🇦🇹 ESC 2026: Ammessa la bandiera della Palestina e nessuna copertura di fischi

I fischi non verranno coperti da applausi artificiali e la bandiera della Palestina sarà ammessa alla Wiener Stadthalle durante la 70ª edizione dell’Eurovision Song Contest 2026 che si svolgerà presso la Wiener Stadthalle a Vienna, in Austria, dal 12 al 16 maggio 2026.

L’annuncio è di ÖRF, l’emittente austriaca organizzatrice dell’evento, che dunque seguirà la stessa politica applicata nella scorsa edizione dal consorzio televisivo svizzero SGS SSR.

In conferenza stampa, l’executive producer di Eurovision 2026 per conto di ÖRF  Michael Krön, ha spiegato: “Approveremo tutte le bandiere ufficiali che esistono nel mondo, purché rispettino la legge e determinati criteri – dimensioni, rischi per la sicurezza e così via.”

Ma la vera novità è che a differenza degli ultimi due anni, non verranno coperte eventuali (verrebbe da dire prevedibili) manifestazioni di dissenso durante l’esibizione del rappresentante di Israele, né utilizzerà degli applausi registrati sopra di esse

A confermarlo, Stefanie Groiss-Horowitz, direttore dei programmi di ÖRF: “Non metteremo applausi artificiali, sopra i “boo”, in nessun caso; non abbelliremo nulla e non ci asterremo dal mostrare cosa succede, perché il nostro ruolo è presentare le cose come sono.”

Una scelta di campo precisa che è anche una parziale risposta alla polemica nata dopo l’assemblea generale di EBU che ha approvato a larga maggioranza la partecipazione di Israele ad Eurovision 2026, provocando il ritiro per protesta delle tv di Spagna, Paesi Bassi, Irlanda, Islanda e Slovenia.

Vedremo quali conseguenze produrrà questa importante apertura, che tuttavia sarà importante soprattutto per il pubblico che seguirà l’evento da casa. Nel 2024, con un intervento solo parziale, le manifestazioni di dissenso erano  comunque chiaramente udibili dalla tv (e dall’arena, possiamo assicurarvi invece che in alcuni momenti non si sentiva l’esibizione  quasi per niente). All’inizio ed alla fine dell’esibizione di Eden Golan erano stati invece inseriti degli applausi di rinforzo a quelli dell’arena (che in parte aveva comunque applaudito).

Lo scorso anno invece, come potete sentire qui, i fischi sono stati coperti da un filtro e chi ha seguito l’evento in tv non si è accorto granchè del dissenso, che invece abbiamo raccontato udibile (era visibile) dall’interno dell’arena. E anche in questo caso erano stati inseriti applausi artificiali di rinforzo (molti più dell’anno precedente).

Tra l’altro sono circolati in rete diversi video in rete di come sia Eden Golan che Yuval Raphael si siano preparate per l’Eurovision Song Contest anche allenandosi a cantare con persone che le urlavano e le fischiavano davanti.

Prima della vicenda Israele, l’ultimo celebre caso in cui EBU annunciò di aver usato filtri anti-fischio fu in occasione dell’esecuzione di Polina Gagarina nella serata finale ad Eurovision 2015: il pubblico in arena – casualmente sempre a Vienna- sovrastò di fischi l’esibizione dell’artista russa su “A million voices” ma in tv non si percepiva nulla.

Ciò si rese necessario dopo i fischi che toccarono alle gemelle Tolmachevy mentre cantavano “Shine” l’anno precedente e quelli con cui il pubblico dell’Apollo Eventim di Londra accolse Dima Bilan nel corso dell’evento celebrativo per i 60 anni del concorso. 

Talmente forti che il conduttore Graham Norton fu costretto a intervenire con un rimbrotto pubblico: “Ragazzi, questo è uno show e non la gara: non fischiate per favore”.

Questa situazione- fra l’altro ripetuta più volte perchè l’artista fu fatto uscire e rientrare, ma anche alla ripresentazione scattarono comunque i fischi –  andò in onda nel livestream dal teatro e fu invece  tagliata per le trasmissioni televisive dell’evento (quasi tutte in differita) e nelle successive versioni su YouTube.

Erano, ovviamente, gli inizi della tensione con la Russia, in quel periodo nell’occhio del ciclone sia per la fresca invasione della Crimea che per il lancio di politiche anti LGBT con la criminalizzazione dell’orientamento sessuale.

Dopo l’esperimento del 2015, l’anno successivo la tv svedese decise di non utilizzare il filtro: a Sergeij Lazarev – del resto anche più lontano dalle idee di Putin – andò meglio.

Rispondi