🇦🇹 ESC 2026: Il 10 dicembre l’annuncio del numero dei partecipanti?

L’Eurovision Song Contest 2026 si terrà come previsto a Vienna, ma la nuova edizione è già segnata da tensioni e polemiche internazionali. Vienna prepara l’evento mentre in Europa cresce il dibattito politico e culturale.

L’Eurovision Song Contest 2026, che si terrà a Vienna, nasce sotto il peso di una frattura europea senza precedenti. Dopo la conferma da parte dell’EBU della partecipazione di Israele, quattro Paesi — Spagna, Irlanda, Paesi Bassi e Slovenia — hanno già annunciato il boicottaggio dell’evento. L’Islanda, nel frattempo, sta “considerando la propria posizione”.

La decisione dell’European Broadcasting Union è arrivata dopo un acceso confronto interno, ma senza alcuna votazione formale: per il 2026, Israele sarà in gara. Una scelta che ha acceso ulteriormente il dibattito, già alimentato dalla guerra a Gaza e dalle accuse di interferenze nel televoto dell’edizione 2025, dove Israele si era classificato secondo.

Secondo il presidente di RTVE, José Pablo López, ciò che è accaduto “conferma che Eurovision non è un concorso musicale, ma un festival dominato da interessi geopolitici”. La tv irlandese RTE ha definito la propria uscita “un atto di solidarietà”, mentre il premier Micheál Martin ha ricordato il ruolo dei giornalisti uccisi a Gaza: “Senza di loro non conosceremmo gli orrori del conflitto”.

Nonostante le tensioni, altri grandi Paesi — tra cui Regno Unito, Francia e Germania — hanno ribadito il loro sostegno all’evento. Londra ha ricordato che Eurovision è “una celebrazione non politica di musica e cultura”, mentre Parigi ha espresso soddisfazione perché l’EBU “non ha ceduto alle pressioni”.

In Israele, intanto, la reazione è mista: “È uno show che si dice sia musicale, ma alla fine è molto politico”, ha commentato una residente di Tel Aviv, pur dicendosi sorpresa positivamente della conferma della partecipazione.

Anche in Italia il dibattito sta crescendo. L’Unione Sindacale di Base – Coordinamento RAI ha lanciato una petizione chiedendo a Viale Mazzini di unirsi al boicottaggio.

Secondo il testo dell’appello, “ritirare l’Italia da Eurovision 2026 manderebbe un chiaro segnale di dissenso verso le azioni del governo israeliano”. La partecipazione, sostengono, equivarrebbe a un “tacito assenso”.

Il Coordinamento RAI parla di “valori di dignità umana, uguaglianza e giustizia per tutti i popoli” e auspica che la tv pubblica italiana possa assumere una posizione “etica e simbolica”, allineandosi ai Paesi che hanno già annunciato il ritiro.

La petizione ha già raccolto le prime adesioni, tra cui quella del Circolo Gap di Roma.

Il direttore dell’evento, Martin Green, ha confermato che il numero dei Paesi in gara potrebbe scendere a circa 35, contro i 37 dell’edizione 2025. Secondo Green, almeno “cinque broadcaster ritengono con passione che Israele non debba partecipare”. L’elenco definitivo dei partecipanti potrebbe essere pubblicato il 10 dicembre. Si vocifera che sarà anticipato al 2026 un debutto inizialmente previsto per 2027.

Nonostante ciò, l’EBU ribadisce una linea chiara: “L’Eurovision Song Contest deve mantenere un senso di neutralità”. Il dibattito interno, raccontano i dirigenti, è stato “franco, onesto e commovente”.

Dopo settimane di pressioni e dibattiti interni all’EBU, la partecipazione di Israele all’Eurovision Song Contest 2026 è stata ufficialmente confermata. La decisione è arrivata in seguito all’assemblea generale dell’EBU tenutasi a Ginevra, dove non si è proceduto ad alcuna votazione sulla possibile esclusione di KAN, la Israeli Public Broadcasting Corporation.

Con questa scelta, Israele sarà regolarmente in gara nell’edizione del 2026, che si terrà a Vienna.

A rappresentare Israele all’assemblea sono stati il CEO di KAN, Golan Yochpaz, e la delegata all’EBU Ayala Mizrahi, protagonisti di un intervento acceso davanti ai delegati dei vari Paesi membri.

Durante il suo discorso, Yochpaz ha denunciato il tentativo di estromissione di Israele dal contest, definendolo senza mezzi termini un “boicottaggio culturale”: “Il tentativo di rimuovere KAN dal contest può essere interpretato solo come un boicottaggio culturale. Può iniziare oggi – con Israele – ma nessuno sa dove potrebbe finire o chi potrebbe danneggiare in futuro”.

Il CEO ha messo in guardia i membri dell’EBU sull’impatto di una simile decisione, chiedendo se le emittenti pubbliche europee fossero davvero disposte ad avallare un precedente che potrebbe limitare la libertà di espressione e di creazione, soprattutto in un’edizione simbolica come quella del 70° anniversario dell’Eurovision.

Yochpaz e Mizrahi hanno chiarito che KAN non ha preso parte ad alcuna attività vietata per influenzare i risultati dell’ultima edizione, nella quale l’artista israeliano Yuval Raphael si era classificato al secondo posto. Una posizione confermata anche dall’EBU, che ha escluso irregolarità nella partecipazione di Israele.

“Siamo orgogliosi degli artisti e delle canzoni che abbiamo portato all’Eurovision. Molti dei nostri brani hanno ottenuto successo globale. Non mi scuserò per questo”, ha aggiunto Yochpaz.

Secondo KAN, la conferma della partecipazione è il risultato di un lungo lavoro diplomatico condotto dall’emittente israeliana con il supporto del Presidente dello Stato di Israele, Isaac Herzog.

Nel corso dei mesi, KAN ha mantenuto un dialogo costante con l’EBU, con diverse emittenti europee e con l’Austria, Paese ospitante dell’edizione 2026.

Un momento chiave è stato l’incontro avvenuto a Gerusalemme tra Yochpaz, il CEO dell’emittente austriaca Roland Weissmann e il Presidente Herzog. In quell’occasione, Weissmann aveva ribadito il proprio impegno affinché Israele potesse prendere parte alla competizione.

Con il mancato voto dell’EBU, Israele potrà quindi partecipare all’Eurovision 2026 senza ulteriori ostacoli. La conferma arriva in un clima internazionale complesso, in cui diversi Paesi hanno espresso posizioni critiche o annunciato boicottaggi.

Per KAN, però, la decisione sancisce non solo la legittimità della propria presenza, ma anche la difesa della libertà creativa che l’Eurovision dichiara da sempre di rappresentare.

Mentre l’Europa discute, Vienna prosegue nei preparativi per quello che sarà uno degli Eurovision più osservati della storia recente.

Il 12 gennaio 2026 è in programma il primo appuntamento ufficiale della stagione: Semi-Final Allocation Draw e Cerimonia di consegna della manifestazione alla città ospitante.

La timeline pubblicata dall’organizzazione conferma un percorso ben definito:

  • Marzo 2026 – Chiusura delle iscrizioni dei brani
  • Fine marzo – Consegna della Wiener Stadthalle alla produzione e avvio della costruzione del palco
  • 10 maggio – Opening Ceremony & Turquoise Carpet
  • 12 maggio – Semi-Finale 1
  • 14 maggio – Semi-Finale 2
  • 16 maggio – Grand Final

Vienna sarà interamente vestita a festa: dall’aeroporto ai mezzi pubblici, fino alle principali vie del centro. In Rathausplatz sorgerà l’Eurovision Village, con otto giorni di concerti gratuiti, maxischermi, DJ set e attività per fan e visitatori.

Il programma “Vienna OffStage” offrirà inoltre tour culturali, workshop ed eventi dedicati alle delegazioni e alla stampa internazionale, trasformando la capitale austriaca in un grande palcoscenico diffuso.

La 70ª edizione del contest si preannuncia come una delle più delicate della storia: un terreno in cui musica, diplomazia culturale e tensioni geopolitiche si intrecciano più che mai.

Mentre l’EBU difende la neutralità dell’evento e Vienna costruisce uno show ambizioso, l’Europa si divide tra chi vede Eurovision come ponte culturale e chi lo considera un mezzo per esprimere dissenso politico.

L’unica certezza, per ora, è che Eurovision 2026 sarà molto più di una semplice competizione musicale: sarà uno specchio delle contraddizioni, delle speranze e dei conflitti del nostro continente.

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