Italia: Marco Mengoni già pensa a come cambiare strada

Ecco le dichiarazioni a ‘Vanity Fair’ e a ‘Il Messaggero‘ del cantante che fa un bilancio dell’ultimo anno, annuncia una novità sul web e si dice pronto a sperimentare nuove cose.

Alla fine di un anno d’oro (dalla vittoria al Festival di Sanremo all’album, dal tour al premio agli European Mtv awards) Marco Mengoni si racconta a cuore aperto a Vanity Fair e a Il Messaggero.

“Siamo partiti da settembre scorso pensando al disco e al nuovo progetto. Certo, non mi immaginavo che avrebbe portato a tutto questo. C’è stato Sanremo, il tour, il live, siamo usciti al cinema con il video del concerto e sono molto contento di come è andata. Uscirà fra poco un’altra cosa sul web…ma non posso anticipare nulla”.

Già parla di voler stravolgere tutto: “A Los Angeles c’è il mio produttore, Michele Canova. Con lui ho cominciato a parlare del disco futuro. Adesso ho bisogno di scrivere e buttare giù tantissime cose. Ho voglia di osare di più. Non so, però, in che direzione andremo. Spero di fare la scelta giusta. Lo zoccolo duro dei miei fans è abbastanza abituato alle mie giravolte. Poveretti, si sono sorbiti cambiamenti davvero radicali. La musica va di pari passo con la tua vita. Se sei in una fase di stravolgimento si sente anche in quello che scrivi e canti. Per ora, comunque, stravolgimenti di vita non ne ho avuti. Diciamo che ho voglia di andare a fondo su quelle piccole schegge che sono state lanciate in Pronto a correre. Sono rimasto colpito da come sia cresciuto il pubblico da 4 anni a questa parte e, in particolare, da Sanremo in poi. Il mio modo di scrivere e di cantare è arrivato a molte più persone perché è diventato più semplice, più diretto e essenziale, per usare il titolo della canzone del Festival”.

A X Factor il virtuosismo serviva a colpire il pubblico: “Partecipare a un talent in quel modo ti spinge ad avere paura e quindi a far forza sulle tue virtù, rischiando di strafare e di essere sguaiato esagerando. Quando ne esci, capisci che molte cose possono essere evitate. E che certi virtuosismi puoi usarli quando servono”.

Ha mai pensato di fare pezzi a cappella? “Potrebbe essere un’idea per il prossimo disco. Con la voce mi alleno sempre, spesso faccio scat. Mi piace”.

L’aspetto fisico “conta. Gli artisti che preferisco, come David Bowie o Freddie Mercury, hanno sempre avuto anche un forte appeal estetico”.

Lui si piace: “Mi do un 7. Ci sono momenti in cui mi odio e vorrei spaccare lo specchio. Per il mio essere freddo, distratto. Perdo spesso le cose”.

Il suo stato civile? “Sono nubile, celibe, com’è che si dice? Insomma, single”. Ci gioca su: “Sono sempre stato un po’ matto. Da bambino, avrò avuto sei anni, mi lanciai a volo d’angelo in una piscina. L’acqua era alta un metro, e mi sono fatto un gran male. Forse feci peggio il primo giorno di lavoro da barista in uno stabilimento sul lago di Vico, a Viterbo. Avevo quattordici anni, e un grande desiderio d’indipendenza dai miei genitori, commercianti. Volevo emanciparmi, cominciare a pagarmi le cose da solo. È il turno dell’alba, i cacciatori dei boschi lì intorno vogliono i caffè alla svelta. Una signora mi chiede un cappuccino. Glielo metto sul bancone. È ustionante. Me lo tira addosso. Da allora non ho più sbagliato”.

Nel backstage del cofanetto #Prontoacorrereilviaggio viene descritto come un eroe: “Sono un eroe che piange. Se provo un’emozione forte, è facile che mi escano le lacrime. Per questo amo gli eroi latini, non quelli greci. E mi piace pensare di avere dei poteri, ma sono anche per il difetto che si vede”.

Che poteri sente di avere? “Sono un X-Man sul palco, su quell’accrocchio di ferro e legno. Io, che per timidezza non telefonavo agli amici, che fino a poco tempo fa avevo problemi a chiamare un taxi o un ristorante da prenotare, lì mi sento a casa: un ‘Cesare'”.

Che fa con quello che guadagna? “Anche la musica è in crisi. Non ho la macchina né molte spese oltre l’affitto. Mutuo è una parola troppo impegnativa per ora. Ma sulle passeggiate in moto non risparmio: ho una Triumph in una famiglia di patiti di Harley Davidson. I miei non mi hanno parlato per una settimana per avere ‘tradito’ il marchio”.

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