
Mentre per anni Vienna è stata la città simbolo della musica e degli eventi in Austria, stavolta potrebbe essere Innsbruck a conquistare il palcoscenico più ambito, quello dell’Eurovision Song Contest 2026. La città tirolese, incastonata tra le maestose Alpi, sta infatti mostrando un entusiasmo e un’ottimismo notevoli in vista della decisione finale sull’assegnazione dell’evento.
Il Consiglio comunale di Innsbruck, spesso meno protagonista nelle cronache rispetto alla più famosa capitale austriaca, ha fatto sentire la propria voce con sicurezza. Johannes Anzengruber, sindaco di Innsbruck, ha infatti dichiarato ai media tedeschi che le possibilità della città sono tutt’altro che trascurabili: “Le nostre chances sono buone. Il nostro progetto, la nostra ambizione e il nostro impegno sono stati accolti con grande favore.”
Una delle armi vincenti di Innsbruck, sottolinea il primo cittadino, è la compattezza della città: “Tutti gli eventi si svolgono a meno di 15 minuti a piedi l’uno dall’altro.” Aggiunge inoltre che raggiungere Innsbruck è semplice, sia in aereo, treno o auto privata, smontando così un possibile punto debole della candidatura.
Peter Paul Molk, responsabile dell’ufficio turismo municipale, ha puntato sulla voglia di innovazione: “Speriamo che i decisori scelgano di tentare qualcosa di nuovo.” Un punto di forza decisivo è l’“Olympiahalle”, storico palazzetto dello sport rinnovato di recente, con una capienza che supera i 15.000 spettatori, pronto ad ospitare le spettacolari serate dell’Eurovision Song Contest.
La competizione per ospitare il contest più importante della musica europea è ormai agli sgoccioli. Rimangono solo due città in lizza: la tradizionale Vienna e la nuova aspirante Innsbruck. L’ÖRF, la televisione nazionale austriaca, annuncerà la città vincitrice il prossimo 20 agosto, tra le 7:30 e le 8:30 del mattino. L’attesa è altissima, poiché la scelta definirà il volto dell’evento di maggio 2026, anche se la data esatta della finale – tra il 16 e il 23 maggio – non è ancora stata ufficializzata.
Roland Weißmann, direttore generale dell’ÖRF, ha definito entrambe le città “forti contendenti in grado di ospitare il più grande evento televisivo di intrattenimento al mondo.” Anche Michael Krön, produttore esecutivo di Eurovision Song Contest, ha elogiato la creatività e la dedizione dei team di progetto di Vienna e Innsbruck.
Vienna, da sempre capitale culturale e musicale, sembra incarnare la tradizione e l’esperienza nel campo degli eventi di portata internazionale. Dall’altra parte, Innsbruck, capoluogo del Tirolo occidentale, punta sull’innovazione e sullo spirito olimpico. La città ha infatti candidato il complesso “OlympiaWorld”, costruito per le Olimpiadi invernali del 1964, con la “Olympiahalle” come arena principale. Questo impianto, con una capienza di circa 12.000 posti, è abituato ad ospitare grandi eventi sportivi e musicali ed è stato già protagonista nella selezione per Eurovision Song Contest 2015, quando Innsbruck arrivò tra le ultime tre città in corsa.
Oggi, forte dell’esperienza accumulata, di infrastrutture rinnovate e di un entusiasmo palpabile, Innsbruck si presenta come una candidatura solida e piena di promesse, pronta a riportare l’Eurovision Song Contest in una cornice alpina suggestiva e dinamica.
Manca ormai poco a fine mese quando sapremo se sarà Vienna o Innsbruck ad ospitare la 70ª edizione dell’Eurovision Song Contest 2026 che si svolgerà in Austria, in seguito alla vittoria di JJ con la canzone “Wasted love” nell’edizione precedente,
L’Austria si prepara a organizzare per la terza volta un’edizione del più grande evento musicale europeo (dopo quelle del 1967 e 2015), che si terrà a maggio 2026.
Vienna con lo slogan “Europe, shall we dance?” o Innsbruck con il claim “Together on Top”, due opzioni comunque valide.
Per Innsbruck, l’Eurovision Song Contest sarà la prima volta, e sicuramente sarà una occasione storica per l’Olympiahalle (un impianto sportivo polivalente al coperto che può ospitare fino 12.000 spettatori) visto che l’evento celebrerà i 70 anni; per Vienna invece sarà la terza volta che ospiterrà l’evento dopo, il 1967 presso la Großer Festsaal der Wiener Hofburg ed il 2015 presso la Wiener Stadthalle.
Le due città sono state invitate a perfezionare i loro concetti e presentare un’offerta finale. Il Direttore Generale dell’ÖRF Roland Weiβmann è entusiasta: “Con Vienna e Innsbruck abbiamo due opzioni molto interessanti. Fondamentalmente, entrambi offrono le condizioni appropriate per ospitare il più grande evento di intrattenimento televisivo del mondo. Attendiamo con impazienza i prossimi passi e ulteriori scambi nelle prossime settimane.”
Michael Krön, produttore esecutivo dell’Eurovision Song Contest 2026, ha aggiunto: “Ringrazio i team di progetto di entrambe le città per le loro applicazioni complete e altrettanto creative. Sulla base dei documenti, stiamo avviando negoziati e ci prenderemo il tempo per discutere in dettaglio tutti gli aspetti rilevanti”.
La decisione riguardante la scelta della città ospitante è fissata per la fine del mese di agosto 2025.
Inoltre, ono stati annunciati i membri dello staff organizzativo dell’evento: Michael Krön (già produttore del campionato europeo di calcio 2024) sarà il produttore esecutivo dell’evento, mentre la regia sarà affidata a Stefan Zechner (capodelegazione dell’Austria all’Eurovision Song Contest). Ad essi si aggiungono Daniel Hack come direttore artistico, Christine Tichy come produttore tecnico, Oliver Lingens come responsabile dell’evento, Iris Keutter come responsabile delle finanze e Martin Szerencsi come responsabile legale.
I Paesi che hanno confermato la loro partecipazione all’Eurovision Song Contest 2026 al momento sono 21. Nel dettaglio: Albania, Austria (paese organizzatore), Azerbaigian, Cipro, Danimarca, Finlandia, Germania, Grecia, Israele, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Norvegia, Paesi Bassi, San Marino, Serbia, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito.
La situazione è in evoluzione. Di Israele si riparlerà ad Ottobre. L’emittenti pubbliche dei paesi aderenti ad EBU-UER sono divise sull’opportunità di far gareggiare Israele la cui emittente pubblica però, come più volte ricordato anche dai vertici EBU-UER, non sta violando alcun codice di condotta o valoriale in quanto non è controllata dal Governo e sta dando ampio spazio alle protese anti-Netnayahu, per questo, fra l’altro il primo ministro ha cercato più volte di chiuderla.
Il primo giro di colloqui fra i Paesi è andato a vuoto con le grandi (Italia, Germania) insieme ad Austria, Svizzera, Grecia e Cipro schierate in favore di Israele – e fra l’altro le prime due anche paventando un possibile ritiro in caso di decisione contraria alla partecipazione – e un fronte molto compatto ma composto in gran parte da piccoli paesi (a parte la Spagna, Islanda, Slovenia, Belgio, Irlanda) contro la partecipazione. Si tratta in gran parte di coloro che protestano da due edizioni. EBU-UER ha preso tempo, demandando ogni decisione all’autunno, agli sviluppi della guerra. e ha dato il via a colloqui singoli.
Nell’anno del 70º anniversario dell’Eurovision Song Contest l’obiettivo dell’EBU-UER è includere più Paesi possibile e non escludere e come più volte sottolineato, difficilmente EBU-UER prenderà decisioni drastiche ed in solitario rispetto ad altri organismi politici (federazioni, contesti internazionali). Una delle opzioni possibili, forse la più realistica nel caso in cui la situazione dovesse precipitare o dovesse formarsi una forte maggioranza contro Israele è lo stop per un anno. Certo però che viene in mente come nulla sia stato fatto a fronte dei 100.000 sfollati con 30.000 morti nel conflitto armeno-azero.
Obiettivo 44 Paesi. Per l’edizione dei 70 anni, l’UER’EBU ha messo nel mirino il record dei Paesi partecipanti. Traguardo lontano al momento, visto che negli ultimi anni fra partecipazioni cancellate, paesi banditi e rinunce, non si è andati oltre i 37. Più realistico, al momento l’obiettivo della cifra tonda, per esempio col recupero di Romania e Moldavia. TVR è stata invitata ad un songwriting camp organizzato da autori rumeni. Lo sfogo dell’emittente pubblica contro il sistema musicale nazionale, accusato solo di “succhiare soldi” senza offrire le proposte migliori per l’Eurovision Song Contest ha lasciato il segno, ma TVR manca da due anni e da quelle parti il concorso ha tanti fan; TVM, ritiratasi clamorosamente in corsa, a finale nazionale avviata, fece chiaramente capire il problema, senza troppi giri di parole, mettete sul piatto soldi e proposte convincenti o andiamo a fare figure meschine. Difficile che possa andare in scena un’altra edizione senza l’area danubiana, vista anche la perdurante – e per il momento senza alternative – assenza di Bulgaria e Slovacchia (con la seconda più avanti della prima per un possibile ritorno, che comunque sicuramente non sarà nel 2026).
Il quarantesimo slot dovrebbe essere quello di Monaco. La famiglia reale ha da poco riformato il sistema radio tv, fondando una nuova tv tutta monegasca e pubblica dopo che TMC è finita risucchiata nel vortice dell’editore privato francese Bouygues, diventando di fatto la filiale monegasca di TF1. Ci sono già a budget 100.000 euro per l’Eurovision Song Contest, il debutto è saltato nel 2024 perchè TV Monaco e Monaco Info, i due differenti canali tv controllati dalla famiglia reale – quindi dallo Stato – si fonderanno in una sola nuova realtà il 1 settembre. Sarà questa, finanziata co una partnership pubblico-privato, probabilmente, a partecipare all’Eurovision. Monaco manca dal 2006. Non resta che attendere.
Restano in ballo due caselle. Una è quella del Kazakistan. Khabar Agency è membro associato EBU-UER (come l’australiana SBS) e per diversi anni ha partecipato come invitata allo Junior Eurovision Song Contest. Si lavora al suo debutto all’Eurovision Song Contestdei grandi, da sempre il vero obiettivo dell’emittente pubblica. Sarebbe un bel colpo, ma chissà che diranno coloro che si oppongono ad Israele di un Paese non esattamente democratico e sicuramente filorusso.
L’altra casella è quella della Macedonia del Nord. L’emittente pubblica macedone MRT (MPT/PTC) manca da Torino 2022. Nel 2024 sono stati allocati dei fondi per l’Eurovision Song Contest ma il ritorno non si è concretizzato. EBU-UER ha bisogno di puntellare quella zona in un momento in cui manca anche la Bosnia Erzegovina (la cui emittente pubblica federale è stata spedita ad un passo dal collasso dall’entità serbo-bosniaca che le ha sottratto i fondi, che spera però dovrà restitutire) e dopo un anno in cui tutte le canzoni dei Paesi della ex Jugoslavia sono state eliminate in Semi-Finale. L’emittente pubblica macedone continua a partecipare allo Junior Eurovision Song Contest, molto più economico e anche qui è questione forse di trovare un partner finanziario.
Infine, ultima ma non ultima la Turchia. Ritiratasi dopo il 2012 per decisione dell’emittente pubblica turca TRT, su indicazione dell’attuale presidente della Turchia Recep Tayyip Erdoğan, la Turchia ciclicamente dice di voler tornare nonostante abbia più volte prostestato contro quella che ritiene una eccessiva presenza di figure del mondo LGBT. EBU-UER sta facendo pressioni per un rientro auspicato da tanti se non altro per le sonorità, se tornasse nell’anno in cui probabilmente ci sarà al timone dell’evento quella Conchita Wurst più volte contestata proprio dai vertici di TRT, sarebbe un curioso contrappasso.
Qualunque sarà la scelta, l’Austria promette uno spettacolo memorabile, con una finale seguita da oltre 170 milioni di spettatori in tutto il mondo.
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