
Il futuro del Festival di Sanremo 2026 resta incerto, ma un passo importante è stato compiuto, la Rai ha ufficializzato la propria partecipazione al bando indetto dal Comune della Città dei Fiori per l’assegnazione dell’organizzazione della kermesse.
La decisione è arrivata al termine di una riunione straordinaria del Consiglio di Amministrazione, convocata proprio per deliberare sulla questione.
Il bando, pubblicato dopo la sentenza del TAR della Liguria che ha imposto al Comune di indire una gara pubblica, prevede che le domande vengano presentate entro lunedì 19 maggio 2025. Tuttavia, il 22 maggio è attesa una pronuncia decisiva del Consiglio di Stato, che potrebbe annullare o confermare l’obbligo del bando. In caso di ribaltamento della sentenza, la Rai potrebbe mantenere il controllo del Festival senza ulteriori competizioni.
Il bando comunale impone condizioni economiche più stringenti rispetto alla convenzione attualmente in vigore con la Rai: chi si aggiudicherà l’organizzazione del Festival dovrà corrispondere al Comune almeno 6,5 milioni di euro, contro i 5 milioni attuali, e garantire l’1% su tutti gli introiti pubblicitari e di sfruttamento del marchio.
Tra i requisiti richiesti: essere un’emittente a diffusione nazionale in chiaro, con un canale generalista e un’esperienza significativa nella produzione di grandi eventi. L’operatore selezionato dovrà inoltre farsi carico di tutti i costi di realizzazione del Festival, compresi gli eventi collaterali e un palco esterno collegato alla diretta televisiva.
La Rai ha deciso di partecipare “per non perdere l’opportunità” in attesa della sentenza del Consiglio di Stato. Al contrario, Mediaset si è già chiamata fuori per voce di Pier Silvio Berlusconi, mentre Warner e altri grandi gruppi internazionali sembrano osservare con interesse. La competizione, comunque, resta aperta.
Va sottolineato che alcune clausole del bando sembrano tagliate su misura per la Rai: tra le richieste, anche la copertura di eventi storici come Sanremo in Fiore e almeno due manifestazioni collaterali, da trasmettere in diretta o in leggera differita. Impegni che il servizio pubblico ha sempre assolto attraverso i propri telegiornali e programmi del daytime, ma che potrebbero rappresentare un ostacolo per altri operatori.
Tutto dipenderà dalla sentenza attesa il 22 maggio. Il caso è nato da un ricorso presentato da Sergio Cerruti, presidente dell’AFI (Associazione Fonografici Italiani), che ha contestato l’affidamento diretto alla Rai come lesivo della concorrenza. In gioco non c’è solo il Festival, ma anche la gestione del marchio e della macchina mediatica che ruota attorno alla più importante vetrina della musica italiana.
Se la gara sarà confermata, la Rai dovrà affrontare per la prima volta da decenni un vero confronto competitivo. In caso contrario, la manifestazione proseguirà sotto la sua storica regia. Il verdetto del Consiglio di Stato non deciderà solo chi organizzerà il Festival, ma anche il futuro assetto della manifestazione più amata dagli italiani.
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