
Israele dovrebbe partecipare all’Eurovision Song Contest 2024 di Malmö con Eden Golan, ma la canzone, intitolata “October Rain”, non rispetta le regole del concorso.
La cantante ha vinto la selezione nazionale ‘HaKokhav HaBa’ e subito ha dichiarato: “Quest’anno, più che mai, sono entusiasta di rappresentare il mio paese sul palco più grande d’Europa. Prometto che farò del mio meglio e porterò l’Eurovision 2025 in Israele.”
Il quotidiano Israel Hayom ha riportato all’inizio di questa settimana che la canzone che sarà eseguita da Eden Golan a sul palco svedese di Malmö si intitola “October Rain”. Il brano pare faccia riferimento al massacro di Hamas del 7 ottobre nel sud di Israele.
La testata israeliana Ynet riferisce che l’Ebu ritiene che il contenuto della canzone sia troppo politico. Le regole ufficiali del concorso vietano qualsiasi dichiarazione politica durante la competizione. Un portavoce dell’emittente pubblica Kan ha riferito al Times of Israel che l’emittente televisiva “è coinvolta nel dialogo con l’Ebu riguardo alla canzone che rappresenterà Israele all’Eurovision”.
La canzone sarà presentata ufficialmente nei prossimi giorni, ma le polemiche sulla partecipazione di Israele all’Eurovision 2024 sono solo all’inizio.
KAN, l’emittente israeliana dell’Eurovision, ha rapidamente convocato un consiglio per discutere la potenziale squalifica. Il giornale afferma che è stato deciso che se la canzone verrà squalificata a causa del suo contenuto politico, Israele si ritirerà dal concorso piuttosto che modificare le parole o cambiare canzone.
La Bielorussia prese una decisione simile nel 2021, rifiutandosi di modificare la sua canzone in modo da rispettare le regole.
L’anno scorso, a Liverpool, Israele (che vinse con Netta nel 2018 a Lisbona) fu rappresentato da Noa Kirel, che arrivò terza con il suo brano power pop Unicorn.
Aggiornamento: EBU ha respinto la canzone “October Rain” perché politica, ma la tv israeliana non vuole cambiarla. L’Eurovision Song Contest per l’Israele a rischio.
Israele parteciperà all’Eurovision Song Contest 2024? La canzone presentata dalla tv pubblica israeliana, KAN, e intitolata October Rain, è stata respinta dall’EBU per via del testo ritenuto politico. Dal canto suo, KAN ha fatto sapere che non ha intenzione di intervenire in alcun modo sul brano, anzi si porta avanti, accusando l’EBU di comportamenti gravissimi là dove dovesse procedere alla squalifica del brano, che derubrica a “espressione del sentimento popolare” e senza alcuna intenzione politica. Ma vediamo cosa sta succedendo.
Qualche mese fa, artisti finlandesi e islandesi hanno sottoscritto una petizione per chiedere all’EBU di squalificare Israele dall’ESC 2024 dopo gli attacchi nella Striscia di Gaza. Una situazione che, a loro dire, sarebbe paragonabile all’invasione dell’Ucraina che ha portato all’esplusione della Russia e della Bielorussia dall’EBU e, di conseguenza, dall’Eurovision Song Contest.
L’EBU ha risposto in maniera netta, sottolineando che l’espulsione dei due paesi è dipeso dalla condotta delle Tv pubbliche, non imparziali e del tutto investite dalla propaganda putiniana. Da qui la scelta di non escludere Israele dalla competizione.
Aggiornamento: All’inizio di febbraio, Israele ha scelto la propria rappresentante: si tratta della ventenne Eden Golan, di Tel Aviv, vincitrice del talent HaKokhav HaBa (‘The Next Star’). Qualche settimana dopo la tv pubblica israeliana, KAN, ha presentato all’EBU il brano per la gara scelto da un’apposita commissione. Il titolo, “October Rain”, rimanda immediatamente agli eventi del 7 ottobre scorso, all’attentato di Hamas al Festival Musicale Supernova.
EBU ha fatto sapere che il testo della canzone ha contenuti troppo politici, quindi in contrasto con lo spirito e con il regolamento dell’Eurovision Song Contest. Se non sarà modificato, Israele rischia la squalifica.
La risposta di Israele non si fa attendere. La leggiamo in un articolo pubblicato sul sito della KAN che dà notizia di una ‘trattativa’ in corso con l’EBU per l’ammissione della canzone all’ESC 2024, ma specifica che “per quanto riguarda la Israel Broadcasting Corporation non c’è alcuna intenzione di sostituire la canzone. Ciò significa che se questa non dovesse essere approvata dall’EBU, Israele non potrà partecipare all’ Eurovision Song Contest che si terrà in Svezia il prossimo maggio”.
Una presa di posizione netta da parte della tv pubblica israeliana, sostenuta anche dal Ministro della Cultura, Miki Zohar, che rincara la dose “L’intenzione dell’EBU di squalificare la canzone israeliana è scandalosa. È una canzone commovente che esprime i sentimenti della gente e del paese in questi giorni, e non è politica. Invito l’EBU ad agire in modo professionale e neutrale e a non lasciare che la politica influenzi l’arte”
Si attende adesso la decisione dell’EBU-UER.
Aggiornamento: Scoppia la polemica in vista dell’Eurovision 2024: Israele ha deciso di proporre la canzone October Rain, ispirata ai fatti del 7 ottobre.
L’Eurovision Song Contest 2024 si avvicina e porta con sé le prime polemiche. A dividere l’opinione pubblica è in particolare la presenza d’Israele, confermata negli scorsi giorni dagli organizzatori. Mentre alcuni artisti e tantissimi fan chiedevano a gran voce l’esclusione dello Stato ebraico dalla competizione a causa del conflitto in Medioriente, come accaduto nelle ultime edizioni per la Russia, tante star di Hollywood, e non solo, si sono schierate apertamente a favore della partecipazione d’Israele.
Dopo la conferma della partecipazione, a destare scalpore è però la proposta fatta dall’Israel Broadcasting Authority: tra i due brani presentati all’attenzione del reference group dell’Eurovision è presente anche Octorber Rain, una canzone ispirata ai fatti del 7 ottobre.
Aggiornamento: Quanto accaduto lo scorso ottobre, con l’attacco di Hamas costato la vita a circa 1400 civili israeliani, ha dato inizio al conflitto in Medioriente e ha cambiato la storia recente dello Stato d’Israele. Non solo per quanto riguarda la politica internazionale, ma anche la percezione dell’opinione pubblica.
Basti pensare a quanto accaduto nelle ultime settimane a Sanremo, con gli appelli per la pace di artisti come Dargen D’Amico e Ghali diventati, nella lettura fatta dall’ambasciatore d’Israele in Italia, vere e proprie accuse di genocidio, come quelle piovute sul governo guidato da Netanyahu da diverse parti del mondo negli ultimi mesi.
Per cercare di rispondere, in qualche modo, a quanto avvenuto anche sul palco dell’Ariston, Israele ha quindi deciso di utilizzare la vetrina mondiale dell’Eurovision per difendere i propri diritti. E per farlo ha scelto di proporre al board dell’Eurovision due canzoni, secondo quanto riferito da LaPresse, e almeno una delle due, Octorber Rain, sarebbe ispirata proprio ai fatti del 7 ottobre.
Stando alle anticipazioni dell’agenzia di stampa, il brano dovrebbe portare la firma di Avi Ohion e Keren Pels e dovrebbe essere interpretato da Eden Golan.
La sola presenza di Israele alla manifestazione aveva creato già polemiche nelle scorse settimane, come dimostrato da una protesta di 1500 artisti finlandesi e islandesi che avevano chiesto con una lettera aperta di escludere lo Stato ebraico in quanto “paese che commette crimini di guerra“.
Solo a metà febbraio EBU aveva però risposto affermando che non c’era alcun motivo per escludere Israele, sottolineando innanzitutto come l’Eurovision sia un evento apolitico. Senza considerare che il servizio pubblico israeliano rispetta tutti i requisiti necessari per prendere parte alla manifestazione.
E in merito al paragone con la Russia, nel comunicato si legge: “Non spetta a noi comparare due guerre differenti. Nel caso della Russia, l’emittente stessa era stata sospesa da EBU a causa del continuo venir meno agli obblighi della membership e alle violazioni dei valori del servizio pubblico“. Ad ogni modo, proprio in virtù della volontà dell’Eurovision di mantenere la politica lontano dal palco, è probabile che alla fine Israele venga convinta a presentarsi in gara con il brano ‘alternativo’ a October Rain, per evitare ulteriori polemiche che danneggerebbero tutte le parti in causa.
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