
Un caso politico internazionale rischia di scuotere le fondamenta della 70ª edizione dell’Eurovision Song Contest 2026 che dovrebbe tenersi presso la Wiener Stadthalle a Vienna, in Austria, dal 12 al 16 maggio 2026.
Il Cancelliere austriaco Christian Stocker, il segretario di Stato Alexander Pröll e il suo partito, l’ÖVP (Österreichische Volkspartei, Partito Popolare Austriaco), stanno pressionando affinché l’emittente pubblica austriaca ÖRF e la città di Vienna rinuncino ad ospitare l’Eurovision Song Contest 2026 nel caso Israele venga esclusa.
Tutto nasce da una crescente richiesta, promossa da alcuni Paesi europei – tra cui Spagna, Irlanda, Islanda, Slovenia e Paesi Bassi – di escludere l’artista israeliano dall’Eurovision Song Contest 2026. Una decisione ufficiale sarà probabilmente presa tramite votazione segreta dell’EBU-UER (Unione Europea di Radiodiffusione) a metà novembre.
La notizia è stata riportata dal tabloid austriaco Oe24, che riporta come questa decisione segua l’eco avuto dalle parole pronunciate dal Cancelliere tedesco Friedrich Merz nella giornata di ieri al programma ARD Tagesthemen, in cui ha chiesto il ritiro della Germania per “responsabilità storica” in caso di estromissione di Israele.
Un parlamentare del partito del Cancelliere Stocker, il Partito Popolare Austriaco (ÖVP), ha dichiarato a OE24 che “è impensabile vietare a un artista ebreo di venire a Vienna”. Dello stesso pensiero sono anche gli esponenti del partito liberale NEOS, facenti parte della coalizione del Governo Stocker e guidati dall’attuale Ministra degli Esteri Beate Meinl-Reisinger.

È bene precisare che, come twittato dal giornalista americano del New York Times Alex Marshall – che si occupa delle notizie europee e cha ha contattato l’ufficio del Cancelliere Stocker – non c’è stata un’espressa dichiarazione di rinuncia all’organizzazione in caso dell’esclusione di Israele.
Oltre alla polemica politica, il caso ha anche gravi implicazioni finanziarie. L’emittente pubblica austriaca ÖRF, in quanto vincitrice dell’edizione 2025, è contrattualmente obbligata a organizzare la prossima edizione. In caso di ritiro, l’ÖRF rischia penali fino a 26 milioni di euro, mentre la cifra totale per lo Stato austriaco potrebbe raggiungere i 40 milioni di euro.
Il direttore generale dell’ÖRF, Roland Weißmann, che è a favore della partecipazione di Israele alla 70° edizione dell’Eurovision Song Contest, avrebbe già informato il governo che il costo potrebbe dover essere coperto con fondi pubblici, se l’evento non si terrà in Austria.
Il Sindaco di Vienna, Michael Ludwig, ha definito l’esclusione di Israele “un grave errore”, ma la città sembra comunque intenzionata a ospitare l’Eurovision Song Contest, considerando gli alti introiti economici attesi dall’evento.
Ludwig, a fine settembre si era già espresso contro l’esclusione di Israele dall’Eurovision Song Contest. Come riportato dal Kronen Zeitung, Ludwig aveva così risposto ad una lettera inviatagli dal presidente ad interim dell’organizzazione European Jewish Congress Ariel Muzicant, l’ex-presidente del parlamento austriaco Wolfgang Sobotka e Daniel Kapp, imprenditore ed ex-portavoce del vice-cancelliere Josef Pröll: “Respingo categoricamente il boicottaggio degli artisti israeliani sulla base delle loro origini.”
Nella lettera Muzicant, Sobotka e Kapp avevano definito la possibile esclusione di Israele come una “violazione dei principi fondamentali dell’Eurovision” e una “vergogna per Vienna e tutta l’Austria”.
Nel frattempo, sarebbero in corso trattative riservate tra il Cancelliere Stocker e il Sindaco Ludwig per evitare una crisi politica ed economica che potrebbe compromettere l’immagine internazionale dell’Austria.
In attesa del voto decisivo di inizio novembre che sancirà o meno la partecipazione di Israele all’Eurovision Song Contest 2026 di Vienna va ricordato come esista una decisa spaccatura interna all’EBU-UER, con 4 paesi (Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia, Spagna) che hanno comunicato ufficialmente di essere pronti a ritirarsi qualora Israele prenda parte alla competizione e un fronte contrario alla sua esclusione guidato da Germania e Italia.
Secondo l’agenzia Reuters, la Ministra degli Esteri Beate Meinl-Reisinger aveva scritto agli omologhi di Spagna, Irlanda, Islanda, Belgio, Slovenia e Paesi Bassi una lettera in cui invitava i paesi a rinunciare al boicottaggio il prossimo maggio: “Come Ministro degli Esteri del Paese ospitante, sono profondamente preoccupata per il rischio di una frattura tra i membri dell’EBU-UER su questo tema. Una tale frattura non farebbe che aggravare la discordia e precludere opportunità di dialogo importanti tra artisti e pubblico, senza migliorare la situazione sul campo in Israele e a Gaza. Escludere Israele dall’Eurovision Song Contest o boicottare l’evento non allevierebbe la crisi umanitaria a Gaza né contribuirebbe a una soluzione politica sostenibile.”
Tra gli altri paesi in gara nell’ultima edizione San Marino ha confermato la sua partecipazione. La Norvegia dovrebbe esserci in qualsiasi caso mentre Danimarca e Finlandia ancora valutano la situazione, al pari di Polonia e Regno Unito, che sta tenendo un dialogo costante con l’EBU-UER.
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