
Ecco le analisi di Luzzatto Fegiz, Castaldo, Venegoni, Molendini, Giordano, Iannacci, Mannucci, Rancilio, Vacalebre, Mangiarotti, Tortarolo sull’elenco dei cantanti selezionati.
Ecco la rassegna stampa sul cast dei Big del 64° Festival di Sanremo, in onda su Rai1 dal 18 al 22 Febbraio.
Mario Luzzatto Fegiz sul Corriere della Sera: “Il cast è fortemente legato all’attualità musicale e cerca di assecondare i gusti più vari, operazione non facile in un panorama di offerta molto frastagliato. Certo rimane insoluta la questione di sempre: chi è un big? Chi ha una lunga storia? Chi ha venduto molti dischi? Chi ha firmato in passato canzoni di grande successo? Noemi eGiusy Ferreri in lotta per difendere posizioni di mercato assediate da nuove generazioni di artisti sfornati di continuo dalle varie gare canore. A Fabio Fazio e ai suoi collaboratori va riconosciuto il coraggio di mescolare generi assai diversi e puntare anche su meritevoli artisti di nicchia come i Perturbazione e in generale anche su nomi perfettamente ignoti alla sempre più anziana platea di Rai1”.
Gino Castaldo su Repubblica: “Saranno scontenti i tradizionalisti, i teorici del tanto peggio tanto meglio, gli amanti del kitsch, ma questo Sanremo è davvero singolare. Parzialmente suona come un omaggio alla contemporaneità, c’è un netto rifiuto dell’universo dei talent (per la prima volta), ma sembra piuttosto un singolare e non del tutto comprensibile attraversamento della medietà della canzone italiana. Resurrezioni tipicamente sanremesi come Giusy Ferreri. Qualche classico come Noemi. Mancano sorprese clamorose, anzi mancano del tutto le sorprese”.
Marinella Venegoni su La Stampa: “Il menù è vario e pare esplicitamente confezionato per non deludere il pubblico più popolare che bontà sua starà ancora davanti alla tv per cinque lunghe sere. Due signore evocherannno immancabilmente X Factor e sono Noemi, che dal talent fuggì per cominciare una carriera rispettabile, e Giusy Ferreri, la prima esodata, a trent’anni, della formula di questi programmi, rimasta al palo per qualche tempo dopo aver sfruttato a iosa la potenzialità della sua voce strana ma finora ineducata”.
Marco Molendini su Il Messaggero: “Lo sforzo è evidente: sottrarre il Festivalone alla maledizione di essere eterno carrozzone della musica, passerella fatta per svegliare dal ltargo antichi dinosauri o riciclare gli eterni aspiranti a trovare un posto al sole, non importa se solo per una settimana l’anno. Il cast rimette in circolo chi ha bisogno di ossigeno come Giusy Ferreri, stella che dopo aver brillato si è rapidamente spenta. Niente X Factor se non Noemi che, però, da tempo si è allontanata da quel marchio d’origine”.
Paolo Giordano su Il Giornale: “Non ci sono cantanti provenienti da Amici (autentica novità), non c’è il vincitore di X Factor (negli ultimi anni c’è stato) e gli unici provenienti da quel talent show (Noemi e Giusy Ferreri al grande rilancio dopo anni di oblio) hanno il marchio Rai e non Sky. A colpire, perché è un segnale in netta controtendenza rispetto alle classifiche degli ultimi due anni, è la mancanza dei nuovi rapper. Qualcuno, come Clementino o addirittura Fabri Fibra, sarebbe stato ben accetto ma non aveva i brani giusti oppure ha declinato l’invito. Rimane, last but not least, Frankie Hi Nrg, che è uno dei pionieri italiani del genere e che aspetta un (meritato) rilancio. Quelli che benpensano, per citare un suo classico, se lo augurano. Alla fine il cast del Festival di Sanremo sembra, probabilmente senza volerlo, una risposta all’altro teleshow musicale del momento, X Factor, che è molto più luccicante e up to date. Lo spirito musicale di questo Festival, selezionato dal grande Mauro Pagani e dalla sua squadra, è più vicino, se possibile, allo spirito del Club Tenco che a quello strepitosamente e deliziosamente nazionalpopolare dell’Ariston tradizionale. Così, visto sulla carta”.
Leonardo Iannacci su Libero: “Sanremo low-profile. Non si ricorda un Festival così poco glamour e minimalista. L’Italia che smania per Amici è rimasta clamorosamente a secco dopo i saccheggi degli anni scorsi. Non lo consideriamo necessariamente una disgrazia questo veto, anzi: lo sdoganamento del format di Maria fa il paio con la voglia di Fazio di non considerare neppure X Factor oppure The Voice”.
Stefano Mannucci su Il Tempo: “Fazio ha sterminato la generazione delle pantere bianche sanremesi. Rivendicazione della prevalenza di Sanremo sui talent, che negli ultimi anni avevano preso possesso della competizione, grazie anche ai televoti dei giovanissimi. Da X Factorrispunta, come un fantasma che si reincarna, Giusy Ferreri. E la molto più consistente Noemi, a occhio tra i massimi favoriti, fresca del tirocinio soul e rhythm & blues a Londra”.
Gigio Rancilio su Avvenire: “Il Sanremo di Fazio cerca di accontentare tutti. Giusy Ferreri in cerca di nuova visibilità. Noemi piace a pubblico tv”.
Federico Vacalebre su Il Mattino: “La scelta di evitare l’ennesima vittoria annunciata di un figlio dei talent show è sacrosanta. L’importanza del genere rap è sottostimata. Spicca, poi, l’assenza di artisti napoletani”.
Marco Mangiarotti su Qn: “Festival che mostra coraggio, idee e muscoli: qui non comandano talent, radio, discografia e il solito (piccolo) mercato”.
Renato Tortarolo su Il Secolo XIX: “Il 60% dei selezionati è in cerca di riscatto, qualcuno ha perso la band, qualcun altro ha un debito verso il genere che rappresenta, il rap su tutti, e c’è chi ha rinnegato il genere pop da talent per cercare una strada meno scontata”.
(Tratto da: blogosfere)