
Con la vittoria di Nemo, la Svizzera si è così conquistata anche il diritto di organizzare l’Eurovision Song Contest 2025, che si svolgerà in Svizzera a 37 anni dalla vittoria di Céline Dion e tornerà dove tutto inizio nel 1956. La SSR guarda da subito al 2025, una task force dell’azienda si appresta ad avviare i preparativi dell’edizione che sarà ospitata dalla Svizzera.
Sin da subito, molte città svizzere si sono dette interessate ad ospitare l’evento del prossimo anno. Le città di Zurigo, Berna, Ginevra e Basilea sono state finora indicate come possibili sedi dell’evento.

La prima a dimostrare interesse è stata Ginevra che avrebbe scelto il Palexpo come sede dell’Eurovision Song Contest 2025. Il Palexpo di Ginevra offre spazio di quasi 15.000 spettatori su 32.000 metri quadrati, e cosa di non poco conto, posizionato letteralmente di fianco all’aeroporto internazionale. Inoltre nel 1925, proprio in questa città, fu fondata l’Unione internazionale delle radiodiffusioni, antenata dell’Unione europea di radiodiffusione (EBU-UER) fondata nel 1950 e che ha sede a Ginevra.
Anche la città di Basilea si è fatta avanti attraverso il portavoce del governo di Basilea Città, Marco Greiner, che ha dichiarato: “Per Basilea sarebbe fantastico, un onore, ospitare la prossima edizione di questo concorso canoro popolare in tutto il mondo per la Svizzera”. Al momento non è stata specificata nessuna possibile Arena, ma la città confina sia con la Francia che con la Germania può contare su uno dei tre aeroporti internazionali del paese – tra i requisiti richiesti per ospitare l’evento – e sulla St. Jakobshalle, un’arena ristrutturata nel 2018 e con una capacità ampliata a 12.400 spettatori.
Herzliche Gratulation an Nemo zum grossartigen Sieg beim #ESC2024 in Malmö! Nun wird die Schweiz den #ESC2025 austragen. Als Austragungsort eignet sich #Basel hervorragend. Und wir sind parat: mit unserer Infrastruktur, Erreichbarkeit und Gastfreundschaft. #ESC2025Basel
— Conradin Cramer (@ConradinCramer) May 12, 2024
Berna probabilmente è già fuori dai giochi. La capitale della Svizzera oltre a non avere un aeroporto internazionale, ha un calendario fitto di eventi per la primavera 2025: solo la PostFinance Arena (con circa 17.000 posti a sedere) può essere effettivamente presa in considerazione per ospitare l’evento, ma ospiterà i playoff di hockey su ghiaccio. Sempre a Berna a maggio 2025 è prevista poi la fiera primaverile BEA e in estate il campionato europeo di calcio femminile (organizzato dalla UEFA). Un calendario decisamente ricco di eventi, difficile si possa aggiungere anche l’Eurovision Song Contest.
Ovviamente è in lizza anche Zurigo (la principale città Svizzera per numero di abitanti), dove si sta valutando di proporre l’Hallenstadion, un palazzetto multifunzionale in grado di ospitare fino a 15.000 persone e ben collegato dai mezzi pubblici sia alla stazione ferroviaria che all’aeroporto internazionale.
Secondo la SRF, anche San Gallo sarebbe interessato all’evento. Christine Bolt, responsabile della fiera agricola Olma ha affermato: “Ora tocca a noi”, proponendo il nuovo padiglione di Olma, la St. Galler Kantonalbank Arena, inaugurato all’inizio di marzo, con i suoi 12 mila posti, ma con l’incognita di un soffitto alto 14 metri, contro i 18 normalmente richiesti dagli organizzatori. La città non ha un aeroporto internazionale, ma è a un’ora di treno da Zurigo.
Yves Schifferle, responsabile per conto della SRF della delegazione elvetica all’Eurovision, ha già valutato all’inizio di aprile città come Zurigo, Berna, Ginevra o Basilea, tutte fornite di grandi arene e di buone infrastrutture.
Come anticipato, una task force della SSR si appresta quindi ad avviare i preparativi in vista di ESC 2025. Quanto al luogo che ospiterà la prossima edizione, le città interessate possono candidarsi e dovranno prendere parte ad una gara d’appalto. La decisione finale verrà quindi presa dalla SSR insieme all’EBU-UER. Edi Estermann, portavoce della SSR, ha indicato che sono molti i requisiti che le città saranno chiamate a soddisfare: come una sala adatta e dalle grandi dimensioni, nonché infrastrutture in grado di accogliere tutti i partecipanti e i fan dei cantanti in gara. È troppo presto, ha aggiunto il portavoce, per parlare dei costi che si dovranno sostenere. Visto però l’enorme flusso di persone coinvolte nell’evento, e che alimentano il settore alberghiero e della ristorazione, sarà immenso il valore aggiunto per la città e la regione che verranno designate.
Gli oneri legati all’evento saranno assunti dalla SSR e dalla città ospitante. Tuttavia anche i Paesi partecipanti al contest vi contribuiscono. Ma quale potrà essere l’ordine complessivo di questi costi? Chiamata in causa, l’EBU ha mantenuto in merito un profilo basso. Stando però ad esperti il costo dell’edizione dello scorso anno, che si svolse a Liverpool, si aggirò fra i 30 e i 40 milioni di franchi: un ammontare suddiviso fra la città britannica, la BBC, il Governo e gli altri Paesi partecipanti.
La città e la sede Il luogo in cui si svolgerà l’Eurovision Song Contest 2025 dovrebbe essere annunciato a settembre 2024.
I requisiti per ospitare l’Eurovision Song Contest. Di seguito alcuni dei criteri fissi, stabiliti dall’EBU-UER, che le città candidate devono obbligatoriamente possedere:
- Un aeroporto internazionale a non più di 90 minuti dalla città.
- Oltre 2 000 camere d’albergo nella zona vicina all’evento.
- Un’infrastruttura (stadio/sede/centro) coperta in grado di ospitare tra 8.000 e 10.000 spettatori.
- Infrastrutture per la sicurezza, un centro stampa per almeno 1.000 giornalisti, un’area per le delegazioni che includa i camerini, strutture per il personale ed uffici, un’area per l’hospitality, servizi per il pubblico come toilette e punti per la vendita di cibo e bevande ecc.
- L’impegno che una città o una regione può assumere nell’ospitare l’evento, compreso il contributo finanziario.
ln Svizzera ci sono tre aeroporti internazionali, uno a Zurigo, uno a Basilea e uno a Ginevra. Già su questo punto è facile ipotizzare che la corsa si possa ridurre davvero a queste grandi città (l’Eurovision in passato, prima di trasferirsi nelle grandi arene, è stato ospitato in Svizzera a Lugano – la prima edizione del 1956 – e a Losanna nel 1989).
Sul fronte ricettivo, le tre città citate sono anche le più grandi della Svizzera, salvo concomitanza con altri eventi che possano attrarre turisti, dovrebbero essere tutte e tre idonee.
Anche le strutture/arene fin qui segnalate o proposte, dalle tre principali città svizzere, non sembrano avere criticità. Sarà ora compito della SRG SSR (Società Svizzera di Radiotelevisione), iniziare a studiare il dossier Eurovision Song Contest 2025 e valutare quale sarà la città e la struttura più idonea per ospitare l’evento musicale più seguito al mondo.
La vittoria finale di Nemo all’Eurovision Song Contest 2024 è stata una sorpresa. Sì, perché dopo essere stato dato tra i favoriti, l’ultima settimana l’artista svizzero era sceso parecchio nella graduatoria dei bookmakers. Altri artisti avevano guadagnato posizioni, fra cui Baby Lasagna della Croazia che si è poi classificato secondo ma con un grande distacco da Nemo.
La vittoria di Nemo è stata anzitutto una vittoria della qualità. Da tutto il mondo sono state le giurie di qualità a volerlo premiare e questo è stato molto significativo e importante.
È vero, i bookmakers l’avevano dato in discesa ma qualche segnale che le cose al contrario andavano bene per lui c’erano state nei giorni precedenti alla finale: durante la seconda semifinale erano stati chiamati a votare anche tutti i broadcaster europei che partecipavano all’Eurovision e il loro voto era andato proprio a Nemo che si è poi aggiudicato anche il Composer Award per il suo brano “The Code”, un brano i cui contenuti dedicati alla necessità di abbattere i codici convenzionali, di andare oltre i canoni del già saputo e del già detto, non sono stati secondari nella vittoria.
Nemo ha vinto anche grazie alla performance offerta sul palco. Da tempo all’Eurovision Song Contest lo show fa molto, oltre al brano in sé. Lo spettacolo, le luci, i colori, sono un contesto che deve essere curato nei minimi dettagli. Le luci, in particolare, sono parte essenziale della performance fin dalla vittoria nel 1974 degli Abba. E Nemo anche su questo aspetto non ha sbagliato.
Nemo è una persona entusiasta, estremamente entusiasta. Lo si vede anche quando suona dal vivo. Sorride in continuazione. Si è preso anche in questa finale dei momenti per sorridere per il solo fatto di essere sul palco. Così è stato anche quando si è esibito a Lugano, così fa sempre. Nemo sorride sul palco, è felice, e questa felicità in qualche modo passa, comunica.
E dietro Nemo? L’esibizione della Croazia è stata apprezzata soprattutto per il testo molto profondo. Così anche la terza classificata, l’Ucraina con la bellissima Teresa & Maria, un brano toccante e magistralmente eseguito dal duo composto dalla rapper alyona alyona e da Jerry Heil. Teresa & Maria sono Madre Teresa e la Vergine Maria, elette a simbolo universale di tutte le donne che spesso si fanno carico di situazioni dolorose. È una canzone sull’importanza di aiutarsi e di essere uniti e solidali per superare i momenti difficili, tutta “rappata” in ucraino.
Una menzione merita anche la Francia, con Slimane e la sua potente “Mon Amour”. Quindi la partecipazione di Israele, in un momento internazionale drammatico per la guerra a Gaza. C’è chi ha contestato l’esibizione di Eden Golan che tuttavia è stato premiato da alcune delle giurie di qualità e dai voti da casa. E ancora l’Irlanda, con uno spettacolo demoniaco e stregonesco che all’Eurovision in qualche modo non si era mai visto; e l’Italia con il brano di Angelina Mango presente perché vincitore di Sanremo e quindi non pensato appositamente per l’Eurovision Song Contest. Mango ha fatto molto bene e con ogni probabilità la sua carriera non potrà che esplodere maggiormente.
Aggiornamento: Un tifo da stadio per il ritorno a casa di Nemo. Reduce dal trionfo all’Eurosong la popstar è atterrata domenica sera a Kloten – Le congratulazioni del consigliere federale Beat Jans pronto ad affrontare con lui temi “queer”.
Si è fatto attendere Nemo, star svizzera dell’Eurosong, atterrando all’aeroporto di Kloten poco dopo le 22.30 con quasi un’ora di ritardo. Verso le 23:00 il 24enne è stato accolto nella sala arrivi da un centinaio di fan, prevalentemente giovani, che hanno festeggiato la popstar avvolti in bandiere non binarie nei colori giallo, bianco, viola e nero. Tra i presenti anche Erich Fehr, sindaco di Bienne, città d’origine dell’artista.
Nel frattempo l’impresa di Nemo ha attirato anche l’attenzione della politica. Il consigliere federale Beat Jans ha contattato Nemo, congratulandosi per il traguardo raggiunto: “Con la tua performance hai scritto la storia dell’arte e contribuito significativamente all’accettazione della comunità queer,” ha scritto Jans. “Hai rappresentato la Svizzera mostrando il lato migliore del Paese con il tuo carisma, le tue capacità e i tuoi messaggi positivi,” ha continuato il ministro, esprimendo il desiderio di incontrare Nemo per discutere anche dei diritti queer.
Tutto la Svizzera ha festeggiato il trionfo di Nemo con grande entusiasmo. Carine Bachmann, direttrice dell’Ufficio federale della cultura, ha elogiato l’artista per la sua “magnifica vittoria” e lo ha ringraziato a nome del suo dipartimento. “Questo traguardo proietta un’immagine molto positiva e innovativa degli artisti svizzeri, evidenziando la loro capacità di emergere a livello internazionale,” ha aggiunto.
La direttrice ha infine sottolineato l’opportunità unica che si apre per la Svizzera nell’ospitare un evento di grande calibro l’anno prossimo: “La manifestazione coinvolge 160 milioni di spettatori e gode di grande seguito sui social media. Questo è fondamentale per mostrare che la Svizzera è al cuore dell’Europa come costruzione culturale e può attivamente parteciparvi, il che è certamente positivo per il Paese e per tutti gli artisti svizzeri”.

Aggiornamento: La Svizzera chiamata a organizzare l’Eurovision Song Contest. Eurovision in cerca di una città (e non solo). Il direttore SSR si esprime sull’organizzazione dell’edizione 2025, dal bando per le città ospitanti ai costi dell’evento: “In Svizzera quattro o cinque i luoghi adatti, i requisiti sono importanti”. “Per prima cosa dovremo decidere dove si svolgerà l’evento”. Lo ha dichiarato lunedì il direttore generale della SSR Gilles Marchand a La Matinale della RTS e il riferimento è ovviamente all’organizzazione dell’edizione 2025 dell’Eurovision Song Contest, dopo la vittoria riportata da Nemo sabato sera. Il luogo scelto sarà decisivo per tutta la logistica e l’organizzazione, e quindi anche per l’intera dimensione finanziaria dell’operazione, ha aggiunto Marchand. Nei prossimi giorni sarà lanciato un bando per stabilire quale città svizzera potrà ospitare l’evento. Ginevra ha già manifestato il suo interesse.
“Non partiamo da zero: si tratta di una coproduzione tra il Paese ospitante e quelli dell’Unione Europea di Radiodiffusione (EBU)“. Marchand sottolinea che è già stato acquisito un grande know-how: “Ci basiamo su una lunga storia e la adattiamo alla Svizzera e alle nostre risorse”.
I requisiti sono precisi e dettati dall’Eurovision Song Contest: “Prima di tutto, deve esserci molto tempo a disposizione per ospitare questo insieme di eventi”, spiega Marchand. “Parliamo di 45 giorni per la sala che ospita l’evento. Poi abbiamo bisogno di collegamenti efficaci con il resto del mondo con treni e aeroporti non troppo lontani”.
Infine, anche la capacità alberghiera deve essere significativa nell’area circostante al luogo dell’evento, se si pensa che Malmö ha accolto 100’000 visitatori e 1’000 giornalisti.
Scenografia imponente. È inoltre indispensabile una logistica molto forte, con dispositivi che supportano pesi giganteschi e sistemi per fissare enormi riflettori e sostenere il palco. “In Svizzera esistono forse quattro o cinque allestimenti di questo tipo. Ginevra è una possibilità, Zurigo ha un grande impianto, ma anche Basilea e forse San Gallo. Dovremo vedere quali città vorranno partecipare” ha detto Marchand.
Al di là dello spettacolo, le ricadute economiche dirette durante i 10-15 giorni dell’evento quelle indirette in tutto il mondo “sono assolutamente gigantesche e sono quindi in molti a voler investire in un evento come questo”.
La responsabilità verso 180 milioni di spettatori. “Dobbiamo concentrarci sulla realizzazione di un grande spettacolo mondiale e farlo in modo professionale”, ha aggiunto Marchand, ricordando che “180 milioni di persone guarderanno l’evento in diretta e non possiamo deluderli”.
Secondo Marchand c’è in gioco anche la reputazione nazionale e, se la Svizzera si dimostrerà all’altezza dell’organizzazione di un evento internazionale di questo tipo, “sarà molto importante in vista di altri potenziali grandi eventi”.
Il peso finanziario subdiviso. Dal punto di vista finanziario, si tratta “certamente di una sfida importante per la SSR, ma non lo faremo da soli: lavoreremo con le risorse dell’UE, con la regione o la città ospitante e con i partner”.
A questo proposito, “ci sono alcuni marchi svizzeri incredibilmente potenti che hanno una portata internazionale molto ampia. Non ci sono molti eventi al mondo che possono offrire loro questo tipo di visibilità”, sottolinea Marchand. Mettendo insieme tutto questo e aggiungendo il finanziamento pubblico della SSR,” saremo in grado di far quadrare i conti; per noi è fattibile” conclude il direttore SSR.
Nemo ce l’ha fatta! In rappresentanza della Svizzera, l’artista ha sbaragliato la concorrenza con il suo pezzo «The Code», assicurandosi la vittoria della 68a edizione dell’Eurovision Song Contest davanti alle 9000 persone presenti alla Malmö Arena e a oltre 150 milioni di telespettatrici e telespettatori nel mondo intero. Un incredibile successo per questo giovane talento biennese, che si è fatto conoscere vincendo il programma «SRF 3 Best Talent» nel 2017 e ben quattro «Swiss Music Awards» nel 2018. L’ESC 2025 si svolgerà quindi in Svizzera.
Nemo dopo la vittoria: «Questa vittoria non appartiene solo alla Svizzera e alla scena musicale svizzera, ma è soprattutto una vittoria per l’intera comunità LGBTQIA+. È un onore essere la prima persona non binaria ad aver vinto l’ESC!»
Yves Schifferle, capodelegazione ESC e responsabile Show alla SRF: «Nemo ha saputo sostenere l’enorme pressione che pesava sulle sue spalle da settimane in ragione dei pronostici favorevoli e questa sera ha offerto una prestazione straordinaria, conquistando così la giuria e il pubblico. Siamo strafelici che dopo risultati comunque eccezionali, come il quarto posto di Luca Hänni nel 2019 e il terzo di Gjon’s Tears nel 2021, Nemo abbia assicurato la vittoria alla Svizzera».
Gilles Marchand, direttore generale della SSR e membro del Comitato esecutivo dell’EBU, ha seguito l’esibizione di Nemo sul posto a Malmö: «Una magnifica vittoria per Nemo, per la Svizzera e per l’intera squadra che ha reso possibile questo successo. Anche se l’organizzazione dell’ESC rappresenta una sfida considerevole in termini finanziari e di risorse, siamo orgogliosi di ospitare nel 2025 questo grande evento molto amato dal pubblico. Poter mostrare al mondo cosa sa fare la Svizzera rappresenta un’importante opportunità artistica e turistica e sta ora a noi raccogliere tutti insieme questa sfida».
La Svizzera è per altro il luogo di nascita dell’ESC: nel 1955 fu l’allora direttore generale della SSR Marcel Bezençon a pensare per primo a un evento d’intrattenimento capace di esprimere l’idea di un’Europa unita. Il primo «Grand Prix Eurovision de la Chanson» si svolse il 24 maggio 1956 a Lugano e fu vinto dalla svizzera Lys Assia con la canzone «Refrain». Il secondo e fino a ieri ultimo successo della Svizzera risale al 1988 e fu ottenuto a Dublino da Céline Dion, divenuta in seguito una star mondiale, con il pezzo «Ne partez pas sans moi».
Il materiale audiovisivo sull’Eurovision Song Contest di Malmö accessibile tramite questo link Google Drive è messo a disposizione degli operatori mediatici. Il dossier comprende foto, audio originali e materiale video riguardanti, tra l’altro, il viaggio, il soggiorno e le prove; vi figurano inoltre le dichiarazioni di Nemo, del direttore generale della SSR Gilles Marchand e del capodelegazione Yves Schifferle su questa straordinaria vittoria. Ulteriori informazioni sulla storia dell’Eurovision Song Contest, sullo spirito che permea la manifestazione e sulle partecipazioni svizzere sono disponibili sotto.
Aggiornamento: Il vicesindaco Roberto Badaracco frena su un ritorno della kermesse canora nella città dove era nata nel lontano 1956: “Spazi adeguati non ce ne sono” – Ginevra è in pole position.
Era il 1956 quando Lys Assia vinceva a Lugano il primo Eurovision Song Contest con il brano “Refrain”. Nel 2025, quando grazie alla vittoria di Nemo, la kermesse sarà nuovamente ospitata in Svizzera, per la perla del Ceresio non ci saranno possibilità di sognare né ritornelli né bis. Non perché manchi la voglia, conferma alla RSI il vicesindaco Roberto Badaracco: “Sarebbe bello di nuovo tornare in Ticino. Chiaramente le aspirazioni si confrontano con la realtà, quella di Lugano ma anche dell’intero cantone. Strutture capaci di ospitare fino a 15’000 spettatori purtroppo non le abbiamo. C’è il LAC, il Palazzo dei Congressi, la Corner Arena, il futuro palazzetto, anche il polo congressuale, ma che non arriveranno mai a certi numeri”. Lo stesso stadio, ricorda Badaracco, potrebbe arrivare a 10.000. “Ma è una struttura all’aperto. È quindi un peccato perché sicuramente una manifestazione con una tale risonanza avrebbe avuto un grande impatto, anche come visibilità, per il nostro territorio. Ma purtroppo penso che sarà difficile”.
Sognare non costa nulla. Anche se oltralpe c’è già chi si annuncia. Innanzitutto Ginevra, che a parole è già ben piazzata. I responsabili del centro congressi Palexpo scrivono che già da settimane, in collaborazione con le autorità, stanno lavorando all’ipotesi di accogliere l’edizione 2025 dell’ESC. Il dossier sarebbe già pronto, forte di uno spazio di 32’000 metri quadri in grado di accogliere 15’000 spettatori e 2’000 giornalisti. A Ginevra tra l’altro ha sede l’Unione europea di radiodiffusione (EBU), che organizza il concorso.
Anche altri si stanno muovendo. A Zurigo i responsabili dell’Hallenstadion hanno subito pubblicato un comunicato per fare gli auguri a Nemo e mettersi a disposizione per l’evento, sottolineando di avere gli spazi al coperto più ampi della Svizzera. Poi c’è Basilea, dove il presidente del Governo cantonale ha già scritto sui social che anche lì sono pronti, con la St. Jakobshalle. E anche a San Gallo c’è chi si fa avanti: sono i responsabili dell’OLMA, lo spazio espositivo conosciuto per accogliere la fiera agricola più grande della Svizzera. Poche settimane fa hanno inaugurato un nuovo centro che può accogliere 12’000 persone. La kermesse canora europea potrebbe essere la classica partenza con il botto.
Non basterà comunque la buona volontà. I requisiti sono molto esigenti: secondo un portavoce della SSR non ci vuole solo una sala molto ampia, ma anche sufficienti alberghi, ristoranti, vie d’accesso (pensiamo al traffico in Ticino durante questo weekend, ndr) e non solo per il pubblico, anche per il materiale. A Malmö per lo spettacolo l’attrezzatura usata pesava oltre 200 tonnellate.
Aggiornamento: La SSR guarda da subito al 2025. Dopo il trionfo di Nemo, una task force dell’azienda si appresta ad avviare i preparativi dell’edizione che sarà ospitata dalla Svizzera
Gilles Marchand, presente ieri sera a Malmö nel suo ruolo di direttore generale della SSR, ha salutato il trionfo di Nemo all’Eurovision Song Contest (ESC), parlando di “un magnifico successo” per l’artista di Bienne, “per la Svizzera e per tutta l’équipe che ha reso possibile questa vittoria”.
Alla Svizzera spetterà quindi, dopo l’ultima volta nel lontano 1989, l’organizzazione per il prossimo anno del grande contest musicale e televisivo. Anche se essa “costituisce un’immensa sfida per le emittenti a livello di risorse e di finanze, non possiamo che rallegrarci”, ha dichiarato Marchand in un comunicato diffuso stamani, per il fatto “di vedere la Svizzera accogliere nel 2025 questo evento molto popolare”. Si tratta di una “meravigliosa opportunità, sia sul piano artistico che turistico, per mostrare al mondo ciò che distingue la Svizzera”. Ora “sta a noi raccogliere questa sfida insieme”, ha sottolineato Marchand, che fa anche parte del Consiglio esecutivo dell’Unione europea di radiotelevisione (EBU).
Una task force della SSR si appresta quindi ad avviare i preparativi in vista di ESC 2025. Quanto al luogo che ospiterà la prossima edizione, le città interessate possono candidarsi e dovranno prendere parte ad una gara d’appalto. La decisione finale verrà quindi presa dalla SSR insieme all’EBU. Edi Estermann, portavoce della SSR, ha indicato che sono molti i requisiti che le città saranno chiamate a soddisfare: come una sala adatta e dalle grandi dimensioni, nonché infrastrutture in grado di accogliere tutti i partecipanti e i fan dei cantanti in gara.
È troppo presto, ha aggiunto il portavoce, per parlare dei costi che si dovranno sostenere. Visto però l’enorme flusso di persone coinvolte nell’evento, e che alimentano il settore alberghiero e della ristorazione, sarà immenso il valore aggiunto per la città e la regione che verranno designate. Città come Zurigo, Berna, Ginevra e Basilea potranno sicuramente essere prese in considerazione e sono già state prese in esame all’inizio di aprile.
Gli oneri legati all’evento saranno assunti dalla SSR e dalla città ospitante. Tuttavia anche i Paesi partecipanti al contest vi contribuiscono. Ma quale potrà essere l’ordine complessivo di questi costi? Chiamata in causa, l’EBU ha mantenuto in merito un profilo basso. Stando però ad esperti il costo dell’edizione dello scorso anno, che si svolse a Liverpool, si aggirò fra i 30 e i 40 milioni di franchi: un ammontare suddiviso fra la città britannica, la BBC, il Governo e gli altri Paesi partecipanti.

L’Eurovision Song Contest (ESC) è in realtà un’invenzione svizzera. Com’è nata, quale spirito permea la manifestazione e perché di colpo la Svizzera ha cominciato a piazzarsi in alto nella classifica?
La storia dell’ESC. L’idea del «Gran Premio Eurovisione della Canzone», come si è chiamata la manifestazione in origine e fino al 2001, è venuta nel 1955 a Marcel Bezençon, l’allora Direttore generale della Società svizzera di radiotelevisione (SSR) e presidente della commissione programmi dell’Unione europea di radiodiffusione, meglio nota come European Broadcasting Union (EBU). In occasione di una conferenza della Commissione programmi alla fine di gennaio del 1955 a Monaco, Bezençon aveva presentato l’idea di un concorso canoro europeo ispirato al Festival di Sanremo (inaugurato in Italia nel 1951).
Il 19 ottobre 1955 l’assemblea dell’EBU decide di dare avvio al «Gran Premio Eurovisione della Canzone». La prima edizione si tiene a Lugano nel 1956. In onore del suo inventore, dal 2002 durante l’Eurovision Song Contest viene conferito il Marcel Bezençon Award per la migliore canzone, la migliore esecuzione e la migliore composizione. I vincitori nelle tre categorie sono votati da giornaliste e giornalisti accreditati, commentatrici e commentatori e da compositrici e compositori partecipanti.
La modalità di svolgimento. Dal 1957 ogni emittente partecipante presenta una canzone per l’ESC. Dal 1958 il festival si tiene di norma presso il Paese che ha vinto l’edizione precedente. Le eccezioni a questa regola sono state pochissime, l’ultima nel 2023. Con l’aumento dei Paesi partecipanti in seguito all’adesione di numerosi Stati dell’Est Europa all’EBU, dal 2004 al 2007 è stata introdotta un’eliminatoria. Dal 2008 si tengono al suo posto due semifinali.
Le semifinali e la finale sono suddivise in due parti: nella prima parte che dura un paio d’ore le artiste e gli artisti presentano i brani, mentre nella seconda parte avviene l’assegnazione dei punti da parte dei Paesi partecipanti. Nelle semifinali, questa seconda parte dura una quindicina di minuti, in cui vengono proclamati in ordine casuale le finaliste e i finalisti senza dare lettura dei punteggi assegnati dai singoli Paesi. Nella finale, questa parte prende all’incirca un’ora. L’intervallo tra la prima e la seconda parte, in cui il pubblico può esprimere il proprio voto, dura circa 15 minuti e viene animato da uno spettacolo sul palco.
I Paesi partecipanti. Possono partecipare all’ESC tutti i Paesi che aderiscono all’EBU, ossia la gran parte dei Paesi europei e alcuni Paesi extraeuropei del Mediterraneo. Tra i membri extraeuropei dell’EBU, per molto tempo solo Israele ha partecipato assiduamente all’ESC, al quale si sono aggiunti dagli anni 2000 anche Georgia, Armenia e Azerbaigian. In seguito al grande successo riscosso dallo spettacolo in Australia, dal 2015 anche l’Australia è stata ammessa a partecipare in qualità di «membro associato all’EBU».
Tutti i membri dell’EBU hanno il diritto ma non l’obbligo di partecipare all’ESC. Di conseguenza, il numero delle e dei partecipanti può variare di anno in anno. Alla prima edizione del 1956 parteciparono sette Paesi con due canzoni ciascuno: la Svizzera come Paese ospitante insieme a Paesi Bassi, Belgio, Germania, Francia, Lussemburgo e Italia. Negli anni successivi sempre più Paesi hanno mostrato interesse per il concorso. Dal 1961 al 1991 la Jugoslavia, membro dell’EBU, è stato l’unico Paese socialista a partecipare regolarmente.
Dopo l’allargamento dell’EBU dal 1990 hanno potuto partecipare anche i Paesi dell’Europa centrale e orientale che prima aderivano a Intervision. Per non rendere la manifestazione troppo lunga si decise di limitare il numero di partecipanti; pertanto, non tutti i Paesi potevano partecipare ogni anno. Nel 1993 è stata organizzata un’eliminatoria separata per l’Europa dell’Est, in cui sette Paesi si sono contesi tre posti all’Eurovision. Dal 1994 il numero di partecipanti è stato limitato a 25 (a 23 nel 1995). I 19 migliori Paesi si qualificavano per l’anno successivo, mentre gli altri dovevano saltare un anno.
In seguito a un ulteriore aumento delle candidature, nel 1996 è stata introdotta una nuova procedura. Ad eccezione del brano della Norvegia che era il Paese ospitante, tutti i candidati dovevano sottoporsi a una preselezione vocale interna di una giuria. Dopo la bocciatura del brano tedesco alla preselezione, la Germania minacciò di sospendere il proprio contributo finanziario per le successive edizioni. Si decise quindi che a partire dal 1999 i quattro Paesi (divenuti cinque nel 2011) che contribuiscono maggiormente al bilancio dell’EBU avrebbero avuto il diritto di partecipare ogni anno. La Germania, la Francia, il Regno Unito e la Spagna, così come l’Italia (dopo il suo ritorno all’ESC nel 2011) sono quindi ammessi in automatico, indipendentemente dalla loro posizione in classifica nell’anno precedente. Questi Paesi sono chiamati i grandi cinque (i «big five» che erano i «big four» fino al 2010). Dall’introduzione delle eliminatorie nel 2004, questa regola ha permesso a tali Paesi di entrare direttamente in finale senza alcuna preselezione. Alcuni Paesi partecipanti sono contrari a questo privilegio che viene visto come «comprarsi la partecipazione alla finale». Dal 2013 la Turchia ha deciso di non partecipare più proprio a causa di questo meccanismo.
Ad oggi hanno partecipato all’ESC tutti gli Stati europei, ad eccezione del Liechtenstein e del Vaticano. All’EBU aderiscono anche Paesi dell’area araba come Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Giordania e Libano; tuttavia il Marocco è l’unico ad aver partecipato finora (edizione del 1980). Stando all’EBU, l’Australia ha partecipato all’edizione celebrativa del 2015 in qualità di ospite e si è qualificata subito per la finale. Dal 2016, l’Australia continua a partecipare al concorso in qualità di membro associato dell’EBU, sempre sottoponendosi alla selezione della semifinale.
Le fasi eliminatorie. Per consentire a tutti i Paesi di partecipare ogni anno, dal 2004 si tengono le eliminatorie a cui possono prendere parte tutti i membri attivi dell’EBU (con l’esclusione dei «big five»). Dal 2004 al 2007 si potevano esibire alla finale i primi dieci classificati nelle eliminatorie, i «big four», il Paese organizzatore e i classificati dalla seconda alla decima posizione dell’anno precedente. Dal 2008 si tengono due tornate a eliminazione (le «semifinali»), in cui si qualificano per la finale i primi dieci di ogni tornata insieme ai «big four» («big five» dal 2011) e al Paese organizzatore. Attraverso la ripartizione in semifinali diverse di Paesi simili tra loro dal punto di vista culturale, geografico e linguistico, si cerca di evitare che l’affinità culturale possa distorcere i risultati nell’assegnazione dei punteggi.
La Svizzera all’ESC. La Svizzera ha partecipato alla prima edizione dell’ESC a Lugano nel 1956, assicurandosi subito la vittoria con Lys Assia e la sua canzone «Refrain». Lys Assia ha rappresentato la Svizzera anche nel 1957, piazzandosi tuttavia solo all’8° posto su 10. Nonostante il risultato poco lusinghiero, fu mandata di nuovo all’Eurovision del 1958. In questa terza occasione ebbe di nuovo più successo, conquistando il secondo posto con 24 punti, a soli tre punti di distacco dal vincitore. Nel 1959 è stata scelta un’altra interprete per la gara canora, questa volta Christa Williams (4° posto).
Nel 1964 la Svizzera ha dovuto incassare la prima grossa delusione: la sua artista Anita Traversi si classificò all’ultimo posto con la canzone «I miei pensieri» con zero punti alla pari con Germania, Jugoslavia e Portogallo. La seconda delusione è arrivata nel 1967: la cantante Géraldine finì in ultima posizione con zero punti, questa volta però da sola. Sono seguiti diversi anni aridi di soddisfazioni. Nel 1969 la cantante Paola del Medico, da coniugata Paola Felix, ha conquistato il 5° posto su 16 con «Bonjour, bonjour». Nel 1970 il vodese Henri Dès ha fatto ancora meglio, arrivando quarto su 12.
L’ondata di successi si è però conclusa nel 1971, quando il trio Peter, Sue & Marc si è piazzato nella parte medio-bassa della classifica, al 12° posto su 18. Le sorti furono sollevate nel 1972 da Véronique Müller che riuscì a rientrare nella top 10, per l’esattezza all’8° posto su 18. Dal 1975 è cominciato il periodo di maggiore successo all’ESC per la Svizzera, che ha saputo mantenersi sempre nei primi dieci posti in classifica: nel 1975 al 6° posto con «Mikado» di Simone Drexel, nel 1976 la rivalsa del trio Peter, Sue & Marc con «Djambo, Djambo» al 4° posto, nel 1977 al 6° posto con «Swiss Lady» della Pepe Lienhard Band e nel 1978 con «Vivre» di Carole Vinci al 9° posto.
Nel 1979 il trio Peter, Sue & Marc ha calcato la scena per la terza volta per la Svizzera, questa volta portandosi dietro il trio Pfuri, Gorps & Kniri e conquistando il 10° posto con la canzone «Trödler & Co». Nel 1980 Paola si è guadagnata il 4° posto con «Cinéma» e nel 1981 la Svizzera ha presentato sul palco di nuovo, per la quarta volta nell’arco di dieci anni, il trio Peter, Sue & Marc. Questa volta il trio si aggiudicò il 4° posto con «Io senza te», ottenendo così il suo migliore risultato al contest.
Nel 1982 c’è stato il migliore piazzamento in 19 anni, con il 3° posto ottenuto da Arlette Zola con «Amour on t’aime». E con quel risultato si chiuse temporaneamente la serie di successi svizzeri all’ESC.
Céline Dion all’ordine del giorno in Consiglio federale. Nel 1986 la cantante Daniela Simons con la canzone «Pas pour moi» ha regalato una grande emozione: il 2° posto e quindi il migliore risultato dal 1963. Il grande botto è arrivato però nel 1988, quando la cantante Céline Dion, all’epoca ancora sconosciuta in Europa, si è aggiudicata la seconda e ad oggi ultima vittoria della Svizzera con «Ne partez pas sans moi», con un solo punto di vantaggio suk Regno Unito. Il verdetto a suo favore è arrivato con l’ultimissima votazione: gli inglesi pensavano di avere ormai la vittoria in tasca, quando la Jugoslavia assegnò sei punti alla Svizzera e zero punti al Regno Unito.
La canzone vincente per la Svizzera era stata composta da Atilla Şereftuğ, le parole erano di Nella Martinetti. Şereftuğ ha raccontato di avere composto la canzone in soli 12 minuti. Céline Dion aveva potuto esibirsi per la Svizzera perché allora il regolamento dell’ESC stabiliva che due elementi su tre della canzone dovevano essere di provenienza nazionale: il compositore, il paroliere o l’interprete. Il consigliere nazionale Markus Ruf dei Democratici Svizzeri aveva addirittura presentato un’interrogazione ufficiale in merito al Consiglio federale il 20 giugno 1988. Voleva sapere come si potesse giustificare il fatto che fosse una canadese a rappresentare la Svizzera all’ESC. Il consigliere federale Adolf Ogi ha risposto alla domanda di Ruf con la consueta ironia, dichiarando che grazie al cielo il Consiglio federale non aveva bisogno di emanare un regolamento o un’ordinanza in merito. Fortunatamente, la questione poteva essere demandata ad altri. Dopotutto, il regolamento dell’ESC lo permetteva. Riportiamo le parole di Ogi: «Il brano di quest’anno è stato scritto dalla ticinese Nella Martinetti. Quindi la canzone della Svizzera non può essere definita poco elvetica, consigliere nazionale Ruf. Certo, la canzone è stata interpretata da una canadese. Un fatto in effetti sorprendente. Però Céline Dion l’ha cantata molto bene (risate nel Consiglio nazionale), altrimenti il brano svizzero non avrebbe vinto. Il pezzo proposto peraltro è quello arrivato primo alle eliminatorie nazionali. Come ho detto, il Consiglio federale non fa parte della giuria. Consigliere Ruf, lei dovrà quindi fare valere le sue ragioni dinanzi alla giuria oppure, meglio ancora, dovrà diventare lei stesso membro della giuria! Per inciso, siamo davvero un Paese fortunato, se il nostro Parlamento può mettersi a discutere di una questione di rilevanza mondiale come la provenienza di una cantante di musica leggera! (applausi e ilarità dal Consiglio)».
Un poco scornato, Markus Ruf non si è dato per vinto e ha chiesto ostinato se non credevano che anche in Svizzera ci fossero cantanti d’eccellenza; inoltre si poteva a buona ragione pensare che non tutta la popolazione svizzera fosse contenta di essere rappresentata da questa cantante. Chiese inoltre a «Dölf» Ogi come avrebbe reagito se un austriaco avesse indossato la pettorina della Svizzera ai prossimi Campionati mondiali di sci. Ogi rispose secco: «Consigliere Ruf, in merito alla sua ultima domanda: un austriaco no e poi no! Alle altre due domande rispondo con due sì».
Per Céline Dion, la vittoria all’ESC di Dublino fu una tappa importante nella sua ascesa verso la fama mondiale.
L’ESC torna in Svizzera. Grazie alla vittoria di Céline Dion, la Svizzera ha potuto ospitare l’Eurovision il 6 maggio 1989 al Palais de Beaulieu (padiglioni sei e sette) di Losanna. A presentare la manifestazione in inglese, francese, italiano e tedesco c’erano Lolita Morena e Jacques Deschenaux. Con «Viver senza tei», ad oggi l’unica canzone in romancio mai presentata all’ESC, il gruppo vocale grigionese Furbaz ha conquistato il 13° posto su 22. Il concorso fu vinto dal gruppo jugoslavo Riva con il brano «Rock me».
In quell’occasione aveva fatto molto discutere il cortometraggio di apertura di sette minuti, il più lungo nella storia dell’ESC, in cui la bambina protagonista dei libri d’infanzia Heidi visitava le diverse bellezze della Svizzera. Tra una cosa e l’altra, passarono 20 minuti prima che fosse presentata la prima canzone. Un intoppo si era verificato anche durante il programma dell’intervallo, quando la freccia di Guglielmo Tell aveva mancato di poco la mela e si era dovuto quindi mandare in onda il tentativo riuscito della prova generale.
A Losanna, la Francia aveva messo in lizza una ragazza di 11 anni e Israele un ragazzo di 12. Le critiche che seguirono pubblicamente indussero l’EBU a stabilire un’età minima di 16 anni per le e gli interpreti dei brani.
Anni di magra. Nel 1991 la ventiduenne Sandra Simó (oggi Studer) è riuscita a conquistare il 5° posto a Roma con «Canzone per te». Grazie a questo successo è decollata anche la sua carriera come presentatrice della SRF. Nel 1993 la cantante Annie Cotton ha conquistato in Irlanda il 3° posto, il miglior piazzamento dalla vittoria nel 1988 e l’ultimo successo della Svizzera per un pezzo. Negli anni successivi c’è stato il tracollo.
Il brano del 1994 si è collocato nella parte medio-bassa della classifica, al 19° posto su 25. Questo risultato ha avuto ulteriori implicazioni, poiché a causa del gran numero di nuovi Paesi partecipanti veniva ammesso all’edizione successiva solo chi si era classificato nelle prime 18 posizioni. Quindi la Svizzera è rimasta esclusa nel 1995, saltando per la prima volta un’edizione dalla creazione del concorso nel 1956. Fino al 1994, la Svizzera e la Germania erano stati gli unici Paesi ad avere partecipato con assiduità a tutte le edizioni.
Il fondo è stato toccato nel 1998, quando la cantante Gunvor Guggisberg è arrivata ultima a zero punti con il brano «Lass ihn». Questo è stato il peggiore piazzamento della Svizzera dal 1974 e ha comportato per la seconda volta l’esclusione della Svizzera dall’edizione del 1999. Rientrata nel 2000 con Jane Bogaert, che ha conquistato però soltanto il 20° posto su 24, la Svizzera non ha potuto essere rappresentata neanche nel 2001. Lo stesso è accaduto nel 2002, con Francine Jordi che è arrivata 22° su 24, obbligando la Svizzera a non presentarsi nel 2003.
Nel 2004 la Svizzera è tornata con Piero Esteriore & The MusicStars e la canzone «Celebrate!», che fu però eliminata con zero punti nella semifinale appena introdotta. Era la quinta volta che la Svizzera finiva ultima. L’anno successivo si è puntato tutto sul gruppo estone Vanilla Ninja, che ha conquistato l’8° posto su 24 con «Cool Vibes».
Per molto tempo, questo è rimasto l’ultimo piazzamento svizzero nella top 10, poiché negli anni seguenti la Svizzera è stata uno dei Paesi che ha incassato meno successi nella competizione.
DJ Bobo e i Vampire. Nel 2007, DJ Bobo ha debuttato all’ESC di Helsinki. Il suo brano «Vampires are alive» è entrato subito nella rosa dei favoriti, sollevando però anche un gran polverone. L’Unione Democratica Federale UDF aveva addirittura presentato alla Cancelleria federale di Berna una petizione con 50’000 firme contro la canzone di Bobo. Secondo l’UDF, Bobo offendeva il sentimento religioso con la sua «canzone di ispirazione satanica» e il Governo sarebbe dovuto intervenire per «preservare la pace pubblica». Anche l’Alleanza Evangelica si era opposta al brano, affermando che avrebbe potuto arrecare danni alla salute di giovani con un equilibrio mentale precario e persone che vivono situazioni di vita difficili. DJ Bobo propose comunque la canzone, ma non riuscì a superare lo scoglio della semifinale, piazzandosi 20° su 28.
Un altro insuccesso è stato incassato nel 2010: Michael von der Heide ha esordito a Oslo con «Il pleut de l’or», ma di oro ne è caduto ben poco e il brano è stato eliminato dopo essere arrivato ultimo alla semifinale. Nel 2011 Anna Rossinelli si è esibita all’ESC a Düsseldorf con il brano «In Love for a While», riuscendo ad arrivare alla finale dove però ha terminato ultima con soli 19 punti. Nel 2012 e 2013 le proposte svizzere non sono riuscite a staccare il biglietto per la finale. Nel 2014 invece l’artista Sebalter è arrivato 5° alla semifinale, riportando la Svizzera in finale dopo tre anni di assenza. Alla finale ha però purtroppo ottenuto solo il 13° posto. Anche gli anni successivi sono stati contrassegnati da piazzamenti medi.
Luca Hänni e il nuovo processo di selezione. Dal 2019 la Svizzera ha introdotto un nuovo processo interno di selezione, in cui il brano svizzero viene scelto da giurie formate dal pubblico e da esperti nel corso di una selezione in più fasi. Alle diverse tornate di selezione per scegliere la canzone che rappresenterà la Svizzera all’ESC partecipa dal 2023 sia una giuria composta da spettatrici e spettatori svizzeri che una giuria formata dal pubblico internazionale. A quanto pare la nuova procedura pare funzionare: il primo artista selezionato in questo modo è stato Luca Hänni. Nel 2019 si esibisce a Tel Aviv con il brano «She Got Me». «Facci sognare, Luca!» era scritto sulla rivista Blick. E Luca Hänni non ha deluso le aspettative: dopo avere ottenuto il 4° posto nella semifinale, è riuscito a mantenerlo anche nella finale. Con questa canzone la Svizzera ha messo a segno il punteggio più alto che sia mai riuscita a ottenere nelle varie edizioni in cui è stata presente all’Eurovision.
La Svizzera alla riscossa. Nel 2020 l’ESC è stato annullato a causa del Covid-19. L’artista friburghese Gjon’s Tears che era stato già selezionato non ha potuto quindi presentare il brano «Répondez-moi», ma si è comunque esibito nel 2021 con «Tout l’univers» a Rotterdam. Con un risultato sensazionale: il 1° posto nella votazione della giuria e il 3° posto in assoluto. Anche nel 2022 la Svizzera è riuscita ad arrivare alla finale con «Boys do cry» interpretata da Marius Bear, rimanendo tuttavia nella parte bassa della classifica con un 17° posto. È stato frustrante in particolare che i 78 punti assegnati provenissero solo dalle giurie, mentre il pubblico non aveva dato alcun punto.
Il nuovo processo di selezione sembra però portare i suoi frutti: anche nel 2023 la Svizzera è arrivata alla finale con Remo Forrer e la canzone «Watergun», conquistando però solo il 20° posto e quindi il risultato peggiore degli ultimi anni.
Ricapitolando. Sul totale di 60 brani presentati dalla Svizzera, 25 si sono piazzati nella metà superiore della classifica. Con nove ultimi posti, di cui quattro a zero punti, la Svizzera fa parte dei Paesi che sono arrivati ultimi più spesso. Con soltanto cinque presenze alla finale dall’introduzione delle semifinali nel 2004, la Svizzera e la Lettonia sono i due Paesi eliminati più spesso (undici volte) durante le semifinali. Ciononostante, la Svizzera è riuscita a incassare due vittorie, classificandosi anche tre volte al 2° posto (1958, 1963, 1986) e quattro volte al 3° posto (1961, 1982, 1993, 2021). Con le sue 60 presenze, la Svizzera è uno dei Paesi che ha partecipato più assiduamente al contest. Inoltre la Svizzera non ha mai rinunciato a partecipare e ha saltato le edizioni del 1995, 1999, 2001 e 2003 solo a causa dei piazzamenti bassi nell’anno precedente. In ogni caso, sulla base di un calcolo medio, la Svizzera è uno dei Paesi che ha ottenuto i risultati migliori all’Eurovision.
Brani dell’ESC nelle classifiche svizzere. Molti brani svizzeri non sono diventati grandi successi commerciali: il titolo vincente «Ne partez pas sans moi» di Céline Dion si è classificato appena undicesimo nella hit parade dei singoli in Svizzera. Nel 1956, all’epoca del brano vincente «Refrain» di Lys Assia, non esisteva ancora una hit parade dei singoli nazionale. Nel complesso soltanto 26 dei 60 brani hanno raggiunto le classifiche e di questi solo dieci sono arrivati nella top 10. Il maggiore successo commerciale lo ha ottenuto nel 1977 il brano «Swiss Lady» della Pepe Lienhard Band, che fino al 2019 è stato anche l’unico a raggiungere il primo posto nella classifica svizzera dei singoli.
Un ottimo riscontro è stato ottenuto anche da Simone Drexel nel 1975 con «Mikado» al secondo posto, seguito da DJ BoBo nel 2007 con «Vampires Are Alive» e Anna Rossinelli nel 2011 con «In Love for a While», entrambi top 3. Nel 2014 Sebalter con «Hunter of Stars» è arrivato sesto nella classifica dei singoli. A scalare di nuovo la cima della classifica ha provveduto Luca Hänni nel 2019, l’unico a raggiungere la prima posizione dal 1977. Mentre il brano del 2020 di Gjon’s Tears è entrato per poco nella classifica al numero 100 nonostante l’annullamento del concorso, la sua canzone del 2021 è balzata direttamente al primo posto, ma solo nella settimana successiva all’Eurovision. Inoltre, la sua hit dell’anno precedente «Répondez moi» ha fatto nuovamente capolino nelle classifiche, raggiungendo questa volta il 42° posto.
Adesso è la volta di Nemo. All’ESC 2024 che si terrà a Malmö in Svezia, la Svizzera sarà rappresentata da Nemo (25 anni) di Bienne. Nel 2023 Nemo si è dichiarato non-binario e non utilizza quindi alcun pronome in italiano, francese e tedesco. Nemo ha ottenuto una notorietà fulminea come rapper nel 2016, quando la apparizione in SRF Virus (#Cypher) è diventata virale sui social media.
Ad appena 18 anni Nemo ha fatto in una serata incetta di quattro Swiss Music Awards (SMA), dopo avere portato a casa un anno prima il premio SMA come «SRF 3 Best Talent».
La canzone di Nemo «The Code» è stata scritta nel 2023 durante un songwriting camp per l’ESC, organizzato dalla società di gestione Suisa in collaborazione con Pele Loriano Productions. Il brano è stato composto da Nemo, Lasse Nyman, Linda Dale e Benjamin Alasu. La direzione creativa è stata affidata alla sorella di Nemo, la fotografa e direttrice creativa Ella Mettler (22 anni). Il brano «The Code» mescola i generi musicali del rap, drum ‘n’ bass e lirica. Nemo ha dichiarato a proposito del brano: «”The Code” parla di un viaggio che io ho intrapreso con la consapevolezza di non essere né uomo, né donna. La via per arrivare a me è stata un processo lungo e spesso difficile. È un onore incredibile poter rappresentare la Svizzera all’ESC. Il palcoscenico dell’Eurovision Song Contest offre una grandissima opportunità per creare ponti tra culture e generazioni diverse. Per questo ritengo molto importante, come persona genderqueer, difendere la causa di tutta la comunità LGBTQIA+».
La Svizzera sfida gli altri concorrenti nella seconda semifinale del 9 maggio 2024. Il direttore della messa in scena è il coreografo e regista teatrale svedese Benke Rydman, che ha già curato nel 2016 la messa in scena dell’esibizione di Mans Zelmerlöw con «Heroes», la canzone che ha vinto l’ESC 2016.
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