendere la federazione calcistica israeliana.
“Come FIFA ci impegniamo a utilizzare il potere del calcio per unire le persone in un mondo diviso”, ha detto ancora il presidente FIFA, che senza citare espressamente le richieste di esclusione di Israele ha di fatto confermato che la politica della Fifa non prevede un provvedimento del genere. “I nostri pensieri sono rivolti a coloro che soffrono nei numerosi conflitti in corso nel mondo e il messaggio più importante che il calcio può trasmettere ora è quello di pace e unità”, ha concluso Infantino.
Infantino ha poi espresso al Consiglio la necessità di proteggere il calcio da attacchi pubblici e dalle controversie legali, sostenendo che la federazione internazionale “continuerà a invitare tutti gli stakeholder interessati a un dialogo significativo per proteggere i giocatori, trovare il giusto equilibrio tra il calcio di club e quello di nazionali a livello globale e migliorare il calcio per il futuro”. In questo senso, a suo giudizio, va anche la nomina dei membri dei “nuovi Comitati permanenti, che porteranno a un maggiore coinvolgimento delle Federazioni affiliate, delle confederazioni e di altre parti interessate nei processi decisionali, a una maggiore rappresentanza femminile e a una competenza tecnica più mirata in vari settori rilevanti”.
Infine, il Consiglio ha scelto Azerbaigian e Uzbekistan come Paesi ospitanti del Mondiale Under 20 del 2027 e Londra come sede della fase finale della prima edizione della Women’s Champions Cup, torneo che comprenderà quattro partite da disputarsi dal 28 gennaio all’1 febbraio del prossimo anno.
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