🇦🇹 ESC 2026: ÖRF fornisce registrazioni in lingua dei segni a tutte le emittenti dell’EBU

L’emittente pubblica austriaca ospitante dell’Eurovision Song Contest 2026 sta fornendo registrazioni in lingua dei segni di tutti gli artisti in gara quest’anno a Vienna, in Austria.

L’ÖRF sta registrando le versioni in lingua dei segni di 35 canzoni in gara all’Eurovision Song Contest 2026, che saranno disponibili a tutte le emittenti membri dell’EBU/UER. Questa è la prima volta che un’emittente ospitante mette a disposizione di tutti i membri dell’EBU/UER la copertura in lingua dei segni da utilizzare nelle loro trasmissioni dell’Eurovision Song Contest, e rientra nell’impegno dell’ÖRF per rendere l’edizione di quest’anno del concorso la più accessibile di sempre.

Sei artisti sordi internazionali sono stati selezionati dall’ÖRF per registrare le performance tra il 20 e il 25 aprile: Alice Hu Xiaoshu (Shanghai), Amanda Jovanovic (Vienna), Anja Burghardt (Linz), Carina Kilinc (Vienna), David Obermaier (Graz) e Julia Kulda Hroch (Berlino). Lavoreranno con Delil Yilmaz e Magdalena Schramek per garantire che ogni interprete in lingua dei segni trasmetta correttamente l’esibizione della propria nazione in gara.

Nell’ambito della sua copertura, ÖRF trasmetterà l’Eurovision Song Contest 2026 con la traduzione in lingua dei segni su ÖRF 2 Europe e sulla sua piattaforma online ÖRF ON.

Come annunciato dall’EBU/UER ad agosto, l’Eurovision Song Contest 2026 si terrà a Vienna il 12, 14 e 16 maggio 2026, dopo la vittoria di JJ per l’Austria con “Wasted Love” a Basilea. La kermesse sarà condotta da Victoria Swarovski e Michael Ostrowski. Parteciperanno 35 paesi, con il ritorno di Romania, Moldavia e Bulgaria e l’assenza di Paesi Bassi, Spagna, Slovenia, Irlanda e Islanda. Entrambe le semifinali sono in programma per il 12 e il 14 maggio, mentre la finale si terrà il 16 maggio. Il concorso sarà ospitato dalla Wiener Stadthalle, la stessa sede utilizzata nel 2015, che può accogliere fino a 16.000 spettatori.

Le due semifinali andranno in onda martedì 12 maggio 2026 e giovedì 14 maggio 2026 in prima serata su Rai 2 e RaiPlay, oltre che su Rai Radio 2 e sul canale 202 del digitale terrestre. La finale si terrà sabato 16 maggio e sarà trasmessa in prima serata su Rai 1 per l’undicesimo anno consecutivo, oltre che su RaiPlay e Rai Radio 2.

Alla conduzione della versione italiana ci saranno la cantante Elettra Lamborghini, al debutto come telecronista, e il veterano Gabriele Corsi, alla sua sesta edizione. Su Radio2 Eurovision la radiocronaca sarà affidata ai confermati Diletta Parlangeli e Matteo Osso, con Martina Martorano inviata da Vienna.

Anche quest’anno Rai Pubblica Utilità garantirà la piena accessibilità dell’evento. Le semifinali e la finale saranno sottotitolate e audio descritte. Inoltre, la finale sarà disponibile anche con la traduzione integrale nella Lingua Italiana dei Segni su un canale dedicato di RaiPlay. Performer sordi e udenti interpreteranno in LIS e ISL le canzoni in gara e quelle degli ospiti, mentre gli interpreti tradurranno quello che dicono i due conduttori.

OTS / ORF

AggiornamentoNel frattempo il presidente austriaco Alexander Van der Bellen ha ricevuto a Vienna gli ex concorrenti dell’Eurovision Song Contest, tra cui gli ex vincitori Conchita Wurst e JJ. Presente anche Cosmo che rappresenterà l’Austria quest’anno con il brano ‘Tanzschein’. “Che tipo di Eurovision sarà quest’anno? Fantastico, ovviamente! Nel 2015 abbiamo già dimostrato di cosa siamo capaci e penso che quest’anno non sarà da meno”, ha detto Tom Neuwirth, in arte Conchita Wurst, che ha trionfato al Festival nel 2014. “Ovviamente lo guarderò. Ci sono due tipi di feste: quella in cui tutti parlano e quella in cui tutti devono stare in silenzio. A casa mia la regola è il silenzio”, ha aggiunto scherzando. Lo show si terrà al Wiener Stadthalle di Vienna dal 10 al 16 maggio e vedrà la partecipazione di artisti provenienti da 35 Paesi.

Aggiornamento: Alla vigilia del 70° Eurovision Song Contest 2026, previsto a maggio a Vienna, una vasta mobilitazione di artisti e operatori culturali internazionali scuote il mondo della musica e dello spettacolo. Al centro della protesta, la partecipazione di Israele alla competizione, che – secondo i firmatari – rappresenterebbe una grave contraddizione rispetto all’esclusione della Russia dopo l’invasione dell’Ucraina.

“A maggio, milioni di persone assisteranno al 70° Eurovision Song Contest. Per il terzo anno consecutivo, Israele sarà celebrato sul palco, nonostante il genocidio in corso a Gaza, mentre la Russia rimane al bando per la sua invasione illegale dell’Ucraina. Come musicisti e operatori culturali che vivono e lavorano nell’ambito d’azione dell’Unione Europea di Radiodiffusione (EBU), rifiutiamo che l’Eurovision venga utilizzato per insabbiare e normalizzare il genocidio, l’assedio e la brutale occupazione militare di Israele contro i palestinesi”.

A dare voce a questa presa di posizione è una lettera aperta promossa dalla campagna No Music for Genocide e firmata da circa mille artisti, tra cui Roger Waters, Massive Attack, Idles, Kneecap, Peter Gabriel, Brian Eno e Macklemore. L’iniziativa chiede esplicitamente il boicottaggio della manifestazione fino a un’eventuale esclusione di Israele.

“Siamo solidali con le richieste palestinesi alle emittenti pubbliche, agli artisti, agli organizzatori di proiezioni, alle troupe e ai fan di boicottare l’Eurovision fino a quando l’EBU non metterà al bando l’emittente israeliana complice KAN. Applaudiamo il ritiro, basato su solidi principi, delle emittenti spagnole, irlandesi, islandesi, slovene e olandesi, e i numerosi finalisti delle selezioni nazionali che si sono impegnati a rifiutare di partecipare all’Eurovision. Proprio come gli artisti si sono uniti per opporsi all’oppressione in Sudafrica, noi siamo uniti ora. Il presidente dell’Israele dell’apartheid, Isaac Herzog – citato nella denuncia presentata dal Sudafrica alla Corte Internazionale di Giustizia per istigazione al genocidio – ha svolto un ruolo di primo piano nel fare pressione sulle emittenti radiotelevisive affinché non escludessero Israele dal concorso, l’evento musicale dal vivo più seguito al mondo”. 

Uno dei punti più controversi sollevati nel documento riguarda il diverso trattamento riservato ai due conflitti. La lettera denuncia apertamente quella che viene definita una doppia morale da parte dell’Unione Europea di Radiodiffusione, accusata di incoerenza nelle proprie decisioni.

“Le risposte ipocrite dell’EBU ai crimini di Russia e Israele hanno cancellato ogni illusione sulla presunta neutralità di Eurovision. Nel 2022, l’EBU ha affermato che la presenza della Russia avrebbe “screditato la competizione”. Eppure, oltre 30 mesi di genocidio a Gaza – insieme alla pulizia etnica e al furto di terre nella Cisgiordania assediata – non sono considerati sufficienti per applicare la stessa politica a Israele”.

La protesta assume anche un tono etico e personale, interrogando direttamente artisti e pubblico sulla legittimità della partecipazione a un evento di tale portata in un contesto di crisi internazionale.

“Come può un artista o un fan dell’Eurovision, in buona coscienza, partecipare alla prossima edizione del concorso in Austria, nel mezzo dei piani israelo-americani per campi di concentramento iper-sorvegliati nella “Nuova Gaza”? Ci sono momenti in cui il silenzio passivo non è un’opzione. Ci rifiutiamo di tacere quando la violenza genocida di Israele fa da colonna sonora e riduce al silenzio le vite dei palestinesi. Quando i bambini nelle carceri israeliane subiscono percosse solo per aver canticchiato una melodia. Quando di quasi ogni palco, studio, libreria e università di Gaza restano cumuli di macerie, sotto i quali corpi massacrati attendono ancora il recupero e una degna sepoltura”.

La lettera si chiude con un appello collettivo che richiama il ruolo politico e sociale della cultura e dell’arte, invitando a una presa di posizione netta e condivisa

“Come artisti, riconosciamo la nostra capacità di agire collettivamente ed il potere del rifiuto. Ci rifiutiamo di tacere. Ci rifiutiamo di essere complici. Invitiamo gli altri nel nostro settore a unirsi a noi. E siamo solidali con tutti gli sforzi di principio per porre fine alla complicità in ogni settore. Nessun palcoscenico al Genocidio. #BoycottEurovision”.

Tra i numerosi firmatari figurano anche Erika de Casier, Nadine Shah, Hot Chip, Ólafur Arnalds e Young Fathers, a conferma di una mobilitazione trasversale che coinvolge generazioni e generi musicali diversi.

La capitale austriaca, Vienna, sarà la città ospitante della 70ª edizione dell’Eurovision Song Contest nel 2026, trasformando la città nell’epicentro mondiale della musica per una settimana indimenticabile. Conosciuta per la sua ricca eredità artistica, da Wolfgang Amadeus Mozart fino alla scena pop contemporanea, Vienna offre uno sfondo spettacolare per questo anniversario storico.

I presentatori di questa edizione saranno Victoria Swarovski e Michael Ostrowski, che guideranno lo spettacolo in uno degli eventi più seguiti al mondo.

La scena del 2026, concepita da Florian Wieder, porterà un design innovativo con elementi LED a forma di foglia e una struttura moderna ispirata alla Vienna Secession, combinando tradizione e creatività contemporanea.

35 Paesi si recheranno in Austria a maggio per competere nella 70ª edizione dell’Eurovision Song Contest, con il ritorno di Romania, Moldavia e Bulgaria e l’assenza di Paesi Bassi, Spagna, Slovenia, Irlanda e Islanda.

Un’altra novità sarà la “Green Room”, trasformata in una tipica caffetteria viennese, riflettendo la celebre cultura dei caffè della città, parte del patrimonio UNESCO. Questo spazio fungerà da punto d’incontro per artisti e delegazioni, mentre la presentatrice Emily Busvine accoglierà e intervisterà i partecipanti dopo le loro esibizioni.

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