Sanremo 2015: Il Festival finisce in tribunale

Michelangelo-Giordano

Il cantante di Sesto San Giovanni, in provincia di Milano, Michelangelo Giordano, partecipante all’ultima edizione di ‘Area Sanremo 2014’, fa causa al Festival di Sanremo 2015 per irregolarità commesse durante la selezione e porta al tribunale civile di Imperia la società organizzatrice di questo evento, e chiede un risarcimento totale di 250mila euro di danni, non solo di natura economica ma anche di immagine. L’udienza in tribunale è stata fissata per il 13 Aprile prossimo.

Sul banco degli imputati la “Sanremo Promotion”, società controllata dal comune ligure, che gestisce ‘Area Sanremo’ (selezione canora, destinata a  cantanti emergenti, che permette di arrivare al celebre festival della canzone italiana), che con un bando pubblico doveva trovare due concorrenti per il Festival della canzone italiana 2015.

La Commissione di valutazione, composta dalla storica voce dei Pooh Roby Facchinetti (presidente), dalla cantante Giusy Ferreri e dal produttore e rapper Dargen D’Amico, ha scelto i vincitori da una rosa di 40 finalisti ma con criteri che uno degli esclusi ha ritenuto poco trasparenti.

Il bando di concorso prevedeva la partecipazione ad un corso a frequenza obbligatoria di formazione per tutti gli iscritti in regola in modo da poter accedere alle vere e proprie selezioni successive. La prima competizione, cosiddetta a fase eliminatoria prevedeva la la individuazione di 40 finalisti che restavano in gara. Selezione a porte chiuse con Roby Facchinetti, Dargen D’Amico e Giusy Ferreri. Era anche presente il giornalista Paolo Giordano in qualità di direttore responsabile del concorso. A questa ne seguiva una seconda che restringeva il campo a 8 vincitori e tra questi ultimi la Rai ne sceglieva 2 da portare al Festival.

Michelangelo Giordano, cantautore 36enne calabrese vincitore nel 2013 del premio “Una canzone per Amnesty”, ha infatti deciso di fare causa al comune per danni e fra meno di un mese si terrà la prima udienza. Il perché lo racconta il Tempo. 

michelangelogiordanoGiordano, lo scorso Settembre, decide di iscriversi alla manifestazione “Area Sanremo 2014”, promossa con bando pubblico e gestita dalla società “Sanremo Promotion” controllata dal comune ligure. A Novembre, Michelangelo Giordano si è esibito davanti a quella giuria eseguendo il brano “Chi bussa alla porta”, tema impegnato (il panico e la sofferenza di chi è vulnerabile ai suoi attacchi), parole e musica scritte da lui. Al termine, come riportano i suoi avvocati Marzia Eoli e Luca Fucini nell’atto di citazione presentato ad Imperia contro la Sanremo Promotion, i giudizi della commissione sarebbero stati “entusiasti”, sia per “l’originalità del brano prescelto” che per la musica e il testo. Un giudizio positivo che troverà riscontro, evidenziano ancora gli avvocati, nella scheda di valutazione di Giordano al quale Roby Facchinetti attribuirà addirittura quattro 10 su quattro.

Cinque giorni dopo, però, l’artista riceve da Sanremo Promotion la comunicazione del mancato superamento della fase eliminatoria. Chiede di poter visionare la propria scheda di valutazione, e davanti ai giudizi “più che lusinghieri” (scrivono i suoi due avvocati) che la inchiostrano rimane ancora più sconcertato. Decide così di fare un accesso agli atti, per confrontare la sua scheda con quelle dei 40 finalisti, per conoscere i criteri di valutazione adottati e per visionare i verbali della commissione contenenti questi ultimi.

Dalle schede, recita ancora l’ atto di citazione, emerge che “alcuni candidati ammessi alla successiva fase finale riportano giudizi espressi, sia con punteggi numerici e sia con il giudizio complessivo, di gran lunga inferiori a quelli riportati da Giordano”. Nella scheda di valutazione, in effetti, il cantautore ha un 9,17 (media finale dei punteggi ottenuti per le singole componenti dell’ audizione e cioè voce, presenza scenica, performance e brano) e un 9 (giudizio complessivo espresso dai commissari). Altri quattro concorrenti selezionati al suo posto trai 40 finalisti, portati come esempio nella citazione, hanno tutti voti inferiori al 9, oscillanti tra l’ 8,80 e l’ 8,50. “Perché”, si chiede l’ artista, “sono stato scartato dopo essere stato valutato così positivamente?”.

Nel verbale stilato dalla commissione e che data a prima dell’inizio delle selezioni, in realtà, si dice che “al termine di ogni audizione la commissione compilerà una scheda dell’esibizione. La commissione stabilisce che le valutazioni contenute nelle suddette schede non determineranno la classifica finale dei candidati e quindi non saranno in alcun modo vincolanti in ordine alla scelta dei finalisti”. Quelle valutazioni formulate dai giurati andrebbero considerate alla stregua di consigli utili ai giovani concorrenti per individuare i propri punti forti e quelli da perfezionare. Per gli avvocati di Giordano, invece, le cose non starebbero così. Le schede di cui si parla nel verbale sono definite “dell’esibizione” e non “di valutazione”, dicono. Nel bando di concorso che disciplina “Area Sanremo 2014”, riportano inoltre nella citazione, all’articolo 6 si legge che “la commissione di valutazione adotterà le proprie decisioni in seduta segreta secondo i criteri che saranno resi noti ai candidati prima dell’inizio delle selezioni mediante pubblicazione sul sito internet http://www.area-sanremo.it”. Il bando e i criteri delineati nel sito, sostengono gli avvocati di Giordano, sarebbero pertanto l’unica “legge di gara” individuabile e le schede di valutazione “l’unico elemento di giudizio in cui la commissione ha espresso un punteggio numerico per ogni parametro ispirato ai criteri fissati sul sito internet”. “Siamo di fronte a una selezione con bando pubblico”, afferma Giordano al telefono da Sesto San Giovanni, “un parametro di valutazione trasparente doveva esistere e i punteggi delle schede di valutazione sono l’unico che si possa individuare in questo concorso”.

Gli avvocati del cantautore, rivela il Tempo, chiedono alla Sanremo Promotion 250.000 euro, puntando su un risarcimento per “perdita di chance” dal momento che il loro assistito, escluso dalla selezione finale malgrado l’alto punteggio ottenuto, non ha potuto esibirsi davanti ai rappresentanti delle principali case discografiche multinazionali e ai manager musicali ammessi all’ascolto dei 40 finalisti. Chiedono anche il ristoro dei 3.860 euro che l’artista, al pari degli altri 3876 concorrenti, ha dovuto spendere per poter partecipare alla selezione. Inclusi, riportano ancora gli avvocati, i soldi versati per la partecipazione ad un corso di formazione per gli iscritti, obbligatoria per poter accedere alle selezioni vere e proprie, convitto, alloggio e viaggio a carico dei cantanti.

Il comune di Sanremo e Sanremo Promotion, non hanno inteso per il momento commentare la vicenda. 

Il suo brano “Chi bussa alla porta” sarà presto contenuto nell’album del cantante che dichiara: “Ho trovato il coraggio di denunciare il tutto con la stessa forza con la quale scrivo canzoni di denuncia e che spero, presto, di poter far conoscere al grande pubblico nonostante mi sia stata negata la più grande opportunità per un artista emergente come, appunto, il festival di Sanremo“.

(Tratto da: liberoquotidiano.it)