
Sanremo verso un nuovo format? Le parole di Gianmarco Mazzi e le prime mosse di Carlo Conti per l’edizione 2026 fanno pensare a una svolta storica.L’ipotesi di un nuovo format prende sempre più piede: si pensa a un evento più internazionale, moderno e persino lontano da Sanremo. Carlo Conti già al lavoro.
Fervono i preparativi per il prossimo Festival Di Sanremo e spuntano già i primi nomi dei possibili co-conduttori che affiancheranno Carlo Conti. Stando a una recente indiscrezione lanciata dal settimanale Oggi, il direttore artistico desidererebbe al suo fianco Vanessa Incontrada, la quale però dovrebbe avere ‘il consenso’ di Mediaset poiché starebbe ufficializzando con loro un accordo di esclusività. Ma non è l’unica notizia che sta circolando, a quanto pare, il format della kermesse potrebbe cambiare, ma non solo questo, anche il nome. Carlo Conti starebbe valutando l’idea. Ma vediamo insieme tutti i dettagli.
Dopo mesi di discussioni e dopo che l’affidamento automatico alla Rai è stato giudicato illegittimo, l’ipotesi di un nuovo format per il Festival è sempre più concreta. Il bando pubblico ha visto solo la partecipazione della Rai, ma il dibattito si è acceso attorno alla possibilità di rinnovare radicalmente la kermesse.
A sollevare ufficialmente la questione è stato il sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi, già più volte protagonista dietro le quinte del Festival nelle edizioni del passato. In un’intervista all’Adnkronos, Mazzi ha parlato apertamente di un possibile cambio di scenario: «Credo che per la prima volta si stia veramente pensando a un altro format. Penso che gli eventi abbiano un loro corso storico, anche se le origini non si possono mai dimenticare. Però ci sono tanti modi di festeggiare un’origine, pur dando un’evoluzione ad un evento». Non si esclude dunque che, in futuro, il Festival possa spostarsi da Sanremo verso un’altra città italiana o cambiare pelle per diventare un evento più internazionale, moderno e spettacolare.
Le trattative tra Rai e Comune di Sanremo sono in corso, ma l’ipotesi di trasferire il Festival altrove per dare vita a un “Festival della Canzone Italiana” completamente rinnovato è sul tavolo.
Secondo Mazzi, la richiesta di innovazione arriva proprio dal mondo della musica: «La comunità della musica e degli artisti spinge per questo, spinge per arrivare a un evento molto più partecipato, più internazionale, che abbia un’estetica molto più grande e contemporanea. Chiaro che Sanremo nell’immaginario resterà sempre Sanremo ma non è detto che non si possa evolvere”». L’immaginario collettivo resterà sempre legato a Sanremo, ma questo non esclude che il format possa evolvere per restare al passo con i tempi e con il panorama musicale globale.
Intanto Carlo Conti è già al lavoro sull’edizione 2026, dopo il successo di ascolti raccolto nel 2025. Come ha dichiarato recentemente, sta ascoltando centinaia di proposte musicali: «Saranno circa 500 brani, ma la scelta dei Big spetta a me, è giusto così: la responsabilità è mia». Un compito non semplice, che Conti affronta con grande attenzione. Il cast, come da tradizione, sarà annunciato a dicembre. Intanto circolano voci secondo cui l’assenza di tormentoni estivi quest’anno sarebbe dovuta proprio alla strategia di molti artisti che stanno conservando i pezzi migliori per puntare dritti a Sanremo.
Il conduttore è pronto anche per questa sua seconda avventura in questo ruolo, ma il cast sarà annunciato solo a dicembre. Tra le ipotesi circola anche la possibilità di un trio sul palco con Carlo Conti, Giorgio Panariello e Leonardo Pieraccioni. Panariello ha detto: “Probabilmente sì. Deve venirci in mente una bella cosa, divertente. L’idea è quella di andare là, e di far ridere molto, anzi moltissimo. Ma se dobbiamo andare a Sanremo solo per fare gli amichetti di Carlo, no. Quel palco è una brutta bestia”. Vedremo cosa succederà.
Mentre si discute di rivoluzioni future, Sanremo 2026 sarà ancora fedele al format tradizionale e rimarrà nella città ligure. Tuttavia, lo scenario dei prossimi anni potrebbe cambiare radicalmente, aprendo la strada a un Festival della Canzone Italiana inedito, dal respiro più internazionale e contemporaneo.
Aggiornamento: Fine di un amore esclusivo: il sodalizio RAI–Sanremo non basta più, serve evidenza pubblica!
Il Consiglio di Stato, con la sentenza 5602/2025, dichiara illegittimo l’affidamento diretto alla RAI dell’organizzazione e sfruttamento economico e commerciale del Festival di Sanremo. Ci si trova di fronte ad una manifestazione culturale storica, di grande interesse pubblico, ma neppure in questi casi si può derogare ai principi dell’evidenza pubblica e della concorrenza.
La vicenda inizia nel marzo del 2023, quando una società di edizione musicale, produzione e realizzazione di eventi e opere a carattere musicale, trasmette al Comune di Sanremo una manifestazione d’interesse ad acquisire la titolarità dei diritti di sfruttamento economico e commerciale del Festival di Sanremo e del relativo marchio, in vista della scadenza della convenzione Comune di Sanremo/RAI per l’organizzazione della 72.ma e 73.ma edizione del Festival.
Il Comune di Sanremo ha tentato di giustificare l’affidamento diretto invocando 3 linee argomentative:
- tutela del patrimonio culturale immateriale, sulla base della Convenzione UNESCO del 2003. Il Collegio ha tuttavia escluso che il Festival possa essere ricondotto a tale categoria, evidenziandone l’assenza di ritualità comunitaria e riconoscimento formale;
- cooperazione istituzionale atipica, secondo cui l’intesa con RAI sarebbe una scelta organizzativa fuori dal perimetro codificato degli appalti. Anche questa tesi è stata respinta: il Consiglio ha rilevato come l’assenza di una formale e motivata scelta di modello organizzativo escluda tale configurazione;
- esclusione dal Codice dei contratti pubblici, ex art. 56, lett. f) del D.Lgs. 36/2023, relativo alla produzione di programmi televisivi. Il Consiglio ha invece ritenuto che l’oggetto della concessione non fosse un “programma”, bensì l’uso esclusivo di un marchio pubblico e l’organizzazione di una manifestazione autonoma, attività non rientranti nella deroga invocata.
Il Festival è un evento autonomo di titolarità pubblica. Il punto centrale della sentenza ruota attorno alla qualificazione del Festival di Sanremo come evento autonomo di titolarità pubblica, distinto dal format televisivo che lo ha tradizionalmente veicolato. Il marchio “Festival della Canzone Italiana”, registrato e detenuto dal Comune di Sanremo, costituisce un bene immateriale pubblico, il cui sfruttamento economico non può avvenire in via diretta, se non nel rispetto dei principi generali del diritto amministrativo: trasparenza, parità di trattamento e concorrenza.
Il Consiglio ha altresì evidenziato che, pur in assenza di una vera e propria concessione di servizi, l’affidamento dell’uso del marchio genera un rapporto giuridico attivo per l’ente, con effetti economici rilevanti. Tale rapporto, pur sottratto alla piena applicazione delle norme procedurali del Codice dei contratti, resta tuttavia soggetto ai principi generali enunciati negli articoli 1, 2, 3 e 13 del D.Lgs. 36/2023.
Il successo delle edizioni passate non giustifica l’affidamento diretto!. La sentenza chiarisce che l’evidenza pubblica deve rimanere la regola e che eventuali deroghe devono essere motivate in modo circostanziato. Il consolidato rapporto storico con RAI, il successo delle passate edizioni o l’affinità culturale tra l’emittente e l’evento non sono, secondo il Collegio, elementi idonei a giustificare un affidamento diretto. L’infungibilità del servizio non è stata dimostrata né sussistono peculiarità tali da impedire la concorrenza.
In assenza di una scelta formalizzata che riconosca l’inscindibilità tra produzione televisiva e gestione dell’evento, la rinnovata convenzione con la RAI si configura come una prassi consolidata priva di base normativa, in contrasto con la disciplina vigente.
Il Consiglio di Stato ha rigettato l’appello del Comune: anche eventi simbolici e consolidati, come il Festival di Sanremo, devono rispettare le regole fondamentali del diritto pubblico e della contrattualistica amministrativa.
Aggiornamento: Mentre resta ancora aperto il dibattito sul futuro del Festival di Sanremo a partire dal 2027 (la Rai avrebbe infatti depositato alcuni nuovi nomi per un festival della canzone italiana da svolgersi in una sede diversa), una cosa è certa: l’edizione 2026 si svolgerà ancora all’Ariston, con la direzione artistica e la conduzione di Carlo Conti.
Durante la presentazione dei palinsesti Rai, la serata che storicamente è sempre stata legata a Sanremo Giovani è stata annunciata con un nuovo titolo provvisorio: Festival Giovani. Si svolgerà il 17 dicembre 2025 in prima serata su Rai 1.
Confermato il fatto che, nel corso della diretta, saranno presenti i Big del Festival di Sanremo 2026 per annunciare ufficialmente i titoli dei brani in gara.
Se da un lato abbiamo una data fissata, dall’altro regna ancora il mistero su tutto il resto: a partire dalla formula con cui le Nuove Proposte accederanno o meno alla gara principale.
Non è ancora noto se Carlo Conti sceglierà di mantenere il modello a parte già adottato nell’edizione 2025 – formula che, per come si è svolta quest’anno, è stata fortemente criticata – oppure se tornerà alla categoria unica che prevede l’ingresso di 2/6 giovani tra i Big, come da formula introdotta da Baglioni e poi mantenuta (dopo un ritorno al passato di due anni) da Amadeus.
Tra l’altro, proprio oggi, Settembre – vincitore dell’ultima edizione tra le Nuove Proposte – ha ottenuto il disco d’oro per il brano Vertebre, primo tra i giovani certificato da FIMI nel 2025.
Il modello attuale prevede un massimo di 4 giovani in gara e un limite d’età fissato a 26 anni. Una soglia che, secondo molti, andrebbe rivista per permettere a cantautori e interpreti di avere la giusta maturità per partecipare e costruire una carriera stabile.
Sanremo Giovani del resto non è un talent show (e anche lì i risultati latitano negli ultimi anni).
Nel 2025, i partecipanti erano scesi da 8 a 4, con un calo drastico anche della visibilità e dell’impatto mediatico della categoria. Un segnale che dovrebbe far riflettere chi prenderà le decisioni finali nelle prossime settimane.
Al 21 luglio 2025 non è stato ancora pubblicato il regolamento per l’accesso a Festival Giovani, né sono disponibili informazioni su Area Sanremo, l’unico concorso nazionale che garantisce l’accesso diretto al Festival attraverso la Rai.
Insomma, per ora c’è solo una data. Tutto il resto è ancora da scrivere. E a quanto pare, anche da chiarire.
Aggiornamento: Sanremo 2026 in bilico, cresce la tensione tra Rai e Comune.
Il futuro del Festival di Sanremo è sempre più incerto: secondo Il Sole 24 Ore, “le parti sarebbero a un passo dalla rottura” dopo lo scontro sul nuovo bando per l’assegnazione del marchio e dei diritti connessi alla kermesse a partire dal 2026.
La gara pubblica è nata in esito alla sentenza del Tar Liguria (2024), confermata dal Consiglio di Stato a maggio 2025, che ha dichiarato illegittimo l’affidamento diretto alla Rai per le edizioni 2024–2025, imponendo la procedura di evidenza pubblica. Il Comune di Sanremo ha quindi indetto un bando per un triennio 2026–2028, con opzione biennale successiva, e la Rai è rimasta l’unico soggetto a depositare un’offerta formale.
Secondo il quotidiano economico, la trattativa si è arenata su due punti chiave:
- Cessione dell’1% degli introiti pubblicitari al Comune.
- Riconoscimento al Comune della titolarità del marchio e del format del Festival.
Queste clausole, definite dalla Rai “inaccettabili”, avrebbero fatto naufragare le trattative, tanto che martedì 22 luglio è emerso con chiarezza il muro contro muro in una riunione dei vertici di Viale Mazzini.
Fonti Rai riferiscono di una deadline informale fissata all’1 agosto, poco dopo il Consiglio di amministrazione del 30 luglio: superata questa data, la Tv di Stato potrebbe prendere “decisioni drastiche”. Tra le ipotesi più concrete c’è l’organizzazione autonoma del “Festival della Canzone Rai” nel 2026, evento musicale capace di sostituire la storica kermesse ligure.
Diversi Comuni avrebbero già manifestato interesse o avviato contatti con la Rai per ospitare l’eventuale Festival alternativo, tra cui: Torino, Milano, Napoli, Viareggio e Rimini.
Da sempre responsabile della partecipazione tedesca (1996–2025) e cuore produttivo dell’evento, la Rai rivendica il proprio apporto insostituibile alla costruzione del mito di Sanremo. Il direttore artistico Carlo Conti è già stato designato per il 2026, ma senza un’intesa sul bando la realizzazione del Festival resta in bilico.
Il conto alla rovescia è iniziato: se entro l’1 agosto Comune di Sanremo e Rai non troveranno un accordo, il 2026 potrebbe segnare l’addio alla celebre “Rai di Sanremo” e l’avvio di un nuovo capitolo nella storia della musica italiana.
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