
In una conferenza stampa sull’Eurovision Song Contest 2026, il Direttore Generale dell’ÖRF, Roland Weißmann, ha dichiarato che saranno introdotte nuove regole per la competizione del prossimo anno con l’obiettivo, record di Paesi per la manifestazione.
Il Direttore Generale dell’ÖRF, Roland Weißmann, ha dichiarato oggi, in una conferenza stampa a Vienna, che saranno introdotte nuove regole per l’Eurovision Song Contest 2026.
Le dichiarazioni sono arrivate mentre discuteva di come garantire che Israele continui a partecipare all’Eurovision Song Contest, con Weißmann che ha spiegato di sperare di convincere le emittenti radiotelevisive scettiche con nuove modifiche al regolamento. La natura esatta delle modifiche al regolamento non è stata delineata, ma ha affermato che saranno votate all’Assemblea Generale dell’EBU-UER a dicembre.
Discussioni sulle modifiche al regolamento. Nei mesi successivi all’Eurovision Song Contest 2025 sono state discusse diverse possibili modifiche al regolamento del concorso. Dopo la conclusione del concorso 2025, il 17 maggio 2025, diverse emittenti hanno contattato l’Unione Europea di Radiodiffusione (EBU-UER) per richiedere dettagli sui numeri dei votanti. RTVE dalla Spagna, VRT dal Belgio, RÚV dall’Islanda, Yle dalla Finlandia e RTÉ dall’Irlanda hanno sollevato dubbi in merito alle votazioni durante il concorso. AVROTROS e NPO nei Paesi Bassi hanno sollevato dubbi sullo stato attuale dell’Eurovision Song Contest.
Il 23 maggio 2025, il direttore dell’Eurovision Song Contest, Martin Green, ha pubblicato una lettera aperta riguardante l’Eurovision Song Contest 2025. Nella lettera, ha sottolineato che l’Eurovision Song Contest Reference Group avrebbe esaminato i dati delle votazioni nel corso del mese di giugno. Inoltre, esamineranno anche la promozione dei nostri partecipanti da parte delle loro delegazioni e dei partiti associati e discuteranno se il voto pubblico debba continuare a consentire l’espressione di un massimo di 20 voti. Inoltre, NRK, l’emittente norvegese, ha chiesto una discussione sulla sicurezza durante il concorso.

Una competizione da record. Per quanto riguarda il numero di paesi che si sfideranno a Vienna, il Direttore Generale punta a un numero record di paesi in gara: “Puntiamo a celebrare l’anniversario col maggior numero di Paesi possibili in concorso. Stiamo facendo una campagna diplomatica dietro le quinte per questo. Sono ottimista sul fatto che batteremo il record di partecipanti.”
Attualmente il numero record di emittenti partecipanti è fissato a 43, numero raggiunto nel 2008 a Belgrado e nel 2011 a Düsseldorf. Tuttavia, nelle ultime cinque edizioni il numero di emittenti partecipanti è stato compreso tra 37 e 41. Tre emittenti hanno confermato il loro ritorno alla competizione per il 2026: Bulgaria, Moldavia e Romania. Anche RTK del Kosovo, Khabar del Kazakistan e CBC/Radio-Canada del Canada hanno espresso il loro desiderio o mostrato interesse a partecipare alla competizione.
Ma alcuni hanno anche dichiarato che si ritireranno se Israele sarà autorizzato a competere a Vienna. Da fine agosto, RTVSLO (Slovenia), RTÉ (Irlanda), AVROTROS (Paesi Bassi) e RTVE (Spagna) hanno dichiarato che non parteciperanno se Israele prenderà parte al 70° Eurovision Song Contest, mentre RÚV (Islanda) ha dichiarato che potrebbe ritirarsi.
A proposito di campagna diplomatica, ÖRF avrebbe iniziato quella verso la RTVE, l’emittente pubblica spagnola che al momento è quella più determinata a non partecipare se – come appare ormai certo – sarà presente l’emittente pubblica israeliana KAN e anche verso l’emittenti pubbliche di Slovenia, Paesi Bassi, Islanda e Irlanda.
C’era stata nei giorni scorsi una timida apertura da parte del capodelegazione spagnolo César Vallejo. Proprio in queste ore tuttavia il presidente di RTVE smentisce: “Qui non hanno chiamato”, dice José Pablo López rispondendo su X (ex Twitter) alla notizia relativa al meeting riportata da Cadena Ser, la radio privata più seguita del Paese, sottolineando di non aver ricevuto alcuna comunicazione da parte dell’ÖRF, nessuna richiesta di dialogo, nessuna sensibilizzazione, nessun briefing.
López parla di “politicizzazione” del concorso perché ÖRF ed EBU-UER stanno cercando il dialogo con le emittenti sulla questione Israele e perché si sono incontrati col presidente Herzog. Anche assumendo questo, c’è da dire che non sono meno politiche le posizioni di chi chiede ad EBU-UER quello che sarebbe un atto politico, cioè l’esclusione di KAN.
Cosa potrebbe spingere la Spagna a tornare sui suoi passi? Sicuramente il rischio di ritrovarsi isolata o quasi rispetto ad un numero crescente di Paesi, ma forse potrebbe essere alle viste qualche modifica al regolamento.
Roland Weißmann va più a fondo: “È tempo di diplomazia all’interno dell’EBU. Discutiamo, parliamo e ascoltiamo e cerchiamo di convincere. E ci saranno nuove regole. All’inizio di dicembre ci sarà un voto su queste regole, con un compromesso che accontenti tutti.”
Non specifica dove si interverrà ma è facile immaginare che possa essere nel meccanismo del voting, che lo scorso anno è finito nel mirino, non tanto (o non solo) per la campagna promozionale delle agenzie governative israeliane, che come abbiamo spiegato sono legali e hanno precedenti con Ucraina, Malta e Azerbaigian, quanto perché il voto online con carta di credito ha mostrato clamorose falle che hanno contribuito a costruire il secondo posto di Yuval Raphael.
Roland Weißmann poi chiude con una battuta – ma non troppo, riguardante la volontà del Canada di partecipare e il recente scambio sul tema fra il Governo canadese ed i vertici di EBU-UER: “Hurrà, Hurrà per il Canada. Sono tutti i benvenuti, siamo felici di ospitare il mondo.”
Sin qui i fatti. Volendo fare una considerazione a margine, è facile pensare che il capo dell’emittente pubblica austriaca, ospitante di questa edizione, faccia ovviamente sfoggio di abbondante ottimismo, perché per arrivare a 43 Paesi manca ancora parecchio e anche facendo i conti, significherebbe la presenza di qualche Paese sin qui mai rientrato nei radar.
Maggiormente realistico, invece, il traguardo ipotizzato dalla capodelegazione francese Alexandra Redde-Amiel, che in un recente podcast parlava di 41 Paesi in concorso. Numero del resto più facilmente raggiungibile.
In ogni caso, chi pensava ad un Eurovision Song Contest 2026 con una partecipazione ridotta per la questione Israele, resterà probabilmente deluso. Si preannuncia invece un’edizione in grande stile a Vienna. La vera sfida sarà probabilmente garantire le condizioni di sicurezza per le delegazioni, per i giornalisti, per il pubblico. Soprattutto se dovesse essere confermata come ormai sembra la presenza di Israele, si tratterà di capire se ci saranno le condizioni per evitare a chi rappresenterà KAN di vivere l’evento blindato in una stanza d’albergo, come successo nelle ultime due edizioni.
Ci saranno, eventualmente, come è probabile, anche manifestazioni di protesta contro la presenza israeliana. Garantire questo diritto, sempre in sicurezza e limitando al minimo gli scontri è altrettanto importante. Ma più ancora, sarebbe importante riuscire a parlare il più possibile solo di musica e spettacolo.
Non sarà mai possibile scindere del tutto la politica da Eurovision Song Contest, non foss’altro perché questo legame c’è dalla prima edizione: “Im Wartesaal zum großen Glück” di Water Aandreas Schwarz, prima canzone a rappresentare la Germania nel 1956, era un atto d’accusa al Governo tedesco post nazista di voler cancellare proprio quel passato e gli errori commessi, con un colpo di spugna, mentre il Paese ne pagava le conseguenze.
L’Eurovision Song Contest stesso nasceva, in fondo, come uno strumento della “guerra fredda”, nel documentario BBC “The Secret History Of Eurovision” Donald Sasson, professore emerito di storia europea spiega che “Il messaggio dell’ESC poteva essere sintetizzato in questo modo: “qui c’è divertimento e libertà e là c’è noia comunista”.
É anche per questo motivo che l’URSS tenta invano di bloccare la possibilità di seguire l’evento nei Paesi della sua zona di influenza – particolarmente nella allora Germania Est, ma non solo – e creerà nel 1965 l’Intervision Song Contest.
Quello che Eurovision Song Contest deve fare – e per cui EBU-UER sta lottando – è evitare di farsi strumentalizzare da essa. Solo così potrà davvero tornare ad avere un senso quello “United by Music” che per ora sembra soltanto uno slogan invecchiato presto e male.
Come annunciato dall’EBU-UER ad agosto, l’Eurovision Song Contest 2026 si terrà a Vienna dopo la vittoria di JJ per l’Austria con “Wasted Love” a Basilea. Entrambe le Semifinali sono previste per il 12 e il 14 maggio 2026, mentre la finale si terrà il 16 maggio 2026. Il concorso si terrà alla Wiener Stadthalle, la stessa sede utilizzata nel 2015, che può ospitare fino a 16.000 spettatori.
Deutschlandsfunk Kultur / Kleine Zeitung / Kurier / Eurofestivalnews
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