
Tre membri del Consiglio di Amministrazione Rai hanno chiesto ufficialmente che l’Italia rinunci a prendere parte all’Eurovision Song Contest 2026 se Israele parteciperà, in vista della 70ª edizione dell’annuale concorso canoro in programma alla Wiener Stadthalle a Vienna, in Austria, dal 12 al 16 maggio 2026.
L’Eurovision Song Contest 2026 senza l’Italia se Israele parteciperà, è la richiesta dei tre CdA Rai, Alessandro Di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale.
Per questi tre membri CdA Rai, l’ente pubblico italiano dovrebbe riflettere su questa possibilità. Dopo la minaccia di ritiro dalla manifestazione in caso di partecipazione di Israele da parte di paesi come Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia, Islanda e Spagna (ma anche Portogallo e Belgio), il tema della presenza sul palco della manifestazione che si terrà nel prossimo maggio a Vienna arriva anche in Rai.
E mentre Rai fa scena muta, una risposta trasversale arriva dall’emittente pubblica di San Marino, San Marino Rtv governata da Roberto Sergio nonché gestita proprio dalla Rai italiana con cui proprio nell’ultimo periodo ha aperto anche una proficua produzione. Roberto Sergio è anche il direttore generale ad interim della Rai dal 1° ottobre 2024.
In una nota congiunta ripresa da diversi media italiani i tre consiglieri d’amministrazione Rai Alessandro di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale hanno chiarito il proprio posizionamento e hanno sottolineato che la Rai non può ignorare l’ondata di solidarietà per la Palestina che negli ultimi giorni ha mobilitato centinaia di migliaia di persone in tutta Italia: “Deve interrogare anche la Rai l’ondata di solidarietà per la Palestina che ieri ha attraversato l’Italia, portando in piazza centinaia di migliaia di persone e trovando il sostegno anche di molti dipendenti del servizio pubblico (come attesta la mancata messa in onda di varie trasmissioni). Oltre a fornire l’informazione più completa sul genocidio in atto a Gaza, alla Rai tocca in queste settimane compiere una scelta dall’importante valore simbolico: come tutti gli altri servizi pubblici europei, dovrà dire la sua sulla partecipazione alla prossima edizione dell’Eurovision Song Contest, in programma a Vienna nel maggio 2026. Già cinque emittenti pubbliche – quelle di Paesi Bassi, Irlanda, Islanda, Slovenia e Spagna – hanno deciso nelle scorse settimane di non partecipare se alla manifestazione prenderà parte Israele. Noi tre Consiglieri di Amministrazione Rai chiediamo che l’Italia faccia altrettanto, dando un segno concreto di vicinanza ad un popolo sottoposto a sterminio.
L’Eurovision è da sempre un evento internazionale fondato su valori di pace, inclusione, rispetto e fratellanza tra i popoli. Tuttavia, la partecipazione di Paesi coinvolti in gravi violazioni dei diritti umani rischia di comprometterne profondamente il senso e la credibilità: ricordiamo che proprio per questo, in anni recenti, l’EBU ha deciso di escludere prima la Bielorussia e poi (dopo l’invasione dell’Ucraina) la Russia.
In questo contesto, la presenza italiana, senza alcuna forma di dissenso o segnale simbolico, potrebbe essere interpretata come una legittimazione silenziosa di ciò che sta accadendo. Crediamo invece che l’Italia, Paese fondatore dell’Unione Europea e storicamente impegnato nella promozione della pace, debba assumere una posizione coerente con i propri valori costituzionali e con il sentimento di tanta parte della propria cittadinanza. Annunciare ora questa scelta è un modo in più per far pressione su Israele, fargli percepire l’isolamento internazionale e indurlo a fermare il massacro: magari in tempo per tornare sul palco di Vienna”.
Alla minaccia di boicottagio dei cinque paesi europei sopra menzionati, aveva inizialmente risposto San Marino Rtv, l’emittente pubblica sammarinese, di cui peraltro Rai detiene il 50% della proprietà, che aveva chiarito nelle stesse ore di non prendere in considerazione alcun boicottaggio all’Eurovision Song Contest, confermando la partecipazione anche in caso di Israele in gara: “Non boicotteremo l’Eurovision 2026 se Israele parteciperà alla competizione”.

Da ricordare che i tre consiglieri Rai in questione sono espressione dell’opposizione (Roberto Natale – AVS, Alessandro Di Majo – M5S e Davide Di Pietro in rappresentanza dei dipendenti), nonché in minoranza, visto che il Cda Rai è composto da 7 membri. Ciò significa che la posizione espressa dai tre, sebbene motivo di riflessione, è al momento in una chiara posizione di minoranza ed è difficile pensare che Rai, anche in relazione a quanto comunicato da San Marino TV, possa esprimere una posizione differente.
Non è la prima volta che la presenza israeliana accende tensioni intorno all’Eurovision. Nel 2025 la cantante Yuval Raphael, sopravvissuta alla strage del 7 ottobre al festival musicale Supernova, fu più volte contestata durante la sua esibizione. Già l’anno precedente Eden Golan era stata costretta a modificare il testo del brano ritenuto troppo politico, cantando sotto la protezione dello Shin Bet e venendo accolta da fischi e polemiche.
La presa di posizione interna alla RAI avrebbe già trovato sostegno nel mondo politico. In particolare, il senatore Peppe De Cristofaro (Alleanza Verdi e Sinistra), membro della Commissione parlamentare di vigilanza RAI, avrebbe dichiarato di condividere l’appello dei tre direttori, definendolo “un gesto concreto” in risposta sia alla violenza a Gaza sia alle manifestazioni a favore della Palestina che si sono svolte in Italia.
Nei giorni scorsi, anche testate straniere come De Telegraaf avevano ipotizzato che Italia e Germania potessero assumere una posizione favorevole alla presenza di Israele all’Eurovision Song Contest, arrivando persino a minacciare un ritiro qualora venisse escluso. Tuttavia, allo stato attuale, la RAI non avrebbe rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale in merito e non vi sarebbero conferme concrete circa l’intenzione di legare la partecipazione italiana alla sorte di Israele nel concorso.
Al momento, dunque, si tratterebbe soltanto di voci e prese di posizione interne, senza un orientamento chiaro da parte della RAI. La questione resta aperta e potrebbe diventare uno dei temi caldi in vista dell’Eurovision Song Contest 2026, con l’Italia sospesa tra il rischio di un possibile ritiro e la volontà di mantenere la propria presenza in una delle manifestazioni musicali più seguite al mondo.
Nel frattempo il politico tedesco della Cdu, Steffen Bilger, vede le minacce di boicottaggio contro Israele all’Eurovision Song Contest come espressione del crescente sentimento antisemita in Europa e ha messo in discussione la partecipazione della Germania.
“Penso che se Israele viene escluso, allora non potremo più partecipare, è abbastanza chiaro”, ha dichiarato Bilger a RTL/ntv. Il politico è membro del Consiglio Direttivo Federale della Cdu e primo segretario del gruppo parlamentare Cdu-Csu al Bundestag. Bilger ha fatto riferimento ai recenti dibattiti sui boicottaggi culturali contro Israele. “Che un’orchestra non possa esibirsi perché il direttore è ebreo, che una gara ciclistica non possa più svolgersi in Spagna, che si parli di boicottare un concorso canoro perché è coinvolto Israele, sono sviluppi piuttosto preoccupanti”, ha affermato.
Le emittenti partecipanti di diversi paesi europei, tra cui Spagna, Irlanda, Paesi Bassi e Slovenia, avevano precedentemente annunciato che avrebbero boicottato l’Eurovision Song Contest in caso di partecipazione di Israele. L’organizzatore, l’Unione Europea di Radiodiffusione (EBU), sta cercando un compromesso con i critici di Israele. Bilger ha anche sottolineato che il governo tedesco sta affrontando con chiarezza la questione delle sofferenze a Gaza: “Anche il Cancelliere Merz e il ministro degli Esteri Wadephul stanno affrontando la questione con grande chiarezza, e noi stiamo traendo le nostre conclusioni”. La partecipazione all’Eurovision Song Contest è una decisione presa dalla rispettiva emittente partner della competizione; in Germania, la partecipazione allo spettacolo è organizzata dalla Südwestrundfunk (Swr) per conto dell’Ard.
La Spagna non parteciperà all’edizione del 2026 dell’Eurovision Song Contest se ci sarà Israele. È quanto ha deciso il Consiglio di Amministrazione dell’emittente pubblica spagnola RTVE, su proposta del suo presidente, José Pablo López. In questo caso, RTVE non trasmetterebbe nemmeno la competizione. La Spagna si unisce così alla posizione di Irlanda, Slovenia, Islanda e Paesi Bassi e diventa il primo paese dei cosiddetti ‘Big Five’, tra cui ci sono Regno Unito, Francia, Italia e Germania, a prendere questa decisione. L’accordo, ha riferito RTVE, è stato approvato a maggioranza assoluta.
Proprio dalla Spagna è arrivata una delle prese di posizione più dure: il ministro della Cultura, Ernets Urtasun, ha dichiarato che il suo Paese non potrà partecipare «se non si riuscirà a espellere Israele». Anche il premier Pedro Sánchez, già lo scorso maggio, aveva chiesto l’esclusione dello Stato ebraico.
I Paesi Bassi si sono aggiunti alla lista dei paesi che esercitano pressioni sugli organizzatori dell’Eurovision Song Contest affinché escludano Israele dal concorso a causa della sua guerra nella Striscia di Gaza. L’emittente pubblica olandese AVROTROS, una delle decine di emittenti pubbliche che finanziano e trasmettono collettivamente il concorso, ha dichiarato che non parteciperà alla competizione del prossimo anno a Vienna se Israele parteciperà, “data la grave e continua sofferenza umana a Gaza”.
“L’emittente esprime inoltre profonda preoccupazione per la grave erosione della libertà di stampa: l’esclusione deliberata del giornalismo internazionale indipendente e le numerose vittime tra i giornalisti”, ha affermato in una dichiarazione.
L’emittente irlandese RTÈ ha rilasciato qualche giorno fa una dichiarazione simile, seguendo la strada già intrapresa dalla Slovenia.
RTÈ ha dichiarato che non prenderà parte all’Eurovision Song Contest del 2026, in programma a Vienna, “se Israele dovesse partecipare”. Lo riporta la BBC, citando una dichiarazione dell’emittente che ha detto di voler sciogliere le riserve solo quando l’EBU, organizzatrice dell’evento, prenderà la sua decisione su Israele. “La posizione di RTÈ – ha fatto sapere il broadcaster irlandese – è che l’Irlanda non prenderà parte all’Eurovision Song Contest del 2026, se Israele dovesse partecipare, e la decisione finale sulla partecipazione dell’Irlanda verrà presa l’EBU deciderà”. RTÈ si dice, inoltre, “profondamente preoccupata per l’uccisione mirata di giornalisti a Gaza, per il diniego di accesso al territorio ai giornalisti internazionali e per la difficile situazione degli ostaggi rimasti”.
L’Islanda ha dichiarato che potrebbe ritirarsi dal concorso e il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha chiesto che Israele venga escluso dalla competizione. L’Unione europea di radiodiffusione – EBU-UER, che gestisce il concorso, ha dichiarato che sta consultando i suoi membri su come “gestire la partecipazione e le tensioni geopolitiche” relative al concorso e che darà loro tempo fino a metà dicembre per decidere se vogliono partecipare.
La palla ora è all’EBU-UER, che deciderà nell’Assemblea Generale del 4 e 5 dicembre 2025 a Ginevra. Nell’attesa ha prorogato le scadenze per candidature e ritiri senza penali, segno che la controversia condiziona le scelte. Dal lato israeliano, l’emittente pubblica KAN conferma la presenza e rivendica il carattere culturale dell’evento. Ma il precedente della Russia nel 2022, esclusa dopo l’invasione dell’Ucraina, incombe molti broadcaster chiedono criteri generali, non decisioni ad hoc.
Al netto di eventuali ritiri per la questione israelo-palestinese, al momento i Paesi che dovremmo vedere all’Eurovision Song Contest 2026 sono: Albania, Australia, Austria (paese organizzatore), Azerbaigian, Cechia, Cipro, Croazia, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda (da confermare), Islanda (da confermare), Israele, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Montenegro, Norvegia, Paesi Bassi (da confermare), Regno Unito, San Marino, Serbia, Slovenia (da confermare), Spagna (da confermare), Svezia, Svizzera e Ucraina.
Aggiornamento: Sulle pagine de La Stampa del 25 settembre, la rubrica Buongiorno di Mattia Feltri ha trattato il delicato tema del possibile boicottaggio dell’Italia all’Eurovision Song Contest 2026, nel caso in cui partecipasse Israele.
Il giornalista scrive: “Tre consiglieri d’amministrazione della Rai […] hanno chiesto all’Italia di non partecipare all’Eurovision 2026 se di nuovo dovesse essere ammesso il (o la) rappresentante d’Israele. Quando mi chiedo che senso abbia boicottare i cantanti israeliani a causa di Bibi Netanyahu, mi si risponde che così è stato fatto coi cantanti russi a causa di Putin, ed è il classico modo di pensare da mozzaorecchi. Mi sembrerebbe invece tanto più saggio il contrario, ovvero riammettere i russi proprio perché si continuano ad ammettere gli israeliani.”
Il mio parere è che l’Italia deve partecipare all’Eurovision Song Contest 2026. Boicottare la gara non serve a nulla e penalizzerebbe solo gli artisti.
La discussione sulla possibile partecipazione di Israele all’Eurovision Song Contest 2026 da mesi è al centro di un dibattito politico e mediatico. Il tema della presenza israeliana, supportata dal secondo posto di Basilea, divide opinioni e suscita prese di posizione accese.
C’è chi invoca un boicottaggio della manifestazione da parte dei Paesi contrari alla presenza di Israele, ma questa strada appare poco sensata, soprattutto per l’Italia.
Perché il boicottaggio non serve. Il boicottaggio dell’Eurovision Song Contest sarebbe un gesto tutto sommato isolato, simbolico, ma inefficace. La rinuncia sarebbe superflua, un gesto che non inciderebbe realmente sulle decisioni dell’EBU-UER (European Broadcasting Union), unico organismo con la facoltà di stabilire chi può o meno concorrere.
L’Italia, inoltre, negli ultimi anni ha trovato nell’Eurovision Song Contest un’occasione di forte visibilità culturale e musicale. L’autoesclusione, di conseguenza, non consentirebbe all’industria musicale e televisiva del nostro paese di valorizzare i propri talenti su un palco internazionale.
Israele e il nodo politico. Sia chiaro, la presenza di Israele è discutibile, così come lo è stata in passato quella di altri Paesi coinvolti in conflitti. Se l’EBU-UER decidesse di escludere Israele, al pari di Russia e Bielorussia, la scelta avrebbe un senso di coerenza. Ma questa è una decisione che spetta alle istituzioni europee dell’evento, non ai singoli broadcaster. Che senso ha mettere questa pressione all’EBU-UER? Facendo un parallelismo con il calcio, non c’è stata nessuna particolare pressione sull’UEFA, che pare escluderà a breve la nazionale israeliana.
L’Italia, come gli altri partecipanti, può esprimere opinioni e prendere posizione, ma il ritiro dalla gara non è lo strumento adeguato per incidere.
L’Italia all’Eurovision Song Contest: una presenza che conta. Negli ultimi anni, l’Italia ha rafforzato la propria centralità all’Eurovision, anche grazie agli ottimi riscontri di artisti come Måneskin, Marco Mengoni e Lucio Corsi. Artisti che hanno amplificato l’importanza della musica di casa nostra anche in contesti difficili. Il cantautore di Ronciglione, due volte in gara all’Eurovision, è una presenza costante nelle playlist europee e nelle varie arene del Vecchio Continente. L’artista, secondo classificato a Sanremo 2025, partirà a breve per un tour europeo. Dimostrazione dell’importanza dell’Eurovision anche sul mercato musicale italiano. Abbandonare la competizione sarebbe un autogol culturale e strategico, soprattutto in un momento storico in cui la musica italiana gode di grande attenzione a livello internazionale.
La Rai, secondo il mio parere, deve assolutamente confermare la partecipazione all’Eurovision Song Contest 2026, indipendentemente dalla presenza o meno di Israele. Boicottare non serve, sarebbe una rinuncia inutile.
Il confronto politico sulla partecipazione di Israele va affrontato nelle sedi opportune, ma l’Eurovision Song Contest deve restare uno spazio di musica, confronto e condivisione culturale. L’Italia ha tutto l’interesse a esserci, nonostante Israele.
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