ESC 2020 – Ungheria: MTVA nega le notizie della assenza a Rotterdam perché il concorso è troppo gay

MTVA

La mancata partecipazione dell’Ungheria alla 65ª edizione dell’Eurovision Song Contest che si terrà il 12, 14 e 16 maggio prossimi, presso l’Ahoy Rotterdam di Rotterdam, nei Paesi Bassi, in seguito alla vittoria di Duncan Laurence nell’edizione precedente tenutasi a Tel Aviv con il brano “Arcade”, sta ottenendo in queste ore ampio spazio sui media nazionali e internazionali.

Scopriamo le ipotesi che hanno portato all’emittente pubblica ungherese MTVA, a prendere tale decisione. Anche se le vere ragioni dietro al forfait dell’Ungheria, che non parteciperà alla prossima edizione dell’Eurovision Song Contest, probabilmente non le sapremo mai.

Il ritiro dell’Ungheria dall’Eurovision Song Contest, di cui avevamo parlato qualche settimane fa, sta tornando di grande attualità in queste ore, con l’interesse suscitato da diversi media internazionali.

È il quotidiano britannico The Guardian, con un articolo online pubblicato il 27 novembre, a lanciare ipotesi sul perché il paese magiaro abbia abbandonato il contest musicale continentale. Non aver passato le semifinali per la prima volta dopo otto anni, non sembra però essere fra le motivazioni.

“Troppo gay” scrive l’autore Shaun Walker, riportando una fonte anonima vicina alla tv ungherese MTVA secondo la quale – sebbene non sia stata data nessuna motivazione ufficiale da parte del broadcaster – gli impiegati del canale ritengono che lo stretto legame dell’Eurovision con la cultura LGBTQ+ abbia scaturito l’abbandono della competizione.

“Non mi ha sorpreso. Tutto deriva dall’organizzazione culturale di MTVA” che, sempre secondo la fonte, ha scoraggiato negli ultimi tempi qualsiasi copertura in toni positivi dei diritti LGBT.

András Bencsik, direttore del settimanale a favore del governo Magyar Demokrata, ha dichiarato: “Condivido la decisione dell’Ungheria di non prendere parte a questa parata omosessuale nel quale è stato ridotto questo concorso canoro internazionale (…) in questo evento va in scena la distruzione del buon gusto con travestiti urlanti e donne barbute“.

Il primo a prendere la palla balzo, e a lanciare le prime “accuse” contro il governo, è in realtà il sito ungherese index.hu – uno dei più visitati del paese.

Secondo quanto riportato dall’autore Sajó Dávid in un lunghissimo articolo pubblicato il 26 novembre – in cui vengono messe in luce le tante implicazioni del governo nell’organizzazione dell’A Dal, dal 2012 al 2019 il concorso utilizzato come selezione per l’Eurovision Song Contest – l’opinione generale è che MTVA abbia detto no all’Eurovision 2020 su pressione del ministro delle risorse umane Miklós Kásler, probabilmente stufo degli annessi e connessi all’evento, il multiculturalismo e la promozione della tolleranza, in antitesi con quanto portato avanti dal governo nazionale.

Basti pensare che lo scorso maggio il presidente del Parlamento ungherese László Kövér si è spinto talmente oltre da dichiarare che “da un punto di vista morale, non c’è differenza tra il comportamento di un pedofilo e quello di un omosessuale che chiede l’adozione di un minore perché il bambino viene trattato come oggetto di desiderio in entrambi i casi“.

Il primo ministro conservatore di estrema destra ungherese Viktor Orbán, che si muove tra provvedimenti anti-migrazione e il sostegno alla famiglia tradizionale per aumentare l’aliquote delle nascite, sta da tempo tentando di reprimere in maniera piuttosto evidente le politiche LGBT, tanto che il suo partito, Fidesz, è stato sospeso dal Partito Popolare Europeo (PPE), principale partito di centrodestra del Parlamento europeo, in seguito all’approvazione di leggi illiberali e le prese di posizione antidemocratiche e sovraniste.

Come non ricordare ad esempio il boicottaggio dello scorso agosto nei confronti della Coca-Cola, contestata dal partito di Orban in seguito all’affissione di manifesti a Budapest che ritraevano due coppie gay, con lo slogan “Zero zucchero, zero pregiudizi”.

Mentre vari media nazionali e internazionali (anche gli italiani La RepubblicaIl Corriere della Sera, Il Messaggero, Il giornale e Vanity fair ne hanno parlato) collegano quindi l’abbandono alla politica omofoba e sovranista, c’è anche chi in patria cerca di focalizzare l’attenzione su un altro aspetto: gli ascolti televisvi.

È il sito online 888.hu, simpatizzante del partito di Orban, a “rimandare al mittente” le motivazioni addotte da Index e altre fonti (come il Népszava), tacciando i media concorrenti di anti-nazionalismo nel voler dare all’Europa un’immagine degli ungheresi distorta e deleteria, pur di portare avanti le proprie istanze contro il governo.

Secondo 888, MTVA è giustificata nell’evitare di prendere parte all’Eurovision Song Contest poiché gli ascolti del programma in Ungheria – e dello stesso A Dal, la cui edizione 2019 è stata la meno vista dalla nascita della competizione – sono molto deludenti.

Aggiornamento – Poco dopo la pubblicazione del nostro articolo, la tv ungherese MTVA ha pubblicato una nota ufficiale per smentire le speculazioni fatte dalla stampa.

“Il canale trova oltraggiose e inaccettabili, e di conseguenza le smentisce, le affermazioni della stampa nazionale e internazionale riguardo all’Eurovision. Queste ipotesi in materia sessuale fatte dai media violano la dignità umana, le norme etiche sulla stampa e lo stato di diritto”.

“La decisione è di tipo professionale. Invece di trasmettere l’Eurovision Song Contest, assisteremo e promuoveremo direttamente in patria i talentuosi musicisti ungheresi e le produzioni creative da loro presentate nella prossima edizione dell’A Dal. Vogliamo rendere chiaro che non leghiamo nessun orientamento sessuale ad alcuna produzione, spettacolo o evento. Ci chiediamo perché i media sentano il dovere di scrivere questo“.

Il regolamento dell’A Dal stabilisce che il vincitore dell’edizione 2020, invece di gareggiare all’Eurovision Song Contest, avrà la possibilità di esibirsi in vari eventi televisivi, oltre all’opportunità di prendere parte ai più grandi festival musicali in Ungheria.

In aggiunta, gli sarà garantita una massiccia promozione su Petőfi Rádió, l’emittente radiofonica legata alla tv, e premi finanziari che potranno essere usati dall’artista per lo sviluppo della propria carriera.