
Céline Dion alle Olimpiadi di Parigi 2024 brilla sulla terrazza della Tour Eiffel e canta dopo 4 anni l’inno d’amore “L’Hymne à l’amour” di Edith Piaf. Il momenti più toccante della cerimonia d’apertura delle Olimpiadi di Parigi 2024.
La cantante non si esibiva in pubblico da oltre 4 anni. Per chiudere la cerimonia delle Olimpiadi Parigi 2024, Céline Dion ha scelto un abito couture ricoperto da migliaia di perle, il look shimmer di Dior.
Grandi emozioni alla cerimonia d’apertura delle Olimpiadi di Parigi 2024. Dopo la performance esplosiva di Lady Gaga e Aya Nakamura, Céline Dion si esibisce dopo il lungo percorso degli atleti che hanno portato la fiaccola, pronta ad accendere i cerchi olimpionici. È il momento che il mondo attendeva da tempo: il ritorno sulle scene di Céline Dion.
La sua presenza alla parata era stata preannunciata nei giorni scorsi, sollevando tante aspettative e una grande ondata di gioia: la cantante è circondata dall’affetto di milioni di fan, che non le hanno mai fatto mancare supporto e vicinanza in questi anni di splendida carriera.
Erano 4 anni che la cantante non si esibiva in pubblico e questa è stata l’occasione perfetta per tornare in scena con la sua voce profonda e potente. E non poteva essere canzone più adatta, “Hymne à l’amour”, l’inno all’amore di Édith Piaf scritto in memoria del grande amore della sua vita, il pugile francese Marcel Cerdan, morto nel 1949 in un incidente aereo. La canzone immagina un amore che sopravvive alla fine del mondo, ed è il tipo di inno – svettante, gonfio e dal respiro lungo – che la Dion era solita cantare e che qui riesce a cantare dal vivo, dopo anni di assenza.
I’m honored to have performed tonight, for the Paris 2024 Opening Ceremony, and so full of joy to be back in one of my very favorite cities! Most of all, I’m so happy to be celebrating these amazing athletes, with all their stories of sacrifice and determination, pain and… pic.twitter.com/Ak6iKfhgzX
— Celine Dion (@celinedion) July 27, 2024
Era l’8 dicembre 2022 quando con un videomessaggio social, Céline Dion annunciava lo stop del Courage World Tour, già rimandato più volte per la pandemia. Uno stop che era solo la punta dell’iceberg della sfida più grande e difficile della sua vita: la sua battaglia contro la “sindrome della persona rigida” (sindrome di Moersch-Woltman), un raro disordine neurologico che colpisce una persona su un milione e che provoca rigidità muscolare progressiva e crampi invalidanti. Oggi a quattro anni dal suo ultimo live, Céline Dion è pronta a tornare ad esibirsi alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi 2024.
Lo scorso giugno, in un’intervista, aveva spiegato: «La malattia mi impedisce di cantare: ho spasmi così forti da rompermi le costole. È come se qualcuno mi stesse strangolando». Céline Dion, dopo essere stata colpita dalla sindrome della persona rigida, i cui sintomi sono tra l’altro spasmi, dolori muscolari e crampi che provocano rigidità e cadute, era stata costretta ad annullare tutti i suoi concerti.
Non è stata la prima volta di Dion alle Olimpiadi: già nel 1996 si era esibita, con The Power of the Dream, durante la cerimonia per l’apertura dei Giochi di Atlanta. Questa è la sua prima esibizione dal vivo da quando ha fermato la propria attività a seguito della diagnosi di sindrome della persona rigida. Una malattia di cui, negli ultimi mesi, ha spesso parlato in pubblico.
La Dion, pur lottando contro una sindrome rarissima che non ha un protocollo di cura univoco («non riusciamo a trovare nessuna medicina che funzioni»), non ha mai perso la speranza. Tanto che sua sorella Caudette nel dicembre 2023 aveva raccontato: «Cèline vuole tornare a cantare». L’artista canadese, a proposito del suo ritrno sulle scene, non si è mai sbilanciata: «Al momento non posso rispondere, perché per quattro anni mi sono detta: non tornerò, poi sono pronta, poi non sono pronta… Il mio corpo me lo dirà», aveva detto lo scorso aprile a Vogue France. Aggiungendo: «Per ora resto a casa, ascolto le mie canzoni, sto di fronte allo specchio e canto per me. Ho deciso di lavorare con tutto il mio corpo e la mia anima, dalla testa ai piedi… Voglio essere al meglio che posso. Il mio obiettivo è di tornare a vedere la Torre Eiffel». Ha fatto molto di più.
Aggiornamento: Ieri sera si è tenuta a Parigi la cerimonia di inaugurazione della 33esima edizione delle Olimpiadi moderne. Oltre alla tradizionale parata degli atleti di tutte le nazioni che animeranno la manifestazione sportiva che si svolge ogni quattro anni – parata che non si è svolta come da abitudine all’interno di uno stadio bensì su barche e barconi lungo la Senna -, la cerimonia è stata un vero e proprio spettacolo che ha proposto anche esibizioni di genere musicale.
Ad esibirsi per prima è stata Lady Gaga che ha proposto, in un trionfo di piume, “Mon truc en plumes“, della showgirl francese Zizi Jeanmaire.
Una delle esibizioni che hanno più colpito il pubblico è stata quella della metal band francese Gojira che dal palazzo della Conciergerie hanno proposto il canto della Rivoluzione francese “Ah, Ça Ira!” accompagnati dalla cantante lirica Marina Viotti.
Il gruppo dedito al metal si è formato con il nome Godzilla nel 1996 a Bayonne, nel sud della Francia, al confine con la regione spagnola dei Paesi Baschi, su iniziativa dei fratelli dei fratelli Duplantier, Joe e Mario, voce e chitarra il primo, batteria il secondo. Con loro Christian Andreu alla chitarra e Alexandre Cornillon al basso, presto sostituito da Jean-Michel Labadie. Nel 2001 esce “Terra incognita”, il primo album dei Gojira. A quel disco ne seguirono altri sei: “The link” (2003), “From Mars to Sirius” (2005), “The way of all flesh” (2008), “L’enfant sauvage” (2012), “Magma” (2016) con cui hanno ottenuto la nomination ai Grammy Awards nella categoria ‘miglior album rock’ e, da ultimo, “Fortitude”, pubblicato nel 2021. Qui sotto potete vedere i video di “Love”, tratto dal loro primo album, e “Another world”, dall’ultimo. Tra i vari temi che i Gojira affrontano nelle loro canzoni vi è il rapporto con la natura e i problemi ambientali come il riscaldamento globale e l’inquinamento. La band sostiene l’organizzazione per il movimento a difesa dei mari Sea Shepherd che protegge gli animali acquatici, in particolare delfini, balene e squali. “Ah, Ça Ira!”, il brano interpretato dal gruppo ieri sera, risale al tempo della rivoluzione francese (1789-1799) e, così vuole la leggenda, venne ispirato da una frase detta dallo scienziato, inventore e politico statunitense Benjamin Franklin che, durante la sua permanenza a Parigi tra il 1776 e il 1785, a quanti gli chiedevano notizie sulla guerra di indipendenza americana rispondeva “ah, ça ira! ça ira!” (una cosa come, “ah, si farà! si farà!”). Durante la Rivoluzione francese questo canto, che si scagliava contro nobiltà e clero, fu secondo, come diffusione alla sola “La Marsigliese”, ancora oggi inno nazionale francese.
Tra le altre esibizioni quella della cantante maliano-francese Aya Nakamura che ha cantato un medley dei suoi successi e di quelli di Charles Aznavour, accompagnata dal coro dell’esercito francese.
Su di una zattera in fiamme sulla Senna, Juliette Armanet, accompagnata da Sofiane Pamart al pianoforte, ha eseguito “Imagine”, di John Lennon.
Philippe Katherine ha proposto una canzone intitolata “Tout nu”. Dipinto di blu, ha voluto rendere omaggio a Dioniso, dio del vino e della festa.
A chiudere la cerimonia è stata chiamata Céline Dion che, dalla Torre Eiffel, ha interpretato il celeberrimo brano di Edith Piaf del 1950, “Hymne à l’amour”. Un momento reso ancora più toccante se si pensa che la musicista canadese è affetta dalla ‘sindrome della persona rigida’ e cantare le comporta dolore.
“Hymne à l’amour” è la canzone che Edith Piaf dedicò al grande amore della sua vita, il pugile Marcel Cerdan, che morì nel 1949 in un incidente aereo.
La nota rivista americana TMZ ha svelato che l’artista vincitrice dell’Eurovision Song Contest 1988 con “Ne Partez Pas Sans Moi” avrebbe chiuso un accordo con l’ente organizzativo delle Olimpiadi per la cifra di 2 milioni di dollari per eseguire un solo brano.
Céline Dion aveva già interpretato “Hymne à l’amour” agli American Music Awards nel 2015.
Non è la prima volta che Céline Dion si esibisce alle Olimpiadi. Nel 1996, ad Atlanta, negli Stati Uniti, alla cerimonia di apertura aveva cantato “The power of the dream”.
La canzone ufficiale delle Olimpiadi parigine è “Hello world” interpretato da Gwen Stefani e Anderson.Paak.
I Am Céline Dion, il doc su Prime Video che ci permette di apprezzare di più l’esibizione all’inaugurazione di Parigi 2024.
Uscito a giugno su Prime Video, il documentario ripercorre la vita di Céline Dion e si sofferma sulla Sindrome della Persona Rigida, da cui è affetta e che le sta impedendo di esibirsi in pubblico, fino alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi.
Sono bastati pochi, pochissimi minuti, ai telespettatori che venerdì scorso hanno seguito da casa la cerimonia di apertura delle Olimpiadi 2024 di Parigi per dimenticarsi dei “mah” sparsi lungo le più di tre ore di inaugurazione lungo la Senna, e lasciare spazio ai “wow” che l’esibizione di Céline Dion ha suscitato. Da quattro anni l’artista canadese non si esibiva il pubblico, e possiamo dire senza ombra di dubbio che la sua performance de “L’Hymne à l’amour” di Edith Piaf direttamente dalla Torre Eiffel non abbia deluso le aspettative.
Trucco semplice e capelli raccolti, Dion si è mostrata alla platea mondiale che la stava aspettando (le voci di un suo coinvolgimento durante la cerimonia erano in circolo da qualche giorno) con un abito di Dior che non distolto lo sguardo dalla sua voce, così perfetta da entrare direttamente nella Storia delle cerimonie di apertura dei Giochi Olimpici.
Se l’esibizione di Dion è stata di per sé il momento migliore di tutta la cerimonia, assume un significato più importante e umanamente toccante se si è a conoscenza della battaglia che l’artista sta conducendo da anni contro la condizione di salute che la sta affliggendo e per cui ha dovuto interrompere le sue attività in pubblico. Ecco che, allora, il documentario I Am Céline Dion, uscito a giugno su Prime Video, diventa un importante elemento per interpretare quei pochi minuti che hanno incantato il mondo.
Diretto da Irene Taylor Brodsky, I Am Céline Dion è stato annunciato nel 2021, un anno prima che la cantante annunciasse pubblicamente la diagnosi che le era stata fatta, quella della Sindrome della Persona Rigida. Un rarissimo disturbo neurologico che causa spasmi muscolari e che le impedisce di poter reggere la pressione e lo stress a cui un’artista di calibro internazionale come lei, per quanto abituata, viene sottoposta.
Il documentario vive in bilico tra due linee narrative: la prima, più classica per il genere biografico, ripercorre la vita e la carriera di Céline Dion, facendo affidamento a immagini di repertorio, scatti di vita privata e immagini inedite della cantante nella sua abitazione.
Seguendo la più tradizionale delle narrazioni documentaristiche, Dion si racconta o, meglio, racconta ciò che ritiene più giusto gli spettatori sappiano su di lei e su come abbia fatto a diventare la Céline Dion che tutti conosciamo. I successi internazionali, le hit cantante dal pubblico (poco lo spazio riservato a “My heart will go on”), i ricordi d’infanzia. Tutto ruota intorno a chi era e chi è Céline Dion, senza la pruriginosa volontà di entrare nei dettagli più privati e, nel caso dello scomparso marito René Angélil, di affidarsi esclusivamente alla commozione.
Poi c’è l’altra linea narrativa, quella che esplora le condizioni di salute della cantante: come detto da lei stessa, una delle ragioni di questo documentario sta nell’aumentare la consapevolezza dell’opinione pubblica nei confronti della sindrome da cui è affetta. Un modo per tenere alta l’attenzione su una malattia rarissima (e sulla cui cura la ricerca insiste meno rispetto ad altre condizioni più diffuse), per dare ai fan quelle risposte che cercavano da tempo e per svelarsi, finalmente, senza filtri.
La Céline Dion che ha cantato dalla Torre Eiffel sembra lontana anni luce dalla donna costretta a stare immobile, travolta dagli spasmi, su un lettino dopo aver riprovato l’emozione di incidere un brano. Eppure, sono la stessa persona. Non a caso abbiamo usato, poco fa, il termine “consapevolezza”: I Am Céline Dion è una storia di consapevolezze. Quelle nei confronti di un talento innato, di quello che si vuole nella propria vita e delle proprie ambizioni future.
Céline Dion, sia da artista internazionale che da donna affetta da una rara sindrome, è una persona consapevole di sè stessa: un dettaglio non da poco, non attribuibile a tutti, che sa fare la differenza. I minuti finali del documentario, sulle note di “Who I Am” di Wyn Starks cantate da Dion poco dopo uno degli attacchi di cui soffre, restituiscono la drammaticità della sua storia, ma anche la certezza che non è ancora giunto il momento di scrivere la parola “fine”.
Rivedere la sua performance de “L’Hymne à l’amour” dopo aver visto questo documentario rende ancora più straordinario e struggente quel momento, che supera i confini del talento e assume i contorni della lezione di vita da cui tutti possiamo attingere per le piccole o grandi sfide.
Aggiornamento: Céline Dion contro Trump. L’ex presidente ha usato “My heart will go on” ad un comizio.
Dopo il ritorno sulle scene alle cerimonia di inaugurazione della 33esima edizione delle Olimpiadi, torna a farsi sentire pubblicamente Céline Dion.
La cantante canadese aveva commosso cantando Edith Piaf e la sua “Hymne à l’amour” sotto la Torre Eiffel. Questa volta è però decisamente arrabbiata: in un comizio nel Montana il candidato alla presidenza statunitense Donald Trump ha usato un video di Dion che canta “My Heart Will Go On”, la sua celebre canzone incisa per la colonna sonora di “Titanic” nel 1997.
La musicista canadese, che negli ultimi anni è stata colpita ‘sindrome della persona rigida’, non l’ha presa bene, come spesso capita quando i politici – in particolare quelli della destra americana – fanno un uso non autorizzato della musica e dell’immagine di cantanti che sono ben distanti dalle loro idee.
La Dion e il suo staff hanno postato un messaggio sui social che si conclude lapidariamente con “Ma davvero QUELLA canzone?”: “Oggi, il management team di Celine Dion e la sua etichetta discografica, Sony Music Entertainment Canada Inc., sono venuti a conoscenza dell’uso non autorizzato del video, della registrazione, dell’esibizione musicale e dell’immagine di Celine Dion che canta “My Heart Will Go On” a un comizio della campagna di Donald Trump / JD Vance nel Montana. Questo uso non è in alcun modo autorizzato: Celine Dion non approva questo o altri usi simili. …E davvero, QUELLA canzone?”.
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