Sanremo 2020: Amadeus conduttore, Mogol direttore artistico del Festival di Sanremo?

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A venti giorni dalla presentazione dei nuovi palinsesti Rai, sembra quasi fatta per Amadeus – in pole anche Alessandro Cattelan – alla conduzione della prossima edizione della kermesse canora, mentre la direzione artistica potrebbe spettare a Mogol, come riferisce Blogo in queste ore. Ovviamente nulla è ancora confermato e si tratta al momento di una pura indiscrezione. 

Ormai manca molto poco alla presentazione dei palinsesti Rai per la prossima stagione televisiva, e ora, a circa sei mesi di distanza dall’inizio di Sanremo 2020, finalmente potremo scoprire chi condurrà e dirigerà artisticamente il Festival della Canzone italiana di Sanremo targato 2020. 

Il direttore di Rai1, Teresa De Santis, alla vigilia della conclusione dell’ultima edizione aveva ipotizzato una conduzione corale tutta made in Rai, ma da allora non se ne è più parlato.

Nel frattempo e come sempre se ne parla tantissimo e in rete le indiscrezioni sui quelli che dovrebbero calcare il palco del Teatro Ariston di certo non si placa. Così, mentre aleggia ancora il nome di Alessandro Cattelan (ancora troppo giovane probabilmente per guidare un evento così importante) – e il conduttore Sky, intervistato da La Stampa, non smentisce: “Se ne parla. E mi fa piacere. Diciamo che in questo periodo le risposte non mancano” -, secondo gli ultimi aggiornamenti sembra quasi fatta per Amadeus. Infatti salvo sorprese dell’ultimo momento, pare quasi certo che a condurre Sanremo 2020 sarà proprio Amadeus che dopo settimane di indiscrezioni, da giorni viene dato come conduttore ufficiale, mancherebbe soltanto la firma, che dovrebbe esserci prima della pausa estiva, così come la conferma. 

L’ipotesi Amadeus è sostenuta da molti colleghi. Da Carlo Conti ad Antonella Clerici passando per Fiorello, in molti hanno spesso molte parole a suo favore. Eppure l’impressione è stata che qualcuno in casa Rai non fosse ancora convinto della scelta. Ma sembra che le cose siano cambiate. Nei prossimi giorni potrebbe arrivare la conferma ufficiale.

Il nodo della questione sembra essere, come raccontato da Blogo, quello della direzione artistica. Amadeus e il suo manager Lucio Presta vorrebbero che fosse cosa loro, mentre la Rai sembra che preferirebbe delegarla ad una figura di più diretta esperienza nel mondo discografico e musicale. In queste settimane si sono fatti i nomi di Mina (candidata dal figlio Massimiliano Pani, con tanto di apertura pubblica dell’amministratore delegato della Rai Fabrizio Salini),  Carlo Conti, che preferisce preservarsi per un suo futuro ritorno tra gli addetti ai lavori, Tony Renis (che ha già ricoperto questa carica nel 2004), Michele Torpedine (manager de Il Volo e Andrea Bocelli) e di Massimo Bonelli, direttore artistico e organizzatore del Concerto del Primo Maggio Roma, ma potrebbe spuntarla un terzo nome, secondo l’ultimissima indiscrezione, riportata da Blogo, potrebbe arrivare Mogol, dopo che le ultime due edizioni del concorso canoro erano state affidate a Claudio Baglioni.  

“Con Amadeus conduttore di Sanremo 2020, secondo quanto risulta a Blogo, potrebbe esserci Mogol alla direzione. Giulio Rapetti, questo il suo nome, metterebbe così la sua enorme esperienza al servizio della kermesse canora che come autore ha vinto in più occasioni. Un nome prestigioso che sembrerebbe all’altezza del 70esimo anniversario che il Festival festeggerà il prossimo anno”, si legge sul sito.

Giulio Rapetti, questo il suo nome, metterebbe così la sua enorme esperienza al servizio della kermesse canora che come autore ha vinto in più occasioni. Un nome prestigioso che sembrerebbe all’altezza del 70esimo anniversario che il Festival festeggerà il prossimo anno. Mogol, oltre ad essere apprezzatissimo autore e oltre ad aver collaborato con i più importanti artisti della scena musicale italiana, è anche Presidente del Consiglio di gestione della SIAE. Proprio in questa veste alcuni mesi fa aveva preso posizione a favore della proposta di legge, da parte del Parlamento europeo, della Riforma del diritto d’autore – approvata in via definitiva il 26 marzo 2019 -, esortando i parlamentare a dare il loro appoggio alla tanto discussa Direttiva. Oltre al celebre autore, che è anche presidente della SIAE, hanno aderito all’appello, tra gli altri, Ennio Morricone, Paolo Conte e Nicola Piovani, che avrebbe voluto imporre alle radio il passaggio di una canzone italiana ogni tre.

L’unico problema del maestro potrebbe stare nella rigidità dei suoi gusti e delle sue scelte, a volte poco contemporanee. Mogol infatti ha le idee molto chiare riguardo a quello che, secondo lui, è fatto bene e cosa no. Ma come tutti può anche sbagliare… come fa notare il sito Spetteguless il Maestro lo scorso anno giudicò Soldidi Mahmood con queste parole “La canzone è carina e lui mi sembra un ragazzo umile, forse il testo si potrebbe migliorare”.

Un’altro problema del Festival di Sanremo però sta nel suo delicato equilibrio tra le parti: la Rai, le case discografiche e i cantanti. Chi va a guidare una manifestazione di questo tipo deve necessariamente essere lontano da queste dinamiche, non tacciabile di conflitto di interessi visto anche il caos generato dalla gestione Baglioni / Salzano. Pur non volendo assolutamente mettere in dubbio la buona fede dei nomi sopra citati, il rischio potrebbe esserci.

L’unico nome che ha un’autorità tale unita ad una conoscenza della musica e dei suoi meccanismi da essere la scelta perfetta, semmai concretizzabile: Mina. La cantante metterebbe d’accordo tutti in quanto donna di esperienza (e sarebbe la prima donna a ricoprire questo ruolo), con un forte carattere e poco incline a pressioni da qualsiasi tipo di potere.

Inoltre Mina rimane una delle poche artiste con una costante attenzione al mondo dei giovani. Per farvi capire è un’artista che ascolta qualsiasi demo o provino le venga mandato e che nei suoi dischi ha scelto canzoni che le piacevano e mai in base al nome di chi le avesse composte. Sopratutto parliamo di un’artista fuori da ogni possibile sospetto di conflitto di interessi. Certo bisognerebbe riuscire a convincerla e, sopratutto stare ai suoi termini, senza imposizioni.

I prossimi giorni saranno decisivi a capire se il tandem Amadeus-Mogol diventerà realtà.

Un’edizione particolarmente importante sarà quella del 2020, celebrativa della storia del Festival. La numero 70 sarà sembra essere infatti destinata ad essere particolarmente autocelebrativa (molto più del solito).

Ogni anno si dice che il Teatro Ariston di Sanremo sia troppo piccolo per ospitare un evento così prestigioso. È di questa idea Paolo Bonolis che nel 2017 si auspicava che il Festival si trasferisse in una location più ampia. L’ipotesi era stata presa in considerazione dal sindaco di Sanremo Alberto Biancheri che il 9 febbraio 2018, in conferenza stampa, disse: “Ci stiamo pensando seriamente, d’altronde è una richiesta della Rai, quella di avere uno spazio più grande per uno spettacolo in crescita sempre più visto anno dopo anno. Sul piano urbanistico, stiamo pensando ad una struttura di 3 o 4mila posti, ci sarebbero privati interessati a farlo ed è uno dei nostri progetti portati avanti in finance project, non è semplice, va approfondito e lo stiamo portando avanti con i privati perché Sanremo ha bisogno di nuove strutture, a soprattutto strutture più adeguate per i flussi turistici: un obiettivo ambizioso ma non solo per il festival ma per la città in generale.Si tratta di un’opera sui 50-60 milioni di euro e realizzarla entro il 2020 è impossibile, ci vogliono almeno 5 o 6 anni anche solo per ottemperare agli obblighi dal punto di vista burocratico.”

Se a questo aggiungiamo il fatto che l’accordo tra il comune e la Rai è triennale (2018-2020) pare certo che Sanremo 2020 vada in onda dal Teatro Ariston.

Dopo le polemiche che sono seguite alla vittoria di Mahmood con Soldi, che ha ricevuto al televoto quasi quattro volte in meno i voti di Ultimo, la RAI e alcuni esponenti del governo (Di Maio) hanno annunciato che il regolamento potrebbe cambiare, cancellando in toto il voto della giuria e della sala stampa, per lasciare l’intera decisione al pubblico da casa.

A metà maggio l’Amministratore Delegato della Rai Fabrizio Salini ha incontrato alcuni professionisti del settore musicale (il discografico e manager Stefano Senardi, il manager e promoter Francesco Barbaro, l’imprenditore Massimo Bonelli, il presidente della FIMI Enzo Mazza, i discografici Caterina Caselli e suo figlio Filippo Sugar, il giornalista Andrea Spinelli) per discutere della composizione delle giurie, dei meccanismi di voto e dei possibili conflitti d’interessi. Ad oggi non sono trapelate indiscrezioni sul lavoro di questo super team di esperti ma probabilmente a settembre ne sapremo di più al riguardo. 

Per il momento non resta che attendere comunicazioni ufficiali.