
Oggi, negli Studi di Corso Sempione a Milano della Rai, il direttore artistico del Festival di Sanremo Carlo Conti e il direttore di Raiuno Giancarlo Leone hanno presentato ai giornalisti italiani in anteprima le 20 canzoni che saranno in gara al prossimo Festival di Sanremo, che comincerà il 9 febbraio e durerà fino al 13 febbraio.
Come ormai da qualche anno, la stampa collettivamente è stata invitata ad un ascolto in anteprima ed in sequenza delle canzoni in gara nella sede RAI di Milano: “Quest’anno ci sono tanti sapori diversi, c’è ancora più varietà dell’anno scorso, pur rimanendo sempre nel pop”, ha commentato alla fine Conti.
Il tema dominante è come sempre l’amore (spesso quello perduto), quest’anno condito spesso da venature malinconiche e nostalgiche. In un livello mediamente buono, si trovano tante ballate melodiche, qualche pezzo su misura per le radio e un pizzico di rock.
Ecco le canzoni di Sanremo descritte da Francesco Chignola di TV, Sorrisi e Canzoni:
•Annalisa Scarrone – “Il diluvio universale” (The great flood) (Diego Calvetti – Annalisa Scarrone): Annalisa affronta il suo quarto Sanremo con un brano molto bello e ambizioso, caratterizzato dalla sua voce potentissima e precisa, con un testo imprevedibile («E intanto preferisco sognare perché è così che mi lascio andare») che cela un misto di nostalgia e consapevolezza. Il brano, firmato da Diego Calvetti (ma il testo è scritto a quattro mani con la stessa Annalisa) forse non è il più immediato di questa edizione, ma crescerà con gli ascolti.
•Arisa – “Guardando il cielo” (Looking at the sky) (Giuseppe Anastasi – Giuseppe Anastasi): Bastano poche note di pianoforte per riconoscere quello che è indiscutibilmente un brano di Arisa (è firmato, ancora una volta, dal suo autore storico Giuseppe Anastasi) e ne danno conferma l’arrangiamento orchestrale pulito e raffinato, e la sua voce cristallina. Non si tratta però di una canzone d’amore, quanto di un brano in cui Arisa esprime l’idea che ci sia qualcosa al di là della vita («Tu chiamala magia, io lo chiamo Universo»).
•Alessio Bernabei – “Noi siamo infinito” (We are infinite) (Dario Faini, Ivan Amatucci – Roberto Casalino): L’anno scorso fu Nek con «Fatti avanti amore» a sorprendere l’Ariston con un brano che si avvicinava alla dance, quest’anno tocca ad Alessio Bernabei, ex voce dei Dear Jack. La canzone ha un testo di Roberto Casalino e musiche di Dario Faini e Ivan Amatucci. Si tratta, come detto, di un brano veloce e «ballabile» con un arrangiamento pop elettronico. Il testo romantico (uno dei pochi amori «positivi» di questo Festival) racconta un sentimento che non deve farsi abbattere dagli incidenti di percorso.
•Morgan e i Bluvertigo – “Semplicemente” (Simply) (Marco Castoldi – Marco Castoldi): Il brano con cui i Bluvertigo tornano a Sanremo è scritto interamente da Marco «Morgan» Castoldi. L’arrangiamento inserisce tocchi barocchi in una canzone che guarda sia alla sperimentazione che alla tradizione della canzone italiana (inclusa quella sanremese) con un testo che parla dell’anelito alla semplicità (si elencano nelle strofe gesti e situazioni quotidiane) in un mondo in cui «un evento da niente nasce piccolo infinitamente e poi diventa troppo importante».
•Deborah Iurato e Giovanni Caccamo – “Via da qui” (Away from here) (Giuliano Sangiorgi – Giualiano Sangiorgi): L’incontro al Festival tra il trionfatore dei Giovani nel 2015 e la vincitrice di «Amici» si inserisce alla perfezione nella grande tradizione dei duetti sanremesi, da Morandi-Cola a Leali-Oxa. La canzone è l’unica di questa edizione firmata da una «superstar», ovvero Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, che porta nel pezzo una grande sapienza compositiva. L’incrocio tra le due voci è molto efficace in un brano che racconta una storia d’amore in crisi terminale, forse salvata all’ultimo momento: «Via da qui che cosa ti aspetti di trovare di diverso da noi due?».
•Clementino – “Quando sono lontano” (When I’m away) (Vincent Stein, Konstantin Scherer – Clemente Maccaro): Anche Clementino (che debutta quest’anno nella gara di Sanremo) porterà una grande energia sul palco dell’Ariston con una canzone spiccatamente rap, anche se arrangiata come un brano pop con una melodia molto elementare e immediata. Il pezzo, cantato in un misto di italiano e napoletano, è narrato dal punto di vista di un emigrante che ha portato la sua musica lontano da casa, e si ferma a ricordare i sogni che coltivava quand’era bambino (vedendole, a sua volta, nelle nuove generazioni).
•Dear Jack – “Mezzo respiro” (Half a breath) (Roberto Balbo, Stefano Paviani, Leiner Riflessi – Roberto Balbo, Stefano Paviani, Leiner Riflessi e Claudio Corradini): Senza più Alessio Bernabei alla voce, sostituito da Leiner Riflessi, i Dear Jack portano a sanremo una ballata pop rock con un ritornello orecchiabile, uno dei più «canticchiabili» di questa edizione. Ed è un’altra canzone su una storia al capolinea, che viene fatta finire «perché odiarci non serve più».
•Dolcenera – “Ora o mai più (Le cose cambiano)” (Now or never) (Emanuela Trane ‘Dolcenera’, Alessandro Finazzo ‘Finaz della Bandabardò’ – Emanuela Trane ‘Dolcenera’, Alessandro Finazzo ‘Finaz della Bandabardò’): Interessante e ambiziosa anche la scelta di Dolcenera, che si presenta con un brano non semplice, dalle suggestioni jazz e gospel, con tanto di coro che accompagna la voce di Emanuela nei ritornelli. L’arrangiamento mette in risalto le sue caratteristiche vocali più drammatiche e teatrali, con un bel crescendo nella parte finale del brano. «Quando tutto sembra uguale, tutto quanto può cambiare» recita il pezzo.
•Elio e le Storie Tese – “Vincere l’odio” (Beating the hatred) (Sergio Conforti, Stefano Belisari – Riccardo Fasani, Davide Civaschi, Sergio Conforti e Stefano Belisari): Ovviamente la canzone più esilarante di Sanremo è firmata dagli «Elii» che, in barba alle strofe, presentano una canzone formata esclusivamente da ritornelli. Sono ben sette, suonati in altrettanti stili (c’è il twist, la ballatona romantica, il pezzo partenopeo, la marcetta, la «canzone brutta») che si chiudono con una conclusione che cita un classico del Festival: «Perdere l’amore» di Massimo Ranieri (di cui il titolo è l’opposto, oppure il complementare). Il testo, poi, è un capolavoro surrealista pieno di giochi di parole e provocazioni che lo trasformano in un’altra irresistibile satira della canzone italiana.
•Irene Fornaciari – “Blu” (Blue) (Giuseppe Dati, Irene Fornaciari, Marco Fontana, Diego Calvetti- Giuseppe Dati, Irene Fornaciari, Marco Fontana, Diego Calvetti): Nel suo quarto Sanremo (incluso il suo debutto tra i Giovani nel 2009) la Fornaciari affronta, pur se in modo tutt’altro che esplicito, il tema dei migranti, con un testo ricco di suggestioni scritto dalla stessa Irene con Giuseppe Dati: «Questi fiori tra le onde chiedono pietà non più guerre e religioni». Musicalmente è una ballata dal sapore classico e porta la firma di Diego Calvetti e Marco Fontana.
•Lorenzo Fragola – “Infinite volte” (Countless times) ( Lorenzo Fragola, Antonio Filipelli, Fabrizio Ferraguzzo, Rosario Canale, Rory Di Benedetto – Lorenzo Fragola, Antonio Filipelli, Fabrizio Ferraguzzo, Rosario Canale, Rory Di Benedetto): Dopo la fine di un amore, la voce narrante riflette sui suoi errori e i sogni perduti («In un secondo li ho distrutti») senza riuscire a smettere di pensare a lei. «Chi siamo noi per dirci addio?» recita il testo. È una ballata triste quella con cui Lorenzo Fragola torna a Sanremo dopo il debutto dello scorso anno, ed è un brano estremamente efficace che si candida, già dal primo ascolto, a gareggiare per le prime posizioni.
•Francesca Michielin – “Nessun grado di separazione” (No degree of separation) (Francesca Michelin, Federica Abbate, Cheope – Fabio Gargiulo, Federica Abbate, Cheope): Scritta da Federica Abbate e Cheope (ma al testo collabora la stessa Michielin), la canzone con cui Francesca esordisce in gara al Festival è allo stesso tempo molto radiofonica (grazie al suo arrangiamento dal sapore contemporaneo) e originale nelle intenzioni. Non una canzone d’amore, ma un testo più universale, che è un invito a lasciarsi trasportare dalle emozioni, a dare più spazio al cuore che alla mente, per abbattere i gradi che ci separano: «Siamo una sola direzione in questo universo che si muove» dice il ritornello.
•Neffa – “Sogni e nostalgia” (Dreams and nostalgia) (Giovanni Pellino – Giovanni Pellino): Neffa ritorna a Sanremo dopo 12 anni portando il suo stile scanzonato e brillante a Sanremo: il brano è assolutamente «stile Neffa», una marcetta con un arrangiamento bandistico (protagonisti gli ottoni, i fiati, e un arpicordo) che ricorda in qualche modo i brani classici di Celentano, di cui Neffa si candida a diventare l’erede musicale. Al di là del ritmo allegro, il testo è piuttosto triste, anche se nel ritornello si intravede un po’ di speranza: «Tutto passa e va, sogni e nostalgia, per fortuna che torna sempre un po’ di voglia di sorridere».
•Noemi – “La borsa di una donna” (The handbag of a woman) (Marco Masini, Marco Adami, Antonio Iammarino – Marco Adami, Antonio Iammarino): Tra gli autori del brano di Noemi, al suo quarto Sanremo, c’è Marco Masini, che ha regalato alla cantante un brano che vuole raccontare le donne, tutte le donne, usando la loro borsa come metafora eccellente. Cosa si trova nella borsa di una donna? I suoi desideri, le sue paure, i suoi segreti. La canzone sfugge dalla tradizionale struttura, con le strofe a farla da padrone e un ritornello che non sembra tale, ripetuto solo due volte. Lo stile di Noemi, invece, è inconfondibile.
•Patty Pravo – “Cieli immensi” (Immense skies) (Fortunato Zampaglione – Fortunato Zampaglione): Il brano di Patty Pravo porta la firma di Fortunato Zampaglione, autore di molti successi recenti (come «Guerriero» di Marco Mengoni e «Il giorno più bello del mondo» di Francesco Renga) ed è una ballatona malinconica interpretata e realizzata con semplicità e classe da un mito della musica italiana. «A noi bastava l’amore, il resto poteva mancare» canta Patty, che ricorda una storia d’amore ormai finita. Il ritornello è il pezzo forte: immediato e trascinante.
•Rocco Hunt – “Wake up” (Rocco Pagliarulo ‘Rocco Hunt’ – Rocco Pagliarulo ‘Rocco Hunt’, Simone Benussi e Vincenzo Catanzaro ): Il brano più energico di Sanremo 2016 è quello di Rocco Hunt, che due anni fa vinse tra le Nuove proposte. Più che un rap è un vero e proprio pezzo funky dal ritmo veloce e incalzante, in cui il giovane rapper salernitano punta con il suo brano (cantato in italiano, ma con un ritornello in napoletano) a dare una svegliata al «guaglione» interlocutore. Facendo un elenco dei problemi del nostro Paese, dallo Stato «che ci mette in croce» fino alla «tv del pomeriggio che imbambola l’Italia».
•Enrico Ruggeri – “Il primo amore non si scorda mai” (The first love you never forget) (Enrico Ruggeri – Enrico Ruggeri): È una bella sorpresa il sound un po’ retrò ma irresistibile della canzone di Enrico Ruggeri, veterano per eccelenza di Sanremo con le sue 10 partecipazioni (inclusa questa). Si inizia con un tastierone elettronico vecchio stile, si continua con un «mezzo tempo» in levare e si sfocia in un ritornello rock tiratissimo. Il testo è originale: non è solo il primo amore a essere indimenticabile, perché «siamo il prodotto di antiche passioni» e, suggerisce il testo, spesso ci innamoriamo di storie che non abbiamo nemmeno vissuto.
•Valerio Scanu – “Finalmente piove” (It’s finally raining) (Fabrizio Moro – Fabrizio Moro): Attira subito l’attenzione, fin dal primo ascolto, il brano che Fabrizio Moro ha scritto per Valerio Scanu, vincitore di Sanremo ormai 6 anni fa e recente trionfatore di «Tale e quale show». Il pezzo, che porta la «rivincita» anche tra le righe del testo, è indiscutibilmente tra i più efficaci e immediati di questa edizione, una ballata pop (con qualche accenno elettronico) sentita e intensa. «Finalmente piove e il suo rumore non se ne va», e Scanu con queste parole si prepara a viaggiare ai piani alti della classifica.
•Stadio – “Un giorno mi dirai” (One day you will tell me) (Saverio Grandi, Luca Chiaravalli, Gaetano Curreri – Saverio Grandi): Una lettera commovente di un padre alla figlia, il tentativo di spiegare come lei sia la cosa più importante della sua vita, il desiderio di consigliarla per far sì che non ripeta i suoi errori. Uno dei brani più trasparenti e struggenti di Sanremo 2016 è quello portato dagli Stadio. La band di Gaetano Curreri presenta al festival una ballata rock molto classica, con un «na na na na» da manuale nel ritornello.
•Zero Assoluto – “Di me e di te” (About me and you) (Thomas de Gasperi, Antonio Filippelli, Matteo Maffucci – Thomas de Gasperi, Matteo Maffucci, Luca Vicini “Vicio” dei Subsonica, Antonio Filippelli):Un ritmo veloce anche per il duo che torna a Sanremo dopo 9 anni, con un brano pop rock che si rifà allo stile per cui Matteo e Thomas sono riconosciuti. Il pezzo è un altro dei pochi di quest’edizione a raccontare di un amore che vince contro tutto: «un amore che fa a pugni senza guanti».
Anche quest’anno il vincitore del Festival può andare di diritto a rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest 2016.
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