ESC 2020 – Ungheria: L’Ungheria si ritira dall’Eurovision Song Contest 2020, manifestazione troppo Lgbtq+

MTVA

Ad un mese dall’annuncio ufficiale della  sua assenza all’Eurovision Song Contest, emergono i presunti reali motivi dell’abbandono dell’Ungheria alla 65ª edizione dell’Eurovision Song Contest che si terrà il 12, 14 e 16 maggio prossimi.presso l’Ahoy Rotterdam di Rotterdam, nei Paesi Bassi, in seguito alla vittoria di Duncan Laurence nell’edizione precedente tenutasi a Tel Aviv con il brano “Arcade”. L’Ungheria avrebbe abbandonato la manifestazione canora perché “troppo gay”.

Un mese fa l’Ungheria ha annunciato il suo addio all’Eurovision Song Contest, almeno per l’edizione 2020 che si terrà a Rotterdam: “Invece di prendere parte all’Eurovision Song Contest nel 2020 supporteremo direttamente le meritevoli produzioni create dai talenti degli ungheresi. Duna Television aiuterà il vincitore dell’A Dal 2020 con numerose opportunità promozionali e con una possibilità di esibirsi sui palchi dei più prestigiosi festival ungheresi. In più, il vincitore verrà ricompensato con una promozione speciale su Petőfi Radio e sarà supportato nello sviluppo della sua carriera musicale.”

Questa la dichiarazione ufficiale, che ora assume tutto un altro contorno, lasciando intendere che dietro l’uscita di scena dalla manifestazione musicale ci siano motivi di altra natura. Anche se le ragioni ufficiali non sono state rese note, ma secondo le indiscrezioni a rendere l’Eurovision Song Contest poco gradito al governo di estrema destra e ai media (che sono controllati dal governo) ungheresi, è l’atmosfera del Festival molto gay-friendly che vi si respira. Ma secondo alcune fonti anonime che hanno parlato con la stampa, la manifestazione sarebbe considerata “troppo gay” per il gusto del governo di estrema destra e dei capi dei media pubblici che, ormai da tempo, stanno cercando di promuovere una cultura decisamente tradizionale e conservatrice in temi di diritti civili. Oltre a questo, però c’è un altro tema che l’Eurovision Song Contest promuove e che, ci permettiamo di ipotizzare, sia molto più indigesto a Orban di quanto lo sia qualche cantante e starlette dichiaratamente omosessuale. L’Eurovision song contest promuove il sentimento pro-europeo, si prende la briga di far sentire, anche solo per una sera, tutti gli europei uniti nello stesso gioco, a guardare lo stesso spettacolo, a sentire le stesse canzoni. Questo, per Orban che con l’UE è ai ferri parecchio corti, è decisamente inaccettabile.

Secondo quanto riferito al The Guardian da una fonte interna dell’emittente pubblica ungherese MTVA, rivela al quotidiano inglese che il governo ungherese guidato dal primo ministro Viktor  Orbán avrebbe preso questa scelta a causa della visione troppo gay dello spettacolo che il governo non ha alcuna intenzione di appoggiare. 

Non a caso la rappresentazione Lgbtq+ è letteralmente scomparsa dall’emittente MTVA, e proprio per volere di Orbán, che da mesi cavalca una politica indirizzata alla ‘famiglia tradizionale’. All’inizio di quest’anno, László Kövér, il portavoce del parlamento ungherese ha paragonato l’adozione da parte di persone dello stesso sesso alla pedofilia, mentre András Bencsik, un commentatore televisivo filo-governativo ha definito l’Eurovision Song Contest “una flottiglia omosessuale”, rimarcando come la mancata partecipazione del Paese alla competizione internazionale andrà a beneficio della salute mentale della popolazione.

In Ungheria i media pubblici sono strettamente legati alla politica e hanno contribuito a diffondere messaggi contro l’immigrazione e la stessa tematica omosessuale, intimando il pubblico a non assecondare certe tendenze e a concentrarsi sul rispetto dei valori tradizionali.

Un parlamentare del partito Fidesz di Orbán ha infine chiesto il boicottaggio della Coca-Cola, dopo che il marchio ha lanciato una campagna pubblicitaria che usava le fotografie di una coppia gay. Coca Cola poi multata per 500.000 fiorini ungheresi, ovvero 1.300 sterline, perché quella pubblicità è stata pubblicitata dalle autorità di regolamentazione ungheresi  “dannosa per lo sviluppo fisico, mentale, emotivo e morale di bambini e minori”.

Va detto come il portavoce di Orbán, Zoltán Kovács, abbia definito questa lettura ‘omofoba’ dell’addio ungherese all’Eurovision Song Contest una ‘fake news’, senza però specificare il motivo ufficiale per cui il Paese non sarà in gara la prossima primavera alla manifestazione canora europea.

“Speriamo di dare presto il bentornato all’emittente MTVA alla famiglia di contest di canzoni Eurovision”, dichiara, intanto, l’EBU-UER.

L’Ungheria è stata rappresentata nella scorsa edizione tenutasi a Tel Aviv dal cantante ungherese di etnia Rom József Pápai, conosciuto professionalmente come Joci Pápai e il brano “Az én apám” (My father) (scelti attraverso la selezione nazionale: A Dal 2019), pubblicato il 23 dicembre 2018 su etichetta discografica Origo Produkció. Scritto da Pápai stesso in collaborazione con Ferenc Molnár Caramel, il brano è stato selezionato ad A Dal 2019, processo selezione nazionale per l’Eurovision Song Contest. Nella serata finale del programma è stato proclamato vincitore nella super finalissima, avendo ottenuti il maggior numero di voti dal televoto. Questo gli ha concesso il diritto di rappresentare l’Ungheria all’Eurovision Song Contest 2019, a Tel Aviv, in Israele. Qui si è esibito nella prima semifinale del 14 maggio, ma non si è qualificato per la finale, piazzandosi 12º su 17 partecipanti con 97 punti totalizzati, di cui 32 dal televoto e 65 dalle giurie. È risultato il più votato dal pubblico in Serbia. Si tratta della seconda partecipazione dell’artista all’Eurovision, diventano il primo cantante a rappresentare l’Ungheria per due volte, dopo che nel 2017 si è classificato 8º alla manifestazione con il brano “Origo” (Origin).

Il Paese ha debuttato all’Eurovision Song Contest nel 1994, ma già l’anno prima tentò di qualificarsi all’evento partecipando alla semifinale preliminare del 3 Aprile 1993 tenutasi a Lubiana ‘Kvalificacija za Millstreet’ (Qualificazione per Millstreet), dove non passò il turno con Andrea Szulák e il suo brano “Árva reggel” (Lonesome morning). Il risultato migliore rimane fino ad ora il 4° posto ottenuto proprio con la canzone di debutto “Kinek mondjam el vétkeimet?” (To whom can I tell my sins?), eseguita da Friderika Bayer.

L’Ungheria partecipa alla manifestazione in maniera irregolare con 17 partecipazioni (14 finali): presente dal 1994 al 1998, torna nel 2005 centrando la finale, per poi fermarsi un anno ed essere presente dal 2007 al 2009. Particolarmente tormentata la scelta per il 2009: dopo che la canzone vincente è stata squalificata, e la seconda ha rinunciato, Zoli Adok (finito terzo) ha rappresentato il paese a Mosca, fermandosi alla semifinale. Ritiratasi nel 2010, torna l’anno dopo e centra la finale con Kati Wolf e la canzone “What About My Dreams?” (Mi lesz az álmaimmal?, versione bilingue del suo brano “Szerelem, miért múlsz?”). Inoltre nel 2012 sceglie il suo rappresentante attraverso il contest A Dal. D’allora si è sempre classificata in Finale: nel 2012, 24° posto con i Compact Disco e il suo brano “Sound of our hearts” (Szíveink dallama), nel 2013, 10° posto con ByeAlex e la sua canzone “Kedvesem (Zoohacker remix)” (Dear), nel 2014 arriva un altro risultato di rilievo, il 5° posto di András Kállay-Saunders con “Running” (Rohanás), nel 2015, 20° posto con Boggie e il suo brano “Wars for Nothing” (Háborúk a semmiért) e nel 2016, 19° posto con Freddie e il suo brano “Pioneer” (Úttörő). Ha mancato la finale nel 2008, 2009 e 2019.

Aggiornamento – Arriva una traballante difesa dall’emittente televisiva notoriamente vicina al presidente Orbán e a tutto il governo conservatore, che conferma: il rifiuto non è per lo spirito “troppo  Lgbtq+” del festival.

L’emittente pubblica locale MTVA ha definito le dichiarazione del giornalista  Shaun Walker (autore dell’articolo del The Guardian) come “scandalose e inaccettabili”.

L’orientamento sessuale non verrà preso in considerazione per nessuna esibizione o evento. Così, attraverso l’emittente televisiva, il governo ungherese tenta di discolparsi dall’accusa di omofobia, arrivando ad affermare che le dichiarazioni di Walker sull’orientamento sessuale “violano la dignità umana, l’etica giornalistica e lo stato di diritto”. 

La goffa difesa continua poi: “È stata presa la decisione professionale che invece di partecipare all’Eurovision Song Contest nel 2020, saranno supportati direttamente i talenti della musica pop ungherese e le loro preziose esibizioni.”

È poi lo stesso giornalista a replicare, via Twitter: “Ci potrebbero essere tutti i motivi possibili per non inviare cantanti ungheresi all’Eurovision Song Contest 2020, ma affermare “perché abbiamo deciso di supportarli direttamente” non ha senso.

Le ultime dichiarazioni fanno però salire qualche dubbio. Se lo spirito dell’Eurovision Song Contest 2020 “troppo gay” non c’entra con la decisione di non partecipare, perché solo qualche mese fa la stessa MTVA aveva definito la competizione una “una flottiglia omosessuale” e aveva giustificato questa scelta come un contributo alla salute mentale degli ungheresi.