
Mancano pochi giorni all’inizio del settantaseiesimo Festival di Sanremo che si svolgerà al Teatro Ariston di Sanremo in onda su Rai1, Eurovisione, Rai Italia, Rai Radio 2, RaiPlay e su RaiPlay Sound dal 24 al 28 febbraio 2026, con la conduzione e la direzione artistica di Carlo Conti; durante le cinque serate sarà affiancato da Laura Pausini; ma la prensa, come ogni anno, ha potuto ascoltare in anteprima tutti i 30 brani in gara.
Sanremo 2026 partirà il febbraio 2026, con la prima serata, fino al 28 febbraio 2026, giorno della finalissima, quando scopriremo chi sarà il nuovo vincitore dopo “Balorda nostalgia” di Olly nel 2025.
In mattinata, nella sede Rai di Corso Sempione a Milano e nella Sala Blu in Via Teulada 66 a Roma, come da tradizione, i giornalisti musicali della stampa italiana hanno potuto ascoltare, in anteprima, le 30 canzoni in gara al Festival di Sanremo 2026, alla presenza del direttore artistico Carlo Conti, che ha raccontato alla stampa il suo approccio: “C’è molta più varietà musicale rispetto allo scorso anno. Ci sono ritmi latini, hip hop, rock, country. La scelta è la cosa più difficile per un direttore artistico, è come andare al mercato per comporre un bouquet di fiori il più variegato possibile, speriamo che questo sia bello colorato e possa piacere alle tante sfaccettature del pubblico”. C’è attesa, curiosità nel sentire quali sono i pezzi che hanno convinto il conduttore e direttore artistico.
Rimane il fatto che 30 canzoni sono davvero troppe, che in questo mazzo ce ne sono almeno diverse dimenticabili, ancora di più pensando ai nomi potenziali che sono rimasti fuori.
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p style=”text-align: justify;”>Un cast un pò più ristretto avrebbe fatto bene a tutti: agli artisti in gara, allo spettacolo, all’industria e al pubblico, in un festival che per tutti è già saturo di ogni tipo di evento, impegno, e racconto. Ma tant’è. Alla fine sarà un Festival retromaniaco, dove il tema prevalente è sempre l’amore, dove c’è una buona dose di nostalgia per sfuggire a un presente complicato e accennato solo da poche canzoni: Ermal Meta, e qualche analisi para-sociologica dell’Italia odierna (anche questo un classico sanremese, dagli Elii in poi). Il presente compare qualche volta nelle sonorità, ma poi come sempre il rap, il rock, l’indie arrivano a Sanremo nella loro forma più pop e ripulita. Conti ha definito le canzoni come una playlist radiofonica, ma l’unico vero approccio contemporaneo è che una buona parte dei brani, più che pensare alle radio, pensa a frammenti da viralizzare e memificare – anche tenendo conto che diversi artisti sono stati scelti proprio per il loro successo in quel campo.

Vediamo nel dettaglio il resoconto con le pagelle e i giudizi, opinioni, commenti e prime valutazioni sui brani in gara al Festival di Sanremo 2026, le canzoni si capiscono davvero sul palco dell’Ariston e nella resa televisiva.
Ma queste prime impressioni raccolti dalle varie testate giornalistiche dopo i primi ascolti fra le quali All Music Italia (AMI), Adnkronos, Amica, Cosmopolitan, Famiglia Cristiana, gay.it, Il Mattino, Il Messaggero, Il Sole 24 Ore, Il Sussidiario, Il Tirreno, iO Donna, Italia Oggi, Leggo, Newsic, Rockit, Sky TG24, TAG24, Unione Sarda, Vanity Fair, che delineano una fotografia piuttosto nitida: pochi veri favoriti, diversi nomi solidi da metà classifica e una coda dove le bocciature sono più trasversali che sorprendenti.
La premessa è la solita: ascoltare le canzoni, tutte e 30 in fila, dà una prima impressione. Ma la vita delle canzoni la si decide sul palco dell’Ariston, nella messa in scena per la TV – e nella capacità che avranno di generare contenuti sui social. Tra quelle che hanno colpito al primo ascolto: Nayt, che non cerca particolari compromessi sanremesi, ma anche l’elettronica intelligente di Ditonellapiaga e il rap ben arrangiato di Tredici Pietro. Il rock un pò retrò di Chiello (con lo zampino di Tommaso Ottomano, il chitarrista di Lucio Corsi), il pop ritmato di Colombre & Maria Antonietta e Malika Ayane, il cantautorato di Fulminacci. Molti inevitabilmente, più che alla sorpresa, portano proposte coerenti con la propria storia, come Tommaso Paradiso (che in un cast come questo svetta).
Le chiacchiere tra i colleghi che hanno ascoltato le canzoni in pole position la canzone di Sal Da Vinci e quella di Fedez e Masini, scritta per vincere (ma dove il protagonista è Masini più che il rapper): il regolamento prevede che la stampa voti (ma, dati matematici alla mano, non conta tantissimo). Conterà soprattutto saper mobilitare il voto popolare e le fanbase.

Ecco le prime impressioni brano per brano, che si focalizzano su come suonano e cosa raccontano i brani:
• Arisa – “Magica favola” (Galeffi, Carlo Frigerio, Fabio Dalè, Giuseppe Anastasi, Arisa).
L’ennesimabella ballad della sua carriera al festival, e non solo. Una canzone dove si analizza la vita, l’amore e i suoi cambiamenti lungo i decenni. La struttura ripercorre in prima persona le fasi della vita (10 anni, 14 anni, 30 anni, 40 anni), con strofe quasi sussurrate e un approccio tutto sommato minimale. La canzone di Arisa è quasi un’autobiografia in musica, con un ritornello pop fiabesco e romantico. Arisa non sfigura neanche questa volta, da riascoltare sul palco e in TV.
• Bambole di Pezza – “Resta con me” (Andrea Spigaroli, Caterina Alessandra Dolci, Daniela Piccirillo, Federica Rossi, Nesli, Lisa Cerri, Martina Ungarelli, Simone Borrelli).
La band composta di sole donne debutta a Sanremo con uno dei pochissimi pezzi con chitarre elettriche, ma più che rock è molto più pop rock rispetto alle aspettative. Il testo è intenso, si parla di unione e supporto tra persone in momenti difficili, quelli che stiamo vivendo di questi tempi. Sul palco hanno presenza scenica, rimandate all’Ariston, perché ascoltata così la canzone non lascia il segno.
• Chiello – “Ti penso semp e” (Chiello, Tommaso Ottomano, Fausto Cigarini, Saverio Cigarini, Matteo Pigoni).
Un bel giro di chitarra elettrica per un pezzo dritto che sembra rifarsi un pò al rock alternativo degli anni ’90 o dei primi anni zero e che si distingue per suono e approccio dal resto, almeno musicalmente. Chiello, al suo debutto, dimostra di essere uno degli artisti più interessanti e importanti di questa nuova generazione di cantautori e decide di fare il proprio esordio a Sanremo con quel Tommaso Ottomano che ha già reso grande, con la sua qualità artistica, Lucio Corsi l’anno scorso. Si parla di amore e dell’utilità di questo sentimento nella propria vita, partendo anche qui da una cocente delusione che lascia l’amaro in bocca.
• Dargen D’Amico – “AI AI” (Edwyn Roberts, Gianluigi Fazio, Dargen D’Amico).
Alla sua terza partecipazione a Sanremo, Dargen non è più una sorpresa, però è sempre intelligente nella scrittura musicale, un uptempo un pò nostalgico, con un mix tra pop, funk con venature dance, e nel testo che evoca i temi dell’intelligenza artificiale. Ma alla fine l’AI è più un vocalizzo melodico e ritmico.
• Ditonellapiaga – “Che fastidio!” (Ditonellapiaga).
Al suo primo Festival da sola in gara, Ditonellapiaga porta una bella produzione elettronica con un ritmo elettropop divertente e implacabile e un testo che prende di mira un pò tutto ciò che le genera fastidio.
• Eddie Brock – “Avvoltoi” (Eddie Brock, Vincenzo Leone, Lorenzo Laschi).
Il cantante romano debutta a Sanremo con una ballata intensa e gridata, interrotta da un assolo di chitarra rock, dedicata a un’amica che sceglie sempre gli amori sbagliati, mentre lui vorrebbe trasformare il loro rapporto in qualcosa di diverso.
• Elettra Lamborghini – “Voilà” (Andrea Bonomo, Edwyn Roberts, Pietro Celona).
Non è reggaeton è una canzone pop dance, omaggio all’indimenticabile Raffaella e al suo “A far l’amore comincia tu”, già pronto per essere ballata tutta la prossima estate. In suo onore, la cantante ci invita a vivere senza freni e ad amarsi fino alle prime luci dell’alba.
• Enrico Nigiotti – “Ogni volta che non so volare” (Enrico Nigiotti, Fabiano Pagnozzi, Pacifico).
Una ballata nostalgica e riflessiva sul tempo, tra passato e presente. Contiene l’inevitabile crescendo enfatico che sul palco sfrutterà l’orchestra, ma ha un arrangiamento non banale.
• Ermal Meta – “Stella stellina” (Dario Faini, Ermal Meta, Gianni Pollex).
Stupisce e colpisce il brano di Ermal Meta, musicalmente non è una ballata ma un pezzo dal ritmo molto sostenuto, dove sonorità latine reggaeton si incontrano a quelle balcaniche, mischiandola con suoni mediorientali. La dimensione etnica però è inserita nel contesto di una canzone che racconta ben altro, e che per una volta si discosta dall’amore. È la storia di una bambina palestinese.
• Fedez & Masini – “Male necessario” (Alessandro La Cava, Antonio Iammarino, Federica Abbate, Fedez, Marco Masini, Nicola Lazzarin).
Fedez e Masini portano un brano profondo che alterna rap e canzone melodica, e che dà spazio allo stile e al carisma di entrambi. Fedez gioca ancora la carta della vulnerabilità e della riflessione e poi ancora assieme alle solite critiche a chi lo critica, ma a reggere la canzone è il ritornello di Masini, interpretato con la sua grinta e voce graffiante. Scritta per vincere, e si sente.
• Francesco Renga – “Il meglio di me” (Antonio Caputo, Francesco Renga, Mattia Davi, Simone Reo, Steve Tarta, Davide Sartore).
Le paure e le insicurezze di un uomo sono il punto di partenza di una canzone che racconta il tentativo di trovare, come suggerisce il titolo, il meglio di noi stessi, chiedendo a chi ci sta vicino di perdonare i nostri lati più bui. Un arrangiamento e una struttura che provano qualche variazione sul tema della canzone sanremese, alternando vuoti e pieni. Poi si ritorna al momento in cui Renga dispiega la sua capacità vocale, la sua forza.
• Fulminacci – “Stupida sfortuna” (Fulminacci).
La quota cantautorato indie, l’artista romano non si smentisce portando in gara, nel suo secondo Sanremo, una canzone d’autore dal retrogusto sonoro Anni 80 molto classica e molto bella, menzione d’onore per la strofa, ma anche il ritornello è notevole.
• J-Ax – “Italia starter pack” (J-Ax, Andrea Bonomo, Lorenzo Buso).
Conti aveva promesso il country-pop, e arriva da J-Ax, violini e stomp alla Lumineers, con l’approccio ironico/sociologico di J-Ax.
• LDA & Aka 7even – “Poesie clandestine” (LDA, Aka 7even, Alessandro Caiazza, Vito Petrozzino, Riccardo Romito, Francesco D’Alessio).
Il primo ritmatissimo duetto Sanremese di LDA (figlio di Gigi D’Alessio) e AKA 7even parla di un amore intenso e carnale ma in qualche modo fuggevole e passeggero. Reggaeton napoletano, nel ritmo e nel testo, e le tipiche sonorità partenopee convivono con quelle del pop latino. Non serve aggiungere altro, se non che probabilmente anche questa canzone diventerà virale in un amen.
• Leo Gassmann – “Naturale” (Alessandro Casali, Francesco Savini, Leo Gassmann, Mattia Davi).
Per una volta non c’è il classico piano, nel senso che è un piano elettrico che dà calore e colore strumentale alla classica ballata in crescendo, interpretata con intensità. Un lungo amore che è stato un’altalena di emozioni forti, ma poi è finito, è al centro di questa ballata dove Gassmann immagina un nuovo incontro tra vent’anni che possa far dimenticare le lacrime e il dolore che si sono procurati.
• Levante – “Sei tu” (Levante). Dimenticatevi la Levante da ballare o con piglio rock, qua arriva con una canzone dall’arrangiamento minimale, con una prova vocale notevole, che sul palco dell’Ariston richiederà una grande interpretazione. Sul ritornello, dall’andatura raffinata e imprevista. L’amore è al centro anche di questa canzone, che Levante firma in solitaria, ed é quasi jamesbondiana nell’arrangiamento e nel suo genere svetta.
• Luchè – “Labirinto” (Davide Petrella, Luchè, Zef, Rosario Castagnola).
Il rapper napoletano sceglie di cantare in italiano al suo debutto a Sanremo, affiancando al rap la melodia (con l’ausilio dell’autotune) in una canzone d’amore che racconta un addio, ma anche il desiderio che almeno i ricordi non debbano svanire. Una canzone con una bella produzione, una buona alternanza tra barre e melodia, in cui si sente l’esperienza di Luchè.
• Malika Ayane – “Animali notturni” (Malika Ayane, Edwyn Roberts, Stefano Marletta, Luca Faraone, Merk & Kremont).
Malika Ayane, al suo quinto Sanremo da Big, punta su un grande ritmo, tra chitarre funky e percussioni tribali, e una buona produzione. Una dimensione un pò retrò e nostalgica, anche nel testo.
• Mara Sattei – “Le cose che non sai di me” (Mara Sattei, thasup, Enrico Brun, Alessandro Donadei).
Mara Sattei porta a Sanremo una ballata contemporanea che parte descrivendo il cielo rosa come zucchero filato sopra le case di Trastevere, per poi crescere in intensità raccontando un amore dove le parole non bastano ma possono essere una cura, molto sanremese e molto classico: voce, piano, orchestra in crescendo.
• Maria Antonietta & Colombre – “La felicità e basta” (Colombre, Maria Antonietta, Francesco Catitti).
Primo Sanremo per questa coppia (anche nella vita vera) di artisti che porta in gara un pezzo veloce, fresco e solo apparentemente spensierato, sulla voglia di fuga e di riprendersi la felicità che ci è stata sottratta da una società che premia l’illusione della ricchezza. Pop di buona qualità con un bell’intreccio vocale e narrativo, con strofe alternate e ritornello corale, la canzone funziona.
• Michele Bravi – “Prima o poi” (Michele Bravi, Rondine, Gianmarco Grande).
Terzo Sanremo in gara tra i Big per Michele Bravi che porta il suo caratteristico timbro vocale in una canzone struggente, dall’andamento imprevedibile, dove si fa leva sulla malinconia e sulla sensazione di smarrimento: il cantante si ritrova sperduto, nella speranza di poter ritrovare il proprio posto nel mondo dopo la fine di qualcosa di bello.
• Nayt – “Prima che” (Zef, Nayt).
Un rapper che – a differenza dei colleghi in gara – rimane più fedele alle sue origini un vero rap, crudo e incalzante, e fa meno concessioni al pop, che ci spinge a ritrovare i rapporti e i sentimenti sinceri che ci sono stati privati dai freni delle convenzioni sociali. Bella produzione minimale e un non-ritornello notevole. Uno dei pezzi più notevoli e non banali in gara quest’anno.
• Patty Pravo – “Opera” (Giovanni Caccamo).
Luoghi comuni e immagini più originali e ambiziose, per una Patty Pravo che fa la Patty Pravo, senza sorprendere. un inno dal sapore classico all’unicità e alla sventatezza della vita, in cui nessun viaggio intorno al mondo può avere il valore di una singola emozione capace di trascendere la ragione. Una canzone ricca di enfasi: la scrittura di Caccamo è lineare, forse troppo, e qua più che mai la differenza la farà l’interpretazione sul palco dell’Ariston, con il suo carisma.
• Raf – “Ora e per sempre” (Raf, Samuele Riefoli).
L’artista ha scritto insieme con suo figlio Samuele questa canzone che segna il suo ritorno a Sanremo dopo 11 anni. È una ballata pop sentimentale e commovente, con un pizzico di elettronica vintage nell’arrangiamento. Una canzone di classe nella scrittura e nell’arrangiamento.
• Sal Da Vinci – “Per sempre sì” (Sal Da Vinci, Francesco Da Vinci, Alessandro La Cava, Eugenio Maimone, Federica Abbate, Merk & Kremont).
Sal Da Vinci torna a Sanremo grazie a TikTok con una canzone pronta a diventare virale, con il suo giuramento di eterno amore. Sal Da Vinci è romanticissimo in questo pezzo che si rifà alle sonorità tipiche del pop partenopeo, ma con un pizzico di funk moderno.
• Samurai Jay – “Ossessione” (Samurai Jay, Salvatore Sellitti, Luca Stocco, Vittorio Coppola).
Esplosione di ritmi latini a Sanremo, tra il reggaeton e le atmosfere cubane, grazie all’esordiente Samurai Jay con questo pezzo veloce e sensuale. Si tratta di un reaggaeton. L’artista napoletano si strugge per un amore, quello per la musica, che ti fa perdere il controllo, persistente come una malattia.
• Sayf – “Tu mi piaci tanto” (Sayf, Giorgio De Lauri, Luca Di Blasi).
Una canzone ritmata, in crescendo, con un ritornello con tocco di autotune, pronta per diventare virale. Punta al tormentone anche il «Tu mi piaci» ripetuto nel ritornello di questo brano molto veloce che ironizza sulle contraddizioni italiane. Tra i molti riferimenti più o meno pop, spicca anche quello alla morte di Luigi Tenco, avvenuta a Sanremo nel 1967.
• Serena Brancale – “Qui con me” (Alfredo Bruno, Carlo Avarello, Fabio Barnaba, Noemi Bruno, Salvatore Mineo, Serena Brancale, Flavio Barnaba).
Questa volta Serena Brancale non punta sul ritmo come l’anno scorso ma sul romanticismo, con una trascinante ballata cinematografica che le permette di sfoggiare tutte le sfumature della sua estensione vocale.
• Tommaso Paradiso – “I romantici” (Davide Petrella, Davide Simonetta, Tommaso Paradiso).
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p style=”text-align: justify;”>Con questo titolo si capisce che è un inno all’amore e a un certo tipo di approccio alla vita, declinato sull’amore paterno. Musicalmente una ballata contemporanea molto classica dedicata alla figlia, con piano, melodie e arrangiamento tipico del cantautorato classico degli anni ’70 e ’80.
• Tredici Pietro – “Uomo che cade” (Dimartino, Marco Spaggiari, Tredici Pietro).
Nell’esordio sanremese di Tredici Pietro, figlio di Gianni Morandi, il rap della strofa si affianca a un ritornello decisamente più pop, vicino alla canzone contemporanea, che gioca in modo importante con gli elementi orchestrali e continua a far convivere le due anime in modi a volte davvero inattesi. Colpisce della canzone è l’arrangiamento, quasi cinematografico, e le voci armonizzate, non sarà semplice da rendere sul palco, ma è uno dei brani più interessanti.
Aggiornamento: Ecco la tabella riassuntiva con le votazione delle principali testate giornalistice. Al di là delle posizioni in classifica, i pre-ascolti della stampa mettono in evidenza alcune dinamiche interessanti: brani che convincono trasversalmente, altri che dividono in modo netto, e qualche aspettativa rimasta parzialmente disattesa.

Ecco la classifica dopo i pre ascolti della stampa del 25 gennaio 2026.
- Ditonellapiaga – Che fastidio! (7,70)
È l’unica vera numero uno. Consensi ampi, nessuna insufficienza (il voto più basso è 6,5 dato dal Sole 24 Ore), picchi alti distribuiti su quasi tutte le testate. Non piace a tutti allo stesso modo, ma piace a quasi tutti. - Fulminacci – Stupida sfortuna (6,93)
Secondo posto molto solido: pochi entusiasmi estremi, ma una continuità di giudizio che lo rende uno dei nomi più affidabili di questa prima fase. - Serena Brancale – Qui con me (6,88)
Voce e interpretazione convincono gran parte della critica. Qualche voto più freddo c’è, ma non basta a scalfire una partenza forte. - Fedez & Masini – Male necessario (6,82)
La coppia funziona più sul piano dell’impatto che dell’unanimità. I voti alti compensano alcune letture più tiepide. - Maria Antonietta & Colombre – La felicità e basta (6,81)
Uno dei brani più regolari per andamento critico: non domina, ma resta sempre nella zona alta. - Tommaso Paradiso – I romantici (6,80)
Classico Paradiso: riconoscibile, divisivo il giusto, ma mediamente apprezzato. Parte bene senza strappi. - Ermal Meta – Stella stellina (6,72)
Tema forte e scrittura riconoscibile. I voti premiano l’intenzione più che la memorabilità immediata. - Sayf – Tu mi piaci tanto (6,60)
Uno dei casi più discussi: alcuni voti alti (9) convivono con letture più fredde (4,5 de Il Sussidiario). Tiene comunque la top 10. - Tredici Pietro – Uomo che cade (6,52)
Cresce con l’ascolto e trova spazio soprattutto tra le testate più attente al linguaggio urban, mentre il Sole 24 Ore lo boccia in pieno (4). - Malika Ayane – Animali notturni (6,40)
Accoglienza contrastata: c’è chi apprezza il cambio di passo e chi resta perplesso. Media comunque positiva, senza picchi. - J-Ax – Italia Starter Pack (6,31)
Ironia e formato funzionano per alcuni, meno per altri. Sta a metà, senza scossoni. - Chiello – Ti penso sempre (6,30)
Scrittura apprezzata, ma non da tutti (TAG24 gli dà 4). I giudizi oscillano, la media resta stabile. - Levante – Sei tu (6,23)
Molto amata da una parte della stampa, più fredda un’altra (4 dal Sole 24 Ore). Classico caso di canzone “di sensibilità”. - Dargen D’Amico – Ai ai (6,15)
Idea chiara e identità forte, ma non sempre convincente al primo giro. Media discreta. - Arisa – Magica favola (6,13)
Tecnica indiscutibile, ma la canzone divide più del previsto, anche se i voti oscillano tutti tra 5 e 7. Più rispetto che entusiasmo. - Eddie Brock – Avvoltoi (6,05)
Uno dei nomi più polarizzanti: voti molto alti (ben 3 testate danno 8) convivono con bocciature nette (5- del solito Sole 24 Ore). - Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare (6,04)
Scrittura solida, ma l’impatto emotivo non è universale (3,5 da Il Sole 24 Ore). Tiene la sufficienza. - Mara Sattei – Le cose che non sai di me (5,87)
- Patty Pravo – Opera (5,87)
- Luchè – Labirinto (5,85)
- Nayt – Prima che (5,85)
- Bambole di pezza – Resta con me (5,81)
- Michele Bravi – Prima o poi (5,81)
- Sal Da Vinci – Per sempre sì (5,70)
- Raf – Ora e per sempre (5,68)
- Leo Gassmann – Naturale (5,30)
- Francesco Renga – Il meglio di me (5,21)
- Samurai Jay – Ossessione (5,20)
- LDA & AKA 7even – Poesie clandestine (5,16)
- Elettra Lamborghini – Voilà (5,00)
Il caso più divisivo in assoluto: c’è chi la boccia senza appello (2 Il Mattino) e chi, invece, la promuove con convinzione (4 testate le danno 7). La media la penalizza.
Questa classifica non indica un vincitore certo, ma aiuta a capire chi parte avvantaggiato.

Le sorprese.
- Ditonellapiaga – “Che fastidio!. Non solo la prima in classifica, ma anche l’unico brano ad aver raccolto consensi quasi unanimi. Nessuna insufficienza e voti alti distribuiti su quasi tutte le testate: un risultato tutt’altro che scontato al primo ascolto.
- Serena Brancale – “Qui con me” La tenuta critica è uno dei dati più solidi dell’intero campione. Anche dove il voto non è altissimo, resta sempre in area promozione, segno di un impatto che va oltre la singola sensibilità.
- Eddie Brock – “Avvoltoi”. Non entra nella top 10, ma è uno dei brani più polarizzanti in positivo: diversi 8 pieni convivono con bocciature secche. Un esordio che divide, ma che non passa inosservato.
Le delusioni.
- Elettra Lamborghini – “Voilà”. È il caso più emblematico: voti molto bassi (fino al 2) accanto a promozioni convinte. Il risultato finale è una media penalizzante che racconta uno scontro netto tra approcci critici.
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Francesco Renga – “Il meglio di me”. Le aspettative erano più alte del risultato. La stampa riconosce la solidità vocale, ma l’impatto del brano non convince e i voti restano spesso sotto la sufficienza.LDA & AKA 7even – “Poesie clandestine”. Uno dei brani che fatica di più a trovare sponde nella critica. Pochi picchi, molte valutazioni tiepide o negative: il formato non sembra aver funzionato al primo giro.
Aggiornamento: La Rai vuole sapere chi rifiuta l’Eurovision Song Contest. L’azienda pensa a un sondaggio già durante il Festival per verificare la disponibilità degli artisti.
Il dibattito sull’Eurovision Song Contest 2026, in programma a Vienna, entra ufficialmente nel vivo e rischia di influenzare anche il Festival di Sanremo. Al centro della polemica c’è la partecipazione di Israele, confermata dall’European Broadcasting Union (EBU-UER), e la richiesta di una maggiore attenzione alla questione palestinese.
A intervenire sono stati i consiglieri di amministrazione Rai Alessandro Di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale, che hanno ribadito una posizione già espressa in precedenza: «La Palestina deve trovare ospitalità sul palco dell’Eurovision, se non si vogliono sfregiare i valori di inclusione e fratellanza che la musica porta con sé».
Secondo i tre consiglieri, l’Eurovision è una manifestazione molto più politicizzata di quanto si creda e non può ignorare ciò che sta accadendo a Gaza. La loro proposta – non approvata in Consiglio – prevedeva il boicottaggio dell’evento o, in alternativa, la presenza non competitiva di un artista rappresentativo della cultura palestinese. Al momento, tuttavia, dall’EBU e dall’emittente austriaca ORF non è arrivato alcun riscontro ufficiale.
A poco meno di un mese dall’inizio del Festival di Sanremo, Levante, in gara tra i Big a Sanremo, solleva un tema importante: “Se vincessi Sanremo, non andrei all’Eurovision… È una manifestazione molto più politicizzata di quanto si pensi”. La cantautrice ha dichiarato apertamente che non parteciperebbe all’Eurovision in caso di vittoria, proprio per la presenza di Israele. La manifestazione ha assunto ormai connotati molto politicizzati e anche oggi, nella cornice del pre-ascolto dei brani di Sanremo 2026 riservato a giornalisti e critici musicali, la questione è stata presa in esame.
Secondo i consiglieri Rai, Levante potrebbe non essere l’unica artista a prendere posizione: «Probabilmente non sarà l’unica a ricordarci che Gaza grava ancora pesantemente sulla manifestazione di Vienna».
La Rai, pur ribadendo di non voler “chiudere gli occhi”, ha confermato la propria partecipazione all’Eurovision e il sostegno alla presenza del broadcaster israeliano Kan. L’amministratore delegato Giampaolo Rossi ha chiarito: «La Rai è assolutamente favorevole alla partecipazione di Israele. Le eventuali polemiche riguardano le scelte degli artisti».
“La Rai ha chiesto di non chiudere gli occhi, l’abbiamo detto quando c’è stata la richiesta e questa è la nostra posizione” dice Fabrizio Casinelli, direttore della Comunicazione Rai, rispondendo a una domanda sulla posizione dell’azienda riguardo a un’eventuale partecipazione della Palestina all’Eurovision Song Contest di Vienna e sottolineando che il servizio pubblico ha chiesto attenzione sul piano editoriale, ma senza mettere in discussione l’adesione alla competizione.
La Rai punta ad accelerare i tempi e ad avere un quadro chiaro delle disponibilità degli artisti in gara a Sanremo già durante la settimana del Festival, alla luce dell’attuale scenario politico. A delineare il nuovo iter è il vicedirettore dell’Intrattenimento Prime Time, Claudio Fasulo, che parla di un riscontro da chiedere agli artisti e alle case discografiche “almeno dopo la prima serata”, la disponibilità degli artisti a rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest. L’obiettivo è rendere la decisione “vincolante per non perdere tempo. Nel momento in cui viene espresso un orientamento, non c’è motivo che ci sia un cambio. Quest’anno vogliamo anticipare l’iter in modo da avere un quadro completo (delle intenzioni degli artisti)”.
La nuova procedura anticipa la raccolta formale delle adesioni: “Stiamo pensando di chiedere un feedback, un riscontro, durante la settimana del Festival, per un interesse nostro e dei discografici. E da lì procederemo con la richiesta di adesione”. Per ora, ha precisato, si tratta solo di “voli di ricognizione”.
La classifica finale di Sanremo resterà il criterio principale, con il diritto di rappresentare l’Italia che spetta al vincitore, a patto che abbia dato il suo consenso. In caso di rinuncia, si procederà come di consueto a scorrere la classifica tra gli artisti che si sono detti disponibili. Fasulo ha confermato che, anche quest’anno, “sembra ci siano molti intenzionati a partecipare”.
La decisione dell’EBU-UER di ammettere Israele ha già portato al ritiro o al boicottaggio televisivo di Paesi come Paesi Bassi, Spagna, Slovenia, Irlanda e Islanda. L’Italia, invece, ha confermato la propria partecipazione anche in virtù del ruolo di Big Five, ribadendo l’impegno storico e finanziario nel contest.
Il confronto tra musica, politica e libertà artistica è destinato a proseguire da qui all’ Ariston e fino al palco di Vienna, rendendo l’Eurovision 2026 uno degli eventi più discussi degli ultimi anni.
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