ESC 2021: Niente progetto dell’Eurovision Asia Song Contest

Era il lontano 2016 quando, era stato annunciato la nascita di un analogo contest canoro all’Eurovision Song Contest ma con i paesi dell’Asia e dell’Oceania a prendervi parte.

Stiamo parlando dell’Eurovision Asia Song Contest, fortemente voluto dalle reti australiane SBS e Blink Tv, in collaborazione con l’EBU-UER. Avrebbe permesso un potenziale bacino di utenze da oltre un miliardo di persone, una bella pubblicità anche per il brand Eurovision.

C’erano tutte le buone intenzioni di far partire la prima edizione nel 2017 organizzata dall’Australia in collaborazione con l’ABU (l’equivalente asiatico dell’EBU-UER).

L’intero evento fu dapprima slittato al 2018 e poi alla fine del 2019, con l’intenzione di ospitarlo a Gold Coast, nella stessa città in cui si tiene e si terrà la selezione nazionale australiana per selezionare il successore di Montaigne, Australia Decides.

Ancora una volta il progetto non andò in porto, e poco dopo l’Australia (e il mondo intero) si trovarono ad affrontare la pandemia che tutti noi ben conosciamo, ragion per cui l’attenzione si spostò nuovamente. Lo stesso account Twitter dell’evento riporta l’ultimo aggiornamento risalente a fine 2017.

Il Direttore generale della SBS, nonché Capo-delegazione australiano Josh Martin, ha rivelato al blog australiano TV Tonight che il progetto Eurovision Asia è ufficialmente naufragato: “Penso che sia giusto dire che abbiamo rescisso i nostri diritti circa l’Eurovision Asia Song Contest. Abbiamo passato diversi anni cercando di capire come farlo, poi è giunta la Pandemia. Va detto tuttavia che la nascita di un concorso come questo non ha niente a che vedere con l’Eurovision, che nacque nel secondo dopoguerra come mezzo per unire le persone sotto un’unica bandiera musicale. C’era un vero scopo, che purtroppo era assente nella creazione dell’EASC.”

È comprensibile quindi la grande difficoltà nell’organizzare un evento del genere, considerando la vastità del continente asiatico, dunque il grande numero di nazioni da poter coinvolgere, le grandi differenze di fuso orario tra le nazioni. Prosegue Martin: “Ci abbiamo provato con tutte le nostre sforze, ma non siamo mai riusciti a far quadrare i punti. Lo stesso avviene per qualsiasi programma televisivo, si mettono un sacco di idee nello sviluppo, e non tutte vanno a buon fine.”

Si chiude quindi una parentesi di fatto mai aperta. Rimane comunque la speranza che in un futuro non troppo remoto la manifestazione possa prendere vita, magari organizzata da un altro ente televisivo, per poter apprezzare al meglio ciò che nazioni come Cina, Giappone, Australia, ma anche Cambogia, Papua Nuova Guinea o Indonesia possano offrire musicalmente e allargare gli orizzonti.

Nel frattempo pare invece ufficiale il debutto nel 2022 dell’American Song Contest sotto l’ala della NBC, con un mega concorso di 56 nazioni partecipanti (i 50 Stati, più la capitale Washington DC e i cinque territori appartenenti agli Stati Uniti) che prevederà solo dieci canzoni accedere alla finalissima, le quali saranno votate da giuria e televoto.

Sempre in merito al venturo ASC, Josh Martin dichiara: “L’American Song Contest sta prendendo piede, l’idea ha convinto ed è giusto che vada in porto dato che anche loro ci hanno lavorato a lungo. Non è ancora ufficializzato l’inizio ma il paragone non regge molto, parliamo di una nazione che ha un’unica lingua ed un grande amore per la musica in ogni sua forma, quanto a noi non è mai troppo tardi per riprovarci in futuro.”

Parlando invece dell’Australia all’Eurovision Song Contest, quest’anno per la prima volta il paese down under non è riuscito a raggiungere la finale, complice l’impossibilità di Montaigne di raggiungere Rotterdam a causa delle restrizioni Covid vigenti in Australia in materia di uscita ed entrata nel paese.

Nonostante ciò il Paese prenderà sicuramente parte all’edizione 2022 dopo aver confermato sia la partecipazione che l’intenzione di ritornare alla selezione nazionale Australia Decides.