
Svizzera, è polemica sull’Eurovision Song Contest 2025. Firme contro l’evento. Nel paese è scoppiata la bagarre (tutta politica) tra accuse di sprechi e di satanismo.
Mentre la SGR SSR, l’ente radiotelevisivo elvetico, è alle prese con la valutazione delle quattro città – Zurigo, Basilea, Ginevra e Berna/Bienn – candidate a ospitare la prossima edizione dell’Eurovision Song Contest, in Svizzera si sta allargando un fronte fortemente contrario alla manifestazione.
Entro agosto SGR SSR vuole scegliere la città in cui si svolgerà l’Eurovision Song Contest nel 2025. Una decisione che potrebbe però essere destinata a slittare, perché stando alle notizie degli ultimi giorni, non tutti sono d’accordo sullo svolgimento della manifestazione.
Il paese, al quale spetta di diritto ospitare la manifestazione in virtù della vittoria conseguita nel 2024 con Nemo, si sta dividendo tra chi vede nel contest canoro un’opportunità in termini economici e di esposizione mediatica (per la maggior parte le realtà politiche di area moderata e progressista) e chi, invece, considera l’operazione come un colossale spreco di denaro pubblico, se non addirittura peggio.
L’Unione Democratica Federale (Udf), partito di destra di ispirazione cristiana e tradizionalista, ha annunciato di voler sottoporre a un referendum in tutti e quattro i cantoni il prestito da 25 milioni di franchi che il governo è pronto a concedere alla città che ospiterà il concorso, definito in una nota “un’orribile occasione di propaganda” e “disgustosa spazzatura” che propone al pubblico le esibizioni di artisti che “presentano apertamente messaggi occultisti e satanisti” (ogni riferimento alla concorrente irlandese dello scorso anno Bambie Thug non pare essere affatto casuale).
Anche la sezione giovanile del partito di destra nazionalista Unione Democratica di Centro ha proposto di lanciare un referendum per tagliare i fondi alla città di Zurigo, definendo “sconcertante che denaro pubblico sia impiegato per sostenere una manifestazione che è utilizzata abusivamente per scopi politici, nella fattispecie l’introduzione di un terzo sesso e un antisemitismo manifesto”.
Sempre a Zurigo, la Federazione Unione dei Contribuenti (Bund der Steuerzhler) ha lanciato una raccolta firme affinché venga indetto un referendum per stabilire se concedere o meno il prestito concesso alla città. Tra i contrari, tuttavia, non ci sono solo entità ascrivibili alla destra e agli ambienti conservatori: anche il Grün Alternative Partei, partito ecologista radicale collocato a sinistra, ha espresso posizioni molto critiche nei confronti della manifestazione.
Il tempo stringe, l’ente radiotelevisivo pubblico SGR SSR ha tempo fino alla fine del prossimo mese di agosto per ufficializzare la scelta della città ospitante. Secondo quanto riferito dall’edizione online della testata giornalistica dell’emittente pubblica svizzera, la minaccia del referendum potrebbe incidere sulla scelta tra i centri candidati.
Come ha spiegato il responsabile della comunicazione della SRG SSR Edi Estermann, è concreto che “il rischio di referendum venga incluso nella valutazione” delle proposte avanzate dalle varie città, perché gli impegni finanziari in assenza di eventuali consultazioni risultano “meno rischiosi, e offrono una maggiore sicurezza di pianificazione”.
Oggi, il ministro delle comunicazioni Albert Rösti ha preso posizione. Stando alle dichiarazioni rilasciate al gruppo Tamedia, per il consigliere federale sarebbe un’occasione importante per la Svizzera, per presentarsi all’Europa e al mondo, mentre l’opposizione politica all’evento è bollata come semplice posizione ideologica.
Rappresenterebbe infatti un’opportunità da cogliere sotto molteplici punti di vista, a cominciare dal turismo, come sottolineato a Keystone-ATS dal Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (Datec). Il dipartimento di Rösti fa inoltre sapere che il consigliere federale comprende la preoccupazione riguardo all’uso de i soldi dei contribuenti per finanziare l’evento. Forse, ha aggiunto, potrebbero dare una mano sponsor privati.
Infine, ha evidenziato il Datec, la questione di un’eventuale partecipazione della Confederazione ai costi può essere affrontata solo una volta che vi saranno domande concrete in proposito.
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