
L’indiscrezione del Messaggero, tra ipotesi di trasferimento e di manifestazione ‘itinerante’.
Si fanne sempre più insistenti le voci di rottura tra il Comune di Sanremo e il Festival della Canzone Italiana, manifestazione il cui marchio è di proprietà di Palazzo Bellevue ma il cui format – come stabilito dal TAR della Liguria – rientra tra le titolarità della RAI.
Il servizio pubblico, che già lo scorso venerdì – in occasione della presentazione dei nuovi palinsesti a Napoli – aveva chiarito, per bocca del proprio AD Giampaolo Rossi – di essere pronto a “fare il suo Festival”, starebbe effettivamente meditando di lasciare la cittadina ligure – dove il Festival ha avuto luogo senza interruzioni dal 1951 – per trasferirsi (come auspicato, tra l’altro, anche dalla discografia) altrove.
Secondo un articolo firmato da Mario Ajello pubblicato oggi dal Messaggero l’addio a Sanremo, per ragioni pratico – organizzative, sarebbe allo studio per il 2027. Giudicando insostenibili le condizioni imposte dalla municipalità sanremese nel bando per l’organizzazione dell’evento, viale Mazzini – tra le possibili alternative alla cittadina ligure – starebbe prendendo in considerazione non solo Torino ( lì è nata la Rai e lì à emersa come papabile, in virtù della presenza di un’unità di produzione rivelatasi determinante per il successo dell’edizione 2022 dell’Eurovision Song Contest), ma anche città costiere di chiara fama che siano raggiungibili più agevolmente di Sanremo. La Costiera Amalfitana e la Versilia (in particolar modo, Viareggio) sarebbero le alternative possibili, insieme a Rimini (che otterrebbe anche il sostegno economico della Regione Emilia Romagna), Senigallia e la Puglia.
Altra ipotesi, sempre secondo Ajello, sarebbe quella di rendere il Festival itinerante, e quindi di spostarlo anno dopo anno di città in città: in questo caso il raggio d’azione di amplierebbe ulteriormente, includendo anche regioni come Sicilia e Campania disposte a collaborare con l’organizzazione pure di ospitare l’evento, anche solo per un’edizione.
I segnali fatti trapelare da Rai e FIMI si stagliano – con tutte le ipotesi strategiche del caso – sul fondale delle trattative tra servizio pubblico e Comune di Sanremo, che – in caso di esito favorevole – dovrebbero definire i termini della partnership tra servizio pubblico e Palazzo Bellevue per le prossime tre edizione dell’evento (con opzione di rinnovo per ulteriori due edizioni). In caso di rottura definitiva, al contrario, il Festival si troverebbe a vivere la più grande crisi della sua storia, superiore a quelle che caratterizzarono le edizioni del 1975 e del 2004, quando frizioni tra discografia e organizzatori finirono per incidere (al ribasso) sul cast messo in campo per il contest. Nel caso la frattura tra – da una parte – discografia e Rai e – dall’altra – Comune di Sanremo, il Festival, almeno così per come è stato conosciuto oggi, potrebbe cessare di esistere.
Aggiornamento: Potrebbe essere arrivato il momento di voltare pagina per il Festival di Sanremo; secondo quanto riportato da Il Tirreno, Viareggio è tra le città in lizza per ospitare la storica kermesse musicale a partire dal 2027. La Rai, infatti, starebbe valutando la possibilità di cambiare sede al Festival, rompendo – almeno parzialmente – con la tradizione che lega la manifestazione alla cittadina ligure da oltre 70 anni.
Il Comune di Viareggio ha confermato che «ci sono interlocuzioni in corso», mantenendo il riserbo ma lasciando intendere che la trattativa è aperta. L’edizione 2026 si svolgerà regolarmente al Teatro Ariston, ma dal 2027 l’evento potrebbe diventare itinerante, con sedi a rotazione biennale.
Viareggio e la Versilia, sottolinea Il Tirreno, godono di un forte appeal turistico, di una solida tradizione culturale e di una logistica collaudata, grazie anche alla notorietà del Carnevale. Tra le altre località prese in considerazione figurano Rimini, con il suo solido apparato ricettivo, e Sorrento con la costiera amalfitana, spinte anche dalla crescente centralità mediatica di Napoli.
Se la Rai dovesse davvero rompere con lo slogan «Perché Sanremo è Sanremo», si tratterebbe di una svolta storica, ma anche dell’inizio di una nuova fase per il Festival, più aperta al territorio e al turismo culturale; intanto Viareggio è pronta.
Nel frattempo, Al Bano, Iva Zanicchi e molti addetti ai lavori si schierano contro l’ipotesi di un Festival lontano da Sanremo; la Rai valuta alternative, ma la Città dei Fiori rischia di perdere 75 anni di storia.
Al centro della disputa, la richiesta dell’amministrazione sanremese di un contributo annuale “non inferiore” a 6,5 milioni di euro per la concessione del marchio “Festival della Canzone Italiana” – cifra superiore del 30% rispetto agli attuali 5 milioni – e perfino una quota sugli introiti di Rai Pubblicità. Il tutto, a seguito della sentenza del Tar (confermata dal Consiglio di Stato) che impone l’assegnazione tramite bando pubblico.
Al Bano al Messaggero non usa mezzi termini: «Sarebbe come togliere gli Oscar da Hollywood. Sanremo è un patrimonio culturale, è emozione, è storia». Anche Iva Zanicchi, tre volte vincitrice del Festival, si augura un’intesa: «Romanticamente spero che Rai e Comune trovino un accordo. Sanremo è la culla della musica leggera italiana».
Mario Maffucci, storico dirigente Rai e a lungo responsabile della manifestazione, invita alla prudenza: «Sembra una mossa strategica per rinegoziare. Ma un Festival itinerante cancellerebbe la magia dell’Ariston».
Più diretto Adriano Aragozzini, ex patron del Festival: «Le richieste del Comune sono assurde. Ai miei tempi versammo 4 miliardi l’anno, con l’impegno di costruire una nuova struttura. Ma non fu fatto nulla. Se la Rai se ne andasse, a perdere davvero sarebbe Sanremo».
Anche l’industria musicale si schiera: «Sanremo senza Rai è una scatola vuota», commenta Enzo Mazza di FIMI. E Giancarlo Leone, ex direttore di Rai 1, aggiunge: «Solo la Rai può sostenere un evento di questa portata».
Se non dovesse raggiungersi un accordo, la Rai potrebbe optare per altre soluzioni: Torino, dove si è svolto con successo l’Eurovision 2022, è tra le candidate. Un’altra ipotesi è trasformare il Festival in una manifestazione itinerante, ma ciò comporterebbe la perdita del nome “Sanremo” e dell’identità storica legata alla Città dei Fiori.
Il Comune di Sanremo, intanto, mantiene il riserbo. I risultati dell’analisi della proposta Rai, affidata a una commissione dedicata, arriveranno entro la settimana. Nel frattempo, il “no comment” ufficiale nasconde probabilmente la consapevolezza che un compromesso sarà necessario. In gioco ci sono 75 anni di musica, memoria collettiva e un marchio che va ben oltre una semplice città.
Aggiornamento: La Rai ha scelto il nuovo nome della kermesse 2026 targata Carlo Conti. Sanremo cambierà davvero nome?
La Rai sembrerebbe aver depositato tre nuove domande di registrazione marchio. Sono nomi che fanno rumore: “Festival Rai della Musica Italiana”, “Il Festival della Rai” e soprattutto “Italian Song Contest Rai”. Quel terzo nome sa di rivoluzione. Una virata internazionale. Un Festival che suona già diverso. Quasi un Eurovision all’italiana. Eppure dietro c’è molto di più.
Il nodo è storico e simbolico. Sanremo non è solo un luogo, è un’idea, un’identità collettiva. Cambiarne il nome significa riscrivere una parte del nostro DNA culturale. Ma da settimane la tensione tra Rai e Comune di Sanremo è alle stelle. E i segnali che qualcosa stia cambiando si moltiplicano.
Le cifre non tornano, il Comune ha chiesto alla Rai un contributo economico raddoppiato: un milione di euro in più e una quota sugli introiti pubblicitari. Non solo. Il Teatro Ariston, simbolo della kermesse, viene considerato oggi inadeguato. Troppo piccolo, poco flessibile, logisticamente complesso. Sanremo fa fatica a stare al passo con la crescita esponenziale dell’evento. La Rai, da parte sua, non vuole più restare ferma. E prende tempo.
Ha partecipato all’unico bando pubblico indetto dal Comune per le edizioni 2026, 2027 e 2028. Nessun altro si è fatto avanti, nonostante gli interessamenti iniziali di Mediaset e Discovery. Il Consiglio di Stato ha chiarito: serve una gara pubblica per affidare marchio e organizzazione. E il format resta esclusiva Rai, per sentenza.
Ma quello che accade dietro le quinte è ancora più interessante. Perché registrare altri nomi? Perché farlo proprio ora? Secondo fonti interne, la Rai vorrebbe tenersi pronta a ogni scenario. Anche a un’uscita da Sanremo. E a un cambio d’identità totale.
Le città in lizza per accogliere la nuova sede sono molte. Sorrento, sponsorizzata dalla Regione Campania. Viareggio e Rimini, due simboli della musica estiva. Torino, che ha già ospitato Eurovision nel 2022. E persino il Gargano, nel cuore della Puglia. Si parla perfino di una formula itinerante: un festival che cambia città ogni due anni. Un modello più dinamico e moderno, ma che romperebbe con una tradizione lunga oltre settant’anni.
Per ora, l’edizione 2026 si terrà regolarmente a Sanremo, dall’11 al 15 febbraio, come annunciato. Ma dopo quella data, tutto può cambiare. Compreso il nome stesso del Festival. “Italian Song Contest Rai” non è un titolo qualsiasi. È un progetto. Un’ipotesi nuova, forse già scritta nelle stanze più alte di Viale Mazzini. Più inclusivo, più internazionale, più giovane. Forse meno legato al passato. Ma anche più lontano da quella parola magica che ogni italiano riconosce: Sanremo. Il tempo stringe. Gli accordi con il Comune non ci sono ancora. Le trattative restano complicate. E ogni silenzio fa rumore.
Una cosa è certa: la Rai non sembrerebbe avere alcuna intenzione di perdere il controllo dell’evento. Lo dice il bando, lo confermano i documenti, lo ribadiscono i fatti. Ma Sanremo, quella Sanremo lì, potrebbe non essere mai più la stessa. Che si chiami “Festival della Rai” o “Italian Song Contest”, la musica continua. Ma il cuore cambia palco.
Aggiornamento: Le Marche (e nello specifico Senigallia, ma non solo) vogliono Sanremo; anzi, vogliono il Festival, nella sua forma più prestigiosa e riconoscibile. Dopo le indiscrezioni diffuse negli ultimi giorni su un possibile cambio di sede per il Festival della Canzone Italiana a partire dal 2027, anche la città di Senigallia entra ufficialmente nella rosa delle candidate. A confermare l’interesse è stato il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, che ad Ancona Today ha dichiarato: «La Regione Marche è disponibile e cercheremo di fare qualsiasi cosa, qualora si verificasse questo tipo di opportunità, per far sì che le Marche possano diventare il nuovo palcoscenico di un Festival che è conosciuto e apprezzato in tutto il mondo».
Parole che suonano come una candidatura in piena regola, nella speranza che la Rai – sempre più in cerca di alternative a Sanremo dopo le frizioni con l’amministrazione comunale ligure – scelga proprio il centro balneare marchigiano per dare nuova vita alla kermesse.
Acquaroli ha sottolineato l’enorme impatto che l’evento avrebbe sul territorio, sia in termini turistici che economici: un’occasione di visibilità internazionale, ma anche un volano per l’indotto locale.
Conosciuta come “la spiaggia di velluto”, Senigallia si affaccia sull’Adriatico con il suo litorale ampio e dorato, il suggestivo lungomare e la celebre Rotonda a Mare, icona architettonica della città. È un luogo che da anni unisce turismo e cultura, tra eventi musicali, festival estivi e una vivace vita cittadina.
Il suo centro storico ben conservato, la presenza di teatri, musei, spazi espositivi e infrastrutture ricettive già consolidate la rendono una candidata credibile. E se per promuovere la candidatura scendesse in campo Fabri Fibra?
Nato a Senigallia nel 1976, Fabri Fibra ha fatto della provincia una delle sue bandiere, raccontandone contraddizioni e bellezze in rime crude e autentiche. Sarebbe suggestivo immaginare proprio lui – icona musicale nazionale e ambasciatore ideale del territorio – calcare il palco del nuovo Festival marchigiano. Magari da artista in gara o, perché no, da co-conduttore in una delle serate. Un ritorno a casa in grande stile, sotto i riflettori più importanti del panorama musicale italiano.
Intanto, la palla passa alla Rai, che deciderà nei prossimi mesi dove si terrà il Festival dal 2027 in poi; ma una cosa è certa: Senigallia è pronta. E con lei, tutta la Regione Marche.
Aggiornamento: Festival di Sanremo 2026, la Rai minaccia di andare a Sorrento o Rimini? Dal Comune si attende la decisione della Commissione.
Ad oggi quello che conta è esclusivamente la manifestazione di interesse mentre rimbalzano voci di tv di Stato e discografici ai ferri corti con palazzo Bellevue
A Sanremo è sempre tempo di Festival e, mai come quest’anno se ne parla a ritmo serrato anche in estate. La querelle legata alla manifestazione di interesse si sta chiudendo in queste ore, con la Commissione del Comune matuziano che sta lavorando alla documentazione presentata dalla Rai e da ‘girare’ poi all’Amministrazione per la fase di negoziazione con viale Mazzini.
Ma, almeno dai toni di alcuni articoli su diverse testate nazionali, sembra sia partita una campagna denigratoria contro Sanremo e l’Amministrazione, proprio per consentire alla tv di Stato di presentarsi ‘forte’ al tavolo della negoziazione per i prossimi tre appuntamenti, tra il 2026 e il 2028 (le edizioni che fanno parte della manifestazione di interesse a cui la Rai ha partecipato). Sembra infatti che viale Mazzini stia seriamente studiando una serie di alternative. Si parla già del 2027 ma, di fatto, non potrà essere così se il Comune assegnerà (quasi certamente) la kermesse canora alla Rai secondo la manifestazione di interesse, ovvero per tre anni (più l’opzione per altri tre). E invece ci sono rumors che parlano di ‘rottura’ tra comune e Rai, con quest’ultima che starebbe già lavorando a Festival alternativi sparsi in diversi luoghi del bel paese.
Ma non solo, sempre secondo le voci citate da diversi media nazionali, la tv di stato ed i discografici sarebbero ai ferri corti con palazzo Bellevue, accusato di aver chiesto troppo. Ci sarebbero, ma il condizionale è quanto mai d’obbligo, anche contatti tra Rai e discografici, per portare il Festival (che non potrà mai essere … di Sanremo, però) in altri lidi, spendendo di meno e guadagnando di più. E dove vorrebbero portare la kermesse canora? I luoghi sono sempre gli stessi, all’orizzonte c’è sempre Torino, ma si sarebbero fatti avanti luoghi del Salento, in Puglia, della Costiera Amalfitana ed anche Viareggio e Rimini. La Rai, infatti, vorrebbe portare il Festival sempre in un luogo di mare, visto che si svolgerebbe sempre in inverno.
Nel corso della presentazione del palinsesto Rai per la prossima stagione, la tv di Stato ha risposto in merito, con l’amministratore delegato, Giampaolo Rossi: “Il tema di Sanremo è centrale nella costruzione del percorso Rai. Il Festival è di Sanremo ma è anche della Rai, senza la quale non esisterebbe. Sul piano produttivo, in Europa non ci sono broadcaster che possano mettere in piedi un sistema di produzione che è unico. Non a caso ha partecipato solo la Rai. Ora attendiamo l’esito del bando e la risposta dal Comune. Siamo fiduciosi ma è già iniziata l’organizzazione della kermesse di febbraio, con Carlo Conti che ha già iniziato a lavorare. Abbiamo messo in moto la grande macchina della nostra azienda. E’ ovvio che la Rai farà il Festival e sarà a Sanremo ma, se non sarà nella città dei fiori farà comunque il suo Festival perchè è in grado di avere una macchina produttiva unica in Italia e farlo ovunque”.
Da palazzo Bellevue bocche super cucite sul caso, anche perché gli amministratori, il Sindaco Mager e l’Assessore Sindoni innanzi tutto, devono attendere la fine del procedimento che sta seguendo la Commissione senza interferire nel lavoro della stessa. Solo al termine, quando i tre componenti daranno il loro ok all’offerta Rai, partiranno le telefonate verso Roma per i primi incontri. L’Amministrazione comunale, in una nota divulgata da palazzo Bellevue non intende commentare, dal momento che la commissione di valutazione sta procedendo all’esame della domanda di partecipazione presentata da Rai a seguito della manifestazione d’interesse finalizzata all’individuazione del partner per l’organizzazione e la trasmissione, in chiaro, del Festival della Canzone Italiana per le edizioni 2026, 2027 e 2028 (con eventuale proroga per un massimo di due anni). La commissione di valutazione ha preannunciato che chiuderà i lavori entro la fine di questa settimana, per poi rendere noti i risultati.
Da non dimenticare che la Rai ha sempre tenuto questo tipo di condotta, quando si arrivava alla fase negoziale della convenzione ed ora pure la manifestazione di interesse non differisce di molto. Certo, c’è la richiesta del comune che supera di gran lunga l’esborso della tv di Stato degli ultimi anni, siamo certi che alla fine la Rai non rinuncerà a Sanremo e la città dei fiori non farà a meno della tv di Stato.
Sarebbe, tra l’altro, un peccato dividere un connubio che ha sempre lavorato bene e che, negli ultimi sei anni, ha fatto crescere l’appeal alla manifestazione (e alla città) ed anche gli introiti di viale Mazzini. ‘Squadra che vince non si tocca’, potremmo dire in gergo calcistico ma ora servirà sicuramente un ‘contatto’ tra i due componenti del team festivaliero, in modo da poter trovare l’accordo per i prossimi tre anni.
Si, perché comunque vadano le cose, se sarà dato l’ok da Commissione e Amministrazione, l’affidamento alla Rai (unica partecipante alla manifestazione di interesse) sarà triennale. E cosa accadrà nel 2028 o meglio per il 2029? Difficile ad oggi a dirsi, ma chiaramente se dalla Rai ci fosse la volontà di allontanarsi da Sanremo, il Comune avrebbe comunque tre anni per lavorare al dopo tv di Stato. Intanto si attende la metà di luglio per il prossimo step.
Aggiornamento: Da qualche giorno, tra entusiasmo e scetticismo, circola la notizia di un possibile trasferimento del Festival di Sanremo a Viareggio a partire dal 2027. Un’ipotesi suggestiva, lanciata da Il Messaggero e ripresa da diverse testate nazionali, che ha fatto sognare molti appassionati, complice anche la suggestione storica: fu proprio a Viareggio, nel 1948, che si tenne una prima versione del festival della canzone italiana.
Ma a spegnere ogni entusiasmo è intervenuto Mimmo D’Alessandro, tra i più influenti promoter musicali italiani e organizzatore di eventi come La Prima Estate e il Lucca Summer Festival. Le sue parole al Tirreno sono state nette: «Il Festival di Sanremo a Viareggio? Semplicemente non succederà mai». E, con un tocco di ironia, aggiunge: «È più facile che io diventi una donna…».
Al di là dell’eventuale rottura tra Rai e la città ligure, che potrebbe portare a cercare una nuova sede per lo storico evento canoro (tra le altre ipotesi ci sono Rimini, Sorrento e la Costiera amalfitana), Viareggio presenta una serie di criticità logistiche difficilmente superabili. A partire dalla mancanza di spazi adeguati: il Teatro Eden, unico palco forse compatibile con lo show, non dispone più da anni di camerini, mentre il Politeama è ormai inutilizzabile. Anche il Gran Teatro Pucciniano, nella sua versione invernale, non risponde alle esigenze di un evento televisivo di portata nazionale.
Eppure, un festival a Viareggio c’è stato davvero. Negli anni Ottanta, il giornalista Fabrizio Diolaiuti – insieme ad Aldo Valleroni e Demetrio Brandi – provò a rilanciare il legame tra la città e la musica italiana con Canzoni di Domani, poi rinominato Festival di Viareggio. L’iniziativa ebbe anche una discreta visibilità, con serate finali trasmesse su Videomusic e il supporto di Radio Italia. Ma la mancanza di investimenti pubblici e una certa diffidenza generale ne decretarono la fine nel 1997.
Oggi, quella stessa operazione potrebbe tornare utile: «Se avessimo continuato – riflette Diolaiuti – forse oggi, con la crisi tra Sanremo e Rai, saremmo stati pronti a raccogliere il testimone». Ma la realtà, almeno per ora, resta ben lontana dal sogno.
Aggiornamento: Sanremo a Gallipoli? La proposta del sindaco Minerva e il sostegno del produttore Rai Nello Marti. Gallipoli sogna il Festival di Sanremo. Dopo le recenti voci su un possibile trasloco del celebre evento musicale dalla città ligure, il sindaco Stefano Minerva ha ufficialmente avanzato la candidatura della città jonica come futura sede della kermesse canora.
In una lettera indirizzata alla Rai, Minerva – anche presidente della Provincia di Lecce – ha espresso «con profondo rispetto e sincera ammirazione» l’interesse dell’amministrazione comunale ad accogliere una futura edizione del Festival, o almeno una parte di essa, nel territorio gallipolino. Una proposta che arriva in un momento strategico: il contratto tra la Rai e la città di Sanremo è attualmente in vigore, ma dovrebbe concludersi nel 2026. Dal 2027, quindi, si apre la possibilità concreta di un cambiamento di sede.
Dietro l’idea c’è anche il nome di Nello Marti, storico produttore Rai e volto noto del Premio Barocco, che da anni sostiene la candidatura di Gallipoli per eventi televisivi di alto profilo. «Gallipoli ha tutti i requisiti per ospitare una manifestazione di tale portata – spiega Marti al Quotidiano di Puglia – dal Teatro Italia, con 1200 posti e un’acustica straordinaria, fino alla logistica, l’accoglienza turistica e l’infrastruttura alberghiera. Nessun’altra città candidata possiede un equilibrio simile».
La città, recentemente selezionata tra le finaliste per il titolo di Capitale Italiana della Cultura 2027, vanta infatti una progettualità culturale forte, una vocazione turistica consolidata e una comunità pronta a mettersi in gioco. «Sarebbe un onore poter contribuire a scrivere un nuovo capitolo della storia del Festival – ha dichiarato Minerva – portando finalmente la voce del Sud in uno degli eventi culturali più seguiti del Paese».
Secondo Marti, la Rai starebbe valutando location alternative a grandi città – logisticamente complesse – puntando invece su centri di medie dimensioni con solide infrastrutture. Gallipoli, in questo contesto, rappresenterebbe una scelta ideale: «La città è pronta, ha dimostrato negli anni – anche grazie al successo del Premio Barocco – una capacità organizzativa e un’accoglienza che non hanno eguali».
Con passione e realismo, Gallipoli si candida dunque a diventare il nuovo cuore pulsante della musica italiana. Ora la palla passa alla Rai.
Aggiornamento: Il Festival di Sanremo potrebbe lasciare la Liguria dopo il 2026 e trovare una nuova casa in Emilia-Romagna e a candidarsi ufficialmente è Bellaria Igea Marina, località balneare della Riviera romagnola che, per voce del sindaco Filippo Giorgetti, ha presentato la sua proposta alla Rai.
“Siamo pronti ad affrontare la sfida – dichiara Giorgetti a RiminiToday – e manifestiamo pubblicamente la candidatura della nostra città quale sede del più importante festival dedicato alla canzone italiana”. L’idea nasce anche dal sostegno del presidente della Provincia di Rimini, Jamil Sadegholvaad, e punta a intercettare i possibili cambiamenti futuri del Festival a partire dal 2027, quando potrebbero aprirsi scenari diversi per la sua collocazione storica.
Secondo Giorgetti, Bellaria Igea Marina ha tutte le carte in regola: “Abbiamo strutture adeguate come il Palacongressi, perfetto per capienza e collegamenti, una grande capacità ricettiva e, soprattutto, una forte identità legata alla musica italiana”. Il sindaco ricorda infatti che la città è stata il punto di partenza per artisti del calibro di Raffaella Carrà – “la cantante italiana più amata, concittadina d’adozione” – e Gianni Morandi, tuttora legatissimo al territorio.
L’ambizione è quella di riportare il Festival in un luogo che non solo è logisticamente preparato, ma che ha anche una profonda connessione con la tradizione della musica italiana. “Perché non a Bellaria?” è la domanda che ora viene posta alla Rai e agli organizzatori. Una proposta audace, che punta a riscrivere la storia del Festival.
Aggiornamento: Tommy Cash in gara al Festival di Sanremo 2026? Un’ipotesi suggestiva, ma concreta alla quale Carlo Conti sta lavorando.
L’artista estone, terzo classificato all’Eurovision Song Contest 2025 di Basilea con l’iconica ‘Espresso Macchiato’, ha dimostrato un forte attaccamento nei confronti del nostro paese. Il brano, come noto, gioca sugli stereotipi dell’Italia e, dopo una diffidenza iniziale, è stato molto apprezzato anche dalla critica.
Tommy Cash ha lavorato alacremente per farsi conoscere nel Belpaese e le date live nell’estate 2025 (tra cui spiccano la presenza al Red Valley di Olbia e al Carroponte di Milano) dimostrano che la volontà è quella di costruire un’ulteriore credibilità.
Secondo quanto riportato da All Music Italia, Tommy Cash potrebbe essere il nome a sorpresa per il Festival di Sanremo 2026. L’artista pare sia al lavoro con un team di autori italiani e internazionali per costruire un brano tormentone, sulla falsa riga proprio di Espresso Macchiato. Si vocifera anche della possibilità di un’esibizione in duetto, anche se i modesti risultati del duetto con Tony Effe potrebbero portare il Direttore Artistico a prediligere un’esibizione solista.
Carlo Conti non è nuovo a sorprese di respiro internazionale. Nel 2015, per il suo primo Festival, chiamò Lara Fabian, artista belga-canadese in gara all’Eurovision 1988 in rappresentanza del Lussemburgo. In quel caso, però, la scelta fu un azzardo, in quanto la canzone presentata era piuttosto anonima e si classificò… ultima.
La corsa verso Sanremo 2026 è appena iniziata, ma è certo che l’eventuale presenza di Tommy Cash porterebbe un’ulteriore attenzione internazionale nei confronti della kermesse.
Aggiornamento: Il presidente di Confcommercio di Sanremo, Andrea Di Baldassare, teme lo spostamento del Festival per l’impatto economico che avrebbe su turismo e attività locali.
Le recenti dichiarazioni provenienti da ambienti Rai e discografici hanno fatto scattare l’allarme tra le attività commerciali di Sanremo. Se da un lato non si prevedono grandi cambiamenti per il prossimo Festival, dall’altro le “sirene” da Roma parlano di malumori legati ai costi della kermesse e all’accoglienza nella città dei fiori, giudicata “troppo cara” per chi vi soggiorna durante la settimana sanremese.
A prendere posizione è il presidente di Confcommercio, Andrea Di Baldassare, che a Sanremonews esprime la preoccupazione di un intero comparto economico: “Eravamo tranquilli dopo la presentazione della manifestazione di interesse, mentre le ultime dichiarazioni della Rai ci lasciano perplessi. Speriamo sia una boutade per trattare quanto richiesto dal Comune”.
La posta in gioco è altissima: il Festival rappresenta la principale fonte economica dell’inverno per l’intera città e la provincia. Secondo Di Baldassare, uno spostamento della manifestazione sarebbe “un disastro economico”, non solo per Sanremo ma per tutto il Ponente ligure. “Il Festival crea economia in tutto l’imperiese, ma anche alla Rai, che nell’ultima edizione ha incamerato 60 milioni di utile”, ricorda.
Il presidente di Confcommercio non fornisce numeri precisi, ma ribadisce con forza che senza il Festival bar, ristoranti, alberghi e negozi si troverebbero in grave difficoltà. “Pensate se tutte queste attività chiudessero in inverno: sarebbe assurdo. Il Festival mantiene viva Sanremo tutto l’anno”.
C’è anche chi teme una chiusura a catena delle attività: “Non so se si arriverebbe a tanto, ma sarebbe un vero e proprio terremoto economico. Rischieremmo una città deserta nei mesi invernali”.
Infine, un consiglio all’amministrazione comunale in vista delle trattative con la Rai: “È stata fatta la scelta giusta per la città, senza danni economici per viale Mazzini. Ma da imprenditore valuterei anche l’ipotesi di altre emittenti interessate al Festival, che è un marchio di proprietà del Comune di Sanremo”.
Il messaggio è chiaro: il Festival non è solo uno show televisivo, ma il cuore pulsante dell’economia di Sanremo. E perderlo significherebbe compromettere l’identità stessa della Città dei Fiori.
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