Sanremo 2021: Il Festival di Sanremo 2021 verrà posticipato ancora

Il Festival di Sanremo 2021 potrebbe slittare almeno di un altro mese: ecco le ultime notizie sulla data d’inizio della kermesse.

Il Festival di Sanremo 2021 verrà posticipato ancora, molto probabilmente. Al momento, la prossima edizione della kermesse canora dedicata alla musica italiana è in programma dal 2 al 6 marzo 2021, già posticipato rispetto alle tradizionali date di inizio febbraio.

Un mese di posticipo, però, potrebbe non bastare e il Festival potrebbe essere rimandato almeno di un altro mese per tenersi in primavera. Sarebbe l’unica edizione a tenersi nei mesi primaverili piuttosto che in quelli invernali e la decisione dipenderà solo ed esclusivamente dallo stato dell’emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus.

Prioritaria è infatti la salvaguardia della salute pubblica e marzo potrebbe essere ancora un mese rischioso per gli “assembramenti” sanremesi. A comunicare l’intenzione di un nuovo posticipo è stato l’amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini, nelle scorse ore. 

Confermando l’effettivo svolgimento della prossima edizione del Festival di Sanremo e smentendo una volta per tutte le ipotesi di Amadeus e di Fiorello di rinunciare alla kermesse, Salini ribadisce l’edizione numero 71 del Festival nel 2021 ma ipotizza uno slittamento della competizione.

“Stiamo cercando di capire quale possa essere la data migliore. Veniamo dal Sanremo dei record, dell’amicizia, della parità di genere. Nel 2021 ci piacerà ribadire un Sanremo altrettanto ricco e intenso”, ha detto. Contestualmente, è giunta anche la conferma ufficiale e definitiva sull’effettivo svolgimento del Festival: “Sanremo non si può non fare, è un appuntamento imprescindibile per la Rai. Sulla data del Festival stiamo capendo quale possa essere quella migliore”.

Il dubbio, dunque, al momento riguarda solo ed esclusivamente le date di svolgimento della kermesse canora che, tuttavia, non è mai stata a rischio nella sua edizione del 2021. La prima settimana di marzo, però, stando alle informazioni attuali sull’evoluzione della pandemia globale, potrebbe non essere quella adatta allo svolgimento di un Festival dalle dimensioni sanremesi. Ulteriori comunicazioni non tarderanno a raggiungerci nelle prossime settimane.

Inoltre, in un articolo pubblicato sul sito rockol.it, Franco Zanetti, il direttore di Rockol.it, riflette e da alcuni suggerimenti concreti su come rifondare una manifestazione che da tempo non dà più buoni risultati.

Mentre scrive l’articolo non è ancora stato ufficializzato il nome del direttore artistico dell’edizione 2020 di “Area Sanremo”, un ruolo ricoperto negli ultimi anni da Massimo Cotto. 

Secondo racconta Zanetti che conosce piuttosto bene il “mondo” di “Area Sanremo”, avendo fatto parte più volte della commissione dei votanti (la prima fu quando la manifestazione si chiamava ancora SanremoLab). E sono stato io a suggerire al nostro Claudio Cabona, nella sua recente intervista con il sindaco di Sanremo, di chiedergli un parere in merito.

Ci sono alcune cose che, probabilmente, non tutti sanno su Area Sanremo (la selezione che porta i suoi vincitori sul palco dell’Ariston a concorrere nella sezione Giovani; è stato così dal 1997 al 2007 – con l’eccezione del 2003, quando il concorso fu sospeso – quando i vincitori erano tre, ed è stato così dal 2008 al 2019, quando i vincitori sono stati due, con l’eccezione del 2018, quando i sei vincitori sono entrati in competizione con i vincitori di Sanremo Giovani, e nessuno dei sei è stato ammesso al Festival).

Una cosa che molti non sanno è che la RAI non vede granché di buon occhio Area Sanremo; è un accordo inserito nella convenzione fra Comune e RAI, ma l’emittente di stato, anche comprensibilmente, non ha mai gradito che una parte dei concorrenti della sezione Giovani arrivasse al Festival seguendo un percorso diverso da quello della selezione RAI. Si è spesso arrivati a pensare, e non del tutto irragionevolmente, che i due vincitori di Area Sanremo ammessi al Festival – a deciderli è la Commissione del Festival, che “pesca” fra i vincitori individuati da un’altra commissione – venissero scelti fra i meno validi del mazzo proposto, proprio per non correre il rischio che Sanremo Giovani venisse vinto da un concorrente, come dire, “esterno”. Questa potrebbe essere una spiegazione (o meglio, una giustificazione) del perché è ormai dall’edizione 2008 – l’anno in cui Paolo Bonolis scelse fra i vincitori di Area Sanremo Arisa e Simona Molinari, confermando in pieno la valutazione della Commissione di Area Sanremo – che nessun vincitore di Area Sanremo si afferma anche nel Festival dell’anno seguente nella sezione Giovani: l’ultima a riuscirci fu appunto Arisa, nel 2009. (Prima che mi facciate il nome di Mahmood, lui arrivò al Festival da Area Sanremo nel 2015, e fu eliminato, ma ha vinto il Festival nel 2019 arrivandoci dalla selezione RAI).

Giustificazioni a parte, però, la domanda rimane: come mai da Area Sanremo non escono più giovani che poi fanno un po’ di strada? Negli ultimi dodici anni, a parte Renzo Rubino, Amara e la già citata Simona Molinari (e se vogliamo anche Miele), non si ricordano nomi che si siano affermati con decisione nel panorama musicale italiano.
Le possibili cause? Sono parecchie, a mio avviso.

Una riguarda le modalità di selezione. Le centinaia di ragazzi e ragazze che si iscrivono ogni anno vengono via via “scremate” da selezioni ravvicinate, effettuate da commissioni costrette ad ascoltare fino a 80/100 candidati al giorno; ed è difficile che quelle commissioni riescano a lavorare bene e possano cogliere, in una esibizione di meno di tre minuti, i segni di un possibile talento. La prima, grande scrematura andrebbe fatta in forma di preselezione. Era l’idea dell’Area Sanremo itinerante, che si è cercato di attuare nelle scorse edizioni. Ma è fallita, per due motivi. Uno è che le selezioni si sarebbero dovute affidare sempre allo stesso gruppo di giurati, gli stessi della Commissione, e non a giurie locali francamente raccogliticce (fidatevi: ne ho viste un paio in azione). L’altra è che al Comune di Sanremo interessa che alla fase finale di Area Sanremo arrivino in tanti, perché è con tanti partecipanti in città che le strutture di Sanremo (alberghi, ristoranti, negozi) vedono aumentare i propri introiti. Ovvio che gli incaricati di stabilire, nelle selezioni locali, chi fosse meritevole di qualificarsi, e quindi di iscriversi alla dispendiosa fase finale, siano stati caldamente invitati ad essere di manica larga.

Questo è un meccanismo che andrebbe rivisto radicalmente. Ad esempio effettuando le selezioni locali in primavera, e facendo pagare per la partecipazione alle selezioni una quota di iscrizione relativamente accessibile, con cui remunerare i giurati, e filtrando con più severità gli ammessi alla fase finale. Avendo identificato a giugno il gruppo degli ammessi alla fase finale, quella in cui si tengono le cosiddette lezioni (che è poi ciò che giustifica il pagamento di una quota di iscrizione di una certa entità), ci sarebbe il tempo, durante l’estate, perché i selezionati potessero dedicarsi alla scrittura (o alla ricerca) di una canzone inedita per il Festival (ma su questo tornerò più avanti).

Poi bisognerebbe uscire dal “giro” delle scuole di canto. Le scuole di canto, e generalizzo, non insegnano come si diventa cantanti. Insegnano a cantare, e a cantare in un modo che, fra l’altro, non è più da tempo quello che oggi piace al pubblico. Inoltre le scuole di canto forniscono una sorta di “reclutamento di iscritti”; e se una scuola di canto ti ha mandato dieci, venti iscritti, cioè ti ha fatto incassare dieci, venti iscrizioni, come fai a non accettare in fase finale almeno tre o quattro di quelli arrivati tramite quella scuola?

Oddio: basterebbe che i giurati fossero imparziali, non condizionabili, e non operassero secondo criteri geopolitici. E che non vedessero nelle scuole di canto una possibile occasione di personale guadagno futuro, con la partecipazione a corsi, master e altre iniziative spennapolli per partecipare ai quali gli stessi giurati verranno remunerati nel corso dell’anno successivo. Come invece, purtroppo, succede.

Dicevamo delle lezioni che si tengono nei giorni in cui i finalisti arrivano a Sanremo per l’esibizione davanti alla Commissione. Ne ho tenute, e ne ho viste tenere. Con le solite benemerite eccezioni, non servono a nulla; sono solo un pretesto per trattenere, obbligatoriamente, i ragazzi in città, a loro spese e a vantaggio degli introiti di alberghi negozi e ristoranti. Cosa bisognerebbe insegnare, in quei giorni? La storia della canzone italiana. Perché c’è gente che vuol fare il mestiere di cantante senza conoscere nemmeno i fondamentali della storia della canzone italiana. Il che è inaccettabile.

E parliamo delle Commissioni. Per imitare la formula dei talent televisivi, le Commissioni di Area Sanremo sono state spesso costituite da cantanti e musicisti. Niente di più sbagliato, secondo me. A valutare le potenzialità degli iscritti dovrebbero essere operatori dell’industria musicale (discografici, produttori, programmatori radiofonici, giornalisti specializzati): gente che, per mestiere, sa riconoscere qualche scintilla di talento nei concorrenti e qualche potenzialità nelle canzoni. Gente che è abituata a scegliere e selezionare – non gente che di mestiere canta o suona (e che, forse, vede in un talento già un possibile concorrente – e trova più utile tagliargli le gambe).

Ogni volta che sono stato chiamato a far parte di una Commissione, in qualsiasi concorso, ho sempre chiesto, preliminarmente, che le votazioni fossero palesi e pubbliche. E sempre, preliminarmente, questo mi è stato negato. Ora: io non comprendo per quale motivo un giurato che è pagato per scegliere non debba voler rendere note le sue scelte. E non solo le scelte compiute nell’ultimissima selezione (come si è riusciti ad ottenere solo lo scorso anno, dopo lunghe insistenze da parte di All Music Italia e di Rockol), ma tutte le scelte, fin dall’inizio. Per me bisognerebbe votare sempre come allo Zecchino d’Oro: con le palette con i numeri (o, meglio, con delle palette semaforiche: verde/sì, giallo/forse, rosso/no).

Una cosa che dovete sapere delle commissioni è che chi è chiamato a farne parte è destinato inevitabilmente a ricevere raccomandazioni. Da parte di produttori, manager, amici di amici del cantante, assessori di provincia e via elencando. La mia risposta, alle telefonate di raccomandazione, è sempre stata, fin dall’inizio della conversazione (tanto si capisce subito dove vogliono andare a parare): “non mi dire il nome della persona che mi vuoi segnalare, altrimenti automaticamente la escluderò dalla mia scelta, anche se fosse meritevole”. Il metodo funziona: o almeno con me funzionava. Tanto è vero che, in una delle occasioni recenti in cui sono stato membro della commissione di Area Sanremo, all’ultima riunione della giuria ho chiesto che dal ballottaggio finale venissero esclusi automaticamente tutti i concorrenti che erano stati oggetto di raccomandazione: per non fare un favore a nessuno. E la votazione palese serve anche a questo: a far capire chi vota convinto, e chi vota per fare un favore.

In un’altra occasione, in cui le voci di raccomandazioni diffuse erano particolarmente insistenti, avevo suggerito al Presidente di Area Sanremo di applicare il metodo “Gli intoccabili” (quello del film), e cioè di sostituire all’ultimo momento tutta la commissione (i cui nomi erano noti) con altri commissari scelti all’ultimo momento (tipo, per dire, i musicisti dell’orchestra sinfonica di Sanremo). Avrebbe messo a tacere tutte le illazioni, veritiere o no Poi, è ovvio che a vincitori scelti i social si riempiono di retroscena, rivelazioni, accuse, rivendicazioni, minacce di iniziative legali. Ma, come diceva sempre la mia nonna, “male non fare, paura non avere”. Se tu, giurato, sai di aver operato secondo coscienza, e di non essere stato condizionato da offerte di prebende illecite o pseudolecite, non hai niente di cui aver paura.

(Una volta mi è stata offerta un’automobile nuova per far passare un turno di selezione a un concorrente – “certo è un peccato che uno come lei viaggi su un’auto così vecchia e conciata…”. Quell’auto vecchia e conciata è rimasta la mia auto per altri sei anni).

Non ho ancora trattato il tema della canzone inedita. Per uno stupido cavillo del regolamento, legato alla qualifica di “inedito” della canzone presentata in gara, le audizioni di selezione si svolgono alla presenza della sola giuria e di qualche addetto dell’organizzazione. Il che impedisce ai concorrenti di ascoltare le canzoni dei loro rivali. E’ una clausola dannosa, perché non è utile a far prendere atto ai concorrenti della qualità media delle canzoni proposte. Le audizioni dovrebbero essere pubbliche, nel senso che tutti i concorrenti dovrebbero poter assistere, se vogliono, alle esibizioni di tutti i concorrenti. Così capirebbero quanto valgono i loro antagonisti (e quanto valgono, o non valgono, loro stessi).

Per quanto riguarda la canzone da presentare, questa da regolamento deve essere inedita. Il che regolarmente scatena la caccia all’inedito da parte dei concorrenti che non scrivono le proprie canzoni – che ad Area Sanremo, storicamente, sono la maggioranza. E voi non avete idea del mercato ignobile che si scatena: studi di registrazione, produttori, autori di mezza tacca “vendono” – letteralmente, facendosi pagare anche migliaia di euro – una canzone inedita, o sedicente tale, al poveretto o alla poveretta che ne ha bisogno. La vendono a lui, o a lei, ma poi sono pronti a rivenderla l’anno dopo a un altro o a un’altra, perché, tanto, siccome non è stata eseguita in pubblico, figura ancora come inedita. E quella canzone, naturalmente, non è stata scritta pensando a chi dovrà interpretarla: è una canzone generica, buona per tutte le stagioni, buona per tutte le voci, il che vuol dire che è una brutta canzone.

Per stroncare questo malvezzo, Area Sanremo dovrebbe chiudere la prima fase delle selezioni prima dell’estate, individuando i (diciamo) quaranta finalisti; e selezionare, parallelamente, un gruppo di giovani autori da abbinare ai cantanti. Ci sarebbero quattro mesi di tempo per scrivere, “su misura” dei cantanti, le canzoni per il Festival. E queste quaranta canzoni dovrebbero poi essere oggetto dell’ultima selezione.