
L’emittente pubblica islandese RÚV non è più sicura di partecipare alla 68ª edizione dell’Eurovision Song Contest 2024 che si svolgerà presso la Malmö Arena, di Malmö, nel sud della Svezia, il 7, 9 e 11 maggio 2024.
A causa della guerra in corso tra Israele e Hamas, e della partecipazione di Israele all’Eurovision Song Contest 2024, RÚV ha annunciato oggi sul suo sito web apre la possibilità di ritirarsi dalla gara.
La decisione verrà presa congiuntamente dall’emittene pubblica islandese e dall’artista vincitore di ‘Söngvakeppnin 2024′, la selezione nazionale del paese che selezionerà il rappresentante dell’Islanda a Malmö.
Non è chiaro se l’Islanda parteciperà all’Eurovision Song Contest 2024 a Malmö. Lo ha annunciato RÚV. Questa incertezza è dovuta alla guerra tra Israele e Hamas. Da più parti sono state sollevate critiche alla partecipazione di Israele al concorso.
RÚV terrà ancora la selezione nazionale, Söngvakeppnin 2024, a febbraio e marzo. L’artista vincitore di Söngvakeppnin 2024 deciderà poi insieme all’emittente pubblica RÚV se vuole partecipare o meno all’Eurovision Song Contest 2024.
Stefán Eiríksson, direttore generale di RÚV, ha confermato oggi al programma “Síðdegisútvárp” che l’emittente pubblica ha trasmesso queste preoccupazioni all’Unione europea di radiodiffusione (EBU-UER) riportando che gli artisti che parteciperanno al Söngvakeppnin sono comprensibilmente preoccupati per la situazione a Gaza: “Loro [i concorrenti] fanno domanda con l’obiettivo di diventare il rappresentante dell’Islanda all’Eurovision Song Contest. Sono preoccupati per la situazione proprio come noi. Questa è stata la nostra preparazione per l’Eurovision Song Contest e abbiamo annunciato che intendiamo partecipare all’Eurovision Song Contest senza alcuna modifica, ma non sappiamo cosa ci riserva il futuro.”
La Società islandese degli Autori e Compositori (FTT) ha esortato alla RÚV a non partecipare all’Eurovision Song Contest nel 2024, a meno che a Israele non venga escluso.
Bragi Valdimar Skúlason, presidente della FTT, ritiene che è positivo che lo Söngvakeppnin si svolga normalmente: “Forse è il momento di ricordare che Söngvakeppnin è una cosa, ma l’Eurovision Song Contst è un’altra, anche se ovviamente questi due aspetti sono collegati.”
Sebbene la partecipazione dell’Islanda all’Eurovision Song Contest sia incerta fino a metà marzo, lo Söngvakeppnin 2024 andrà avanti come previsto. Sabato 27 gennaio 2024 verranno rivelati i brani e gli artisti che si esibiranno nella manifestazione.
Lo Söngvakeppni Sjónvarpsins 2024 sarà composto da tre spettacoli condotti da Ragnhildur Steinunn Jónsdóttir, Sigurður Þorri Gunnarsson og Unnsteinn Manuel Stefánsson: la Prima Semi-Finale si terrà il 17 febbraio 2024 e la Seconda Semi-Finale si terrà il 24 febbraio 2024 presso lo studio cinematografico Truenorth (Truenorth studio) a Fossaleyni e la Finale si terrà il 2 marzo 2024 presso il Laugardalshöllin (Laugardalshöll, Laugardalsholl Sport Center).
Da ricordare che da settimane infatti crescono in mezza Europa appelli e raccolte firme per chiedere all’EBU-UER di escludere a Israele. Coinvolto nell’Eurovision Song Contest da ormai oltre 50 anni, la prima partecipazione risale al 1973, Israele è uno dei Paesi di maggior successo nella competizione. L’ha vinta ben quattro volte, l’ultima nel 2018 col successo di Netta, e in altre quattro occasioni il suo rappresentante è finito sugli altri due gradini del podio. Ma secondo militanti e artisti di una serie di Paesi europei la guerra in corso a Gaza e i ‘crimini di guerra’ commessi dovrebbero portare all’esclusione di Israele dalla competizione. Il movimento di boicottaggio è partito dall’estremo nord d’Europa, non appena l’EBU-UER ha confermato che Israele sarebbe stato tra i 37 Paesi partecipanti all’edizione 2024 dell’Eurovision Song Contest, artisti islandesi hanno lanciato una petizione al limite dell’aut aut! al loro emittente pubblica, RÚV: o Israele viene escluso dall’Eurovision Song Contest o l’Islanda si ritira. L’iniziativa ha rapidamente varcato i confini dell’isola nordeuropea ed è esplosa in Finlandia, dove 1.400 tra artisti e professionisti dell’industria musicale hanno scolpito così la richiesta: «Non si confà ai nostri valori che a un Paese che commette crimini di guerra e continua un’occupazione militare sia dato un palcoscenico pubblico per ripulire la propria immagine in nome della musica». Con la medesima postilla: se Israele non sarà escluso dagli organizzatori, sarà la Finlandia a boicottare l’evento, rifiutandosi di mandare il o la sua artista. E così dovrebbero fare anche tutti gli altri Paesi: diversamente vorrebbe dire che gli altri Paesi partecipanti finiscono per sostenere le politiche di Israele, avvertono minacciosi i boicottatori.
Sui social, in parallelo, è partita una campagna di raccolta firme per l’esclusione di Israele aperta a tutti, artisti e no. A lanciarla ed animarla un’attivista che si presenta, per lo meno online, come ‘Beatrice Quinn’, 25 anni da Filadelfia, Stati Uniti. L’attivista queer, a dirla tutta, aveva lanciato la sua crociata digitale anti-Israele in tempi non sospetti. “Il genocidio non deve aver posto all’Eurovision Song Contest”, postava ì sulla sua pagina Instagram (830 follower) già lo scorso 11 settembre 2023, settimane prima che Israele fosse colpito dal peggior attacco terroristico della sua storia ed iniziasse l’ultimo e più sanguinoso dei conflitti con Hamas. “Uno Stato apartheid che ha ucciso 8mila persone in un mese non ha diritto di partecipare all’Eurovision Song Contest!», sosteneva già allora “Bea”, in uno dei post poi moltiplicatisi giorno dopo giorno. Da gennaio ne è nata la raccolta firme #Euroquision, aperta anche ad artisti che hanno partecipato a precedenti edizioni della competizione canora europea. Sei le adesioni che l’attivista sostiene sin qui di aver raccolto, comprese quelle dell’artista che ha rappresentato la Francia lo scorso anno, Fatima-Zahra Hafdi in arte “La Zarra”, e di colui che dovrebbe rappresentare quest’anno la Finlandia, Jesse Markin.
Le proteste si sono allargate anche alla Norvegia, dove secondo la stampa locale manifestanti del gruppo Aksjonsgruppa for Palestine si sono radunati davanti alla sede dell’emittente pubblica norvegese NRK per chiedere di sostenere il boicottaggio e all’Irlanda, dove ad avanzare pubblicamente la richiesta è stato un parlamentare laburista. Chiamato in causa, il premier Leo Varadkar, alla guida di uno dei Paesi UE più vicini alle istanze palestinesi, s’è scrollato di dosso la questione dicendo che se ne deve occupare l’EBU-UER. Che il suo parere però l’ha già dato chiaro e tondo: “Eurovision Song Contest è una competizione per i broadcaster pubblici di Europa e Medio Oriente – non per i governi – e quello israeliano, Kan, vi partecipa da 50 anni e si confà a tutte le regole della gara”, ha detto un portavoce dell’organizzazione citato dal Guardian. Ribadendo come il festival canoro rimane un evento non-politico che unisce il pubblico di tutto il mondo attraverso la musica.
Una tesi contestata dagli attivisti, che citano il precedente dell’esclusione della Russia dalla competizione negli ultimi due anni per via della guerra in Ucraina. L’azione è stata intrapresa quando la Finlandia ha dichiarato che non avrebbe inviato il suo concorrente, se alla Russia fosse stato permesso di partecipare. Secondo quanto riferito, le emittenti nazionali russe hanno quindi sospeso la loro adesione all’Unione Europea di Radiodiffusione (EBU-UER) che organizza il concorso. La decisione gli impedisce di partecipare ai futuri concorsi. Nel 2019, l’Islanda è stata sanzionata dall’EBU, quando la rock band Hatari ha alzato bandiere palestinesi durante la sua apparizione all’Eurovision tenutosi in Israele.
Accostamento mostruoso e inaccettabile, ribatte Israele, ricordando come tutto è cominciato: “Il 7 ottobre Israele è stato brutalmente attaccato da un’organizzazione terroristica malefica che fa apertamente appello al suo annichilimento. Promuovere un boicottaggio di Israele significa sostenere le azioni di Hamas, premiare il terrorismo ed è incompatibile con i valori dell’EBU-UER e della competizione”, ha replicato basito l’ambasciatore in Svezia Ziv Nevo Kulman.
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