ESC 2016 – Ucraina: Jamala a supporto dei diritti LGBT

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Jamala | Джамала, la vincitrice dell’ultimo Eurovision Song Contest sale alle cronache in questi giorni per una lettera a sostegno della marcia per l’uguaglianza (Марш Рівності 2016| Equality March 2016), organizzata da Amesty International a Kiev per il prossimo 12 giugno in difesa dei diritti civili e contro ogni tipo di discriminazione.

Nella lettera, Jamala | Джамала chiede al sindaco della capitale ucraina, l’ex pugile Vitali Volodymyrovych Klitschko | Віта́лій Володи́мирович Кличко́ di impegnarsi in prima persona per la marcia per l’uguaglianza dei diritti LGBT e per garantire anche la sicurezza dei partecipanti.

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La cantante invita inoltre Vitali Klitschko a sostenere pubblicamente la libertà di espressione e di riunione e di condannare l’uso di discorsi di odio e di incitamento alla violenza. Va ricordato che anche in Ucraina la questione dei diritti civili è oggetto di profonde divisioni, con la presenza di frange estremiste fortemente politicizzate che si oppongono all’uguaglianza.

Da qui la decisione di organizzare una marcia per l’uguaglianza, che come si legge nella pagina di presentazione dell’evento “è una pacifica manifestazione per i diritti umani, che si presenta come realizzazione della libertà di riunione pacifica, della libertà di parola e di espressione per la comunità LGBT ed è organizzata per richiamare l’attenzione sui problemi incontrati dalle persone LGBT.”

L’appello di Jamala | Джамала e il suo sostegno ai diritti della popolazione omosessuale – peraltro non il primo in questo senso, ne parlò anche in occasione un concerto a Leopoli (Львів, Lviv) ai microfoni della BBC – suona come una prova d’appello per il primo cittadino della capitale, che tanto sta battendo per strappare proprio a Leopoli (Львів, Lviv) la possibilità di ospitare l’Eurovision Song Contest 2017.

Stando alla classifica di Rainbow Europe, un’organizzazione che monitora le violazioni dei diritti LGBT in tutto il continente, l’Ucraina si trova al 44esimo posto (su 49), un paese dove l’omofobia è particolarmente diffusa e l’influente chiesa ortodossa stigmatizza l’omosessualità con forza. Non certo un incoraggiamento a sentirsi al sicuro per i fan che dovessero recarvisi per assistere all’evento. 

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